MANINTOWN EDITORIAL: We’ll always have Paris

Avremo sempre Parigi per la mole di spot che identificano nell’immaginario collettivo la città più fotogenica di tutti i tempi. La storia moda racconta gli spazi personali e il daily walking del classico clichè parigino che fa del proprio guardaroba uno status.

Les Marais day & night, la dolcezza e l’arguta sensualità si perdono nell’obiettivo di Mark de Paola, guest photographer Manintown che firma i progetti Leica a livello worldwide e che, con questi scatti segna il suo ritorno nella capitale francese nei giorni di Paris Photo Fair.

Un’esperienza visiva che ferma il tempo grazie alla sensibilità del fotografo e del suo team d’eccezione.




Total look Issey Miyake

Photographer Mark de Paola

@depaolapictures 

Styling Alessia Caliendo

@alessiacaliendo

Model

Manon Patrice with Marilyn Agency Paris

@pmanon_ @marilynagencyparis 

Hairstylist

Yumiko Hikage with Saint Germain Agency

@yumikohikage @saint_germain_agency 

Makeup Artist

Taeyoung Kim

@taeyoungkkim 

Producer

Sage Backstrom with dePAOLA Pictures

Perdersi e ritrovarsi nel Labirinto di Arianna

Il filo unisce e separa i due protagonisti della storia moda coinvolge in versione inedita una delle dodici meraviglie della Fiumara d’Arte.



Misticismo e devozione guidano il percorso curvilineo dei factotum nel raggiungere un tassello del museo a cielo aperto agli argini del fiume Tusa. E come ogni storia d’amore che si rispetti la tormenta coglie di sorpresa, ma ritrova la strada in un esito impattante, rivoluzionandone i piani iniziali. La scultura che la ospita rappresenta un simbolo archetipo scelto per raccontare il percorso fisico e interiore in una scena atemporale. L’ignoto, la scoperta, la sorpresa. In esclusiva su Manintown.



L’affascinante storia editoriale valorizza il progetto dai futuri riscontri presso la Fiumara d’arte. Una visione nata nel 1982 dall’estro del mecenate di origini messinesi Antonio Presti con l’intento di omaggiare la memoria del padre. Il primo tassello fu l’enorme scultura in cemento armato accessibile alla collettività realizzata da Pietro Consagra. La materia poteva non esserci, è composta da due elementi inclinati e paralleli, uno bianco e uno nero, che si innalzano al cielo. Gli ambiziosi intenti di Presti fanno diventare il sogno molto più ampio dando vita a un parco di sculture contemporanee eretto lungo il fiume Tusa.



Una curva gettata alle spalle del tempo, a cura di Paolo Schiavocampo, consiste in un monolite di cemento armato e ferro.  L’anno seguente viene realizzata una terza opera dall’artista Tano Festa: Monumento per un Poeta Morto conosciuta ai più come “Finestra sul mare”, viene dedicata dall’artista al fratello poeta prematuramente scomparso. In quello stesso anno Presti bandisce un concorso di scultura riservato ad artisti under 40. Molte le adesioni internazionali ma le opere selezionate e realizzate sono solo due, quelle di Antonio Palma edi Italo Lanfredini : Energia mediterranea e Labirinto di Arianna.



Nello stesso anno venne prodotta da Hidetoshi Nagasawa, l’opera  Stanza di Barca d’oro. Una curiosità che la riguarda è quella che è nata per essere chiusa per cento anni essendo stata sigillata dopo la sua inaugurazione con una porta,per far si che essa potesse vivere “solo attraverso l’energia mentale della memoria”. 

Vari provvedimenti giudiziari per abusivismo edilizio e occupazione del demanio marittimo ne bloccano il completamento fino al 2006 quando, a seguito dell’intervento dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, viene riconosciuto il Parco di Fiumara d’arte.



Risalgono a quel periodo l’Atelier sul Mare e l’allestimento dell’opera decorativa Arethusa degli artisti Pietro Dorazio e Graziano Marini che, tramite un ’installazione di ceramiche policrome, hanno cambiato il volto della caserma dei Carabinieri di Castel di Lucio. 



L’Atelier sul mare di Castel di Tusa è un albergo-museo d’arte contemporanea unico al mondo le cui camere sono state realizzate da artisti internazionali e dove, come afferma Presti, «alberga l’utopia dell’arte». 

Il 21 marzo 2010 viene inaugurata la scultura Piramide – 38° parallelo, realizzata dallo scultore Mauro Staccioli in acciaio Corten, posta su una leggera altura a Motta d’Affermo, le cui coordinate geografiche centrano esattamente il trentottesimo parallelo. 



Nell’estate 2020, nel pieno del disorientamento pandemico, viene inaugurata l’ultima opera della Fiumara: Il cavallo eretico, di Antonello Bonanno Conti. La scultura, posta sul lungomare di Tusa, invita ad aprirsi alla ricerca del vero, del bene e del giusto senza timore di essere eretici. 



