E adesso viene il bello(?)

La bellezza salverà il mondo’ diceva Dostoevskij e ci viene da dire che un fatto è certo: ed è che nonostante la funesta segregazione legata alla pandemia, la bellezza fortunatamente non è andata in quarantena. Lo ha ribadito anche il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte, che quanto a bellezza, saggezza e stile non ha nulla da invidiare a nessuno, specialmente nella magniloquenza di Palazzo Chigi. Insomma la bellezza va preservata quindi, anche quella maschile, almeno nei nostri pensieri, nei nostri auspici, nei nostri desideri e nei nostri gesti. E tanto tempo è passato da quando l’esposizione del corpo maschile integralmente nudo era considerato un tabù. Pensavo a questo l’altro giorno mentre guardavo con sommo stupore la meravigliosa statua colossale di Napoleone, studio in gesso di Antonio Canova, un nudo integrale al quale il ‘geniale’ Mussolini fece mettere la foglia di fico sul pube in omaggio ai piccolo-borghesi che sostenevano il suo squallido regime fortunatamente archiviato dalla storia delle democrazie moderne.


Statua di Napoleone – Canova

Inutile dire che per fortuna quella foglia di fico è stata col tempo rimossa. Questa torreggiante ode alla bellezza virile che idealizza la fisicità ben poco archetipica dell’imperatore francese giganteggia nel vestibolo di Palazzo Bonaparte, il magnifico palazzo storico romano del Seicento restaurato da Generali e un tempo di proprietà della madre di Napoleone I Letizia Ramolino fino alla sua morte nel 1836. Il palazzo ha ospitato fino al 7 giugno una straordinaria mostra sui capolavori inediti degli Impressionisti e dei neo impressionisti francesi ed europei curata con esiti di enorme successo di pubblico e critica da Arthemisia, leader nelle manifestazioni culturali di rilievo-artistico nel Lazio e in tutta l’Italia.

Beh aggirandomi nei saloni dell’edificio in mezzo a tanta magnificenza che avrebbe potuto causarmi una sindrome di Stendhal, pensavo che se c’è una tipologia di bellezza che è assolutamente incontrovertibile e sulla quale esiste o dovrebbe esistere il cosiddetto consensus gentium, è quella che è stata codificata da Policleto e da Vitruvio nell’antichità. La bellezza, almeno nella sua accezione occidentale, è un valore estetico oggettivo come sottolineava Kant ne ‘La critica del giudizio’ e come ribadì anche Winckelmann che alla fine del Settecento, in concomitanza con gli scavi di Pompeo ed Ercolano, teorizzò il cosiddetto ‘bello ideale’, è fatta di armonia e simmetria, di proporzioni quasi pitagoriche, di corrispondenze geometriche. Quindi il fatto che la bellezza sia nell’occhio di chi guarda è assai opinabile. Va bene che grazie all’inclusione abbiamo accettato molte situazioni borderline ma quelle con la bellezza vera hanno poco a che vedere.


Doriforo di Policleto

Chi sono i nuovi adoni? Ce lo siamo chiesti e siccome la bellezza più di tanto non si può relativizzare, siamo andati sui social dove sono i follower a raccontarci lo stato dell’arte sulla bellezza maschile di quelli che vengono definiti ‘gli instaseductores’ e che qualcuno, data la sintesi nei loro corpi fra peluria del viso e muscolarità ‘smooth’, descrive come ‘gymsters’ (crasi fra gym e hipsters). Sono ragazzi disinibiti, desiderati e desiderabili da uomini e donne, prede con istinto predatorio, toy boy con cui intrattenere relazioni ‘mordi e fuggi’, corifei del nuovo narcisismo digitale. Depilati, scolpiti, apparentemente disponibili, seducono senza filtri esibendo generosamente la loro prorompente e nerboruta fisicità, veri e propri sirenetti nati come funghi dopo il trionfo mediatico dei velini.

I più seguiti su Instagram sono Christian Hogue ma anche Mario Hervas, Andred Cruz, Eric Janicky, Ivan Akula, David Castilla, Rowan Rowe, Bruno Santos, Mike Thurston, Casey Christopher, senza dimenticare la perfezione statuaria del modello Nick Topel legato al brand di swimwear Aronik e il bellissimo Alessandro Cavagnola, molto apprezzato a livello internazionale, cosmopolita cover man e fitness model che l’affermato fotografo Roberto Chiovitti ha immortalato per la copertina di DNA, magazine australiano gay friendly nel numero di agosto 2019 e per la copertina del mensile For Men di maggio 2020 diretto da Andrea Biavardi.


Pietro Boselli

In Italia svetta Riccardo Bosio che segue a ruota Pietro Boselli, il modello scoperto da Giorgio Armani, docente di matematica molto social e spesso ritratto senza veli sdoganando una bellezza classica, molto ‘pagana’ perché ispirata alla visione romana del bello teorizzata da Giovenale nel suo ‘Mens sana in corpore sana’. Insomma, più sani più belli. Una visione congeniale alla tanto auspicata rinascita attesa messianicamente per la fase 2. Perché quelle barbe perfette e leggermente scruffy evocano il look dei gentiluomini italiani e francesi delle corti rinascimentali dei Medici e dei Valois, da Cesare Borgia a Baldassarre Castiglione fino a Francesco I re di Francia che protesse Leonardo Da Vinci nel XVI secolo e che ristrutturò i castelli della Loira.

