NABA: GRADUATE SHOW 2018

L’Apollo Club di Milano è stato cornice dell’ evento di chiusura dell’anno accademico di NABA – Nuova Accademia di Belle Arti con la sfilata di una selezione di studenti del Triennio in Fashion Design e del Biennio Specialistico in Fashion and Textile Design.

Il tema “CULT – From Gods to Goods” ha raccolto le collezioni di 30 giovani designer emergenti del Triennio in Fashion Design che hanno avuto la possibilità di presentare a pubblico e stampa le loro creazioni. Una prestigiosa giuria – composta da giornalisti, influencer, esperti e aziende del settore – ha visionato e selezionato i migliori progetti, regalando così agli studenti l’opportunità di sfilare durante il Fashion Show finale.

Ecco una selezione di giovani designer da tenere sicuramente sott’occhio.

BAO FENGXUE
Dopo aver studiato ingegneria a Shanghai, si è specializzato in Fashion Design and Engineering. A Milano ha conseguito un ulteriore diploma in Fashion and textile design, ampliando in maniera considerevole le sue conoscenze nell’ambito. La sua collezione SCAN ME, si concentra sulla tecnologia che permea la nostra società, in cui tutto viene codificato attraverso codici: come codici a barre e QRcode.
Bao Fengxue_Biennio (1)
CAMILLA SANNI
Da Genova a Milano, passando per gli USA e la Cina.  Camilla propone una collezione ironica in cui sottolinea lo sforzo dell’uomo contemporaneo di presentarsi sotto una luce, spesso diversa, da quella reale.
i suoi capi sono avvolti da un’aura un po’ snob, in cui fa trasparire la necessità di presentarsi per ciò che si è, senza badare troppo al giudizio altrui.
Camilla Sanni (1)

CHEN YIHUA
Non ha dubbi, fin da bambino ha sognato di fare il fashion designer ed ha seguito questo sogno fino in fondo. La collezione proposta si ispira al periodo della corsa all’oro. Un mix di stili da ogni parte del mondo, proprio come un mix infinito di culture si è ritrovato sotto lo stesso cielo californiano alla ricerca della fortuna dorata.
Chen Yihua (1)

 

FRANCA TOMAINO
Figlia d’arte, ha conseguito un diploma presso la scuola svizzera SAMS (Scuola d’Arti e Mestieri della Sartoria) a Lugano e dopo un periodo in giro per l’Europa si è iscritta alla NABA. La sua collezione CLAY, celebra artisti che hanno lavorato con l’argilla, quali Maria Martinez, Shoji Hamada e Bernard Leach. Come l’argilla i suoi capi si mixano, affondando in dettagli provenienti da culture diverse, creando un’unica entità.
Franca Tomaino (2)

IGNACIO RODRIGUEZ
Nato in Spagna, da genitori della Repubblica Dominicana, e cresciuto tra Messico e Spagna, Ignacio vanta dentro di sé un ritrovo di culture diverse, arricchito dal suo soggiorno a Milano. Influenzato dal cavaliere d’Eon, presenta una collezione menswear, per un uomo che non ha paura di esplorare e giocare con il suo lato femminile.
Ignacio Rodriguez (2)

MARCO BYNICHAKIS
Nato in Grecia ma cresciuto in Italia, da sempre appassionato di arti, frequentando la NABA scopre la sua passione per la moda ed il design. Nel processo creativo ama utilizzare l’ironia come mezzo di riflessione, tentando di sviluppare dialoghi tra l’Io (individuo) e il prossimo. Baci rubati di Truffault e il MAI68 francese hanno ispirato questa collezione, ne è derivato un gioco ironico tra rivoluzioni, tra sanculotti del passato e del presente, tra la protesta gridata e quella personale che sbeffeggia i canoni borghesi nonostante ne faccia parte.
Marco Bynichakis

SAPIR OZ
Da Israele a Milano. Una collezione pensata per l’uomo moderno che si deve destreggiare nella giungla urbana. Ogni outfit presentato ha un nome, e al suo interno combina vari elementi: natura, landscape urbano e dettagli tratti dal mondo militare. Gioca con gli opposti: morbidezza contro durezza, masse contro leggerezza, ordine contro camouflage.

Sapir OZ®Riproduzione riservata

Best of fragrances after sports

I profumi per questa stagione hanno una struttura classica e una connotazione decisamente maschile, che piace soprattutto ai millenials. Scie dominate da felci, sentori verdi e patchouli per chiudersi con una rara freschezza data dai tocchi agrumati. L’ispirazione per queste fragranze arriva dalla natura, dal deserto e dal mare e risultano molto piacevoli soprattutto dopo l’attività sportiva. Al mattino conferiscono un accento dinamico per affrontare la giornata, mentre la sera sprigionano il nostro lato sensuale.

