Haroun Fall rischia tutto. “Attraverso il cinema voglio cambiare il mondo”

Photographer: Davide Musto

Fashion Editor: Rosamaria Coniglio

Haroun e Madior wear John Richmond

L’abbiamo scoperto attraverso il successo della serie “Zero” di produzione Netflix, ma possiamo assicurarvi che una carriera brillante è sulla strada Haroun, affascinante talento di questa seconda generazione di attori che sta restituendo valore e identità al cinema italiano. Ha un modo di approcciare al suo lavoro quasi come una missione, volta a costruire, tassello dopo tassello, un percorso artistico definito e selezionato da sceneggiature che abbiano un senso profondo e una finalità oggettiva, che riescano a trasmettere un messaggio importante. Haroun ha le idee chiare e la sua passione per questo lavoro, come in tutto quello in cui si mette, ha il peso di tutta l’energia che ogni giorno si alimenta nella ricerca di progetti sempre più ambiziosi, di ruoli complessi e importanti, di un’interpretazione in grado di dare a ogni storia una sua caratterizzazione originale. Haroun vive ogni istante con una motivazione straordinaria, caricando di significato esperienze, oggetti e pensieri che alla maggior parte degli individui passano accanto con la rapidità di un treno ad alta velocità.

Quello a cui vorrei arrivare è avere la possibilità di scegliere i progetti più adatti al mio percorso per poter essere fedele alla mia identità


Haroun Fall e Madior Fall

Parliamo delle tue origini e del tuo primo approccio alla recitazione. Da cosa sei rimasto affascinato in prima battuta, del mondo del teatro o del cinema? chi ti ha sostenuto?
La cosa che più mi fa piacere delle mie origini è che ha un legame molto forte col percorso che ho fatto per arrivare al mondo dello spettacolo, perché sono stato affidato all’età di 8 mesi e poi ho fatto un reinserimento in famiglia. Questo passaggio ha inciso moltissimo sul mio stato emotivo e sulla mia identità personale, al punto che da bambino mi è stato diagnosticato un iperattivismo. Fu allora che i miei genitori hanno deciso d’iscrivermi a un corso di teatro, che mi ha permesso di dare sfogo a tutta quella energia, e poi di appassionarmi a questa professione.
Ricordo che nel corso di quelle prime esperienze interpretai uno dei bravi dei promessi sposi, e lì, per la prima volta, entrai nell’ottica del significato d’interpretare il ruolo di qualcuno che fosse diverso da me, di essere un altro. Mi ha fatto scoprire la possibilità di vivere emozioni che altri potevano aver vissuto, condividendone debolezze e fragilità.
Una docente del Teatro Nuovo di Torino, Franca Dorato, mi venne a vedere e fu la prima persona a convincermi di tentare un’audizione, e di studiare in una scuola che avesse nel suo programma un percorso artistico. Ho passato 6 anni in questa scuola, e più crescevo, più mi rendevo conto di quanto fosse importante avere la responsabilità d’interpretare un ruolo. Terminati gli studi, riuscii ad entrare al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, da dove sono usciti anche Miguel Gobbo Diaz, io e Germano Gentile, solo tre persone accettate. Essere la terza persona di colore a entrare in Accademia mi ha fatto sentire un forte senso di responsabilità: potevo rappresentare la voce di coloro che quella voce non potevano averla.

I miei genitori mi hanno sempre sostenuto in questo. Sono cresciuto secondo il principio che devi fare bene quello che ti piace, perché determinerà la tua felicità e il tuo scopo, i soldi sono una conseguenza. C’è un percorso artistico molto importante alla base, sfruttare il proprio talento.

Ma c’è anche un’altra persona che ha avuto un ruolo fondamentale sulla mia formazione: Luca Rubenni, il mio manager. Lui mi ha sempre spinto a fare provini su personaggi fuori ruolo, personaggi non scritti a posta per me. Con la consapevolezza che fosse l’unico modo per rompere il sistema, per aprire un varco per farmi notare, interpretando personaggi che non fossero i soliti clichè destinati agli attori di colore.
Il nostro obiettivo comune è quello di entrare nell’industria cinematografica attraverso la preparazione, con un approccio meritocratico, fatto di passione e lavoro costante. È per questo che non voglio sprecare neanche un’occasione che la vita mi presenta, e rendere le persone che mi hanno selezionato, fiere della loro scelta.


Haroun Fall e Madior Fall

Ogni fase della nostra vita è segnata da progetti che stabiliscono la nostra direzione e ne forgiano la personalità. Qual è la tua direzione personale adesso? Cosa vuoi trasferire alla gente che vede recitare?

Non esiste un’unica direzione. In questo momento io sono diviso tra famiglia – che è un vero macrocosmo – e il lavoro, attraverso il quale voglio trasmettere valori e personalità, al di là del mercato, con la possibilità di scegliere i progetti più interessanti. È di fondamentale importanza approfondire l’aspetto sociale, attraverso l’arte. La nostra società si sta muovendo verso un bipolarismo che si prende gioco dei diritti delle persone, soprattutto dopo la pandemia. A questo proposito io ho la fortuna di essere un megafono per la gente e cerco costantemente di rispettare e far valere l’opinione di un mondo al di fuori di me, lottare per quello che per me è giusto. Su questo non mi tirerò mai indietro. Perché se da un lato è un mio diritto, in questa fase della mia vita diventa un mio dovere non interrompere le lotte che intere generazioni hanno fato per i loro diritti: dalle donne alle persone di colore, perché noi siamo il frutto di migliaia di anni di storia. Al di là del mercato, è importante prendersi il rischio di quello che comporta quest’impegno e fare ciò che è giusto.

Hai coraggio e valori autentici che ti contraddistinguono da molti altri artisti della tua generazione.

Faccio parte di un’Italia di nuova generazione che sta ritrovando una nuova identità cinematografica. Ci sono nomi importanti che stanno elevando il valor del cinema italiano: da Matteo Garrone a Paolo Sorrentino, a Mattero Rovere. Anche Pietro Castellitto sta facendo un percorso molto interessante. Credo che tutti abbiamo il dovere di pensare dove stiamo andando, e seguire il nostro percorso senza aver paura di essere giudicati. Per me vince l’essere umano, vince chi ha un obiettivo.

Se dovessi scegliere un personaggio più consono alla tua personalità, chi vorresti interpretare?

