Beauty tips: il make up secondo Simone Belli

Ph. Davide Musto 

Ass. Ph. Angelo de Marchis 

Grooming Raffaele Schioppo @simonebelli agency

Jewels @anihma.it   

@marcodelucagioelli 

Fin dai primi anni di studio, Simone Belli manifesta una grande passione per l’arte e la bellezza. Il suo percorso culturale inizia con studi d’arte e umanistici dove consegue eccellenti risultati per poi proseguire con un diploma magistrale che lo aiuterà, nel tempo, a svolgere il suo ruolo di “insegnante della bellezza” con estrema maestria.
La spiccata vena creativa e la determinazione nel voler emergere nell’ambiente artistico del beauty, lo vedono conseguire moltissimi attestati, quali quello di truccatore estetico e cinematografico, in aggiunta ai numerosi corsi di formazione presso importanti case cosmetiche a cui si affiancherà anche come consulente interno.

Dal cinema al teatro, dalla televisione alla moda passando per musica e arte, scopriamo di più su di lui nella nostra conversazione…



Raccontaci il tuo percorso, come nasce la passione per questa professione?

Questa passione non l’ho scoperta improvvisamente ma l’ho sempre avuta sin da piccolo, chiesi a mia mamma di comperarmi la bambola ‘truccami’ ed avevo forse 8 anni. Io e il trucco ci siamo scelti da sempre, è il mio primo grande amore.  Ho sempre amato il mondo dell’arte, sin da piccolo disegnavo e organizzavo il “circo” nel quartiere di casa truccando i compagni da pagliacci.
Poi ho iniziato un percorso artistico ma il trucco mi ha sempre sedotto, amavo vedere donne cambiare con il make up e sorridere davanti allo specchio. Le prime esperienze me le ricordo ancora con grande affetto, truccavo a concorsi di bellezza con i trucchi di mia mamma e per raggiungere le città facevo l’autostop. Poi è arrivata la moda, Fendi e poi Biagiotti; avevo 20 anni, ero un ragazzo semplice ma con un grande amore per questo lavoro.

Sei un punto di riferimento per molte star del cinema e della televisione, è difficile conquistarle ogni volta con i tuoi beauty look? 

Credo che alla base di una conquista ci sia il saper ascoltare gli altri e capirne la parte più intima, io sono un bravo ascoltatore. Amo le donne e loro e loro lo sentono. Oggi le star italiane sono anche mie amiche, c’è complicità. Con quelle internazionali è sempre una nuova sfida, ma amo provare con loro l’emozione della prima volta.

Come sta evolvendo il tuo mestiere in questo periodo, quali sono le maggiori difficoltà nel quotidiano?

Si sono sviluppate molte attività social ed amo essere complice di bellezza anche di tutte le mie follower. È difficile lavorare sui set perché sono sostenitore della sicurezza ma sono anche un privilegiato. Da quando ho iniziato, il mio mestiere è cambiato tantissimo e anch’io mi sono adeguato a sistemi lontani dalla mia visione ma credo che, trovandone la giusta chiave di lettura, tutto può essere interessante.

Sei anche ambassador di Actionaid, raccontaci del progetto…

Quando mi hanno proposto questa collaborazione ne sono stato lusingato e felice, le donne sono al centro della mia vita e poterle sostenere in modo più attivo mi fa soltanto onore. Sono una persona estremamente sensibile e odio la violenza. Questo inverno sarà ancora più a sostegno delle donne, stiamo infatti definendo nuove progetti in loro favore. Le donne mi hanno donato davvero tanto nella vita e mi piace essere utile per proteggerle in questo senso.



Quale consiglio daresti ad un giovane che vuole intraprendere il tuo percorso professionale?

Il mio lavoro come tutti i percorsi artistici non esclude l’idea di avere una base accademica. Non si deve pensare a questo mestiere come un ripiego, per farlo ad alti livelli sono necessari studio e formazione continua. Bisogna partire con l’idea di sacrificarsi e non essere ossessionati dal guadagnare tanto e subito. Inoltre, per riuscire bene, bisogna amare prima se stessi per poi truccare gli altri e infine imparare a lasciare a casa i problemi. L’empatia in questo campo è fondamentale, bisogna trasmettere sicurezza e tranquillità.

Quali sono i must have nel trucco dell’estate attuale?

Incarnato super nude, illuminare senza coprire e un gioco di colori. Le donne finalmente possono riprendere a sfoggiare le labbra con rossetti o gloss (complice la libertà da mascherina all’aperto). Per gli occhi vanno gli azzurri e i viola ma in generale colori scintillanti, una ribellione cromatica che riflette il nostro stato d’animo attuale.

Quali sono i prodotti essenziali che una donna deve avere nel suo beauty?

Un rossetto rosso e un correttore.


Quali invece dovrebbe avere un uomo…

Ho creato una mousse correttiva sia per uomini che donne, in un istante il viso è riposato e le imperfezioni eliminate: un primer di lusso! 

Progetti imminenti e desideri per i prossimi mesi?

Sono al lavoro sul prossimo Festival di Venezia e per la Fashion week di Milano. Inoltre partirà anche un contest sul mio canale Instagram in cui darò la possibilità ad alcune donne di farsi truccare da me. Saranno protagoniste per un giorno e racconterò il beauty tramite loro. Ultimo ma non per importanza, ritorna il concorso per giovani ed ambiziosi truccatori, pronti a sfidarsi in tv per entrare a far parte del mio team: proprio una delle vincitrici dello scorso anno oggi lavora con me. Credo nei sogni e in chi si batte per raggiungerli.

