Dal pugilato a Mare Fuori: la sfida di Artem 

Artem per MANINTOWN

Due occhi azzurri intensi che ti lasciano intravedere purezza e coraggio, la vita di Artem è una vera avventura sin da piccolo; nasce in Ucraina nel 2000 per arrivare da bambino ad Afragola, nell’entroterra napoletano, reduce da una situazione famigliare difficile. Il suo percorso nel cinema inizia quasi per gioco, ma si consolida passo dopo passo fino al successo di Mare Fuori e all’ultima sfida di Pechino Express. Una storia personale quella di Artem, all’insegna dell’indagine interiore e di una grande determinazione, superando i propri limiti alla ricerca di un equilibrio. 

Artem
Total look Sandro

«Mi sono tuffato in questo mondo, nel buio, nel vuoto, e in questo vuoto ho trovato una salvezza e una ricerca interiore»

Quando hai iniziato a pensare che avresti fatto l’attore, o quantomeno che il cinema poteva essere una professione?

Quando ho capito che non è soltanto lavoro, ma è una cosa che sono capace di fare. Mi sono tuffato in questo mondo, nel buio, nel vuoto, e in questo vuoto ho trovato una salvezza e una ricerca interiore. 

E quanti anni avevi quando l’hai capito?

20 anni, durante il Covid. Era il periodo in cui ho lasciato i miei vecchi sogni alle spalle e si stavano aprendo nuove porte e orizzonti.

Da piccolo ti interessava già il cinema? Che passioni avevi?

Da piccolo mi piaceva solo combattere e sognavo di diventare campione del mondo di pugilato. Poi ho capito che ero potenzialmente capace di fare qualsiasi cosa nel momento in cui iniziavo a farla, partendo anche dalle piccole cose. Per esempio, quando lavoravo in autolavaggio, sul cantiere o in una fabbrica, mentre stavo in un posto, mentalmente visualizzavo e capivo cosa fare… ma come te lo spiego? (ride, ndr).

«Mi sforzo di essere la miglior versione di me stesso e di essere un esempio nel quotidiano»

Pensando anche oggi alla situazione dell’Ucraina, che ricordi hai del tuo Paese e delle tue radici?

Sono nato in un villaggio nell’Ucraina centrale. Della mia terra resta tutto, oltre al sangue, e a volte mi manca tantissimo. In questo periodo della mia vita sto sentendo tanta nostalgia e grande dolore per quello che sta succedendo. È passato molto tempo dall’ultima volta che sono stato lì, su quel campo di grano, su quella terra… Nel pensare a tutti i viaggi che mi sono fatto, mi ricordo il cielo dello Sri Lanka, quello del Vietnam. Li ho ben presenti, perché sono un uomo che guarda sempre il cielo. Oggi non riesco a ricordare il cielo dell’Ucraina.

E di Napoli cosa ti piace ancora oggi? Qual è la cosa che ti trattiene?

Gli amici (ride, ndr). Scherzi a parte, a Napoli si può fare davvero molto. È una città, un territorio dove ci sono un sacco di talenti.  Mi sforzo di essere la miglior versione di me stesso e di essere un esempio nel quotidiano. E questo cerco di raggiungerlo restando focalizzato sul posto. Come quando costruisci una casa, c’è un cantiere e tu vai a controllare i lavori. Devi capire cosa stai costruendo. Questo è il motivo che mi fa rimanere a Napoli. Il mio istinto corre verso l’oceano, spinto ad andare nel mondo, però c’è ancora tempo per tutto. E ci sarà il tempo per diventare una celebrità (sorride ancora, ndr).

«Mare Fuori è stata la mia prima vera esperienza professionale e una grande palestra anche di vita. È stata fondamentale come preparazione, perché grazie a questa serie ho scoperto le mie capacità artistiche»

Raccontami del tuo percorso prima di Mare Fuori

La Paranza dei Bambini è stato il mio primo lavoro nel cinema. Mi chiamarono a recitare in questo film di Claudio Giovannesi, basato sul libro di Roberto Saviano, che ha poi vinto un premio al Festival di Berlino e un riconoscimento ai Nastri d’Argento. È stata la mia prima esperienza, che avevo preso quasi come un gioco, anche se è stata importante. L’anno dopo è diventato un lavoro. Però non avevo ancora la consapevolezza, perché ero ancora un ragazzino del quartiere. Non ero ancora maturo. Col passare degli anni si prende consapevolezza di quali sono le cose essenziali della vita, diventando la persona che sei. Quello che sei a casa, lo sei anche nel mondo. È il mio motto. Lavorare su me stesso per poi tuffarsi nel mondo.

Il successo di Mare Fuori è arrivato in modo inaspettato…

Non mi aspettavo proprio niente da Mare Fuori. Credevo anzi sarebbe stata un’esperienza breve e che avrei dovuto chiudere quella porta. Invece non è stato così. Sono partito da non professionista e la serie è stata una bella scuola con un ruolo forte e sensibile allo stesso tempo. Non dobbiamo pensare troppo, dobbiamo agire avendo la consapevolezza che siamo forti in qualsiasi momento della nostra vita. È sempre possibile rialzarci. Mare Fuori è stata la mia prima vera esperienza professionale e una grande palestra anche di vita. È stata fondamentale come preparazione, perché grazie a questa serie ho scoperto le mie capacità artistiche. E poi sono grato a questo progetto e per il mio ruolo che sta andando verso la luce. Sta prendendo consapevolezza e sta maturando. E io questa cosa la percepisco, perché mi accorgo che anche che gli spettatori la percepiscono. 

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«Molti di noi hanno paura di restare soli. Io non dico che bisogna esserlo, però a volte le circostanze della vita ci mettono in queste condizioni. E questa solitudine può essere importante e diventare un punto di forza per prendere la direzione giusta»

Grazie a Mare Fuori è nata una nuova generazione di talenti

Certo, per Napoli in primis è stata una svolta, ma anche per l’Italia in generale. Ci sono tantissimi giovani che stanno emergendo e con una propria visione.

Da Mare Fuori a Pechino Express, come è stato trovarti in questa avventura?

È stata un’esperienza. Quando mi hanno chiamato, per me è stata un’opportunità unica di staccare dal mondo, perché prima di tutto dovevamo stare due mesi, durante tutto il periodo di registrazione del programma, senza il telefono. Quando stai da solo con te stesso chi scopri? Te stesso. E capisci quali sono i tuoi pensieri. Molti di noi hanno paura di restare soli. Io non dico che bisogna esserlo, però a volte le circostanze della vita ci mettono in queste condizioni. E questa solitudine può essere importante e diventare un punto di forza per prendere la direzione giusta, anche nei momenti di ansia e paura che ci sono stati nel programma. 

Artem
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Credits

Photographer Maddalena Petrosino

Stylist Valeria Papa

Make Up Artist & Hair Stylist Alessandro Joubert

Location Rome Cavalieri Waldorf Astoria

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