Senza dubbio quello di Leone Giacovacci, raccontata nel libro di Mauro Valeri “Il Nero di Roma”. È la storia di un pugile nigeriano che scappa dall’Italia durante l’epoca fascista e si rifugiai in una nave mercantile inglese. A Parigi cambia identità e si fa chiamare Jack Walker. Riesce a diventare un pugile di successo sotto il fascismo di Mussolini. Vince tutti i match, ma non gli fanno vincere il titolo europeo perché osteggiato da Mussolini per il colore della sua pelle e finisce la sua vita da portiere di un hotel a Milano. Una storia vera ricca di significato. Un pezzo della nostra storia italiana, di chi come tanta gente ha difficoltà ad essere riconosciuto italiano all’interno del proprio Paese, dove veniva chiamato il “mulatto di Trastevere”
Palomar ha acquistato i diritti per farne un film.

Un’altra storia che vale la pena di essere raccontata è legata a uno scandalo giudiziario in America.
Kalief Browder è finito nel carcere di Rikers Island, dove si scopre essere stato vittima di terribili violenze, a 16 anni, per il furto di un portafoglio. Era il 2010. Non è mai stato processato. Non gli è mai stata contestata alcuna accusa. Lui ha sempre negato di aver rubato. Dei mille giorni passati in carcere, Kalief ne ha trascorsi circa seicento in cella d’isolamento. A Rikers Island, nel febbraio 2012, ha cercato di uccidersi più volte, finendo per riuscirci. 



Il biopic a livello cinematografico è il mezzo più potente per trasmettere con efficacia storie portatrici di valori che facciano da denuncia e rappresentino uno strumento per cambiare le cose nella nostra società.
Dovremmo usare un
codice di comunicazione internazionale, con l’intenzione – a priori – di lanciare le nostre produzioni all’estero. 

Hai dei modelli cinematografici a cui fai riferimento o che hanno indiscutibilmente fatto parte della tua formazione?

Il primo che mi viene in mente è Denzel Washington che con la sua preparazione e il livello culturale del suo lavoro è un esempio vivo di questa professione, che non può prescindere da sentimento emozione e cultura. Lui è uno di quelli che ha saputo scegliere i suoi progetti ed è sempre rimasto fedele al suo percorso, per me un faro nel buio.
Uno dei registi che ha rivoluzionato il cinema dell’epoca moderna è senza dubbio David Lynch con Mulholland Drive – un punto di riferimento – e Christopher Nolan con Inception – un vero capolavoro.
Martin Scorsese, parte fondamentale della storia del cinema che molto ha in comune col nostro Neorealismo. Ma anche Leonardo di Caprio è un attore e un produttore straordinario che col suo attivismo sta veramente facendo la differenza.
Di John Carpenter mi piace il suo metodo, schematico e minimalista, con un’attenzione particolare al racconto dei soggetti “invisibili”, i meno fortunati della società.

So che ami la musica e, tra l’altro, balli molto bene. I tuoi artisti preferiti?

Etta James, Whitney Houston, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, sono modelli di rifermento per la musica e posso dire che nel mondo pop l’unica che può cogliere questa importante eredità è Beyoncè, o Michael Jackson al maschile, che è stato un performer e artista straordinario.
Mi piace Kanye West che negli ultimi anni ha avuto modo di affrontare il tema del controllo della mente, a causa del suo bipolarismo, apprezzo il modo in cui ha imparato ad affrontarlo. Ma anche Amy Winehouse, Tony Bennett – cito nomi del passato perché è l’eredità che ci portiamo dietro per creare la musica che stiamo creando adesso. Adele è straordinaria, che tra l’altro è il nome che ho dato a mia figlia.
Tra l’altro io canto e il genere che preferisco di più è il musical, di cui ho fatto qualche esperienza in teatro.
Adoro Le Miserable, Rent, Billy Elliott, Jakyl & Hyde con la sua Confrontation.
Il musical è una forma d’arte molto complessa per un artista perché ti costringe fare i conti col tuo corpo: devi saper ballare, cantare e recitare contemporaneamente. Quando parlo di musical, mi riferisco a quello teatrale, non cinematografico.

In questo Paese dovremmo dare una connotazione al teatro più democratica e anche più accogliente, come proposta per i giovani, ma soprattutto che diventi più accessibile ai ceti sociali diversi, anche a livello economico. Il teatro ti aiuta ad imparare meglio la lingua, innamorarti e sentirti parte del paese in vivi. È una cosa su cui la politica dovrebbe lavorare. La cultura è il motore, l’alimentazione della nostra società, la strada verso la costituzione di una civiltà, ce l’hanno insegnato i greci secoli fa.


Haroun Fall e Madior fall

La gioia di una famiglia così giovane è una scelta controcorrente rispetto all’Italia del nostro tempo. Ti reputi un ragazzo fortunato?

Purtroppo, questa società non ti mette nelle condizioni di desiderare qualcosa di diverso da noi, come dedicarti al progetto di una famiglia con un altro essere umano. Ti fa perdere l’idea di investire a lungo termine, perché siamo ormai abituati a un sistema consumistico anche emotivo. Quindi riuscire a decidere di rischiare e trovare una persona con cui costruire un progetto di vita è difficile sia per i valori da cui siamo bombardati, sia dal punto di vista economico.
Fare un investimento su un’altra persona significa anche fare una rinuncia, ma è importante tenere presente che tutto quello che nella vita ha un valore, implica una rinuncia su qualcos’altro.
Io ho avuto mia figlia nel 2020, un momento in cui il mondo – dopo la pandemia – ci ha un po’ cambiati. Per me rilanciare su un’altra vita è una scommessa positiva per il futuro.
Insegnare a un’altra persona a vivere mentre io sto imparando a vivere. Non voglio fare gli stessi errori che hanno fatto i miei genitori biologici, ma continuare il percorso che hanno fatto i miei genitori adottivi, aiutandomi a superare i miei limiti, le mie paure e per arrivare alla consapevolezza di quale direzione volessi intraprendere, imparando ad accettare me stesso in relazione agli altri, perseguendo obiettivi e ambizioni. Quello che spero è di poter trasmettere la stessa cosa a mia figlia, avendo uno scarto generazionale minore, avendola avuto così giovane. Credo che non ci sia una scelta più bella di quella della vita.

Hai uno stile decisamente ricercato, il tuo rapporto con la moda va oltre il concetto di fashion victim.

L’estetica è importante ma senza contenuti non ha alcun senso.
La moda è un costume di scena. La possibilità di vestirmi e di cambiarmi mi dà la possibilità di essere un’altra persona, di esprimermi e di essere quello che voglio essere in quel momento, è talmente istantaneo l’impatto visivo iniziale con la gente che mi piace poter scegliere come pormi, attraverso i vestiti. Ultimamente sono attratto da Rick Owens, Balenciaga e Balmain: Oliver Rousting sta facendo un lavoro rivoluzionario anche nel suo rapporto con l’ambiente.
Sono attratto dalle forme più complesse, dal design di ricerca
Il lavoro di Kanye West con Adidas lo trovo veramente originale, interpretando in un modo più sofisticato l’universo dello street style.

