Quali sono gli orologi maschili che andranno di moda per la stagione invernale?

Quali saranno gli orologi che andranno di moda questo inverno? Non lo si dice spesso ma sono domande che si pongono anche gli uomini. L’orologio è uno degli accessori maschili a cui tutti teniamo di più e che rappresentano meglio il nostro stile e la nostra personalità. Per non farci trovare impreparati da questo inverno che arriva andiamo a capire quali sono i trend in fatto di orologi per gli uomini in questo finale di 2018 e inizio di 2019.

L’orologio, inoltre, è probabilmente l’unico pezzo di gioielleria che gli uomini portano, eventualmente insieme a qualche collanina o a qualche braccialetto. È necessario sceglierlo bene e magari comprare o un orologio scomponibile (ovvero con il cinturino intercambiabile) o più orologi per adattarli ad un look che spazia dal casual all’ultra formale. Partendo dai fondamenti, le prime cose da considerare sono il cinturino ed il quadrante.

Il cinturino dell’orologio

Una delle caratteristiche principali di un orologio è il cinturino, in particolare il materiale del cinturino che è molto legato allo stile personale ma che è anche dettato dalle mode e dalle tendenze del momento. Allora come sarà il cinturino dell’orologio di questo inverno? Il grande dilemma è sempre lo stesso: pelle o acciaio? Colorato o unicolor?

Gli orologi di tendenza per la prossima stagione

Per provare a capirci di più possiamo passare in rassegna le novità Breil, brand leader del settore, per notare che i materiali nei modelli che vengono proposti si mischiano spesso per proporre nuovi orologi pratici, giovanili ma ugualmente eleganti come il Twenty20 con il suo mix di canvass e pelle disponibile in diverse tonalità ma con lo stesso preciso impegno a “svecchiare” l’idea di orologio elegante che abbiamo avuto fino a ora. Per chi, però, alla sensazione dell’acciaio sul polso non sa assolutamente rinunciare è possibile aggiungere un cinturino di acciaio che può essere alternato con quello di base a seconda delle occasioni e del proprio stato d’animo per non doversi trovare di fronte a una scelta definitiva.

Il quadrante dell’orologio

In merito al quadrante molti stilisti hanno preso ispirazione da un repertorio vintage, riadattando e riproponendo vecchie glorie di decenni passati. Ritornano quadranti e casse molto grandi con forme bizzarre, perfino ottagonale. I colori più gettonati spaziano dal verde pallido, all’intramontabile color argento al rosso. Tutti colori che ben si abbinano con la stagione invernale riuscendo a conciliare la sobrietà con un tocco di stile.

Le produzioni di lusso puntano ad usare anche materiali come l’oro bianco accostato a diverse sfumature di colore. La fantasia in questo Inverno 2018 non ha limiti!

Look e orologi: cosa ci aspetta?

Insomma, probabilmente, la tendenza di questo inverno sarà il mix di stili e materiali diversi che cambiano gli schemi e i significati associati ai diversi tipi di orologio per scrivere nuovi codici di stile tutti da scoprire. Inoltre la necessità di abbinare un diverso tipo di orologio ad ogni look è molto forte, quindi preparatevi a scegliere diversi cinturini per lo stesso orologio e non sarà un male ripescare la moda anni Ottanta riadattata in chiave assolutamente moderna.

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EBAY: UN UNBOXING DA RECORD

Secondo una ricerca di mercato dedicata alle abitudini di consumo degli Italiani a Natale commissionata dal noto marketplace, l’anno scorso sono stati quasi 32 milioni i regali ricevuti e non apprezzati dal destinatario. Seppure ben quasi il 30% degli Italiani dichiari di iniziare a pensare già a Novembre ai regali di Natale, saranno quasi 15,5 milioni quelli che si ridurranno all’ultimo per acquistare i doni natalizi, con il rischio d’incorrere in acquisti frettolosi che potrebbero risultare sgraditi.  Il modo migliore per evitare questo fenomeno? Giocare d’anticipo e pensare per tempo al regalo giusto da fare.

