“Il sogno dell’alieno” il mockumentary che fa satira politica


Che cos’è la politica? Per definizione si intende “la scienza e la tecnica, come teoria e prassi, che ha per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”. Quale percezione collettiva pare che la teoria sovrasti di gran lunga la pratica, cioè la prassi, e che la politica venga avvertita come un concetto impalpabile, come un’insieme di idee irrealizzabili, come un’utopia
A confermarlo è il mockumentary di Alberto D’Onofrio “Il sogno dell’alieno”, sceneggiato insieme a Carlo Fabrizio ed Alessandra Ugolini e prodotto da Zodiack Active; un documentario finzione che ha intento parodico e satirico, uno sbeffeggiamento al mestiere del politico, uno sfotto’ a cui tutti, parlamentari e media, hanno abboccato. 

Il regista Alberto D’Onofrio ha selezionato un team di artisti, quattro per l’esattezza, che hanno inscenato un fasullo partito politico manifestante per la durata di un anno intero; 365 giorni di proteste, manifestazioni, striscioni presentati in mutande, sì perchè il primo slogan è “Siamo giovani in mutande e cresceremo in mutande”, una frase pessimistica che contesta la mancanza di sostegno al lavoro per i giovani e le continue fughe di cervello all’estero. 


Quattro attori si sono immersi nella parte di giovani rivoluzionari con l’impegno comune di cambiare l’Italia, di farla diventare un paese libero e concreto, ragazzi che vorrebbero una politica di fatti e non di parole ma che, grazie a questo esperimento sociale, hanno di fatto dimostrato quanto invece la parola sia l’unico mezzo utilizzato nel grande show che è la politica stessa. 

Dai primi blocchi e infiniti controlli della Polizia e delle Forze dell’Ordine, il “gruppo di alieni” si fa strada nei comizi e sui giornali. Le immagini dei rivoluzionari in boxer e giacca nera fanno il giro del web; i giornalisti iniziano a intervistarli, la stampa ne pubblica il manifesto, addirittura le loro maschere maxi da alieni nuotano oltre il confine italiano e “Il sogno dell’alieno” diventa un’ eco, che sarà poi la base di un ipotetico partito politico. 

Andrea Amaducci è la voce grossa, è lui che parla in pubblico, un artista di strada ferrarese dai grandi occhi indagatori, uno di quelli a metà tra il folle e il bravo ragazzo; Matteo è un cuoco e un rapper italiano che scriverà delle proteste in rima; Paola è una performer milanese e Marta è una studentessa iscritta a Farmacia. Le loro facce saranno stampate su tutti i rotocalchi italiani, anche quando si presenteranno vestiti da mummie per ironizzare su un titolo francese che faceva riferimento al ritorno in campo di Berlusconi. Li vedremo colorati da capo a piedi a mo’ di bandiera italiana durante il Festival del Cinema di Venezia quando, i paparazzi in attesa di Ben Affleck, si ritroveranno questi folli mezzi nudi trasportati da una imbarcazione per le merci. 

D’altronde la politica è piena di performer, pensiamo a Beppe Grillo che è un ex comico, a Ilona Staller, alias Cicciolina, ex porno attrice, e la lista è lunga; pensiamo a dei concetti basici, banali, talvolta privi di significato e a frasi fatte, componiamo in questo modo il linguaggio della politica ed il gioco è fatto; con questi pochi ingredienti è sufficiente prendere tutti per il naso! Non è quello che vediamo e di cui siamo spettatori da secoli?! 

Ed ecco che dalle grandi piazze italiane ai comizi pubblici, i ragazzi alieni col sogno della politica raccolgono le firme degli esponenti di PD, Rivoluzione civile, Scelta Civica; sottoscrivono l’Agenda anche Daniela Santanchè, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Vittorio Sgarbi che corregge un punto dell’agenda trasformando un “L’Italia può diventare il primo paese per la produzione di cultura” in “L’Italia E’ il primo paese per la produzione di cultura”; uno Sgarbi coinvolto che scommette su questi smutandati dalla volontà di ferro e che ricorda un Renato Guttuso politicante e spera in un Picasso parlamentare. 

“Via la SIAE” dice Salvini; “Spazio ai giovani e più diritti per tutti” grida Alessandra Moretti del PD; “Più lavoro ai giovani” sottolinea Lara Comi; Federico Bocci incita all’aumento delle nascite; “Più Nord Italia” sottoscrive la Santanchè; “Diffondiamo l’amor di patria” inneggia La Russa. Un elenco di ovvietà condito da una sottile ironia, fa notare Massimo Giannini, vicedirettore de La Repubblica, e una grande promozione di utopie riferisce Renato Mannheimer, sociologo italiano. In fondo sono artisti questi quattro di noi, e gli artisti non favoleggiano sulle nuvole inseguendo un goal? Ma quanti segnano e quanti invece rimangono in mutande?! 

Come fece Joaquin Phoenix nel mockumentary “Io sono qui” interpretando un rapper e abbandonando i panni dell’attore, gli alieni de “Il sogno dell’alieno – Storia di un grande bluff” si sono calati nella parte per un intero anno, il 2012, per poi rivedersi dal divano di casa nel febbraio 2013 su Sky Cinema

Il finale rimane aperto con una domanda: “E se Amaducci si fosse candidato?” 
A voi rispondere!

Essenziali per l’uomo in vacanza: la guida ai capi cult dell’estate

L’estate sembra quasi arrivata, almeno dalle temperature, e anche se in questo momento le vacanze sono rimandate a tempi migliori noi vogliamo ricordarvi che lo stile non ha tempo e magari, vogliamo rinfrescarvi le idee. 

Le scelte dell’uomo che veste di stile cercano sempre di rimandare a un’identità, vogliono comunicare un messaggio: chilling sotto le palme, al fresco, con i colori, il mare e le mete lontane. Ecco, la moda dell’estate gioca con la geografia del mondo per essere oggi orientale, domani afro, o hawaiano. 

Ecco una piccola, ma evocativa, guida allo stile maschile dell’uomo in vacanza.

Camicie con stampe tropicali, a manica corta per il perfetto gentleman on holiday con colletto “camp”, o ancora stesso modello ma con stampe in perfetto mood anni ‘50. Blazer per le occasioni daily o anche serali in cui non si rinuncia allo stile, verde menta, blu cobalto e beige chiaro, ecco i colori dell’estate.

Nella gallery: Sandro Paris, Chimala, Faherty, Dolce & Gabbana, Gucci, Maison Margiela, Deveaux New York, Versace, Saint Laurent.

Shorts e bermuda sopra il ginocchio, pratici e trendy per molte delle occasioni estive. 

Sandali, alla schiava o sabot, che richiamano ora il safari, ora l’Havana, da tenere nella withlist dell’estate, perfetti anche con pantaloni in lino, classici. 

Occhiali da sole pop, sofisticati e futuristici per l’uomo casual in vacanza, sempre on time. 