NH Collection Palazzo Verona un luogo ricco di opulenza e storicità

Soggiornare circondati da mura romane e affreschi originali è un sogno alla portata di tutti grazie all’ NH Collection Palazzo Verona, 5 stelle situato nel centro della romantica Verona, in Corso di Porta Borsari, a pochi passi dalle attrazioni turistiche come l’Arena, piazza delle Erbe e la Casa di Giulietta.



Le sue eleganti e raffinate camere da letto sono ricche di luce naturale e presentano arredi classici dalle tonalità neutre con pavimenti in parquet. La scelta spazia dalla Superior singola alla Superior, Premium o Premium con vista fino alla Junior Suite, Suite o Suite con vista, tutte molto spaziose e curate nei minimi dettagli. 



Luogo amato dallo star e business system, la struttura offre spazi dedicati ai meeting dotati delle più moderne tecnologie audiovisive e in grado di ospitare fino a 60 partecipanti. L’hotel è anche una location perfetta per il giorno più bello come testimoniano coloro che hanno scelto l’NH Collection Palazzo Verona per celebrare il proprio sì.



Per la colazione, il pranzo e la cena gli ospiti hanno a disposizione il raffinato ristorante dell’hotel o possono recarsi al bar per un aperitivo. La colazione a buffet propone ogni mattina una varietà di dolci, yogurt, frutta, cereali, formaggi e salumi, oltre a piatti caldi disponibili su ordinazione.

E per gli appassionati di shopping e arte nulla di meglio che fare i propri acquisti nelle migliori boutique di Verona o assistere agli spettacoli d’opera e ai concerti della splendida Arena, situati nelle immediate vicinanze della struttura.


Credits scatti tema matrimonio Loris Mirandola

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La camicia di lino, il capo passepartout che non può mancare nel guardaroba estivo

Lieve, fresca, resistente, sostenibile, stropicciata quanto basta: la camicia di lino (la fibra tessile più antica, utilizzata già nel 6000 a.C.) è il capo estivo par définition, da privilegiare ogniqualvolta le temperature si attestino sopra i 30 gradi, per oziare in spiaggia o bere un drink a bordo piscina, una cena disinvolta o un’uscita formale. È ecumenica, amata da una clientela trasversale per età, inclinazioni e fisicità, si adatta egregiamente a una gran varietà di mise, regalando un pizzico di sprezzatura se portata sotto la giacca, da abbinare ai bermuda così come a jeans, chinos e – why not? – costumi, alle espadrillas tanto quanto a sandali, sneakers o mocassini.



Star del cinema, jet-setter, artisti, immarcescibili icone di stile ne hanno fatto la loro divisa d’elezione per i mesi più torridi, consolidandone l’aura di maglia jolly della stagione calda, comoda e raffinata in egual misura. Sono stati soprattutto alcuni (memorabili) personaggi del grande schermo a fissare nella memoria colletiva l’immagine – e il fascino – della camicia di lino: si pensi ai modelli sfoggiati da Alain Delon nel suo primo ruolo da protagonista in Delitto in pieno sole (1960), a maniche corte e lunghe, bianchi e neri, sempre carezzevoli; oppure alla blusa azzurrina (generosamente sbottonata, come le precedenti) indossata nel suo film più conosciuto, La piscina (1969). Opta per questo nobile filato anche Sean Connery, nelle vesti (sommamente stilose, ovvio) di James Bond in due capitoli della saga di 007, Thunderball – Operazione tuono (1965) e Si vive solo due volte (1967), dove appaiono esemplari della medesima, impalpabile consistenza, in gradienti diversi di rosa.
Stesso discorso per Julian Kaye/Richard Gere di American gigolo (1980), archetipo della nuova mascolinità edonistica degli eighties (anche) in virtù degli abiti firmati Armani, tra cui appunto le camicie light lasciate aperte sul petto, in colori tenui o cupi. Outfit simili fanno capolino anche in pellicole relativamente più recenti, come Gioco a due o Il talento di Mr. Ripley, entrambe del 1999.
Del resto, la lista dei divi di ieri e di oggi che hanno ceduto al fascino della linen shirt è interminabile: Paul Newman, Steve McQueen, Brad Pitt, Matthew McConaughey, Ryan Gosling, e l’elenco potrebbe continuare.

La moda “ufficiale”, logicamente, fa la sua parte: le passerelle maschili Spring/Summer 2021 hanno accolto un cospicuo novero di riletture sul tema, dall’infilata di varianti vista da Fendi (sottilissime, nivee, ricamate à jour) ai camiciotti scivolati, con collo rialzato, di Homme Plissé Issey Miyake, che mescolano lino e cotone in tele dalle nuance energizzanti (come lime e mandarino), passando per le versioni di Etro (su cui si accumulano striature maculate e disegni di tigri), Versace (oversize, ravvivata dal rigoglio di animali marini della stampa d’archivio Trésor de la Mer), Kiton (che ibrida camouflage e fronde stilizzate) e finendo con il beniamino del fashion biz Simon Porte Jacquemus, che per il brand omonimo propone una camicia color burro adornata di svolazzi fanciulleschi.