Ebay ci ha mostrato un esempio di questo cambio di abitudini lo scorso 6 Novembre all’interno della suggestiva cornice del Palazzo del Ghiaccio di Milano, invitando 500 ospiti tra cui web star e influencer con un obiettivo preciso: scartare tutti insieme, nello stesso momento, il primo regalo di Natale, dando vita a un vero e proprio unboxing simultaneo da record. Un evento unico concepito per celebrare l’inizio dello shopping natalizio e dare ufficialmente il via alla campagna “RegaliFirstMinute”. Per chi volesse portarsi avanti, sul sito del marketplace troveremo un buono sconto del – 10%  nella sezione dedicata, valido fino al 12 Novembre . Chi ben comincia, è a metà dell’opera!

 

 

 

 

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FALCONERI RIELABORA LA MAGLIA FULMINE

La storia dello sci si intreccia ancora una volta con Falconeri, la celebre azienda di cashmere e filati naturali che anche quest’anno supporta questa grande disciplina sportiva rielaborando un capo unico che porta con sé la tradizione italiana e la gioia di un successo.

Il brand per la terza volta consecutiva conferma il suo supporto alla Fisi sostenendo tutte le discipline legate a questo sport e credendo nel talento dei suoi protagonisti. Anche per questo motivo l’azienda di cashmere e filati naturali riedita una maglia simbolo di una delle più celebri piste italiane: la 3Tre di Madonna di Campiglio. Il famoso “Canalone Miramonti” resta da sempre per gli appassionati del circo bianco un luogo di culto, il tratto conclusivo delle gare di slalom speciale. Proprio su quella pista infatti, nel 2005 si è svolta una delle più celebri manche di Coppa del Mondo che ha visto come assoluto protagonista Giorgio Rocca, oggi tra i brand ambassador del brand inseme alla campionessa olimpica Sofia Goggia e al plurimedagliato Christof Innerhofer.

La storia di questa maglia cominciò negli anni cinquanta, quando la manifestazione sportiva si svolgeva sulla distanza delle tre discipline classiche: lo slalom speciale, lo slalom gigante e la discesa libera, e al leader della classifica combinata veniva assegnata la maglia gialla con richiami di rosso e blu, colore d’ispirazione al maillot jaune del leader del Tour de France. Indossarla significava dunque essere il primo e la vittoria dava diritto ad ottenerla per sempre. Negli anni è stata conquistata dai più grandi campioni dello sci alpino come gli austriaci Karl Schranz e Tony Sailer e gli azzurri Paride Milianti e Bruno Alberti.

 

 

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ELDORATO DI GIOVANNI DE GARA

Ancora una volta nella storia dell’umanità il Mare Nostrum è in tempesta : grandi forze hanno ripreso a dibattersi da un capo all’altro delle coste, culla di civiltà, crocevia di popoli e culture.
Alle porte del terzo millennio le forze dominatrici che si combattono tra i flutti del Mediterraneo sono quelle occidentali, dei mercati, delle religioni e la più debole di tutte: quella della democrazia.
L’incubo migratorio che ha attraversato l’Europa negli ultimi anni si era attenuato per poi riproporsi violentemente in questi ultimi mesi sotto forma di pedante propaganda e istigazione all’odio del diverso, in un vento di campagne elettorali senza termine. Il braccio di ferro tra l’Italia del ministro degli Interni Matteo Salvini e l’Europa, in merito alle “quote migranti”, ha messo in contrapposizione gli equilibri dei singoli stati europei ed ha scatenato una tempesta nel Mediterraneo. Nota con il nome di Mare Nostrum è stata anche l’ operazione militare aperta il 13 Ottobre del 2013 e conclusasi nel giro di un anno, dove forze aeree e navali furono dispiegate per salvare ben 150.000 tra profughi e migranti provenienti dal Medio Oriente e dal Nord Africa.
Gli sbarchi da allora sono calati notevolmente, ma il nodo della questione resta e si è stretto soprattutto sui valori e i sui principi. Gli umani generano flussi naturalmente e sono portati ad incrociarsi. Il mestiere dell’uomo è antico quanto la sua storia, quanto le sue prospettive, quanto la sua curiosità. E quale è il suo lavoro? Essere nomade, sempre in viaggio verso un luogo deputato a migliorare le sue condizioni. Il suo istinto è nomade, nomade è la forza creatrice di qualsiasi civiltà. E la terra lo ha sempre accolto. Oggi, momento in cui osserviamo deteriorarsi la qualità del nomadismo così come quella dello stato sedentario, la paura del migrante cresce. Esso è generato dalla precarietà e gli stati si chiudono. Le grandi civiltà si ripiegano così in loro stesse e quel flusso che una volta generava nuovi mercati, la costruzione di nuove città, l’arrivo e il trasporto di merci, persone e cultura, oggi alimenta la paura e minaccia l’equilibrio e la pace del Mediterraneo e dei vari stati.

