OMA, The Design Museum apre la nuova London Home

The Pan-European Living Room Luke Hayes

The Design Museum ha aperto al pubblico la sua nuova casa in Kensington High Street.
Da un palazzo modernista del 1960, la nuova costruzione architettonica nasce dagli sforzi di Oma, Allies and Morrison, Arup e John Pawson.
Oma ha progettato anche l’installazione “Pan- European living room”, che ospiterà l’exhibition “Fear and love: reaction to a complex world” curata da Justin McGuirk.

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The Perfume Collection di Zara Home: storia di un successo annunciato

Non c’è donna e uomo che non conosca Zara, la catena di fast fashion che ha rivoluzionato la moda, e che ha costretto le grandi maison a scendere in campo con più collezioni all’anno per placare la fame di novità. Tra i fan di Zara non tutti conoscono Zara Home, ovvero i monomarca dedicati alla casa, che mandano in visibilio gli appassionati di interior design, questo perché i negozi in questo caso sono localizzati solo in poche città italiane.
Da sempre, tra tovaglie stampate con fantasie irresistibili, mille varietà di cornici e contenitori per la casa, esiste nei corner di Zara Home una linea di fragranze per interni: candele, spray ed incensi, anche questi gettonatissimi a cui si é da poco aggiunta una nuova linea di Eau De Toilette unisexThe Perfume Collection, destinata a diventare un sicuro successo, soprattutto tra gli amanti dei profumi, merito dei nomi altisonanti dei creatori. Perché in questo caso per le fragranze di Zara Home sono stati scomodati due dei nasi, o maestri profumieri, più importanti del mondo Alberto Morillas e Jérôme Épinette. Il primo, Alberto Morillas, é colui che ha creato CK One per Calvin Klein, Acqua di Giò per Giorgio Armani, Opium di Yves Saint Lauren. Il secondo, Jérôme Épinette é più specializzato nelle fragranze di nicchia, suoi diversi profumi di Byredo, Atelier Cologne e Frapin, solo per citarne alcuni.
Le sei Eau de Toilette di The Perfume Collection, racchiuse in un flacone di vetro colorato da 100 ml, disegnato da Fabien Baron, uno degli art director più importanti del mondo, e sono disponibili al prezzo di 35,99 euro cadauna nei negozi Zara Home Italia, Zara Home di tutto il mondo e su Zara Home on line. Ma scopriamole meglio insieme

1. Tonka Wood di Jérôme Épinette, é un chypre floreale con note di testa di bergamotto, limone, ribes. Cuore: violetta, iris. Note di fondo: vetiver, fava tonka e fiori pralina.
2. Floral Mistery di Jérôme Épinette, é un floreale orientale con note di testa di limone, ribes, loto. Cuore: peonia, bambù, magnolia. Note di fondo: legni bianchi, ambra e rosa pesca.
3. Absolutely Sublime di Jérôme Épinette. Note di testa di bergamotto e mate. Cuore violetta e tè nero. Fondo: zucchero di canna e legno di guaiaco.
4. Aqua Bergamota di Alberto Morillas, é un agrumato fresco e frizzante con note di testa di bergamotto verde, aroma di mandarino, limone primofiore. Cuore: neroli, ribes nero. Note di fondo: acero.
5. Cuir Velvet di Jérôme Épinette, é un boisé speziato con note di limone, zenzero, pepe di cayenna, geranio, lavanda di Provenza, elemi, patchouli, legno di sandalo australiano e note marine.
6. Evitorial Twist di Alberto Morillas. Note di testa di salvia e fiori di lavanda. Cuore: zenzero, cedro. Note di fondo: cardamomo e muschio.

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LE COQ SPORTIF E TITOLO DI NUOVO INSIEME PER L’AUTUNNO 2016

Per festeggiare il 20° anniversario Titolo ha deciso di collaborare ancora per una volta con l’amico di lunga data le coq sportif, al fine di creare una loro versione della LCS R1000. Caratterizzato da contrasti dei colori e giochi di opposti come il logo Titolo protagonista assoluto sulla scarpa destra, e l’iconico triangolo di le coq sportif presente sulla sinistra. Dopo il grande successo della prima collabarozione nel 2015, sono pronti di nuovo insieme per l’autunno 2016.

www.lecoqsportif.com
en.titoloshop.com

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Cinecult: E’ solo la fine del mondo di Xavier Dolan