Nella gallery: Prada, Dolce & Gabbana, Mykita

E a proposito di tempo, gli orologi per le vacanze possono essere un trait d’union tra sport e leisure time con dettagli eclettici e funzioni hi-tech di ultima generazione. 

E per finire, le borse, comode, ma sempre più personali. D’altronde quello che conta è l’attesa delle nuove avventure e le immagini di noi stessi in un contesto nuovo, surreale e suggestivo che solo una vacanza può regalare.

Intervista a Marco Ferrero-ICONIZE

Marco Ferrero, alias ICONIZE, è uno degli influencer e Tik-Toker Italiani più famosi al mondo. Nato a Biella ma adottato da Milano sin da quando aveva diciotto anni. Giugno è il mese dell’orgoglio omosessuale, e proprio lui del suo coming-out ne ha fatto un video virale che è passato alla storia, gioca e scherza sull’argomento con contenuti esilaranti. Segni particolari: bello e pazzo da far innamorare.



Come hai iniziato a fare i tuoi video?

Sin da piccolo ho sempre avuto questa passione per la fotografia che mi ha trasmesso mio nonno, che era un appassionato d’arte lavorando nel tessile, e così ho iniziato a scattare foto ai miei amici per poi postarle su facebook.

Praticamente loro erano i miei modelli, e poi un po’ per caso e un po’ per fortuna i miei video hanno iniziato a diventare virali, ma non era assolutamente quella la mia intenzione.

Alla fine, la mia creatività è stata premiata, quindi mi reputo anche fortunato.

Questi video li fai tutti da solo o hai un team che ti aiuta?

Credo che sia proprio la mia caratteristica, non ho persone che lavorano per me, anzi faccio tutto da solo dal montaggio alla regia.

Poi a volte quando lavoro per un brand importante mi appoggio a qualcuno, ma penso sempre che sia l’idea quella importante e non la tecnica.



A proposito dei tuoi video, voglio sapere tutto su quello del “pene saltellante”.

In quel periodo ero a Miami, e una mia a mica ha pensato ovviamente di regalarmi questo costume di carnevale a forma di pene con dimensioni umane, era sicura che qualcosa avrei combinato di certo.

Infatti, ho iniziato ad andare in giro per la città, con la gente che nel frattempo scattava foto e faceva video, in quanto capisci bene che non è da tutti i giorni vedere un pene che saltella in giro!

Come lo hai vissuto il periodo del lockdown?

Chiaramente è stata una tragedia un po’ per tutti, però io dai momenti no riesco sempre a trarne qualcosa di buono, ed infatti mi son messo a creare contenuti che magari rimandavo da tempo, ed invece avendone molto a disposizione ho messi a frutto le idee.

Ho sfruttato anche il momento visto che non ero solo io ad avere troppo tempo a disposizione, tutti quanti erano sui social molto più del solito.



Ho visto che ti sei cimentato anche nella conduzione, vorresti diventare un Mike Bongiorno? 

Mi vedrei a condurre qualcosa tipo “Total request Live” come quello che facevano da piazza Duomo a Milano, e poi mi son divertito a condurre “Mai dire quarantena”, idea che mi era venuta appunto stando a casa.

Come ti è venuto in mente il tuo nome d’arte ovvero ICONIZE.

Sinceramente non lo so nemmeno io, però mi ricordo che era di notte, sempre dal fatto che fotografavo i miei amici, ed alla fine li volevo iconizzare, e tutt’ora sono convinto che sia stata la scelta giusta, mi ci rispecchio.



Raccontaci del tuo coming-out.

Normalmente quando le persone scelgono di fare questo passo, iniziano dagli amici più stretti, hanno sempre un po’ di timori nei confronti della famiglia, io invece nel 2011 ho scelto di farlo nel modo più plateale possibile, ho fatto un video e l’ho messo in rete. Sono felice di averlo fatto perché in quel momento c’erano veramente pochi personaggi pubblici che sceglievano di farlo e questo mi ha dato una grande forza.

I 50 anni di Glastonbury nell’estate silente dei festival

“Do you recognise this noise?” È il suono del calpestio danzereccio dei piedi, del battito secco e ritmato delle mani, è l’odore dell’estate e l’eco corale di milioni di voci che colorano i luoghi di “culto” della musica dal vivo. È il rumore insonne e festoso dei figli putativi di “Woodstock” e dell’”Isola di Wight”, di quell’itinerante comunità di revellers che, ogni anno, affolla i “vivai del suono” a partire dai palchi del Coachella, nei californiani Empire Polo Fields di Indio, fino ad arrivare nel cuore dell’Europa, nella campagna verde e fangosa della contea del Somerset, per il Glastonbury Festival.

Nel settembre del 1970, il giorno dopo la morte di Jimi Hendrix, il lattaio di Pilton Michael Eavis allestisce, nella Worthy Farm di 150 acri ereditata dal padre, il primo sperimentale antesignano del “Glasto”, il Pilton Pop, Blues & Folk Festival. Marc Bolan, Keith Christmas, Stackridge e Al Stewart si esibiscono davanti a un pubblico di 1.500 persone simbolicamente paganti, il prezzo di una sterlina incluso il latte gratuito della fattoria. L’anno successivo prende forma e sembianza il Glastonbury Fayre, un grande raduno hippie dal libertino e idealistico spirito da “Summer of Love” documentato, in chiave cut up, nell’omonimo film diretto da Nicolas Roeg e Peter Neal.



La seconda edizione è ricordata come uno degli avvenimenti leggendari della musica underground inglese, una delle rare occasioni in grado di superare le barriere tra il pubblico e i musicisti, con musica, danza, poesia, teatro ed esibizioni estemporanee. È anche l’anno in cui a esibirsi è un giovane capellone, sconosciuto ai più, un certo David Bowie che si presentò bizzarramente vestito in foggia androgina con cappello da moschettiere, pantaloni a zampa e scarpe con tacco alla “Re Sole” e cantava, al levar del sole, il viaggio spaziale di Major Tom di Space Oddity.

Gli anni ottanta hanno visto il Festival trasformarsi in un vero e proprio evento annuale che, nonostante il clima non sempre favorevole, ricordiamo le piogge torrenziali del 1985 (che non impedirono di certo agli audaci partygoers di assistere agli spettacoli con la fanghiglia alta fino alle ginocchia), resta uno degli appuntamenti più attesi e longevi. Uno straordinario melting pot di arte, musica (non c’è nome che conti che non abbia calcato il suo palco) e persone. “Puoi sederti intorno ad un falò qualunque o fare la fila a una bancarella e sentire come un caldo abbraccio collettivo. Guardi un estraneo e ti rendi conto di avere tantissime cose in comune”. Ci sarà un motivo perché i biglietti (al costo di 250 sterline) sono sold out in una manciata di minuti mesi prima dell’evento, quando ancora non si ha la più pallida idea di quale sarà la line up dei cantanti?

