“Il sogno dell’alieno” il mockumentary che fa satira politica


Che cos’è la politica? Per definizione si intende “la scienza e la tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”. Quale percezione collettiva pare che la teoria sovrasti di gran lunga la pratica, cioè la prassi, e che la politica venga avvertita come un concetto impalpabile, come un’insieme di idee irrealizzabili, come un’utopia
A confermarlo è il mockumentary di Alberto D’Onofrio “Il sogno dell’alieno”, sceneggiato insieme a Carlo Fabrizio ed Alessandra Ugolini e prodotto da Zodiack Active; un documentario finzione che ha intento parodico e satirico, uno sbeffeggiamento al mestiere del politico, uno sfotto’ a cui tutti, parlamentari e media, hanno abboccato. 

Il regista Alberto D’Onofrio ha selezionato un team di artisti, quattro per l’esattezza, che hanno inscenato un fasullo partito politico manifestante per la durata di un anno intero; 365 giorni di proteste, manifestazioni, striscioni presentati in mutande, sì perchè il primo slogan è “Siamo giovani in mutande e cresceremo in mutande”, una frase pessimistica che contesta la mancanza di sostegno al lavoro per i giovani e le continue fughe di cervello all’estero. 


Quattro attori si sono immersi nella parte di giovani rivoluzionari con l’impegno comune di cambiare l’Italia, di farla diventare un paese libero e concreto, ragazzi che vorrebbero una politica di fatti e non di parole ma che, grazie a questo esperimento sociale, hanno di fatto dimostrato quanto invece la parola sia l’unico mezzo utilizzato nel grande show che è la politica stessa. 

Dai primi blocchi e infiniti controlli della Polizia e delle Forze dell’Ordine, il “gruppo di alieni” si fa strada nei comizi e sui giornali. Le immagini dei rivoluzionari in boxer e giacca nera fanno il giro del web; i giornalisti iniziano a intervistarli, la stampa ne pubblica il manifesto, addirittura le loro maschere maxi da alieni nuotano oltre il confine italiano e “Il sogno dell’alieno” diventa un’ eco, che sarà poi la base di un ipotetico partito politico. 

Andrea Amaducci è la voce grossa, è lui che parla in pubblico, un artista di strada ferrarese dai grandi occhi indagatori, uno di quelli a metà tra il folle e il bravo ragazzo; Matteo è un cuoco e un rapper italiano che scriverà delle proteste in rima; Paola è una performer milanese e Marta è una studentessa iscritta a Farmacia. Le loro facce saranno stampate su tutti i rotocalchi italiani, anche quando si presenteranno vestiti da mummie per ironizzare su un titolo francese che faceva riferimento al ritorno in campo di Berlusconi. Li vedremo colorati da capo a piedi a mo’ di bandiera italiana durante il Festival del Cinema di Venezia quando, i paparazzi in attesa di Ben Affleck, si ritroveranno questi folli mezzi nudi trasportati da una imbarcazione per le merci. 

D’altronde la politica è piena di performer, pensiamo a Beppe Grillo che è un ex comico, a Ilona Staller, alias Cicciolina, ex porno attrice, e la lista è lunga; pensiamo a dei concetti basici, banali, talvolta privi di significato e a frasi fatte, componiamo in questo modo il linguaggio della politica ed il gioco è fatto; con questi pochi ingredienti è sufficiente prendere tutti per il naso! Non è quello che vediamo e di cui siamo spettatori da secoli?! 

Ed ecco che dalle grandi piazze italiane ai comizi pubblici, i ragazzi alieni col sogno della politica raccolgono le firme degli esponenti di PD, Rivoluzione civile, Scelta Civica; sottoscrivono l’Agenda anche Daniela Santanchè, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Vittorio Sgarbi che corregge un punto dell’agenda trasformando un “L’Italia può diventare il primo paese per la produzione di cultura” in “L’Italia E’ il primo paese per la produzione di cultura”; uno Sgarbi coinvolto che scommette su questi smutandati dalla volontà di ferro e che ricorda un Renato Guttuso politicante e spera in un Picasso parlamentare. 

“Via la SIAE” dice Salvini; “Spazio ai giovani e più diritti per tutti” grida Alessandra Moretti del PD; “Più lavoro ai giovani” sottolinea Lara Comi; Federico Bocci incita all’aumento delle nascite; “Più Nord Italia” sottoscrive la Santanchè; “Diffondiamo l’amor di patria” inneggia La Russa. Un elenco di ovvietà condito da una sottile ironia, fa notare Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica, e una grande promozione di utopie riferisce Renato Mannheimer, sociologo italiano. In fondo sono artisti questi quattro di noi, e gli artisti non favoleggiano sulle nuvole inseguendo un goal? Ma quanti segnano e quanti invece rimangono in mutande?! 

Come fece Joaquin Phoenix nel mockumentary “Io sono qui” interpretando un rapper e abbandonando i panni dell’attore, gli alieni de “Il sogno dell’alieno – Storia di un grande bluff” si sono calati nella parte per un intero anno, il 2012, per poi rivedersi dal divano di casa nel febbraio 2013 su Sky Cinema

Il finale rimane aperto con una domanda: “E se Amaducci si fosse candidato?” 
A voi rispondere!

Essenziali per l’uomo in vacanza: la guida ai capi cult dell’estate

L’estate sembra quasi arrivata, almeno dalle temperature, e anche se in questo momento le vacanze sono rimandate a tempi migliori noi vogliamo ricordarvi che lo stile non ha tempo e magari, vogliamo rinfrescarvi le idee. 

Le scelte dell’uomo che veste di stile cercano sempre di rimandare a un’identità, vogliono comunicare un messaggio: chilling sotto le palme, al fresco, con i colori, il mare e le mete lontane. Ecco, la moda dell’estate gioca con la geografia del mondo per essere oggi orientale, domani afro, o hawaiano. 

Ecco una piccola, ma evocativa, guida allo stile maschile dell’uomo in vacanza.

Camicie con stampe tropicali, a manica corta per il perfetto gentleman on holiday con colletto “camp”, o ancora stesso modello ma con stampe in perfetto mood anni ‘50. Blazer per le occasioni daily o anche serali in cui non si rinuncia allo stile, verde menta, blu cobalto e beige chiaro, ecco i colori dell’estate.

Nella gallery: Sandro Paris, Chimala, Faherty, Dolce & Gabbana, Gucci, Maison Margiela, Deveaux New York, Versace, Saint Laurent.

Shorts e bermuda sopra il ginocchio, pratici e trendy per molte delle occasioni estive. 

Sandali, alla schiava o sabot, che richiamano ora il safari, ora l’Havana, da tenere nella withlist dell’estate, perfetti anche con pantaloni in lino, classici. 

Occhiali da sole pop, sofisticati e futuristici per l’uomo casual in vacanza, sempre on time. 

Nella gallery: Prada, Dolce & Gabbana, Mykita

E a proposito di tempo, gli orologi per le vacanze possono essere un trait d’union tra sport e leisure time con dettagli eclettici e funzioni hi-tech di ultima generazione. 

E per finire, le borse, comode, ma sempre più personali. D’altronde quello che conta è l’attesa delle nuove avventure e le immagini di noi stessi in un contesto nuovo, surreale e suggestivo che solo una vacanza può regalare.

Intervista a Marco Ferrero-ICONIZE

Marco Ferrero, alias ICONIZE, è uno degli influencer e Tik-Toker Italiani più famosi al mondo. Nato a Biella ma adottato da Milano sin da quando aveva diciotto anni. Giugno è il mese dell’orgoglio omosessuale, e proprio lui del suo coming-out ne ha fatto un video virale che è passato alla storia, gioca e scherza sull’argomento con contenuti esilaranti. Segni particolari: bello e pazzo da far innamorare.



Come hai iniziato a fare i tuoi video?

Sin da piccolo ho sempre avuto questa passione per la fotografia che mi ha trasmesso mio nonno, che era un appassionato d’arte lavorando nel tessile, e così ho iniziato a scattare foto ai miei amici per poi postarle su facebook.

Praticamente loro erano i miei modelli, e poi un po’ per caso e un po’ per fortuna i miei video hanno iniziato a diventare virali, ma non era assolutamente quella la mia intenzione.

Alla fine, la mia creatività è stata premiata, quindi mi reputo anche fortunato.

Questi video li fai tutti da solo o hai un team che ti aiuta?

Credo che sia proprio la mia caratteristica, non ho persone che lavorano per me, anzi faccio tutto da solo dal montaggio alla regia.

Poi a volte quando lavoro per un brand importante mi appoggio a qualcuno, ma penso sempre che sia l’idea quella importante e non la tecnica.



A proposito dei tuoi video, voglio sapere tutto su quello del “pene saltellante”.

In quel periodo ero a Miami, e una mia a mica ha pensato ovviamente di regalarmi questo costume di carnevale a forma di pene con dimensioni umane, era sicura che qualcosa avrei combinato di certo.

Infatti, ho iniziato ad andare in giro per la città, con la gente che nel frattempo scattava foto e faceva video, in quanto capisci bene che non è da tutti i giorni vedere un pene che saltella in giro!

Come lo hai vissuto il periodo del lockdown?

Chiaramente è stata una tragedia un po’ per tutti, però io dai momenti no riesco sempre a trarne qualcosa di buono, ed infatti mi son messo a creare contenuti che magari rimandavo da tempo, ed invece avendone molto a disposizione ho messi a frutto le idee.

Ho sfruttato anche il momento visto che non ero solo io ad avere troppo tempo a disposizione, tutti quanti erano sui social molto più del solito.



Ho visto che ti sei cimentato anche nella conduzione, vorresti diventare un Mike Bongiorno? 

Mi vedrei a condurre qualcosa tipo “Total request Live” come quello che facevano da piazza Duomo a Milano, e poi mi son divertito a condurre “Mai dire quarantena”, idea che mi era venuta appunto stando a casa.

Come ti è venuto in mente il tuo nome d’arte ovvero ICONIZE.

Sinceramente non lo so nemmeno io, però mi ricordo che era di notte, sempre dal fatto che fotografavo i miei amici, ed alla fine li volevo iconizzare, e tutt’ora sono convinto che sia stata la scelta giusta, mi ci rispecchio.



Raccontaci del tuo coming-out.

Normalmente quando le persone scelgono di fare questo passo, iniziano dagli amici più stretti, hanno sempre un po’ di timori nei confronti della famiglia, io invece nel 2011 ho scelto di farlo nel modo più plateale possibile, ho fatto un video e l’ho messo in rete. Sono felice di averlo fatto perché in quel momento c’erano veramente pochi personaggi pubblici che sceglievano di farlo e questo mi ha dato una grande forza.

I 50 anni di Glastonbury nell’estate silente dei festival

“Do you recognise this noise?” È il suono del calpestio danzereccio dei piedi, del battito secco e ritmato delle mani, è l’odore dell’estate e l’eco corale di milioni di voci che colorano i luoghi di “culto” della musica dal vivo. È il rumore insonne e festoso dei figli putativi di “Woodstock” e dell’”Isola di Wight”, di quell’itinerante comunità di revellers che, ogni anno, affolla i “vivai del suono” a partire dai palchi del Coachella, nei californiani Empire Polo Fields di Indio, fino ad arrivare nel cuore dell’Europa, nella campagna verde e fangosa della contea del Somerset, per il Glastonbury Festival.

Nel settembre del 1970, il giorno dopo la morte di Jimi Hendrix, il lattaio di Pilton Michael Eavis allestisce, nella Worthy Farm di 150 acri ereditata dal padre, il primo sperimentale antesignano del “Glasto”, il Pilton Pop, Blues & Folk Festival. Marc Bolan, Keith Christmas, Stackridge e Al Stewart si esibiscono davanti a un pubblico di 1.500 persone simbolicamente paganti, il prezzo di una sterlina incluso il latte gratuito della fattoria. L’anno successivo prende forma e sembianza il Glastonbury Fayre, un grande raduno hippie dal libertino e idealistico spirito da “Summer of Love” documentato, in chiave cut up, nell’omonimo film diretto da Nicolas Roeg e Peter Neal.



La seconda edizione è ricordata come uno degli avvenimenti leggendari della musica underground inglese, una delle rare occasioni in grado di superare le barriere tra il pubblico e i musicisti, con musica, danza, poesia, teatro ed esibizioni estemporanee. È anche l’anno in cui a esibirsi è un giovane capellone, sconosciuto ai più, un certo David Bowie che si presentò bizzarramente vestito in foggia androgina con cappello da moschettiere, pantaloni a zampa e scarpe con tacco alla “Re Sole” e cantava, al levar del sole, il viaggio spaziale di Major Tom di Space Oddity.

Gli anni ottanta hanno visto il Festival trasformarsi in un vero e proprio evento annuale che, nonostante il clima non sempre favorevole, ricordiamo le piogge torrenziali del 1985 (che non impedirono di certo agli audaci partygoers di assistere agli spettacoli con la fanghiglia alta fino alle ginocchia), resta uno degli appuntamenti più attesi e longevi. Uno straordinario melting pot di arte, musica (non c’è nome che conti che non abbia calcato il suo palco) e persone. “Puoi sederti intorno ad un falò qualunque o fare la fila a una bancarella e sentire come un caldo abbraccio collettivo. Guardi un estraneo e ti rendi conto di avere tantissime cose in comune”. Ci sarà un motivo perché i biglietti (al costo di 250 sterline) sono sold out in una manciata di minuti mesi prima dell’evento, quando ancora non si ha la più pallida idea di quale sarà la line up dei cantanti?

Il Glastonbury è un “luna park” ideato su misura per i bambini e fatto a misura di “festival habituè”, è intergenerazionale, è un punto di unione tra culture, è respirare per tre giorni una libertà parallela e anacronistica, è immergersi in una gioviale atmosfera atemporale. 



