Cibo dal mondo, quando la cucina ci fa viaggiare

Viviamo in un mondo ormai globalizzato, in cui merci e persone si spostano senza problemi su tutta la superficie terrestre e fanno viaggiare non solo l’economia, ma anche la cultura dei propri paesi. In una nazione attenta al cibo come l’Italia, ed esposta per natura a influenze culturali da più parti del mondo, è naturale che a interessare di più sia proprio l’aspetto culinario delle varie culture. Alcuni tradizionali cibi di varie nazioni, bisogna ammettere, si sono imposte a livello globale proprio per via di alcuni fattori tra cui la grande rappresentatività che fanno del loro Paese e la grande qualità e particolarità che sono in grado di incarnare.

Non è un caso, dunque, che gli italiani – soprattutto giovani e interessati ad allargare i propri orizzonti culturali con contaminazioni da tutto il mondo – abbiano pian piano volto i propri sguardi alle cucine del resto del mondo, e il fatto di cimentarsi nella preparazione di alcune specialità, è diventato di gran moda, fungendo da base fondante di molte serate in compagnia tra amici. C’è da dire che a dare ulteriore spinta a questa ondata di avventure culinarie è stata la nostra rete di distribuzione di supermercati, che, vista questa crescente attenzione verso l’estero, si è dotata di prodotti specifici, adatti a preparare pietanze straniere– esempi a tal proposito si possono ritrovare nell’anteprima del volantino Eurospin della prossima settimana

Ma quali sono allora queste culture che tanto ci appassionano? Andiamo a vederne due, le più considerate.

IL GIAPPONE

Che il Giappone sarebbe stato il primo a essere citato, era abbastanza scontato. Dobbiamo rilevare che oggigiorno quella giapponese è la cucina più diffusa al mondo. La straordinaria varietà dei piatti, l’incredibile qualità dei prodotti– soprattutto ittici, per via delle acque da cui il Paese è circondato, foriere di meravigliose specie di crostacei e di innumerevoli specie di pesci, spesso introvabili alle nostre latitudini – hanno reso quella giapponese la cultura culinaria più apprezzata a livello globale (superando, secondo alcuni recenti studi, quella italiana). Col tempo sono sorti ovunque ristoranti che offrono i migliori cibi di questa tradizione, sui quali regna incontrastato il sushi.

Per la verità, bisogna dire che in Europa e Stati Uniti siamo spesso abituati a confondere i concetti di sushisashimi. Nel primo caso si tratta di palline di riso con all’interno – o all’esterno – pesce crudo, avocado e altri ingredienti variabili. Con sashimi si intendono invece le tipiche fettine di pesce crudo da mangiare da sole, senza altri condimenti (a eccezione della salsa di soia e, per i più arditi, del wasabi, cioè una pianta tipica giapponese la cui radice tritata risulta estremamente piccante).

Al fianco dei famosi sushi e sashimi, la cucina giapponese offre anche una serie di zuppe, a capo delle quali possiamo citare il Ramen, e molti tagli particolari di carne, apprezzatissima anche nei nostri supermercati.

L’INDIA

La tradizione indiana ha impiegato più tempo di quella giapponese a imporsi anche nel nostro mercato, forse per via di un diffuso e atavico scetticismo verso la qualità e l’igiene che quelle zone del mondo esprimono. Tuttavia, col tempo e con una serie di ristoranti che da qualche anno hanno fatto da apripista a questa cucina, ci siamo accorti che in realtà è molto valida. Lo sappiamo tutti, a regnare nella cultura culinaria indiana sono le spezie, che danno un tocco inconfondibile a tutti i piatti. Su tutte, regna il famoso curry, usato in molti modi ma reso celebre dal tipico pollo al curry, accompagnato da riso basmati. Per qualche motivo questi sapori e questi profumi esotici fanno inevitabilmente viaggiare la mente verso quei paesaggi tipici indiani densi di atmosfere magiche accentuate dalla bellezza e particolarità dell’architettura moghul, rendendo dunque la cucina indiana estremamente affascinante e sempre più diffusa.

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Intervista a Sergio Ruggeri, il bullo di “Baby 2”

Sergio Ruggeri, è la new entry della seconda stagione della fortunatissima serie Netflix “Baby”, ovvero Vittorio, il bullo del liceo. Che cosa hanno in comune Sergio e Vittorio? Davvero nulla, lui, bellissimo venticinquenne romano è un vero bravo ragazzo che ti sorprende per la sua estrema educazione. Insomma, questo è solo l’inizio, lo rivedremo presto sul silver screen.

Come sei entrato a far parte della seconda serie di Baby per Netflix?

La serie di provini a cui sono stato sottoposto è stata lunga, infatti mi avevano già visto per la prima serie, poi ovviamente le cose vanno come devono andare e in quel caso la fortuna non è stata a mio favore. Per la seconda stagione le cose son andate diversamente ed è così che son diventato Vittorio.

Il tuo rapporto con la moda è cambiato dopo essere entrato a far parte nella serie più fashionable che abbiamo in Italia?

Posso dirti che mi appassiona tantissimo il mondo della moda, ambiente di cui ero solo spettatore prima, invece, ora essendo curioso per natura amo vedere il cambiamento e l’evoluzione del settore. Per adesso faccio i miei abbinamenti al meglio, poi avendo suscitato l’interesse di diversi brand tutto diventerà più facile.

Raccontami del momento più esilarante del set di Baby

Al di la del set, in primis dovrei dirti proprio il momento del provino, in quanto i due registi che sono Andrea De Sica e Letizia Lamartire, non ti chiedono di portare esattamente il copione, anzi ti lasciano la libertà di improvvisare. E questo non avere troppe indicazioni ti lascia lo spazio di fare qualsiasi cosa pur di convincerli che sei tu la persona giusta. Invece come scena recitata, senza dubbio la festa di Halloween, che si è svolta in un castello, ed eravamo veramente in tanti, tutti truccati e vestiti fino a notte fonda. È stato davvero magico.

Sei il bullo della scuola, ti è mai capitato nella vita reale di assistere a qualcosa di simile?

Nella serie il mio personaggio è davvero una persona orribile che punta l’attenzione sul terribile fenomeno del bullismo, per fortuna non ho mai dovuto assistere né come vittima né come carnefice a qualcosa di simile. Conoscendomi se mi capitasse non starei a guardare, anzi cercherei di aiutare il più debole.

Che tipo di attore sei? Hai fatto studi o è tutta farina del tuo sacco?

Inizialmente sono stato autodidatta, però per svolgere questo mestiere bisogna avere il maggior numero di strumenti possibili per andare avanti, infatti quando non sono impegnato a girare studio. Frequento una scuola di allenamento, dove mi sento libero di esprimermi al meglio e credo mi stia aiutando tantissimo.