Consiglieresti due libri ai nostri lettori?

Due libri: “L’insostenibile leggerezza dell’essere” e “Sunset Limited” di Cormac McCarthy da cui è stato tratto un film con Samuel L. Jackson. Una drammaturgia contemporanea in cui il bianco e il nero (così sono definiti) vivono chiusi in un appartamento confrontandosi e scontrandosi su temi esistenziali, ad un ritmo serrato di botta e risposta.

Madior Fall, quando uno “Zero” ti cambia la vita

Photography by Davide Musto 

Styling by Rosamaria Coniglio 

Grooming Claudio Furini 

Photographer Assistants Dario Tucci and Riccardo Albanese 

Haroun Fall and Madior Fall wear John Richmond


Madior, classe 1999 nato a Parigi e cresciuto a Milano, afro italiano con sangue senegalese, grazie alla sua fisicità di 1,85 ben presto ha iniziato a fare il modello lavorando per i più grandi brand del lusso, ma il suo sogno fin da bambino è sempre stato quello di fare l’attore.

L’occasione è arrivata, ed anche bella importante, ovvero il ruolo di Inno nella serie TV targata Netflix “Zero”.

Colpisce la sua estrema educazione e pacatezza, che non sempre ti aspetti da un ragazzo così giovane, dice di essere stato molto timido da bambino ed infatti proprio il lavoro dell’attore lo abbia aiutato ad essere più sel-confident.



Quando hai capito di voler fare l’attore?

In realtà fin da piccolo, solo che non mi è mai capitata l’occasione di poterlo fare, in quanto la mia vita mi aveva portato in altre direzioni sia a livello di studio che per la mia passione per lo sport.

Poi quasi per caso o per incidente mi è capitata l’occasione per il casting di Zero, ed eccomi qui con il mio sogno da portare avanti.

Zero, la prima serie TV italiana con un cast total black, che esperienza è stata?

Posso dire che è stata un’esperienza nell’esperienza, abbiamo tutti percepito come un senso di responsabilità, proprio perché è una prima volta, e speriamo di tantissime altre.

Anche perché siamo una realtà che esiste davvero, quella degli italiani neri, tutto questo ci ha spinto a lavorare meglio e a fare più squadra per supportarci l’un l’altro.

Non è stata solo una serie televisiva, ma una vera e propria rivoluzione nel cinema.



Faresti anche televisione?

Non escludo nulla nella mia vita, perché come è successo per la recitazione, se capiterà l’occasione io sarò pronto ad accoglierla, non sono davvero uno che si tira indietro.

Ora però rimango con i piedi per terra, nella speranza di poter continuare a fare l’attore, e se ci sarà una seconda stagione, che tutti noi speriamo vivamente, lo vedremo solo prossimamente se si avvera. Ma sarò l’ultimo a saperlo.

Dimmi il tuo pensiero sulla “N world” che soprattutto quando in televisione viene utilizzata scatena dei veri e propri putiferi.

Ovviamente non si può dimenticare il fatto che questa parola venisse utilizzata per denigrare le persone con la pelle scura e soprattutto nel contesto della schiavitù aveva un peso molto rilevante.

Non è tanto la parola in sé, ma la sua storia, e ad oggi soprattutto il contesto cui viene utilizzata. Con i miei amici scherzando ci possiamo anche chiamare così, sicuramente la televisione non è il posto giusto per farlo. Viene vista da milioni di persone, e non tutti possono percepire il significato vero.



Per Venezia 78’ hai fatto due red carpet in pochi giorni, come li hai vissuti.

Forse perché provengo dalla moda, e poi anche un po’ perché sono tranquillo di carattere, posso solo dire che mi son divertito tantissimo, ero timidissimo da piccolo, poi lavorando con la mia immagine devo riconoscere che l’ho superata.

Edoardo Purgatori: dal sogno di Ozpetek al cinema impegnato per le nuove generazioni

Photography by Davide Musto 

Styling by Rosamaria Coniglio 

Grooming Giulia Mariti – Making Beauty Management 

Location Villa Egeria – Appia Antica 

Photographer Assistants Dario Tucci, Edoardo Russi and Valentina Ciampaglia 

Styling Assistant Federica Pannetti

COVER: Coat and pants| Paoloni Shirt | Alessandro Gherardi


Si può dire che Edoardo Purgatori abbia seguito quasi letteralmente le orme dei genitori, con la madre attrice e storica dell’arte e il padre giornalista d’inchiesta. Negli anni riesce a conservare valori antichi e passione artistica con l’eleganza e il savoir-faire di un attore d’altri tempi. La sua formazione teatrale, anche oltreoceano, gli permette di conquistare il panorama televisivo e il grande schermo, dove spicca nella storia italiana “Quando corre Nuvolari”, approdando poi nel cast de “La Dea Fortuna” e “Le Fate Ignoranti” – la serie – selezionato da uno che non ha mai sbagliato un colpo in fatto di scouting di giovani promesse: Ferzan Ozpetek. Inoltre, lo vedremo anche come protagonista di un film contro il bullismo: “Ikos” di Giuseppe Sciarra…



L’ultima volta che ci siamo sentiti su Manintown era l’inizio del secondo lockdown. Cosa è cambiato nel frattempo?

È stato un periodo difficile ma ho continuato a lavorare tanto! A breve mi vedrete nel cast della serie Le fate ignoranti (tratta dal film cult di Ferzan Ozpetek) che uscirà la prossima primavera. Interpreto il ruolo di Riccardo , precedentemente interpretato da Filippo Nigro nel film. Sarà una delle prime serie di Disney + Star.

Visto il grande successo del film c’è stata un po’ di ansia da prestazione nel girare la serie?

Non posso negarlo, del resto è stato un film di grandissimo successo. A distanza di 20 anni, la tematica dell’omosessualità è più sdoganata, in questo senso penso ci sia stata più leggerezza nell’affrontare e proporre alcune scene. 

Come prosegue con il teatro, altra tua grande passione?

Al momento si svolgono le prove per uno spettacolo che girerò per la rassegna TREND. Stiamo realizzando un testo inglese di drammaturgia contemporanea, Girl in the machine. In questa avventura mi accompagna anche Liliana Fiorelli. In seguito riprenderà anche la Tournè di Mine vaganti a Dicembre, precedentemente interrotta per il covid.