La bucolica Valle di Avalon, la leggendaria isola di Re Artù e del Sacro Graal, e la distesa da 900 acri della tenuta di Michael Eavis, anche quest’anno, erano pronti ad accogliere gli oltre 180.000 festanti “pellegrini” per celebrare tutti insieme quello che sarebbe stato il Festival dei Festival. I 50 di Glastonbury. Ma il 24 giugno non ci saranno “wellies”, tende e campeggi a calpestare le verdi campagne della storica Worthy Farm. Il Pyramid Satge di Bill Harkin dall’alto dei suoi 30 m non si illuminerà a festa. L’evento è annullato. Così come non ci sarà il consueto raduno, in mezzo al Danubio, della “Love Revolution” con i suoi 400.000 Szitizens e la baldoria dei 60 palchi dello Sziget sull’isola della libertà di Óbuda, a nord di Budapest. Gli spettacoli pirotecnici e i colori iper saturi delle scenografie idilliache e favoleggianti del Tomorrowland non illumineranno il cielo della piccola cittadina belga di Boom. Anche il tempio della musica elettronica spegne le sue console. Nel cuore del deserto del Nevada il grande fantoccio di legno non brucerà nel rituale del Burning Man. La sua comunità non celebrerà il solstizio d’estate nell’immaginaria città dall’anarchia organizzata di Black Rock City. Per le strade di Perugia, nell’Arena Santa Giuliana, in Piazza IV Novembre e nel Chiostro di San Fiorenzo non echeggerà il beat del jazz. 

Dal Sonar di Barcellona all’Ariano Folk Festival, la musica dal vivo indossa la fascia nera al braccio. Tutti gli eventi sono annullati a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Coronavirus. I lavoratori dei concerti sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire. Se per gli altri ambiti culturali di “visione”, come il teatro o il cinema, è possibile pensare a protocolli di ripartenza, per i luoghi di “interazione”, come i festival musicali, ciò crea dei cortocircuiti. 



Un Festival, come ci suggerisce l’etimo stesso, è una grande “festa” che non conosce, per sua natura, forme di distanziamento. È aggregazione, socialità, condivisione. È massa, contatto, è il piacere di stare insieme. L’idea di contingentare la folla riducendola a mò di soldatini di terracotta trincerati in quadrati divisori, apparirebbe difficile e contro natura. Per questo, in tanti pensano che una vera ripresa del settore dei concerti non avverrà fino alla scoperta e alla distribuzione del vaccino: cioè quando il rischio del contagio sarà riportato allo zero o quasi. Spesso abbiamo sentito la frase “Music will save the world|La musica salverà il mondo”, questa volta ha incontrato un avversario più temibile della sua forza. Ma ritorneremo laddove abbiamo lasciato. È solo un momentaneo “a data da destinarsi”.

Hype sensation: Vision of Super

Saper abbracciare la molteplicità delle discipline artistiche: è questa la mission del brand Vision of Super. Lo streetwear di Dario Pozzi ha già conquistato artisti del calibro di Sfera Ebbasta, Junior Cally ed Elettra Lamborghini e vanta una distribuzione in oltre 100 selezionati negozi (80 in Italia e 20 tra Asia e Australia).


“Il nostro obiettivo – dichiara Pozzi in esclusiva a Man in Town – è quello di fornire prodotti di altissima qualità con un prezzo competitivo e un’ottima distribuzione. Vogliamo essere il primo approccio a un marchio di lusso. Lo scorso gennaio abbiamo creato anche una fantastica collezione in cobranding con Colmar, il lancio ufficiale è per il prossimo settembre.” La fiamma è il simbolo del brand, e nonostante la pandemia in atto, non accenna certamente ad affievolirsi. “Stiamo ampliando le nostre strategie di comunicazione online e offline, in modo da essere pronti e veloci una volta si ritorni alla normalità. Inoltre, stiamo cercando di tradurre tutti i nostri progetti in ottica di sostenibilità: a breve, infatti, lanceremo un nuovo capitolo green legato al marchio. Le vendite online, sul nostro e-commerce, durante questa pandemia, non sono diminuite. Anzi, si sono rafforzate, così come l’acquisto di accessori in edizione limitata, da collezione.”



Abbiamo chiesto al direttore creativo come muterà lo streetwear dopo l’era Coronavirus. “È forse la domanda che ci stiamo ponendo più frequentemente in queste ultime settimane. Continuerà a esistere, ne siamo certi, ma si tradurrà in qualcosa di più specifico, ancor più settoriale, per dialogare al meglio con i clienti. Lo streetwear, poi, si fonderà ancor di più con l’universo del lifestyle: è facile, quindi, che felpe e T-shirt, nel futuro, verranno vendute all’intero di concept store riproposti in hotel di lusso. O, ancora, le grandi palestre dedicate ai nuovi sport utilizzeranno i capi streetstyle come divisa di activewear. Sempre più interazione, quindi. E sempre più possibilità di crescita.”



Inoltre Vision of Super si è schierato fermamente a sostegno del movimento a favore della fine del razzismo in solidarietà alla comunità black

Sinestesia tra i sensi: slow drinking, food pairing e fragrance bar

La sinestesia è un fenomeno che prevede la contaminazione dei sensi e le esperienze sinestetiche dimostrano tre caratteristiche principali: sono provocate da uno stimolo, sono percezioni coscienti e sono automatiche. Abbiamo chiesto a tre esperti del settore beverage, food e fragrance di raccontarci i loro esperimenti e di come la stimolazione di un senso innesca una risposta predicibile e riproducibile in un altro senso.

Radici ben salde nella tradizione, da cui partono per innovare, ma con uno sguardo rivolto alla sostenibilità e alle tendenze del momento, che talvolta possono rivelarsi nuove vie su cui soffermarsi e fare ricerca.

La nostra intervista a BE Barman Eventi, Mimosa Milano e Campomarzio70

@be.barman.eventi

@mimosa_milano

@campomarzio70

Che cosa fa un bartender oggi e come nasce la tua passione per la mixology? 

Alessandro – BE Barman Eventi: Quella che fino allora avevo creduto fosse semplice curiosità, si è palesata quale passione che non avrei più abbandonato, in occasione del primo corso di mixology che mi regalarono al termine del mio percorso di Laurea in Economia e Commercio. Il mio fu un vero riconoscimento.

Fare della mia passione la mia professione, è senz’altro un privilegio. E ancor più aver potuto interpretare e vivere in “prima linea” l’ultimo decennio, in cui è avvenuta la divulgazione della mixology in Italia, e la ricerca è divenuta trainante. Oggi il bartender ruba letteralmente dalla cucina dei grandi chef tecniche d’avanguardia, ricette, ingredienti e attrezzature e riedita i grandi classici nella versione “twist on classic”, ricercando, scoprendo e interpretando ingredienti particolari e un po’ sorprendenti, per elaborare sciroppi, acque aromatizzate, estratti, infusi, olii essenziali e shrub.

Un abbinamento nuovo può esaltare e svelare caratteristiche e potenzialità nascoste di un ingrediente, fino allora destinato a un uso ormai consolidato e che invece è ancora tutto da scoprire e da esaltare, e da cui veder nascere nuovi sapori in cocktail innovativi, sorprendenti e di qualità. 

Parlateci di trend e di stile. Negli ultimi anni il mondo del beverage sta cambiando, in che direzione stiamo andando? 

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: Il mondo dei cocktail è variegato e complesso e nel corso del tempo ha assistito a un cambio di gusti, di materie prime e di tecniche utilizzate. In continua evoluzione, proprio per la contaminazione con altre arti ma anche per fenomeni che ne hanno accelerato la divulgazione. 

Da una parte il boom che ha visto come protagonista il Gin, la cui versatilità gustativa dovuta alle diverse combinazioni di botaniche al suo interno, ha consacrato il Gin&Tonic tra i drink più popolari, aumentando la consapevolezza del consumatore. Dall’altra, l’utilizzo e la sperimentazione legata a ingredienti inediti quali ad esempio il Sakè, i Mezcal o provenienti dal foraging, e non ultimi i fermentati, o ancora il thè e il caffè, con cui mi piace creare sciroppi, infusi alcolici e analcolici, polveri da utilizzare per decorare.

Oltre al tema imprescindibile legato alla sostenibilità, la grande tendenza è volta all’esperienza creativa, emotiva e sensoriale, che si esprime nella qualità attraverso la selezione della materia prima.

La Mixology oggi è tesa a mettere al centro e amplificare l’esperienza sensoriale, e lo fa mettendo il focus sul drink pairing, il cui protagonista indiscusso è l’abbinamento fra food e drink, lo scambio reciproco di sapori che esalta il viaggio gustativo, con lo scopo di riuscire a creare delle emozioni, delle alchimie in bocca e sul palato; e lo slow drinking, inteso come lo stile di vita volto a trasformare una semplice consumazione in arte della degustazione. 

Quali messaggi si possono trasmettere attraverso il beverage? 

Giovanna – BE Barman Eventi: penso che la convivialità sia uno dei messaggi più forti che si possa trasmettere. L’atmosfera e l’intimità che si creano nella degustazione vissuta come esperienza condivisa, sono uniche e sempre diverse. Accomunano e creano vicinanza.

Movimenti eleganti, misurazione attenta degli ingredienti e una spiegazione raffinata, affascinante ed esaustiva di quello che si sta andando a degustare rimarrebbero fini a e stessi se non si facessero tramite di qualità e bellezza. Il mantra oggi è scoprire per conoscersi meglio, per evolversi e migliorarsi. 

Le nostre drink list sono sempre pensate ad hoc, proprio perché con la personalizzazione delle ricette, dell’estetica e dei sapori, e attraverso la degustazione anche visiva, vogliamo andare incontro alle aspettative del cliente, rendendo fruibili i messaggi da veicolare.

Cultura, passione, bellezza nel senso più ampio del termine e pertanto fare e stare bene, ogni volta un po’ di più.

Come nasce il tuo concetto di catering Mimosa Milano e secondo te esiste una sinestesia tra cocktail e food? 

Mimosa – Mimosa Milano: nasce nel gennaio 2018, quando dopo aver lavorato in svariate realtà stellate e avendo osservato con attenzione l’ambiente che mi circondava, decisi di concentrare tutte le mie forze e la mia passione in un progetto che mi rispecchiasse appieno, così ho aperto. Il concetto alla base del mio lavoro è di offrire un servizio quanto più attento ai dettagli, alla qualità dei prodotti e alla bellezza in senso ampio. Il rispetto delle materie prime è alla base di tutto. Anche per questo mi sono trovata subito in sinergia con il lavoro di Giovanna e Alessandro, abbiamo una visione molto simile e questo ci fa avere tanta affinità professionale.

Più che una sinestesia, che li pone quasi su piani differenti, penso che tra cocktail e food ci sia un forte legame di sensi, si può giocare con la vista, l’olfatto e il gusto per creare un pairing che susciti emozioni e sensazioni differenti.

Nei nostri esercizi di stile, Alessandro ed io ci divertiamo a decidere cosa far assaggiare prima e cosa dopo e come determinare un prolungamento del sapore quanto un rimando olfattivo. 

Quali sono gli abbinamenti meglio riusciti e come nascono?

Mimosa – Mimosa Milano: quando si abbina il food al beverage esistono delle combinazioni “storiche”, date anche dalla conoscenza degli abbinamenti vino-pietanze, che ci suggeriscono i sapori e gli odori che si sposano meglio tra loro. Sto pensando per esempio a un sapore tendente all’affumicato, al morbido, o strutturato come può essere una carne, che ben si abbina a un alcolico con sentori di legno come un Wiskey, caldo, accogliente, aromatico; o ancora un cibo dal sapore leggero, acido, allegro, come un pesce crudo o una verdura fresca marinata, che immaginerei accompagnati a un drink altrettanto acido, fresco e perché no, con una punta di bollicine. 

Penso che la buona riuscita di un pairing avvenga quando si crea equilibrio, il beverage non deve sovrastare il sapore del cibo e viceversa, ma trovare forza e identità l’uno nell’altro.

Ancora più divertente è quando si riesce a combinare sapori che si completano e si prolungano durante la degustazione alternata. Con Alessandro abbiamo lavorato molto bene a un pairing per un evento autunnale che prevedeva due proposte, la prima un bignè craquelin allo zafferano ripieno di spuma di cicerchie e liquirizia in abbinamento a un drink composto da gin aromatizzato al mandarino, sciroppo di camomilla, infuso di zenzero e liquirizia, una punta di sale al mandarino, in questa proposta avevamo scelto di dare risalto all’aroma balsamico della liquirizia proponendolo come richiamo, lo zafferano ne allungava il sapore, mentre il mandarino, lo zenzero e la camomilla alleggerivano il tutto e coloravano di freschezza e allegria l’esperienza. Per la seconda proposta abbiamo scelto di abbinare un uovo di quaglia leggermente affumicato, marinato nella soia con l’aggiunta di miele di castagno, zenzero, te nero a un drink a base di Mezcal, infuso al tè nero al gelsomino, frutti rossi, marmellata di pere e miele di castagno, devo dire che qui la sensazione era totalmente diversa: l’affumicato dell’uovo e il Mezcal, il salato della soia e la marmellata di pere, creavano un sorprendente equilibrio di contrasti, dando la sensazione che food e beverage fossero un tutt’uno, concepiti come un unico sapore. Davvero sorprendente.