1302-TRUSSARDI-aChanelDiorDolceGA_ADG_Absolu_75mlIsseyPaco RabannePrada

®Riproduzione riservata

INTERVIEW: FILIPPO BOLOGNI

Un sorriso carismatico, la faccia da bravo ragazzo, animo rock’n’roll.

Questa l’irresistibile alchimia, con l’aggiunta di una gran parlantina e una lista contatti da far impallidire anche gli head of communication più navigati, dietro al successo del giovane PR Filippo Bologni. Fiorentino, vanta esperienze con importanti colossi del lusso. Digital PR ed entertainer, dopo varie esperienze al fianco di note PR milanesi, Filippo sente che i tempi sono maturati per spiegare le vele da solo e a marzo 2018 si lancia come freelance che già vanta nel portfolio brand come Oscar Tiye ed emergenti come Riccardo Comi, al quale è particolarmente affezionato.

IMG_0283 come oggetto avanzato-1
Se non fossi stato un pr, cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Fin da piccolo ho sempre voluto fare lo chef. Il problema è che tutt’oggi non so cucinare nemmeno una pasta al pomodoro.

La tua cucina preferita?
Cinese al primo posto. Poi quella di mamma.

Un tuo talento segreto?
Non me la cavo assolutamente male con il disegno. E poi sono un pallavolista nato!

Il tuo capo d’abbigliamento preferito, se riesci ad individuarne uno, quale è?
Ti direi la felpa con il cappuccio. Ci sono mattine in cui è meglio non farsi vedere!

Un posto che ti piacerebbe visitare che ancora non hai visto?
Assolutamente Tokyo. E’ un sogno che ho fin da bambino.

Cosa ti piace di più della fashion week?
I miei eventi! Si può dire? No dai, scherzo! Il fatto che riesco a vedere, anche solo per un secondo,  tutti i miei amici che non vivono in Italia e far festa con loro.

Stilista preferito?
In questo momento sono ossessionato dal lavoro che Mike Amiri sta facendo con la sua linea. Lo sento mio dal primo all’ultimo capo. Anche se, se potessi, mi vestirei YSL da capo a piedi ogni giorno.

Hai qualche rituale?
Ogni mattina appena sveglio devo ascoltare della musica anni 80, altrimenti inizio male la giornata.

Cosa farai dopo l’intervista?
Fumerò una sigaretta promettendomi che è l’ultima. L’ho fatto anche 30 minuti fa.

Photography: Mauro Maglione

®Riproduzione riservata

 

 

CASUAL EXCHANGE

 

Photographer Antonino Cafiero
Stylist Michela Caprera
Model Giosuè Napolitano @Elite Models
Make up Karin Borromeo @WM Management
Hair Mara Li Quadri @CloseUp Milano using TIGI
Stylist Assistant Paola Nerilli

 

®All Rights Reserved

Mete da scoprire: Week end a Porto

Porto è la seconda più grande città portoghese, adagiata sulle rive del Douro, conosciuta in tutto il mondo soprattutto per il famoso ed omonimo vino addolcito dal Brandy. Nonostante la vicinanza con l’oceano, Porto ha un sapore completamente diverso dalle città del sud del paese: l’architettura è piuttosto variegata, ma presenta elementi gotici e un utilizzo massiccio del granito che contribuiscono a darle un’aria più cupa rispetto alla capitale. Come spesso accade, esiste una grande rivalità tra le grandi città di un paese, in questo caso tra Porto e Lisbona: i portoghesi sono soliti dire che a Porto si lavora, a Braga si prega, a Coimbra si studia, ma alla fine i soldi finiscono tutti a Lisbona. In effetti la capitale sembra essere più sviluppata della sorella del nord, anche se, grazie alla fine dell’austerità e alla grande crescita del turismo in Portogallo, Porto sta ritornando agli antichi fasti, riscoprendosi capitale del design e della cultura. Siamo andati a scoprire per voi questa gemma nascosta ai confini d’Europa e raccolto alcuni indirizzi da non perdere in città.

 

I siti storici e turistici

Partiamo da quei luoghi storici che sono meta immancabile per ogni turista che passi da Porto: abbiamo la stazione dei treni di São Bento, con la sua maestosa volta ricoperta di Azulejos, la Capela das Almas e la Igreja De Santo Ildefonso, decorate anche loro con le tipiche piastrelle portoghesi. Immancabile la passeggiata sulla riva del fiume Douro (la Ribeira) e sul ponte Dom Luís I, per poi arrivare sull’altro lato del fiume, dove si trovano le migliori cantine di vino Porto. Infine, ci sono le viste incredibili offerte dalla terrazza della cattedrale (Sé do Porto) e dalla Torre dos Clérigos, mentre chi volesse immergersi nella natura può optare per i freschi e pacifici Jardins do Palácio de Cristal.

