Le migliori boat shoes per la bella stagione, aspettando le regate dell’America’s Cup

Con l’aumento delle temperature e le vacanze imminenti – o almeno si spera – la scelta delle calzature con cui completare i look stagionali non può non adeguarsi. Le boat shoes, o desk shoes che dir si voglia, rappresentano un buon compromesso tra l’informalità di espadrillas, trainers, sandali & Co. e l’eleganza inappuntabile dei mocassini penny loafer.

Fatta eccezione per la parentesi di popolarità degli anni ’80, queste scarpe sono state a lungo una prerogativa degli irriducibili dello stile preppy caro all’upper class americana, scelte per completare outfit a base di camicie dal collo button-down, pullover collegiali e chinos; eppure di recente il menswear è tornato ad interessarsi alle boat shoes, e in questo senso va segnalato, innanzitutto, lo zampino di una protagonista assoluta del settore come Miuccia Prada, abituata a recuperare stilemi di epoche passate per trasformarli in feticci à la page del presente, opportunamente rivisti e corretti: la stilista, nel 2018, ha mandato in passerella una versione color blocking dai pannelli in colori brillanti quali rosa, rosso, verde e azzurro, con tanto di calzettoni in spugna.


Backstage at Prada Men’s Spring 2019

È quindi venuto il turno di Virgil Abloh, che nella pre-collezione Louis Vuitton uomo p/e 2020 ha rivisitato le scarpe da barca, tingendole di nero o, in alternativa, di tonalità sature (ciano, cremisi, giallo citrino), dilatandone la silhouette con l’innesto di una spessa suola carrarmato, aggiungendo inoltre occhielli logati e impunture a contrasto; nelle immagini del lookbook spuntavano sotto pantaloni con la piega affilati e altri dalla vestibilità morbida, abbinati a loro volta a blazer check o capospalla voluminosi, a conferma di come questa calzatura possa rivelarsi insospettabilmente versatile. 


Louis Vuitton Pre-collezione P/E 2020 lookbook

Non va dimenticato neppure che, lo scorso aprile, sarebbero dovute svolgersi le prime regate di qualificazione all’America’s Cup 2021, poi rimandate per la pandemia; resta tuttavia intatto l’appeal della competizione sportiva più antica al mondo, nonché del suo corollario estetico di giacche a vento, gilet, pantaloncini tecnici e, appunto, boat shoes.

In fondo, parliamo di accessori collegati al mondo nautico fin dalle origini, risalenti alla metà dei 30’s, quando Paul Sperry, marinaio e fondatore del marchio omonimo, prese spunto dalle zampe del suo cane – che poteva muoversi sul ghiaccio senza problemi – e incise delle scanalature sulla suola, così da aumentarne l’attrito sulle superfici scivolose. Di lì a breve si sarebbero precisate le altre peculiarità, dal fondo in gomma antiscivolo alle stringhe che bordano la tomaia per avvolgere al meglio il piede, al cuoio degli stessi lacci. Sarà in seguito John F. Kennedy, nume tutelare del suddetto preppy style d’oltreoceano, a fare della scarpa un must sfoggiandola spesso e volentieri, sullo yacht al largo del New England come nel buen retiro di Martha’s Vineyard.



Tornando ai nostri giorni, si contano diverse riletture del modello, ad opera tanto di aziende specializzate nel footwear quanto di blasonate maison di lusso, a cominciare da quelle sopracitate: la Summerland di Louis Vuitton è caratterizzata dall’alternanza di vitello liscio e pelle Épi zigrinata, con lacci a tono in tessuto; Prada sceglie invece la lucentezza del pellame nero spazzolato, rafforzata dalle impunture bianche e dal tocco scarlatto ad altezza linguetta.

Per I fashionisti più audaci i mocassini Christian Louboutin sono l’opzione ideale, grazie al mix di materiali scuri -nappa e scamosciato – profilati di borchie metalliche, oltre alla firma grafica del designer, l’imprescindibile suola rossa. Di segno opposto la proposta targata Loewe, boat shoes essenziali in pelle kaki, nobilitate da lavorazioni a regola d’arte, evidenti negli intrecci a mo’ di nappina sui lacci o nelle cuciture a rilievo.

Va menzionato senz’altro uno specialista della categoria come Sebago, che per la stagione attuale rinnova le sue scarpe da barca più rappresentative collaborando con due istituzioni del casual, Baracuta e Roy Roger’s: dal primo co-branding ha origine la Portland Baracuta in suede, disponibile in tre diverse combinazioni di nuance rosse, verdi e blu, omaggio al Fraser Tartan utilizzato dal brand inglese per le fodere delle giacche; dal secondo la Portland Roy Roger’s, con tomaia sulla quale si sovrappongono nabuk dall’aspetto vissuto e tessuto denim, paradigmatico dei jeans; comuni ad entrambe sono il sistema di allacciatura a 360 gradi e la suola striata, a prova di scivolo. 