Quali sono le nuove tendenze in ambito food

Mimosa – Mimosa Milano: Come per il beverage anche l’ambito food è in continua evoluzione. Purtroppo le mode che negli anni si sono avvicendate, parlo di mode di prodotti, non hanno tenuto conto di tanti aspetti che oggi sono imprescindibili. La cucina negli ultimi anni si sta facendo portavoce di quelle che devono essere scelte etiche e di sostenibilità in materia di prodotti e di stili di cucina, inutile dire che un avocado che viene dal Brasile o un salmone allevato a mangimi e antibiotici non hanno un valore qualitativo né etico, se paragonati alla quantità di prodotti unici ed eccezionali che può vantare la nostra penisola. A tal proposito sono davvero felice che il mondo del food stia tornando a una cucina più semplice, meno fronzoli e più sostanza, che avvicina le persone, una cucina comprensibile che stupisce per la genuinità delle materie prime e per la conoscenza dei cuochi che le trasformano. La nuova “moda” sono le storie che ci sono dietro, trovo di una ricchezza assoluta poter assaporare un pomodorino del piennolo e conoscere la storia dell’agricoltore che l’ha coltivato, riuscire a percepire l’acidità e la dolcezza che solo la terra, il sole e il vento gli hanno dato. Sostenibilità è di tendenza, ed era ora! Ormai non può esistere una cucina che non faccia attenzione a proporre piatti sostenibili e in linea con le problematiche attuali, chi ancora non l’ha capito è vecchio, resta indietro, ecco, in questo caso la parola “moda” abbinata al cibo mi piace! Per terminare cucina italiana e prodotti italiani, questa è la tendenza.

Continuando con le sinestesie, se volessimo coinvolgere altri sensi? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo anche l’olfatto è protagonista di quest’esperienza, inscindibile dal gusto.  

È in conformità a quest’intuizione che abbiamo sviluppato e consolidato la nostra collaborazione con BE Barman Eventi sul Fragrance Bar e il pairing olfattivo. 

Campomarzio70 coltiva da quattro generazioni la cultura olfattiva, prima ancora di occuparsi di distribuzione e vendita di fragranze di ricerca. Durante il lockdown abbiamo organizzato numerose dirette Instagram con i nostri nasi (i creatori di fragranze, ndr), postando al termine di ciascuna la ricetta di un cocktail ispirato al profumo best-seller proprio di quel naso, ideata da BE Barman Eventi. Soprattutto in questo contesto, in cui si sta riscoprendo il valore della lentezza, concedersi il tempo per immergersi, a più livelli, in un momento in grado di coinvolgere più sensi, riconoscendo l’effetto su ciascuno e l’armonia dell’insieme, crediamo possa regalare un approccio nuovo alla fruizione di una fragranza, così come di un piatto o di un cocktail. 

Quando la percezione di una fragranza diventa immediata e ti emoziona? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: è una reazione istantanea quando nel profumo che stiamo annusando, riconosciamo un elemento familiare che la nostra memoria olfattiva ha incamerato, ad esempio. È un processo fortemente inconscio. Nel tempo abbiamo osservato nei nostri clienti le reazioni più diverse, dal sorriso alla sorpresa o ancora alla commozione. Il potere evocativo dell’olfatto è straordinario e al tempo stesso siamo forse poco abituati a riconoscerne l’impatto. 

C’è un criterio per scegliere il profumo perfetto o ci s’innamora e basta di quell’odore? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: un profumo è perfetto nella misura in cui emana quello che noi vogliamo comunicare di noi stessi, che tra l’altro può cambiare da un giorno all’altro. Possiamo aver voglia di sentirci più autorevoli, oppure cerchiamo una carica di energia, oppure qualcosa di più intimo e personale. L’abilità sta nel saper leggere, da parte di chi propone una fragranza, questi desideri. E interpretarli, poi, nella maniera più corretta.

Quali sono i sapori, gusti e profumi che preferite? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo quelli che invitano a un’interpretazione creativa. Trasferire su cibo e bevande le note gourmand di una fragranza è più scontato. Farlo, come nel caso di Citizen X di Ex Nihilo, che al pepe bianco combina note di legni di mastice e iris, oltre a un’innata brillantezza, è di certo una sfida molto più intrigante.

Avete pensato a una sinestesia da dedicare a ManInTown?

Pariamo di un uomo cittadino del mondo, che ama viaggiare ed esplorare ma non rinuncia allo stile.

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: Citizen X, in questo senso, è molto calzante. Anche Wake Me Up di Familia Familia, con la sua freschezza agrumata, o Cedarise, legnoso aromatico della nuova linea di profumi molecolari Hermetica, completamente priva di alcol e molto persistente, darebbe il giusto allure a questo “man in town”.

Illustrazione di Irene Ghillani

Alessandro – BE Barman Eventi & Mimosa – Mimosa Milano: Partendo dalla piramide olfattiva di Citizen X, abbiamo estrapolato le note della fragranza per creare un pairing tra drink e food. Alessandro – BE Barman Eventi: Il cocktail che abbiamo pensato è a base di Gin aromatizzato all’olio essenziale di iris, uno sciroppo al pepe bianco che rimanda alla nota pungente tipica della fragranza e infine abbiamo bilanciato l’acidità con del succo di bergamotto. In degustazione la prima sensazione è di spiccata freschezza alla quale seguono note floreali e pungenti di iris e pepe bianco, lasciando 

sul finale le note balsamiche e amaricanti del bergamotto. Il drink è presentato in un bicchiere le cui forme prendono ispirazione dal flacone di Citizen X, linee nette, maschili che rimandano anche alla forma del cubo singolo di ghiaccio presente nel bicchiere.

Una foglia d’argento completa il drink con un ulteriore rimando al design del profumo.

Mimosa – Mimosa Milano: Il finger proposto è un cubo di melone bianco non ancora maturo, messo in osmosi in un estratto di sedano, timo limone, finocchietto selvatico, sale e aceto, in questo modo le sensazioni verdi del sedano e aromatiche delle erbe penetrano all’interno del melone coprendone il sapore ma conservandone la consistenza cruda/croccante. Una goccia di emulsione alle mandorle e pepe bianco completa il finger. Alla degustazione si avvertono subito sensazioni fresche e acide, accompagnate da note balsamiche e infine la nota di pepe bianco avvolge la bocca. Come per il drink anche il finger riprende il design del flacone, è presentato su un disco metallico che rimanda al tappo della fragranza.

Per la degustazione vi consigliamo di iniziare con un assaggio di drink per preparare la bocca al finger.

Come vi siete reinventati in questo periodo e quali sono i vostri prossimi progetti?

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: il lockdown ha imposto a noi tutti dei rallentamenti, se non addirittura uno stop, che però ha permesso di risintonizzarci con quel concetto slow di cui parlavamo in apertura, con il concedersi del tempo per apprezzare fino in fondo il sapore del momento, il poter fare un’esperienza multisensoriale e, in definitiva, il vivere meglio. Abbiamo così colto l’opportunità data dal periodo per coniugare tutto ciò con la ritrovata esigenza di rimanere un po’ più a casa, scegliendo di trascorrere il proprio tempo con le persone a noi più vicine, e in primo luogo con noi stessi. Naturalmente portando a casa un’esperienza! Sono nate così le nostre Drink Experience Box, collegate ai corsi digitali one-to-one con Alessandro e contenenti tutto il necessario, dalle attrezzature alle materie prime, per cimentarsi (o regalare) un’esperienza immersiva nel mondo della Mixology, a propria scelta. 

A breve vedrà inoltre la luce, un progetto in gestazione da più di un anno, cui teniamo molto: “Eleven”, la gamma di cocktail ready-to-serve da noi ideata sia nelle ricette uniche che nel packaging completamente sostenibile, unitamente al nostro Gin, Vermouth e Bitter.

Mimosa – Mimosa Milano: Devo dire che questi mesi sebbene difficili per tanti motivi, sono stati per altrettanti, un rinnovarsi. In questa chiusura ho potuto riflettere davvero su quelle che sono le tematiche importanti, la natura, i rapporti tra le persone, il tempo a disposizione e ho voluto tradurre questi pensieri nella mia attività. È nato da marzo un bellissimo progetto di beneficenza che si chiama SOSTENIAMOCI, per cui ho voluto sostenere sia i piccoli produttori che lavoravano abitualmente con me proponendo i loro prodotti sotto forma di ricette della tradizione italiana in bag acquistabili dal mio sito, sia le persone a casa regalando loro un momento speciale e di condivisione, il tutto in un’ottica più grande, perché l’intero ricavato del progetto, sotto forma di generi alimentari freschi, è devoluto settimanalmente alla onlus CAF che si prende cura di minori allontanati da famiglie difficili.

Di certo non possiamo ancora pensare agli eventi con l’idea che avevamo prima, ma ho pensato a tanti nuovi modi per poter far vivere l’esperienza Mimosa Milano, come con le box aperitivo che sto sviluppando con BE Barman Eventi, prossimamente acquistabili online, o con gli eventi digitalbrand experience per cui oltre al food & beverage offro un servizio di event planning o ancora con le lezioni di cucina online. Sto sviluppando un servizio di chef a domicilio, avvalendomi anche del mio team di collaboratori specializzati, considerando che la propria casa sarà ancora per un po’ il luogo dove ci sentiremo più a nostro agio.

Entrambi siamo d’accordo nel dire che questo periodo ci ha portato a riflettere sulla bellezza dell’essere slow, sull’importanza di concedersi del tempo per apprezzare quello che ci circonda, ha rafforzato le nostre idee sull’agire nella semplicità, puntando all’essenza del prodotto, ha infine avvalorato l’idea della condivisione, e della ricchezza che ne deriva.

“Belvedere Vodka”, la vodka di lusso e le ricette da star

Perché Belvedere Vodka è definita la vodka da degustazione e speciali ricette da rifare a casa


L’angelo più elegante del cinema lo sorseggiava con noia sfiorandolo con lunghi guanti in raso: è la Audrey Hepburn di “Breakfast at Tiffany’s”, e il cocktail in questione è il “White Angel”, un preparato di vodka e gin in parti uguali. Bisogna avere personalità per berne senza esitare, e la stramba Holly ne aveva da vendere! 

In “The Blues Brothers”, durante il concerto al Palace Hotel, ormai circondati dalla polizia i ragazzi si esibiscono e lo sceriffo, interpretato da John Candy, si gode lo spettacolo ordinando un “Orange Whip”, un mix di vodka secca, rum ambrato, succo d’arancia e panna. Uno show per il palato!

L’“Atomica bionda” impersonata da Charlize Theron ha lanciato la “vodka alla Lorraine”, un drink anarchico in cui aggiungere alla coppa vodka e ghiaccio a piacere! Per vere ribelli! 

E nella stagione più divertente della serie di tutti i tempi, “Peaky Blinders”, la terza per l’esattezza, una frizzante contessa dal nome Petrovna strappa gli equilibri ed entra prepotentemente nella vita del protagonista, Thomas Shelby, coinvolgendolo in piccanti festini a suon di vodka e donne dalla dubbia moralità. 

Insomma la vodka vuol farsi sentire al cinema come nei bar, modificando gusti e preferenze degli amanti del bere bene. Ma se fino ad oggi l’immaginario collettivo ha sempre ricordato la vodka come un distillato utile alla miscelazione di altri ingredienti, c’è qualcuno che ne cambia le sorti: Belvedere Vodka! Il primo marchio al mondo che inserisce il concetto di “terroir” nel mondo della vodka! Un concetto che ben si sposa alla storia dello champagne, ma che nel distillato vodka ha una nuova strada tutta in salita. 

Belvedere Vodka infatti vanta l’appellativo di “Polska Vodka”, un fregio similare al DOC esteso ai vini. Caratteristiche fondamentali sono l’uso della segale coltivata esclusivamente in Polonia, la totale assenza di zuccheri e additivi aggiunti, la presenza di acqua sorgiva di proprietà di Belvedere Vodka. 

A rendere Belvedere Vodka non più un distillato come altri inodore e insapore, è proprio la presenza della segale che conferisce un aroma naturale al liquido, che le regala un retrogusto di pepe bianco e vaniglia grazie al quale può essere utilizzata come alcolico da degustazione
Non ultimo, il package, un’elegante bottiglia trasparente che permette di vedere la freschezza e la chiarezza del distillato e l’effetto tridimensionale del disegno: il Palazzo Reale da cui prende il nome. A tutti gli effetti Belvedere Vodka è definita la vodka di lusso, da sorseggiare sola o per rendere preziosi i vostri drink. 

Nella nostra diretta Instagram (@manintowofficial), insieme al brand ambassador di Belvedere Vodka, Paolo Viola, ne abbiamo selezionati due per voi, che potrete riproporre a casa ai vostri amici o per un brindisi à deux

1 – Il Cosmopolitan di Miriam

E’ il cocktail preferito da Carrie Bradshaw, che in Sex and the City lo ordina ad ogni party, evento o serata di gala. 
La ricetta originale, dal sapore agrumato, prevede succo di cranberry, il mirtillo rosso americano, e una base classica di vodka, triple sec (aromaticità e dolcezza) e succo di lime.

La rivisitazione “Cosmopolitan di Miriam”: 

Belvedere Vodka Pure 50ml 
Liquore all’arancia 20 ml 
Succo di Pompelmo Rosa 
Ghiaccio

Utensili:

1 Shaker (o barattolo) 
1 Jigger (o tazzina)
1 Spremi Agrumi (o a mano)
1 Tagliere 
1 Coltello 
1 strainer (o colino)
1 Cucchiaio 
1 Pela patate

Bicchiere di servizio: Coppa Martini

Procedimento:

Dopo aver sistemato la postazione con tutti gli ingredienti, bisogna preparare il succo di pompelmo rosa: tagliare dunque il pompelmo a metà e con uno spremi agrumi ottenere il succo. 
Versare poi gli ingredienti nello shaker: prima il succo di pompelmo rosa fresco, poi il liquore all’arancia e infine Belvedere Vodka. Riempire ora lo shaker con ghiaccio, chiudere e shakerare energicamente. Versare il liquido in una coppa martini precedentemente rinfrescata con un passaggio in congelatore e procedere con una doppia filtrazione (strainer dello shaker + colino). Come decorazione possiamo fare un peel di pompelmo rosa con un pela patate e coltello. 
La struttura del drink è data dall’utilizzo di Belvedere Vodka, a base di segale, che lo rende un drink con ancora più carattere. 