Quando l’attrice Anne Dorval lo presentò all’attore e regista Xavier Dolan, reduce dal successo di ‘J’ai tué ma mère’, Dolan aveva accolto con incredulità e scetticismo il copione di ‘E’ solo la fine del mondo’(Juste la fin du monde), testo di una pièce teatrale del 1990 di Jean-Luc Lagarce. Ma reduce dalle fatiche del suo capolavoro ‘Mommy’ il cineasta francese, ormai osannato dalla critica e dal pubblico internazionale anche per film come ‘Laurence Anyways’ e ‘Tom à la ferme’ ha riconsiderato la sua decisione di non affrontare quella pièce e ha scelto di dirigere e trasporre per il cinema l’opera traendone un film ad altissimo impatto emotivo distribuito in Italia da Lucky Red. Il film, che ha valso a Dolan il Gran Premio della Giuria conferitogli nell’ambito dell’ultimo festival di Cannes, è un dramma sui conflitti famigliari che hanno impedito al giovane Louis (Gaspard Ulliel) scrittore di successo, di confrontarsi con i suoi parenti più stretti per ben dodici anni. La sua omosessualità e ora la sua malattia che tornato in famiglia Louis intende rivelare alla fine di un pranzo, sono solo il pretesto per rivivere nostalgie e rimpianti viscerali che ancora lo legano alla sua vecchia casa, al fratello Antoine (un grandioso Vincent Cassel) complessato e nevrotico, e alla fragile sorella Suzanne (Léa Seydoux) che il protagonista quasi non ha visto crescere. Forte e cerebrale il rapporto con la madre, interpretata da una pirotecnica Nathalie Baye: il film si dipana in una serie di dialoghi e di primi piani serrati che non danno tregua allo spettatore che percepisce la tensione latente come una lama affilata di coltello. I personaggi fra i quali la confusa cognata di Louis Catherine (una Marion Cotillard in stato di grazia) vivono ciascuno in un isolamento fatto di fragilità, rimpianti e incomunicabilità, ciascuno segregato in un muro di gomma che impedisce alle emozioni di esternarsi nella maniera più giusta per costruire un circolo di affetti sano e armonioso nel senso più pieno. Fra ipocrisia borghese e riscatto psicologico il film è un’eccellente prova attoriale e di regia in cui Dolan sembra aver superato sé stesso con una maggiore eleganza espressiva, una maturità artistica e un’asciuttezza che non precludono ma anzi valorizzano la drammaticità e il disagio esistenziale quasi bergmaniano del protagonista. Da vedere.

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M. Cilento & F.llo: l’importanza delle radici

Real Razza di Persano

M. Cilento & F.llo” è uno di quei luoghi in cui il diktat della moda non è mai esistito. Una sartoria dove l’aria che si respira ha il profumo della tradizione. L’atelier nasce a Napoli nel 1870. Da allora, ben otto generazioni si sono susseguite al timone e, ancora oggi, sempre un Cilento, Ugo, dediziosamente porta avanti la storia di famiglia. In quasi 237 anni nulla è cambiato nell’artigianalità del prodotto e nella ricerca continua, dove arte e know-how italiani sposano gusto e sobrietà anglosassone. Gli abiti, le cravatte, e le camicie vengono confezionati rigorosamente a mano. Come un tempo. La storica sede di Via Medina cede il posto, nel 2015, alla nuova showroom/museo di Via Riviera di Chiaia 203. Un vero e proprio passaggio di consegne, che sancisce il nuovo corso dell’azienda partenopea, incarnata anche dalla nuova collezione proposta per il 2017 e curata personalmente da Ugo Cilento. Collezione che ribadisce l’indissolubile legame tra questo atelier e la sua terra. Una linea di cravatte e foulard, in edizione limitata, interamente ispirata all’arte e alla storia napoletana, dalla Cornucopia – omaggio alla scagliola napoletana del ‘700 – al Real Passeggio di Chiaia, attraverso le piante officinali del Real Orto Botanico, risalente ai primi dell’800, fino al mito della sirena Parthenope. A spiccare, però, sono le cravatte e i foulard che Ugo Cilento, da grande appassionato del mondo equestre, ha voluto tributare a tre razze equine appartenenti al Regno delle Due Sicilie: la Real Razza di Persano, la Salernitana e la Napoletana. “La nostra ricerca mira a valorizzare i tanti tesori nascosti del nostro patrimonio. Abbiamo pensato di rendere omaggio a un’antica tradizione equina e di dare anche slancio alla rinascita di uno straordinario sito dimenticato come la Reggia di Carditello, dove queste razze venivano allevate”, racconta Ugo. Solide radici e occhi aperti al mondo fanno di “M. Cilento & F.llo” una delle realtà imprenditoriali italiane più longeve, ambasciatrice internazionale del Made in Naples.