E poi sempre tanto cinema…

Esatto, mi vedrete nel film di Mainetti con un cameo dove interpreto un soldato tedesco. Poi sarò con Paolo Virzi in Siccità, un film corale ambientato a Roma.  Ancora, nella produzione di Veronesi che mi vedrà protagonista insieme a Pilar Fogliati. In questo film che Giovanni ha scritto con lei sono una serie di episodi sempre ispirati alla città di Roma.

Come prosegue invece la vita da papà?

Sono diventato padre in un periodo davvero difficile, ma ci ha portato fortuna. È un’avventura meravigliosa da bilanciare con tanti impegni e non vedo l’ora di fare il bis…

Sei tra i protagonisti del nostro numero dedicato alle nuove generazioni. Un giovane attore che reputi promettente?

Oggi rispetto al passato ci sono più possibilità di lavoro anche per i giovanissimi. Tra i ragazzi più in gamba cito Giulio Pranno, Gabriel Montesi (con cui ho lavorato nel film di Virzì) e ancora Jacopo Antinori. 

Tra le ragazze: Lia Grieco, scoperta nella serie Netflix Luna Nera.



Sempre in questo numero parliamo di places, tu che tipo di viaggiatore sei?

Decisamente avventuroso, il viaggio è sempre stato una parte integrante della mia vita. Ho un animo nomade e il viaggio è sinonimo di scoperta di vita.

Una destinazione insolita che ci consiglieresti? 

Perù, decisamente una grande scoperta. Poi Cuba, ma non nelle tratte classiche, da vivere con zaino in spalla per scoprire la cultura dei paesi meno noti.

Il tuo desiderio per il futuro?

Continuare a lavorare come oggi con persone che stimo profondamente e magari arrivare a realizzare la regia di un film. Un altro figlio/a, l’avevo già detto? (ride ndr)

Jozef Gjura, si è conquistato Roma dal primo giorno, ed ora il cinema ha il volto che gli mancava

Photographer Davide Musto

Fashion Director Rosamaria Coniglio

Grooming Anna Gioia Catone

Photographer Assistants Edoardo Russi

Styling Assistant Federica Pennetti

Cover look: Shirt |Alessandro Gherardi Knit dress|Simon Cracker Pants|MRZ

Jozef Gjura, lo troviamo al cinema con “Ancora più bello”, sequel del fortunato “Sul più bello”, avrebbe dovuto studiare medicina, ma poi ha pensato di dare un dispiacere a casa dicendo di voler fare l’attore. Ora ovviamente ne sono tutti felici visto il momento d’oro della sua giovane carriera. Unico nella sua fisicità, molto alto, e comicità innata, determinato al punto di candirsi come consigliere qualche anno fa nella sua Vercelli per far valere i diritti dei giovani.

Per ora rimane incantato dalla città eterna ove si è trasferito da poco ma ne è già entusiasta.

Sei albanese piemontese, raccontami la tua storia.

Albanese di nascita e piemontese di adozione, avevo sei anni quando sono arrivato nella magica Vercelli, dove ho compiuto tutto il mio percorso di studi.

Posso dire che i miei ricordi d’infanzia sono legati al mio paese d’origine però poi ho iniziato subito a pensare in italiano. Sicuramente ho due lingue madri, non saprei quale mettere al primo posto.


Gilet | Simon Cracker
Shirt and pants | Angelos Frentzos

Come ti sei avvicinato al cinema?

Verso i diciotto anni ho sperimentato il teatro nella mia città, Vercelli e da subito ho capito che volevo fare di più, nel frattempo avevo iniziato a lavorare come modello a Milano, forse il caso non esiste ma le coincidenze sono belle. Ho trovato un volantino per terra per una scuola di recitazione, e ovviamente mi son andato ad iscrivere.

Da quel momento mi sono assolutamente innamorato dell’arte del teatro, anche se son sempre stato intimorito anche solo nel dirlo a casa, forse per una forma di pudore per qualcosa di quasi irraggiungibile.

Come l’hanno presa a casa la tua idea di intraprendere questa carriera artistica?

Essendo figlio unico e di immigrati, ovviamente dopo tanti sacrifici, i miei volevano che mi laureassi e in effetti volevo fare medicina, ed avrei realizzato il loro sogno, poi ho trovato la forza di comunicare la mia scelta a loro.

Il mio primo tentativo per studiare seriamente recitazione è stato per il piccolo di Milano, non andò bene e dopo esserci rimasto male ho aspettato un po’, fino a quando mi hanno prospettato l’idea del “Teatro Stabile di Torino”, e quella è stata la mia scuola, il mio primo “sì” importante che mi ha fatto piangere di gioia.

Quanto sei alto?

Con certezza posso dire che non lo so, in quanto la prima volta che sono entrato in un’agenzia di moda ho detto che ero alto 1,90 e mi hanno subito detto che non andava bene che era troppo e che avrebbero segnato 1,87.

Poi quando sono andato nella seconda mi hanno detto 1,86, insomma so di essere alto ma non dico più quanto.


Total look | Angelos Frentzos

Ti sei appena trasferito a Roma, che ne pensi?

Mi son trasferito il 28 agosto, ho trovato la mia casetta a San Pietro e sono entusiasta di questa scelta, vediamo quanto dura, ma presumo un bel po’, c’è un ritmo diverso dalle altre città in cui ho vissuto, però mi è piaciuta dal primo momento.

Non mi manca il correre anche se sei in anticipo come a Milano.

Vedo che al red carpet di Venezia ci sei abituato, cosa provi quando sei li?

Mi piace, mi diverte, ma lo vivo come una specie di girone infernale dove tutti urlano il tuo nome, sono tranquillo per natura, però mi sento più a mio agio sul set.

Avendo fatto anche il modello, diciamo che me la cavo, ma quando sento il rumore della pioggia dei flash, non capisco più nulla è più forte di me.


Suit | Angelos Frentzos

Sei al cinema con “Ancora più bello” sequel di “Sul più bello” dove interpreti un ragazzo gay, come ti sei avvicinato al personaggio?

Jacopo l’ho adorato sin da subito, inizialmente doveva essere un personaggio di contorno, senza una vera storia parallela alla protagonista, poi si è evoluto in corso d’opera, con la particolarità che contraddistingue la nostra epoca, il gender fluid.

Infatti, con la mia amica nel film che interpreta una ragazza lesbica cerchiamo di avere un figlio nel primo. Nel sequel, invece, si butta a capofitto nella ricerca di un compagno per poter vivere una storia d’amore, solo che lo fa attraverso le app di dating, e ne rimane molto deluso.