Altro nome cult per le calzature navy è Quoddy, che offre un modello senza fronzoli interamente in pelle color tabacco. Anche le boat shoes Polo Ralph Lauren e Lacoste si distinguono per la pulizia di linee e particolari: se il primo marchio sottolinea il contrasto cromatico tra camoscio indaco della parte superiore e marrone della para, il secondo preferisce la tradizionale accoppiata bianco-blu, arricchita da inserti in gomma alle estremità e dal logo del coccodrillo, impresso sul fianco.

La scarpa da barca per antonomasia rimane però la Authentic Original 2-Eye Classic di Sperry: si tratta, nomen omen, di un’iterazione di quella originaria, con due occhielli, tomaia testa di moro e stringhe in una gradazione più chiara di marrone; semplice ma d’effetto, oggi come negli anni ’30.

Jw Anderson dedica una capsule collection al Re dell’omoerotica Tom Of Finland.

In occasione del Pride Month, il creatore e fashion designer Jonathan Anderson lancia una nuova capsule collection in edizione limitata, ispirata ai disegni iconici di Tom of Finland, noto illustratore e disegnatore di di arte omoerotica in cui raffigura uomini muscolosi archetipi della mascolinità così come veniva vista dalla comunità omosessuale a fine XX secolo. 

La capsule collection comprende una tote bag in feltro con manici in pelle e una visiera in neoprene stampato, entrambi caratterizzati un disegno del 1958 della serie “The Saddle Thief” una delle opere meno conosciute dell’artista Finlandese ma che hanno catturato l’attenzione del designer che ha affermato “Colleziono molti tipi di arte, ma i disegni sono sempre stati una passione”, in merito alla sua ispirazione. “E come omosessuale e designer, Tom of Finland mi ha sempre affascinato. Prendere i suoi disegni ed utilizzarli nella mia collezione è un po’ un sogno diventato realtà.”


Durk Dehner amico di Tom ed attuale presidente della Fondazione Tom Of Finland afferma che che “Mi fa molto piacere vedere designer di talento che utilizzano il lavoro di Tom, specialmente in un’espressione così amorevole e vivace. Tom ha sempre desiderato che ciò che faceva fosse edificante e che lavorasse in maniera innovativa. Con Jonathan Anderson, lo spirito dell’artista è portato avanti con gioia “.

Anche l’iconico portachiavi Penis di JW Anderson si trasforma con pelle di vitello nera e borchie degne di un viaggio a Folsom.

La collezione dedicata a Tom of Finland è disponibile dal 22 giugno su JWAnderson.com e presso il flagship JW Anderson di Soho a Londra. 

Photos courtesy of JW ANDERSON

L’installazione di Angelo Cruciani a Piazza Duomo chiude il Pride 2020

Un immenso cuore bianco formato da tantissimi altri cuori: questa l’installazione di Angelo Cruciani, designer del brand Yezael, che è apparsa a Piazza Duomo a Milano la mattina di domenica 21 giugno. “Come pagine bianche di una storia da riscrivere tutti insieme, questo cuore rappresenta la speranza verso un mondo pronto a regole eque e concepite sulla fratellanza che lega ogni essere umano” spiega l’artista.



Duemila cuori fatti di cartoni riciclati e riciclabili che rappresentano un veicolo, un mezzo per esprimere sogni e desideri sul futuro della nostra società. Un’iniziativa realizzata in seguito alle riprese dell’evento finale del Digital Milano Pride il 27 Giugno in esclusiva live su YOUTUBE e autorizzata dal comune di Milano seguendo le norme del distanziamento sociale. 



La manifestazione esorta al cambiamento e vuole essere speranza dopo un periodo difficile come quello della pandemia globale. “Ho pensato ai cuori bianchi ispirato dalla fragilità che stiamo vivendo globalmente, abbiamo bisogno di evolvere e trasformare le priorità per cambiare abitudini. Dobbiamo smettere di sentirci padroni della Natura” sottolinea Angelo Cruciani.

Un’iniziativa interessante che sicuramente darà il via ad altrettante. Manifestazione in favore del cambiamento e della speranza per un nuovo inizio.