Non tutti sanno che il musicista Mahmood ha omaggiato Fiumara d’arte e le sue opere è scegliendole come set per il videoclip della canzone Klan.



Photographer and art director Domenico Petralia  @Productionlink agency

Styling & Production Alessia Caliendo

Make up Eleonora Juglair 

Hair Florianna Cappucci using R+CO

Filmaker and editing Marco Mezzani @Simple_ag

Sound design Space Hunter

Photographer Assistant Laura Juvancic

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Models: Alessia @fabbricamilano

Vania @urbanmodels

Beauty Icona Milano: Eyebrow design 02, Crystal lips transparent lipgloss, CC Icona CC the multitasking cream

Special thanks to

Hotel & Ristorante La Playa Blanca

Creperia & More Santo Stefano di Camastra

Bagheria direzione Bologna : il gran bazaar musicale firmato Gen Z è Giuse The Lizia

Novembre 2021. Incontro sotto i portici bolognesi il giovanissimo palermitano Giuse The Lizia all’alba della pubblicazione del suo primo EP, Come Minimo. Un progetto musicale che nasce nel segno della contaminazione e dei generi che lo rappresentano rap, hip-hop, synth pop, indie e punk rock. 

Hai soli 19 anni e un a dir poco recente approccio allo strumento che, nella tua terra d’origine, ti ha portato a suonare in una cover band degli Strokes. Un carico indie rock così importante ha influenzato le tue attuali scelte stilistiche?

Sicuramente si. Ho ascoltato indie rock per tutto il periodo selle superiori e le influenze si sentono. In generale, ogni volta che mi metto a scrivere o a suonare prendo ispirazione da ciò che fa parte della mia memoria musicale.

Bagheria direzione Bologna,il confronto con un tessuto universitario ricco di stimoli adesso è parte della tua quotidianietà. Come minimo di sei visto proiettato in un ambiente totalmente diverso. Raccontaci le tue giornate tra lezioni , sessioni e una massima cura dei dettagli nel panorama social (Giuse ha un volto attoriale che su Instagram viene enfatizzato da scatti analogici che rispecchiano anche i suoi sound).

Le giornate passano sempre molto veloci, provo ad incastrare tutti i miei impegni e la sera sono distrutto. Quando sono libero scrivo o ascolto nuova musica.



Come Minimo, è anche il titolo del tuo primo EP, recentemente pubblicato, nato dalla collaborazione con il tuo amico Mr Monkey. Hai raggiunto dieci tracce ed è stato anticipato da ben 3 singoli. Affermi che si tratta di un brano “onesto” nato dall’emotività pandemica che ha profondamente segnato la Generazione Z. Quanta introspettività è presente nell’EP e come pensi si evolverà il tuo stile di produzione in futuro?

L’introspezione è presente in tutti i pezzi, ogni volta che scrivo qualcosa racconto di me al 100%. Tento di non essere troppo didascalico perché mi piace pensare che chi ascolta possa rivedersi nei brani. In Come Minimo mi metto particolarmente a nudo. Del resto, stavo veramente male e serviva una canzone che fissasse il sentimento.

Lo stesso EP è un gran bazaar di generi che si contamina e si fonde con ispirazioni indie, rap, hip-hop, synth pop ed un leggerissimo punk rock. Mi viene voglia di chiederti la tua playlist Spotify.

Ne ho diverse! Sono tutte molte contaminate, dal cantautorato all’indie rock, passando per il rap ed ultimamente anche un pò di trap! Ascoltare tanto aiuta ad essere elastici anche nel produrre la propria musica.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per i prossimi mesi?

Tanti concerti e tanta musica. No spoiler ma voglio assolutamente far conoscere l’EP in giro per l’Italia. Stay tuned!

Cover: Stefano Bazzano

Il futuro è la slow music e ce lo insegna Marianne Mirage

L’incontro visivo e il talk con Marianne Mirage è uno dei più attesi delle ultime giornate di caldo. Ci interessa scoprire come l’artista, nel corso degli ultimi anni, si sia evoluta fino a connettere la pratica dello yoga alla sperimentazione musicale. E a chiederle come Patti Smith, si proprio la Gran Madre della musica rock, l’abbia scelta per gli open act dei suoi concerti italiani.

Marianne ha un background fenomenale, una vita da giramondo con in tasca una laurea in Lettere e Filosofia e una borsa di studio, in qualità di attrice, al Centro Sperimentale di Cinematografia. Le sue classi yoga, che uniscono la musica alla pratica, sono sold out.

Misticismo e benessere, le rilassanti note di Marianne Mirage in esclusiva su Manintown.