E se il fisico glabro levigato da ore e ore di palestra, nuovo santuario dell’estetica 4.0, è abbinato a una barba scolpita da filosofo greco forse si può ipotizzare il ritorno a una bellezza più atletica e plastica laddove però la muscolarità fa sempre rima con benessere, come spesso spiega anche sui suoi social e nei suoi libri il formidabile dottor Massimo Spattini. Ex campione di culturismo negli anni’80, Spattini è oggi maturo interprete, con la sue teorie antiage basate su un’alimentazione illuminata, di una bellezza maschile che è iconica perché timeless. Impossibile dare infatti un’età a questo elegante ed educato signore di Parma che ama Leonardo (non a caso) e che non teme di confessare che adorerebbe sfoggiare un outfit formale sartoriale color confetto, professando una fede incrollabile in un’estetica di equilibrio e proporzioni, figlio di un’epoca in cui i campioni di culturismo, disciplina oggi piuttosto vituperata, erano paradigmi di eccellenza fisica, plasmati dal ferro, forgiati nel marmo.



Uno per tutti? Bob Paris, che è stato anche l’unico bodybuilder al mondo ad aver dichiarato apertamente e assai coraggiosamente la sua identità gay in un’America puritana falcidiata dal virus dell’HIV. Bob, che nel 1992 sfilò a Miami in costume quasi adamitico per Thierry Mugler insieme al suo sposo, l’aitante modello e atleta Rod Jackson, fu definito ai suoi tempi d’oro ‘mister simmetry’ per la sua straordinaria bellezza. Immortalato dall’obbiettivo di Herb Ritts, Robert Mapplethorpe, Tom Bianchi e Bruce Weber, nessuno dei suoi colleghi e antagonisti fra i quali spiccano Berry De Mey, Francis Benfatto, Shawn Ray e Lee Labrada, riuscirono a eguagliarlo in bellezza e perfezione estetica.

Gli anni’80, segnati dalla supremazia dell’uomo-oggetto esaltato da Gaultier nella sua prima sfilata maschile della primavera-estate 1983, hanno decretato il trionfo del macho pin-up frutto dell’erotizzazione del corpo virile con il risultato di sancire la sovranità dell’archetipo mascolino di matrice prettamente camp, per il piacere delle donne ma anche degli uomini. Una tendenza che oggi è tornata in auge. La questione cruciale è come il mondo dell’arte riesca a cogliere questi stimoli orientati alla riscoperta della più classica bellezza maschile, portata ai più alti fasti dai divi della nuova Hollywood come Armie Hammer, Chris e Liam Hemsworth, Joe Manganiello, Henry Cavill e Chris Evans o da atleti come Ronaldo e Immobile, e come quindi questa riesca a rigenerarli attraverso il prisma della contemporaneità.



Qualche esempio? Anzitutto la mostra dedicata a Canova (una delle tre a livello nazionale) nel museo di Roma a Palazzo Braschi, aperta fino al 21 giugno. Inoltre ho avuto modo di partecipare al vernissage della mostra fotografica del talentuoso Sergio Goglia il cui mentore Mimmo Jodice, un oracolo della fotografia italiana del Novecento, ha definito ‘emozionante’. Nelle auliche sale di un magnifico palazzo incastonato nel cuore della Napoli più aristocratica il fotografo, formatosi all’accademia di belle Arti di Napoli in scenografia teatrale, ha al suo attivo campagne pubblicitarie ed editorials con i marchi di punta del mondo della moda (memorabile la campagna del 2019 per il marchio Alcoolique) e ha presentato alla stampa e agli ospiti fra i quali il famoso shoe-designer Ernesto Esposito pochi giorni prima del lockdown 16 nudi, sedici capolavori emblematici della sua strabiliante vena ‘pittorica’ che per il luminismo raffinato e per la sensibilità squisita ai soggetti trattati, i corpi più belli che essere umano possa incarnare, è stata definita ‘caravaggesca’.

“Sono un esteta, ho un gusto plastico e pittorico è vero, ho sempre ammirato il linguaggio visivo di Caravaggio per il suo approccio realistico, i miei nudi maschili e femminili rispecchiano la mia visione dell’arte e della fotografia che sono strettamente interdipendenti, ammiro l’opera di David La Chapelle per i suoi magici cromatismi e considero la macchina fotografica un pennello tecnologico-dice Goglia-la mia mostra ‘back to the future’ racconta un percorso fra passato e futuro, fra Leon Battista Alberti e Man Ray, fra classicismo e scenari futuri. Il nudo integrale maschile è ancora un tabù soprattutto sui social network ma sinceramente non ho avuto problemi quando nel 1999, in collaborazione con il mio amico Ernesto Esposito, ho creato un allestimento suggestivo a Grenoble di alcuni miei scatti di uomini nudi full frontal. Credo che gli uomini temano di spogliarsi davanti all’obbiettivo perché sono fondamentalmente insicuri e hanno paura di non essere ‘all’altezza delle aspettative’, ma io nella mia carriera non ho mai avuto problemi a scattare foto di nudo e anzi, nel tempo, mi sono specializzato come maestro del nudo artistico soprattutto maschile”.

Nella gallery foto di Sergio Goglia: “Cattura”, “Dietro fronte”, “Osmosi”, “Black & Gold”, “Oro Nudo”

Un’altra conferma di questa riscoperta di una bellezza maschile ancestrale e di una mascolinità autentica, quasi mitologica, prefigurata dal libro fotografico ‘Uomini’ di Dolce&Gabbana realizzato dal talentuoso Mariano Vivanco, fotografo che ha lanciato nel 2007 il super modello David Gandy, epitome di una virilità da maschio alpha sulle falsariga dei modelli anni’90 di Gianni Versace e delle sue iconiche e sensuali campagne create da Bruce Weber e Richard Avedon, è la suggestiva mostra sui disegni di nudi maschili di Publio Morbiducci, allievo dell’artista Duilio Cambellotti, che ho avuto modo di ammirare nella galleria romana ‘il Laocoonte’ di proprietà della colta studiosa d’arte Monica Cardarelli. In uno spazio situato in via di Monterone, a pochi passi da Largo di Torre Argentina si può ammirare una crestomazia di trentasei studi preparatori, per lo più disegni e bozzetti eseguiti con carboncino, matita e sanguigna, per sculture che l’artista e architetto particolarmente apprezzato in epoca littoria, aveva realizzato.