Credits foto: Manuel Scrima

Moda e musica. Una lunga storia d’amore

La grande attrazione che da sempre ha coinvolto cantanti, musicisti e designer, ha a che fare con tutto quello che la creatività può raccontare rispetto al suo tempo, a quel tempo che la ospita e ne detta le condizioni, perché dia vita a nuovi linguaggi, a nuovi sound e nuovi codici stilistici che possano rappresentarlo, tanto da diventare perfettamente riconoscibili e collocabili nel loro tempo.

Dalle influenze stilistiche di icone musicali a vere e proprie collaborazioni che si traducono in capsule collections, firmate da pop star per brand che condividono la stessa linea di pensiero. Non si sa chi aspiri all’altro, quel che è certo è che inutile sottrarsi a un’attrazione, soprattutto se si tratta di star del panorama musicale e brand di moda, il cui connubio ha sempre portato grande fortuna. Basti pensare alla collezione dedicata a tutta la famiglia, creata dalla rapper Nicki Minaj per Fendi, o il successo degli abiti gemelli per mamma e figlia di Madonna per H&M.

La collaborazione del momento, che scalda le vetrine già dal 15 Giugno grazie ai suoi colori, porta il marchio Bikkembergs ed è firmata dal cantautore Fedez, possessore di 60 dischi di platino e da sempre attento allo stile, con una forte personalità, lontana dagli stereotipi ma sempre incline a nuove tendenze e rivelazioni, un po’ come nella musica. L’idea è quella di “contaminare lo spirito sporty del marchio con il mio stile urban” spiega il cantante. Il risultato è un modello simbolo del brand con la grafica della fiamma che compare all-over sulla tomaia.
Le parole del direttore creativo Lee Wood si uniscono all’entusiasmo di Fedez, elogiandone talento e forza comunicativa e guardando alla creatività futura del brand sempre con spirito d’innovazione e progetti stimolanti.

È tra Billie Eilish e l’artista Takashi Murakami l’altra imperdibile collaborazione del momento, stretta per Uniqlo, il brand giapponese di fama mondiale. Potere dei social, i due hanno stretto amicizia su Instagram, da lì la decisione di creare insieme il video musicale della canzone di Eilish You Should See Me in a Crown, in cui Murakami ha “disegnato” le idee di Eilish. Il video ha ottenuto più di 68 milioni di visualizzazioni su YouTube. La collezione creata per Uniqlo vede protagoniste le grafiche che mixano il simbolo di Eilish, il Blohsh, e gli iconici fiori di Murakami. I design includono anche un collage delle foto di Eilish, uno schizzo preso dal suo video musicale e un logo UT di Billie.

Quando il nuovo è figlio del tempo, i must have di Cristian Sutti

“L’Heritage come concetto riletto nella sua più totale essenza, ma solo per riviverlo di contemporaneità e non solo con malinconia”. È questa la filosofia alla base del progetto di Cristian Sutti, designer ed architetto con una forte passione al vintage, ai pezzi rari ed al collezionismo.



Come è arrivato a questo progetto? Quale il suo percorso e perché la voglia di esprimersi attraverso una linea di oggetti che partono dall’idea del ri-uso?

Sono arrivato alla creazione del marchio 2010L.E. disegnando una possibile fiche con cui avrei creato dei portachiavi preziosi. Contemporaneamente ho sviluppato un mio concetto di limited edition, che si discosta da quello che è invece il suo significato standard. L’idea del ri-uso nasce dalla mia passione per tutto ciò che è vintage originale, e da creativo quale sono, ho sempre amato girare i vari mercatini delle pulci sparsi in giro per il mondo, cercando oggetti che mi colpissero e che mi trasmettessero qualcosa.

Proprio il re-made, ancora di più se pensato in un’ottica emozionale, di pensare a oggetti speciali, sembra molto importante e interessante collegato al momento storico, che guarda proprio all’etica e all’eco. Come si pone nei confronti di queste istanze? Cosa ne pensa?

Penso che più passa il tempo, più aumenta il consumismo e proprio questo aspetto incide sulla durevolezza degli oggetti, dei vestiti, delle auto e così via. Molti non sanno e non si rendono conto che una borsa in tela magari degli anni 40, appartenuta ad uno o più soldati, ha mantenuto quasi intatta la sua struttura, aggiungendo a tutto ciò quel plus dato dai segni evidenti di quella che è stata la storia di questo accessorio. Una domanda che mi sono sempre posto è stata come mai questo accessorio fosse ancora utilizzabile dopo quasi 80 anni. Il segreto è l’uso di materiali sicuramente meno performanti di quelli di oggi ma molto più di qualità.



Ci parla in generale degli oggetti che propone? Quale è l’iter progettuale?