Cappa Valentino, swimsuit Arrabal

Leggere la tua biografia è entusiasmante. Un padre pittore, una passione per il globe trotting, Sanremo con il brano firmato da Francesco Bianconi (Baustelle), soundtrack di pregio e una rosa di artisti che ti ha scelta per gli open act, tra cui spiccano Brunori, Patty Pravo e Tamino. L’occhio cade, però, su Patti Smith e l’interessante ingaggio avvenuto grazie a Youtube, è tutto vero?

INCREDIBILE EH? DREAM UNTIL IS YOUR REALITY. Quando vivi ogni giorno con tanta ricerca e voglia di scoperta non te ne rendi conto, infatti ancora oggi non guardo mai indietro. Ho anche imparato a non guardare troppo il futuro, senza fare tante previsioni. Mi godo il presente con tutte le cose che ha da offrire. Questo per me è la felicità. Tutti i ricordi restano ancorati nei miei comportamenti e nei modi di fare, diventando frutto di tutte le mie esperienze. Carver (scrittore americano) scriveva: “prendi tutto e mettilo a frutto”.



Possiamo affermare che tu sia stata un vero e proprio “miraggio” per tutta la fanbase che, dapprima ti seguiva come musicista, e ora ti segue anche per la pratica yoga. Infatti, durante il periodo di pandemia sei diventata un punto di riferimento per i tuoi follower, grazie alla condivisione della tecnica di meditazione personale accompagnata dal suono delle campane tibetane, della tua voce e della chitarra. Come è nata l’idea e che evoluzioni ha subito dopo tre lockdown?

La potenza dei gesti impulsivi è ingovernabile. Ricordo di aver preso una decisione netta. “Se a me lo yoga ha dato forza e mi ha insegnato a non avere più paura dovrà essere la mia missione farlo conosce alle persone che ne sentiranno la chiamata”. Pratico Yoga da 9 anni e il mio percorso è sempre stato una passione vissuta nel mio privato. I miei maestri Dharma Mittra a Nyc e Gaia Bergamaschi a Milano sono stati la fonte del mio sapere. Poi ho sentito di dover trasmettere quello che avevo imparato è così è nato Yoga Mirage che ora si espande sempre più con una community stupenda di persone sensibili e coraggiose, li conosco per nome e amo vedere i loro nuovi risultati durante le pratiche yoga. Yoga vuole dire unione, questo è il nostro mantra. Ci lega un forte filo d’oro prezioso. La musica oltre la pratica ci aiuta e creare un legame emotivo forte.



21 luglio 2021, la data segna la rinascita di Marianne Mirage grazie all’album “MIRAGE” che guida l’ascoltatore in un viaggio musicale ricco di sperimentazioni. L’album abbraccia davvero tante sonorità, grazie alla versatilità dell’artista, planando dal jazz all’atmosfera delle colonne sonore italiane degli ‘anni 60. La sua durata è di un’ora, proprio come la pratica yoga.

Quanto tempo ha richiesto e come si è sviluppata la sua realizzazione?

Bella domanda perché in realtà durante questo anno così strano, dedicato all’immersione dentro di noi, alla meditazione e alla consapevolezza delle nostre fragilità, è nata la necessità spontanea di creare una musica che ci accompagnasse in questi viaggi dilatati nel tempo. 

Ho conosciuto Marquis (giovanissimo produttore) che aveva la stessa idea. Abbiamo fatto i bagagli e siamo partiti per il Lido di Dante in Romagna (mia terra di origine) dove abbiamo preso uno studio al mare, per registrare il disco durante la pratica all’alba, immersi nella natura e nelle onde. Il disco è nato così, in simbiosi con la natura e gli strumenti musicali (moog, farfisa, vibrafono, arpa). Uno dei giorni di registrazione camminando ho incontrato un pavone per strada e da quel segno ho capito che stavamo facendo la cosa giusta. 


Total look Missoni, occhiali Isabel Marant

Marianne respira natura, vive in una casa giardino e la sua evoluzione è stata scelta anche da Nike che, per la sua audience worldwide, ti ha commissionato un video esclusivo che unisce la pratica yoga all’esperienza sonora. In programma, inoltre, una lunga tournée che ti vede interessata a portare le arti olistiche in tutto il mondo. Quali sono le tappe dell’immediato futuro?

La pratica che ho ideato per Nike è stata bellissima da realizzare perché il team era totalmente dentro l’esperienza. 

Ora, dopo i retreat in Grecia e Puglia ci sono stati i concerti e ci saranno appuntamenti di Yoga Mirage in tutta Italia per praticare insieme. Infine una bellissima sorpresa, il sito www.yogamirage.com, un luogo dove condividere pratiche di yoga, pensieri, musica ed emozioni, sempre nel mio mood molto Rock and Roll.



Ti abbiamo visto, in qualità di relatrice, sul palco del Tedx di Rieti. Il tema del monologo è stato “Respirare”, per chi non ha partecipato dal vivo come potresti riassumerlo? 