La cosa interessante è che la comicità di Jacopo mi è stata costruita addosso, sfruttando la mia, in quanto il regista mi conosceva già, quindi è stato tutto più semplice.

Simone Baldasseroni, alias Biondo, nel suo futuro c’è il cinema

Photography Davide Musto

Styling Francesco Mautone

Photography assistant Valentina Ciampaglia and Edoardo Russi

Styling assistant Federica Pennetti

Make up and hair Marialivia Igliozzi

Cover look: Total look | Philipp Plein

Simone Baldasseroni, che tutti abbiamo imparato a conoscere con il nick di Biondo che lo ha reso celebre nel mondo della musica, ora ha cambiato le sue prospettive, infatti il sacro fuoco della passione si muove per il cinema.

Determinato e con obbiettivi da raggiungere che lo contraddstinguono, lo vedremo presto debuttare su RAI1 come protagonista in “crazy for football” al fianco di Sergio Castellitto, film appena presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Come è andata la presentazione di “Crazy for football” alla Festa del Cinema di Roma”.

Nonostante io abbia già fatto diverse cose tra Amici e Festival di Sanremo, quest’esperienza per me è stata completamente nuova ed elettrizzante, ogni singolo momento è stato incredibile, dalla conferenza stampa che ho fatto la mattina, al red carpet, arrivando alla proiezione del film che è stato emozionante per tutto il cast.

Quando sei in sala ed ascolti sei lunghi minuti di applausi del pubblico, capisci che tutto quello che hai fatto e per cui hai lavorato per tanti mesi è arrivato a tutti.



Sei giovane ma magari ci sei abituato, che cosa provi quando cammini sul red carpet.

In realtà è un po’ una novità anche per me, perché è un contesto completamente e diverso da quello a cui sono abituato, sapere di avere una proiezione con un mio film dopo forse è stata l’emozione più grande. Il cuore mi batteva talmente forte che pensavo potesse scoppiarmi da un momento all’altro.

La tua prima passione è stata la musica, quando è arrivata quella per la recitazione?

Sin da piccolo ero iscritto ad un corso di recitazione con Rolando Ravello ed avevo anche iniziato a fare qualche provino, ma in quel momento il mio vero focus era la musica, quindi ho tralasciato tutto vedendo i primi risultati dall’altra parte.

Poi nel 2019 mi viene proposto un cortometraggio come protagonista e non ci ho pensato su due volte e l’ho fatto, ed il risultato è stato che ho capito di sentirmi a mio agio come poche volte trovandomi sul set.

Dopodiché proprio Rolando mi propose un film “E’ per il tuo bene” con un super cast, da Gianmarco Giallini a Vincenzo Salemme, io il provino l’ho fatto assolutamente senza aspettative, ed invece l’ho vinto. Ero incredulo.

Ed in quell’occasione ho risentito il vero fuoco della passione che sentivo essersi affievolito con la musica.

Che cosa vedi nel tuo prossimo futuro: cinema o musica?

In questo momento sicuramente il cinema, perché mi fa star meglio in questo momento, ciò non implica che io lascerò la musica, anzi, ho anche un disco in uscita ed ho anche tanti fan che non vedono l’ora di poterlo ascoltare, quindi di certo non lo lascerò in stand-by.

Posso dirti che sto frequentando un’accademia, quindi mi applico e voglio essere forte sapendo di potermi migliorare.



Sei tornato a vivere nella tua città: la capitale.

E si, dopo quattro anni trascorsi a Milano ora son tornato a Roma anche perché avevo da girare per diversi mesi “Crazy for football” e poi tanto il cinema è tutto qui, sarebbe inutile restare su.

Che cosa ti diverte di più nella vita? Musica e cinema a parte.

Ma, io son fatto così, sono una persona estremamente curiosa, e quando vado in fissa per qualcosa mi ci butto a capofitto per mesi, poi trovo un altro interesse che mi stuzzica e cado in fissa per qualcos’altro, ecco come mi diverto.

Invece la cosa che ti fa più incazzare qual è?

Sicuramente le persone senza ambizione o senza voglia di far niente, a volte bisogna anche saper azzardare, magari pensare di diventare presidente degli Stati Uniti, ma senza un motivo per cui alzarsi la mattina non lo concepisco davvero.

Jenny De Nucci, non chiamatela biondina, perché lei si prenderà il mondo

Photography by Vincenzo Valente 

Styling by Alessia Caliendo 

Hair Kemon 

Make up Claudia Ferri 

Location Industrie Fluviali Roma 

Special thanks to Romeow cat bistrot 

Stylist’s assistants Andrea Seghesio and Laura Ronga

COVER: Oversize shirt | Antonio Marras Patent trousers | Red Valentino Polka dot boots | Casadei Mini bag | Fragiacomo


Jenny De Nucci, giovanissima intraprendente attrice ed influencer che vanta ben 1,3M su Instagram, dove è seguitissima, e come potrebbe non essere così, le doti le ha tutte con un’energia spiazzante da far invidia a chiunque.

Ha esordito nel cast di diverse fiction Rai , ma il suo sogno oggi si è avverato, infatti la possiamo apprezzarla al cinema in “Ancora più bello” al fianco di Ludovica Francesconi e Giancarlo Commare.

Alla settantottesima mostra d’arte cinematografica di Venezia i fotografi erano tutti per lei, la sua vera passione, scattare foto con la sua macchina fotografica con rullino “old style”.


Total look | 2 Moncler 1952 Woman 
Fedora hat | Borsalino 
Mono earring | Sharra Pagano 

Nonostante tu non sia nuova al red carpet, al Festival di Venezia eri agitatissima, come mai?

Per me è sempre un’occasione di estrema ansia, anche perché magari non tutti conoscono le dinamiche del Festival ed io lo scorso anno sono rimasta traumatizzata.

Praticamente arrivai per un evento pomeridiano facendo lo sbarco al Excelsior vestita come qualsiasi ragazza di diciannove anni, e devo dire che le critiche non sono mancate. Forse la gente pensa che una volta che arrivi li devi essere per forza in abito da sera, ma in realtà non funziona così.

Poi ho paura di cadere, e una cosa è certa: io i Meme dedicati a me su Twitter non li voglio!

E quando sfili cosa pensi in quei momenti?

Ecco questo è davvero inspiegabile, perché è un po’ come se entrassi in una nuvola quando attraverso il tappeto rosso, e le voci vengono come ovattate, presumo che dicano il mio nome i fotografi ed io sorrido. Pressappoco è questo che accade.


Total look | Gianluca Saitto 
Chandelier earrings | Sharra Pagano

Come scegli l’abito per un’occasione così importante come la mostra d’arte cinematografica.

