Agave Tequila come si beve in Messico

La tequila è un distillato consumato spesso in estate con gli amici servita al bar ma anche preparata a casa. Conoscete la sua storia e come si beve in modo corretto?!

Questo super alcolico viene prodotto in Messico e prende il nome dalla località messicana Tequila, centro della sua produzione insieme a zone limitrofe dello stato di Jalisco.

La pianta tequila ovviamente non esiste, la tequila messicana viene realizzata dalla distillazione dell’agave blu e dalla successiva fermentazione del suo succo. Attenzione che le piante d’agave utilizzate per produrre la tequila sono vecchie di almeno otto anni per essere giunte alla maturazione adeguate per la produzione di questo distillato.

Breve accenno storico sull’Agave Tequila

La storia racconta che la prima tequila venne prodotta nel XVI secolo dalle popolazioni azteche che in realtà producevano un liquore bianco ottenuto dalla fermentazione del succo della pianta dell’agave.

Fu Don Pedro Sanchez de Tagle nel 1600 a cominciare la produzione di massa della tequila messicana, a seguire re Carlo IV concesse la licenza per produrre e vendere la tequila legalmente con la tassazione del prodotto.

Oggi la tequila viene prodotta in grosse quantità dalle multinazionali, ma non mancano anche le produzioni da parte di gruppi a conduzione familiare.

Tequila come si beve

La tequila messicana per essere bevuta e apprezzata non deve essere servita in bicchieri di vetro, come si vede spesso nei locali, servita in bicchiere di terracotta. La motivazione è semplice i bicchieri non ne esaltano il vero aroma e gusto che in parte si perde.

Va poi accompagnata da sale e succo di limone sul dorso della mano e i più affermano che vada bevuta la tequila a seguire il limone e poi mangiato il sale. Non manca però anche chi non usa né sale né limone.

Tequila prezzo

La tequila per essere originale ed un vero distillato dall’aroma come prevede la tradizione e le sue origini deve essere realizzato conzucchero 100% dell’agave alla giusta maturazione. Questo ne giustifica il suo costo che va dai 20 € ai 70 € ogni 700 cl con una gradazione alcolica dal 35% al 40%.

Se trovate tequila messicana a prezzo nettamente più basso a pari quantità, badate bene che forse non è un distillato realizzato correttamente.

Torna sugli schermi nel 2020 l’eroe britannico James Bond

Un anno se ne va ma prima di deliziarci con regali, tacchino farcito e panettoni, qualche anticipazione del menu cinematografico dell’anno che verrà.

Arriva sugli schermi italiani il 9 aprile del 2020 l’ultimo capitolo della saga dell’agente segreto più famoso del mondo, 007, oggi impersonato dal nerboruto Daniel Craig. In ‘No Time To Die’ diretto da Cary Fukunaga, distribuito da Universal Pictures e ambientato anche a Matera, dopo aver lasciato la vita da agente segreto James Bond si gode un sereno riposo in Giamaica.

La pace dura poco, a causa dell’arrivo del suo vecchio amico Felix Leiter della CIA, presentatosi con una richiesta di aiuto.

La missione prevede il salvataggio di uno scienziato rapito, ma si rivela molto più complessa del previsto: Bond si trova sulle tracce di un misterioso delinquente che ha a sua disposizione una pericolosa nuova tecnologia.

Aspettatevi un cast stellare (Léa Seidoux è la nuova Bond Girl, Rami Malek il super criminale, Ralph Fiennes, Naomie Harris e il grandissimo Christoph Waltz che ricordiamo come magistrale interpret di alcune pellicole di Tarantino).

Top secret ancora la colonna sonora destinata a diventare un cult. Ne vedremo sicuramente delle belle. Stay tuned.

Credit: Nicola Dove © 2019 DANJAQ, LLC AND MGM. ALL RIGHTS RESERVED.

Di seguito il trailer ufficiale:

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Cinecult: Pinocchio di Matteo Garrone

Matteo Garrone volta pagina e taglia i ponti con l’estetica dark e un po’ maledetta delle sue opere precedenti, da ‘Gomorra’ a ‘l’imbalsamatore’ fino all’osannato ‘Dogman’ con un impareggiabile Marcello Fonte, per passare ora al registro leggero e ironico della favola, quella che unisce grandi e piccini; un’alternativa colta, visionaria ed elegante al più trash cinepanettone.