Nasciamo con un inspiro e moriamo con un espiro… lo sapevi?

Durante lo shooting l’esplosiva Marianne chiede di aggiungere un commento riguardante la giornata trascorsa insieme: “Questo nostro incontro è stato magico. Le fotografie non sono solo da guardare, sono da sentire. Ti devono far viaggiare, in un istante ti traghettano in un mondo. Questo secondo me è stato il nostro viaggio tra le dune di ghiaia. Ho amato tutto il team di lavoro che si è lasciato trasportare dal l’energia del disco e abbiamo messo in immagini quello che il disco racconta”.



Photographer Paolo Musa

Special content direction, production, interview and styling Alessia Caliendo

Make up Elena Bettanello @ Julian Watson Agency

Hair Gianluca Grechi

Location Cave Rivolta Inerti Rivolta srl

Beauty Faced

Special thanks l’Altro Tramezzino

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Backstage Photographer Riccardo Ferrato

All’inizio era la A, la A di Arles

Scatti a cura di Riccardo Ambrosio.

La prima lettera dell’alfabeto è scelta come nuovo simbolo grafico dell’immancabile poster feticcio che sarà presente nelle case e negli studi di generazioni di fotografi. Gli stessi che, nel corso degli anni, hanno visto la piccola cittadina provenzale diventare centro nevralgico della fotografia internazionale. 

Rencontres d’Arles identificano un festival la cui importanza va di pari passo con l’essere il trampolino di lancio nella fotografia e nella creatività contemporanee.

Piccole cappelle medievali, complessi industriali ottocenteschi ma anche il fascino decadente di un Monoprix anni Novanta e di un giardino pubblico alle pendici dell’iconico Anfiteatro romano, diventano luogo dove esibire opere inedite e rassegne cult.


“Should we invent a new rite of passage for this very peculiar time? Retouch this blank year in technicolor?” È quello che si chiede, nel pieno delle evoluzioni pandemiche, il nuovo direttore della manifestazione Christoph Wiesner. 

Nell’ordine di riempire i grandi vuoti creatisi con il distanziamento sociale e le limitazioni collettive, la fotografia continua a emettere segnali luminosi, aprendo spazi a nuovi metodi di resilienza.

Oltre 20 le mostre in programma, gli eventi collaterali e i relativi workshop collocati nella cittadina e nelle altre aree dell’intera regione, identificata come Grand Arles Express, tra cui il Mucem, il FRAC PACA, la Collection Lambert, e il Centre Photographique Marseille. 

Una fotografia priva di filtri, immediata nello sviluppo, fa della sua veridicità parte del racconto che vede Manintown individuare le mostre da non perdere in un one-day trip che coniuga la cultura visiva al sapore provenzale.



STÉPHAN GLADIEU 

République populaire démocratique de Corée

La Corea del Nord è sempre stata un enigma per l’artista perché infatuato dalla resilienza della nazione che è sopravvissuta al blocco comunista, agli embarghi internazionali e alle crisi economiche, climatiche o alimentari. Il suo approccio rivoluzionario nel ritrarre individualmente i funzionari nordcoreani ha creato sconcerto da parte di una cultura collettivista. La stessa che ha comunque accettato per un desiderio di apertura, ma anche perché l’idea di pose frontali e inquadrature rigorose era familiare e comprensibile. Il risultato è un percorso espositivo en plein air senza precedenti, il cui animo satirico e K-pop lo rende fiore all’occhiello della manifestazione.



THE NEW BLACK VANGUARD 

Photography between art and fashion 

L’unica mostra in calendario che decide di coniugare la fotografia autoriale con la moda.  I lavori, in questo caso, non sono inediti ma sono stati fruiti a livello massivo grazie a testate settoriali, mostre, campagne pubblicitarie e social media. Tutto ruota intorno al black power, dalla rappresentazione della quotidianità alle forme espressive che si coniugano nella costruzione dell’immagine.  Si va oltre i confini dell’omologazione e si utilizza il mezzo come una forma di attivismo visivo. Gli artisti, residenti e operativi in contesti molti diversi tra loro- New York e Johannesburg, Lagos e Londra – presentano nuove prospettive sulle tematiche inerenti la razza, la bellezza, il genere e il potere.



MASCULINITIES 

Liberation through photography 

Un’analisi sulla codificazione della mascolinità dagli anni ’60 ad oggi nel mondo della fotografia e del cinema. Il lavoro di oltre 50 artisti internazionali tra cui Laurie Anderson, Sunil Gupta, Rotimi Fani -Kayode, Isaac Julien e Catherine Opie, viene esposto sulla scia di #MeToo, puntando uno spot sulle diverse tipologie di mascolinità che permeano la società odierna. Complessa e contraddittoria, si affianca a temi come il potere, il patriarcato, l’identità queer, le politiche razziali, la femminilità, gli stereotipi ipermaschili e la famiglia. 