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Come l’arte ha interpretato tutto questo? Un’interessante riflessione giunge dal fiorentino Giovanni de Gara, sensibile osservatore, il quale posa il suo sguardo su questa finestra e diffonde un messaggio universale a questa nostra civiltà, che in preda alla paura sembra essere diventata sorda e cieca di fronte al suo stesso tracollo. Con delle coperte isotermiche, precisamente quelle dorate che vengono utilizzate per il primo soccorso in caso di incidenti o calamità naturali per avvolgere i corpi dei profughi recuperati in mare, l’artista ha deciso di ricoprire le porte delle chiese. Di fronte alla precarietà e alla chiusura, le “coperte d’oro” di De Gara che ricoprono le porte dei templi cristiani, brillano di un nuovo messaggio.
Il progetto porta il nome di ELDORATO, da un gioco di parole evocativo che rimanda sia all’ Eldorado, meta leggendaria degli avventurieri alla ricerca di una terra dell’oro, sia al significato di El (Lui, Il Signore), “il dorato”, “il dio dorato”, “l’oro salvifico” che accoglie e protegge.
L’oro di Dio, quello dell’accoglienza, le porte del Signore. L’operazione è partita da Firenze grazie alla collaborazione con lo storico dell’arte Tomaso Montanari, dello scienziato Stefano Mancuso e la grande disponibilità di Padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato al Monte di Firenze, che ha visto per primo le porte della sua chiesa ricoperte con l’oro delle coperte isotermiche dell’artista.
Il viaggio è poi proseguito e prosegue tuttora da Parma a Lampedusa, Palermo e Bologna, fino a Pistoia, dove Giovanni De Gara si è incontrato con lo scrittore Daniel Pennac poco prima che questi si imbarcasse sull’Acquarius. Come suggerisce lo storico Montanari, collaboratore dell’artista, questa è “una preghiera per rimanere umani”, un’occasione per meditare sulle nostre origini e verso dove siamo diretti. Un modo per riflettere su noi stessi, sulla nostra natura e sull’umanità.

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PREPARAZIONE ED EQUILIBRIO: CHRISTOF INNERHOFER

Sugli sci dall’età di tre anni, Christof Innerhofer è uno sciatore alpino italiano, campione del mondo di supergigante nel 2011 e vincitore di diverse medaglie olimpiche e iridate. Lo abbiamo incontrato in veste di ambassador del brand Falconeri alla presentazione della nuova maglia Fulmine dedicata ai campioni dello sci e rivisitata dal brand di filati naturali che da anni  celebra e punta l’attenzione su questo sport.  Dopo diversi mesi di allenamento tra le sue montagne dell’Alto Adige, tre settimane in Argentina e una piccola frattura alla mano, oggi l’uomo jet è pronto per la Coppa del Mondo che si disputerà a Beaver Creek (USA) il prossimo Dicembre.

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Come riesci a trovare un equilibrio allenandoti spesso in paesi diversi?

La difficoltà più grande in questo lavoro oltre alla preparazione per le gare è proprio il fatto di doversi adattare velocemente a luoghi sempre diversi, al jetlag e trovare un equilibrio fuori dalle mura domestiche. La mia quotidianità è alzarmi presto al mattino, alle 7 in estate quando sono a casa e faccio preparazione atletica ,andare a dormire molto presto la sera quando ad esempio mi trovo all’estero, controllare molto l’alimentazione e cercare di dormire sempre 8 ore per notte.

Lo sci richiede una grande preparazione atletica anche in palestra, quale esercizi consiglieresti per potenziare le gambe?

Al momento sto seguendo un programma di forza-resistenza. Per le gambe mi piace molto il sumo squat, lo faccio con un manubrio di 52 kg (peso per un professionista ndr),  in questo modo non vado a sovraccaricare la schiena oppure sempre per le gambe gli affondi frontali ai cavi.

Hai un regime alimentare molto controllato, ti concedi ogni tanto qualche strappo?

Devo necessariamente bilanciare tutti i nutrienti necessari per riuscire al meglio nelle gare e sentirmi forte mentre mi alleno ma allo stesso tempo sono amante della buona cucina, soprattutto quella tipica delle mie zone. Riesco a rinunciare facilmente ai dolci, soprattutto quando sono fuori mentre quando sono a casa mi concedo i canederli insuperabili di mia mamma.