La fisicità virile, in quella fase storica basata sulla retorica apoteosi di una mascolinità patriottica, come osserva giustamente Leonardo Iuffrida nel suo illuminate saggio ‘il nudo maschile nella fotografia e nella moda’, è un’astrazione dalla carnalità perché deve idealmente rappresentare il trionfo di un machismo ideologizzato, ancorato a un modello patriarcale fortunatamente desueto. Morbiducci, noto come l’autore delle sculture che dominano alcune piazze romane storiche come Porta Pia con il suo monumento al bersagliere e l’Eur con la coppia dei Dioscuri con i loro cavalli impennati che superano i sette metri di altezza- senza contare la statua del ‘discobolo in riposo’ che fu collocata nel 1938 nello stadio dei marmi- propone nei suoi magnifici disegni una sintesi fra ideale e realtà, trasfigurando in una dimensione estetizzante la bellezza un po’ ruvida dei suoi modelli, per lo più manovali e operai di Testaccio e del mattatoio i cui muscoli derivavano da ore e ore di impegno fisico piuttosto che da un’attività ginnica in stile olimpico.

Nella gallery: immagini relative alla mostra di Publio Morbiducci

Morbiducci non sarà forse Leni Riefenstahl regista di ‘Olimpia’ tanto caro a Hitler e Goebbels, ma i suoi nudi maschili rappresentano pur sempre il manifesto di una virilità attualissima, memore della bellezza atletica pagana che oggi riafferma la centralità di un’estetica ‘testosterotica’ dove il nudo integrale di lui è l’ultima frontiera sociale del pudore. E mentre ammiravo i bellissimi disegni di Morbiducci mi sono chiesto: chi ha paura del nudo maschile? Censurato dai social, il nudo maschile full frontal, legittimato socialmente dal bodybuilding fin dagli anni ’50 grazie a Bob Mizer e a Bruce of Los Angeles, e privato di quella anacronistica foglia di fico imposta dal Concilio di Trento e dal perbenismo fascista, può essere anche molto osteggiato in rete per una serie di motivazioni sociali e religiose legate alla mentalità puritana e patriarcale degli americani.

Il fotografo Allan Spiers ha denunciato su Facebook i social network per la loro arretrata prospettiva sulla nudità maschile e vengono puntualmente stigmatizzati anche Luis Rafael, Dylan Rosser, Ulrich Ohemen, Joan Crisol, Mark Henderson, Paul Freeman, Carlos Campos, Michael Stokes e David Vance, solo per citare alcuni dei più celebri e apprezzati. Lo stesso Herb Ritts, che di questi fotografi è stato un po’ l’antesignano, destò scalpore nel 1988 per un nudo integrale circoscritto in una bolla d’aria soprattutto fra i giapponesi che oscurarono i genitali del modello ritratto, un culturista. Per non parlare di Avedon che tenne a lungo nel cassetto il ritratto in costume adamitico full frontal di Rudolph Nureiev, Andy Warhol le cui polaroid hot rimasero a lungo occultate e Robert Mapplethorpe che nei suoi scatti sofisticati e scultorei celebrava il sincretismo fra bellezza classica e pornografia pop a sfondo gay.


Bruce Weber CK Obsession
Duo Bob e Rod di Herb Ritts 1990
Herb Ritts per Valentino 1995

Nella gallery: foto 1 – Bruce Weber CK Obsession, foto 2 – duo Bob e Rod di Herb Ritts 1990, foto 3 – Herb Ritts per Valentino 1995

Osservando questa ampia rassegna di opere prese di mira dagli anatemi della censura mi viene da interrogarmi sulla fonte primaria del disagio che alcuni uomini tuttora devono affrontare di fronte alla prospettiva di posare senza veli davanti a un fotografo. La prima considerazione che mi viene in mente è la cosiddetta ‘paura di castrazione’, da ricondurre forse a una fragilità congenita al maschio che spesso teme il momento della verità, abituato a concepire la sua genitalità come una competizione da locker room fra maschi. Poi va aggiunto che i consumatori prevalenti del nudo maschile sono in realtà gli omosessuali e questo per gli etero old school non è accettabile. La nudità maschile viene ancora intesa in occidente, in barba anche alle nuove generazioni che professano una fede incrollabile nella fluidità (vedi il magazine Dust), come un concetto pagano che il cristianesimo e le altre religioni monoteiste confessionali hanno ripudiato senza appello in quanto sinonimo di corruzione morale. In realtà nell’antica Grecia la bellezza era sempre sorretta da un’etica, e chi scrive auspica che tale illuminata concezione possa tornare ad assumere la vibrante valenza di un imperativo categorico.

Il punto in realtà è questo: dopo secoli in cui è stata la donna a essere reificata spogliandosi per soddisfare la libido virile, ora dopo il femminismo e dopo l’empowerment delle donne è il turno dell’uomo di mettersi in discussione e diventare oggetto del desiderio, con buona pace dei paladini della ‘antrocrazia’. Di fronte a un nudo integrale maschile che cioè esibisca l’epicentro del piacere e della fecondità, le donne fantasticano su un uomo ‘meno macho e più micio’, il cosiddetto uomo ‘profitterolles’ tenero ma con le palle. Un nudo che è soprattutto verità e autenticità perché come scrisse John Keats nella sua ‘Ode su un’urna greca’, ‘bellezza è verità e verità e bellezza’. 

Instagram: @enricomariaa.

In forma con gli sportivi, tre profili fitness da seguire

La routine giornaliera di uno sportivo non è semplice. Per mantenere una forma fisica invidiabile servono allenamenti quotidiani, stretching, pesi, alimentazione equilibrata ma soprattutto costanza e determinazione. Tutto questo non esclude anche qualche piccolo sgarro, l’importante è non perdere di vista l’obiettivo e restare sempre in un corretto regime alimentare. Tre sportivi ci hanno raccontato le loro abitudini di allenamento, e, a giudicare dai loro profili social varrebbe la pena prendere un po’ di ispirazione! 