Da sinistra: Fendi, Homme Plissé Issey Miyake, Etro, Versace, Jacquemus

Chi volesse acquistare una camicia di lino in questo periodo, giusto in tempo per le vacanze (agognate come non mai, dopo i tribolamenti dei mesi passati), può approfittare peraltro dei saldi ancora in corso, assicurandosi i capi appena menzionati di Fendi (una camicetta bianca con motivi floreali appena più scuri), Homme Plissé Issey Miyake, Versace, Jacquemus ed Etro. Le alternative, ad ogni modo, si sprecano: scandagliando i vari e-tailer si trovano modelli in una profonda tonalità di blu (A.P.C.), con colletto alla coreana e tinti in capo, per conferire al tessuto una sfumatura unica, vicina all’avio (Boglioli), in perfetto western style, provvisti di taschini, bottoni automatici e fantasia check (Alanui); motivo finestrato, su base ocra, anche per quello a maniche corte di Nanushka, mentre Polo Ralph Lauren bada alla sostanza, con una shirt in 100% lino, abbacinante nel suo candore. Tutte le camicie si possono comprare ora a prezzi scontati, con la ragionevole certezza che rimarranno a lungo nel guardaroba, pronte a essere tirate fuori al primo accenno d’estate.




Da sinistra: A.P.C., Boglioli, Alanui, Nanushka, Polo Ralph Lauren

La cucina gentile di Comi107

Un’atmosfera familiare è il primo messaggio di benvenuto che potete aspettarvi da Comi107 in via Borgo Vico, 107 a Como. Quello culinario, contemporaneo e genuino allo stesso tempo, è il secondo, più lungo e articolato. Due aspetti non da poco, in un momento storico in cui la gentilezza e la possibilità di stare a proprio agio fuori dalle mura di casa, non si danno per scontate. Lo sanno bene Federico Comi e la moglie Tiani Taurisano che sul rito dell’accoglienza e di un’atmosfera rilassata hanno costruito le fondamenta della loro attività.
Fa la sua parte la selezione contemporanea di un bianco di carattere come il Nymphae: blend di sauvignon e timorasso del Monferrato, seguito da un Solis Vis, uve diTimorasso vinificate in purezza, entrambi della Tenuta Montemagno.

Complice di un’atmosfera priva di barriere è il bilanciamento dei sapori della memoria di casa, sapientemente mixati con quelli delle tradizioni locali lontane, retaggi dei viaggi di Federico in Colorado e in Messico, da cui ha assorbito un utilizzo variegato della patata e del mais. Mix che ritroviamo nel delicato duetto del polpo su crema e chips di topinambur.
Un percorso d’innovazione e contaminazione non invasivo e rispettoso dei sapori genuini della materia prima. Soprattutto quando si tratta di pesce, sua antica passione da bambino, quando il suo parco giochi era la pescheria in cui si perdeva per conoscere tutti i segreti dei pesci più buoni, per poterli reinventare nella forma e stupire col sapore: così è l’effetto scoppiettante delle uova di pesce volante sullo spaghetto di calamaro cotto a bassa temperatura con mela verde e tabasco verde, o della capasanta arrosto con burrata, mayonese di riccio di mare, riccio, insalata riccia e granita di salicornia. 

Dalla nonna ha appreso l’arte del raviolo, e potete credermi, quello con ripieno di rana pescatrice, datterino giallo, pomodoro confit leggermente affumicato e cipolla rossa è un piatto che tocca il cuore. A proposito di cuore, quello a sorpresa con crema al limone e frutto della passione dentro la meringa estiva, è una fresca rivelazione.

Il percorso artistico del ballerino e attore Christian Roberto, dai musical a Netflix

Ph: Davide Musto
Assistente ph: Dario Tucci

Il percorso di Christian Roberto si snoda tra danza e recitazione, due totem per il 19enne messinese, astro nascente della new wave italica. Dopo un precoce esordio in Italia’s Got Talent e la perfomance “sdoppiata” nel musical Billy Elliot (in cui interpretava sia l’omonimo ballerino che l’amico Michael), colleziona ruoli in fiction (Baciamo le mani o La vita promessa) e al cinema, da I poli opposti a Grotto fino alla grande occasione di Sulla stessa onda, pellicola drammatica di Netflix di cui è protagonista con Elvira Camarrone; una parabola artistica destinata, con ogni probabilità, a procedere spedita.



Nasci come ballerino, ben presto hai iniziato a recitare e poi ti sei diviso fra teatro, serie e cinema, c’è un’attività tra queste che prediligi, su cui vuoi concentrarti, oppure preferisci non fare distinzioni?

«Porto avanti in parallelo queste attività fin da piccolo e vorrei continuare a farlo, dedicandomi alla danza come alla recitazione; in generale preferisco il musical che le tiene insieme, però mi trovo bene con entrambe».

Sei co-protagonista del film Netflix Sulla stessa onda, vuoi parlarcene più nel dettaglio?

«Ho saputo del provino a Los Angeles e l’ho sostenuto subito dopo il rientro dagli Usa, in realtà non sapevo si trattasse di un film Netflix. Comunque è andata bene, ne ho fatti in seguito altri cinque e fin dall’inizio c’era la mia partner sullo schermo, Elvira, come coppia siamo piaciuti subito e alle fine hanno scelto noi. Un’esperienza incredibile, poter lavorare per una piattaforma del genere in un ruolo da protagonista è un sogno avveratosi, inoltre abbiamo girato nella mia Sicilia, un vero onore. È stato entusiasmante, tutti i giorni al mare in vela, tra l’altro né io né Elvira sapevamo andarci e abbiamo dovuto imparare nel mese di training prima delle riprese. Per non parlare poi di quanto è venuto dopo, l’ottima accoglienza, il successo e così via».