2 – Belvedere Vodka Sour aromatizzato al basilico

Nel mondo della miscelazione, “sour” allude all’utilizzo di una parte dolce (Sciroppo di zucchero) e una acida (agrume). 
Curiosità: a dare voga a questo tipo di drink è il whisky, con la nascita del whisky sour. Oggi qualsiasi utilizzo di base alcolica che viene miscelato con succo di lime e sciroppo di zucchero è considerato un “Sour”, ed ecco il Vodka Sour con Belvedere Vodka. 
Ricetta Originale: Vodka, succo di lime e sciroppo di zucchero. 

Rivisitazione al basilico: 

Belvedere Vodka 50ml 
Succo di lime 15 ml 
Sciroppo al basilico fatto in casa
Basilico fresco
Ghiaccio
Utensili:
1 Shaker (o barattolo) 
1 Jigger (o tazzina)
1 Spremi Agrumi
1 Tagliere 
1 Coltello 
1 Colino 
1 Cucchiaio 

Bicchiere di servizio: Tumbler Basso 

Procedimento:
Dopo aver sistemato la postazione con tutti gli ingredienti, preparare il succo di lime fresco. Tagliare dunque il lime a metà, spremerlo e versare il succo dentro lo shaker, insieme allo sciroppo al basilico e infine Belvedere Vodka. Riempire lo shaker con ghiaccio e shakerare con tanta energia per almeno 10 secondi, versare poi il liquido in un tumbler basso, facendo una doppia filtrazione con un colino. Riempire il bicchiere di ghiaccio e come decorazione una fogliolina di basilico. 

Preparazione Sciroppo al Basilico: 
1KG Zucchero
500ml Acqua 
10\15 foglie Basilico

Procedimento:
In una pentola metti a scaldare l’acqua. Appena l’acqua inizia a scaldarsi, versa lo zucchero. Mescola in continuazione per evitare che lo zucchero si attacchi alla pentola. Porta ad ebollizione. Lascia bollire per almeno 2\3 minuti e spegni il fuoco. A fuoco spento metti dentro la pentola le foglie di basilico e mescola bene affinchè liberi tutti gli aromi. Togliere poi le foglie di basilico una volta che lo sciroppo si è raffreddato. 

E buon divertimento! 

L’eccellenza British di Smythson, dalle agende tascabili agli accessori amati da reali e celebrità

Nonostante la pervasività del digitale abbia inglobato, da anni, la scrittura a tutti i livelli, alcuni connoisseur restano devoti alla calligrafia, con la sua liturgia di agende, lettere, taccuini e altri articoli di cancelleria. Smythson è uno dei (rari) templi di questo singolare culto, un marchio e, prima ancora, uno store londinese dove la cartoleria di alta gamma trova la sua massima espressione, diventato nel corso dei suoi 133 anni di storia una realtà d’eccellenza anche nella produzione di accessori in pelle.

Un percorso iniziato nel 1887 con l’artigiano Frank Smythson, che inaugura un negozio di “cancelleria elegante e di classe” al 133 di Bond Street, la via dello shopping più elitario nel cuore di Londra. La possibilità di personalizzare la carta da lettere, incidendovi con apposite matrici parole, nomi o stemmi araldici, attira ben presto l’attenzione dell’alta società, a cominciare dalla Corona britannica.

I traguardi più significativi vengono tuttavia raggiunti all’inizio del Novecento, quando il fondatore lancia una versione particolarmente capiente e strutturata della doctor bag, un modello di borsa a mano squadrato all’epoca molto diffuso, e soprattutto l’accessorio simbolo dell’azienda, l’agenda in pelle, che rivoluziona da par suo: Smythson, infatti, ne riduce le dimensioni e lavora il pellame in modo da renderlo leggero e flessibile, preservandone al tempo stesso la robustezza; nel 1908 nasce così un modello tanto discreto da poter essere tenuto nella tasca interna della giacca o, nel caso delle signore, nel bauletto.

Il successo è immediato, nell’arco di pochi anni le agende tascabili della boutique diventano un must del jet set, conquistando famiglie reali europee, maharaja, dive della golden age hollywoodiana e altre celebrità: tra gli aficionados di Symthson si contano le attrici Vivien Leigh, Grace Kelly, Claudette Colbert e Katherine Hepburn (la star quattro volte premio Oscar possedeva due quaderni speciali, caratterizzati dalla dicitura “London California New York” e dalle iniziali puntate sulla copertina), avventurieri di fama mondiale quali Sir Ranulph Fiennes e Charles R. Burton, il padre della psicoanalisi Sigmund Freud… Per non parlare di Winston Churchill o Lady Diana.
Nel 1964 per l’insegna di Bond Street arriva il primo Royal Warrant, l’onorificenza concessa dalla monarchia alle aziende sue fornitrici da almeno un lustro, cui seguiranno altri tre sigilli reali fra gli anni ’80 e il 2002.

Nel tempo Smythson amplia ulteriormente il proprio ventaglio di proposte, che continua a ruotare intorno all’universo della scrittura e del viaggio: le borse di ogni formato, da quello mini di pochette e portadocumenti al medio e maxi di zaini, tote bag e borsoni, affiancano buste, cartelle, diari, biglietti bon voyage, ecc.

Il denominatore comune è la qualità di materiali e lavorazioni, fondamentali per realizzare accessori con tutti i crismi dell’artigianalità, pensati per una clientela sofisticata e cosmopolita, amante del lusso discreto, suggerito soltanto dai particolari: ad esempio, le impunture ton sur ton o la firma, ossia la denominazione completa del marchio – “Smythson of Bond Street, Est. 1887”-, stampigliata in piccoli caratteri dorati.

Tra le agende attuali, il modello di punta è rappresentato dalla serie Panama, evoluzione del suddetto “antenato” ideato nel 1908 da Frank Smythson, talmente iconico da venire soprannonimato, appunto, “The Panama hat of books”, in omaggio al cappello maschile più popolare d’inizio secolo. Tutti i diary e quaderni presentano comunque pagine in carta Featherweight dall’inconfondibile nuance azzurro polvere, diventata la cifra cromatica del brand insieme a quella, leggermente più scura, del Nile Blue.

Smythson è oggi presente, oltre alle dieci boutique di proprietà, in department store come Saks Fifth Avenue, Selfridges, Harrods e Le Bon Marché. Sotto la guida dall’ex chief designer officer di Burberry Luc Goidadin, arrivato a dirigere l’ufficio stile nel 2018, il marchio londinese sembra pronto ad aggiungere al suo heritage ultracentenario molte nuove pagine, ovviamente di colore azzurro. 

After life: la commedia nera di Ricky Gervais

Non fermatevi alle parole che leggete nelle sinossi, non abbiate paura di guardare.

After life, la serie tv targata Netflix, scritta diretta e interpretata da Ricky Gervais è la storia di un uomo che vive il lutto dovuto alla scomparsa della moglie morta di cancro; qui, l’ossimoro sembra essere dietro l’angolo perché vi accorgerete che si ride, eccome.

Per chi non conoscesse Ricky Gervais è sufficiente andare su youtube, godersi l’ultimo discorso fatto ai Golden Globe che ha presentato per ben cinque volte, e rendersi conto che pensare che abbia un approccio non proprio convenzionale è a dir poco eufemistico. 

Il famosissimo comico britannico interpreta Tony, un uomo di mezza età, giornalista del Tambury Gazzette, un giornale gratuito che lui stesso ritiene possa essere usato, nelle migliori delle ipotesi, come fondo delle lettiere per gatti, manifestando fin dalle prime battute, con frasi come questa, una repulsione verso qualsiasi essere umano che entri in rapporto con lui.

Il protagonista si fa carico di un’infelicità che non conosce consolazione ed è questa la base sulla quale lo spettatore interagisce con Tony al punto che sembra quasi affiancarlo nei ripetuti e successivi tentativi di risalita emotiva. Le puntate sono scandite da atti minimi di una quotidianità consumata da questo personaggio burbero quanto consapevole costretto a passare il tempo nella speranza che arrivi presto a fine giornata.

After life è una dramedy dal retrogusto tipicamento british, che palesa un punto di contatto tra sarcasmo e asprezza senza impedire che il tutto si affacci ad una forte umanità. La cornice di questo successo è l’ambientazione in una piccola cittadina che conferisce quel piacevole gusto di routine, oltre che i numerosi personaggi che affiancano Tony, bizzarri ed eccentrici, tanto da ricordare la citazione fatta nel corso di una puntata da una protagonista la quale afferma che a volte è come essere nel film ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’.

Ricky Gervais riesce, inoltre, nella impresa di descrivere l’amore sotto una luce completamente diversa, attraverso una visione a cui non siamo abituati, partendo da una posizione prospettica inusuale e lontana per raccontare una relazione: l’assenza.

Dopo le prime due stagioni è ufficiale l’uscita della terza, non prima però del 2021, ed è notizia di pochi giorni fa la concreta possibilità che Gervais si sieda ad un tavolo con i vertici di Netflix per discutere di una probabile puntata speciale di Natale. 

La colazione perfetta

Dopo un lungo periodo di lockdown, abbiamo ripreso tutti a lavorare e ora più che mai abbiamo bisogno di concentrazione ed una buona dose di energia per affrontare al meglio le nostre giornate. La base di tutto? Una sana ed equilibrata alimentazione, partendo dalla colazione. Quante volte avete sentito dire “La colazione é il pasto più importante della giornata?”. Ecco qualche spunto per iniziare al meglio una giornata lavorativa da Nicole Carosini (@nicolecarosini), imprenditrice digitale e mamma a tempo pieno.

Partiamo con il dire che la prima colazione deve contenere i nutrienti principali: proteine, vitamine, fibre e carboidrati. Se state già pensando alla classica colazione italiana composta da caffè o cappuccino con brioches, siamo sulla cattiva strada! Dopo il digiuno notturno, é meglio evitare di aggredire improvvisamente il pancreas con una carica di zuccheri. Una colazione sana ci farà guadagnare molta più energia e concentrazione. La prima cosa da fare è quella di selezionare esclusivamente alimenti freschi e di qualità, accantonando il cibo spazzatura o insaccati pieni di conservanti. 

La mia colazione preferita in assoluto è composta proprio da questi alimenti, che uso per creare le mie energy bowl mattutine.  Utilizzo sempre come base lo yogurt greco o skyr e lo unisco agli altri alimenti. Oggi ad esempio prendiamo la papaya, con cacao amaro, avena e semi di lino. Ecco nello specifico gli alimenti utilizzati:

Yogurt greco e skyr

Entrambi ricchissimi di proteine, ma con una differenza sostanziale. Lo skyr è un formaggio cremoso di origini islandesi, più denso rispetto allo yogurt e leggermente più acidulo. La quota proteica é di circa 11 gr di proteine per 100gr di prodotto. Lo yogurt greco invece nasce in Grecia ed è uno yogurt più cremoso rispetto ai classici yogurt, prodotto con latte di pecora o capra. Anche in questo caso il contenuto proteico è alto 11 gr di proteine per 100gr di prodotto, ma è più grasso rispetto allo skyr.

Infine, lo yogurt greco contiene fermenti lattici vivi, che sono un probiotico di grande aiuto per la nostra flora batterica intestinale. Lo skyr essendo un formaggio non può vantare la stessa qualità.

Papaya 

Frutto dolce e leggermente aromatico dalla polpa morbida e pastosa. Perfetto per gli snack dolci, ma anche un ottimo ingrediente per le insalate e ricco di vitamina C. La papaya è uno dei frutti esotici che mettono al riparo l’organismo dagli stress della stagione fredda.. quindi è un ottimo integratore naturale contro i mali stagionali.

Cacao amaro 

Ingrediente consigliato a chi pratica attività fisica essendo ricco sali minerali. Oltre ad essere un componente energico, ci limita anche il colesterolo.

Avena

Cereale ricco di fibre utile per regolare i livelli di colesterolo nel sangue. Da alcune ricerche sembrerebbe che sia un ottimo riequilibrante del sistema nervoso dando ottimi risultati in caso di depressione e nervosismo. 

Semi di lino 

Semi ad alto contenuto di fosforo, magnesio e proteine. Conosciuti per le loro proprietà emollienti e protettive, sono utili per combattere le infiammazioni interne (ad esempio in caso di cistite) o esterne a livello epidermico.


Mixando tutti gli ingredienti possiamo ottenere una TROPICAL ENERGY BOWL come raffigurato nell’immagine.

Da ultimo, una serie di utili consigli validi per tutti i giorni per evitare il gonfiore addominale da applicare durante la giornata: mangiare lentamente, bere tisana al mattino e sera, evitare di masticare gomme, consumare probiotici, fare piu pasti ma di piccole quantità, utilizzare lo zenzero.

Testo di Nicole Carosini

Capelli e sole, i prodotti per l’estate

Tra sole, cloro e acqua salata, in estate i nostri capelli sono messi a dura prova ogni giorno. Per mantenerli in buona salute però, bastano piccoli accorgimenti da mettere in pratica tutti i giorni.  

Partiamo ad esempio con gli shampoo delicati, purificanti o riparatori. Dato il forte caldo, i capelli tendono a diventare grassi più in fretta e quando in programma ci sono piscina, mare e sport da spiaggia, è spesso necessario lavarli tutti i giorni, motivo per cui è meglio optare per formule delicate. Se i capelli tendono a seccarsi velocemente, è meglio optare per le formule specifiche studiate per l’esposizione al sole. Interessanti anche gli shampoo bar, un’alternativa sostenibile a quello liquido e ideale per vacanze in barca o brevi weekend grazie al poco ingombro.

Altro alleato sono le maschere. Che siano corti, di media lunghezza o lunghi, per aumentare la resistenza dei capelli alle aggressioni basta lasciare in posa una maschera riparatrice dopo lo shampoo per reidratare e ristrutturare la fibra in profondità.