Nicola Cinelli (@nicola.cinelli.93.p.t)


Il suo segreto è il calisthenic, una disciplina associata al fitness che prevede il raggiungimento di abilità atletiche a corpo libero con il supporto di strutture come sbarre, parallele e anelli della ginnastica ed eventualmente di pesi usati come sovraccarico al proprio peso corporeo. Si raggiungono prestazioni atletiche di vario genere (forza, flessibilità, equilibrio) e l’incremento della massa muscolare.

“Pratico calisthenic da circa 5 anni e sono personal trainer da tre. Gli allenamenti variano dai 4 ai 6 a settimana e comprendono oltre alla pesistica moltissima resistenza e mobilità. L’alimentazione è normo calorica e di mantenimento”.


Aldo Londero (@aldolondero)

Modello, atleta Myprotein e online coach, pratica nuoto e arti marziali miste, uno sport da combattimento a contatto pieno il cui regolamento consente l’utilizzo di tutte le tecniche sportive delle arti marziali (muay thai, judo) e degli sport di combattimento (lotta libera, grappling, pugilato, kickboxing).

“Mi alleno complessivamente 6 volte a settimana. Per quanto riguarda il mio regime alimentare, non è sempre rigido, mi permetto ogni tanto qualche sgarro piacevole, ma a grandi linee seguo una dieta iper proteica.”


Lorenzo Pisano (@lorenzo.pisano1)


Come ex ginnasta della nazionale Lorenzo era abituato ad allenarsi tutti i giorni per una disciplina olimpica che prevede sei differenti specialità, corpo libero, cavallo con maniglie, anelli, volteggio, parallele, sbarra. 

“Ora vado in palestra regolarmente 6 volte a settimana e mi concedo un giorno di riposo. 
Per quanto riguarda l’alimentazione non seguo particolari diete. Evito il sale e il cibo fritto il più possibile e cerco di fare attenzione a mangiare sano, pur concedendomi qualche sgarro ogni tanto, come la pizza del sabato sera”.

Credits photo: Alan Pasotti

Passione accessori, anticipazioni dal prossimo autunno

Mentre attendiamo la meritata e tanto sospirata estate, ecco il nostro consueto sguardo alle anticipazioni e tendenze per la prossima stagione.

Canali

L’ abito è in lana ed è composto da giacca monopetto 2 bottoni con rever e pantaloni con tasche all’americana e cintura alta senza passanti. La camicia è slim fit in puro cotone bianca. Completano il look una cravatta in seta-cashmere a quadretti e la pochette in puro cotone bianca. Le sneaker sono color avorio, con allacciatura in pelle e suola in gomma leggera.


Prada

Shopping bags in pelle Saffiano color fuoco e cannella, con tracolla removibile.

Gallo

Le calze Gallo Velvet sono la conferma del savoir faire del brand, intriso della preziosa capacità di innestare tecnologia su antichi telai.

Bally

Linee pulite, materiali naturali e toni neutri riflettono l’impegno di Bally a favore dell’ambiente e la passione per le innovazioni tecniche, in un continuo intreccio fra tradizione svizzera e visione moderna.

Drumhor

L’iconico “biscottino” di Drumhor diventa da sole! Un modello unisex per quattro differenti nuance coordinate alle grafiche interne delle stanghette (un point de neige rigorosamente biscottino/razor blade).

Premiata

Sneaker con tomaia colorata a incastri in pelle, suede e nylon e con suola in gomma. 

Tecnochic

Il nuovissimo smart watch TC-ZL01s di Tecnochic unisce scienza e tecnologia in un orologio dalle forme eleganti e dai materiali pregiati. Oltre al quadrante full touch screen di nuova generazione, misura frequenza cardiaca, pressione arteriosa e livello ossigeno nel sangue. Vi sono poi otto modalità sportive, che permettono di ottenere una completa analisi del workout comparando i diversi risultati.

Eastpak

La collezione RE-BUILT TO RESIST è una soluzione sostenibile ideale per ridurre gli sprechi preservando nel contempo il proprio stile. Infatti le borse che presentano difetti e non possono essere riparate, vengono trasformate in versioni uniche del classico zaino, caratterizzate da due colori o motivi.

New Era

Tra le novità New Era per la prossima stagione, il cappellino regolabile arancione fluo con visiera tono su tono e cappellino regolabile camo e logo arancione fluo.

Spinzi Design tra le novità del Fuori salone Digitale

In questi giorni, dal 15 al 21 giugno, il Salone Digitale sarà un grande spazio mediatico dedicato all’arredamento, che quest’anno sostituisce il Salone del Mobile, la più grande vetrina dedicata alle eccellenze del settore. Tra i protagonisti c’è anche Spinzi Design, il brand fondato da Tommaso Spinzi, designer creativo e consulente specializzato nella decorazione di interni e nella progettazione di arredo.

Durante la diretta live via Instagram dallo Spazio Spinzi di Milano, sono state presentate le nuove collezioni LaméPlanar e Meccano.

Lamé

Una collezione di sedute dall’aspetto tecnico e tattile che vuole unire il mondo “metallico” dei motori a quello “caldo” del design e della moda. La struttura è solida e ricorda i motori usurati dal tempo è in contrasto con l’imbottito soffice ed accogliente e nel loro insieme evocano l’idea di solidità eterea.

Planar

Una collezione che unisce la delicatezza e la leggerezza delle superfici piane dei velivoli alla natura morbida delle finiture. Essenziali ma “classy”, questi tavolini sono opere d’arte che combinano l’onestà e la purezza dei materiali invecchiati dal tempo a dettagli raffinati che regalano luminosità ai colori scuri.