Gli oggetti proposti nel progetto 2010 I.e. sono di varia natura. Il comune denominatore è il loro essere vintage originali. Essendo un architetto con la propensione all’industrial design, devo dire che tutto ciò che è in grado di trasmettermi qualcosa poi diventa parte di 2010 I.e. Inoltre, è curioso come spesso, mentre giro per mercatini, rimanga colpito da un oggetto, il quale a primo impatto potrebbe risultare neutro alla vista. Alla fine però potrebbe risultare che mi trasmette una forte energia e questa si traduce in creatività.

Che cosa la ispira? Quali altri mondi la affascinano? Chi sono i suoi riferimenti creativi e i personaggi che segue?

Parlare di una situazione particolare che rafforza e guida la mia ispirazione è troppo riduttivo. Sicuramente ho imparato a utilizzare la noia, poiché dalla noia e in quello che io definisco “zero mentale” escono delle ottime idee ispiratrici. Un altro aspetto estremamente importante è la tranquillità, che viaggia a strettissimo contatto proprio con la noia. Purtroppo non ho delle “muse” ispiratrici o dei personaggi di riferimento perché credo che se ci si focalizza su un elemento di riferimento si rischia poi di creare delle brutte o belle copie … ma sempre di copie si tratta ovvero di un qualcosa che non è totalmente tuo. Il futuro invece va creato, non previsto.

Da cosa nasce la sua passione per il collezionismo?

La passione per il collezionismo nasce spontaneamente. Devo dire che forse alla base c’è stato un inizio causato dal mio mood da “accumulatore seriale” per la quantità di oggetti che colpivano la mia attenzione e che andavano a toccare le mie passioni. Poi pochi anni fa ad un certo punto mi sono fermato davanti a questo grande accumulo e ho eliminato tutto ciò che consideravo statico e inutilizzabile ed ho invece trasformato ciò che avevo selezionato con cura in “utilizzabile”.

Dove scova gli oggetti più belli?

Non ci sono dei posti classici dove trovo gli oggetti più giusti. Mi può capitare di notare qualcosa di interessante camminando in campagna magari in qualche fienile o in qualche bancarella di qualche mercatino trovato per caso.



Quale è il capo vintage al quale è più legato e perché?

L’oggetto al quale sono più legato è il mio anello heritage letters creato con un vecchio tasto in bachelite proveniente da una vecchia macchina da scrivere del 1924. È sempre con me da 10 anni.

Quale il suo ideale di eleganza?

Non ho un vero e proprio ideale. Per me l’eleganza è tutto ciò che fa star bene con se stessi nelle situazioni più svariate. Preferisco parlare invece di un ideale legato più alle proporzioni, che significa che si è eleganti quando si riesce a trovare il giusto equilibrio tra il proprio fisico e ciò che si indossa.

Che cosa è invece per lei il bello?

Penso che la bellezza sia soggettiva. Bella per me è la mia compagna, belle sono le mie figlie e bello è tutto ciò che è proporzionato, in equilibrio e dove tutto è in perfetta sintonia.

Cosa non può mancare nel suo guardaroba e cosa in generale non deve mancare in quello di un uomo?

Sicuramente non devono mancare i jeans, le camicie dalle fantasie vintage, i giubbotti dei quali sono un grande appassionato e le sneakers. Diciamo che nel guardaroba maschile non deve mai mancare ciò che lo fa sentire bene, in ordine ed in equilibrio, a prescindere dal capo, qualunque esso sia.



Il suo motto personale?

Tutto è perfetto e nulla capita per caso. La prima parte di questa frase però è la più importante.

Man in Town è molto legato ai viaggi, anche se questo non è il momento ideale, viaggiamo con la fantasia. Ci porta in un luogo che ama?

Ho amato il viaggio che mi ha portato a visitare e a conoscere il Vietnam del nord e del sud, realtà incredibilmente diverse tra loro ed intrise di storia e di sofferenza. È incredibile vedere come una popolazione di contadini sia riuscita con l’ingegno e per disperazione, a tener testa ad una nazione come gli Stati Uniti.

Parlando invece di beauty al maschile, cosa non manca nel suo beauty case quotidiano e in quello da viaggio?

Non mancano mai lo spazzolino, il dentifricio, il filo interdentale e la Nivea, crema multitasking. In quello da viaggio? Troppo lungo l’elenco.

La sua Puglia e la sua Milano? Quali luoghi ci consiglia? Quali i suoi rifugi?