Quanto sei consapevole dell’essere “gnocco” e quanto pensi ti possa aiutare nel tuo lavoro?

Non voglio essere ipocrita, quindi posso solo dire di essere riconoscente ai miei genitori per il lavoro svolto! Però allo stesso tempo so che questo è solo il biglietto da visita, poi ognuno di noi ci deve mettere del suo per portare avanti l’azienda.

Che cosa ti rende più felice?

I rapporti stretti con le persone che mi circondano, ho una comitiva di amici non numerosissima, ma contano davvero molto per me. E poi anche in famiglia so che quando ho bisogno posso contare su tutti. Non posso non dire però che amo viaggiare, infatti ho fatto un road trip a piedi in Malesia per un mese l’estate scorsa, solo uno zaino da quindici kg e due amici, ho avuto modo di visitare dei luoghi incredibili.

Invece che cosa ti fa arrabbiare maggiormente?

Mi altero per le questioni di principio, soprattutto con le persone che non mantengono la parola o ancor peggio, quando si prendono troppa confidenza e risultano maleducate.

Crediti foto: Ernesto S. Ruscio/Getty Images for Netflix

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Intervista a Pino Lerario, direttore creativo di Tagliatore

La creatività di Pino Lerario è alla base delle collezioni Tagliatore. Lo studio sul prodotto prima di tutto, la cura maniacale per il dettaglio , per i bei tessuti continuamente aggiornati al fit moderno, che rendono il brand un’eccellenza italiana da sempre sinonimo di eleganza.

Come nasce l’ispirazione nel tuo lavoro?
Parto sempre dai luoghi e dei paesaggi, per fortuna è facile e mi sento privilegiato, poiché tutte le mattine quando lavoro sono circondato da qualcosa di mistico che è il panorama della Valle d’Itria. Voglio trasmettere le stesse emozioni che provo quando creo i capi. Mi piace definirmi un sarto completo. Io immagino e realizzo. Parto dal disegno, faccio il modello e poi cucio e indosso. Il capo prima di entrare in produzione deve essere qualcosa di perfettamente fluido. E’ questo che mi piace del mio lavoro, avere il controllo su ogni singolo capo, per renderlo unico e speciale, come l’uomo che lo indossa.

Quale è il segreto dell’eleganza maschile oggi?
Sicuramente nelle ultime stagioni stiamo assistendo ad un cambiamento nelle vestibilità, con linee più morbide e sciancrature più armoniche. Realizziamo capi in linea con i dettami della moda, aggiorniamo i fit, pur rimanendo sempre fedeli all’immagine e all’identità del brand. L’utilizzo di materiale pregiati, i dettagli sartoriali, la vestibilità rigorosa sono gli elementi dell’eleganza.

Tre aggettivi per descrivere il tuo stile
Artigianalità intesa come utilizzo di materie prime di alta qualità e attenzione al dettaglio, Tradizione 

Il tessuto che ami di più?
Il tessuto che amo di più è sicuramente il saxony, un tessuto in lana cordata o pettinata che ottiene il suo nome dalla sua zona di provenienza ovvero la Sassonia, su cui si ottiene il Principe di Galles, elegante e senza tempo. 

I capi irrinunciabili per l’uomo questa stagione
Sicuramente le giacche. I revers molto grandi rappresentano una scuola di sartoria, difficilmente si trova una giacca così in confezione, sono il nostro DNA e ci saranno sempre. Il problema è che quando indossi una giacca con i revers normali non ti senti più a posto. Non puoi più farne a meno, come per le linee sciancrate e di carattere.

Cosa non può mancare nella tua valigia quando viaggi?
Quando viaggio, ciò che non deve mai mancare è un blazer nero. È sicuramente un capo passepartout con cui realizzare ogni tipo di look, dal denim ad un pantalone più elegante e che non deve mai mancare nel guardaroba maschile.

Libro preferito o che ci consigli di leggere?
Consiglio di leggere l’ultimo libro di Donato Carrisi, L’uomo del Labritinto. Donato è un uomo con moltissimi talenti e la sua ultima opera è un thriller psicologico che tiene il lettore con il fiato sospeso. 


Si era parlato dell’apertura di uno store a Milano, come prosegue il progetto?
L’espansione retail è sicuramente tra le nostre priorità. Milano, è la città da dove partiremo a brevissimo. 

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Arredare casa con gusto e creatività

I segreti dell’interior design a portata di mano

Tutti vogliono sentirsi a proprio agio nella loro casa. Riuscirci, per fortuna, non è una questione di dimensioni o di mezzi, ma principalmente di creatività e personalità. Non serve investire grandi somme, ma come spesso si usa dire “less is more”. Anche per quel che riguarda il portafogli. Seguendo le giuste indicazioni e tenendo d’occhio gli sconti nei negozi, è possibile arredare la propria casa con gusto senza spendere capitali.

Sempre più persone infatti comprano il minimo indispensabile e poi si danno al fai da te, creando complementi d’arredo che rendono ogni ambiente unico e personale. Questa scelta, oltre a rispecchiare il pensiero green sempre più rilevante al giorno d’oggi, è davvero azzeccata in termini stilistici. Vediamo insieme qualche consiglio su come rendere sempre più accogliente la propria casa e su dove trovare i complementi d’arredo migliori al giusto prezzo.

Una questione di colore

Scegliere i colori giusti è davvero fondamentale quando si organizzano gli spazi di una casa. Ovviamente ognuno ha i suoi gusti, ma vanno prese in considerazione soprattutto le dimensioni di ciascuna stanza. I colori chiari sono l’opzione perfetta per gli ambienti piccoli: non assorbono la luce al suo passaggio e danno l’impressione che il locale sia più ampio e luminoso. Puntare su colori neutri non è mai sbagliato, perché sono una base perfetta per altri tocchi di colore che possono essere più audaci. Infatti, avendo delle pareti a tinta neutra sarà più facile “giocare” con i complementi d’arredo, quali tende e divani colorati. Anche in cucina vige lo stesso principio: potremmo inserire alcuni elettrodomestici colorati (per esempio il frigorifero) per vivacizzare l’atmosfera. Per trovare alcune idee su utensili da cucina colorati basta navigare online, dando uno sguardo per esempio al catalogo Tupperware o alle offerte contenute nel catalogo Stanhome 2019. Questi permettono di avere sempre tutte le offerte disponibili in tasca e di risparmiare parecchio. Particolari e accessori colorati sono sempre un buon modo per donare calore e personalità ad ogni angolo della propria casa, occhio però a non esagerare! Un’accozzaglia di colori ammucchiati senza senso rischia di dare un’impressione di disordine e confusione.