Hai 19 anni ma nel tuo curriculum annoveri già numerose esperienze, ce n’è una cui sei particolarmente legato?

«Sicuramente Billy Elliot, una delle esperienze che più mi hanno fatto crescere. Esibirsi al Sistina è stato davvero emozionante, senza contare che il titolo in sé è sempre stato un mio sogno, conosco a memoria il film e non appena il musical è arrivato in Italia, ho fatto le audizioni, ritrovandomi in tournée nei successivi due anni, una grande scuola. D’altronde sul palco non è come sul set, quando sbagli non puoi rifare daccapo la scena, devi recuperare velocemente in altro modo, essere reattivo.
Lo porto nel cuore, tra l’altro mi è valso il premio come miglior attore non protagonista agli Oscar italiani del musical del 2016, che ho ricevuto da Christian De Sica; quella sera ero l’unico minorenne e sono poi rimasto l’unico under 18 ad averlo ottenuto, in competizione con i miei maestri, non mi sembrava vero».

Come ti sei avvicinato alla danza? E oggi come la vivi?

«Da piccolo mio padre mi portava a calcio, come sport mi piaceva ma la cosa che preferivo era il goal, non tanto per il risultato quanto per la possibilità di esibirmi in una specie di coreografia; resosi conto che amavo la danza, mi ha quindi segnato a una scuola vicino casa, che ho poi cambiato per dedicarmi a stili diversi. Otto anni fa, infine, mi sono trasferito a Roma, proseguendo qui gli studi».



Total Look WE ARE DREAMERS

Il passaggio alla recitazione quando e come è avvenuto?

«La mia prima esperienza è stata da bambino la partecipazione a Italia’s Got Talent, dopo avermi visto un’agenzia ha contattato i miei per farmi proseguire nello spettacolo e, sebbene non sapessi di avere doti recitative o canore, abbiamo accettato la proposta. Il primo provino è stato per il musical La Bella e la Bestia, evidentemente hanno visto qualcosa in me, sono stato scritturato con tanto di corso di un mese (recitazione, canto, danza…). Ho passato quindi otto mesi al Teatro Brancaccio, appassionandomi a questo mondo, da allora non mi sono più fermato».

Il tuo mito è Michael Jackson, ora che la tua carriera è ben avviata ci sono altri artisti che ammiri, con i quali sogni – chissà – di lavorare?

«Sono un fan assoluto di Jim Carrey, conosco a menadito i suoi film, per le scene di Michael in Billy Elliot (che nel musical hanno reso più divertente rispetto al film) mi sono ispirato proprio a lui, rendendo questo ragazzino folle e iperattivo. Mi piacerebbe, un giorno, avere una parte comica in stile Carrey, dovendo fare due nomi direi dunque lui e Michael Jackson per la danza».


Descrivici la tua giornata tipo

«Quest’anno mi sto focalizzando sulla danza, piuttosto che frequentare un’accademia preferisco variare, scegliendo volta per volta gli insegnanti, così da essere il più versatile possibile e sperimentare stili differenti. La mia giornata tipo prevede sostanzialmente gli allenamenti, poi cerco di ritagliarmi momenti per gli amici. Giugno, inoltre, è un periodo di provini, ne sto facendo diversi».


Che rapporto hai con la moda?

«Mio padre, a Messina, aveva un negozio di abbigliamento di gran tendenza, molto noto perché assortiva capi decisamente particolari, stravaganti, soprattutto per una piccola città. Sono cresciuto con la moda e la mentalità è rimasta quella, mi piace vestire in un certo modo».



Hai dei brand o designer di riferimento?

«Dipende dal contesto, passo dalla tuta Nike all’abito, ad ogni modo non mi soffermo troppo su specifici marchi, ho dei must che indosso di continuo, su tutti il chiodo di pelle (sempre e comunque), apprezzo anche le sneakers più ricercate e a livello di brand nomi come Supreme. In sostanza mi piace essere alla moda, scovando però dei pezzi con i quali posso distinguermi».


Cosa ci dici dei progetti futuri, hai un sogno nel cassetto?

«Non posso dire granché, sono alle ultime battute per un film che verrà girato a ottobre, nel caso andasse a buon fine si accavallerebbe con un altro progetto e dovrò scegliere. Spero in generale si torni regolarmente al cinema, con il pubblico in sala a guardare magari un mio film».

Faces: in dialogo con Natasha Slater

Abbiamo incontrato Natasha Slater, pr e imprenditrice londinese da anni residente a Milano e considerata un punto di riferimento nell’ambiente creativo della città. Consulente di marchi di moda famosissimi è anche proprietaria e fondatrice della sua agenzia di pubbliche relazioni “Natasha Slater Studio” dal 2009. Tra gli ultimi progetti il suo nuovo Dinner Conversations, il members club per aiutare uomini e donne a fare rete e costruire una indipendenza economica, ma anche nuovo circolo lifestyle con base Milano per creare relazioni e occasioni di scambio tra i soci, oltre a proporre attività ed esperienze dal respiro internazionale e multi-culturale.

A ridosso delle vacanze però scopriamo anche un’altra delle sue passioni, il surf, e proprio nel nostro dialogo ci racconta come si è avvicinata a questa disciplina lasciandoci qualche consiglio su dove praticare e come iniziare. Pronti per partire?

Come nasce la tua passione per il surf? 