Il Glastonbury è un “luna park” ideato su misura per i bambini e fatto a misura di “festival habituè”, è intergenerazionale, è un punto di unione tra culture, è respirare per tre giorni una libertà parallela e anacronistica, è immergersi in una gioviale atmosfera atemporale. 



La bucolica Valle di Avalon, la leggendaria isola di Re Artù e del Sacro Graal, e la distesa da 900 acri della tenuta di Michael Eavis, anche quest’anno, erano pronti ad accogliere gli oltre 180.000 festanti “pellegrini” per celebrare tutti insieme quello che sarebbe stato il Festival dei Festival. I 50 di Glastonbury. Ma il 24 giugno non ci saranno “wellies”, tende e campeggi a calpestare le verdi campagne della storica Worthy Farm. Il Pyramid Satge di Bill Harkin dall’alto dei suoi 30 m non si illuminerà a festa. L’evento è annullato. Così come non ci sarà il consueto raduno, in mezzo al Danubio, della “Love Revolution” con i suoi 400.000 Szitizens e la baldoria dei 60 palchi dello Sziget sull’isola della libertà di Óbuda, a nord di Budapest. Gli spettacoli pirotecnici e i colori iper saturi delle scenografie idilliache e favoleggianti del Tomorrowland non illumineranno il cielo della piccola cittadina belga di Boom. Anche il tempio della musica elettronica spegne le sue console. Nel cuore del deserto del Nevada il grande fantoccio di legno non brucerà nel rituale del Burning Man. La sua comunità non celebrerà il solstizio d’estate nell’immaginaria città dall’anarchia organizzata di Black Rock City. Per le strade di Perugia, nell’Arena Santa Giuliana, in Piazza IV Novembre e nel Chiostro di San Fiorenzo non echeggerà il beat del jazz. 

Dal Sonar di Barcellona all’Ariano Folk Festival, la musica dal vivo indossa la fascia nera al braccio. Tutti gli eventi sono annullati a causa dell’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Coronavirus. I lavoratori dei concerti sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire. Se per gli altri ambiti culturali di “visione”, come il teatro o il cinema, è possibile pensare a protocolli di ripartenza, per i luoghi di “interazione”, come i festival musicali, ciò crea dei cortocircuiti. 



Un Festival, come ci suggerisce l’etimo stesso, è una grande “festa” che non conosce, per sua natura, forme di distanziamento. È aggregazione, socialità, condivisione. È massa, contatto, è il piacere di stare insieme. L’idea di contingentare la folla riducendola a mò di soldatini di terracotta trincerati in quadrati divisori, apparirebbe difficile e contro natura. Per questo, in tanti pensano che una vera ripresa del settore dei concerti non avverrà fino alla scoperta e alla distribuzione del vaccino: cioè quando il rischio del contagio sarà riportato allo zero o quasi. Spesso abbiamo sentito la frase “Music will save the world|La musica salverà il mondo”, questa volta ha incontrato un avversario più temibile della sua forza. Ma ritorneremo laddove abbiamo lasciato. È solo un momentaneo “a data da destinarsi”.

Hype sensation: Vision of Super

Saper abbracciare la molteplicità delle discipline artistiche: è questa la mission del brand Vision of Super. Lo streetwear di Dario Pozzi ha già conquistato artisti del calibro di Sfera Ebbasta, Junior Cally ed Elettra Lamborghini e vanta una distribuzione in oltre 100 selezionati negozi (80 in Italia e 20 tra Asia e Australia).


“Il nostro obiettivo – dichiara Pozzi in esclusiva a Man in Town – è quello di fornire prodotti di altissima qualità con un prezzo competitivo e un’ottima distribuzione. Vogliamo essere il primo approccio a un marchio di lusso. Lo scorso gennaio abbiamo creato anche una fantastica collezione in cobranding con Colmar, il lancio ufficiale è per il prossimo settembre.” La fiamma è il simbolo del brand, e nonostante la pandemia in atto, non accenna certamente ad affievolirsi. “Stiamo ampliando le nostre strategie di comunicazione online e offline, in modo da essere pronti e veloci una volta si ritorni alla normalità. Inoltre, stiamo cercando di tradurre tutti i nostri progetti in ottica di sostenibilità: a breve, infatti, lanceremo un nuovo capitolo green legato al marchio. Le vendite online, sul nostro e-commerce, durante questa pandemia, non sono diminuite. Anzi, si sono rafforzate, così come l’acquisto di accessori in edizione limitata, da collezione.”



Abbiamo chiesto al direttore creativo come muterà lo streetwear dopo l’era Coronavirus. “È forse la domanda che ci stiamo ponendo più frequentemente in queste ultime settimane. Continuerà a esistere, ne siamo certi, ma si tradurrà in qualcosa di più specifico, ancor più settoriale, per dialogare al meglio con i clienti. Lo streetwear, poi, si fonderà ancor di più con l’universo del lifestyle: è facile, quindi, che felpe e T-shirt, nel futuro, verranno vendute all’intero di concept store riproposti in hotel di lusso. O, ancora, le grandi palestre dedicate ai nuovi sport utilizzeranno i capi streetstyle come divisa di activewear. Sempre più interazione, quindi. E sempre più possibilità di crescita.”



Inoltre Vision of Super si è schierato fermamente a sostegno del movimento a favore della fine del razzismo in solidarietà alla comunità black

Sinestesia tra i sensi: slow drinking, food pairing e fragrance bar

La sinestesia è un fenomeno che prevede la contaminazione dei sensi e le esperienze sinestetiche dimostrano tre caratteristiche principali: sono provocate da uno stimolo, sono percezioni coscienti e sono automatiche. Abbiamo chiesto a tre esperti del settore beverage, food e fragrance di raccontarci i loro esperimenti e di come la stimolazione di un senso innesca una risposta predicibile e riproducibile in un altro senso.

Radici ben salde nella tradizione, da cui partono per innovare, ma con uno sguardo rivolto alla sostenibilità e alle tendenze del momento, che talvolta possono rivelarsi nuove vie su cui soffermarsi e fare ricerca.

La nostra intervista a BE Barman Eventi, Mimosa Milano e Campomarzio70

@be.barman.eventi

@mimosa_milano

@campomarzio70

Che cosa fa un bartender oggi e come nasce la tua passione per la mixology? 

Alessandro – BE Barman Eventi: Quella che fino allora avevo creduto fosse semplice curiosità, si è palesata quale passione che non avrei più abbandonato, in occasione del primo corso di mixology che mi regalarono al termine del mio percorso di Laurea in Economia e Commercio. Il mio fu un vero riconoscimento.