Di base io mi affido ciecamente al mio ufficio stampa Andreas Mercante, ed insieme scegliamo le cose che non siano state troppo viste e soprattutto che vadano a valorizzare dei punti del mio corpo che non vestendomi sempre super elegante, a volte non sottolineo.

Mi diverte tantissimo vedermi in vesti diverse per queste occasioni.

La tua prima volta al cinema, con “Ancora più bello” che mi dici a proposito.

In realtà sul grande schermo mi ci ero già vista a Venezia nel 2019 con “Happy Birthday” un cortometraggio che poi ha fatto un percorso bellissimo e ancora di recente è stato esposto al museo del cinema.

Quindi in un certo senso questa cosa l’avevo già smarcata, però devo ammettere che durante la prima in sala a Roma è stato un po’ come se non avessi la percezione e che non sapessi che cosa stesse accadendo, in quanto avevo tutti i miei amici con me ed è stato come realizzare il sogno comune.



Possiamo dire che sei un vulcano di energie e fai tantissime cose, cosa sognavi fare da piccola, cioè qualche anno fa.

Ho avuto diverse fasi e cambiamenti di idee, all’inizio volevo fare la filosofa, poi volevo fare l’hostess di volo, e poi la ballerina, in quanto ho sempre studiato danza e fino al 2015 ero ferma su quest’idea.

Poi ho avuto un anno intero di tonsillite che non se ne andava via e non riuscivano nemmeno ad operarmi, quando poi finalmente le ho tolte, avevo perso peso e non mi sentivo di tornare a lezione, ma nel frattempo avevo scoperto il corso di teatro, che anche se all’inizio era un chiodo schiaccia chiodo, alla fine è diventato tutto per me.

So che sei molto brava a fregartene dei messaggi degli haters, cosa ne pensi del fatto che Loretta Goggi per il disappunto della critica abbia abbandonato?

Partendo dal fatto che lei è una Dea vivente per me, però posso capire che arriva da una generazione diversa, e quando magari la gente faceva dei commenti brutti, li faceva davanti alla televisione e non lo sapeva nessuno.

Ora è diverso è tutto molto più brutale, il tweet è immediato.


 Totallook | Gianluca Saitto 
Chandelier earrings | Sharra Pagano

Che tipo di responsabilità senti nei confronti di chi ti segue?

Diciamo che crescendo ho capito molte più cose, e anche se ho una fetta di pubblico vasta, non faccio cavolate, ma questo a prescindere. I figli vanno educati a casa, non siamo noi ragazzi con un tot di follower a fare un tot di lavori ad insegnare nulla a nessuno, sarebbe troppo comodo altrimenti.

Mi piacerebbe elargire grandi insegnamenti, ma ho solo ventun anni, come potrei farlo?

Luca Pantini, quando non lo trovate sul set andate a cercarlo su qualche spiaggia sperduta a fare surf

Photography Pier Nicola Bruno

Art direction & Production Miriam De Nicolò

Styling Irene Lombardini & Miriam De Nicolò

Styling assistant Nicolas Marcantonio

Grooming Fabio Cicerale

Photographer assistant Riccardo Ruffolo

In partnership with NES Nito Electric Scooter www.nitobikes.com

Thanks to CNL 1969

Cover look: Shirt | Fred Perry T-shirt | Tagliatore Pants | Kiton Sunglasses | Italia Independent

Luca Pantini, romano, ex modello, ha anche fatto parte del concorso Mr. Italia tanti anni fa, ora si gode il suo momento di assoluto successo, soprattutto grazie al suo incontro con Ferzan Ozpetek che ne ha cambiato il destino.

Lo abbiamo conosciuto nel film “La dea fortuna”, poi in svariati spot pubblicitari tra cui quello per le feste natalizie di Unicredit, ed ora lo vedremo presto a teatro con “Mine Vaganti”, tournée che era stata interrotta a causa pandemia. Ma tutti noi lo attendiamo con la nuova serie TV per Disney Plus de “Le fate ignoranti” tratta dall’omonimo film e sempre per la regia di Ferzan. Quando non lo vedete sul set, potete cercatelo su qualche spiaggia sperduta a fare surf, la sua vera passione.



A che punto della tua vita hai deciso di fare l’attore?

Non saprei dire se vi è stato un momento preciso, ho iniziato la mia carriera come modello a soli diciassette anni e nel frattempo ho sempre continuato a studiare recitazione, quello che io chiamo il momento di svolta, è successo cinque anni fa quando per uno spot pubblicitario di Trenitalia sono stato scelto da Ferzan che ne avrebbe diretto la regia.

Cosa è successo dopo lo spot?

E beh è successo che son stato scelto prima per “La Dea Fortuna” il film, dopodiché per lo spettacolo teatrale “Mine Vaganti”, con cui torneremo a breve in scena a dicembre, che è la trasposizione teatrale del celebre film, poi ancora il meraviglioso spot per Unicredit per le feste di Natale, ed ora le serie TV per Disney Plus delle “Fate Ignoranti”, che ha festeggiato i suoi vent’anni dall’uscita in sala.

Senti il peso di essere riconfermato per tanti progetti da Ozpetek?

Assolutamente sì, perché mi rendo conto che il mio cammino professionale è stato di tipo esponenziale, non ho avuto una crescita graduale, quindi il bello viene ora cercando di rimanere al punto in cui mi trovo adesso.



Secondo te perché tutti gli attori vogliono lavorare con Ferzan?

Credo che sia la sua visione dei personaggi che lo differenzia da qualsiasi altro regista, la sua sensibilità nel capire il ruolo giusto per ognuno di noi.

A lui basta guardare una persona per capire quale ruolo sarà, è una dote sicuramente innata la sua, e non sbaglia mai.

E la conferma sono anche i suoi brani che sceglie come colonna sonora dei suoi film, diventano sempre dei successi ascoltatissimi, come recentemente per Diodato.

Invece ora parliamo di teatro, avevi già avuto esperienze prima di “Mine Vaganti”.

È stata la prima esperienza in assoluto, quindi il mio livello di paura è stato folle, sai quando fai la recita da bambino pensi che il teatro sia quello, però poi quando ti ritrovi a debuttare nei più grandi teatri d’Italia, nel momento in cui si apre il sipario ci sono quei tre secondi di vuoto totale, e ti dici: o parlo, o parlo.

Anche perché davanti a te hai tantissime persone che hanno pagato un biglietto per vedere quello spettacolo e non è come al cinema che hai la possibilità di un secondo take, sul palcoscenico è buona la prima e poi senno solo brutte figure.