01

 

L’architettura

Porto è una delle mete preferite per gli amanti e studiosi di architettura per via della sua grande diversità negli stili: barocco, neoclassico, gotico, ma soprattutto contemporaneo. Álvaro Siza, nato a Matosinhos, piccola città costiera nei pressi di Porto, e tutt’ora in vita, è l’architetto portoghese più premiato (e probabilmente anche il più conosciuto). Nella città di Porto e dintorni è possibile visitare numerose tra le sue opere, come la Casa de Chá da Boa Nova, costruita interamente su rocce oceaniche e oggi riconvertita a ristorante di lusso, le Piscinas das Marés, realizzate sulla costa oceanica e riempite solo d’acqua salata, e il museo d’arte contemporanea Serralves, sempre attivo con proposte artistiche d’avanguardia e circondato da un bellissimo spazio verde.

02

Casa da Música

Altro splendido esempio di architettura moderna in contrasto con lo stile antico circostante è la Casa da Música, progettata da Rem Koolhaas dopo una sfida con i migliori studi di architettura contemporanei e costruita nel 2001, quando Porto era capitale della cultura europea. La Casa da Música è uno dei fulcri culturali della città, il ricco programma musicale viene eseguito principalmente nella sontuosa Sala Suggia, dedicata a Guilhermina Suggia, violoncellista portoghese con discendenza italiana, una delle prime donne ad intraprendere una carriera professionale come violoncellista. Oltre ai concerti, la Casa da Música offre anche visite guidate all’intera struttura, indispensabili per poter accedere a tutti gli spazi e conoscere il significato delle varie scelte architettoniche e, una volta per mese, si trasforma in club e ospita un party eclettico in cui ogni sala propone un genere musicale differente.

03
Il piatto locale

Piatto tipico di Porto non adatto ai deboli di cuore è la Francesinha. La leggenda vuole che il suo inventore, Daniel da Silva, un emigrante portoghese ritornato da Francia e Belgio, cercò di adattare il Croque Monsieur, tipico sandwich francese, al gusto portoghese e che aggiunse la salsa piccante proprio in onore delle donne francesi, che a sua detta erano le più piccanti che avesse mai conosciuto. La Francesinha è un piatto composto da due fette di pane farcite da strati di carne, formaggio, pane, salsiccia e uovo, il tutto ricoperto da una salsa a base di pomodoro, birra e peperoncino e circondato da patatine fritte. Tra posti consigliati dove sperimentare il piatto più famoso di Porto è il Café Santiago. Per chi volesse orientarsi su qualcosa di più leggero consigliamo il Food Corner, posto molto in voga tra i locali e che riunisce vari stili di cucina sotto lo stesso tetto.

04
Le barberie

Uno dei tratti tipici di un po’ tutto il Portogallo sono le barberie tradizionali, rimaste immutate per decine e decine di anni, e che ancora oggi mantengono quel fascino del luogo senza tempo. Se volete dare il meglio nelle vostre foto ricordo, la migliore in città è la Barbearia Porto, dove i portoghesi si rasano e pettinano sin dal 1946. Specializzati in tagli tradizionali, curano con minuzia ogni singolo dettaglio, tanto che un trattamento completo capelli e barba dura circa un’ora e mezza, specialmente se avete richiesto un taglio sfumato sui lati. Attesa che verrà completamente ripagata dalla sensazione di freschezza che proverete dopo la rasatura con panni caldi e dallo stile che sfoggerete grazie alla nuova pettinatura, perfezionata da un tocco di brillantina.

06
Souvenir

Una delle piaghe del turismo moderno sono i negozi di souvenir copia incolla pieni di prodotti made in China, che di locale hanno poco o nulla. Per chi volesse portare a casa un pezzetto di Portogallo, ma farlo con stile, il posto giusto è A Vida Portuguesa. Questo negozio nasce originariamente a Lisbona, dove ne esistono addirittura tre, dalla mente della giornalista Catarina Portas, decisa a riportare in vita quei marchi e quei prodotti portoghesi che ne avevano segnato l’infanzia, spariti poi dal mercato per via della concorrenza con le multinazionali. In questo negozio si possono trovare profumi cosmetici tradizionali portoghesi, come il dentifricio Couto o la colonia Musgo Real, ma anche cibi tradizionali, porcellane e tessuti, tutto rigorosamente made in Portugal.