Giochi di luce e spazi

Se una volta si puntava a creare case con spazi ampi e molti locali, la tendenza moderna (data anche dalla situazione economica di molte famiglie) è quella di abitare in appartamenti più piccoli. Per questo è importante fare di tutto per rendere meno opprimenti queste stanze e dare sempre l’impressione di aver più spazio. Per ottenere questo risultato si possono per esempio installare porte a vetro o intere vetrate per dividere alcuni spazi, oppure installare specchi su pareti scelte con cura. Gli specchi sono complementi d’arredo utilissimi perché uniscono tre funzioni: una pratica, una estetica e una strutturale. Alcune case, inoltre, hanno dei soffitti più bassi del normale. Per ovviare a questo problema dovremmo scegliere dei mobili bassi: in questo modo il soffitto sembrerà più alto e sarà più piacevole stare nell’ambiente.

Gli accessori fanno la differenza

A tutti piace risparmiare, perché risparmiare denaro significa spesso anche risparmiarsi sofferenze. Per fortuna non servono chissà quanti soldi per imprimere la vostra personalità alla vostra casa: bastano pochi accessori scelti con cura. Tende, tappeti, cuscini, soprammobili… tutti questi complementi d’arredo dicono molto di noi e permettono di dare un taglio personale ad ogni stanza. Non serve andare in negozi di alta fascia per trovare gli accessori perfetti per noi, ma basta un po’ di fantasia.

Per le personalità più estrose esistono interi negozi che si occupano esclusivamente di piccola oggettistica per la casa, che possono dare davvero un tocco in più a un ambiente altrimenti banale. Per trovare idee e suggerimenti da cui prendere spunto, andare su Internet e cercare per esempio: Tiger catalogo 2019. Potremmo attingere a moltissime idee senza muoverci da casa e senza usare volantini cartacei; un ottimo modo per proteggere anche l’ambiente.

Gli elementi di design vanno dosati con equilibrio. Si può eccedere un po’ magari nella stanza dei bambini, ma attenzione a non trasformare la casa in un negozietto dell’usato, riempiendolo di chincaglierie e infiniti soprammobili. Partendo da una base neutra, basta aggiungere gradualmente complementi d’arredo e accessori che rispecchiano la nostra personalità, finché non ci sentiremo veramente a casa

Contenuto sponsorizzato da Kimbino.

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Palestre Milano: gli indirizzi da scoprire

Il mese di Ottobre rende ufficiale l’autunno in città ed è il periodo migliore per sperimentare o iniziare nuove attività sportive. Tra novità e indirizzi del cuore, ecco i migliori club e discipline con cui tenerci in forma tutti i giorni.

Ceresio 7 Gym & Spa 

Un club dove l’esperienza fitness è davvero unica. Passione per lo sport, per la bellezza e per il benessere psico-fisico è esaltata dai massimi standard di qualità e assistenza al cliente. L’approccio parte dall’allenamento mirato e dall’applicazione di tutte le metodologie esistenti per incrementare la performance in qualsiasi disciplina praticata, sia a livello atletico sia amatoriale, favorendo uno stato di benessere a 360° gradi che interessa anche la bellezza e la cura della persona.

Dove: Via Ceresio 7, Milano

 Pilates Suite Brera

Un boutique studio dotato di tutte le ultime novità tecnologiche che evoca l’atmosfera accogliente e lussuosa di una suite d’hotel o di una elegante casa privata. Corsi di Stott Pilates®, approccio contemporaneo ed evoluto al metodo originale di Joseph Pilates, ma anche yoga, prepugilistica, kick boxing, ballet barre workout e ginnastica posturale. Si eseguono inoltre trattamenti terapeutici di riflessologia plantare, massoterapia, osteopatia, chinesiologia, anatomia della schiena e recupero funzionale.

Dove: via Fiori Chiari 14, Milano.

Barry’s Bootcamp

L’allenamento è basato su una combinazione efficace di un high intensity interval training, ossia 30 minuti di esercizi cardio su tapis roulant, 25 minuti con pesi liberi, bande e altri attrezzi per il corpo libero. Ogni giorno le classi ci propongono il training di un gruppo muscolare diverso. Non sono previsti costi di iscrizione o abbonamenti, ma qualora ci prendessimo gusto è possibile acquistare dei pacchetti convenienti. 

Dove: Via Senato 36, Milano.

Performante Fitness

Uno nuovo spazio a Milano dove ottenere le migliori performance per l’allenamento e gli altri sport in modo funzionale alla vita quotidiana.  Le strutture e le attrezzature sono pensati per l’allenamento funzionale anche a circuiti. Le novità per questa stagione sono gli small group, piccoli gruppi da 3-4 persone per un allenamento funzionale e coinvolgente.

Dove: Via Emilio Morosini, 32 Milano.

MÖT Studios

Uno studio con una nuova concezione di allenamento senza vincoli, né iscrizioni che ha l’obiettivo di offrire una scelta personalizzata di corsi per tutti i livelli, in un ambiente studiato nei minimi dettagli. Tra le classi prenotabili: power stretch, mat pilates, trx, yoga e MATRX un nuovo e originale sistema di allenamento che sfrutta la gravità e il peso del corpo.

Dove: Viale Francesco Crispi 3, Milano.

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“PUBLIC SPEAKING & STORYTELLING”: EVENTO SPECIALE DI BRUNO VETTORE

“Parlare efficacemente in pubblico valorizza idee, progetti e persone”, questo afferma Bruno Vettore, manager di riferimento nel real estate italiano, con esperienza trentennale al vertice di aziende come Tecnocasa, Pirelli RE, Grimaldi, Gabetti, FCgroup.

Da sempre attento studioso delle tematiche afferenti la formazione e la valorizzazione del “Capitale Umano”, è stato relatore in oltre 1000 seminari e conferenze, con circa 50.000 partecipanti ai suoi corsi ed eventi aziendali dedicati allo sviluppo del potenziale personale e professionale.

Ho sempre pensato che la capacità di comunicare possa creare empatia e coinvolgimento tra le persone e rendere più agevole il raggiungimento di obiettivi e risultati” dichiara Vettore a margine della giornata formativa “Creare e Motivare Team di Successo” tenuta recentemente a Milano di fronte ad una platea di oltre 70 professionisti ed imprenditori.

Ritengo che le aziende debbano, attraverso la formazione dei propri collaboratori, favorire processi comunicativi più fluidi ed inoltre  consiglio a coloro che hanno ruoli di responsabilità di migliorare ed affinare le proprie capacità di parlare al loro pubblico, interno ed esterno” conclude Vettore.