La mia Puglia oramai è diventata molto conosciuta e frequentata. Ci sono posti che non sono ancora stati raggiunti dal turismo consumistico e che hanno mantenuto così le loro tradizioni. Ovviamente se ve li svelassi non rientrerebbero più tra quelli più nascosti e poco frequentati. Milano poi in realtà è la mia città, quella dove sono cresciuto, mi sono laureato, quella che mi ha formato e che continua a formarmi come creativo. Milano è la città stimolante che però è capace anche di concederti la noia. Il mio rifugio principale è la mia casa, la mia sala giochi, la mia officina.



Sogni e progetti per il futuro?

Il progetto 2010 l.e. e tutto il dream team che lo segue è già un sogno. Il progetto è quello di continuare a sognare e far sognare divertendoci, anche di proseguire la mia ricerca in giro per il mondo di “pezzi” unici, oggetti che diventano parte di te e tu della loro storia.

Marco Bozzato, dal palcoscenico alle passerelle

Ballerino, modello e cittadino del mondo. Si è formato a La Scala di Milano e all’English National Ballet School di Londra. Marco Bozzato ha tutte le carte in regola per un futuro di successo e in questa intervista ci racconta quanto il vivere nuove esperienze sia indispensabile per capire bene chi si è veramente, cosa si può fare e fino a che punto ci si può spingere.

@marcbozz


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Quando hai capito che il balletto era la tua passione? 

Non c’è stato un momento in cui è scattato qualcosa e ho capito che la danza era la mia passione, è sempre stata parte della mia vita da quando ho iniziato a quattro anni ed è stata una cosa graduale e inconscia. Quando ho iniziato a maturare mi sono reso conto di quanto realmente mi piacesse quello che già stavo facendo e così è andata.


Credits: Foto di Dmitry Maximov

Qual è il tuo più grande ricordo del balletto?

Uno dei miei più bei ricordi è sicuramente quello del mio primo spettacolo a San Pietroburgo. 

Dopo vari problemi burocratici legati al visto, ero finalmente libero di poter andare in scena e così ho fatto il mio primo spettacolo e ho avuto il mio primo ruolo da solista con il Teatro Mariinsky.

Un altro ricordo speciale è sicuramente quando ho avuto l’onore di ballare un pezzo di passo a due con una delle mia ballerine preferite, Alina Somova.


Credits: Foto di Ksenia Kirsanova

Ti sei mai sentito come se volessi rinunciare? Cosa ti ha aiutato a superarlo?

Capita spesso di scherzarci ma non ho mai pensato di lasciare la danza seriamente, perché anche nei momenti più brutti è il modo in cui io riesco a sfogarmi, liberarmi e sentirmi leggero, prova a chiederlo a qualsiasi ballerino, ballare è peggio di una droga.  

La sensazione che provo quando ballo – intendo quando ballo veramente con tutto me stesso – è qualcosa di troppo grande, potente e bello per poterci rinunciare.



Sei anche un modello, come hai iniziato questa carriera? 

Ho iniziato fare il modello subito dopo un infortunio che mi ha tenuto distante dalla sala di danza per quasi un anno. 

Dopo il diploma, mi ero rotto il legamento crociato – atterrando da un salto – poco dopo l’inizio del mio primo contratto di lavoro come professionista e sono dovuto tornare in Italia per operarmi. Sapendo che la riabilitazione sarebbe stata dura e molto lunga, la moda è una cosa che mi ha sempre affascinato e visto che mi sono guardato tutte le stagioni di America’s Next Top Model almeno quinci volte ho pensato di provare a realizzare anche questo mio sogno. 

Quindi appena ho ripreso a camminare dopo l’intervento mi sono messo in contatto con delle agenzie e così che D’Management ha deciso di rappresentarmi e affiancarmi un questo percorso.


Credits: Foto di Antonino Cafiero

La tua formazione da ballerino ti aiuta sul set fotografico?

Di sicuro la mia formazione mi permette di avere una consapevolezza e un controllo del mio corpo che chi non ha studiato danza classica per tanti anni non ha.

La difficoltà sta però nel prendere tutta la disciplina e il controllo insegnatami e trasformarli in scioltezza e naturalezza quando sono sul set.


Credits: Foto di Anastasia Senikova

Ci sono delle esperienze che ricordi con particolare piacere?

Una delle mie esperienze preferite – come modello – è di sicuro quella che ho fatto per Vogue e l’hotel St Regis a Roma l’anno scorso, aggiungerei anche la campagna che ho scattato e girato sui tetti di Parigi per Alphatauri. 

Oppure un’altra esperienza memorabile è stato il mio primo fashion show a San Pietroburgo per DLT. Sono state cose totalmente diverse tra loro ma tutte divertenti, appaganti e ragioni di crescita.