05
Livraria Lello

Per chi ama leggere e scoprire luoghi dallo spirito retrò c’è la Livraria Lello, una delle librerie più antiche del Portogallo, inaugurata nel 1906. La Livraria Lello è un luogo dall’aspetto magico e maestoso, nonostante le dimensioni decisamente contenute, e pare che J.K. Rowling la frequentasse spesso durante il suo soggiorno in Portogallo, traendone ispirazione per l’ambientazione dei suoi libri. Dal 2015 la libreria applica una politica piuttosto inusuale: all’ingresso viene richiesto il pagamento di 4€, poi convertibile come sconto sull’acquisto di un libro. Nonostante le critiche pare che l’idea stia funzionando, tenendo sotto controllo l’afflusso di turisti e trasformando sempre più visitatori da semplici curiosi a lettori di libri.

07
Dormire a palazzo

Tantissimi gli indirizzi dove sperimentare lo stile di vita portoghese.  Se volete un’atmosfera casalinga ma all’insegna del design minimal e della natura, da provare Casa 1015 (http://casa1015.pt) , una vera e propria casa con uso cucina completamente attrezzata progettata dall’architetto Eduardo Souto de Moura che ha vinto il premio Pritzker. Questa struttura – pensata per pochi ospiti alla volta – combina l’architettura contemporanea con gli elementi tradizionali della zona. Di sapore totalmente diverso, per vivere nello splendore di un antico palazzo, è Palacio Fenizia (www.palaciofenizia.com), situato nel cuore del centro storico di Porto, vicino Rua Santa Catarina e il mercato di Bolhao, una delle residenze più romantiche della città.  Ha 5 spaziose suites che sorprendono per le pareti decorate e gli stucchi originali e I decori tradizionali portoghesi ( azulejos ) uniti alle linee moderne degli arredi. E’ una delle poche dimore che ha conservato lo charme delle Residenze Borghesi del primo 900. L’idea è di creare una guesthouse con giardino d’inverno e una design gallery, dove si possono comprare arredi, oggetti di design e scoprire talenti portoghesi, socializzando con gli ospiti e i clienti abituali della galleria.

A- Fachada
Shopping e designer da scoprire

Porto non è solo una città ricca di monumenti e paesaggi, ma offre un interessante panorama di negozi sparsi per la città che possono offrire una straordinaria esperienza di shopping. Si parte dai multibrand più modaioli come Fátima Mendes e Fashion Clinic sulla Avenue Boavista dove potete trovare tutti i big brand, fino a concept store come Wrong Weather, che vende numerosi designer emergenti portoghesi e una selezione di marchi sportswear e streetwear  più consolidati. Da diversi anni Porto è anche la città dove si svolge la Portugal Fashion Week (due volte l’anno) che è uno dei più importanti eventi fashion della Penisola Iberica. Tra i brand menswear consolidati e vera star della Portugal Fashion è Miguel Vieira, designer che produce le sue collezioni dal 1988, un talento che è stato riconosciuto a livello internazionale da diversi premi importanti, come il “Golden Globe for the Best Fashion Designer”. La sua è una  collezione uomo luxury e sofisticata sia nei tessuti, sia nei tagli, che si accendi di un tocco rock&roll. Tra gli altri talenti della moda portoghese è Hugo Costa, che ha anche recentemente debuttato alla fashion week di Parigi e si caratterizza per uno stile decostruito e giocato su colori molto intensi. Tra le promesse in ascesa e già distribuiti anche fuori del Portogallo sono nomi come Estelita Mendonça, David Catalán, Inês Torcato che lavorano tutti su un concetto di moda casual ma più sperimentale grazie al mix di materiali insoliti dove il classico si unisce al tecnico.

La vita notturna

La vita notturna a Porto è frizzante e, meteo permettendo, viene vissuta sempre all’aperto e bicchiere alla mano. È piuttosto comune visitare diversi bar durante la stessa notte, anche perché la movida portuense regala spesso sorprese inaspettate, come la Capela Incomum, bar situato proprio all’interno di un’ex cappella religiosa, il Bop café, che ospita una collezione mastodontica di dischi in vinile e il Cataraio, locale dedicato alla birra artigianale, che è ancora un costume di nicchia in Portogallo. Per chi poi non riesce a concludere una serata senza prima sudare almeno un po’ sulla pista da ballo, il club migliore della città è il Plano B, che da anni ospita i migliori artisti e Dj, definendo il suono della città.

08
®Riproduzione riservata

Cinecult: Il sacrificio del cervo sacro di Yorgos Lanthimos

Il genio visionario del regista di ‘The Lobster’ affronta un tema tragico e dai risvolti ironici e surreali ispirandosi alla ‘Ifigenia in Aulide’ di Euripide e alla scelta di Abramo. Risultato: un film memorabile per drammaturgia e impatto scenico.