Come mai la serie “Le fate ignoranti” dopo vent’anni?

Credo che forse ci stesse pensando da molto tempo, ha approfondito quell’italianità e sensibilità che lo ha affascinato al punto di scegliere Roma come sua residenza e che tanto gli ha portato fortuna rendendolo celebre in tutto il mondo.

Ci saranno tanti elementi che sono cambiati, però si rivede sempre il film in una nuova prospettiva. E forse ci sarà anche una seconda stagione, chissà.

Francesco Martino, schivo e introverso, ma la sua casa è il set

Photographer Davide Musto

Fashion Director Rosamaria Coniglio

Grooming Maria Livia Igliozzi

Photographer Assistant Edoardo Russi

Styling Assistant Federica Pennetti

Thanks to The Sanctuary

Cover look : Suit | Issey Miyake by MdEfashion Roma

Francesco Martino, dopo aver trascorso gli ultimi anni prima della pandemia avanti e indietro con gli Stati Uniti, ora sente di star bene qui in Italia, dove ha appena terminato le riprese di “A casa tutti bene” la serie TV sempre per la regia di Gabriele Muccino.

Dopo essere stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma lo potremo vedere su SKY da dicembre.

Come è avvenuto il tuo incontro con Muccino?

In realtà ero stato chiamato per un provino per un altro ruolo, però non ero giusto per quel personaggio, il mio essere appassionato alla scrittura di Gabriele mi ha portato a fare quattro provini, e nell’ultimo eravamo io Sveva Mariani che è l’attrice protagonista e Muccino, posso solo dire che si è creato un fantastico feeling, ed il progetto è andato in porto.



Dove è stata girata la serie?

La vicenda ruota intorno a questa grande famiglia che possiede un ristorante, ed abbiamo girato per la gran parte del tempo a Roma, ed il resto in una villa da sogno sul mare all’Argentario.

Nel film si capiva che i personaggi erano tanti ed ognuno di loro racchiudeva un mondo intero da poter esprimere come succede sempre per i personaggi del regista, quindi con un grandissimo potenziale per poter indagare di più.

La tua vita prima della pandemia si divideva tra l’Italia e gli Stati Uniti, ora come ti sei adattato?

Devo dire che si è creata una sincronia astrologica nei miei pianeti in quel momento, in quanto avevo appena terminato le riprese di un progetto e poi quindici giorni dopo siamo stati chiusi per pandemia, infatti con tutto il cast ci siamo reputati fortunati da poter concludere tutto in tempo. Per tutti questo periodo di chiusura e di riflessione ha voluto dire capire cosa conta realmente nella vita, come gli affetti quelli veri, e soprattuttola famiglia.

Io personalmente avendo i genitori molto anziani ne ho sofferto particolarmente in quanto non li ho potuti abbracciare per paura di poterli contagiare.



Nel lento ritorno alla normalità sei tornato a frequentare il cinema in sala?

Sì, certamente, ho visto da poco “Tre piani” di Nanni Moretti, che mi ha davvero messo in moto il cervello, infatti subito dopo mi son letto il libro.

Personalmente ho visto tante sale piene, quindi credo che ci sia proprio la voglia di tornare a condividere il rito collettivo del cinema, che anche se coadiuvato dalle piattaforme in streaming non potrà mai essere sostituito.

Io amo il momento in cui siamo tutti seduti e si spengono le luci, è un qualcosa di magico che fa bene a tutti.

E per il teatro che mi dici?

Sono tornato anche a teatro, e devo dire che anche se ci hanno provato a metterlo in streaming, non potrà mai dare le stesse emozioni, anche perché viene a mancare la forma di scambio tra gli attori ed il pubblico.

Invito tutti a farlo nella maniera più assoluta, tornare a teatro ci rende migliori, ci permette di rispecchiarci, capire le nostre vite e di comunicare dei messaggi.

La prima serie è fatta, ci sarà un seguito?

Non posso svelare nulla, tranne che ovviamente farebbe piacere a tutti.

Leo Gassman, un cantautore con la testa sulle spalle.

Photography by Davide Musto

Styling by Rosamaria Coniglio

Grooming Maria Esposito Simone Belli Agency

Location NH Collection Vittorio Veneto

Photographer assistant Angelo De Marchis 

Cover total look | Emporio Armani


Leo Gassman, ha un cognome importante da portarsi addosso, figlio di Alessandro e nipote di Vittorio, una vera famiglia reale della settima arte, ma lui sin da piccolo sceglie la musica.

Con la forza e la tenacia che solo un vent’enne può avere, studia ed esprime il suo cantautorato fino ad arrivare primo in classifica a Sanremo 2020 nella sezione “Nuove proposte”, con “Vai Bene Così”.

Dopo un anno e mezzo di pandemia è pronto ad uscire con un nuovo album anticipato dal singolo “Down”.

Lo abbiamo incontrato durante il Festival di Venezia dove si è anche esibito.


Total look | Marsem 

Discendi da quella che è una famiglia reale del cinema italiano, senti il peso del tuo cognome?

No assolutamente, posso solo che essere estremamente riconoscente, per l’educazione che ho ricevuto negli anni e che mi accompagnerà per il resto della mia vita.

Sono fiero di tutti in famiglia, da mio padre a mia madre e mio nonno, che sicuramente ha lasciato un segno nel panorama del cinema italiano.

Hai sempre voluto fare musica, non hai mai pensato di fare cinema anche tu?

La musica mi ha sempre appassionato questo è sicuro, me lo hanno chiesto tantissime volte se volessi fare cinema, ma per ora non ci ho mai pensato, tra gli studi e la mia musica non ho avuto tempo per altro.

Poi sono giovane, magari in futuro cambierò idea.


Total look | Etro 

Vinci Sanremo giovani nel 2020, e due settimane dopo l’Italia ha chiuso, quanto ti son girate le scatole?

Ma direi di no perché il mio approccio con la vita è sempre molto tranquillo, quindi ho cercato di trarne il meglio in qualsiasi caso, mi sono chiuso in studio ed ho lavorato.

Per me la prima quarantena è stato un periodo di grande ispirazione, ed ho scritto dei brani che non vedo l’ira di far uscire e che mi rappresentano in pieno.

È stato quel tipo di tempo che ho dedicato a me stesso e alla mia crescita interiore.

Quest’anno eri al festival del Cinema di Venezia, sei abituato ai red carpet? Che cosa provi quando sei li?

No assolutamente, per altro è stato il mio primo red carpet di quelli ufficiali, è stata una bellissima esperienza facilitata dal fatto che a Venezia mi sento un po’ a casa, non per la mia arte ma per quella con cui sono cresciuto, pane e cinema sono la mia vita.