THE POWER OF ART IN TIMES OF ISOLATION 

L’umanità è messa a dura prova da uno scenario pandemico inimmaginabile. Ci riappropriamo dei nostri spazi e dei nostri corpi. Vediamo il trasformarsi delle relazioni sociali e il rivoluzionarsi dello scenario politico ed economico con conseguenze sul capitalismo globale. I modelli antropocentrici e l’eccezionalismo umano vengono ripensati assumendo significati e forme inedite all’interno di installazioni che catalizzano il visitatore grazie alla presenza di campi magnetici.



PIETER HUGO 

Being present 

Being Present offre un’ampia panoramica sulla fotografia ritrattistica di Pieter Hugo a partire dai primi anni 2000. La ricerca antropologica, che vede l’artista impegnato sugli outsider e sulle mille sfaccettature dell’umano, viene raccontata in un percorso progettuale che inizia con l’azione condivisa dello sguardo per poi amplificarsi, delineando l’opera, grazie alla connessione con ogni singolo soggetto.



CHARLOTTE PERRIAND 

How do we want to live? Politics of photomontage 

Nell’inusuale cornice di un grande magazzino dall’aria fatiscente non ci si aspetterebbe mai di trovare una monografica dedicata ad uno degli autori più interessanti del secolo scorso.

Al piano superiore del Monoprix si sviluppa il percorso dedicato a Charlotte Perriand, la fautrice dell’”arte di abitare” in relazione con la natura. Perriand usò la fotografia non solo come strumento di osservazione della realtà, ma anche per promuovere la sua concezione di un nuovo mondo. La mostra offre uno sguardo sui suoi metodi di lavoro e la sua incredibile collezione di fotografie – stampe d’epoca, negativi, ritagli di riviste e fotografie personali – esposte per la prima volta, con la riproduzione dei suoi monumentali fotomontaggi.

Riecheggiando le nostre attuali paure, negli anni ’30, la fotografa usò gli stessi per denunciare le malsane condizioni urbane e presentare la sua visione di come la vita possa essere resa migliore.  


https://www.rencontres-arles.com

Attesa rinascita: proiezioni Milano Moda Donna

Aspettando Milano Moda Donna, incontriamo i 21 volti più interessanti presenti in town.

La Design Week, i più importanti eventi fieristici settoriali e Milano Moda Donna ora più che mai, e dopo varie stagioni phygital, sono dietro l’angolo. Quante e quali limitazioni vi saranno non ci è dato saperlo ma ciò che è certo è il delinearsi dei profili di uno dei più imprevedibili Rinascimenti del ventunesimo secolo.

Mai come in questo frangente storico i due sostantivi sono connessi all’universo femminile. La quotidianità e le notizie che si rincorrono, in merito ad una concreta e tangibile rinascita, vedono la nostra mente proiettarsi verso la ripresa delle grandi manifestazioni che rendono l’Italia, e soprattutto Milano, centro nevralgico e punto d’approdo di buyer e stampa internazionale.

Milano e i suoi luoghi, diventano, quindi, la cornice per raccontare 21 volti femminili internazionali presenti in town in attesa di un risveglio visivo, reale e virtuale, che li vedrà protagonisti tra show, presentazioni e contenuti digitali. 

L’appuntamento è Settembre.


Camilla Colombo @ D’ management, Total look Calcaterra, Sandali dorati Giuseppe Zanotti, @_cmillac_


Giulia Ghezzi @ Next Model management, Completo e camicia Vescovo, Grembiule Borbonese, Scarpe in pelo Marni, @isgiumangi


Aino Vierimaa @ The Lab Models

Total look Alberta Ferretti

Sandali Giuseppe Zanotti

@ainomarianne

Eicha Sall @ Women management

Completo Annakiki

Infradito Melissa

@eichamodel

Elo Valner @ Urbn Models

T-shirt Punkish

Jeans Annakiki

Baseball cap Flapper

Sneakers stylist’s own

@elovalner

Laiza Bucalon @ Wave management

Total look Romeo Gigli

Stivali alti Sergio Rossi

Spilla Immago Jewels

Occhiali da sole Marc Jacobs

@laizabucalon

Kiana Bedeau @ Urbn Models

Total look Flapper

Scarpe Sergio Rossi

Spilla Immago jewels

Occhiali da sole Carrera

@iamnotkianabedeau



Daria Zhalina @ Wave management, Total look Stella McCartney, Flats Alberta Ferretti, Occhiali da sole MSGM Polaroid, @daria.zhalina


Dariia Daraganova @ The Lab Models, Total look Suoli, Ballerine Antonio Marras, Occhiali da sole Missoni, @daraganova