Meccano

Una collezione unica – con pezzi spigolosi ma eleganti, dal carattere classico e innovativo al contempo – che si ispira al mondo delle costruzioni, evoca l’universo automobilistico e ben rappresenta l’approccio intimo di Spinzi al Design.

Intervista a Marco Guazzone: “sono uno studente privilegiato”

Abbiamo incontrato Marco Guazzone, cantante, pianista e frontman del gruppo STAG. Il suo percorso inizia con gli studi di pianoforte al Conservatorio di Musica Santa Cecilia e composizione per musica da film al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nel 2010 poi, auto-produce e pubblica il suo primo singolo Love Will Save Us, che viene scelto come colonna sonora ufficiale dello spot Fox Life di San Valentino. Ma è solo l’inizio, tra il 2012 e oggi sono diverse le apparizioni in televisione e i lavori per la televisione ed altri nomi noti del panorama musicale italiano. Lo scorso Aprile esce la sua cover di Azzurro di Adriano Celentano, che diventa la sigla ufficiale del programma radio C’è sempre una canzone – Live da casa.



In che modo le tue radici inglesi e la tua esperienza nel Regno Unito hanno influenzato la tua carriera da musicista?

La parte della mia famiglia dal lato di mio padre che vive a Londra mi ha permesso di poter visitare fin da piccolo la città più volte e quindi viverla sentendomi sempre un po’ a casa imparando subito la lingua. Nel tempo che poi ho passato lì dopo il liceo, grazie alla facilità in cui ci si può esibire davanti a un pubblico, (si chiamano “open mic nights” quelle serate in cui ti segni su una lista e suoni in locali sempre pieni di gente) sono venuto a contatto con delle realtà di musica dal vivo molto forti che quando sono tornato in Italia mi hanno spinto a mettere su una band con cui lavorare.

Come si è evoluto nel tempo il rapporto con gli altri membri degli Stag?

Sono quasi dieci anni che ci conosciamo e siamo praticamente diventati una famiglia. La vita in sala prove, in studio di registrazione e in tour ti avvicina così profondamente che a un certo punto ti ritrovi ad avere dei fratelli acquisiti, non si è più solo amici o collaboratori. E poi scrivere una canzone é un processo così intimo che richiede un grande atto di fiducia. Diventa indispensabile quindi poterlo fare con le persone giuste che ti conosco per davvero.



Che tipo di immagine cerchi di avere sui diversi social network e perché?

Ho un rapporto controverso con i social perché se da una parte sono fondamentali per chi fa il musicista al giorno d’oggi, dall’altra parte non mi ci sono mai impegnato seriamente. Nel senso che non sono uno che bada ai numeri e nonostante riconosca l’importanza di una piattaforma che ti da la possibilità di azzerare la distanza tra te e chi ti ascolta dall’altra parte ho sempre preferito fare musica sui palchi, sui dischi e concentrare le mie energie sulla creatività piuttosto che sull’esposizione di questa. Sicuramente quando lo uso mi ci confronto un po’ come uno specchio che in maniera molto affascinante mi permette di far riflettere la mia immagine sul mondo esterno.

Come vivi le diverse collaborazioni con artisti di fama internazionale? 

Ho avuto la fortuna di lavorare con degli artisti di fama mondiale che mi hanno insegnato tantissimo. In queste occasioni mi sento come uno studente privilegiato che ha l’opportunità di ascoltare una lezione di vita, di umanità e mestiere che mi ricorda sempre come la musica sia capace di unire e cancellare i confini geografici, di genere e di lingua.

Hai qualche tour in programma, da solista o in gruppo?

Con gli STAG abbiamo concluso prima dell’estate una tournée in cui presentavamo in versione acustica i brani del nostro disco ultimo disco, “Verso Le Meraviglie”. Ora siamo in fase di scrittura di nuovi brani.



Qual è la differenza tra lo scrivere musica per una colonna sonora e scriverla per un artista? Quale delle due suscita maggiormente il tuo interesse?

Direi che sono due stimoli diversi che richiedono metodi creativi differenti. Da una parte hai le immagini di un film e dall’altra un artista con un mondo musicale ben preciso. In entrambi i casi secondo me il risultato è già lì, nascosto nelle immagini o nelle corde di chi hai davanti, sta a me guardare, ascoltare per farmi guidare e tirar fuori l’abito migliore con cui vestire un film o la voce dell’artista.

Quanto ha influito la tua comparsa a Sanremo Giovani con i lavori che hai realizzato in seguito?

Potermi esibire dal vivo suonando un mio brano con un’orchestra di sessanta elementi di fronte a milioni di persone è un’esperienza magica che mi porterò sempre nel cuore. A livello professionale mi ha permesso di “entrare” ufficialmente nel mondo discografico. Per esempio, a Sanremo ho conosciuto Arisa (che era in gara con “La Notte”) che dopo quell’incontro mi ha chiesto di scrivere l’inedito di X Factor dello stesso anno. Da lì è nata una collaborazione che mi ha portato a scrivere per il suo disco “Se Vedo Te” fino a ritrovarla quest’anno di nuovo a Sanremo dove per lei ho scritto e curato la versione inglese del suo brano “Mi Sento Bene” per il duetto con Tony Hadley.

Dieci variazioni della bowling shirt

(Ri)apparsa in gran numero nelle sfilate maschili del 2016, la bowling shirt è tuttora oggetto di un revival modaiolo che la vede protagonista dei look per la bella stagione più rilassati e dégagé. L’identikit del capo è presto fatto: collo a V con piccoli revers ben distesi, maniche corte, abbottonatura frontale e silhouette leggermente squadrata; altri segni distintivi sono la leggerezza dei materiali – ad esempio cotone, lino, popeline o, nelle versioni di maggior pregio, texture dalla mano soffice quali seta o rayon – e la creatività di color block, righe, figure geometriche e stampe varie.