Fare della mia passione la mia professione, è senz’altro un privilegio. E ancor più aver potuto interpretare e vivere in “prima linea” l’ultimo decennio, in cui è avvenuta la divulgazione della mixology in Italia, e la ricerca è divenuta trainante. Oggi il bartender ruba letteralmente dalla cucina dei grandi chef tecniche d’avanguardia, ricette, ingredienti e attrezzature e riedita i grandi classici nella versione “twist on classic”, ricercando, scoprendo e interpretando ingredienti particolari e un po’ sorprendenti, per elaborare sciroppi, acque aromatizzate, estratti, infusi, olii essenziali e shrub.

Un abbinamento nuovo può esaltare e svelare caratteristiche e potenzialità nascoste di un ingrediente, fino allora destinato a un uso ormai consolidato e che invece è ancora tutto da scoprire e da esaltare, e da cui veder nascere nuovi sapori in cocktail innovativi, sorprendenti e di qualità. 

Parlateci di trend e di stile. Negli ultimi anni il mondo del beverage sta cambiando, in che direzione stiamo andando? 

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: Il mondo dei cocktail è variegato e complesso e nel corso del tempo ha assistito a un cambio di gusti, di materie prime e di tecniche utilizzate. In continua evoluzione, proprio per la contaminazione con altre arti ma anche per fenomeni che ne hanno accelerato la divulgazione. 

Da una parte il boom che ha visto come protagonista il Gin, la cui versatilità gustativa dovuta alle diverse combinazioni di botaniche al suo interno, ha consacrato il Gin&Tonic tra i drink più popolari, aumentando la consapevolezza del consumatore. Dall’altra, l’utilizzo e la sperimentazione legata a ingredienti inediti quali ad esempio il Sakè, i Mezcal o provenienti dal foraging, e non ultimi i fermentati, o ancora il thè e il caffè, con cui mi piace creare sciroppi, infusi alcolici e analcolici, polveri da utilizzare per decorare.

Oltre al tema imprescindibile legato alla sostenibilità, la grande tendenza è volta all’esperienza creativa, emotiva e sensoriale, che si esprime nella qualità attraverso la selezione della materia prima.

La Mixology oggi è tesa a mettere al centro e amplificare l’esperienza sensoriale, e lo fa mettendo il focus sul drink pairing, il cui protagonista indiscusso è l’abbinamento fra food e drink, lo scambio reciproco di sapori che esalta il viaggio gustativo, con lo scopo di riuscire a creare delle emozioni, delle alchimie in bocca e sul palato; e lo slow drinking, inteso come lo stile di vita volto a trasformare una semplice consumazione in arte della degustazione. 

Quali messaggi si possono trasmettere attraverso il beverage? 

Giovanna – BE Barman Eventi: penso che la convivialità sia uno dei messaggi più forti che si possa trasmettere. L’atmosfera e l’intimità che si creano nella degustazione vissuta come esperienza condivisa, sono uniche e sempre diverse. Accomunano e creano vicinanza.

Movimenti eleganti, misurazione attenta degli ingredienti e una spiegazione raffinata, affascinante ed esaustiva di quello che si sta andando a degustare rimarrebbero fini a e stessi se non si facessero tramite di qualità e bellezza. Il mantra oggi è scoprire per conoscersi meglio, per evolversi e migliorarsi. 

Le nostre drink list sono sempre pensate ad hoc, proprio perché con la personalizzazione delle ricette, dell’estetica e dei sapori, e attraverso la degustazione anche visiva, vogliamo andare incontro alle aspettative del cliente, rendendo fruibili i messaggi da veicolare.

Cultura, passione, bellezza nel senso più ampio del termine e pertanto fare e stare bene, ogni volta un po’ di più.

Come nasce il tuo concetto di catering Mimosa Milano e secondo te esiste una sinestesia tra cocktail e food? 

Mimosa – Mimosa Milano: nasce nel gennaio 2018, quando dopo aver lavorato in svariate realtà stellate e avendo osservato con attenzione l’ambiente che mi circondava, decisi di concentrare tutte le mie forze e la mia passione in un progetto che mi rispecchiasse appieno, così ho aperto. Il concetto alla base del mio lavoro è di offrire un servizio quanto più attento ai dettagli, alla qualità dei prodotti e alla bellezza in senso ampio. Il rispetto delle materie prime è alla base di tutto. Anche per questo mi sono trovata subito in sinergia con il lavoro di Giovanna e Alessandro, abbiamo una visione molto simile e questo ci fa avere tanta affinità professionale.

Più che una sinestesia, che li pone quasi su piani differenti, penso che tra cocktail e food ci sia un forte legame di sensi, si può giocare con la vista, l’olfatto e il gusto per creare un pairing che susciti emozioni e sensazioni differenti.

Nei nostri esercizi di stile, Alessandro ed io ci divertiamo a decidere cosa far assaggiare prima e cosa dopo e come determinare un prolungamento del sapore quanto un rimando olfattivo. 

Quali sono gli abbinamenti meglio riusciti e come nascono?

Mimosa – Mimosa Milano: quando si abbina il food al beverage esistono delle combinazioni “storiche”, date anche dalla conoscenza degli abbinamenti vino-pietanze, che ci suggeriscono i sapori e gli odori che si sposano meglio tra loro. Sto pensando per esempio a un sapore tendente all’affumicato, al morbido, o strutturato come può essere una carne, che ben si abbina a un alcolico con sentori di legno come un Wiskey, caldo, accogliente, aromatico; o ancora un cibo dal sapore leggero, acido, allegro, come un pesce crudo o una verdura fresca marinata, che immaginerei accompagnati a un drink altrettanto acido, fresco e perché no, con una punta di bollicine. 

Penso che la buona riuscita di un pairing avvenga quando si crea equilibrio, il beverage non deve sovrastare il sapore del cibo e viceversa, ma trovare forza e identità l’uno nell’altro.

Ancora più divertente è quando si riesce a combinare sapori che si completano e si prolungano durante la degustazione alternata. Con Alessandro abbiamo lavorato molto bene a un pairing per un evento autunnale che prevedeva due proposte, la prima un bignè craquelin allo zafferano ripieno di spuma di cicerchie e liquirizia in abbinamento a un drink composto da gin aromatizzato al mandarino, sciroppo di camomilla, infuso di zenzero e liquirizia, una punta di sale al mandarino, in questa proposta avevamo scelto di dare risalto all’aroma balsamico della liquirizia proponendolo come richiamo, lo zafferano ne allungava il sapore, mentre il mandarino, lo zenzero e la camomilla alleggerivano il tutto e coloravano di freschezza e allegria l’esperienza. Per la seconda proposta abbiamo scelto di abbinare un uovo di quaglia leggermente affumicato, marinato nella soia con l’aggiunta di miele di castagno, zenzero, te nero a un drink a base di Mezcal, infuso al tè nero al gelsomino, frutti rossi, marmellata di pere e miele di castagno, devo dire che qui la sensazione era totalmente diversa: l’affumicato dell’uovo e il Mezcal, il salato della soia e la marmellata di pere, creavano un sorprendente equilibrio di contrasti, dando la sensazione che food e beverage fossero un tutt’uno, concepiti come un unico sapore. Davvero sorprendente.