Oltre a sfilare ho anche avuto la possibilità di suonare in un bellissimo chiostro, quello di Sant’Apollonio, ed è stato davvero emozionante, in quanto suonare sull’acqua non ti capita tutti i giorni.


Total look | Fendi 

Soprattutto per un cantante lo stop pandemico è stato prolungato, come lo hai vissuto?

Mi reputo fortunato perché anche subito dopo il primo lockdown ho avuto diverse occasioni di suonare con la mia band, sono uno che si adatta, mi basta anche solo chitarra e voce, quindi, forse è più facile.

Spero che il momento in cui si possa tornare con le sale in piena capienza con tutto il pubblico davanti sia vicino, ma sembra che i presupposti ci siano, bisogna solo attendere ancora un pochino.

Cosa ne pensi della cultura in Italia?

Purtroppo, l’Italia è un paese che non riesce a valorizzare l’arte, siamo un paese che potrebbe tranquillamente vivere solo di quello, e non parlo solo della musica, ma ad esempio il teatro, non conosco nessun ragazzo della mia età che lo frequenti.

Bisognerebbe fare qualcosa a tal proposito, istituire dei fondi, e dare la possibilità ai giovani di portare in scena i loro spettacoli in nome di quelle eredità culturali che sono vive e vanno protette.Quando si investe i frutti arrivano sempre, il problema è quando non si fa nulla e si lasciano le cose in stallo.


Total look | Emporio Armani 

Frequenti l’università, che percorso stai seguendo?

Sto per laurearmi in Comunicazione e psicologia in inglese a dicembre, studio alla John Cabbot che è l’università americana a Roma, la quale mi ha sempre dato innumerevoli spunti di riflessione e mi ha aiutato ad esercitare quella parte di me che a volte nella musica che vive di impulsi e non riesci ad esercitare.

Ma soprattutto mi ha sempre tenuto con i piedi per terra lasciandomi la possibilità di crescere internamente allargando i miei orizzonti.

Federico Cesari: “Mi metto alla prova e vi stupirò”

Photographer Davide Musto

Fashion Director Rosamaria Coniglio

Grooming Cosimo Bellomo

Photographer Assistants Dario Tucci and Edoardo Russi

Styling Assistant Cecilia Fefè

Look cover DROME

Abbiamo conosciuto Federico nel ruolo di Martino in “SKAM Italia”, che ha aperto le porte dell’Olimpo agli attori più amati dalle nuove generazioni italiane. Questa nuova stagione cinematografica lo ritrae come protagonista di un nuovo progetto, diretto da Francesco Bruni e tratto dal libro Premio Strega Giovani 2020 Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza” che ci mostra in una rappresentazione forte e allo stesso tempo fragile il ritratto di questa nuova generazione attraverso la cruda esperienza dei trattamenti medici obbligatori. Lo vedremo poi nel primo film italiano Amazon Original, “Anni da Cane”, diretto da Fabio Mollo, e il prossimo autunno su Amazon Prime Video.

Su Manintown ti abbiamo conosciuto quando interpretavi il ruolo di Martino Rametta in Skam. Cosa è successo in questo anno e mezzo?

In questo anno e mezzo è successo tanto perché sono maturato molto e ho affrontato progetti che mi hanno aiutato a capire ancora di più questo lavoro. Non si smette mai di imparare, continuo a seguire nuovi lavori dai quali apprendo molto e mi auguro che sia sempre così. Sto lavorando a progetti che mi hanno permesso di cimentarmi in storie e dimensioni che sono totalmente lontane da me ma che mi permettono, grazie all’esperienza indiretta, di viverle e quindi di crescere. 



Cosa puoi dirmi del tuo ruolo in Anni da cane?

In Anni da cane ho un ruolo diverso da quelli che ho sempre interpretato perché nonostante sia sempre un adolescente, il personaggio è molto ben caratterizzato. Nel film il personaggio è fortemente caratterizzato dal suo impaccio, dalla sua incapacità e timidezza nel comunicare i sentimenti e questo motivi lo porta a sviluppare un modo di relazionarsi diverso da quello dei suoi coetanei. 

Un ruolo che vorresti interpretare?

Non ne ho uno specifico, ne vorrei uno che mi metta alla prova, anche se sono contento di quelli che ho avuto fino ad ora. In generale mi appassiono molto ai personaggi più diversi da me, che mi portano ad uscire fuori dal mio.

Sei tra le new faces del nostro nuovo numero cartaceo insieme ad altri giovani talenti, chi apprezzi particolarmente tra le nuove generazioni?

Sono contento che si stia dando spazio ai nuovi talenti e alle giovani promesse perché possono dare tanto e, se messi alla prova, possono maturare moltissimo arrivando a regalare bellissime emozioni al pubblico ma anche al nostro cinema. Chi apprezzo particolarmente lo tengo per me…



Parallelamente alla carriera di attore come proseguono gli studi universitari?

Gli studi universitari procedono un po’ a rilento per via degli impegni lavorativi che sto avendo in questo periodo. È importante arrivare al momento di una scelta e io l’ho fatta. Questa è stata fatta come parte di un processo di maturazione nell’ultimo anno e mezzo e per adesso sono soddisfatto del percorso fatto finora compatibilmente con il lavoro che ho intrapreso. Se valuto esclusivamente il mio percorso accademico senza metterlo in relazione al mio lavoro si creano delle aspettative che non vengono soddisfatte per forza di cose perché non ho tempo ed energie piene da dedicare all’università. Da un certo lato mi dico di aver fatto il massimo, dall’altro lato se la mia vita dovesse essere il percorso da medico, dovrò sicuramente recuperare della strada. 

Il tuo motto?

Non ho un motto preciso, cerco sempre di mettermi in gioco per superarmi e stupirmi ogni volta ma senza dimenticare da dove sono partito ossia dal divertimento e dalla bellezza che c’è nel mio lavoro cercando di non focalizzarmi solo sul fatto che sia un lavoro e quindi bisogna ottenere dei risultati a tutti i costi. Ci sono periodi in cui le aspettative non sono raggiunte ma questo fa parte del processo. 

Prospettive per i prossimi mesi?

Nei prossimi mesi tanto lavoro e tanta concentrazione. Sto affrontando un progetto bellissimo di cui sono molto felice e che mi sta facendo scoprire parti di me che non conoscevo. Molto faticoso, ma che spero possa dare tanto alle persone. Al momento è l’unico focus, e spero che anche in quelli successivi ci siano molte soddisfazioni perché ce la sto mettendo tutta.