L’evento che si terrà il prossimo 21 novembre a Milano, “PUBLIC SPEAKING & STORYTELLING”, permetterà a manager, professionisti e imprenditori di migliorare l’approccio alla comunicazione durante un meeting, davanti ad una telecamera o semplicemente in una riunione di lavoro.

(Per  informazioni [email protected] / 02.36566067)  

Bruno Vettore è uno dei maggiori protagonisti del real estate  italiano, con esperienza trentennale al vertice di aziende come Tecnocasa, Pirelli Real Estate, Grimaldi, Gabetti.Nell’aprile del 2011 riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”, conferita con decreto dal Presidente della Repubblica.Dopo l’uscita del primo libro nel 2013 “ Trent’anni di un avvenire”, nel febbraio 2017 pubblica “ I 10 pilastri della leadership”, short book sul tema della leadership applicata nel concreto.Nel dicembre del 2015 riceve il “Premio alla Carriera”, nell’ambito dei prestigiosi Real Estate Awards, importante manifestazione che premia le eccellenze del settore immobiliare nazionale. Attualmente è nel board di diverse aziende  ed a capo della sua società BV INVEST, che si occupa di consulenza strategica, formazione manageriale, network development e real estate advisory. www.brunovettore.it 

Eva Green: 9 curiosità sull’attrice di The Dreamers

Eva Green, la tanto acclamata attrice di The Dreamers, nasce a Parigi il 6 luglio del 1980, da Marlene Jobert attrice di origine algerina e di famiglia con origini ebraiche, che ora ha deciso di intraprendere la carriera di scrittrice per bambini. Il padre, Walter Green, è un dentista svedese di origini bretoni che apparve nel film “Au hasard Balthasar” nel 1966 ed è il fratello di Marika Green, attrice molto conosciuta.

Tornando alla biografia di Eva Green possiamo dirvi che ha studiato alla American School di Parigi, per poi laurearsi invece alla Saint Paul Drama School.

A soli 20 anni si trasferisce a Londra per circa 10 settimane, dove segue un corso di arte drammatica presso la Weber Douglas Academy e prosegue gli studi di regia alla Tisch School oh Arts di New York.

La sua passione non era in realtà quella di fare l’attrice ma quella di diventare una egittologa, ma una volta rientrata in Francia comincia a comparire in alcune rappresentazioni teatrali.

Sin da bambina ha vissuto in ambiente cosmopolita e multiculturale ed oggi è una grande sostenitrice dell’Unicef.

Ha una sorella gemella di Nome Joy, sposata con un nobile italiano, che Eva Green va a trovare in Normandia appena possibile.

Vi lasciamo con qualche curiosità.

9 curiosità su Eva Green

La bellissima attrice Eva Green definita da Bernardo Bertolucci, “talmente bella da essere indecente”, ha studiato intensamente per ben due mesi inglese con un insegnante privato per poter recitare la sua parte in The Dreamers, ma non finiscono qui le curiosità, eccone altre 5.

  1. Maxim nel 2006 ha collocato Eva Green al 16° posto al mondo nella classifica delle donne più hot.
  2. E’ convinta che esistano forze sovrannaturali che influenzano il nostro destino
  3. Eva green è fra le attrici più pagate d’Europa
  4. Non ama per niente lo shopping e le boutique di alta moda, preferisce andare per musei e mostre d’arte.
  5. L’attrice di The Dreamers è stata anche testimonial per Emporio Armani e Campari, due grandi Brand internazionali.
  6. Non è solo una grande attrice, ma compone anche musica e canta.
  7. Fra le sue passioni poco convenzionali possiamo citare quella di collezionare insetti e ossa.
  8. Ama passeggiare col suo terrier e cucinare.
  9. Non ama i social non ha un profilo Instagram e non parla della sua privata, che al momento è davvero un mistero.

Conoscere, capire e conquistare l’Asia

Un’analisi su come cambia il servizio al consumatore nel retail asiatico

“Investire sulle persone e sui rapporti personali e sul servizio al consumatore” è il messaggio emerso dalla Conferenza sul retail in Asia al Palazzo delle Stelline su iniziativa di Texere Advisors, azienda specializzata nell’accompagnare i marchi europei nel loro processo di espansione retail nei mercati orientali.

La tavola rotonda ha visto interventi di manager italiani e retail asiatici, tutti concordi nel sottolineare l’importanza del rapporto personale e fiduciario che è necessario sviluppare nel fare affari in Asia. Rapporto di fiducia fra partner, come hanno evidenziato Frederick Yuson, uno dei maggiori distributori di marchi di arredamento internazionale nelle Filippine, e Marianna Potocco, quinta generazione dell’omonimo marchio centenario di arredamento di Manzano.

Paolo Selva di Boggi Milano ha inoltre posto l’accento sulla formazione del personale di vendita dei negozi, che devono trasmettere l’esperienza del Made in Italy e saper interpretare le esigenze del consumatore asiatico. Al riguardo Michel Phan, docente di marketing del lusso presso la francese emlyon Business School, registra una crescente competenza dei consumatori asiatici, soprattutto cinesi, nei confronti del prodotto europeo, e come questo aumenti  le loro aspettative di customer service e esperienza nel punto vendita, sempre più un centro esperienziale dove immergersi nel lifestyle del marchio.

Nicholas Bradstreet di Savills Hong Kong ha invece spiegato l’importanza della location in Asia, e di Hong Kong come principale porta di ingresso, e la centralità dei centri commerciali rispetto ai negozi su strada, sottolineando l’importanza dei rapporti con i landlord per qualsiasi marchio interessato ad entrare sul mercato.

Entrare in Asia richiede differenti approcci, ha aggiunto Jason Ahn, noto distributore di marchi di arredamento di lusso in Corea, e il marchio europeo deve capire come affrontare i vari Paesi in base alle proprie capacità e brand awareness. Non esiste quindi una ricetta univoca, e comunque, come sostiene Qihui Huang, distributore di marchi di illuminazione in Cina,  bisogna essere attrezzati, con un prodotto che si differenzi, abbia una qualità eccellente e sia innovativo, un marchio riconosciuto con una storia da raccontare.

In definitiva, l’Asia resta una mercato strategico eppure complesso e che dà risultati nel lungo periodo. Le differenze culturali, le varie normative, la competizione degli altri marchi e la complessità dei numerosi social media e della loro gestione, lo sviluppo di piattaforme di ecommerce molto sofisticate; tutto questo, come ha concluso Andrea Bonardi, Managing Partner di Texere Advisors, dev’essere messo in conto quando ci sia appresta a sbarcare in Asia.