Quali sono le nuove tendenze in ambito food

Mimosa – Mimosa Milano: Come per il beverage anche l’ambito food è in continua evoluzione. Purtroppo le mode che negli anni si sono avvicendate, parlo di mode di prodotti, non hanno tenuto conto di tanti aspetti che oggi sono imprescindibili. La cucina negli ultimi anni si sta facendo portavoce di quelle che devono essere scelte etiche e di sostenibilità in materia di prodotti e di stili di cucina, inutile dire che un avocado che viene dal Brasile o un salmone allevato a mangimi e antibiotici non hanno un valore qualitativo né etico, se paragonati alla quantità di prodotti unici ed eccezionali che può vantare la nostra penisola. A tal proposito sono davvero felice che il mondo del food stia tornando a una cucina più semplice, meno fronzoli e più sostanza, che avvicina le persone, una cucina comprensibile che stupisce per la genuinità delle materie prime e per la conoscenza dei cuochi che le trasformano. La nuova “moda” sono le storie che ci sono dietro, trovo di una ricchezza assoluta poter assaporare un pomodorino del piennolo e conoscere la storia dell’agricoltore che l’ha coltivato, riuscire a percepire l’acidità e la dolcezza che solo la terra, il sole e il vento gli hanno dato. Sostenibilità è di tendenza, ed era ora! Ormai non può esistere una cucina che non faccia attenzione a proporre piatti sostenibili e in linea con le problematiche attuali, chi ancora non l’ha capito è vecchio, resta indietro, ecco, in questo caso la parola “moda” abbinata al cibo mi piace! Per terminare cucina italiana e prodotti italiani, questa è la tendenza.

Continuando con le sinestesie, se volessimo coinvolgere altri sensi? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo anche l’olfatto è protagonista di quest’esperienza, inscindibile dal gusto.  

È in conformità a quest’intuizione che abbiamo sviluppato e consolidato la nostra collaborazione con BE Barman Eventi sul Fragrance Bar e il pairing olfattivo. 

Campomarzio70 coltiva da quattro generazioni la cultura olfattiva, prima ancora di occuparsi di distribuzione e vendita di fragranze di ricerca. Durante il lockdown abbiamo organizzato numerose dirette Instagram con i nostri nasi (i creatori di fragranze, ndr), postando al termine di ciascuna la ricetta di un cocktail ispirato al profumo best-seller proprio di quel naso, ideata da BE Barman Eventi. Soprattutto in questo contesto, in cui si sta riscoprendo il valore della lentezza, concedersi il tempo per immergersi, a più livelli, in un momento in grado di coinvolgere più sensi, riconoscendo l’effetto su ciascuno e l’armonia dell’insieme, crediamo possa regalare un approccio nuovo alla fruizione di una fragranza, così come di un piatto o di un cocktail. 

Quando la percezione di una fragranza diventa immediata e ti emoziona? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: è una reazione istantanea quando nel profumo che stiamo annusando, riconosciamo un elemento familiare che la nostra memoria olfattiva ha incamerato, ad esempio. È un processo fortemente inconscio. Nel tempo abbiamo osservato nei nostri clienti le reazioni più diverse, dal sorriso alla sorpresa o ancora alla commozione. Il potere evocativo dell’olfatto è straordinario e al tempo stesso siamo forse poco abituati a riconoscerne l’impatto. 

C’è un criterio per scegliere il profumo perfetto o ci s’innamora e basta di quell’odore? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: un profumo è perfetto nella misura in cui emana quello che noi vogliamo comunicare di noi stessi, che tra l’altro può cambiare da un giorno all’altro. Possiamo aver voglia di sentirci più autorevoli, oppure cerchiamo una carica di energia, oppure qualcosa di più intimo e personale. L’abilità sta nel saper leggere, da parte di chi propone una fragranza, questi desideri. E interpretarli, poi, nella maniera più corretta.

Quali sono i sapori, gusti e profumi che preferite? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo quelli che invitano a un’interpretazione creativa. Trasferire su cibo e bevande le note gourmand di una fragranza è più scontato. Farlo, come nel caso di Citizen X di Ex Nihilo, che al pepe bianco combina note di legni di mastice e iris, oltre a un’innata brillantezza, è di certo una sfida molto più intrigante.

Avete pensato a una sinestesia da dedicare a ManInTown?

Pariamo di un uomo cittadino del mondo, che ama viaggiare ed esplorare ma non rinuncia allo stile.

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: Citizen X, in questo senso, è molto calzante. Anche Wake Me Up di Familia Familia, con la sua freschezza agrumata, o Cedarise, legnoso aromatico della nuova linea di profumi molecolari Hermetica, completamente priva di alcol e molto persistente, darebbe il giusto allure a questo “man in town”.

Illustrazione di Irene Ghillani

Alessandro – BE Barman Eventi & Mimosa – Mimosa Milano: Partendo dalla piramide olfattiva di Citizen X, abbiamo estrapolato le note della fragranza per creare un pairing tra drink e food. Alessandro – BE Barman Eventi: Il cocktail che abbiamo pensato è a base di Gin aromatizzato all’olio essenziale di iris, uno sciroppo al pepe bianco che rimanda alla nota pungente tipica della fragranza e infine abbiamo bilanciato l’acidità con del succo di bergamotto. In degustazione la prima sensazione è di spiccata freschezza alla quale seguono note floreali e pungenti di iris e pepe bianco, lasciando 

sul finale le note balsamiche e amaricanti del bergamotto. Il drink è presentato in un bicchiere le cui forme prendono ispirazione dal flacone di Citizen X, linee nette, maschili che rimandano anche alla forma del cubo singolo di ghiaccio presente nel bicchiere.

Una foglia d’argento completa il drink con un ulteriore rimando al design del profumo.

Mimosa – Mimosa Milano: Il finger proposto è un cubo di melone bianco non ancora maturo, messo in osmosi in un estratto di sedano, timo limone, finocchietto selvatico, sale e aceto, in questo modo le sensazioni verdi del sedano e aromatiche delle erbe penetrano all’interno del melone coprendone il sapore ma conservandone la consistenza cruda/croccante. Una goccia di emulsione alle mandorle e pepe bianco completa il finger. Alla degustazione si avvertono subito sensazioni fresche e acide, accompagnate da note balsamiche e infine la nota di pepe bianco avvolge la bocca. Come per il drink anche il finger riprende il design del flacone, è presentato su un disco metallico che rimanda al tappo della fragranza.

Per la degustazione vi consigliamo di iniziare con un assaggio di drink per preparare la bocca al finger.

Come vi siete reinventati in questo periodo e quali sono i vostri prossimi progetti?