Dopo tanti anni sugli sci preferisci la praticità dell’abbigliamento sportivo o ti piace stare al passo con le tendenze della moda?

Mi piace molto indossare anche capi non necessariamente sportivi come i cardigan, i dolcevita e le camicie. Adesso sta finalmente arrivando il periodo dei maglioni di lana e di cashmere che scelgo nei colori del blu, grigio o bianco. Nelle mezze stagioni mi piace molto la giacca di pelle, in questo momento ne ho una color petrolio che è la mia preferita. Come accessori sicuramente le cinture e sneakers alte a stivaletto.

Il tuo rapporto con i social?

Utilizzo instagram per tenermi in contatto con i miei followers e postare alcune occasioni della mia quotidianità e soprattutto i viaggi che sono la parte che riscuote maggiore successo. Non sono fissato però, non ho troppo tempo da dedicarci e allo stesso tempo preferisco la vita reale.

Un viaggio che hai fatto e che ti ha particolarmente colpito?

Ne ho due che si trovano in parti del mondo opposte e diversissime tra loro, l’sola di Ko Tao in Thailandia e Vancouver in Canada.

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A 150 anni dalla morte del maestro, la musica e le ricette di Gioachino Rossini raggiungono i 2.173 m di SkyWay Monte Bianco.

Appuntamento nel teatro in quota per sabato 3 novembre: cantanti, musicisti, chef ed eccellenze italiane daranno spettacolo tra ghiacciai e pareti di roccia. Il prossimo sabato 3 novembre si celebrano i 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini sulla vetta più alta d’Italia: la location è suggestiva, lo Skyway Monte Bianco, l’avveniristica funivia che collega Courmayeur ai 3.466 metri di Punta Helbronner. A salire in alta quota saranno non solamente le celebri arie del grande compositore, ma anche le sue ricette. Trio di star per i piatti degli chef Bobo Cerea di Da Vittorio che presenterà i Maccheroni alla Rossini di Pastificio Mancini, Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore con le sue Capesante con carciofi e foie gras e Robert Vifian chef-sommelier del parigino Tan Dinh, che delizierà con la faraona alla Rossini. Tre chef iper stellati che insieme a Agostino Buillas, del Café Quinson, che darà il benvenuto con una specialità valdostana, costituiscono un quartetto d’eccellenza ad alta quota. Creatività, gusto e passione da assaporare in una location “di frontiera”, sospesa tra Italia e Francia, nel panorama di vette della stazione intermedia di Skyway, il Pavillon du Mont Fréty (2.173 m).

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“L’idea è quella di portare il celebre ‘Salon du samedi soir’ che Rossini teneva a Parigi, per una sera sul tetto d’Europa, un evento per il pubblico di oggi, ma che sarebbe stato gradito al maestro” spiega Daniele Vimini, Vice Sindaco del Comune di Pesaro e presidente del Rossini Opera Festival. “La sua musica e i migliori prodotti della tavola, oggi come nel XIX secolo, faranno da cornice al racconto degli eventi che lo celebreranno nel 150esimo della morte”.

Gli ospiti, accolti all’arrivo a Courmayeur con un “White Carpet” e con l’affascinante musica di Rossini, riceveranno un’accoglienza memorabile: tutte le cabine della funivia, che sono trasparenti e ruotano lentamente per offrire una vista a 360° sul paesaggio, ospiteranno a bordo un talentuoso musicista. Inoltre, nelle postazioni food & beverage, i cantanti d’opera saranno pronti ad intonare le celebri melodie del pesarese più famoso del mondo. Un innovatore straordinario che ha rivoluzionato i canoni del suo tempo, sia sul pentagramma che a tavola. Sarà l’occasione per raccontare i prossimi eventi in calendario: a partire dalla 40esima edizione del Rossini Opera Festival, che nell’anno delle celebrazioni rossiniane sarà ancora più speciale. Una serata che rende omaggio alla natura “doppia” del compositore: immenso musicista, Stendhal lo aveva ribattezzato “il Napoleone della musica”, ma anche raffinatissimo Gourmet. Un innovatore che ha rivoluzionato i canoni del suo tempo sia sul pentagramma che in cucina.

Daniele Antonangeli
Daniele Antonangeli

 

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