Giulia Mussano @ The Lab Models, Cardigan Flapper,  Gonna scozzese Antonio Marras, Stivali neri stylist’s own, @giuliamussano


Tava @ Fabbrica Milano, Total look Acidalatte, Anello Immago jewels, Mocassini Marni, @_itstava



Lea König @ D’ Management, Total look Moncler collection, Stivali Philosophy di Lorenzo Serafini, @leakonig_


Liusia Zakharova @ Brave Models, Completo Marsiko, Top Andrea Pompilio, Flat Alberta Ferretti, @luciencastings


Madeleine German @ ABC Models Milan, Total look Valentino, Mocassini Alberta Ferretti, @madeleinegerman



Margot Hubac @ The Lab Models

Total look Valentino

Flat Alberta Ferretti

@margothbc

Li Chen @ABC Models Milan

Completo Weili Zheng

Camicia Sleep No More

Sneakers stylist’s own

@chen_liz

Seblewongel Vietti @ Pop Models, Total look Issey Miyake, Sabot Giuseppe Zanotti, Occhiali da sole Karl Lagerfeld, @seble_vietti


Wennan Zhao @ D’ management, Total look Philosophy di Lorenzo Serafini, Stivali alti Sergio Rossi, @zhaowennan_


Special content direction, production and styling Alessia Caliendo

Photographer Dave Masotti

Video director Jessica Basello

Make up Eleonora Juglair e Maddalena Brando

Hair Florianna Cappucci @ Freelancer

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Photographer assistant Gianfranco Maria Lo Sterzo

Hair assistant Stella Terzi

Beauty by

Hairmed

Glowria

Special thanks to

NH Milano Touring

Leonardo Hotel City Center

Armonico sushi culture 

Thayna Soares, a day with Giorgio Armani

“Lavorare con Giorgio Armani è un onore che apre le porte dei sogni”, sono le parole di Thayna Soares, modella haute couture e influencer, che conduce con sé Manintown dietro le quinte della sfilata uomo SS 2022.

“Ho avuto l’opportunità di essere una delle poche modelle scelte da Mr Giorgio Armani per la sfilata che racconta l’uomo della prossima Primavera/Estate. L’energia del backstage e il team di produzione in fibrillazione, così come il pubblico presente, mi hanno riportata alle sfilate pre pandemiche.

Il ritorno ad una nuova normalità ha motivato la line up che ha dato il massimo per una sfilata memorabile.

Casting perfetto, hair e make up raffinati come sempre, forme morbide e colori caldi hanno reso l’atmosfera rilassata e ovattata.

E’ incredibile come Armani possa essere così innovativo attraverso i tagli e i contrasti che l’hanno reso unico e inimitabile nel corso degli anni.

Sono circondata da tanto affetto e per me è un onore portare Manintown dietro le quinte di una delle mie passerelle preferite di sempre”.

Scatti di Stefano Guindani e Marco Erba

Assistente Rinaldo Sgarella






Dalla vittoria sanremese ai live: Gaudiano

Vincitore della categoria Nuove Proposte del 71esimo Festival di Sanremo 2021 con la canzone “Polvere da sparo”, Luca Gaudiano, in arte Gaudiano, sceglie Manintown per parlare del suo passato, del suo presente e del suo futuro, svelando quanto creda nel confronto diretto con chi gli sta a cuore. Un mantra che riporta al singolo Rimani, da poco approdato nelle classifiche italiane, che lo proietterà direttamente ai suoi primi e attesissimi live.

“Voglio scappare a Milano per farmi tagliare la faccia dal vento” e ci troviamo proprio qui per raccontarti come uno dei Men in town dell’anno grazie alla tua vittoria tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo. Possiamo ,quindi, dire che nel tuo caso il 2021 è iniziato in realtà con il vento in poppa non trovi?

Concordo pienamente, il 2021 ha subito un piacevole risvolto fisiologico generato da un 2020 di impegno e dedizione.



Dalla Puglia a Roma, dove hai approfondito gli studi musicali e vissuto alcune esperienze teatrali, al capoluogo meneghino. Come vivi la tua quotidianità da artista e quali sono i tuoi luoghi del cuore?

La mia quotidianità è molto casalinga. La vivo studiando, suonando e lavorando alle produzioni. Il mio arrangiatore è Francesco Cataldo che plasma la struttura melodica e armonica di ciò che elaboro. Il luogo del cuore è diventato la Scuola di Musica di Novate dove, insieme al mio amico Dave Marchi, ho iniziato a porre le basi dei miei esordi. Una location dove si respira musica in ogni angolo e si percepisce l’entusiasmo dei piccoli musicisti concentrati nella propria formazione.