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: il lockdown ha imposto a noi tutti dei rallentamenti, se non addirittura uno stop, che però ha permesso di risintonizzarci con quel concetto slow di cui parlavamo in apertura, con il concedersi del tempo per apprezzare fino in fondo il sapore del momento, il poter fare un’esperienza multisensoriale e, in definitiva, il vivere meglio. Abbiamo così colto l’opportunità data dal periodo per coniugare tutto ciò con la ritrovata esigenza di rimanere un po’ più a casa, scegliendo di trascorrere il proprio tempo con le persone a noi più vicine, e in primo luogo con noi stessi. Naturalmente portando a casa un’esperienza! Sono nate così le nostre Drink Experience Box, collegate ai corsi digitali one-to-one con Alessandro e contenenti tutto il necessario, dalle attrezzature alle materie prime, per cimentarsi (o regalare) un’esperienza immersiva nel mondo della Mixology, a propria scelta. 

A breve vedrà inoltre la luce, un progetto in gestazione da più di un anno, cui teniamo molto: “Eleven”, la gamma di cocktail ready-to-serve da noi ideata sia nelle ricette uniche che nel packaging completamente sostenibile, unitamente al nostro Gin, Vermouth e Bitter.

Mimosa – Mimosa Milano: Devo dire che questi mesi sebbene difficili per tanti motivi, sono stati per altrettanti, un rinnovarsi. In questa chiusura ho potuto riflettere davvero su quelle che sono le tematiche importanti, la natura, i rapporti tra le persone, il tempo a disposizione e ho voluto tradurre questi pensieri nella mia attività. È nato da marzo un bellissimo progetto di beneficenza che si chiama SOSTENIAMOCI, per cui ho voluto sostenere sia i piccoli produttori che lavoravano abitualmente con me proponendo i loro prodotti sotto forma di ricette della tradizione italiana in bag acquistabili dal mio sito, sia le persone a casa regalando loro un momento speciale e di condivisione, il tutto in un’ottica più grande, perché l’intero ricavato del progetto, sotto forma di generi alimentari freschi, è devoluto settimanalmente alla onlus CAF che si prende cura di minori allontanati da famiglie difficili.

Di certo non possiamo ancora pensare agli eventi con l’idea che avevamo prima, ma ho pensato a tanti nuovi modi per poter far vivere l’esperienza Mimosa Milano, come con le box aperitivo che sto sviluppando con BE Barman Eventi, prossimamente acquistabili online, o con gli eventi digitalbrand experience per cui oltre al food & beverage offro un servizio di event planning o ancora con le lezioni di cucina online. Sto sviluppando un servizio di chef a domicilio, avvalendomi anche del mio team di collaboratori specializzati, considerando che la propria casa sarà ancora per un po’ il luogo dove ci sentiremo più a nostro agio.

Entrambi siamo d’accordo nel dire che questo periodo ci ha portato a riflettere sulla bellezza dell’essere slow, sull’importanza di concedersi del tempo per apprezzare quello che ci circonda, ha rafforzato le nostre idee sull’agire nella semplicità, puntando all’essenza del prodotto, ha infine avvalorato l’idea della condivisione, e della ricchezza che ne deriva.

“Belvedere Vodka”, la vodka di lusso e le ricette da star

Perché Belvedere Vodka è definita la vodka da degustazione e speciali ricette da rifare a casa


L’angelo più elegante del cinema lo sorseggiava con noia sfiorandolo con lunghi guanti in raso: è la Audrey Hepburn di “Breakfast at Tiffany’s”, e il cocktail in questione è il “White Angel”, un preparato di vodka e gin in parti uguali. Bisogna avere personalità per berne senza esitare, e la stramba Holly ne aveva da vendere! 

In “The Blues Brothers”, durante il concerto al Palace Hotel, ormai circondati dalla polizia i ragazzi si esibiscono e lo sceriffo, interpretato da John Candy, si gode lo spettacolo ordinando un “Orange Whip”, un mix di vodka secca, rum ambrato, succo d’arancia e panna. Uno show per il palato!

L’“Atomica bionda” impersonata da Charlize Theron ha lanciato la “vodka alla Lorraine”, un drink anarchico in cui aggiungere alla coppa vodka e ghiaccio a piacere! Per vere ribelli! 

E nella stagione più divertente della serie di tutti i tempi, “Peaky Blinders”, la terza per l’esattezza, una frizzante contessa dal nome Petrovna strappa gli equilibri ed entra prepotentemente nella vita del protagonista, Thomas Shelby, coinvolgendolo in piccanti festini a suon di vodka e donne dalla dubbia moralità. 

Insomma la vodka vuol farsi sentire al cinema come nei bar, modificando gusti e preferenze degli amanti del bere bene. Ma se fino ad oggi l’immaginario collettivo ha sempre ricordato la vodka come un distillato utile alla miscelazione di altri ingredienti, c’è qualcuno che ne cambia le sorti: Belvedere Vodka! Il primo marchio al mondo che inserisce il concetto di “terroir” nel mondo della vodka! Un concetto che ben si sposa alla storia dello champagne, ma che nel distillato vodka ha una nuova strada tutta in salita. 

Belvedere Vodka infatti vanta l’appellativo di “Polska Vodka”, un fregio similare al DOC esteso ai vini. Caratteristiche fondamentali sono l’uso della segale coltivata esclusivamente in Polonia, la totale assenza di zuccheri e additivi aggiunti, la presenza di acqua sorgiva di proprietà di Belvedere Vodka. 

A rendere Belvedere Vodka non più un distillato come altri inodore e insapore, è proprio la presenza della segale che conferisce un aroma naturale al liquido, che le regala un retrogusto di pepe bianco e vaniglia grazie al quale può essere utilizzata come alcolico da degustazione
Non ultimo, il package, un’elegante bottiglia trasparente che permette di vedere la freschezza e la chiarezza del distillato e l’effetto tridimensionale del disegno: il Palazzo Reale da cui prende il nome. A tutti gli effetti Belvedere Vodka è definita la vodka di lusso, da sorseggiare sola o per rendere preziosi i vostri drink. 

Nella nostra diretta Instagram (@manintowofficial), insieme al brand ambassador di Belvedere Vodka, Paolo Viola, ne abbiamo selezionati due per voi, che potrete riproporre a casa ai vostri amici o per un brindisi à deux

1 – Il Cosmopolitan di Miriam

E’ il cocktail preferito da Carrie Bradshaw, che in Sex and the City lo ordina ad ogni party, evento o serata di gala. 
La ricetta originale, dal sapore agrumato, prevede succo di cranberry, il mirtillo rosso americano, e una base classica di vodka, triple sec (aromaticità e dolcezza) e succo di lime.