Al di là di corsi e ricorsi della moda la camicia in questione, chiamata anche cuban o camp collar shirt, vanta una storia di tutto rispetto, risalente agli anni Cinquanta, quando negli Stati Uniti iniziò a moltiplicarsi nelle sale da ballo e negli altri locali frequentati dai fan del rockabilly. Per un lungo periodo, quindi, ogni variante di camicia da bowling, in primis quella hawaiana, ha evocato soprattutto le tenute sfoggiate dai turisti nelle località più esotiche, corredate magari di cocktail, sigaro, occhiali a specchio e altri cliché dell’iconografia vacanziera; tutt’al più, ha fatto capolino in pellicole care agli appassionati di cinema come Il grande LebowskiScarface Il talento di Mr. Ripley.

MILAN, ITALY - JUNE 15: Models walk the runway at the Dolce & Gabbana fashion show during the Milan Men's Fashion Week Spring/Summer 2020 on June 15, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)
PARIS, FRANCE - JUNE 19: A model walks the runway during the Valentino Menswear Spring Summer 2020 show as part of Paris Fashion Week on June 19, 2019 in Paris, France. (Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

In tempi più recenti, sulla scia di quello stile dadcore all’insegna di vestibilità over, pantaloni slavati e sneakers massicce glorificato dai nuovi alfieri del menswear contemporaneo – su tutti Demna Gvasalia e Gosha Rubchinskiy -, le bowling shirt sono tornate alla ribalta. Nelle collezioni maschili per la stagione in corso sono numerose, infatti, le nuove interpretazioni di questo capo dall’animo retrò: da Valentino, Pierpaolo Piccioli lo considera una tela sulla quale sbizzarrirsi con tinte al neon, ricami, motivi floreali e fantasmagorie ideate dall’artista Roger Dean; anche Dolce&Gabbana dà libero corso alla fantasia, dispiegando sui tessuti un armamentario di frutti, piante, animali, pin-up e altri simboli di un immaginario “tropico siciliano”; un estro creativo speculare a quello di griffe quali Dsquared2, Amiri, Iceberg, Casablanca, Dries Van Noten, non ultima Prada che, effettivamente, ha reso la camicia a maniche corte un caposaldo della propria linea uomo, al punto da dare ai clienti la possibilità di personalizzarla, combinando liberamente le stampe più rappresentative del brand.

Qualsiasi selezione in materia di bowling shirt non può dunque prescindere dall’offerta della maison milanese, che quanto ad assortimento non teme confronti: si va dalle versioni basilari total white o rigate a quelle viste sulla passerella p/e 2020, con riproduzioni di walkman, videocamere e altri gadget iconici degli anni ’80. Gucci, dal canto suo, alterna il logo della doppia G a stelle, quadrifogli e altri ghirigori, evidenziando inoltre i profili con il nastro Web.
 Il modello di Bottega Veneta, in 100% viscosa, utilizza il classico binomio bianco e nero per mettere in risalto una grafica d’ispirazione tropicale, mentre Fendi trasla le suggestioni bucoliche dell’ultimo défilé su un tessuto arioso, percorso da un motivo a spirale nei toni del verde e grigio.

Se Marni sposa l’estetica naïf, espressa in una blusa quadrettata con disegni di alberi e tocchi saturi di colore, dal giallo al viola, Acne Studios gioca con dimensioni e sfumature delle righe verticali, che si stagliano su una base dalla nuance pastello. NN07 punta sull’effetto vintage, stampando paesaggi da cartolina sull’intera superficie del capo.
Le proposte di Ami e Sandro Paris seguono invece il mantra less is more, optando nel primo caso per il bianco panna, “interrotto” solamente dalla firma del designer (un cuore stilizzato sul taschino), nel secondo per l’intensità cromatica del blu navy; nemmeno COS, infine, tradisce la vocazione al minimalismo: la sua camicia immacolata in cotone organico, dal fit rilassato, è un inno all’essenzialità. 

Bienvenue Monsieur Williams!

Dall’urban-streetwear del brand 1017 ALYX 95 M alla storica maison francese Givenchy, LVMH accontenta ancora una volta, dopo l’arrivo di Virgil Abloh a Louis Vuitton, la richiesta della Generazione Z e gran parte dei Millennials. 



Matthew Williams, classe ’85, sostituisce Claire Waight Keller come direttore creativo di Givenchy, la storica maison parigina adotta una svolta moderna ed innovativa con la visione minimalista ed urbana del designer americano. 
Autodidatta, Mr Williams è stato direttore artistico per Lady Gaga e Kanye West collaborando con artisti come Drake (che lo cita in alcune sue recenti canzoni) fino alla fondazione del suo brand 1017 ALYX 95 M che porta il nome della figlia. 



Candidato tra i finalisti del premio LVMH per giovani designer, Matthew Williams dal 2016 continua a stupire le nuove generazioni con una visione contemporanea ed ecologica della moda, avanguardista ed esperto del tessuto con le sue ultime collezioni ha spopolato su ogni social media, divenendo precursore di una nuova “Streetwear wave”, conquistando top model come Bella Hadid e Kendall Jenner. 



Sono molto felice e grato a LVMH per avermi dato questa possibilità, per me è un sogno che si realizza e non vedo l’ora di iniziare questo percorso con il team di Givenchy” afferma Mr. Williams dopo la comunicazione ufficiale di Sidney Toledano, presidente e Ceo di LVMH Fashion Group, per cui attendiamo con ansia la presentazione della sua prima collezione che si terrà ad Ottobre.

Talenti da scoprire: Louis Rubi

Anche se ancora poco conosciuto, Louis Rubi è uno stilyst e designer con sede a Barcellona, che ha rapidamente guadagnato un seguito sostanziale grazie ai suoi outfit su Instagram, sempre accattivanti e altamente inventivi. Vi raccontiamo il suo percorso..