Il cinema è cultura, è magia, è affabulazione, è equilibrio fra arte e intrattenimento, e in questo Matteo Garrone si conferma un maestro.

Nella sua rilettura di ‘Pinocchio’, nei cinema italiani dal 19 dicembre e distribuito da 01 Distribution, il regista crea un affresco quanto mai moderno per una fiaba che si manifesta ecologica, socialista, pedagogica, panteistica, catartica.

Federico Ielapi è il burattino più famoso del mondo che si è sottoposto a 4 ore di trucco ogni giorno sul set per poter incarnare il pupazzo di legno in cui tutti i bambini possono riconoscersi.

Il film è ispirato alla cultura pittorica dei Macchiaioli ma anche a Hieronymus Bosch e a Enrico Mazzanti, il primo illustratore di Pinocchio ma anche un po’ a Tim Burton, e per la metamorfosi di Pinocchio in somarello anche agli effetti speciali creati per ‘Un lupo mannaro americano a Londra’ di John Landis.

Un film ricco e prezioso che nobilita la povertà, un omaggio sentito e accorato, mai retorico, alla nobiltà e alla bellezza della miseria.

“È un film popolare ed allegorico intessuto di verità sempre valide che parla di un bambino alla ricerca della libertà e della felicità che però tutti gli impediscono di realizzare, è un film sulla redenzione di un fanciullo, una rilettura della parabola del figliol prodigo” spiega Garrone.

“Pinocchio è un libro iniziatico, quasi divinatorio”, gli fa eco Roberto Benigni che nel film è Mastro Geppetto, un ruolo che il premio Oscar per ‘La vita è bella’ ha saputo modulare con grazia, ironia e poesia, in parte, come lui stesso ha dichiarato, strizzando l’occhio a Charlie Chaplin e al suo iconico Charlot.

“Pinocchio è nelle mie corde da sempre, io ho fatto il mio Pinocchio, e stavolta si parla finalmente dell’amore di un padre per il figlio, Pinocchio è un puro, vive un’odissea sentimentale, per Fellini io sono sempre stato Pinocchio e questo film è il coronamento più memorabile della mia ‘carriera’, è la povertà che diventa ricchezza, è una fantastica cornucopia”, aggiunge Benigni.

Nel cast spiccano la bellissima musa di Ozon Marine Vacth che nel film di Garrone è la fata turchina adulta, nel ruolo che fu della icona super trash Gina Lollobrigida nel Pinocchio di Comencini con Nino Manfredi, mentre Gigi Proietti è Mangiafuoco, “figura dolente e solitaria ma con una sua identità ben definita e un cuore d’oro” spiega il mattatore romano del cinema italiano, interprete indimenticabile di Fregoli e Petrolini.

E poi ci sono il gatto e la volpe, interpretati rispettivamente da Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini, che rispecchiano la plutocrazia ingorda e avida, “quelli che, come dice il grillo parlante impersonato dal simpaticissimo Davide Marotta, ti dicono che ti possono far diventare ricco senza sforzi e che sono matti o imbroglioni” (ogni riferimento a Berlusconi o a Salvini è puramente casuale?).

“Ho cercato di essere il più possibile fedele al testo di Collodi dando la parola agli animali che sono allegorie viventi e che sono il più possibile antropomorfi, questo film parla di noi e della società in cui viviamo, l’ho girato nei luoghi dell’anima, l’Italia è bellissima ma è difficile trovare oggi i luoghi ai quali si riferisce Collodi alla fine dell’Ottocento, l’Italia è stata distrutta dal boom economico degli anni’60, il paesaggio, che nei miei film è sempre personaggio, è legato ai personaggi dei miei film”.

Notevoli gli effetti speciali di Mark Coulier, due volte premio Oscar per i suoi make up prostetici che si avvalgono di protesi scolpite (nel film vediamo il silicone che simula il legno), bella e intensa la colonna sonora di Dario Marianelli con la canzone vibrante ‘Passo a passo’ cantata da Petra Magoni, notevoli e azzeccati i bei costumi di Massimo Cantini Parrini.

Visionario e surreale, questo Pinocchio esalta la natura mistica, madre e matrigna al tempo stesso e ripropone temi eterni che continuano a fare riflettere divertendo intere generazioni. Ottima prova, da non perdere, in attesa del Pinocchio per adulti di Guillermo del Toro.

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