La rivisitazione “Cosmopolitan di Miriam”: 

Belvedere Vodka Pure 50ml 
Liquore all’arancia 20 ml 
Succo di Pompelmo Rosa 
Ghiaccio

Utensili:

1 Shaker (o barattolo) 
1 Jigger (o tazzina)
1 Spremi Agrumi (o a mano)
1 Tagliere 
1 Coltello 
1 strainer (o colino)
1 Cucchiaio 
1 Pela patate

Bicchiere di servizio: Coppa Martini

Procedimento:

Dopo aver sistemato la postazione con tutti gli ingredienti, bisogna preparare il succo di pompelmo rosa: tagliare dunque il pompelmo a metà e con uno spremi agrumi ottenere il succo. 
Versare poi gli ingredienti nello shaker: prima il succo di pompelmo rosa fresco, poi il liquore all’arancia e infine Belvedere Vodka. Riempire ora lo shaker con ghiaccio, chiudere e shakerare energicamente. Versare il liquido in una coppa martini precedentemente rinfrescata con un passaggio in congelatore e procedere con una doppia filtrazione (strainer dello shaker + colino). Come decorazione possiamo fare un peel di pompelmo rosa con un pela patate e coltello. 
La struttura del drink è data dall’utilizzo di Belvedere Vodka, a base di segale, che lo rende un drink con ancora più carattere. 

2 – Belvedere Vodka Sour aromatizzato al basilico

Nel mondo della miscelazione, “sour” allude all’utilizzo di una parte dolce (Sciroppo di zucchero) e una acida (agrume). 
Curiosità: a dare voga a questo tipo di drink è il whisky, con la nascita del whisky sour. Oggi qualsiasi utilizzo di base alcolica che viene miscelato con succo di lime e sciroppo di zucchero è considerato un “Sour”, ed ecco il Vodka Sour con Belvedere Vodka. 
Ricetta Originale: Vodka, succo di lime e sciroppo di zucchero. 

Rivisitazione al basilico: 

Belvedere Vodka 50ml 
Succo di lime 15 ml 
Sciroppo al basilico fatto in casa
Basilico fresco
Ghiaccio
Utensili:
1 Shaker (o barattolo) 
1 Jigger (o tazzina)
1 Spremi Agrumi
1 Tagliere 
1 Coltello 
1 Colino 
1 Cucchiaio 

Bicchiere di servizio: Tumbler Basso 

Procedimento:
Dopo aver sistemato la postazione con tutti gli ingredienti, preparare il succo di lime fresco. Tagliare dunque il lime a metà, spremerlo e versare il succo dentro lo shaker, insieme allo sciroppo al basilico e infine Belvedere Vodka. Riempire lo shaker con ghiaccio e shakerare con tanta energia per almeno 10 secondi, versare poi il liquido in un tumbler basso, facendo una doppia filtrazione con un colino. Riempire il bicchiere di ghiaccio e come decorazione una fogliolina di basilico. 

Preparazione Sciroppo al Basilico: 
1KG Zucchero
500ml Acqua 
10\15 foglie Basilico

Procedimento:
In una pentola metti a scaldare l’acqua. Appena l’acqua inizia a scaldarsi, versa lo zucchero. Mescola in continuazione per evitare che lo zucchero si attacchi alla pentola. Porta ad ebollizione. Lascia bollire per almeno 2\3 minuti e spegni il fuoco. A fuoco spento metti dentro la pentola le foglie di basilico e mescola bene affinchè liberi tutti gli aromi. Togliere poi le foglie di basilico una volta che lo sciroppo si è raffreddato. 

E buon divertimento! 

L’eccellenza British di Smythson, dalle agende tascabili agli accessori amati da reali e celebrità

Nonostante la pervasività del digitale abbia inglobato, da anni, la scrittura a tutti i livelli, alcuni connoisseur restano devoti alla calligrafia, con la sua liturgia di agende, lettere, taccuini e altri articoli di cancelleria. Smythson è uno dei (rari) templi di questo singolare culto, un marchio e, prima ancora, uno store londinese dove la cartoleria di alta gamma trova la sua massima espressione, diventato nel corso dei suoi 133 anni di storia una realtà d’eccellenza anche nella produzione di accessori in pelle.

Un percorso iniziato nel 1887 con l’artigiano Frank Smythson, che inaugura un negozio di “cancelleria elegante e di classe” al 133 di Bond Street, la via dello shopping più elitario nel cuore di Londra. La possibilità di personalizzare la carta da lettere, incidendovi con apposite matrici parole, nomi o stemmi araldici, attira ben presto l’attenzione dell’alta società, a cominciare dalla Corona britannica.

I traguardi più significativi vengono tuttavia raggiunti all’inizio del Novecento, quando il fondatore lancia una versione particolarmente capiente e strutturata della doctor bag, un modello di borsa a mano squadrato all’epoca molto diffuso, e soprattutto l’accessorio simbolo dell’azienda, l’agenda in pelle, che rivoluziona da par suo: Smythson, infatti, ne riduce le dimensioni e lavora il pellame in modo da renderlo leggero e flessibile, preservandone al tempo stesso la robustezza; nel 1908 nasce così un modello tanto discreto da poter essere tenuto nella tasca interna della giacca o, nel caso delle signore, nel bauletto.

Il successo è immediato, nell’arco di pochi anni le agende tascabili della boutique diventano un must del jet set, conquistando famiglie reali europee, maharaja, dive della golden age hollywoodiana e altre celebrità: tra gli aficionados di Symthson si contano le attrici Vivien Leigh, Grace Kelly, Claudette Colbert e Katherine Hepburn (la star quattro volte premio Oscar possedeva due quaderni speciali, caratterizzati dalla dicitura “London California New York” e dalle iniziali puntate sulla copertina), avventurieri di fama mondiale quali Sir Ranulph Fiennes e Charles R. Burton, il padre della psicoanalisi Sigmund Freud… Per non parlare di Winston Churchill o Lady Diana.
Nel 1964 per l’insegna di Bond Street arriva il primo Royal Warrant, l’onorificenza concessa dalla monarchia alle aziende sue fornitrici da almeno un lustro, cui seguiranno altri tre sigilli reali fra gli anni ’80 e il 2002.

Nel tempo Smythson amplia ulteriormente il proprio ventaglio di proposte, che continua a ruotare intorno all’universo della scrittura e del viaggio: le borse di ogni formato, da quello mini di pochette e portadocumenti al medio e maxi di zaini, tote bag e borsoni, affiancano buste, cartelle, diari, biglietti bon voyage, ecc.

Il denominatore comune è la qualità di materiali e lavorazioni, fondamentali per realizzare accessori con tutti i crismi dell’artigianalità, pensati per una clientela sofisticata e cosmopolita, amante del lusso discreto, suggerito soltanto dai particolari: ad esempio, le impunture ton sur ton o la firma, ossia la denominazione completa del marchio – “Smythson of Bond Street, Est. 1887”-, stampigliata in piccoli caratteri dorati.

Tra le agende attuali, il modello di punta è rappresentato dalla serie Panama, evoluzione del suddetto “antenato” ideato nel 1908 da Frank Smythson, talmente iconico da venire soprannonimato, appunto, “The Panama hat of books”, in omaggio al cappello maschile più popolare d’inizio secolo. Tutti i diary e quaderni presentano comunque pagine in carta Featherweight dall’inconfondibile nuance azzurro polvere, diventata la cifra cromatica del brand insieme a quella, leggermente più scura, del Nile Blue.