Il brano presentato a Sanremo “Polvere da sparo” narra la cruente tematica della metabolizzazione di un lutto che attraverso le note viene “donata” alla memoria collettiva. Atto liberatorio ma anche un’elogio alla fragilità emotiva di un giovane uomo. Guardare oltre le nuvole attraverso la musica è uno dei messaggi che hai voluto dare ma quali altri si celano in esso?

Il concetto di continuazione è sempre trasversale. Tutti gli accadimenti ci fanno capire che sopravviviamo in un flusso che si rigenera costantemente. Spesso ciò ci infligge profondi sensi di colpa in quanto non riusciamo a governarlo. Però, ho capito che gli stessi possono diventare una nuova linfa che genera risvolti inaspettati.



Hai già annunciato i tuoi primi appuntamenti dal vivo post restrizioni pandemiche: il 21 novembre ai Magazzini Generali di Milano e il 25 novembre al Largo Venue di Roma. Cosa ti aspetti dall’incontro con il pubblico che non hai avuto modo di accarezzare vocalmente dal vivo sul palco dell’Ariston?

Sono spaventatissimo perché, avendo un background teatrale che mi vedeva interpretare personaggi, per la prima volta mi ritroverò privo di filtri davanti ad un pubblico. Salirò sul palco con i pezzi che rappresentano una parte mio vissuto. Di sicuro non vedo l’ora di riuscire a coinvolgerlo.



Gaudiano resta concentrato sui suoi ambiziosi traguardi sul suo nuovo singolo: “RIMANI” (Adom Music/Sony Music/Epic). Un brano dedicato “a tutti i coraggiosi che scelgono di amarsi ai tempi della precarietà sentimentale.” Ancora un insegnamento, ancora un cura: il segreto del far andar tutto bene è come sempre la resilienza?

Ho imparato a credere tantissimo nel confronto con l’altro esulandosi da quello che si ha unicamente su sé stessi. Mi sono reso conto che ho davvero bisogno di avere qualcuno a casa “con cui litigare”. Amo condividere il tempo con chi amo e penso che in due si possa sicuramente riempirlo meglio.



Special content direction, production, interview and styling Alessia Caliendo

Photographer Martina Ferrara @ Studio Luce 

Mua Eleonora Juglair
Hair Florianna Cappucci @ Freelancer

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Location A15  Milano

Special thanks to 

La Forchetta Verde 

Thayna Soares: l’eleganza brasiliana nell’alta moda

Manintown incontra sul set Thayna Soares, modella brasiliana di haute couture diventata icona social apprezzata in tutto il mondo.



La tua attitude felina e l’innata eleganza ci svelano che sei una modella di haute couture. Quando hai iniziato la tua carriera e quali sono stati i designer con cui hai collaborato?

Ho iniziato la mia carriera a Parigi lavorando per brand come Hermés, Cartier e Givenchy. La mia prima sfilata Haute Couture è stata per Armani Privé, un cliente per il quale continuo a lavorare ogni stagione. All’inizio della mia carriera in Brasile, sentivo molta pressione nel dovermi adattare al mercato della moda. La corsa nel sembrare più giovane e più mainstream. Per fortuna mantenere la mia veridicità e l’eleganza nel modo di pormi professionalmente hanno portato i loro frutti.



Sfogliando l’album dei ricordi, descrivici i migliori momenti della tua carriera.

Mi considero una persona molto curiosa e sempre aperta a nuove scoperte ed esperienze. Ciò che ho sempre amato della mia carriera è l’opportunità di viaggiare grazie alle fashion week. 

Inoltre, l’interazione con altre modelle internazionali ed il confronto con i designer ha sempre generato forti emozioni. Momenti come il Festival della moda africana e le sfilate in Arabia Saudita mi hanno fatto entrare in contatto con culture totalmente diverse dalla mia, scoprendo novità culinarie e altre lingue, nonché modi diversi di vedere il mondo. È difficile elencare i momenti più importanti della mia carriera in quanto il susseguirsi di essi hanno dato vita alla professionista che sono diventata.

Sicuramente posso parlare di momenti memorabili come la mia prima settimana della moda a Parigi dove sono stata selezionata esclusivamente per rappresentare il marchio Issey Miyake. Oppure la mia prima passerella di Haute Couture per Giorgio Armani, il sogno di una vita, la campagna di Azzedina Alaia e le presentazioni di Alta Gioielleria per Cartier.

Ogni momento della quotidianità di una modella è importante così come gli step che si susseguono per raggiungere i risultati.



Da icona di stile anche sui social quali sono i must haves del tuo guardaroba estivo?

Nel mio guardaroba non mancano assolutamente i bikini. Vengo da una città brasiliana sul mare dove ho trascorso la maggior parte della mia vita indossando solo un bikini. Sono veramente ossessionata da questo indumento in tutte le sue fogge. 

Ogni bikini che si rispetti deve essere accompagnato da un bel paio di occhiali da sole e da caftani in tessuti leggerissimi. I miei materiali preferiti sono il lino e la paglia che reputo elegantemente versatili per la bella stagione.