Grottesco, vibrante, sensuale e surreale con esiti talora strazianti. E’ potente e lascia il segno in tutti i sensi ‘Il sacrificio del cervo sacro’, l’ultimo film dell’acclamato e talentuoso regista Yorgos Lanthimos già ammirato per ‘The Lobster’ in cui aveva ancora una volta scelto come protagonista Colin Farrell. La pellicola distribuita da Lucky Red trasuda un cinismo sublimato in complessa tragedia ricca di stimoli e spunti di approfondimento. La trama è all’apparenza estremamente semplice: il cardiochirurgo Steven Murphy (Colin Farrell) conduce una tranquilla vita borghese con la bellissima moglie Anna (il premio Oscar Nicole Kidman) e i figli la teen ager Kim (Raffey Cassidy) e il piccolo Bob (Sunny Suljic). Senza farlo sapere alla famiglia Steven frequenta Martin (un formidabile ed enigmatico Barry Keoghan già visto in ‘Dunkirk’ di Christopher Nolan), un adolescente sedicenne che ha da poco perso il padre, ha una madre molto turbata e sensuale (Alicia Silverstone) e sembra avere delle strane facoltà. L’intreccio si complica quando Martin viene presentato alla famiglia del chirurgo: una serie di strani eventi cominciano a flagellare la felice vita del nucleo familiare che da alveo di normalità si evolve sempre più in un nido di vipere. La storia, avvincente e sanguigna, prende forma in un crescendo di tensione e mistero fino allo zenith finale del tutto imprevedibile. Ispirato al dramma di Euripide ‘Ifigenia in Aulide’ il film denso di allegorie e di spunti di humour nero, mette in scena con il linguaggio ricco e possente mutuato dall’omaggio al maestro Stanley Kubrick le passioni e gli impulsi ancestrali di un padre devoto che vede pian piano crollare le sue certezze fino a trovarsi nella situazione biblica di Abramo, con un rovello psicologico restituito allo spettatore in modo estremamente felice. Il gusto dell’inquadratura studiata e solenne e la visione drammatica della figura del giovane Martin davvero sorprendente rendono il film stimolante e meritevole di essere visto, con interesse e spirito riflessivo. Notevole l’incipit del film con la vivificante musica di Schubert.

®Riproduzione riservata

THE BEAUTY LOCKER: Roberto De Rosa

Per un globetrotter l’inizio dell’estate non può che rappresentare l’inizio di un intenso periodo di viaggi nelle località più disparate. Allo stesso tempo però sappiamo che ogni destinazione richiede una routine di bellezza idonea e prodotti specifici da cui non ci si può separare. Abbiamo chiesto al nostro influencer Roberto De Rosa i suoi essentials di stagione.

Cosa prevede la tua beauty routine estiva?

Da un po’ di tempo prendo tutte le mattine un cucchiaio di collagene diluito nell’acqua e poi uso prodotti specifici dedicati all’idratazione. Al momento come crema quotidiana mi trovo bene con Vichy, al mare uso i solari della linea Dior Bronze con spf 15 e come doposole Elizabeth Arden.

Cosa non può mancare nella tua valigia?

Le valigie sono la mia specialità e riesco a farle anche 5 minuti prima di uscire di casa per un viaggio, porto sempre i capi essenziali a seconda della destinazione in cui vado. In estate non possono mancare canotte, cappellini, t-shirt e costumi a pantaloncino.

Il luogo che attualmente hai nel cuore?

Nel mio cuore restano costantemente il sud Italia, Napoli la mia città natale e la costiera, tuttavia non posso non menzionare anche Istanbul e Los Angeles città che sento davvero mie e nelle quali vorrei passare molto tempo nei prossimi anni.

roberto 2roberto 3thumbnail

®Riproduzione riservata

IN VIAGGIO CON OTTAVIO MISSONI Jr

Ottavio Missoni Jr, primogenito di Vittorio Missoni, è un vero esploratore e amante dei viaggi su due ruote. Una passione che ha ereditato dal padre e lo porta a visitare in modo avventuroso paesi lontani. Non a caso colleziona motociclette, mentre tra un impegno aziendale e l’altro, progetta i suoi viaggi grazie alle sue App preferite.

Cosa non manca mai nella tua valigia?
Come capo, la giacca in maglia Missoni, ha un uso sia sportivo sia formale, a seconda di cosa ci abbini, inoltre la pieghi e una volta fuori non ha bisogno di essere stirata. E’ un capo fondamentale per un pigro come me nel fare la valigia! Io credo che ormai gli essential non sono più degli oggetti, come succedeva in passato, ma le App che hai sullo smartphone. Oltre alle solite note che utilizzo, TripAdvisor su tutte, trovo utilissime per i mie viaggi più avventurosi “zaino in spalla”, iOverlander, per i bivacchi last minute, e l’app della Farnesina, per la sicurezza e la pianificazione.

Valigia morbida vs rigida?
Trolley rigido per i viaggi con spostamenti aerei, piccolo o grande a seconda della durata del viaggio. Borsone morbido adattabile a zaino per i viaggi in moto o in barca.

