Lillet: in Italia per la festa della donna

È appena arrivato il Italia: si chiama LILLET, il nuovo aperitivo di Pernoud Richard dal gusto inconfondibile, ricercato e versatile, è pensato per le donne intraprendenti, dinamiche, che non hanno timore di esprimere se stesse. Espressione di un’elegante tradizione francese di fine ‘800, LILLET è realizzato in un piccolo villaggio a sud di Bordeaux – una tra le più famose regioni vinicole francesi –, ed è frutto di una raffinata combinazione di vini francesi e liquori di frutta attentamente selezionati. La Maison, fondata nel 1872, vanta una storia di oltre cento anni. Per questo LILLET rappresenta in toto quello che possiamo definire l’aperitivo “à la française”.



La particolarità del nuovo LILLET? Una combinazione di vini francesi e liquori di frutta donano un gusto delicato e una bassa gradazione alcolica (17% – oppure 5.7% in un long drink) e quindi anche un moderato contenuto calorico. Inoltre, è completamente privo di aromi e coloranti artificiali. Versatile e rinfrescante,  può essere servito in più occasioni, dal brunch all’aperitivo, e personalizzato secondo i propri gusti.



Gli ingredienti di LILLET sono scelti con grande cura: i vini francesi sono selezionati per la loro qualità e complessità organolettica, mentre i frutti – le cortecce di china e le bucce di arancia dolce e amara – mostrano una notevole freschezza e ricchezza aromatica. Questo equilibrio di frutta matura e vini pregiati è il risultato di quasi 150 anni di esperienza e conoscenza del mondo vitivinicolo. Tre le varianti che approdano in Italia, per questo aperitivo la cui storia risale al 1872 a opera dei fratelli Paul e Raymond che fondano la maison, e nel 1887 inizia la commercializzazione della prima versione dell’aperitivo: il Kina LILLET. Sono il LILLET Blanc, il primo della produzione, nasce dal blend di vini selezionati e liquori di frutta, maturati in botti di quercia, che conferiscono quell’aroma floreale e quel caratteristico colore dorato, che lo rendono ancora oggi riconoscibile. 



Nel 1962, durante il boom economico, la maison decide di proporre al pubblico un prodotto dal gusto più corposo, strutturato, rivolto agli estimatori di vini rossi: il LILLET Rouge. Dopo quasi 50 anni, nel 2011, con le nuove generazioni, si va incontro ai gusti contemporanei producendo LILLET Rosé, dal sapore fresco, vivace e fruttato. Quest’ ultimo è sicuramente perfetto per festeggiare le donne: un sapore fresco, vivace e fruttato, con qualche nota speziata, ma dalla struttura bilanciata. Gradevole da assaporare con un long drink con tonica, sempre fresco (6- 8°C) e accompagnato da ghiaccio e una fetta di lime.

Le aziende food che fanno del bene

In un clima di incertezza, disorientamento e imprevedibilità normativa e prospettica, le aziende food si stanno dando da fare per aiutare gli eroi del Covid-19: i medici, gli ospedali, i pazienti colpiti e i parenti, che in questo momento vivono una situazione ben più difficile del #iorestoacasa.