Smythson è oggi presente, oltre alle dieci boutique di proprietà, in department store come Saks Fifth Avenue, Selfridges, Harrods e Le Bon Marché. Sotto la guida dall’ex chief designer officer di Burberry Luc Goidadin, arrivato a dirigere l’ufficio stile nel 2018, il marchio londinese sembra pronto ad aggiungere al suo heritage ultracentenario molte nuove pagine, ovviamente di colore azzurro. 

After life: la commedia nera di Ricky Gervais

Non fermatevi alle parole che leggete nelle sinossi, non abbiate paura di guardare.

After life, la serie tv targata Netflix, scritta diretta e interpretata da Ricky Gervais è la storia di un uomo che vive il lutto dovuto alla scomparsa della moglie morta di cancro; qui, l’ossimoro sembra essere dietro l’angolo perché vi accorgerete che si ride, eccome.

Per chi non conoscesse Ricky Gervais è sufficiente andare su youtube, godersi l’ultimo discorso fatto ai Golden Globe che ha presentato per ben cinque volte, e rendersi conto che pensare che abbia un approccio non proprio convenzionale è a dir poco eufemistico. 

Il famosissimo comico britannico interpreta Tony, un uomo di mezza età, giornalista del Tambury Gazzette, un giornale gratuito che lui stesso ritiene possa essere usato, nelle migliori delle ipotesi, come fondo delle lettiere per gatti, manifestando fin dalle prime battute, con frasi come questa, una repulsione verso qualsiasi essere umano che entri in rapporto con lui.

Il protagonista si fa carico di un’infelicità che non conosce consolazione ed è questa la base sulla quale lo spettatore interagisce con Tony al punto che sembra quasi affiancarlo nei ripetuti e successivi tentativi di risalita emotiva. Le puntate sono scandite da atti minimi di una quotidianità consumata da questo personaggio burbero quanto consapevole costretto a passare il tempo nella speranza che arrivi presto a fine giornata.

After life è una dramedy dal retrogusto tipicamento british, che palesa un punto di contatto tra sarcasmo e asprezza senza impedire che il tutto si affacci ad una forte umanità. La cornice di questo successo è l’ambientazione in una piccola cittadina che conferisce quel piacevole gusto di routine, oltre che i numerosi personaggi che affiancano Tony, bizzarri ed eccentrici, tanto da ricordare la citazione fatta nel corso di una puntata da una protagonista la quale afferma che a volte è come essere nel film ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’.

Ricky Gervais riesce, inoltre, nella impresa di descrivere l’amore sotto una luce completamente diversa, attraverso una visione a cui non siamo abituati, partendo da una posizione prospettica inusuale e lontana per raccontare una relazione: l’assenza.

Dopo le prime due stagioni è ufficiale l’uscita della terza, non prima però del 2021, ed è notizia di pochi giorni fa la concreta possibilità che Gervais si sieda ad un tavolo con i vertici di Netflix per discutere di una probabile puntata speciale di Natale. 

La colazione perfetta

Dopo un lungo periodo di lockdown, abbiamo ripreso tutti a lavorare e ora più che mai abbiamo bisogno di concentrazione ed una buona dose di energia per affrontare al meglio le nostre giornate. La base di tutto? Una sana ed equilibrata alimentazione, partendo dalla colazione. Quante volte avete sentito dire “La colazione é il pasto più importante della giornata?”. Ecco qualche spunto per iniziare al meglio una giornata lavorativa da Nicole Carosini (@nicolecarosini), imprenditrice digitale e mamma a tempo pieno.

Partiamo con il dire che la prima colazione deve contenere i nutrienti principali: proteine, vitamine, fibre e carboidrati. Se state già pensando alla classica colazione italiana composta da caffè o cappuccino con brioches, siamo sulla cattiva strada! Dopo il digiuno notturno, é meglio evitare di aggredire improvvisamente il pancreas con una carica di zuccheri. Una colazione sana ci farà guadagnare molta più energia e concentrazione. La prima cosa da fare è quella di selezionare esclusivamente alimenti freschi e di qualità, accantonando il cibo spazzatura o insaccati pieni di conservanti. 

La mia colazione preferita in assoluto è composta proprio da questi alimenti, che uso per creare le mie energy bowl mattutine.  Utilizzo sempre come base lo yogurt greco o skyr e lo unisco agli altri alimenti. Oggi ad esempio prendiamo la papaya, con cacao amaro, avena e semi di lino. Ecco nello specifico gli alimenti utilizzati:

Yogurt greco e skyr

Entrambi ricchissimi di proteine, ma con una differenza sostanziale. Lo skyr è un formaggio cremoso di origini islandesi, più denso rispetto allo yogurt e leggermente più acidulo. La quota proteica é di circa 11 gr di proteine per 100gr di prodotto. Lo yogurt greco invece nasce in Grecia ed è uno yogurt più cremoso rispetto ai classici yogurt, prodotto con latte di pecora o capra. Anche in questo caso il contenuto proteico è alto 11 gr di proteine per 100gr di prodotto, ma è più grasso rispetto allo skyr.

Infine, lo yogurt greco contiene fermenti lattici vivi, che sono un probiotico di grande aiuto per la nostra flora batterica intestinale. Lo skyr essendo un formaggio non può vantare la stessa qualità.

Papaya 

Frutto dolce e leggermente aromatico dalla polpa morbida e pastosa. Perfetto per gli snack dolci, ma anche un ottimo ingrediente per le insalate e ricco di vitamina C. La papaya è uno dei frutti esotici che mettono al riparo l’organismo dagli stress della stagione fredda.. quindi è un ottimo integratore naturale contro i mali stagionali.

Cacao amaro 

Ingrediente consigliato a chi pratica attività fisica essendo ricco sali minerali. Oltre ad essere un componente energico, ci limita anche il colesterolo.

Avena

Cereale ricco di fibre utile per regolare i livelli di colesterolo nel sangue. Da alcune ricerche sembrerebbe che sia un ottimo riequilibrante del sistema nervoso dando ottimi risultati in caso di depressione e nervosismo. 

Semi di lino 

Semi ad alto contenuto di fosforo, magnesio e proteine. Conosciuti per le loro proprietà emollienti e protettive, sono utili per combattere le infiammazioni interne (ad esempio in caso di cistite) o esterne a livello epidermico.


Mixando tutti gli ingredienti possiamo ottenere una TROPICAL ENERGY BOWL come raffigurato nell’immagine.

Da ultimo, una serie di utili consigli validi per tutti i giorni per evitare il gonfiore addominale da applicare durante la giornata: mangiare lentamente, bere tisana al mattino e sera, evitare di masticare gomme, consumare probiotici, fare piu pasti ma di piccole quantità, utilizzare lo zenzero.

Testo di Nicole Carosini