7a93a725-1bc1-4f6d-9da8-f0c68b95fff6
Raccontami del tuo ultimo viaggio.

Atene-Gibilterra: non é l’ultimo viaggio, ma senz’altro l’ultimo con la V maiuscola. Da Atene a Gibilterra in sella a una moto, attraversando Macedonia, Albania, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia, Francia, Spagna e Portogallo. Ho percorso circa 8000km di cui un buon 30% su strade di montagna sterrate.

Quando viaggi ascolti musica? Come occupi il tempo degli spostamenti?
In aereo guardo tantissimi film, non per combattere la noia del viaggio, ma perché é una delle rare occasioni che ho per guardarmi un bel film in pace! Guidare per me è un piacere, anche per lunghe tratte e se sono solo, una buona playlist basta per tenermi compagnia. Johnny Cash per me rappresenta l’emblema dei road trip con pezzi come Folsom Prison Blues. Poi mi piace anche Tom Petty con I won’t back down.

Parlami del tuo prossimo viaggio.
Quest’estate assieme alla mia fidanzata vorrei partire per la Mongolia su una Fiat Panda 4×4 primo modello. Sono circa 16.000 km; la durata del viaggio stimata é di un mese e l’itinerario prevede l’attraversamento di Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria,Turchia, Georgia, Azerbaijan, Mar Caspio (in nave), Turkmenistan (piccolo e poco noto stato dell’Asia centrale ndr), Uzbekistan, Kazakistan, Russia e Mongolia. Di giorno in giorno valuteremo dove pernottare, non sempre ci sarà un tetto sopra di noi, spesso dormiremo in tenda. Vedere le notti stellate nei deserti del Karakum e del Gobi, o su un altipiano mongolo, non ha prezzo… Inoltre sfrutteremo la visibilità del nostro viaggio per raccogliere dei fondi per una Onlus a noi cara e documenteremo il viaggio su una pagina web dedicata.

Documenti i tuoi viaggi con Instagram? 
Utilizzo Instagram, ma non ne faccio abuso. Documento i miei viaggi, ma metto pochi scatti, quelli che secondo me sono i più rappresentativi, poi se c’é qualche situazione simpatica, ecco che scattano le stories.

 Il tuo viaggio ideale e il posto che vorresti visitare prossimamente?
Mi piacerebbe attraversare il Sud America in moto, da Panama a Capo Horn nella Terra del Fuoco. La civiltà Inca mi ha sempre affascinato, così come la storia socio-politica dell’Argentina. Inoltre consiglio come lettura in merito sui viaggi in Sud America  “I diari della motocicletta” di un giovane Ernesto Guevara.  Viaggiare significa esplorare, avventurarsi, incontrare persone che hanno culture, usi e costumi differenti dai nostri; fantasticare prima della partenza su quello che vedremo, capire se l’idea che abbiamo di un posto é poi effettivamente quella corretta o se invece l’informazione é deformata dalla realtà. Ma viaggiare significa anche staccare la spina dalla routine quotidiana: mio papà diceva sempre che il vero lusso non lo si trova nei beni materiali, il vero lusso é avere il tempo necessario da dedicare a se stessi e alle proprie passioni.  Chiaramente per un viaggio così di tempo ne serve molto!

Qual è la destinazione che ti è rimasta nel cuore e perché?
Il deserto del Merzouga tra Marocco e Algeria, un posto che vale la pena visitare. In un’area non troppo estesa hai la possibilità di goderti svariati panorami e morfologie di terreno, dune, montagne, fiumi, steppa. Lì ho corso una gara in moto e purtroppo non potevo fermarmi a fare scatti, ma mi piacerebbe tornarci da turista. Lì ho visto il più bel tramonto di sempre, sulle dune.

708114a9-bda0-4d52-8258-942672f38f70
Qual è l’accessorio che non può mancare nella tua valigia?
Il GPS di Garmin. Ha un database di informazioni ricchissimo, dalle strade urbane ai piccoli sentieri sterrati di montagna, inoltre segnala ristoranti, alberghi, ospedali, pompe di benzina. Con il software a casa pianifico gli itinerari, inoltre posso tracciare rotte e registrare i punti in cui transito in tempo reale.

I prodotti beauty che porti sempre con te?
Dedico davvero poco tempo alla cura del mio corpo. Il mio beauty viaggio é composto da rasoio elettrico, spazzolino/dentifricio, deodorante e una crema idratante. Non utilizzo creme o lozioni specifiche e, per i prodotti corpo, mi affido a ciò che trovo negli hotel. Non manca mai il profumo: il Tuscan Leather di Tom Ford.