Insieme alla maschere specifiche, sono ottimi anche gli spray solari, ideali da utilizzare in spiaggia o in piscina durante l’esposizione al sole o dopo i bagni in acqua.

Schwarzkopf

Ogni giorno è un #oceansday

La giornata mondiale degli oceani non si limita a un singolo evento in cui i riflettori vengono puntati sul tema della salvaguardia del pianeta. Dare continuità a un’iniziativa così importante per le nostre vite, significa creare delle nuove abitudini e alimentare la speranza di un futuro per l’ambiente delle generazioni future e di tutte le meravigliose specie animali e vegetali che fanno parte del nostro straordinario ecosistema.

Da piccoli gesti che riguardano la responsabilità del singolo individuo, ad iniziative portate avanti da nomi altisonanti del settore moda, tutto deve essere fonte d’ispirazione perché nessuno pensi di poter rimandare a domani, perché tutti dobbiamo fare la nostra parte.
La plastica che si accumula nel mare, in pochissimo tempo, si frammenta in microplastiche che inevitabilmente viene ingerita dai suoi abitanti marini, un processo che finisce per portare nelle nostre tavole i nostri stessi rifiuti.

Tra le aziende impegnate in prima linea per la salvaguardia degli oceani, North Sails ha un ruolo di grande importanza, perché da 25 anni, insieme a WWF Italia, si prende cura attivamente della tartaruga Caretta Caretta, attraverso un attento monitoraggio, salvaguardia dei siti di nidificazione, cura e riabilitazione degli esemplari che rimangono feriti proprio a causa dei rifiuti che possono essere letali per molti animali. Grazie a “WWF e North Sails insieme per le Tartarughe Marine” fino al 16 giugno, sarà possibile acquistare “Free the sea”: una limited edition di t-shirts realizzate con l’uso di materiali misti, cotone e fibre a base di cellulosa ricavate da viscosa, bambù e alghe. Il 10% del ricavato sarà devoluto per sostenere quest’attività che ogni anno salva almeno 500 tartarughe marine che popolano il nostro Mar Mediterraneo.

Anche Carvico, Jersey Lomellina e Aquafil danno, da diversi anni, il loro fondamentale contributo per promuovere un’industria della moda sostenibile, creando le tecnologie adeguate per un prodotto sostenibile. Aquafil è l’azienda che ha dato vita alla rivoluzionaria fibra ECONYL®, un filo di poliammide rigenerato fatto al 100% di materiali di rifiuti e materiali di scarto pre e post consumer, tra cui anche le reti da pesca recuperate dai fondali marini. Mentre Carvico e Jersey Lomellina s’impegnano quotidianamente di proporre ecotessuti prodotti con materie prime riciclate.

Inoltre, nel 2013 quando Aquafil ha sugellato il suo profondo impegno nei confronti dell’oceano con Healthy Seas, a Journey from waste to wear, l’iniziativa che si pone come l’obiettivo di disintossicare le acque dalle reti da pesca incagliate nei relitti o dispersi nei fondali. Carvico e Jersey Lomellina sono stati tra i primi a partecipare all’iniziativa diventandone partner.

Osteria Candalla, il paradiso in Versilia

Per chi ama, conosce e frequenta la Versilia, sa benissimo che la bellezza di questo luogo non è circoscritta solo al lungomare, infatti basta alzare gli occhi e vedere la maestosità delle Alpi Apuane.



Infatti, proprio a Camaiore nella località Lombrici appena sulla collina sorgono le cascate naturali di Candalla che danno nome alla oramai rinomata Osteria.

Ai piedi del monte Prana appoggiata magicamente sul letto del fiume troviamo un ex mulino che trasformato dal genio e follia dei proprietari Alessandro, Daniela, Giulio e Massimo nel giro di pochissimo tempo è diventato “The place to be” per tutto il jet-set Versiliese.



La prima volta che si arriva si ha l’impressione di aver preso la strada sbagliata, in quanto la strada sale fino ad arrivare a destinazione.

L’effetto scenico della natura è davvero unico. La serata parte con l’aperitivo al “Bananas Bar” dove soprattutto quest’anno è diventata obbligatoria la prenotazione anche per questo rito di degustazione di vini e di cocktails, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza.



Anche se diciamocelo, la vastità di spazio all’aperto che ha a disposizione questo ristorante è davvero invidiabile.

La maggior parte dei tavoli esterni sono disposti con un sistema a terrazze tanto amato dai vip, proprio per il senso di estrema privacy offerto ai clienti come Michelle Hunziker, Jodie Foster, Giorgio Panariello, Giobbe Covatta, Alessandro Sallusti e Patrizia D’Asburgo Lorena per citarne alcuni tra i più affezionati.



La carta vincente del menù è sicuramente un abbinamento di piatti tipici della Lucchesia come i famosi “tordelli” fatti a mano ed un’attenzione ricercata anche per clienti vegetariani, insomma praticamente impossibile non uscirne felici e con la voglia di ritornarci.

Jawline: come realizzare il contouring della mandibola

Cosa hanno in comune, da sempre, tutti i sex symbol più desiderati del grande schermo? La mandibola squadrata!



La “jawline” o linea mandibolare ben definita è la nuova pressante richiesta degli uomini di tutto il mondo: una mandibola ben evidente ed il mento squadrato rendono, infatti, l’uomo sexy, maschile, volitivo, sicuro di se’ stesso; e chi non è nato con questa caratteristica oggi può facilmente ottenerla grazie alla medicina estetica. Esistono infatti dei filler riempitivi a base di acido ialuronico ad alta densità, studiati appositamente per incrementare il volume della mandibola e del mento (fra i nuovi filler troviamo ‘Volux’, prodotto dalla Allergan, un’azienda che investe molto nella moda). In termini medici si chiama “Profiloplastica”. Alla University of Hospital di Brussel hanno perfino individuato con l’analisi fotometrica che l’angolo perfetto della mascella col volto maschile si attesta a 130 gradi nel profilo del viso; hanno inoltre constatato che nell’uomo mento e mascella sono molto più importanti della forma delle labbra, al contrario di quanto accada per quelle femminili; le labbra maschili piacciono infatti sottili e perciò ci vuole molta prudenza nel riempirle. 


Dr. Cesare Giampietro

Il Dr. Cesare Giampietro, specialista in medicina estetica ci spiega che occorre grande capacità tecnica e prudenza nel trattare un volto maschile che ha infatti delle scavature da rispettare e altre da ridurre, evitando nel contempo l’effetto di arrotondamento del viso (cosa invece da fare quando si tratta un viso femminile).

Trattando l’uomo si devono cambiare dosi e tecniche iniettive e in generale il rapporto di correzione e di 1/3 come qualità ed entità rispetto al trattamento di una donna.



Il trattamento non è affatto doloroso ed è di lunga durata; i prodotti più innovativi promettono infatti una durata che può arrivare anche a 24 mesi; è molto semplice e si svolge in meno di un’ora.

Dopo la seduta si può tornare alla propria vita sociale normalmente, anche se sarebbe opportuno evitare saune e bagni turchi, e rimanere a riposo dallo sport per qualche giorno per permettere al prodotto di espandersi e consolidarsi al meglio.

Il risultato è visibile immediatamente, ma tenderà poi a migliorare nei giorni successivi.

Ma come avviene il trattamento?

Si utilizzano siringhe pre riempite di acido ialuronico o idrossiepatite di calcio (si tratta di specifici dispositivi medicali certificati ed approvati per tale uso), il cui contenuto viene rilasciato direttamente sul periostio dell’osso mandibolare, utilizzando un ago o una cannula.

Per avere un risultato ben evidente e duraturo è opportuno usare un numero adeguato di fiale (ma ovviamente dipende dal punto di partenza del paziente e dal tipo di risultato che voglia ottenere).



Il trattamento non è assolutamente doloroso (i migliori prodotti hanno all’interno già l’anestetico).

Nei giorni successivi il paziente può avvertire una minima dolorabilità, assolutamente compatibile con le normali attività quotidiane.

In taluni casi il filler mandibolare può inoltre essere associato a “fili di trazione” allorquando ci sia anche la presenza di rughe nasolabiali particolarmente pronunciate, o se, a causa del sopravanzare degli anni, si noti un cedimento “verso il basso” dei tessuti del volto dovuto alla gravità e alla perdita di tono e compattezza della pelle.



Una tendenza sconcertante, nata sui social, è quella di utilizzare delle palline di plastica da masticare ripetutamente durante il giorno per aumentare il volume della mandibola; si tratta di una pratica che però può causare seri problemi di salute; in questo modo, inoltre, si va determinare una semplice ipertrofia dei muscoli mandibolari (muscoli masseteri) e non un vero e proprio aumento del volume dell’osso che è invece ciò che rende sexy. L’ipertrofia dei masseteri dà un aspetto a criceto (oltre a causare digrignamento dei denti durante la notte e deterioramento degli stessi, stato di tensione in tutto il corpo, cefalea e addirittura alterazioni della postura!)


Naturalmente la profiloplastica o “Jawline con acido ialutonco è un trattamento che va fatto solo da medici e per di più molto esperti; quella zona è ricca di terminazioni nervose ed arteriose per cui bisogna sapere come, dove e con quali tecniche iniettare; se eseguito da mani esperte il trattamento è assolutamente sicuro.


Profumi per dandy: L’Officine Universelle Buly 1803

Entrarvi è un’iniziazione. Che sia la boutique a Saint-Germain-Des-Près o il sito web. Varcata la soglia de L’Officine Universelle Buly, il tempo si dilata fino al 1803, anno di nascita della Maison, che acquisì notorietà in tutta Europa per le sue lozioni aromatiche, i cosiddetti vinaigres de toilette. Il fondatore ispirò addirittura a Balzac un personaggio de La Comédie Humaine.

In tempi recenti, questo marchio prestigioso è stato riportato in vita da Ramdane Touhami e Victoire de Taillac con grande rispetto della tradizione, ma anche di valori contemporanei quali sostenibilità e approvvigionamento etico delle materie prime. A Parigi sono sorti tre punti vendita dall’atmosfera retro-futurista, seguiti da altri a Londra, Hong Kong, Tokyo, Osaka, Kyoto, Séoul, Taipei, New York e San Francisco. Per la gioia dei dandy e delle muse di oggi.

La cura del corpo per il benessere dello spirito. La raffinatezza estrema come presa di posizione individuale contro la pseudocultura di massa e l’omologazione. Il rituale di bellezza come sublimazione della routine quotidiana. Questa è la filosofia de L’Officine Universelle Buly.

Una filosofia da cui derivano 87 (esatto, ben 87) oli naturali di bellezza per lo skincare più sofisticato. Pettini in materiali rigorosamente vegetali. Saponette personalizzabili con le proprie iniziali. Una collezione di profumi ispirati ai capolavori artistici del Louvre, creati dai più celebri nez per trasformare la materia plasmata dall’atto creativo in qualcosa d’immateriale ed evanescente quanto un’essenza. Una sfida impossibile, quasi esoterica. 

Le texture sono tanto sensoriali quanto evocatori sono i nomi dei prodotti: dal Sang de Dragon all’Encens du Mont Athos Byzantine. I dettagli delle confezioni richiamano alla mente i versi di Charles Beaudelaire: “Là, tout n’est qu’ordre et beauté, luxe, calme et volupté.”

Eppure, il vero tratto distintivo della Maison è la spasmodica ricerca dei segreti di bellezza ai quattro angoli del mondo. Un afflato cosmopolita che emerge in particolare nelle sue bizzarreries. Vezzi suggestivi, ma efficaci: dal magnesio transcutaneo che induce un sonno riparatore dopo il più intenso dei workout alla gomma di Chio, autentico chewing-gum dell’antica Grecia per rinfrescare la bocca. Per non parlare delle pietre semipreziose remineralizzanti, che distendono i tratti del volto o infondono lucentezza ai capelli. 

E se ancora non bastasse, quando visiterete il sito per fare o farvi un regalo, ricorrete al servizio esclusivo del telegramma calligrafato. Per inviare una missiva che non si può dimenticare.

“L’Italia che tace si è svegliata! BLM è giustizia”

Che tu sia tornato a casa completamente bagnato dalla pioggia Milanese o che per le strade di Roma, Bologna, Pisa e molte altre città tu abbia alzato un pugno chiuso al cielo, hai cambiato qualcosa. 
L’Italia che spesso tace, si nasconde ed accenna consensi questa volta è scesa in piazza per una giusta causa, il razzismo è un reato a tutti gli effetti, la violenza è una condanna e il potere di coloro che governano le società e regolano la libertà non può rimanere in silenzio innanzi alla richiesta di equità ma soprattutto rispetto. 
George Floyd probabilmente non immaginava che un giorno avrebbe mosso la coscienza addormentata di intere nazioni, ma ha pagato questo prezzo con la vita, senza respiro. 
“Black Lives Matter” non è un semplice movimento in trend sui social network, non è solo una rivolta contro uno il potere ma è un vero e proprio manifesto liberale, di giustizia e di condanna verso chi rimane in silenzio. 
Questa manifestazione di giustizia e rispetto è solo l’inizio di una rivolta sociale, chi tace è complice. 



Foto di Andrea Pascale

World Oceans Day, non c’è più tempo

L’oceano è il polmone più grande del nostro pianeta, della nostra casa, e il fornitore della maggior parte d’ossigeno che respiriamo. Per il suo inestimabile valore, dal 1992 è stata istituita la Giornata Mondiale degli Oceani, dal primo summit internazionale svoltosi questo stesso giorno a Rio De Janeiro, con l’obiettivo di sensibilizzare la popolazione mondiale sull’impatto che può avere sulle nostre vite il rispetto delle sue acque e preservare la maestosa bellezza dei suoi fondali, in molti luoghi ridotti allo stato brado.