E che dire della tua beauty routine? Raccontaci i segreti per la cura della pelle.

Ho iniziato a fare modelling a 27 anni, l’età in cui la maggior parte delle modelle si ritirano dalla carriera e prendermi cura della mia pelle mi ha aiutato molto. Non mi ripeto mai abbastanza quando dico che è sempre il momento di prendersi cura della propria pelle, e il segreto sta nella detersione e nell’idratazione.  Sono sempre truccata durante il lavoro e gli eventi motivo per il quale cerco di lavare il viso con acqua corrente e idratare con una crema specifica ogni volta che posso. La qualità dei prodotti che uso è fondamentale, meglio se anti aging. Il tutto viene completato da un’alimentazione molto sana e dal bere molta acqua.






Photographer Stefano Guindani

Photographer assistant Lorenzo Baroncelli

Videodirector Federico Gariboldi

Alessia Caliendo’s assistant Andrea Seghesio

Mua Roberto Meloni per Nars

Location Hotel Gallia Milano

Stazione Centrale Milano

Backstage photographer Lorenzo Curcetti

Racconti di ballate davanti allo specchio Angelica

Ci diamo appuntamento con Angelica per raccontare le storie di un incontro, quello con noi stessi dinanzi allo specchio alle prese con le fragilità e il disorientamento tipico di questo momento storico. Nel nuovo album l’intimità viene affrontata con il sapore analogico dell’artista, fiore all’occhiello della scuderia Carosello Records, ex front woman dei Santa Margaret, da qualche anno sofisticata solista.



Il Karma vuole che Angelica si avvicini alla musica grazie a ONE dei Beatles, dimenticata per sbaglio venditore nel lettore cd acquistatole dai suoi genitori. Una compilation non da poco per svezzare alla musica un’adolescente che si innamorerà del quartetto di Liverpool, non trovi?

Mi ritengo baciata dalla fortuna. Se avessi trovato un altro disco forse non sarei qui con voi. La mia passione ha preso vita da un album iconico e non posso che esserne grata.

Chitarrista autodidatta arrivi addirittura ad essere sponsorizzata dall’iconica Gibson. Senza disdegnare la sperimentazione che conduce all’utilizzo di un basso Rickenbacker del ‘72 mezzo rotto.  Quanto è importante per un’artista la totale fusione con lo strumento?

L’importante è comunicare grazie alle note. C’è chi è virtuoso e chi, come me, è più creativo. Nasco come autodidatta e il mio dialogo con lo strumento è fondamentale. Gli strumenti sono tutti belli a livello estetico, quindi è facile creare un feeling e dialogarci.



Il tuo appuntamento con il destino, ha svelato, dopo l’esperienza come leader dei Santa Margaret, una carriera da solista. Pensi di aver acquisito un tuo balance nella dimensione domestica e individuale fatta di pianoforte, chitarra e pc?

Quando ero nella band non avevo grandi possibilità di esprimermi ma, dall’altro canto, le responsabilità non ricadevano unicamente sulla mia persona . Lavorare da solista mi ha consentito di diventare sincera con me stessa e ciò mi ha aiutato anche nell’approccio con il pubblico.



Un disco “dedicato a tutti quegli errori che pensavo fossero del cuore e invece erano solo della testa”, così ami descrivere il lavoro attualmente disponibile su tutte le piattaforme. Un manuale di sopravvivenza per coloro che riescono a guardarsi con occhi diversi riuscendo a perdonarsi. E’ stato difficile scavare in te stessa per arrivare a denudarti dinanzi all’oggetto più temuto da noi donne?

Il viaggio introspettivo è iniziato senza che me ne accorgessi. In realtà si tratta di un cassetto nel quale avevo rinchiuso tutto ciò che non volevo vedere. Se lo sto raccontando in musica è perché posso affermare di essere fieramente sopravvissuta.

Parafrasando il titolo di un brano presente in esso. Pensi che questo per Angelica possa essere il Momento giusto?

Io non penso che esista il momento giusto anzi, per scaramanzia, vi dico che tutte le volte che l’ho pensato si è rivelato non esaustivo. Questo sicuramente è un momento stupendo e l’anno migliore in assoluto che mi ha educata a non fermarsi nonostante mai, anche con una pandemia in corso.




Special content direction, production, interview e styling Alessia Caliendo

Photographer Riccardo Ambrosio using Polaroid

Video director Federico Floridi

Make up Eleonora Juglair

Hair Florianna Cappucci @Freelancer

Alessia Caliendo’s assistants Andrea Seghesio e Laura Ronga

Brano “Lost in Space” di Space Hunter music

Beauty credits

FaceD

Special thanks to

Leonardo Hotel Milan City Center, Milano

La Forchetta Verde, Milano