Il tuo consiglio per una valigia stilosa ma funzionale.
Recentemente sono passato a un borsone misto pelle e tessuto molto resistente con i due manici adattabili a zaino in spalla. E’ davvero funzionale, lo sfrutto in ogni situazione e condizione meteo. É prodotto da Deus Ex Machina, il che rende una valigia già bella ancora più cool.

 

®Riproduzione riservata

 

 

 

STYLE SUGGESTIONS: POLO CLASSICA O A FANTASIA?

I capi che meritano il titolo di fashion classic sono pochi, ma la polo fa sicuramente parte di questi. Meglio conservarne l’allure iconico con la versione classica o aggiornarla con le fantasie più trendy del momento?

Breve storia della polo

L’esatta origine storica di questo capo non è certa, è indubbiamente nata in parallelo con il gioco del polo, in particolar modo quando, alla fine del XIX secolo, questo sport divenne molto comune in Inghilterra e i giocatori iniziano a indossare un vero e proprio completo da gioco. L’abbigliamento da polo era costituito da magliette in cotone e a maniche lunghe alle quali fu presto aggiunto un colletto simile a quello delle camicie, ma fermato da dei bottoni, per far in modo che questo non svolazzi fastidiosamente durante il galoppo sul campo. Non molto più tardi, John E. Brooks, nipote del fondatore del brand americano Brooks Brothers, durante un viaggio di lavoro in Inghilterra, vedendo una partita di polo notò il particolare dei collari dei giocatori; colpito dalla novità e tornato in patria, decise di applicarla alle sue camicie, che presero il nome di button-down. Nel 1896 il modello venne lanciato sul mercato e Brooks Brothers chiama questa camicia: l’originale polo shirt. Secondo altri invece l’ideazione della polo spetta al campione francese di tennis René Lacoste, che inventò una camicia a maniche corte e funzionale, una “maglia da tennis” destinata a diventare vero cult.

Quando parliamo di classicità in questo ambito è impossibile non pensare per l’appunto alla leggenda del tennis francese René Lacoste, al quale molti danno il merito di aver inventato la polo moderna. Un po’ come nel gioco del polo, anche nel tennis l’abbigliamento era poco pratico e confortevole. Le maglie avevano maniche lunghe che venivano rimboccate e colletti button-up, ma il gioco necessitava di funzionalità, così Lacoste progettò un’alternativa adatta alle sue esigenze: una t-shirt a maniche corte e soprattutto in piqué di cotone che donava traspirabilità. La indossò per la prima volta nel 1926 (in occasione del campionato US Open, che vinse) e vi applicò un piccolo disegno di un coccodrillo quando i giornali iniziarono a soprannominarlo “l’alligatore”, forse per il suo naso pronunciato o forse per la sua passione per i borsoni in coccodrillo. Si dice che questa polo fu il primo capo d’abbigliamento sportivo ad avere un brand visibile, così dal 1933 la polo Lacoste inizia ad essere venduta regolarmente. Da quel momento in poi la polo sostituì il classico abbigliamento precedentemente utilizzato per il tennis e poco dopo anche nel gioco del polo, dove si scelse di adottare camicie in piqué di cotone, tessuto che permetteva di tenere alzato il colletto evitando scottature sul collo.

Pochi anni dopo Lacoste si ritirò dal tennis professionistico e nacque La Société Chemise Lacoste, fusione delle idee del tennista francese con il produttore di maglieria Andrè Giller, la quale produceva questo nuovo classico sportivo in differenti colori che venne presto venduta nei grandi magazzini di fascia alta ed indossato anche fuori dai campi da gioco. Negli anni ’50 un’altra leggenda del tennis, Fred Perry, creò una sua versione di polo sfidando l’originale Lacoste e divenne il capo di punta tra i teenagers del momento, permettendo il salto da indumento da sport a capo alla moda. altro evento significativo è nel 1967 quando il newyorkese Ralph Lauren diede vita ad un nuovo brand di abbigliamento casual, uno stile classico e timeless. Capo chiave delle sue collezioni, strettamente legate allo sport del polo, era la polo shirt. Gli anni ’80 furuno l’epoca d’oro di questo indumento, con una sfida costante tra i brand, che vede in testa proprio Polo Ralph Lauren  grazie a un indiscussa qualità. Nel corso degli anni le polo sono state adottate come divisa anche nell’ambito del golf e ora la polo è un capo diffuso nel mondo occidentale diventando un classico americano, simbolo di uno status e di uno stile di vita.