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Ecco le Winter Jacket di Sergio Tacchini

Sergio Tacchini propone una selezione di capispalla da indossare per l’inverno, giacche pensate per sfidare le giornate più fredde sia in montagna che in città.
Il design prende ispirazione dal mondo dello sport, le forme e i volumi sono infatti studiati per garantire la massima vestibilità e comfort, mentre i tessuti performanti spaziano da materiali tecnici in micro ripstop e interni in softshell. I colori stagionali sono sulle tonalità del nero, dei grigi e del blu. Sono giacche dall’anima sportiva, rivisitate in chiave urbana, che ben si adattano ad un uso cittadino.

www.sergiotacchini.com

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Se il turismo diventa social

ME Milan Il Duca

Grazie al progetto #inLombardia365, promosso da Explora- DMO di Regione Lombardia, con la partecipazione di Camera di Commercio di Milano e di Unioncamere Lombardia, il turismo lombardo compie un balzo in avanti e diventa 2.0. In occasione della sua quindicesima tappa, la partnership istituzionale ha messo in risalto l’algida bellezza della città di Milano, colta in una prospettiva del tutto inedita. Una Milano vista attraverso gli scatti di talentuosi influencer e instagramer internazionali, postati poi sui loro profili social. Il programma, inserito all’interno dell’Anno del Turismo in LOMBARDIA 2016-2017, si propone di illustrare in 365 giorni il territorio regionale in tutte le sue peculiarità e sfaccettature. Al coinvolgimento dei blogger e degli influencer internazionali, che condividono senza filtri la loro esperienza corredata dall’hashtag #inLombardia365, è affidato l’upgrade del progetto. In questo modo l’iniziativa assume una rilevanza globale e coinvolge attivamente gli utenti di tutto il mondo. In particolare, il photowalk “#ViewsofMilan” ha permesso di catturare, dall’alba al tramonto, panorami mozzafiato dalle suite degli hotel più prestigiosi della città. Uno su tutti il Town House Galleria, che offre una vista particolarmente suggestiva in questo periodo dell’anno, grazie alle luci che illuminano la volta della Galleria Vittorio Emanuele II e all’albero adornato di cristalli e luci cangianti. Gli scatti fotografici realizzati durante questo tour saranno raccolti in una mostra temporanea, che andrà in scena nell’anno nuovo. L’obiettivo di far diventare la Lombardia la prima meta turistica d’Italia non sembra poi così lontano.

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Blue & Lonesome, i Rolling Stones sono più blues che mai

Gli Stones sono tornati e lo fanno nel loro unico stile. L’album “Blue & Lonesome”, uscito a inizio dicembre, arriva a distanza di undici anni dall’ultimo lavoro in studio, “A Bigger Bang” del 2005, ed è un ritorno alle origini. O meglio, un viaggio nel blues.
12 tracce di grandi classici rivisitati in chiave Rolling Stones, come a dire: “Ehi blues, ti ricordi di quando giovani e scapestrati ti suonavamo in quell’appartamento di Chelsea? Non ci sfuggi”. Infatti, il richiamo presente in tutto il disco è a quegli inizi degli anni ’60, quando macinavano concerti nei pub londinesi, Brian Jones era ancora tra noi e si consumavano le orecchie ascoltando Muddy Waters o Eddie Taylor.
Per questo viaggio nel tempo di 45 minuti di puro, autentico blues, gli Stones hanno scomodato persino Eric Clapton, che suona la chitarra in “Everybody Knows About My Good Thing” (cover del brano di Little Johnny Taylor). Il suono è la prima cosa che colpisce. I riff di Richards sono quanto mai graffianti, la voce di Mick perfetta e potente; da incanto l’assolo di armonica in “All of your love”.
Sembra un disco che arriva da un’altra polverosa epoca, ma è quanto mai attuale, ripulito dall’anima povera e intrisa di dolore tipica della musica blues. Gli Stones hanno rivitalizzato il genere dandogli una svolta sexy, ammiccante, spregiudicata come nel video del primo singolo estratto, “Ride ‘Em On Down” – versione originale di Eddie Taylor – con protagonista Kristen Stewart. Arrogante e bad girl, la Stewart scorrazza per le strade di un’assolata Los Angeles a bordo di una vecchia Mustang blu, fregandosene di tutto e di tutti, compreso un poliziotto che prova a fermarla. In sottofondo partono in contemporanea il rullo di Charlie Watss e il riff di Richards, con la voce di Jagger che aggiunge quel tocco in più che fa venir voglia di ballare.
Quindi, lunga vita ai Rolling Stones e al blue,s che è più vivo e rotolante che mai e la band lo ha capito, come in altre occasioni, prima degli altri.

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Il fashion food arriva al cuore

Kris Torta alle carote

“Attraverso il cibo si parla al cuore delle persone, lo hanno capito anche i marchi di moda e del lusso”. Parola di Anna Marconi, ideatrice e fondatrice di Taste of Runway, il blog di fashion food che oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento di lifestyle.