Credits: Foto di Daniel Estrada Gutierrez

Anche se siamo sicuri che non ci siano mai due giorni uguali, come è la tua “giornata tipica”?

In effetti è raro che io abbia giornate uguali nella mia vita ma in linea di massima la mia giornata tipica al momento inizia con la lezione di danza la mattina poi finita la lezione e fatto un po’ di stretching prendo il mio book e giro per Milano tra casting e shooting.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Hai un account Instagram straordinario e un ottimo seguito, quali consigli potresti darci per distinguerci sui social?

Per quanto riguarda Instagram e i social media in generale io penso che il segreto sia quello di essere se stessi, di non copiare quello che fa il mondo ma di essere più possibile fedeli a quello che si è davvero, alla propria estetica e stile, ai propri gusti e ai propri pensieri. Oggigiorno la gente quando deve capire chi è una persona la prima cosa che fa è cercarla su Instagram, ai casting molto spesso ti chiedono il tuo nickname per vedere cosa, quanto e come pubblichi. Sinceramente anch’io sono il primo che appena mi arriva un lavoro vado a cercarmi ogni membro del team su Instagram così da farmi un’idea delle persone con cui lavorerò. Quindi quello a cui dobbiamo fare attenzione è proprio che l’impressione che il mondo ha di noi dai nostri profili social rappresenti al meglio quello che siamo davvero.


Credits: Foto di Diana Materukhina

Dove ti vedi nei prossimi cinque o dieci anni? 

Questa è una domanda molto difficile per me.

Io vivo tutto molto alla giornata e programmare il futuro non mi piace, anche se sinceramente tra cinque o dieci anni non mi immagino una vita molto diversa da quella che ho ora, a me piace la mia vita. Me la immagino migliorata, le mie carriere cresciute e io di sicuro più maturo, con occhi che vedono le cose diversamente, alla fine non si smette mai di imparare. Quindi per rispondere a questa domanda ti dico che mi immagino vivendo un update, un miglioramento, della mia vita attuale se così si può dire! 


Credits: Foto di Daniel Julia Orisha

Special thanks:

Marco Di Ciuccio – D’Management

Credits: Foto in evidenza di Emilio Tini

Best of e-store nostrani

La situazione pandemica in atto, il tratto più peculiare di questo 2020 da dimenticare, ha portato lo shopping online ad essere uno dei bisogni fondamentali dei consumatori. La industry non è certamente rimasta a guardare, potenziando gli e-store e i servizi online. Di brand e retailer ce n’è per tutti i gusti, noi di Man in Town ve ne segnaliamo due da tenere sott’occhio e vi spieghiamo sotto anche il perché.

UPDF

UPDF (https://updf.shop/) nasce nel 2019 dalla tenacia di un team di imprenditori bergamaschi, specializzati in graphic design guidati dall’agenzia RZ STUDIO MILANO di Iside Pellegrino Preite e Roberto Zampiero (www.robertozampiero.com). Appena lanciato sul mercato grazie all’apertura dell’e-store, il brand sta attualmente lavorando alla presentazione di alcune co-lab ancora top secret. Nel dna del brand c’è una maniacale attenzione allo studio dei volumi, modellistica e fit. Il taglio infatti dei capi non è over ma “cozy”, quindi molto morbido ma allo stesso tempo viene mantenuto sempre uno sguardo attento alle proporzioni del corpo femminile e maschile. 



La produzione di felpe e tee prevede l’uso di jersey made in Italy. Mentre per la collezione prettamente donna si divide tra una collezione 100 % cotone e una prodotta con la tecnologia LYCRA SPORT, tessuto generalmente utilizzato per la produzione di prodotti activewear. L’attitdude cosmoplita del brand ci ha rapiti: vibes californiane, colori scandinavi e manifattura Made in Italy.



Come dice l’acronimo UPDF, urban people fucking dreamer, la collezione nasce proprio per giovani sognatori di tutto il mondo. Un cozy wear da un’identità forte, caratterizzata da colori e messaggi. UPDF ci piace perchè rappresenta la risposta perfetta alla crescente richiesta di “infit” (contrario di “outfit”), la tendenza di stile nata a seguito del lockdown per gli outfit casalinghi che la quarantena e lo smart working hanno imposto. Comfy sì, ma sempre stylish! 