La polo classica

Icona dell’abbigliamento casual e informale, la polo è un indumento versatile che non può mancare in nessun guardaroba. Luchino Visconti la indossava in una celebre foto del 1960, Gianni Agnelli la portava al mare in compagnia di Jackie Kennedy. Non c’è nessun dubbio che la polo sia da sempre sinonimo di un’eleganza casual e che sia diventata negli ultimi anni anche un caposaldo della tendenza athleisure. Perché, se le polo restano tuttora la divisa ufficiale per tennisti e giocatori di golf, è pur vero che i modelli più chic si ritrovano anche negli ambienti lavorativi più smart dove, soprattutto con la bella stagione, il caldo intenso spinge tutti a preferirle alle camicie. Le nuove polo sono realizzate in cotone garzato o punto riso, rasato finissimo o lavorato piquet e uniscono al piacere e al comfort della maglia, l’eleganza e la vestibilità del collo applicato dall’effetto camicia. Uno dei vantaggi delle maglie in piquet di cotone, inoltre, è la proverbiale traspirabilità, che le rende indispensabili in estate. Aristocratica rivale della T-shirt, oggi si impreziosisce e può essere indossata anche in ufficio con giacche monopetto, blazer destrutturati e pantaloni su misura in cotone. Ovviamente solo se l’etichetta aziendale lo permette. Altro brand iconico nato da subito come punto di riferimento nel mondo del Gioco dei Re è La Martina, azienda fondata da Lando Simonetti a Buenos Aires nel 1985. Partendo dalla classica polo il brand ha poi sviluppato un guardaroba total look in grado di riflettere un lifestyle legato alle club house e ai campi da polo.

Polo a fantasia

L’occasione perfetta per indossare polo colorate o con fantasia è invece il tempo libero. Oltre all’abbinamento con pantaloni chino e mocassini, un’altra ipotesi molto diffusa prevede i classici bermuda e le scarpe da barca. Ma non solo, la polo è particolarmente abbinabile anche a jeans e pantaloni in cotone o lino su misura. In tinta unita crea un raffinato effetto preppy, da sfoggiare eccentricamente a contrasto, o con il rigore del ton sur ton. La versione a righe, invece, regala un sofisticato gusto à la marinière da completare con pantaloni blu navy. Le polo da uomo si possono indossare anche la sera: il look total white è un irrinunciabile delle nottate in riva al mare, i toni denim si prestano per le occasioni in città e le proposte verdi a maniche lunghe si sposano bene con dei jeans scuri. Senza contare tutte le più recenti varianti con righe multicolor, zigzag, scacchi e rombi, che aggiungono un twist a questo capo intramontabile. Non abbiate paura del colore, le polo acquistano maggiore personalità con colori accesi, soprattutto quando splende il sole e siete in momenti di relax con un bel drink in mano. Infine, attenzione particolare meritano gli spacchetti laterali: nel primo caso può essere indossata sia dentro che fuori i pantaloni così come quando ha gli spacchetti simmetrici. In generale la preferiamo fuori dai pantaloni, perché il rimbocco va in antitesi con il dna casual e morbido di questo capo, anche quando la indossate con un blazer o un completo dalle linee sartoriali. Nel caso di spacchetti asimmetrici meglio indossare la polo dentro i pantaloni per evitare un effetto poco armonico. Per quanto riguarda la giusta misura invece teniamo presente che la mezza manica deve arrivare a metà bicipite; la cucitura della manica deve combaciare con l’attaccatura della spalla, mentre nella parte posteriore la polo deve arrivare esattamente sul fondoschiena.

®Riproduzione riservata

MAISON CILENTO 1780, SARTORIAL EXCELLENCE

La Maison Cilento, fondata a Napoli nel 1780 da Martino Cilento, da più di 100 anni fa la storia della sartorialità italiana, realizzando capi e accessori artigianali di grande eccellenza, unicità ed eleganza.
Le cravatte sette pieghe foderate e sfoderate, sono da sempre l’elemento distintivo di Cilento 1780: rispetto a quella classica richiedono tre ore di lavoro e il doppio del tessuto normalmente utilizzato. La pregiata seta twill, prima di essere orlata da grandi artigiani Italiani, viene ripiegata su sé stessa sette volte, lavorazione che può essere eseguita solo a mano.

Le proposte  per il periodo estivo sono le cravatte sette pieghe sfoderate e in garza a giro inglese. Le tecniche di lavorazione e i materiali utilizzati per il loro confezionamento rendono queste due tipologie di cravatte particolarmente adatte all’estate. In particolare, la cravatta in garza a giro inglese è realizzata utilizzando un tessuto pregiato che richiede l’assoluta necessità di antichi telai e manodopera altamente specializzata.

Ricercatezza e bellezza sono le qualità che definiscono l’intera collezione conta circa 400 proposte tra cui quelle dedicate alle professioni, sport, arte, animali, scaramanzia e tipicità partenopee. Il codino è l’elemento distintivo: ogni cravatta riporta infatti dei mini motivi ricamati su di esso, dettaglio che la rende un pezzo unico.

 

®Riproduzione riservata