Come vedi la relazione tra cibo e moda e il crescente interesse per il mondo del food?
Negli ultimi anni ho assistito a un grande cambiamento, a un interesse profondo verso il mondo del food. Specialmente da parte della moda. Quando ho lanciato Taste of Runway, nel 2011, non esisteva nulla di tutto quello che vediamo oggi, il connubio fashion-food non c’era. Prima di dare vita al sito, e quindi alla mie ricette, ho speso molti mesi a fare ricerca e ho capito che sul web, tantomeno nel mondo fisico, non esisteva nulla del genere. Così ho capito che era la strada giusta da intraprendere. Poi, nel corso dei mesi e degli anni la tendenza è esplosa, gli chef sono diventati star televisive, il fashion system ha iniziato a creare eventi che ruotano attorno al food. Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe, ad esempio, nata “La vendemmia di Montenapoleone”? Anche i brand del lusso hanno capito che attraverso il cibo si parla al cuore delle persone.

Quali sono le ultime tendenze moda che hai interpretato nelle tue ricette?
Per ora sto lavorando sulla collezione fall-winter. Si vedrà molto tartan entrare nella mia cucina, un tocco di giallo mischiato ai colori tipicamente invernali e anche dell’argento che, con la carta stagnola, ci sta una meraviglia.

Non solo food, ma anche drink & people, come evolve il progetto?

È in continuo movimento. Sono passata dal fashion-food, al lifestyle, al creare intere collezioni di drink, a incontrare persone per poi cucinare i loro look. L’ultima rubrica nata grazie ad una collaborazione un po’ misteriosa è “La Jole in cucina”, una donna senza età che fa bene da mangiare, ma che ama male. Ci terrà compagnia a lungo con le sue ricette sentimentali e con lezioni di vita quotidiana. Taste of Runway nel 2011 era un blog pieno di speranze e sogni, oggi è un mini-magazine, ma sogni e speranze non sono passati.

Il tuo piatto e drink preferito?
Tantissimi! Amo preparare da mangiare, passo intere giornate davanti ai fornelli. Se proprio dovessi scegliere ti direi la pizza fatta in casa, quella che devi curare per ore prima di poterla assaporare in tutta la sua meraviglia. Anche i carciofi ripieni, la crema di zucca e patate e le polpette vegetariane. Sono la maga delle polpette e sul sito ci sono tantissime ricette. Drink preferito? In assoluto il Margarita, con sale affumicato.

Quali i tuoi posti preferiti da visitare e da gustare a Milano, Londra, Parigi e New York?
Milano sta offrendo tante novità dal punto di vista culinario e non solo. I luoghi sono tanti, ma cerco di organizzarli in una giornata. Colazione: Pavé. Pranzo: alla Latteria di via San Marco. Pomeriggio: Fondazione Prada, Mudec, o Armani Silos e una passeggiata a caso nella città correndo anche il rischio di perdersi. Cena: fusion da Wang Jiao (da provare le loro tagliatelle di riso fatte in casa).
Londra. Coffee works in Islington, un luogo molto carino dove poter lavorare. Ottolenghi per cena, cucina israeliana e medio orientale molto cool, Barbican e Tate Modern come musei. Shoreditch e East London per uscire la sera.
Parigi. Un classico al caffè de Flore. Museo al Palais de Tokyo, 404 e Petit Lutetia come ristoranti. Bon Marché per lo shopping.
NY. Per mangiare: Eleven madison park, The musket room (265 elizabeth street –  una stella michelin), Spice market (403 West 13th Street – meatpacking) asiatico fusion, chef’s table brooklyn fare (3 stelle michelin – 18 posti – solo prenotazione). Cocktail da apotheke. Maison premiere (ostriche e assenzio. ambiente stile anni ’20).

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La Green fashion di FERA LIBENS

Il cammino verso un futuro sostenibile si può finalmente percorrere con scarpe alla moda. Direttamente dal programma Speed Mi Up, incubatore d’impresa nato dalla collaborazione tra l’Università Bocconi, la Camera di Commercio di Milano e il Comune di Milano, prende vita l’idea di due giovani imprenditori, Federico Guenzi e Francesco Virtuani, che hanno creato il brand di calzature FERA LIBENS, imperniato sui loro profondi principi etici, rivolti in particolare alla tutela degli animali. L’eccellenza artigianale e il gusto tipico del Made in Italy si rinnovano, attraverso l’utilizzo di un materiale all’avanguardia e funzionale come l’Alcantara, interamente prodotto in Italia, che sostituisce la pelle, mentre la suola è in gomma, il guardolo in tunit e l’intersuola in microporosa. L’obiettivo è quello di fornire ai clienti più esigenti, amanti del fashion luxury, un’alternativa classica e di design rispetto alle calzature che si trovano comunemente in commercio e che utilizzano componenti di origine animale. Un piccolo, importante contributo per uno sviluppo economico sostenibile.

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