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La guida completa su Napoli

Quando penso alla perfezione di una lingua, ai giochi di parola, ai modi di dire più bizzarri, alle parole più bislacche, mi viene in mente il napoletano. Perchè i napoletani hanno quella capacità, quel dono di sintesi, che permette di spiegare un intero pensiero, in un solo termine; dentro quel termine, troviamo mille colori e sfumature che non solo descrivono un concetto, ma che facilitano la sua comprensione perchè è come il disegno di un’atmosfera, di un mondo. Così, “mbuttunato”, sarà quel cibo imbottito, farcito, carico di olio e insaporito, non rappresenterà un semplice ripieno, ma si vedrà comparire, al suono di quella parola già cicciotta che riempie anche le labbra, tutto il colore di un condimento, il rosso di un pomodoro, il giallo ambrato dell’olio.


I napoletani sono come le loro parole, ricchi e carichi di vita, li trovi a vendere presepi per le vie del centro, cornici di fantasiosi personaggi in miniatura intenti nei lavori più umili, pastori, massaie, tosatori, panettieri, in fila per i banconi pronti per entrare nelle vostre case, e il desiderio è quello di comprarli tutti per quella minuziosa capacità caricaturale, che trasforma una semplice casa alta due spanne appena, in un set cinematografico alla Hitchcock, dove piccole lanterne illuminano desolate case “sgarrupate”.

La via dei Presepi

I sapori di Napoli


Napoli è l’abbondanza di una frolla ripiena di crema alla ricotta e semolino (ottima alla Pasticceria Leopoldo di via Benedetto Croce, pieno centro storico); è il rito del caffè accompagnato dal babbà al bicchiere, da gustare in piedi alla Pasticceria Scaturchio, vera Mecca dei buongustai, perchè se dobbiamo concederci il rito della pausa e di una chiacchierata, non può mai mancare la leziosità di un dolcetto.

Saporita come quella fatta in casa, ma solo se avete mamma di origini partenopee, la pasta al ragù del Tandem, in Calata Trinità Maggiore 12, succosa salsa di pomodoro e carne, che ben si sposa con gli scialatielli, tipica pasta fresca della Costiera Amalfitana.
Per gli amanti della street food, la monumentale “pizza a portafoglio” da Di Matteo, una pizza piegata in quattro, servita in carta assorbente, da mangiare rigorosamente in piedi per le vie di Napoli in un meditativo silenzio: ascoltate solo le vostre papille gustative e l’estrosità dei piccoli scugnizzi che vociferano accanto (scopri di più su LiveNapoli)

Anatema per eccellenza, la devozione dei napoletani per San Gennaro non ha eguali. Ai lati del Duomo di Napoli, la cattedrale metropolitana di Santa Maria Assunta, una cappella custodisce le reliquie del santo patrono; è la chiesa più importante della città, che attira ben tre volte l’anno i credenti di tutto il mondo a mani giunte, nell’attesa dello scioglimento del sangue di San Gennaro.

Nella cripta, accessibile tramite delle scale semicircolari, compare protagonista l‘Oliviero Carafa in preghiera, il cardinale che nel 1497 riportò in città le reliquie di san Gennaro, fino ad allora nascoste nel santuario di Montevergine di Avellino. Il soffitto presenta 18 cassettoni raffiguranti Santi e cherubini, sono altorilievi scultorei ad opera di Tommaso Malvito; tutto l’ambiente è un’alcova marmorea dai candidi colori del Paradiso, un luogo pregno di energia e di mistero.

Il Museo di Capodimonte


Salendo verso il rione Sanità, tra viuzze che di giorno sembrano semi abbandonate, ma vive di panni stesi, si arriva al Museo e Real Bosco di Capodimonte, 15000 metri quadri di area espositiva e un patrimonio di circa 47000 opere. Immerso nel parco Real Bosco, area verde cittadina che attira oltre il milione di visitatori ogni anno, il palazzo fondato nel 1738 da Carlo di Borbone, re di Napoli dal 1734, destinato a ospitare la collezione ereditata dalla madre Elisabetta Farnese, capolavori dal 200 ad oggi di cui fanno parte alcuni grandi nomi della pittura nazionale e internazionale: Parmigianino, El Greco, Guido Reni, Raffaello, Tiziano…


Parmigianino – Ritratto di giovane donna, detta Antea – 1535

Una donna dai nobili tratti e dalle vesti alla moda di una Italia cinquecentesca, ci guarda dritto negli occhi, ci affronta senza timore. I capelli sono acconciati con una scriminatura centrale e adornati da una grossa treccia a mo’ di cerchietto da cui pende, decorandola, una luminosa perla. Due i pendenti ai lati del volto e una abbondante tunica di stoffe pregiate con sbuffi alle maniche, che ne ingrandiscono la figura, rendendola maestosa e degna di rispetto. Quasi sproporzionato il braccio destro nella sua dimensione, una forza quasi mascolina che regge una pelliccia di martora e una catena di cui non si vedono i confini. La mano sinistra gioca con una collana e il mignolo porta un anello con rubino.

Nel 1671 lo scrittore Giacomo Barri affermò che il ritratto di Parmigianino rappresentasse Antea, una cortigiana romana descritta dallo scultore Benvenuto Cellini e dall’umanista Pietro Aretino. Ma sebbene l’opera sia conosciuta con questo nome, l’ identificazione non è corretta, per gli abiti che indossa e per l’espressione fiera di una bellezza piuttosto idealizzata.

Parmigianino- Lucrezia 1539-50

Lucrezia è il dipinto della dignità, del coraggio di andarsene quando onore e orgoglio sono più importanti della vita stessa. La martire romana è spinta al suicidio dopo lo stupro subìto da un soldato etrusco; la morta diviene l’unica soluzione al disonorevole gesto.
Lucrezia appare luminosa su uno sfondo nero china, l’abito cade scoprendole il seno e regalandole una carica erotica seppure nel gesto violento di una pugnalata nel petto. Nè sangue né espressioni di dolore per il dipinto di Parmigianino, piuttosto la valorosa bellezza di una dea che si sottrae alla crudeltà umana, rimanendo pura per l’eternità.