Ci sono voluti anni di pressioni, finché le condizioni delle acque del nostro pianeta hanno raggiunto livelli così drammatici, che l’evento ha raggiunto un’eco potentissima, tanto da costringere i responsabili di ogni settore industriale a rivoluzionare i loro sistemi di produzione, al fine di trovare soluzioni non invasive per l’ambiente.

E poi c’è chi alla salvaguardia della terra e dei suoi mari ha dedicato la sua intera esistenza, rappresentando uno dei protagonisti più attivi di quella lotta costante che si svolge ormai da anni. Con ostinazione e un credo da guerriero, in armatura cento per cento sostenibile, Javier Goyeneche, fondatore e attuale proprietario di Ecoalf, ha portato avanti la sua causa con un approccio rivoluzionario dal 2009, che ha battezzato “Upcycling the Oceans”. Collaborando con i pescherecci, nelle cui reti rimangono intrappolate tonnellate di rifiuti di plastica, è riuscito a creare una nuova generazione di prodotti riciclati, con le stesse caratteristiche tecniche e qualità estetiche di qualsiasi altro prodotto industriale non riciclato, arrivando a sviluppare ben 400 tessuti che prendono le forme di stilosissimi accessori e capi d’abbigliamento.

Tra le nuove collezioni AI20-21 che ha riscosso un grande successo all’ultima fiera internazionale di Palazzo Pitti la giacca Glacier, la sacca Montana e la sneaker portano i colori simbolo del cambiamento climatico (rosso), il blu dell’oceano e il bianco dei ghiacciai.

E proprio in occasione dell’Ocean Week, il brand ha organizzato quattro imperdibili dirette IG con quattro Oceans Heroes d’eccezione #becausethereisnoplanetb

Il Mediterraneo al MAXXI inizia l’estate

Lunedì 1° giugno vi è stata l’inaugurazione del ristorante Mediterraneo all’interno del cortile del MAXXI a Roma, il bellissimo museo di arte contemporanea disegnato da Zaha Hadid, archistar di fama internazionale.



La cornice più unica che rara è davvero incantevole quello che ha voluto presentare l’imprenditore romano Alessandro Cantagallo è un contesto raffinato, elegante e visti gli ampi spazi che possa dare la completa sicurezza richiesta da questo momento storico.



La scelta dell’allestimento con “Homy”, ovvero degli igloo sparsi per il giardino costituiti da canne di bamboo e luci luminose i quali creano un’atmosfera accogliente e raccolta, come ricorda il proprietario è assolutamente necessaria la prenotazione, visto il numero ridotto degli ospiti rispetto ad anni passati, diventa fondamentale la telefonata per assicurarsi il proprio posto.



Questo è stato il primo vero evento post quarantena, un’immagine nuova con le persone distanziate e con mascherina obbligatoria, a tal punto da stentare a riconoscere i tanti ospiti vip intervenuti come: Bebe Vio, Isabella Rauti, Manfredi Alemanno (direttore artistico di Mediterraneo), Tess Masazza, Fasma, Antonio Aiello, Leonardo Bocci, Matteo Martinez, Beatrice Grannò.



Il progetto MEDÏTERRANEO estivo è in collaborazione con Spirito, Helbiz (con le sue soluzione di micro-mobilità green come i monopattini) e Verde Pistacchio. 

Disponibile il servizio di consegna a domicilio sulle piattaforme online Deliveroo, Just Eat, Glovo e Uber Eats. 

Sarà inoltre possibile ordinare da asporto tutti i prodotti del ristorante. La location resterà aperta tutti i giorni a pranzo (escluso il lunedì), all’ora dell’aperitivo, a cena e per il dopocena.


Born Romantic: “SAVE we believe in the power of change”

Camminando per le vie di Milano se si alza lo sguardo al di sopra del proprio Iphone potrete notare alcuni fiori appassiti catturati con una bomboletta spray sui muri della metropoli, accompagnati da un manifesto che urla “BORN ROMANTIC”. 


Collettivo di giovani artisti ribelli sotto la direzione artistica di Alessio Pomioli, i Born Romantic sono i punk della generazione Z e proprio come la natura il mondo punk nasce ovunque anche se cerchi di estirparlo, è un fiore spinoso, è cyber, è metallico, è sporco di trucco, è un fiore di città che molto spesso rimane nascosto ma che mai arrugginisce sotto i temporali, è protesta, è valore, è caos focalizzato. Born Romantic indossa le vesti del proprio io devenendo Punk Romantic. 


“Save we believe in the power of change” è il manifesto della nuova – e super green – capsule collection Punk Romantic che prova, attraverso un’identità ribelle, portando alla luce problematiche e soluzioni del nuovo millennio.
I materiali sono biologici e riciclati, dando la possibilità di scegliere in maniera green anche inconsapevolmente, sensibilizzando tutti coloro che dell’eco-sostenibilità ne fanno il proprio manifesto con una leggera vena di romanticismo e malinconia. 


“Chiedere al romantico di non essere romantico è come chiedere alla rosa di non profumare più.
Essere romantici in un mondo digitale significa essere organici in un mondo sintetico, sentirsi come un pezzo di carne nel cellophane dell’esselunga”.

Deodorante uomo: quale usare per le camicie

Mentre lavori al computer, durante una riunione importante, sui mezzi pubblici a un appuntamento importante: aloni e macchie di sudore compaiono nel momento meno opportuno. Come evitare questo fastidioso problema? Ci soffre di ipersudorazione o sudorazione eccessiva, spesso porta con sé degli abiti di ricambio, ma non sempre è possibile cambiarsi o ancora e se ci si dimentica il cambio?! Ecco qui si ha davvero un problema che spesso è piuttosto imbarazzante. Allora perché non risolvere prima dell’insorgere del problema, scegliendo il deodorante uomo più adatto?!

In commercio ve ne sono per ogni tipo di pelle e con ogni fragranza possibile, ideali anche per chi porta capi neri, così da non lasciare macchie di deodorante sul tessuto. Senz’altro in estate si cercano poi quelli che offrono freschezza come prima cosa e ancora meglio se combattono il sudore e gli aloni che può lasciare.

Se ancora non sai quale deodorante uomo scegliere per prevenire le inestetiche macchie di sudore sotto le ascelle con le camicie? Non preoccuparti scopri con questa breve guida quello più adatto a combattere le formazioni di macchie e di aloni del sudore.

Come scegliere il deodorante uomo giusto

Molti uomini hanno dichiarato che evitare la comparsa di aloni è un problema importante e prioritario quando scelgono un deodorante. In particolare perché per via dello stress, della vita frenetica e spesso anche per le condizioni di lavoro il sudore fa capolino quando meno se lo aspettano.

La scelta del deodorante uomo può ricadere su quelli spray o quelli roll-on. In quest’ultimo caso optate per quelli ad asciugatura rapida e non indossate subito la maglietta, camicia o maglione, ma aspettate che asciughi.

Il deodorante uomo spray invece va scelto fra quelli con fragranze fresche e con meno profumazione possibile. Vanno poi spruzzati a debita distanza dalla pelle per evitare che si formi una patina bianca sulla pelle.

Infine che il deodorate sia roll-on o spray optate sempre per quelli più naturali possibile con agenti chimici ridotti o addirittura senza.

Al momento il prodotto che ha riscontrato maggior successo fra i deodoranti uomo è Vichy Homme deodorante Anti-traspirante + Anti Macchie. Realizzato con una formula che offre protezione per 48 e il 95% dei consumatori ha affermato che nelle 4 settimane che lo hanno provato, i loro vestiti erano freschi e senza macchie.

Come eliminare le macchie più ostinate

Quando le macchie sono già apparse su camicie e maglie come fare per eliminarle? Basta aggiungere un po’ di bicarbonato quando i capi vanno lavati in lavatrice e insaponare a mano con sapone di marsiglia, lasciare riposare una mezz’ora e poi procedi al normale lavaggio.

Rivendicare un cambiamento: le proteste dei brand contro il razzismo

Anche la moda manifesta la propria solidarietà al movimento Black Lives Matter, nato nel 2013, per combattere il razzismo efferati gesti compiuti dalla polizia nei confronti di Travyon Martin. Oggi le proteste si riaccendono dopo l’uccisione di George Floyd, in Minneapolis. 

Al centro del dibattito la discriminazione razziale, precisamente quella dei neri, oggi il fulcro delle proteste che in tutto il mondo stanno scoppiando. Non solo tra le strade di molte città degli Stati Uniti, ma anche sui social dilaga la protesta: per l’occasione è stato creato l’hashtag #BlackOutTusday, con feed di Instagram in cui compaiono foto completamente nere, in segno di solidarietà. 

Anche il fashion system ha adottato le proprie forme di protesta postando sui social, frasi, immagini, sfondi neri: dai brand del lusso fino a quelli del fast fashion. Tutti uniti nel manifestare il proprio intento egualitario, di unicità e fratellanza con messaggi di inclusione, rispetto, cambiamento. Un cambiamento che il mondo intero oggi grida disperatamente. Ed è proprio a partire dalla moda, dall’abbracciare i valori a lei connessa, che questi messaggi debbano arrivare a tutto il pubblico. 

Da Prada che intende combattere ogni ingiustizia, a Valentino che si schiera apertamente con il movimento, o ancora Versace che rivendica l’uguaglianza, la diversità e l’inclusione con un post che dice “No al razzismo”. C’é stato anche una voce unica, quella della moda, che tocca tutto il mondo: Dior e il suo grido anti razziale, Saint Laurent chiama in causa il rispetto. Un settore come la moda deve essere in prima linea su questioni sociali come queste, sulla diversità e sul genere, a favore delle minoranze che in questo momento chiedono aiuto con tutte le forze. Louis Vuitton con un video esorta al cambiamento, alla libertà e alla pace.

Anche i brand dello sport si schierano a favore delle proteste: Nike pubblica un video emozionale con frasi che esortano al non accettare alcuna forma di razzismo, Adidas esorta tutti a unirci per combattere contro razzismo e violenza. 

Anche i marchi popolari tra i giovani non sono da meno, anzi: hanno creato una maratona con tanto di donazioni tramite i social, e non mancheranno contributi futuri da parte dei brand del fashion system. 

Il mondo impone un cambiamento epocale verso l’unione tra i popoli, la fratellanza e la pace, ora più che mai. Ci aspettiamo che la moda sia tra i primi un promotore del cambiamento epocale.

Opera Illustration

Opera è un’agenzia che rappresenta solo ed esclusivamente illustratori, pittori e artisti multimediali. 

Una realtà italiana ma con un roster che include anche artisti internazionali con un portfolio clienti worldwide.

Nata verso la fine del 2019 e operativa da gennaio 2020, Opera nasce dall’esigenza di aprire un’agenzia al servizio unicamente d’illustratori per colmare la mancanza di realtà in grado di fornire agenti per questo tipo di talents.

In Italia, infatti, sono ancora molto poche le agenzie che si occupano totalmente d’illustratori.

Abbiamo intervistato Erika Grupillo e Federica Ciuci Priori – che dopo il successo di SoapOpera Fanzine – hanno fondato Opera Illustration.

www.operaillustration.com

@opera_illustration

Copertina by: Andrea Mongia @operaillustration


Credits: Evgeniya Manko @operaillustration

Erika e Federica, che ruolo avete all’interno della vostra agenzia? 

Siamo entrambe co-fondatrici ed agenti e ci occupiamo di ogni cosa in egual modo!

Veniamo entrambe da una formazione nel campo editoriale e abbiamo sviluppato successivamente le nostre carriere in ambiti differenti ma paralleli.

Erika è una producer e agente di fotografi e videomaker, Federica è una casting director.

Nonostante i nostri lavori full-time, abbiamo fondato SoapOpera Fanzine nel 2014 (magazine di arte e fotografia) e abbiamo quindi avuto modo negli ultimi 6 anni di scoprire e conoscere tantissimi talenti che, molto spesso, non avevano la possibilità di essere rappresentati da un agente.

Il numero di agenzie che rappresentano fotografi, stylist e altri professionisti del settore è, infatti, impressionante ma sono davvero poche quelle nate solo per illustratori.

Ed è così che abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova avventura spinte dalla grandissima passione per l’arte e dalla voglia di mettere le nostre competenze al servizio di tanti artisti che avevano collaborato con noi in passato. 

Credits: Marialaura Fedi @operaillustration

Con quale criterio selezionate i vostri artisti? C’è qualcosa che accomuna e rende unica la vostra selezione?

Il nostro roster è formato da artisti con competenze, tecniche e tratti differenti tra di loro.

Dal digitale alla pittura, dall’animazione 4d al gouache, l’obiettivo è di avere una squadra di talenti che possano coprire richieste di mercato differenti e che possano essere adatti per tante tipologie di lavori e clienti diversi.

Il fil rouge che li accomuna tutti è ovviamente il nostro gusto personale ma anche il loro avere una marcia in più: freschezza, positività, delicatezza ma anche sperimentazione e soprattutto una fortissima creatività. 

Siamo delle estete e le illustrazioni devono portare anche tanta bellezza.

Le illustrazioni devono essere un mezzo valido al pari della fotografia, una finestra per raccontare… i nostri talents devono essere degli entusiasti narratori.

Oltre a questo seguiamo e analizziamo anche le varie tendenze e richieste del momento.

Ad esempio se un settore richiede particolarmente l’animazione, ci muoviamo con lo scouting in quella direzione e così via.

Credits: Shut Up Claudia @operaillustration

Illustrazione e moda spesso camminano in parallelo. In che direzione stiamo andando? 

Con la diffusione del Covid non possiamo negare che l’illustrazione abbia avuto una piccola impennata nel settore moda. Non essendoci la possibilità di scattare con la stessa frequenza di prima, piuttosto che per mancanza di grossi budget in grado di mettere in piedi produzioni di un certo livello, tante aziende hanno preferito la realizzazione di contenuti illustrati piuttosto che di scatti fotografici.