Il mio viaggio con il surf è iniziato 3 anni fa, e non era quello che avevo immaginato, per quanto avessi fantasticato di cavalcare grandi onde, su spiagge esotiche con bei ragazzi surfisti, la mia prima esperienza è stata proprio l’opposto! Riuscivo a malapena a portare la mia tavola in acqua e una volta dentro, a ginocchia alte lottavo con l’oceano per tenerla in mano, colpita da un’onda dopo l’altra, insomma le mie speranze di diventare una surfista cool erano poche. Però non ho mollato! 3 anni dopo, eccomi qui, a fare surf, amandolo di più ogni giorno. Il surf è più di uno sport, è uno stile di vita, uno stato mentale, una religione, cavalcare le onde è un’esperienza senza respiro. Ti fa sentire vivo, ti connette con la natura e ti chiede di vivere il momento presente, il flusso della vita. Lì fuori sulla lineup sei solo con tutti, guardando le onde, imparando a leggere l’oceano, in uno stato di meditazione, dimentichi i tuoi problemi quotidiani e diventi un tutt’uno con te stesso. Il surf mi ha insegnato così tanto su cosa significhi veramente lasciarsi andare, una volta che sei nell’oceano, nient’altro conta, tranne essere lì.


Quali sono i posti migliori per praticarlo?


I miei luoghi preferiti sono Baleal in Portogallo, Santa Teresa in Costa Rica e Bali in Indonesia. La bellezza del surf è quella di poter viaggiare alla scoperta di nuovi luoghi sia da poter visitare che per poter surfare. 

Dove passerai le vacanze? Porterai la tavola con te?


Mi sto organizzando per andare a Baleal in Portogallo per praticare un pò e rilassarmi vicino all’oceano. Mi sarebbe piaciuto organizzare un retreat per i members di Dinner Conversations, come avevo già fatto con 18 persone ad ottobre scorso, ma purtroppo a causa della situazione che stiamo vivendo ho dovuto posticipare questo surf & yoga retreat con la certezza di poterlo organizzare al più presto! 

Quali sono i tuoi progetti per la prossima stagione?


Sto lavorando ad un nuovo calendario di eventi unici ed experience a partire da settembre per i members del mio club Dinner Conversations. Il dcClub – aperto a uomini e donne di successo – mira a instaurare veri rapporti tra le persone e che si distingue grazie al concetto innovativo di coinvolgere i propri soci nei vari ambiti del lifestyle. Il concept è quello di un club senza luogo fisico che crea connection importanti attraverso esperienze itineranti: organizziamo eventi pop-up da cene, serate mixology/wine tasting, visite private a gallerie d’arte, ritiri yoga, workout e appuntamenti di benessere.

3 motivi per cui questa app di incontri è esattamente quello di cui hai bisogno

Prova l’app che offre appuntamenti di alta qualità e mira a farti incontrare nella vita reale. 

Tra catfish, ghosting e conversazioni imbarazzanti, le app di incontri possono essere faticose, lo sappiamo tutti. Quindi, se ti sei ritrovato a cancellare il tuo account dopo una settimana, o semplicemente ad evitare del tutto queste app, non sei l’unico. Dopo essere uscito da una relazione a lungo termine nel 2012, David Vermeulen si è trovato nella stessa situazione, così ne ha inventata una totalmente diversa:  si chiama Inner Circle e sta decollando in Italia. 

Ecco 3 motivi per cui devi provarla:

  1. Preferisci gli appuntamenti alla vecchia maniera 

Vogliamo il meglio dei due mondi: un’app di incontri, ma che ti faccia incontrare offline. Inner Circle ha successo perché fa esattamente questo. Puoi dimenticare lo swiping infinito, e invece incontrare altri membri in base alle cose che entrambi amate fare o ai luoghi che amate frequentare. Il match può essere in base al tuo bar preferito, e poi l’incontro può avvenire letteralmente lì. È semplice, e significa che condividete già gli stessi gusti.  Incontri online, ma offline. È quello che l’Italia stava aspettando.  


Un cocktail, una ragazza, un sorriso: sembra che Inner Circle abbia funzionato!

2. Il tuo tempo è prezioso 

Non perdere tempo con falsi, truffatori e spammer. Inner Circle ha un team che esamina tutti i nuovi membri per assicurarsi che siano chi dicono di essere e che si impegnino nei loro profili.

Sono piuttosto seri nell’assicurarsi che i profili siano di alta qualità. Suggerimento: niente selfie sfocati o filtri! Come mai? Perché questa è un’applicazione per persone che si impegnano e si presentano bene. Significa che puoi incontrare altri single che la pensano come te, orientati alla carriera, di tutti i ceti sociali, e che vogliono un appuntamento.


La felicità di un ragazzo: ha trovato il suo match!

3. Sai esattamente cosa stai cercando 

Non c’è niente di male nell’essere schizzinosi! Infatti, Inner Circle ti aiuta a trovare qualcuno con cui sei davvero in sintonia, ecco perché ha dei filtri di ricerca così estesi. Tutti i profili sono ricchi e includono tutto, dagli interessi alle città preferite, ai piani di viaggio e i luoghi dove ti piace uscire. Quindi hai più probabilità di trovare grandi appuntamenti in meno tempo. Trovare quello giusto non è mai garantito, ma almeno puoi goderti l’incontro con persone nuove, pronte a fare lo sforzo di incontrare offline. E questo è quello che tutti noi vogliamo veramente, giusto? 