Artemisia Gentileschi – Giuditta e Oloferne 1612-13

Con le braccia tese e la spada in pugno, l’eroina ebraica Giuditta taglia la testa del generale babilonese Oloferne. La sua serva Abra tiene ferma dall’alto la vittima, il cui sguardo già rotea, all’indietro nell’oblio. Le due hanno sorpreso il generale nella sua tenda ubriaco e inerme. Gentileschi cattura il momento saliente dell’azione, quando il sangue di Oloferne scivola via con la sua vita, macchiando le sontuose lenzuola.
Questa scena è tratta dal Libro di Giuditta dell’Antico Testamento, in cui ella salva la sua città di Betulia dall’assedio dell’esercito di Oloferne. Gli storici dell’arte ritengono che il dipinto della Gentileschi possa avere una componente autobiografica. Nel 1611, Artemisia aveva subito uno stupro da parte di Agostino Tassi, pittore apprendista nella bottega di suo padre Orazio. Il processo aveva disonorato Artemisia, mentre Tassi era stato condannato per il reato ma rilasciato meno di un anno dopo. Artemisia potrebbe essersi ritratta nella figura di Giuditta per ottenere, almeno in pittura, quella giustizia che drammaticamente le era mancata nella vita reale.

Vero fiore all’occhiello di Museo Capodimonte, la collezione De Ciccio, donata dallo stesso allo Stato italiano nel 1958 e costituita da smalti limosini del ‘500, avori, porcellane Ginori e di Messein, maioliche italiane, ceramiche persiane, tessuti e ricami, preziosi argenti, piccole sculture, leziosi ventagli, orologi, vetri veneziani, bronzetti, deliziose tabacchiere e astucci decorati a mano, piccole ampolle da profumo con decori in rilievo, eleganti porta-ciprie, una serie di galanterie da far girar la testa alle donne più vanitose.

Nella sezione di Arte Contemporanea, spicca una figura importante dell’Arte Povera: Mario Merz, con l’installazione “Shock Wawe” (Onda d’Urto – 1987)

L’artista reinterpreta oggetti prelevati dal quotidiano, realizzando installazioni multimateriche che indagano la relazione tra energie naturali e culturali. Tra le massime figure dell’arte povera, Merz mette in fila pile di quotidiani stampati e distribuiti a Napoli, su cui poggia i numeri della successione Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei due numeri precedenti. A sormontare i giornali, degli archi di metallo incrociati e aperti verso l’esterno, che rimandano all’energia incanalata dalle forze in campo e che evoca la struttura di un’architettura primordiale e precaria, analoga a quella dell’igloo presente in molte opere ambientali dell’artista.

L’Artemisia Domus

Punto strategico per un pernottamento all’insegna del relax, l’Artemisia Domus nel pieno centro di Napoli, tra Piazza del Gesù e Spaccanapoli, la luxury Guest House con possibilità di avere jacuzzi in camera e sauna privata.
Artemisia Domus omaggia la grande pittrice Artemisia Gentileschi, che nel 1630 visse una parentesi partenopea; è un palazzo del ‘700 ristrutturato ma che conserva il fascino del suo passato, tutte le finestre delle camere affacciano su Castel Sant’Elmo e sulla Certosa di San Martino; altissimi i soffitti sormontati da travi in legno a vista, pavimenti in parquet, letti king size e suite insonorizzate. Se le lunghe passeggiate turistiche vi affaticano, potete prenotare un massaggio privato in camera, oppure farvi consigliare dallo staff per una gita in barca, una escursione in motoscafo verso la Costiera, un tour all’insegna del gusto.


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A Roma si accende la Festa del Cinema fra grandi star, ecologia e donne di polso

Roma città del cinema di ieri, oggi e forse anche di domani, fulcro di grandi progetti di rilievo culturale e palcoscenico delle star e dei grandi professionisti del cinema. Capitale internazionale della cultura e dell’arte con tante magnifiche mostre al suo attivo, Roma è ancora la grande bellezza, con buona pace di Salvini e di Feltri.

La quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma che tiene banco fino al 27 ottobre nelle sale dell’Auditorium del Parco della Musica della capitale, entra nel vivo schierando sul tappeto rosso una parata di stelle di prima grandezza della settima arte.

Apre le danze Bill Murray, interprete di Ghostbusters e di film acclamati a livello mondiale, insignito di un premio alla carriera consegnatogli da Wes Anderson, cineasta a sua volta osannato anche nella moda (Fendi, Prada, Louis Vuitton) per il suo temperamento visionario e la surreale ironia. Insieme a lui sul red carpet anche Frances McDormand e Edward Norton.

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ROME, ITALY – OCTOBER 17: Edward Norton attends the “Motherless Brooklyn” red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 17, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)

L’attore di film memorabili come ‘American History X’ e ‘Fight Club’, arriva a Roma direttamente da Hollywood per presentare il suo ‘Motherless Brooklyn-i segreti di una città’, un kolossal distribuito da Warner Bros.Pictures presentato in anteprima in questi giorni a Roma e nelle sale italiane dal 7 novembre.

Un noir metropolitano sullo sfondo di una cupa Brooklyn anni’50 e tratto dal romanzo di Jonathan Lethem ambientato invece negli anni’90, scritto, diretto, interpretato (e prodotto) da Edward Norton. Vi si racconta la vicenda di un solitario detective, il timido Lionel Essrog (Edward Norton) affetto da sindrome di Tourette e alle prese con un caso spinoso di un delitto: l’omicidio del suo mentore Frank Minna (Bruce Willis) che cambia la sua vita.

Nelle indagini sulla morte di Frank lo aiuta il direttore di un giornale (Bobby Cannavale). Nel cast spiccano Willem Dafoe, Alec Baldwin e la minuta Gugu Mbatha-Raw. Un film solido con una suggestiva fotografia e un montaggio secco e scanzonato. Una storia stimolante fra corruzione, malaffare e razzismo, in cui, secondo il regista Norton, possiamo cogliere forse le tracce della situazione americana politica attuale “un’ombra sul potere che vediamo in azione anche in Europa e in America Latina” dice il cineasta.

Norton, geniale e riservato, che descrive la malattia del protagonista Lionel come ‘un anarchico dentro di me’, è stato al centro di un interessante incontro ravvicinato con il direttore artistico della festa del cinema di Roma Antonio Monda. Sul suo red carpet, il più rutilante e mondano di tutta la kermesse della festa fino ad ora, oltre alla moglie Shauna Robertson, sfilano lo scrittore Bret Easton Ellis (a sua volta protagonista di un bell’Incontro ravvicinato), Pif, Luca Barbareschi, John Turturro, Bobby Cannavale, Federica De Denaro in Gattinoni Couture, Yvonne Sciò, Lunetta Savino, Gianni Letta e signora.

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Motherless Brooklyn. PH: Glen Wilson. Courtesy of Warner Bros – All rights reserved.