Per non parlare del bisogno di ricollocare tanti eventi fisici in forma telematica – almeno per i prossimi mesi – di conseguenza rappresentazioni grafiche alternative piuttosto che umanoidi in 4d fanno gola a tanti brands, ma in linea di massima c’è una riscoperta dell’illustrazione da parte della moda già da qualche tempo, basti pensare al recente numero di Vogue Italia dedicato all’arte come forma di comunicazione moda…d’altra parte l’illustrazione è l’anima e la storia dell’editoria di moda!

Credits: Yuliya Yg @operaillustration

C’è un lavoro che vi ha reso particolarmente orgogliose tra quelli che avete elaborato?

La collaborazione più stimolante e recente è stata sicuramente quella di Sasha Katz x Burberry che consisteva nello sviluppo di immagini in 4d per il brand. Il lavoro ruotava intorno al tema dello stare insieme usando come leitmotiv il foulard storico della maison.

Un’altra bellissima collaborazione di cui andiamo fiere – e che si sta rivelando continuativa – è quella di Andrea Mongia per Architectural Digest.

La più poetica? Spoiler Alert: sul numero di Marieclaire di giugno troverete una bellissima storia illustrata da Yuliya G. 

Credits: Sasha Katz @operaillustration

Che cosa state imparando da questa esperienza?

Arrivando da un campo più circonciso come quello della moda, stiamo imparando che il mondo dell’illustrazioni non ha confini ne in termini di tipologia di clientela ne in termini di creatività. Un Illustratore può realizzare una tavola per ogni campo, dall’enogastronomia all’interior, dal settore automobilistico a quello dell’editoria. È un percorso stimolante che sta allargando i nostri orizzonti e ci permette di circondarci non solo di deadlines ma anche di progetti bellissimi.

Credits: Benedikte Klüver @operaillustration

In che modo guidate i vostri artisti durante il percorso creativo?

La nostra figura affianca i talents dalla A alla Z. 

Prendiamo contatti con i clienti che pensiamo possano essere giusti per il loro profilo, ragioniamo con il cliente riguardo a tempistiche, budget, fattibilità, aiutiamo l’illustratore nella comunicazione con gli art directors, li consigliamo se necessario in fase di stesura creativa e li accompagniamo verso le deadline fino ovviamente ad arrivare alla gestione di tutta la parte burocratica che li riguarda.

Credits: Chronopoulos @operaillustration

Per gli artisti che non hanno seriamente preso in considerazione la ricerca di un agente o di un’agenzia che li rappresenti, che consiglio gli dareste?

Crediamo davvero che trovarsi in sintonia con il proprio agente sia il modo migliore per iniziare una collaborazione di questo tipo. L’agenzia dovrebbe funzionare come una famiglia e si dovrebbe avere la sensazione di trovarsi a proprio agio nel roster di appartenenza sia a livello creativo che personale. È un rapporto basato sulla fiducia. Essere rappresentati da un’agenzia è un plus non indifferente. Si ha l’opportunità di entrare a far parte di una rete ampia, di moltiplicare le possibilità lavorative, di potenziare il proprio profilo e lanciarsi anche, perché no, in sfide nuove e stimolanti sapendo di poter essere aiutati da qualcuno. Un qualcuno che possa ricoprire competenze che l’artista non è tenuto ad avere. Per questo è molto importante scegliere l’agenzia giusta.

Prima di salutarvi, vorremmo sapere quali sono le new entry nel vostro network? 

Sasha Katz, un’artista che realizza opere in 4d, davvero molto interessante, e Didier Falzone, un illustratore specializzato nel menswear capace di spaziare tra tecniche differenti, dal collage all’animazione. Davvero poliedrico!

Credits: Didier Falzone @operaillustration

Nuovi traguardi per il luxury brand Alef Bags

Il suo nome è fonte d’ispirazione in una fase storica come quella che stiamo attraversando, una fase tre, caratterizzata da importanti riaperture in cui una buona dose di fiducia non può che essere accompagnata da energia positiva e invito alla continuità, ad andare avanti. Da qui Alef, il nome della prima lettera dell’alfabeto, la prima unità da cui tutto ha inizio. Un successo già annunciato in Italia e all’estero, nelle capitali più sensibili alle continue evoluzioni della moda, tra cui New York che dentro i suoi concept store ha reso le Alef Bags la cassa di risonanza dell’alta manifattura italiana. Dalle mani esperte di Tiziano Colasante che da vent’anni opera nel settore creando prototipi di grande originalità, e la marketing manager Alessia Auriemma, nasce un prodotto dinamico, in grado di coniugare eleganza e qualità estetica con la praticità, elemento necessario per conquistare il favore del mercato delle nuove generazioni.

E il 2020 sembrerebbe essere iniziato bene per Alef Bags, che ha visto inaugurare poco prima del lockdown la sua boutique nel cuore del quadrilatero milanese, in via Borgospesso, via del lusso, e vetrina di grande pregio per un prodotto che ha in sé tutti i valori del Made in Italy.

Uno spazio su due livelli caratterizzato dalla materia in resina e dai colori neutri che rendono protagonisti tagli e materiali di prima scelta degli accessori Alef e le eleganti griglie di rami in oro chiaro spazzolato. La materia e la sua sperimentazione stanno alla base del concept del brand che con le sue collezioni per l’uomo e per la donna ha messo d’accordo personalità dallo stile apparentemente divergente, ma attento alla cura dei dettagli e all’unicità del prodotto.

Pelli preziose e piacevoli al tatto, mixate ai nuovi e più tecnici materiali, sono protagonisti delle tre linee maschili: Dollaro, dedicata all’urban traveller e l’instacabile business man; Joy, per il backpack addicted ad alto impatto cromatico che non vuole passare inosservato e Nylon scelta dallo sportivo che non vuole rinunciare a un tocco di stile e alla positività, con cui i colori di questa collezione, dal verde, all’arancio, al blu elettrico, si affacciano alla calda stagione.

Le coordinate digitali del menswear in Italia secondo Lyst

Abbozzare una panoramica della moda maschile, pur limitandosi al contesto nazionale, è piuttosto complicato, di sicuro, però, le statistiche del portale Lyst rappresentano un ottimo inizio. La piattaforma britannica, infatti, fornisce con cadenza regolare l’elenco dei brand e delle tipologie di prodotto più cercati dai propri utenti, italiani compresi.

Iniziando dai marchi, la top 5, per il mese appena trascorso, vede in cima alle preferenze Off-White, seguito nell’ordine da Nike, Palm Angels, Gucci e Stone Island. Una lista che sembra certificare l’eccellente stato di salute dello streetwear: se appare scontato il primato del “solito” Virgil Abloh, dominus riconosciuto del settore, anche grazie alla direzione della linea uomo di Louis Vuitton, il secondo posto è occupato da un gigante dello sport mondiale (Nike), peraltro abituato alla collaborazione con griffe altrettanto celebri (basti nominare Supreme, Dior, Comme des Garçons, Stüssy, lo stesso Off-White, ecc).

Completa il podio Palm Angels, label profondamente influenzata dall’immaginario degli skater e, più in generale, dei giovani della West Coast americana. L’unico nome del lusso canonico, per così dire, è dunque quello di Gucci, che pure, sotto la guida di Alessandro Michele, è riuscito a rinnovare la propria estetica sui generis, nel segno del massimalismo. Leggermente diverso dai precedenti il caso di Stone Island, la cui ascesa parte da lontano, precisamente dagli anni ’80, e si intreccia alla storia di diverse sottoculture, dai paninari nostrani al brit pop, passando per i supporter delle squadre di calcio inglesi; arrivando, infine, al gotha dell’industria musicale e creativa odierna (leggi Drake o Travis Scott). A rimanere immutato, d’altro canto, è il mix di casual e sperimentalismo tecnico, imprescindibile per il marchio italiano.

Spostando il discorso sui singoli articoli, la sostanza non cambia granché: il primo posto spetta infatti all’archetipo dello streetwear, cioè la sneaker, quella bassa ad essere precisi (il modello high-top compare, invece, alla quarta voce); una calzatura ormai ubiqua, oggetto spesso di un vero e proprio culto, che meriterebbe un discorso a sé. Troviamo quindi la t-shirt, indumento trasversale quanto a gusti ed età. In terza posizione, un altro passepartout del guardaroba uomo, la giacca informale, una certezza per ogni occasione, dall’ufficio all’aperitivo (Covid-19 permettendo, ça va sans dire).

Si va sul sicuro, del resto, anche con capi quali camicia e pantalone chino, rispettivamente al quinto e sesto posto nelle preferenze degli utenti di Lyst. La lista prosegue, tanto per cambiare, con due pezzi d’impronta street: se tuttavia la felpa con cappuccio è ormai considerata una valida alternativa alla maglieria tradizionale, regolarmente presente nelle collezioni di qualsivoglia griffe, la traiettoria della ciabatta è meno lineare.

I modelli in gomma, in effetti, prima di essere sdoganati dai più temerari come alternativa a sandali e altre scarpe estive, sono rimasti a lungo confinati nell’anonimato di piscine e palestre. Negli ultimi tempi, alla fortuna delle slide ha forse contribuito la quarantena generalizzata dovuta alla pandemia, presumibilmente trascorsa indossando abiti pratici e confortevoli. Nessuna sorpresa in fondo alla classifica, dove troviamo due evergreen dell’armadio maschile, jeans e polo, rispettivamente alla nona e decima posizione.

I grandi brand diventano i nuovi direttori d’orchestra del mondo digitale

Moda e musica è lo spettacolare binomio al quale i divertiti spettatori del mondo digitale stanno assistendo. Alcuni dei più famosi e conosciuti brand hanno scelto una via di comunicazione alternativa e sorprendente, e quale mezzo migliore se non la musica per veicolare emozioni, idee e ridestare sentimenti sopiti dall’ambiente domestico. La moda approda su Spotify, la piattaforma musicale entrata a far parte della nostra vita e che ora, è teatro di playlist e poadcast che colgono nel segno; le fashion house sono la cassa di risonanza di evergreen e grandi classici della musica, per intrattenere, condividere e riportare con la mente ai set di quelle sfilate che per la prima volta, il prossimo giugno, non andranno in onda. Da Philosofy di Lorenzo SerafiniBottega VenetaMonclerBurberryPrada, Msgm e Gucci, i big della moda prendono per braccio gli utenti e li accompagnano in un percorso musicale personale che evidenzia i tratti distintivi del proprio marchio. ­

Moncler presenta una serie di playlist che hanno la particolarità di essere curate dai designer della serie Moncler genius, fin’ora le prime quattro uscite vedono come protagonisti personaggi come Matthew Williams, Hiroshi Fujiwara e Craig Green; si passa dai Joy Division ai pezzi più cool di Post Malone per poi tornare a sognare con la voce di Frank Ocean. Bottega Veneta ci intrattiene settimanalmente con una playlist aggiornata dal titolo #BottegaResidency, una selezione di brani senza tempo, originali e in puro stile Daniel Lee

John Gosling, creatore della musica degli show di Alexander McQueen, crea una raccolta per celebrare gli oltre vent’anni di carriera chiamata #McQueenMusic.

Prada ha scelto di condividere varie playlist divise per stagioni, una femminile e una maschile dal gusto vintage e un’altra più vivace che richiama la capitale francese #PradamodeParis.

Gucci ci stupisce ancora una volta, infatti propone svariate playlist ispirate alla fragranza del suo profumo ‘Mèmoire d’une Odeur’ e alla playlist ‘Chilling with Massimo Bottura’, rinomato chef delle Gucci Osterie: le raccolte suonano i più grandi successi dagli anni ‘70 fino ai primi anni 2000. Interessante notare come siano soprattutto le maison italiane a scommettere su questa nuova via di comunicazione, ora non vi resta che scegliere la vostra playlist preferita, chiudere gli occhi e sfilare ovunque voi siate. 

Karman Verdi: “There are so many ghosts at my spot”

La solitudine dell’uomo nell’era digitale raccontata da Karman Verdi.


Aperitivi virtuali, video-call lavorative e Facetime con amici fino a tarda notte, in questi mesi abbiamo appreso come la tecnologia abbia un ruolo così importante nelle nostre vite da esserne quasi dipendenti. 
Ma quando le luci dello schermo si spengono rimaniamo con noi stessi all’interno di una casa senza sbarre ma che sembra una prigione a chi ci si rivolge? Abbiamo solo i nostri fantasmi a farci compagnia? 


Karman Verdi è un giovane fotografo e compositore di Mosca, oltre ad aver fotografato personaggi come Quentin Tarantino ed aver avuto la possibilità di mostrare la sua “lente” con esposizioni, durante il lockdown si è approcciato ad un nuovo modo di rappresentare la solitudine, il sentirsi distanti anche guardandosi attraverso uno schermo, proprio come due fantasmi. 


“Non ero solo quella sera. L’aria è diventata un po’ più aspra e più aromatizzata. La gente andò in letargo in quarantena e le rare macchine che circolavano emettevano un suono simile alle onde dell’oceano lontane. Un vicino stava suonando una lenta melodia alla chitarra, mentre il mio appartamento era pieno di fantasmi.”


Prova a immaginare un progetto in cui puoi “teletrasportare” qualcosa di animato proprio nella tua stanza. Prova a immaginare come in pochi minuti uno spazio vuoto e freddo si trasformi favolosamente in qualcosa di quasi tattile.


No, non si tratta solo di fare proiezioni. Comunicare, interagire e raccontare una storia completa nei suoi veri colori: ecco di cosa sto parlando.

Le tecnologie a cui siamo abituati possono sempre essere reinventate. Le chiamate tramite FaceTime e Skype erano possibili circa 5 anni fa, ma solo ora non sembra così assurdo.