Cosa aspetti allora? Iscriviti subito a Inner Circle !


Il primo appuntamento di due ragazzi che si sono conosciuti grazie a una dating app

‘Azioni in Trama’: arte e moda si incontrano nella collaborazione tra Iuad Accademia della Moda e Marzotto Wool Manufacturing

Tra gli effetti nefasti della pandemia, ormai è assodato, rientrano le difficoltà patite dagli studenti, che nel caso delle scuole di design, fashion e discipline artistiche in generale (dove è fondamentale unire teoria e pratica) risultano oltremodo accentuate. Alla luce di questo assume grande valore, anche simbolico, un’iniziativa come Azioni in Trama, nata dal connubio tra Iuad Accademia della Moda e Marzotto Wool Manufacturing, eccellenze nostrane per quanto riguarda, rispettivamente, la formazione nella moda e nel design e i tessuti preziosi, espressione di sapienza artigianale e savoir-faire orgogliosamente italiani.
Attenendosi al briefing e alle indicazioni concordate con l’impresa tessile, gli allievi del 1° e 2° anno dello Iuad hanno avuto quindi l’opportunità di esporre le loro creazioni nella mostra L’Arte come Azione e Creazione, allestita nella cornice a dir poco suggestiva di Castel dell’Ovo, complesso monumentale del XII secolo che, stagliandosi sull’isolotto di Megaride, garantisce una vista impareggiabile sul golfo di Napoli.
Azioni in Trama è frutto di una sinergia professionale nel segno del Made in Italy e del design raffinato, e prevede una serie di workshop e incontri tra azienda e studenti che si terranno sia nella sede partenopea, sia in quella milanese della scuola. Il percorso progettuale intreccia la ricerca accademica alla pregevolezza dei filati Marzotto, trovando una prima sintesi nelle opere realizzate per l’exhibition, presentate in un vernissage lo scorso 22 luglio e rimaste esposte per i successivi quattro giorni.



Negli artwork sparsi all’interno del castello, assai diversi per tipologia, carattere e resa, risuonano temi di grande presa al giorno d’oggi (tra gli altri sostenibilità, riciclo creativo, inclusione, cambiamento climatico, hate speech), che i giovani autori affrontano cercando di fondere volontà di far riflettere e senso estetico, affinato in anni di studio, declinando inoltre in nuove, fantasiose configurazioni i tessuti messi a disposizione dalla società di Valdagno.
Nella prima sala ci si trova davanti a installazioni quali La bellezza salverà il mondo di Roberta Cicala, che oppone alle tante criticità del presente la celebrazione del bello, inteso “semplicemente” come tutto ciò che ci circonda, compresi oggetti all’apparenza privi di valore; ne risulta una scultura con al centro un cuore pulsante sferico, acceso dalla luce vivida del neon e ricoperto di fiori, fibre e simboli delle principali metropoli, contornato da ammassi di cianfrusaglie e objet trouvé (tappi, banconote, mozziconi, scampoli di cotone…) che, così disposti, acquistano una pregnanza inedita. A poca distanza The musician, di Jonah Mae Gardose, combina tecniche di free-motion e slashing (qui ricamando con la macchina da cucire le stoffe, là tagliandole per rivelarne gli strati sottostanti), delineando il profilo di un musicista.



Proseguendo nell’itinerario si incontrano altre opere degne di nota, tra cui quelle ideate da Erika Troiano e Antonio Tafuro: nella prima (Is beauty really in the eye of the beholder?) l’autrice rilegge il mito di Medusa, descritta da Ovidio come una splendida fanciulla, violentata da Poseidone sull’altare consacrato ad Atena e tramutata, per punizione, in mostro dai capelli di serpente, vista qui come una vittima, un essere fragile che piange lacrime fluorescenti; la seconda, The only place of freedom, consiste in una toilette schermata da pareti in tela quadrettata, i visitatori sono invitati a personalizzarle con pennarelli e bombolette spray, alludendo al graffitismo anarchico, spesso goliardico che caratterizza i bagni delle stazioni di servizio.
Non mancano poi proposte prettamente vestimentarie, su tutte la puffer jacket Right-hand di Valentina Turri (un capo 3 in 1 grazie al sistema di zip, pannelli e tasche che consente di trasformare il giubbotto originario, dal finishing laccato, in tote bag o cuscino da viaggio) e gli abiti rugginosi di Michela Gambi che, memore degli outfit di Hussein Chalayan sotterrati nei mesi precedenti alla sfilata (solo uno degli innumerevoli, visionari esperimenti fashion dello stilista turco-cipriota), ha deciso di applicare viti, bulloni e piastrine metalliche a un paio di pantaloni e una blusa, esponendoli per settimane alle intemperie, lasciandovi depositare aloni rossastri dalle forme e sfumature sorprendenti.



Nel commentare l’evento, il Ceo di Marzotto Wool Manufacturing Giorgio Todesco si dice «soddisfatto della collaborazione, riteniamo molto importante che gli studenti di questo prestigioso istituto possano entrare in contatto con l’azienda […] Attraverso Azioni in Trama potranno confrontarsi […], utilizzare la loro abilità per ottenere dai nostri tessuti creazioni che parlino di sartorialità, con uno sguardo all’innovazione». Gli fa eco Michele Lettieri, presidente dello Iuad, che definisce «del tutto naturale» la scelta di legarsi alla textile company veneta, aggiungendo: «La forza della scuola sta nell’insegnare i segreti dell’artigianalità praticandola in chiave moderna e sperimentale attraverso il design, l’arte, la ricerca, la progettazione, la comunicazione. I nostri giovani studenti […] saranno i futuri lavoratori di alcuni settori trainanti dell’economia italiana nonché identitari della cultura nazionale: moda, design, architettura di interni».