FOLLI FOLLIE E TheDoubleF

Il 2020 segna il 50mo anno di attività di uno dei più importanti retailer italiani, trainato con successo da Lucia Schiavi e Giuseppe Galli. Negli anni Settanta la coppia apre a Mantova una boutique che lascia il segno, seguendo la loro innata passione per lo stile. Intensificano i rapporti con le più prestigiose case di moda, tra cui la famiglia Prada. In seguito il branding si amplia, portando all’apertura di boutique a Riccione, Brescia, Verona e Bologna. Il segreto del loro successo? Un’esperienza unica di shopping, pensata ad hoc in base alle esigenze del consumatore. Nel 2016 si passa alla seconda generazione: viene nominato Ceo dell’azienda il figlio della coppia di imprenditori, Francesco Galli. Siamo nell’era digitale, Francesco lancia l’e-commerce TheDoubleF.



L’e-shop, con headquarter a Milano, ospita oltre 180 marchi di abbigliamento, scarpe, borse e accessori, e il digital magazine The Rooster con fashion news e articoli sempre aggiornati. La selezione dei prodotti presente su TheDoubleF è curata dai buyer secondo osservazioni di mercato e tendenze stagionali. Il 2020 per il gruppo Folli Follie significa un cambiamento meno visibile dei precedenti ma sicuramente efficace e duraturo: il consolidamento dell’omnicanalità. Saranno impiegate nuove tecnologie così da migliorare l’esperienza dei clienti e rafforzare la presenza nei mercati europei, asiatici, americani e mediorientali. A Mantova è stato recentemente inaugurato un grande polo logistico, fortemente voluto dalla famiglia Galli, strutturato e organizzato per essere quanto più efficiente nella gestione della merce dell’intero gruppo. Un nuovo progetto legato al CRM sarà introdotto in tutte le boutique così da curare il rapporto con i clienti e meglio rispondere alle loro esigenze. 

Folli Follie festeggia così mezzo secolo nel retail haute de gamme.

Body Pillow: la tendenza del momento durante la quarantena

La quarantena ha creato oltre al panico anche tante diverse mode fra queste è nata la Body Pillow. Sapete già di cosa si tratta? Ecco che ve lo svegliamo noi e chissà che vi possa essere utile per passare notti più tranquille con un sonno ristoratore.

Body Pillow cos’è e perché utilizzarlo

Il Body Pillow non è altro che un cuscino utilizzato per dormire e riposare, ma ovviamente non un cuscino normale di quelli che siamo abituati a trovare nei nostri letti. Questo è un cuscino più grande della dimensione abituale. E’ lungo e stretto e va tenuto tra le gambe dormendo supini su un lato del letto.

La dimensione standard di un cuscino di body pillow per il corpo è 66 X 137 centimetri.

Uno dei principali motivi per utilizzare questo cuscino per il corpo è quello di migliorare l’allineamento spinale. Aiuta anche nei problemi per i punti di pressione del corpo.

Questi cuscini per il corpo aiutano le cosce a riallinearsi mentre si è stanchi e stressati dalla giornata, donano maggior relax e comfort quando si cerca di riposare e dormire.

I body pillow sono ideali per chi soffre di mal di schiena, dolori alle anche e al collo e in particolare per le donne in stato di gravidanza, quando trovare conforto e riposare bene durante l’ultimo trimestre diventa sempre più difficile.

Diversi tipi Body Pillow

I Body Pillow sono diversi in commercio ecco fra quali puoi scegliere:

  • Body Pillow di I: Questo cuscino a forma di I ti aiuta a sostenere il ginocchio, la gamba e la testa anche mentre sei nel tuo letto.
  • Cuscino a forma di U: questo cuscino per il corpo è disponibile in curva a U, perfetto per sostenere le braccia e la schiena sia dal lato destro che da quello sinistro. Questo cuscino per il corpo a forma di U è molto utile per le donne incinte.
  • Cuscino a forma di C: vi aiuterà anche, sostenendo le ginocchia o il collo durante il sonno.
  • Cuscino a forma di J: questo cuscino a forma di J rende confortevoli le notti a coloro che soffrono di russamento.

Romanzi: 4 titoli da leggere sotto l’ombrellone

Il Libro è un grande amico da portare con sé leggerlo nei momenti di svago, o per non annoiarsi nei momenti di pausa dal lavoro e dallo stress quotidiano. Vi proponiamo 5 libri da leggere sotto l’ombrellone per quest’estate.

5 libri da leggere sotto l’ombrellone

Leggere sotto l’ombrellone è un passatempo che piace a molti, oggi poi grazia anche ai libri digitali di facile lettura sia su tablet che smartphone è ancora più facile poter scegliere ottime letture.

Ecco qui la nostra scelta.

1. Tre volte noi di Laura Barnett

Un incontro fortuito nato tra le strade di Cambridge, una passione che sembra durerà per sempre, tipo storia da Sliding Doors. Ma….. il finale tutto da leggere fino all’ultima pagina. Il romanzo d’esodio di Laura Barnett.

2. Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone

Varie storie si intrecciano tra la le strade di Bologna, tra i vari personaggi del romanzo come Adel e Manuel, una che non si aspetta nulla dalla vita mentre l’altro ha tanti sogni ma che si arrende spesso alle sfide della vita, oppure tra Dora e Fabio, separati dal desiderio di un figlio. Un libro dove le vicende della vita si intrecciano inesorabilmente e contrastano col loro naturale fluire.

3. Avremo sempre Parigi di Serena Dandini

Serena Dandini ci guida tra le strade della città romantica per eccellenza la bellissima e amata Parigi. Il racconto si snoda fra le strade di Parigi in ordine alfabetico, ricche del loro fascino e dai racconti indimenticabili che ne hanno fatto la storia sino ai giorni nostri.

4. L’ultima storia di John Grisman

Il grande John Grisman non delude neanche questa volta, qui ci porta in racconto fatto di mistero. Siamo a Camino Island in piena estate, sono andati via quasi tutti per via di un uragano, solo il libraio che colleziona libri antichi p rimasto. Bruce Cable, il libraio, al termine dell’uragano scopre che il suo amico Nelson Kerr, uno scrittore e rimasto ucciso. Cosa nasconde la sua morte? Non è stato l’uragano ma è stato ucciso. Bruce inizia così a cercare l’assassino e il motivo che lo ha spinto a farlo. Il computer di Nelson nasconde forse la risposta?!

5. Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Anche se è un libro scritto più di cinquantasette anni fa è sempre attuale. Parla della segregazione razziale del profondo sud negli Stati. La voce narrante è una bambina Scout figlia di Atticus Finch un avvocato che difende un ragazzo nero accusato ingiustamente di stupro. Proprio lei snocciola tutta la storia nella cruda ferocia del razzismo e del pregiudizio che angustia una cittadina dell’Alabama pur mantenendo l’ingenuità che contraddistingue una bambina ma che è più lucida e razionale della società in cui vive.

Il buio oltre la siepe è il libro consigliato da Obama contro ogni forma di razzismo e contro il diverso.

Vip finiti in carcere: i più famosi guai giudiziari delle star

Si sa il mondo dello spettacolo è pieno di stravaganze e non mancano certo i casi giudiziari che hanno visto vip finiti in carcere per diversi motivi fra cui:

  • droga
  • omicidi
  • detenzioni di armi
  • truffe

e molto altro ancora

Alcuni dei vip finiti in carcere stanno scontando una pena carceraria di diversi anni, altri sono stati in galera per solo una notte, ma senz’altro chi più chi meno hanno fatto parlare di loro.

Ecco alcuni dei vip finiti in carcere negli ultimi anni.

5 Vip finiti in carcere negli ultimi anni

Fabrizio Corona

Nel panorama dei vip italiani finiti in carcere quello che ha fatto parlare più di sé è stato Fabrizio Corona. Finito in carcere per tanti procedimenti giudiziari fra cui estorsione e ricatti ai danni di altri vip famosi.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi è fra i politici che ha fatto parlare più di sé sia nel bene che nel male.

Condannato per corruzione e favoreggiamento alla prostituzione per il noto caso di Vallettopoli per Ruby Gate. La sua condanna ha previsto il dover prestare servizio presso una casa di riposo di Milano ed esonerato per ben 5 anni dai pubblici uffici.

Daniele Diele

Domenico Diele ha recitato in varie fiction e nel 2013 ha preso parte al film di Claudio Noce: “La foresta ghiaccio” recitando al fianco di Emir Kusturica. Nel 2017, l’attore investì una donna mentre si trovava alla guida della sua auto senza patente (tolta per utilizzo di stupefacenti). Venne condannato a 8 anni, ridotti a 5 anni.

Bernardino Terracciano

L’attore per un caso d’omicidio Bernardino Terracciano che recitava la parte di un boss dei casalesi nel famoso film di Gomorra, condannato all’ergastolo nel 2008 per un caso di doppio omicidio avvenuto nel 1998.


Stefano Dionisi

Stefano Dionisi ha recitato in alcune fiction di successo come l’Onore e il rispetto e un medico in famiglia, arrestato nel 2016 per detenzione di marijuana ai fini di spaccio: ha scontato una pena di 4 mesi in carcere. Concludiamo la lista col famoso Marco Carta, accusato di aver rubato delle magliette firmate alla Rinascente di Milano e poi assolto dal caso a lui imputato. Insieme a Marco Carta era presente un’amica, Fabiana Muscas, condannata ai servizi sociali per lavori socialmente utili.