Un photoset remoto provoca una sensazione di irreale imbarazzo, come se fossimo tutti tornati agli anni ’00 e avessimo imparato a fare selfie con uno sguardo di condanna per gli spettatori. “THERE ARE SO MANY GHOSTS AT MY SPOT” è una storia su qualcosa di genuino, reale. Questo progetto riguarda l’auto-isolamento e il bisogno umano nell’intimità quotidiana. Questa è una storia di persone provenienti da tutto il mondo che hanno ancora bisogno di più comunicazione e contatto umano nonostante la quarantena e le nuove realtà.”

Foto Karman Verdi

Prodotti eco-friendly e dove acquistarli

Il mondo sta cambiando e le nostre abitudini non possono restare le stesse. Mentre la società riconosce le sfide ambientali che affrontiamo, i consumatori stanno diventando più consapevoli del loro comportamento d’acquisto.

Negli ultimi anni stanno prendendo piede nuove realtà che sposano questa ideologia e hanno deciso di puntare tutto sulla promozione e distribuzione di prodotti eco-sostenibili, pensati con l’obiettivo di accompagnare ogni persona, verso uno stile di vita waste-free – plastic-free – pakaging-free, partendo dai più semplici gesti nella routine quotidiana. Ecco una selezione di e-commerce da visitare per fare shopping in maniera eco-sostenibile.


Friendly Shop

@friendlyshopitalia

Il primo negozio d’Italia specializzato in prodotti eco-sostenibili e zero waste, non alimentari. Punto di partenza innovativo per chiunque voglia rispettare il pianeta in cui viviamo, riducendo sprechi e impatto ambientale, questo negozio apre le porte a una filosofia di vita, basata sul concreto impegno quotidiano.

Dai prodotti per la casa, abbigliamento, cancelleria, a quelli per la cura della persona. Qui si trova tutto ciò che normalmente non si trova!

Gea Shop

@shopforgea

Piattaforma dedicata alla cosmetica sostenibile, che raccoglie le migliori produzioni italiane ed europee.

Nata da un’idea di Gaia e Pasquale, alla fine dell’estate 2019, con l’obiettivo di cambiare la propria vita e seguire il loro sogno: fare qualcosa di concreto per il pianeta.

Qui potrai trovare una vasta gamma di prodotti: detergenti per il viso, scrub, saponi, shampoo, deodoranti, creme e tanto altro per la vostra beauty routine sostenibile ed efficace.

Make You Greener

@makeyougreener

Sonia e Valeria, due amiche innamorate del Pianeta Terra e grate per aver avuto la fortuna di poterlo scoprire e ammirare.

Da quest’ammirazione è nata la volontà di voler condividere le meraviglie che lo caratterizzano grazie a Make You Greener.

Un facilitatore per la transizione ecologica che si attiva mediante tre canali: consulenza e fornitura all’ingrosso di materiali sostitutivi alla plastica, commercio al dettaglio tramite e-commerce; e comunicazione tramite web.

L’aspirazione finale è quella di rendere l’ambiente e l’ecologia degli argomenti più diffusi e alla portata di tutti, di cui si discute frequentemente anche durante le #chiacchieredabar.

Serendipity 

@serendipityshopitalia

Serendipity indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un’altra.

Proprio per questo, qui troverete le alternative che stavate cercando: il bambù, l’acciaio inox, il cotone e tanti altri materiali che vi accompagneranno nella vostra nuova vita plastic free.

Tanti prodotti che spaziano dalle borracce, contenitori, articoli per l’igiene quotidiana e una particolare attenzione all’infanzia.

Il binomio (vincente) moda e sostenibilità nel report 2020 di Lyst

Concetti come riciclo, ecologia, impatto ambientale, biodegradabilità e affini, entrati ormai stabilmente nel discorso pubblico, hanno un’incidenza sempre maggiore anche quando si tratta di abiti o accessori; sembra essere questo il dato saliente del Sustainability Fashion Report 2020 di Lyst, studio ad hoc pubblicato annualmente dal motore di ricerca di moda che aggrega migliaia tra retailer internazionali e brand.

I dati utilizzati dalla piattaforma, forte dei suoi 104 milioni di utenti e oltre 20 milioni di articoli caricati soltanto nell’ultimo anno, fanno riferimento alle ricerche effettuate su Lyst e Google, ai tassi di conversione e vendita, alle visualizzazioni delle pagine, tenendo presenti anche i social network e la copertura mediatica globale. L’analisi si avvale inoltre del sistema di valutazione dell’associazione Good on You, imperniato su tre principi, ossia persone, pianeta e animali.

Per quanto riguarda il menswear, il documento offre interessanti spunti di riflessione, che si tratti di griffe o specifiche categorie di prodotto. Tra le prime, una posizione di assoluto rilievo è occupata dalla francese Veja: le sue sneakers, rigorosamente eco, sono le calzature sostenibili di maggior successo su Lyst, con un aumento delle ricerche, rispetto al 2019, del 115%. In particolare le Veja Campo, bestseller del marchio, spiccano come accessorio non in pelle più gettonato dagli utenti, apprezzato in ugual misura dal pubblico maschile e femminile.

Va poi menzionato Nudie Jeans, brand svedese votato al green fin dalle origini che, tra le altre cose, garantisce alla clientela la riparazione gratuita a vita. Il modello di punta, in questo caso, è il Grim Tim Dry, un cinque tasche in denim grezzo dalla gamba affusolata.

Altra categoria decisamente popolare su Lyst è quella dei capispalla, e il nome di riferimento è senz’altro Patagonia: nell’ultimo anno si sono registrate oltre 100.000 ricerche di giacche dell’azienda di outdoor californiana, pioniera in fatto di etica e sostenibilità. Tra gli uomini è molto apprezzato il Lone Mountain Parka, un giubbotto con zip dal design basilare, proposto nelle “rassicuranti” tonalità del kaki e del verde oliva. Restando in tema outerwear, Lyst cita il designer Greg Lauren, che, lavorando su capi vintage d’ispirazione street o militare, scompone e ricompone, in modo ogni volta diverso, materiali e texture.


In termini generali, dall’inizio del 2020 l’aumento di ricerche relative alla sostenibilità è stato del 37%: soprattutto nel caso di sneakers, borse e orologi, gli utenti tendono a utilizzare termini quali “upcycled” (+42% nello scorso trimestre), “seconda mano” e “usato” (+45%). È significativa la cifra della social impression associata, nell’arco dei dodici mesi, all’espressione “slow fashion” (oltre 90 milioni), un approccio che contrappone alla bulimia produttiva dei vari Zara, H&M e simili la qualità di capi timeless, realizzati nel rispetto dell’ambiente e delle condizioni dei lavoratori.

Concentrando l’attenzione sul nostro paese, negli ultimi tre mesi la ricerca di moda riciclata ha visto un incremento del 64% e, su base regionale, i consumatori lombardi sono quelli maggiormente sensibili all’argomento. I numeri mostrano, infine, come le donne siano più ferrate in materia rispetto agli uomini: la ricerca di marchi di abbigliamento femminile sostenibile è stata superiore del 45% rispetto a quella delle controparti maschili.

Manintown Live Talks

Appuntamento fisso di questo periodo sono le dirette instagram settimanali sulla nostra pagina @manintownofficial per raccontare volti noti e talenti emergenti del mondo del cinema, sport, food e cultura. Ecco gli appuntamenti delle prossime settimane da non perdere!

Paolo Viola

Paolo è uno dei più telentuosi bartender italiani, attualmente anche ambassador di Belvedere Vodka. Inizia la sua carriera giovanissimo e, dopo un’esperienza formativa a Londra, sente la necessità di tornare in Italia, dove ha all’attivo numerosi progetti.

Mercoledì 3 Giugno alle 19 in dialogo con @miriamdenicolo

Francesco Martino

Francesco è un attore italiano, formatosi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica. Grazie al teatro riesce a vincere la sua timidezza e tra i suoi film di maggiore successo troviamo “Imago Mortis”, “Fango e Gloria” e “Gli anni Amari”.

Venerdì 5 Giugno alle 18 in dialogo con @fabrizioimas

Nicola Di Benedetto

Classe 1992, disegnatore e con un’esperienza teatrale alle spalle, Nicola è una giovane promessa del cinema italiano. Tra i suoi lavori più interessanti si annovera la partecipazione nel film “Gli anni amari” del 2019, nel quale interpreta la difficile parte di Mario Mieli.

Venerdì 12 Giugno alle 18 in dialogo con @fabrizioimas

Estate 2020: le vacanze si fanno in Italia

Sarà un’estate un po’ insolita quella del 2020, ormai lo sappiamo. Di convivenza con il Coronavirus innanzitutto ma anche di distanziamento e preferibilmente di un turismo di prossimità. Questo ci permetterà di riscoprire (e sostenere) l’Italia ed evitare lunghi spostamenti che potrebbero rivelarsi complicati. Tra novità e prestigiose insegne della tradizione italiana, ecco alcune proposte per cominciare al meglio la stagione.


Hotel Tyrol

Dopo mesi di “cielo in una stanza”, il desiderio di aria aperta abbraccia anche la notte. L’Hotel Tyrol di Selva in Val Gardena, ha organizzato un pacchetto speciale, che prevede l’osservazione delle stelle con un binocolo comodamente (e privatamente) sdraiati nel prato di una baita di legno isolata (di proprietà dell’hotel), situata nello scenario favoloso delle Dolomiti. Per l’estate 2020, stagione che ricorderemo a lungo in quanto mai come in questo momento apprezzeremo i due grandi temi che da tanti mesi ci accompagnano: distanziamento fisico (la baita viene prenotata per la singola coppia) e spazio aperto, in questo caso davvero infinito. 


Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria

Sulle magnifiche coste del Tirreno calabrese, Falkensteiner Hotels & Residences, Gruppo Alberghiero di origine altoatesina, apre a breve distanza dalla Costa degli Dei la sua nuova struttura “Falkensteiner Club Funimation Garden Calabria”. Il resort è stato ampliato e rinnovato per offrire agli ospiti un luogo incantevole, dove assaporare il flair mediterraneo in un ambiente nuovo e raffinato, a pochi chilometri dalle bellezze di Tropea, Capo Vaticano, Scilla e con le isole Eolie situate proprio di fronte, raggiungibili in barca.


Almar Jesolo Resort & Spa

L’elegante resort cinque stelle ha inaugurato la nuova stagione lo scorso 28 maggio. Con le sue 197 camere e suite, 2 ristoranti e 2 bar, la pluripremiata Almablu Spa e diversi servizi su misura. L’hotel riaprirà in tutta sicurezza per garantire un soggiorno senza pensieri, in famiglia, in coppia o con gli amici, sul lido di Jesolo.


Renaissance Tuscany Il Ciocco Resort & Spa

La struttura è davvero affascinante, circondata da un territorio ricco di bellezze da scoprire, dalla natura ai luoghi storici fino alla tavola. La Toscana è infatti una Regione che offre prodotti e sapori rinomati in tutto il mondo e anche la Garfagnana propone delizie locali tutte da assaporare. Grazie alla sua posizione privilegiata in un parco di oltre 600 ettari la vista è il panorama mozzafiato della Valle del Serchio. Gli ospiti infine potranno concedersi gli esclusivi rituali proposti nella Beauty Spa del resort, ispirati alla natura e ai prodotti del territorio.


Vivosa Apulia Resort 

In Salento, il Vivosa Apulia Resort annuncia l’apertura per sabato 20 giugno, l’estate, il desiderio di rigenerarsi e fare il pieno di energia parte proprio da qui, in un luogo immerso in 23 ettari di spazi aperti dove ritrovare il proprio equilibrio in un’atmosfera incantata, profumata di mare e di pineta, di interminabili passeggiate a piedi scalzi sulla sabbia finissima, di benessere e di buona cucina, da gustare anche all’aria aperta nel grande giardino antistante il ristorante. 


Private Luxury Chalet Purmontes

La gioia di trascorrere una vacanza in un elegante chalet alpino, nella propria privacy e in totale sicurezza sarà indescrivibile. Il piccolo paese di Mantana regala uno scenario fiabesco grazie alla posizione panoramica e privilegiata in cui è situato. Il servizio di questo gioiello architettonico è costruito su misura, a richiesta dei singoli ospiti e, in un periodo delicato come questo, costituisce davvero un plus.


Grand Hotel Alassio

Un angolo di Ponente Ligure ricco di natura e cultura che dal 1898 rappresenta una delle eccellenze dell’ospitalità italiana, per lusso, raffinatezza e comfort. 

Il cinque stelle lusso è ubicato in una posizione privilegiata della costa, al centro del Golfo di Alassio, a pochi passi dall’antico Budello, uno dei carruggi più noti della regione insieme al celebre Muretto. Questa stagione, troviamo una serie di interessanti innovazioni anti-Covid, per citarne alcune: un nuovo concept di breakfast à la carte, opere d’arte di Bansky e Warhol a “riempire” il maggiore spazio tra i tavoli, un’app dedicata per gestire tutti i servizi delle strutture, attività sportive one-to-one all’aperto. 


Serra Fanny

Serra Fanny sorge a Specchia, uno dei cento borghi più belli d’Italia, sul secondo promontorio più alto del Salento, la serra di Presicce. La sua storia è quella di una casa di famiglia, costruita dai nonni Fausto e Fanny su un terreno di 7000 metri quadri acquistato alla fine degli anni ’60 e progettata dal loro figlio, Enzo, diciottenne ed appena iscritto all’Università che, per il suo primo esame, aveva realizzato il plastico, in compensato, di una villetta unifamiliare.

La tenuta è così sempre stata il simbolo del raccoglimento della famiglia, un fulcro, un luogo perfetto in cui recarsi per trovare un angolo di pace dalla frenesia cittadina, tra la vista del panorama verso il mare Adriatico e i tramonti tra gli ulivi che si affacciano sullo Ionio.

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