Silvio Campara – Ceo di Golden Goose – svela il segreto dietro al successo di quella Perfect Imperfection

Quando entri a contatto con una realtà come quella di Golden Goose, dal suo interno, vieni investito da una tempesta di valori inaspettati, che comunicano su più livelli una realtà che non somiglia a quella di nessun altro. A partire dall’impatto visivo della nuova sede di via Ercole Marelli a Milano, sorta da due capannoni di origine industriale, che s’ispira – con fedeli richiami affettivi – alla prima sede storica di Marghera.
Il design industriale che lo caratterizza si fonde con un elemento di grande accoglienza d’ispirazione giapponese: il grande patio centrale costituito da una grande vasca con sassi neri da cui emerge la statua della Vergine, simbolo del grande valore della famiglia, collocata non perfettamente al centro – scelta naturale per un pensiero non scontato come quello di Golden Goose – una realtà che non cede all’artificio della perfezione, dall’identificazione suoi valori a ogni sua rappresentazione.

L’attenzione romantica ai dettagli legati ai momenti più importanti della sua storia – come le panche all’ingresso, ricavate dagli scaffali del primo storage a Marghera – sono registrati in ogni angolo della struttura, restaurata nel massimo rispetto del suo progetto originario, perché il valore di una storia non può prescindere dalle sue origini e dal rispetto di tutto ciò che la compone, compresa la nuova struttura che va ad ospitare la sua nuova e rivoluzionaria sede. Un luogo di aggregazione e di scambio di opinioni, con una visione illuminata dell’individuo, il cui punto di vista ha una forza e un valore forte quanto quella del suo consumatore.
Una visione orizzontale di una realtà aziendale gentile e proiettata in un futuro sostenibile, anche dal punto di vista umano. E non è pura teoria, il ristorante della “famiglia Golden Goose” attinge le sue materie prime dall’orto idroponico, mentre e-bike e macchine elettriche sono sempre a disposizione dei suoi componenti.

Questo è anche il tema centrale su cui si sviluppano le 248 pagine del libro che celebra i vent’anni di storia dell’azienda: “The Perfect Imperfection of Golden Goose” per il quale è stato di scelto di far parlare i veri testimoni di quest’affascinante percorso, dagli artigiani che hanno sperimentato inconsueti sistemi di lavorazione – seguendo con entusiasmo le idee dei fondatori Francesca Rinaldo e Alessandro Gallo – agli showroom che per primi hanno creduto nel loro visionario progetto.
Un sogno diventato realtà, quando hanno creato i primi esemplari della collezione ready to wear, assemblando pezzi di ricerca scovati nei mercati di tutto il mondo, dando origine a un fenomeno unico che ha raggiunto un successo spropositato a livello globale, prima con l’abbigliamento, poi con l’uscita delle prime distressed sneakers, simbolo di quel principio di storia unica e straordinaria che ogni oggetto custodisce, aumentando il suo valore, e creando un processo d’identificazione totale da parte del suo pubblico, “l’ultimo miglio dell’azienda” – così lo descrive il CEO Silvio Campara – presente in alcuni processi creativi del prodotto, attraverso i suoi contest e le iniziative che coinvolgono la voce del consumatore finale.

Dopo una serie di goal in Mc Queen, Armani e alcune operazioni del fondo Style Capital guidato da Roberta Benaglia, Silvio Campara ha preso le redini dell’azienda otto anni fa, aumentando il suo valore commerciale con la lungimiranza creativa dello startupper, che gli ha permesso di costruire attorno a Golden Goose una percezione solida e spettacolare sul pubblico già esistente e su quello acquisito in seguito. Nel corso di una conversazione, all’interno di una galvanizzante Dream Room, la sua low-profile attitude lo porta a precisare che lui non ha inventato niente, ma bisogna dargli il merito di aver moltiplicato il successo e il fatturato di un brand basato su codici unici e originali, proiettando i suoi valori verso il futuro, mettendo d’accordo tutte le generazioni e ponendosi al di sopra di mode e tendenze.
Un‘atmosfera accogliente e familiare contraddistingue quel luogo, che scatena in pochissimo tempo un senso di appartenenza, perché questa è la direzione di un’azienda che mette al primo posto valori come autenticità e rifiuto di ogni tipo di omologazione. Il segreto del suo un successo s’identifica in uno slogan del suo “Golden ManifestoDon’t be perfect – Be Younique: un ingrediente semplice ma difficile da rispettare con coerenza, senza cadere nella tentazione di cercare una bellezza perfetta e artificiosa. Perché i momenti più affascinanti della vita di un individuo sono pervasi di imperfezioni che rendono ogni esperienza e ogni persona assolutamente perfetta. Così ogni prodotto Golden Goose è pervaso da questo leale riferimento alla vita con tutte le sue affascinanti imprecisioni, che trovano il loro posto su ogni calzatura o capo prezioso come una firma che non può fare a meno di ricordare quanta storia possa raccontare un lembo di pelle tagliato a mano e il suo percorso nelle mani di un artigiano, prima di raggiungere quell’inconfondibile aspetto vintage sofisticato, perché fatto da una vera artigianalità percepibile, e supportata da un atteggiamento aziendale che non ha mai cambiato linguaggio, forte di un prodotto senza tempo.