E in tema di big del cinema di Hollywood presenta a Roma il suo ultimo film, il documentario evento ‘Pavarotti’, il grande regista Ron Howard. Dopo l’eclatante celebrità raggiunta con il suo ruolo in ‘American graffiti’ del 1973 e del lentigginoso Richie nel popolare telefilm ‘Happy Days’ del 1977, il cineasta passa dietro la macchina da presa firmando alcune delle pellicole più famose della storia di Hollywood: da ‘Willow’ e ‘Cocoon l’energia dell’universo’ ad ‘Apollo 13’, dal ‘Codice da Vinci’ a ‘A beautiful mind’, da ‘Splash una sirena a Manhattan’ fino al più recente ‘Rush’, solo per citarne alcuni.

A Roma Howard porta la sua ultima fatica sul grande tenore italiano che duettò con molte star del pop; il docufilm distribuito da Nexodigital sarà nelle sale solo il 28, 29 e 30 ottobre. Ron Howard sceglie un approccio intimo per raccontare la storia di Pavarotti: si è spinto oltre l’iconica figura pubblica per rivelare l’uomo.

Grazie all’accesso esclusivo agli archivi di famiglia e al vasto materiale musicale ripreso dal vivo, il documentario fa emergere la storia personale dell’artista: dalle sue umili origini nel Nord Italia (era figlio di un fornaio) fino allo status di superstar mondiale, amico di Gianni Versace e della Principessa Diana.

Attraverso le immagini e la musica di ‘Pavarotti’ gli spettatori conosceranno meglio il cantante come marito e padre, filantropo e artista sensibile, che ha avuto una relazione complessa con il suo talento e con un successo senza precedenti.

Anche Ron Howard ha partecipato, in veste naturalmente di protagonista, all’incontro ravvicinato con il pubblico della Festa, nel quale il grande cineasta, che ha militato anche per Barack Obama, ha ricordato i momenti magici della sua strepitosa carriera.

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Foto Emanuele Manco / Fondazione Cinema per Roma

E passiamo a Martin Scorsese, 76 anni, premio Oscar per ‘The departed’ e 12 nomination all’Oscar, che a Roma presenta il suo nuovo, epico film sulla mafia dagli anni’50 fino a oggi, l’attesissimo ‘The Irishman’ reso possibile da Netflix come tiene a sottolineare il regista di ‘Taxi driver’ e tratto dall’omonimo romanzo di Charles Brandt.

Il film sarà nel cinema dai primi di novembre e dalla fine di novembre anche sulla piattaforma Netflix. Protagonisti tre giganti del grande schermo riuniti insieme dopo anni, Robert De Niro nei panni del gangster e sindacalista Frank Sheeran, Al Pacino (che potrebbe avere un Oscar per la sua magistrale interpretazione di Jimmy Hoffa, il sindacalista dei camionisti colluso con la mafia) e Joe Pesci (Russell Bufalino, che nella storia è il mentore e l’amico fidato di Frank).

Il film, che ha attratto anche il presidente della repubblica Sergio Mattarella presente alla prima romana alla Festa insieme a Maria Elena Boschi avvolta in lungo di pizzo nero, riunisce anche De Niro e Scorsese 20 anni dopo ‘Casinò’. Una vicenda avvincente di tre ore e mezza di durata che ripercorre oltre cinquant’anni di storia americana, evidenziando le connessioni fra la criminalità organizzata e i palazzi del potere, soprattutto all’epoca dei Kennedy e di Nixon.

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THE IRISHMAN (2019): Ray Ramano (Bill Bufalino ) Al Pacino (Jimmy Hoffa) and Robert De Niro (Frank Sheeran).

Nel cast troviamo nuovamente Bobby Cannavale, stavolta nella parte del macellaio malavitoso Skinny Rasoio (questo è il terzo film che l’affascinante attore italo-americano presenta a Roma in questa edizione della Festa, dopo ‘Jesus Rolls’ e ‘Motherless Brooklyn’), Harvey Keitel nei panni del boss Angelo Bruno e Anna Paquin che nel film è la figlia di Frank Sheeran, Peggy.

Il veterano del cinema a stelle e strisce spezza una lancia affilata a favore di Netflix e gli effetti digitali CG che gli hanno consentito di ‘ringiovanire’ artificialmente i suoi ‘amici’ attori senza dover ricorrere a interpreti giovani per interpretare i personaggi chiave del film contestualizzati nel passato. A chi lo accusa sottilmente di maschilismo il regista replica seccamente:“Forse non lo ricordate, ma ho diretto molte donne nella mia carriera, da Liza Minnelli in ‘New York New York’ a Michelle Pfeiffer e Winona Ryder in ‘L’età dell’innocenza’”.

Le donne sono vere e proprie eroine della Festa di Roma numero 14. Tanto per cominciare alla Festa del Cinema sono presenti con i loro film 19 registe. In attesa del premio alla carriera a Viola Davis e dell’ultimo film di Cristina Comencini ‘Tornare’ con la grande Giovanna Mezzogiorno, sul red carpet sfila l’elegantissima Fanny Ardant, 70 anni portati splendidamente e protagonista, insieme a Daniel Auteuil e Guillaume Canet, del film ‘La belle époque’ di Nicolas Bedos, film romantico e ben strutturato sulla nostalgia e il desiderio, sull’amore e la vita, sul raporto fra sogno e realtà.

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Festa del Cinema di Roma 2019 – Red Carpet La belle epoque | foto Luca Dammicco / Fondazione Cinema per Roma

‘Je ne regrette rien’ dice l’attrice ironica alla fine dell’intenso incontro ravvicinato con il pubblico, in cui ha rivelato il suo rapporto con François Truffaut dal quale ha avuto una figlia Joséphine, Gérard Dépardieu, che è anche attore del film da lei diretto ‘Il divano di Stalin’-l’attrice è oggi principalmente una regista e ha già diretto tre film- Vittorio Gassman che la Ardant definisce ‘fragile e uomo di grande cultura’ e il grande Franco Zeffirelli che l’ha diretta in ‘Callas forever’.

Fra i film culto della festa del cinema di Roma versione 2019 svetta anche ‘Judy’ distribuito da Notorious Pictures che sarà nelle sale da gennaio, giusto in tempo per i Golden Globe. E c’è da credere, vedendo questo biopic intenso e vibrante pervaso da una sottile malinconia, che Renée Zellweger, che il regista Rupert Goold, di estrazione teatrale, ha scelto per interpretare Judy Garland, possa ambire sicuramente, se non a un Oscar ( e perché no?) almeno a un Golden Globe.