Come, quando e perché ti sei approcciato alla moda? Quando hai deciso che sarebbe diventata il tuo futuro ed il tuo lavoro?

Da bambino giocavo sempre con tutti i tipi di tessuto che trovavo in casa, una coperta poteva diventare un mantello. Ero solito travestirmi da Zorro, D’Artagnan, un(a) principe(ssa) arabo(a) o qualsiasi altro costume fosse in giro. Ho sempre saputo che avrei voluto lavorare nella moda, mi trasferii a Londra per questo motivo e lavorai come assistente alle vendite da Harvey Nichols. Da quel momento capii che la moda sarebbe stata il mio futuro.


Louis Rubi
Louis Rubi

Raccontami qualcosa del tuo brand. Come lo definiresti? Qual è il tuo consumatore tipo e a chi ti stai rivolgendo?

LR3 riguarda principalmente il voler far divertire le persone con i propri vestiti, non importa la tua origine, il colore della tua pelle, la forma del tuo corpo, il tuo genere o la tua età.

Il focus è sulle persone reali che indossano i nostri abiti, ognuna delle quali ha caratteristiche proprie. Sul nostro sito trovi moltissime persone completamente diverse le une dalle altre che indossano indumenti della stessa taglia.

Volevamo creare un brand slow fashion. Per noi è fondamentale non ripetere le cose che non stanno funzionando nella moda.

Abbiamo fatto una lista di queste ultime e le abbiamo trasformate nel nostro ethos: no ai trend/ispirazione e divertimento; nessun genere/tutti i generi; poche taglie/tutte le forme del corpo; no alle razze/siamo tutti umani; no limite d’età/tutte le età; no ai manichini/personalità reali; no al fast fashion/slow fashion; no stagionalità/collezioni permanenti; no agli stock/fatto per te; no vendite all’ingrosso/direttamente al consumatore.



Da dove arriva l’ispirazione? Quali altre passioni hai oltre alla moda? Quali sono le persone che ammiri, i tuoi “eroi”?

Probabilmente l’ispirazione maggiore mi arriva dai viaggi, esperienze che mi hanno fatto davvero aprire gli occhi. Sono davvero fortunato, perché ho la possibilità di viaggiare molto sia per lavoro che per divertimento. Là fuori ci sono così tante realtà, ciò che è “normale” in un posto non lo è in un altro. Anche internet ogni giorno è una fantastica fonte di ispirazione per nuove esperienze e viaggi. Ho un debole per le cose belle, che siano oggetti, luoghi, edifici … mi affascina la storia che sta dietro. Amo ascoltare come le persone hanno costruito i propri sogni, questi sono eroi: sono riuscite a realizzare ciò che una volta era un sogno seguendo ciò che il cuore diceva loro. 



Tu hai un grande seguito sui social, come hanno cambiato questi il tuo lavoro e la sua visione di esso?

Ancora non capisco come sia possibile, è stupendo. Le persone con me sono sempre state gentili, positive ed incoraggianti. È stato il primo posto in cui ho sentito di poter mettere realmente in gioco il mio punto di vista. I social media danno voce a coloro i quali inizialmente non avevano una piattaforma, ma già avevano un messaggio da raccontare, è strepitoso. 


Louis Rubi

Una definizione di bellezza?

La bellezza non è definita da canoni, si trova ovunque. Fermati ad osservare qualcosa per più di tre secondi e la troverai lì.


Louis Rubi

Secondo te, come può un uomo essere elegante?

In generale penso che gli uomini siano più limitati in fatto a cosa possono indossare, è un po’ noioso. L’eleganza riguarda il sentirsi sicuri di sé, l’accettarsi e il vestirsi con gioia. Mi piacciono gli uomini che si prendono cura della scelta dell’outfit ogni giorno. 


@lr3_community

Raccontami qualcosa sul tuo stile, il quale ha un ruolo importante sui tuoi social. Cosa non può mai mancare nel tuo guardaroba? Perché questo amore per l’oversize?

Le persone apprezzano il fatto che io giochi con volumi e proporzioni, mi piace sbizzarrirmi anche con i colori. Io amo indossare abiti larghi ed oversize da quando sono bambino, è una sensazione pazzesca.



Puoi darmi la tuo opinione in merito a questo periodo molto difficile? Come credi cambierà il sistema moda dopo il Covid-19?

Quando ripenso alle cose accadute in passato, i momenti peggiori della mia carriera si sono sempre trasformati nei più positivi. Ogni periodo difficile ed ogni crisi sono perfetti per riflettere e fare valutazioni sulle cose che non stanno funzionando come dovrebbero e su come cambiarle. Nella nostra industria la lista è lunga e dunque c’è molto lavoro da fare. Mi riferisco a molti fattori: cultura e cambiamenti nell’atteggiamento, internet, bisogni ambientali, cicli stagionali … ecc. Dobbiamo rivoluzionare l’industria ancora una volta.



Siccome Man in Town è molto affine al tema dei viaggi, puoi raccontarmi quale sarebbe la tua destinazione dei sogni (anche se ora possiamo viaggiare più che altro con la mente)?

Sarebbe o una città movimentata come Tokyo, oppure un posto lontano per trovare pace e quiete.

Sei mai stato in Italia? Hai un ricordo speciale o qualcosa che ti è piaciuto in modo particolare?

Sì, molte volte. Amo follemente l’Italia. Spagna e Italia condividono molte cose. Mi piace come le persone in Italia siano passionali ed il fatto che l’Italia è un Paese che si prende davvero cura ed è orgoglioso della sua eredità culturale. Gli italiani comprendono l’importanza della creatività e della bellezza, d’altronde ne sono circondati!