Una visione rivoluzionaria nell’universo dei brand di lusso, portata avanti da una linea di pensiero, volta a nutrire l’anima di quest’azienda con il contributo di tutte le persone che compongono la famiglia di Golden Goose, compresi gli utenti che si riconoscono in essa, “Inspiring Everyone to Be a Star”. Un approccio inclusivo che trova la sua più grande espressione in vere e proprie “conversation”: un canale diretto che l’azienda ha voluto stabilire con i suoi clienti di tutto il mondo per mettere ancora una volta le persone con le loro ambizioni e azioni al centro dell’universo gentile di Golden Goose.

Ecco qual è il segreto di un successo su scala mondiale che non ha avuto bisogno di campagne commerciali su riviste patinate, ma si è diffuso attraverso il passaparola di chi ha sentito il senso di appartenenza dei confronti di un’azienda che non ha mai tradito quei principi su cui è stata fondata. Per questo motivo, ancora oggi, ogni sneaker viene rigorosamente fatta a mano da artigiani che stabiliscono con ogni calzatura un contatto quasi personale. Sono Paolo e Vanni, con il loro grembiule e i loro strumenti, insieme a tutti i componenti di questa Golden Family che tirano fuori la star che vive in loro, liberi di esprimersi in un progetto inclusivo che gli appartiene. Quella stella imperfetta presente nelle distressed sneakerse dall’aspetto vissuto che le hanno rese un’icona, insieme al resto dei capi preziosi e la meticolosa ricerca di elementi hand-made che sembrano appena usciti dalla bottega di un artigiano, sono la firma indelebile dello stile inconfondibile di Golden Goose.

Integratori per l’estate: i migliori da portare in vacanza

Sempre di più gli integratori diventano parte della nostra beauty routine e in estate risultano dei grandi alleati, poiché la loro assunzione può rivelarsi fondamentale per rimediare a deficit alimentari, mantenere l’equilibrio psico-fisico a livelli ottimali, o semplicemente a migliorare il nostro lato estetico. In commercio ce ne sono davvero per tutti i gusti e le esigenze, di seguito la nostra selezione da portare con noi durante le vacanze.


Integratore Swisse di acidi grassi, vitamine e minerali a base di semi di canapa

L’integratore a base di semi di canapa – SWISSE

L’ingrediente principale di tutti gli integratori della nuova linea HEMP+ è l’olio di semi di canapa: olio grezzo, spremuto a freddo per conservare più sostanze nutritive; è inoltre un’ottima fonte nutrizionale perchè contiene acidi grassi essenziali come gli Omega 3 e Omega 6, sono presenti inoltre antiossidanti e vitamina E. Le formule vengono integrate con estratti di erbevitamine e minerali che agiscono individualmente su quattro aree specifiche.


Zinco, ferro e vitamina D per l’integratore Viboost di Naturadika che potenzia la produzione di testosterone

Migliorare le prestazioni maschili – NATURADIKA

Un supplemento dall’effetto booster che potenzia la produzione di testosterone: contiene Zinco, Fieno Greco e Vitamina D, 3 attivi naturali che contribuiscono al mantenimento dei livelli normali di testosterone. In più ha a un effetto energizzante e stimolante e migliora le prestazioni sportive.


L’integratore Lasenhof è ottimo sempre, in particolare d’estate: contiene Q10, selenio e betacarotene che forniscono antiossidanti per la pelle

L’integratore bioattivo – LANSERHOF

I suoi ingredienti, tra cui l’olio di borragine, stimolano il metabolismo della pelle, sono ottimi per curare l’acne e sono efficaci nel contrastare le condizioni infiammatorie della pelle. L’integratore contiene inoltre Q10, coenzima che promuove le normali difese immunitarie, estratto di germogli di bambù dall’effetto antiossidante e quercetina, in grado di disinfiammare e aiutare la circolazione sanguigna. Infine i micronutrienti C, E, beta caroteneselenio forniscono alla pelle preziosi antiossidanti. 


Carosole è l’integratore estivo per eccellenza: prodotto da estratto di radice di carota è ideale per l’abbronzatura

Pelle abbronzata e protetta – ERBAMEA

Formulato a partire da estratto secco di radice di Carota (80 mg per capsula) e Beta Carotene e potenziato con estratto di frutti di Acerola, fonte di Vitamina C, estratto di fiori Tagete, ricco di carotenoidi, ed estratto di semi d’Uva, con le sue proantocianidine (OPC), fornisce alla pelle un pool di ingredienti attivi che non solo la preparano all’esposizione al sole, potenziandone i naturali meccanismi di protezione, ma svolgono anche una potente azione antiossidante.


Korff Night è l’integratore studiato per aiutare il riposo, il relax e il sonno grazie alla presenza di passiflora, acido folico e vitamina B12

L’alleato del nostro riposo – KORFF

Korff Night Supplement è un integratore alimentare a base di Astaxantina, Acido Folico, vitamine, Sodio laluronato ed estratto di Passiflora. L’Acido Folico e la Vitamina B12 intervengono nel processo di divisione cellulare. La Vitamina PP contribuisce al mantenimento di una pelle sana. La Passiflora favorisce il rilassamento (sonno; in caso di stress) e il benessere mentale. L’Acido Folico e le Vitamine B12 e PP contribuiscono alla normale funzione psicologica.