Il film affronta il tormentato rapporto della Garland con lo star system di Hollywood che fin da quando aveva 2 anni le ha imposto un prezzo altissimo da pagare per la celebrità: a 16 anni Judy non poteva né mangiare né dormire e lavorava senza sosta anche per 18 ore di fila per il produttore Louis B. Meyer che la danneggiò gravemente, le venivano somministrati farmaci da cui divenne dipendente nella sua maturità, venne costretta dall’ex marito Sid (Rufus Sewell) a vivere lontana dai figli più piccoli (due, la più grande, la terza figlia primogenita, é Liza Minnelli che compare nel film) per poter guadagnare il denaro che le avrebbe dovuto consentire di vivere con i suoi bambini.

Ma purtroppo non fu così. La diva morì all’età di 47 anni. Judy Garland fu anche un’icona gay: già dai tempi in cui a 16 anni interpretò Dorothy Gale nella trasposizione cinematografica de ‘Il mago di Oz’ si sentiva diversa dagli altri e voleva distinguersi perché destinata a far sognare la gente in preda alla crisi.

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Renée Zellweger as Judy Garland in Judy. Photo credit: David Hindley – Courtesy of LD Entertrainment and Roadside Attractions

E in quanto diversa si sentiva perseguitata così come i suoi fan londinesi, una coppia gay che ha subito l’umiliazione del carcere per atti osceni che nel 1965 ancora vigeva in Inghilterra. Da segnalare fra i film che esaltano la forza delle donne, ‘Antigone’ di Sophie Deraspe, rilettura in chiave attuale del dramma di Sofocle, una pellicola interessante per il contesto contemporaneo in cui è calata: la protagonista è una studentessa modello, immigrata a Montreal che si vede sottratti improvvisamente i due fratelli.

Il film racconta la sua lotta per la libertà nel segno di una feroce critica della società e del sistema della giustizia. Film molto al femminile è anche ‘Drowning’ che vede come protagonista anche la bella Mira Sorvino, premio Oscar per il film ‘La dea dell’amore’ di Woody Allen, che calca il red carpet fasciata da una sinuosa robemanteau di velluto di seta firmata Giorgio Armani.

Il film di e con Melora Walters, proiettato a Roma in questi giorni in anteprima mondiale, rappresenta il dramma esistenziale, trattato con uno sguardo minimale e intimista, di una donna depressa attanagliata dai rimorsi per la depressione della figlia aspirante artista e per la partenza del figlio arruolato al fronte in Iraq.

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Mira Sorvino in Drowning

Ruota intorno alle donne anche il bellissimo ‘Downton Abbey’ distribuito da Universal Pictures in cui giganteggia la novantenne Maggie Smith (altra sicura candidata all’Oscar) che nella saga dei Crawley spicca come ‘La guardiana del faro’, depositaria della tradizione e del blasone della storica casata inglese, al cinema dal 24 ottobre.

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ROME, ITALY – OCTOBER 19: attends the “Downton Abbey” red carpet during the 14th Rome Film Festival on October 19, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)

Degno di nota il bell’affresco corale al femminile ‘Military wives’ di Peter Cattaneo con una Kristin Scott Thomas in stato di grazia, nel ruolo di Kate, moglie di un colonnello distrutta dalla perdita del figlio in guerra, un dolore che esorcizza con un ferreo e repressivo autocontrollo.
La vita delle mogli dei militari al fronte può essere ingrata.

Separate dai mariti, vivono nell’ansia e nella solitudine, affrontando silenziosi sacrifici con mite coraggio, mentre vivono con il terrore che un giorno qualcuno bussi alla porta con una notizia fatale. Ma Kate sopporta tutto con grazia e fermezza, anche grazie alla libertà che trova nel canto, e riesce a convincere un gruppo di donne nella sua stessa situazione a formare il primo coro composto da mogli di militari. Tratto anche questo da una storia vera.

Opera da prima da segnalare l’intenso film di Filippo Meneghetti ‘Deux’ con Barbara Sukowa (la musa tedesca di Margarethe von Trotta e di Fassbinder) e Martine Chevallier, storia poetica di una relazione saffica fra donne mature e in pensione. E approda alla Festa del Cinema di Roma anche il divertente e illuminante film ‘Hustlers-le ragazze di Wall Street’ di Lorene Scafaria con Jennifer Lopez, distribuito da Lucky Red che ha colpito di nuovo nel segno.

Una gustosa commedia ispirata a una storia vera in cui un gruppo di avvenenti spogliarelliste capitanate da Jlo si improvvisa banda criminale di rapinatrici per derubare i suoi clienti, per lo più broker di Wall Street. “Presentiamo un mondo che magari si è già visto in tanti film e tante serie tv, ma lo facciamo da una prospettiva diversa, quella delle ballerine –spiega la regista– È una combinazione di un poliziesco, un film drammatico e una storia di spogliarelliste, ma anche un’analisi della crisi economica che ha sconvolto le vite di tante persone, comprese quelle dei nostri personaggi”.

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Jennifer Lopez stars in Hustlers

Nel film, Destiny fa la spogliarellista per provvedere a sé stessa e alla nonna. La sua vita cambia quando fa amicizia con Ramona, la stella del locale. Destiny impara da Ramona come conquistare il pubblico maschile, soprattutto la clientela di Wall Street, e che, quando si fa parte di un sistema corrotto, bisogna sfruttare piuttosto che farsi sfruttare. Destiny, Ramona e altre ballerine che si uniscono a loro, escogitano un piano per cambiare le regole del gioco, ma la situazione sfuggirà al loro controllo.

Riflettori puntati sulla liaison fra cinema e politica e anche cinema e storia: alla festa approdano ‘Where is my Roy Cohn’ di Matt Tyrnauer, lo stesso regista che ha realizzato il film di successo ‘Valentino the last emperor’, stavolta impegnato nel docufilm incentrato sull’uomo che ha fatto da burattinaio della peggiore politica americana da Mc Carthy a Trump, e dei suoi loschi traffici, e ‘438 days’ di Jesper Ganslandt, stimolante ed efficace riflessione sulla libertà di parola e di stampa.

Deludente e molto debole a livello di sceneggiatura ‘Il ladro di giorni’ con Riccardo Scamarcio, mentre brilla per acume, penetrazione psicologica, pathos e intensità emotiva ‘Honey boy’ di Alma Har’el in cui l’attore Shia Laboeuf porta in scena la sua vita e il suo sofferto e travagliato con il padre alcolista e tossicodipendente, applauditissimo in sala.

Infine un gioiello, il film ‘Waves’ di Trey Edward Shults in cui la vita di un giovane afroamericano aspirante campione di Wrestling viene sconvolta da una tragedia. Fra guerra e pace, diversità e inclusione, drammi familiari e grandi passioni, la Festa a Roma continua in omaggio alla magia del cinema.

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