Raccontami della tua città e del tuo Paese, qualcosa da vedere e da fare

Io sono originario di un paese chiamato Badajoz, a sud ovest della Spagna. Me ne andai quando ero piccolo e da lì ho vissuto in luoghi diversi. Attualmente sono stabile a Barcellona, una città meravigliosa in cui è facile vivere e che è collegata bene a tutto il mondo.

La Spagna ha un sacco da offrire, se dovessi visitarla per la prima volta sicuramente farei un roadtrip, attraversandola tutta in macchina.

Il tuo motto personale, una citazione che ti caratterizza?

FALLO DIVERTENDOTI … altrimenti ogni cosa diventa un lavoro.



Quali sono i tuoi progetti e sogni per il futuro?

Il mio sogno sarebbe vedere LR3 crescere e mostrare che anche nell’industria della moda le cose possono essere fatte in maniera differente.

Disinfettare lo smartphone: come e quando farlo

Lo sapevi che lo smartphone che usi abitualmente ogni giorno, può trattenere sino a 9 giorni ogni tipo di virus o battere? Ebbene si è così, lo confermano anche studi recenti tedeschi condotti per verificare quanto il covid-19 rimane sulle superfici come metallo, vetro e plastica. Da questi studi è apparso anche che non solo il coronavirus resta sulle superfici per diversi giorni ma anche altri come la sindrome acuta respiratorie, (SARS), La sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers) e il coronavirus umano endemico (Hcov).

Di fronte a questi studi non resta altor che disinfettare lo smartphone con attenzione, ma sapete come fare? Ecco i nostri migliori consigli per una pulizia accurate del vostro dispositivo telefonico.

Come disinfettare lo smartphone

Prima di disinfettare lo smartphone scollegatelo dalla corrente e spegnetelo, a seguire se possibile togliete anche la batteria (se il modello in vostro possesso lo permette).

A seguire passate alla pulizia utilizzando solo un panno inumidito con una soluzione realizzata in casa con 50% di acqua e 50% di alcool. Disinfettate così lo schermo e il retro del telefono oltre alla custodia con attenzione.

Il panno che potete utilizzare per la pulizia può essere un dischetto di cotone levatrucco o di cotone, pelle di daino o ancora la salvietta che utilizzate per pulire i vostri occhiali da vista o da sole. Questi panni per la pulizia sono molto delicati ed evitano di graffiare il telefono.

Importante dopo aver disinfettato il vostro smartphone lavate con accuratezza il panno che avete per evitare di contaminare altri oggetti in casa. Se invece avete usato del cotone gettatelo subito nella spazzatura.

Non spruzzate mai spray o acqua qua e là, potreste così danneggiare irreparabilmente il vostro smartphone.

Inoltre fate attenzione a non usare neanche tovaglioli, fazzoletti di carta o altre fibre di carta sono abrasivi e possono sfrisare il telefono.

Altra accortezza va alla custodia che quando si rovina è bene venga sostituita quanto prima.

Leggere attentamente le indicazioni di pulitura di ogni singolo produttore di cellulare, ogni produttore ha le sue regole e i prodotti da utilizzare per pulire il proprio telefono pena la decadenza della garanzia, se si danneggia il dispositivo per averlo gestito in maniera incorretta.

Riaprono le palestre: 5 consigli per allenarsi in totale sicurezza

Dopo mesi di lockdowm di quasi tutte le attività ecco che la vita sta riprendendo più o meno normale. Da poco hanno riaperto anche le palestre i vari centri sportivi come le piscine, i circoli del tennis o del golf e via dicendo, ma tutto in totale sicurezza seguendo rigidi protocolli per la sanificazione per proteggere la salute di tutti.

Se anche tu fai parte degli amanti della palestra e vuoi ricominciare a frequentarla ecco i consigli per allenarsi in totale sicurezza.

5 consigli per allenarsi in totale sicurezza

Cominciamo col dire se potete di misurarvi la temperatura corporea a casa prima di recarvi in palestra, in questo modo se la avete alterata evitate di andarvici.

Se non lo fate a casa prima dell’ingresso in palestra un incaricato vi potrà rilevare la temperatura e se questa è uguale o superiore ai 37,5° vi vieterà l’ingresso.

Stabilita la vostra temperatura idonea all’ingresso in palestra per allenarvi in sicurezza seguite anche questi 5 consigli.

Igiene delle mani

All’entrata deli locali della palestra, troverete un dispenser per igienizzanti mani da utilizzare in entrata e in uscita.

Distanze di sicurezza e igiene negli spogliatoi

All’interno di docce e spogliatoi va assicurata una distanza minima di 1 metro. Il titolare della struttura dovrà garantire un adeguata igienizzazione e sanificazione di tutti gli ambienti: armadietti, spogliatoi, docce e luogo di allenamento a fine giornata.

Sala attrezzi

Durante l’utilizzo degli attrezzi la distanza di sicurezza aumenta di un minimo di 2 metri. Gli attrezzi avranno un maggior distanziamento e anche la limitazione ad alcune zone di allenamento.

All’interno della palestra se vi sono diverse stanze di allenamento troverete anche vari dispenser per l’igienizzazione delle mani.

Ogni singolo attrezzo dopo essere stato utilizzato deve essere igienizzato dal personale, se vedete che questo non viene fatto portatelo all’attenzione del gestore e prima di usarlo assicuratevi che venga pulito.

Telo

Portate con voi un telo per coprire ogni singola macchina prima di utilizzarla, così non entrerete mai in contatto diretto con essa ed eviterete ancora di più eventuali contagi.

Scambio di oggetti personali

E’ vietato anche lo scambio di ogni oggetto personale come bottiglia di acqua, borraccia con bibita, asciugamano, auricolari per la musica e via dicendo.

Ognuno deve portarsi i suoi oggetti da casa e tenerli con cura a fianco a sé senza che vengano utilizzati da altri e senza dimenticarli in giro per la palestra.