Pick up one: 5 proposte di lettura ultime uscite in libreria

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Per Einaudi, Donatella di Pietrantonio, considerata da Michela Murgia una delle più importanti scrittrici italiane, propone “L’Arminuta“, termine abruzzese che significa ritornata. Col suo terzo romanzo l’autrice tocca nel profondo temi legati all’abbandono, al dolore, agli affetti familiari perduti e ritrovati, un’altalena di sentimenti contrastanti, descritti con un linguaggio diretto e un po’ rude come quella regione schiusa e severa da cui l’autrice proviene. L’emozione del racconto è un sottofondo ben ritmato, mentre il mare con il suo corso fa eco al ricordo e all’oblio, il tutto pervaso dalla sensibilità genuina che lega il lettore ai personaggi del racconto. Storia di figli e genitori, di emozioni e sogni, di vita dura per operai e braccianti, storia di arminuta.

La casa editrice Minimum fax propone fra le novità “Giovani Leoni“, a cura di Angelo Ferracuti e Marco Filoni con altri scrittori, nato da un progetto di Poste Italiane e Fondazione Mondo Digitale per promuovere l’uso dei social agli over 65. Nove scrittori, partendo da testimonianze dirette dei “nonni in rete”, raccontano il futuro delle città e degli stili di vita, senza tralasciare scenari pessimistici della rivoluzione digitale. La sete di conoscenza fa capolino, oggi, anche fra le persone che hanno superato la linea della gioventù, sottolineando come la curiosità porta sempre risultati positivi. Si parla di settantenni che seguono gli amici su Facebook, di una novantenne che non comprende ancora il funzionamento di Skype, mentre qualcuno non sa far funzionare il bancomat. Storie che ci riguardano da vicino, che si svolgono tutti i giorni sotto i nostri occhi facendoci sorridere con affetto e che lasciano spazio a riflessioni, domande, derive.


La casa editrice 66th And 2nd presenta “Il museo delle penultime cose“, di Massimiliano Boni, un romanzo che parla dei sopravvissuti ai lager nazisti, ambientato nel 2031 con un unico novantottenne ancora in vita, ultimo baluardo di un periodo nero della storia mondiale, capace di narrare la sua storia nel campo di concentramento. Il protagonista, vicedirettore ebreo del museo della shoah a Roma, ha il compito di far ricordare all’ormai anziano Attilio i momenti terribili vissuti e il segreto che egli nasconde. Un romanzo che esorta a non abbassare la guardia sul ricordo, a mettere insieme documenti e testimonianze da tramandare per un futuro possibile. Il “come se” è il tema di tutta la storia, come se fosse stato possibile fermare tutto quello successo, come se le parole fossero state ascoltate, i treni fermati, le persone avvisate. Un romanzo di forte spessore, che tratta una ferita impossibile da rimarginare, affrontato con grande sensibilità, verso il dolore che ancora si affaccia alla mente dei giovani ebrei di seconda e terza generazione, per la paura del ripetersi del passato.

Feltrinelli presenta “Il teorema dell’incompletezza“, di Valerio Callieri, al suo esordio, il quale con ironia e tensione scrive un romanzo dai risvolti amari e divertenti. Un misto di sorrisi e conflitti, il libro è la storia di due fratelli diametralmente opposti, che non si parlano da anni, ma si trovano ad indagare sulla morte del padre, ex operaio Fiat, ucciso a Centocelle, nel proprio bar. Si indaga, dunque, su un passato che non era, poi, di così insospettabile linearità come si pensava: si scava fra segreti e azioni ignote insieme ai due fratelli e affiancati da personaggi seri, riservati e da altri simpatici e irresistibili. L’incompletezza del titolo è teorema matematico logico (teorema di Godel) ed è metafora sia emotiva, per il personaggio, sia politica, per il nostro Paese, popolato negli ultimi cinquant’anni da una generosa schiera di fantasmi, nonché per la mente umana. Narrato con uno stile personale e ironico, il testo racconta la necessità di “stupidi sorrisi per dimenticare il tempo “.

La casa editrice Marcos y Marcos presenta “L’ombrello di Nietzsche” di Thomas Hurlimann, un romanzo ambientato in Engadina, che racconta di una passeggiata di Friedrich Nietzsche sui monti della regione con in mano un ombrello rosso a causa del tempo incerto di quel giorno. Un fatto di immaginazione dello scrittore che proprio da quella passeggiata farà cominciare il percorso che sfocerà nella stesura di “Così parlò Zarathustra”. Lo scrittore e commediografo svizzero ci accompagna in un’argomentazione filosofica di ragionamento, che vede Nietzsche arrendersi agli elementi naturali come il vento e la pioggia seguendo il gatto Mufti, simbolo di un nuovo cammino nella verità, mentre l’ombrello volato e perduto è l’immagine di un concetto di “verità messa alla berlina”. 60 pagine piene di poesia, di indagine filosofica sul grande mistero della vita. La traduzione di Maria Giorgia Ulbar è molto accurata nella terminologia e la stessa osserva che l’ombrello rosso, strappato dal vento, è come un amo che ci porta dentro la filosofia del Novecento. Piena di significato, la frase conclusiva del testo: “Forse, ed è un bel forse, qualcosa ci protegge più di quanto pensiamo”.

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