  • Il Gruppo Illva Saronno, multinazionale italiana conosciuta per il liquore Disaronno, ha deciso di riconvertire parte della sua produzione per realizzare gel disinfettante per mani. 100.000 bottigliette formato mignon 50 ml del brand Disaronno sono state trasformate in confezioni tascabili di gel igienizzante e donate alla Fondazione Banco Farmaceutico. Sono la Caritas di Roma, di Milano, di Firenze e di Palermo, Opera San Francesco per i poveri (Milano), Fondazione Progetto Arca (Milano), Fratelli San Francesco (Milano), Centro Astalli di Roma e di Palermo, Banco Farmaceutico Cosenza le associazioni che stanno beneficiando del prodotto. 
  • La gastronomia più celebre di Milano, Peck, ha donato tutto il ricavato della vendita delle sue colombe artigianali dell’ultima settimana al Policlinico di Milano. Due le varianti: la “Classica” e “Ai 3 cioccolati”, rispettivamente a 30 e 34 euro. L’importo raccolto contribuirà a potenziare le nuove aree di Terapia Intensiva dell’Ospedale, permettendo alla struttura di curare sempre più pazienti affetti da Covid-19. 
  • Prepara un cocktail a casa tua e fai del bene. Tu pensa al ghiaccio e alla tonica ed ENGINE spedirà a casa tua il Kit ENGINE Oil inclusive, la speciale confezione per il tuo cocktial da preparare a casa, che include il gin biologico prodotto nelle Langhe nella sua irriverente tanica di olio motore, un secchiello da gran premio e i bicchieri di latta più rumorosi del mercato.Tutti i profitti di questa vendita saranno destinati alla raccolta fondi del Cesvi per l’Ospedale di Bergamo. 
  • Offrire una cena a chi ne ha più bisogno con pochi clic: grazie a TheFork e Banco Alimentare arriva l’unico ristorante prenotabile e “aperto” in tutta Italia che lo rende possibile.Per tutto il periodo dell’emergenza da COVID-19 sarà attiva sulla sua app la possibilità per gli utenti di offrire un pasto a un’altra persona o famiglia effettuando una donazione libera al Banco Alimentare. Attraverso un vero e proprio “ristorante virtuale” creato da TheFork sulla sua applicazione, gli utenti potranno “prenotare” un pasto e offrirlo ai più bisognosi, con la possibilità di lasciare un messaggio solidale sotto forma di recensione. L’iniziativa che prende il nome di “Cena Sospesa” si ispira all’usanza campana del “caffè sospeso” e della più recente “spesa sospesa” che si sta diffondendo per fronteggiare le difficoltà economiche generate dal lock-down.
  • Il Gruppo Barilla ha effettuato una donazione di oltre 2 milioni di euro per l’Ospedale Maggiore di Parma con il fine di migliorare le attrezzature e le funzionalità della terapia intensiva, alla Protezione Civile e alla Croce Rossa per acquistare dispositivi medici e logistici per fronteggiare l’emergenza, e serviranno per munire di ventilatori polmonari le strutture mediche regionali dell’Emilia Romagna. «L’Italia che resiste siamo tutti noi: sono le persone che operano anche nella filiera alimentare, sono tutti i lavoratori che con senso di responsabilità ci permettono di continuare a portare i nostri prodotti nelle case degli italiani. E sono, soprattutto, i medici, gli infermieri e tutti gli operatori a cui siamo immensamente grati per il lavoro straordinario che stanno facendo per fronteggiare l’emergenza», ha dichiarato Luca Barilla, Vicepresidente del Gruppo Barilla. 
  • Zuegg, storica azienda veronese del settore delle bevande, ha donato 250 mila euro a favore delle strutture sanitarie dell’Azienda ULSS 9 Scaligera e distribuirà 150.000 succhi di frutta, in segno di solidarietà e sostegno agli operatori della Protezione Civile. 
  • Coca-Cola ha fatto una donazione di 1,3 milioni di euro alla Croce Rossa Italiana e inoltre sta offrendo i propri prodotti a 10.000 operatori sanitari in prima linea per l’emergenza. Infine, a nome dei dipendenti dello stabilimento siciliano di Sibeg saranno donati 80mila euro all’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico-Vittorio Emanuele di Catania per acquistare apparecchiature e dispositivi medico-diagnostici per i reparti di Terapia Intensiva e Rianimazione. 
  • Insieme per cucinare il giorno di Pasqua all’Ospedale Sacco di Milano: sono il gruppo di ristoranti Miscusi e lo chef due stelle Michelin Pino Cuttaia, un pranzo speciale per circa 100 tra medici e infermieri che lottano in prima linea. “Rendere le persone felici, diffondendo lo stile di vita mediterraneo è la nostra missione di vita, fatta di piccoli gesti quotidiani. Nel buio iniziale del Covid (abbiamo 300 persone a casa), cercavamo una luce e così abbiamo iniziato a portare pasti agli ospedali per sostenerli ed evitare di sprecare quello che avevamo in magazzino. Giorno dopo giorno l’emozione dei medici ci ha dato ancora più forza e da allora non ci siamo mai fermati, tanti amici ci hanno scritto per offrirci il loro aiuto così abbiamo abbracciato la solidarietà di chi condivide i nostri valori. Pino Cuttaia, tra i primi. Un amico che, come solo lui sa fare, con un semplice sugo ha raccontato un’emozione che ti rende felice” ha spiegato Alberto Cartasegna, fondatore e CEO di Miscusi. 

REGALI DI NATALE: Cesti e limited editions per Food Lovers

Regali “foodie” da appassionati di enogastronomia: regala quello che vorresti ricevere. “Il cibo unisce”, come la tavola avvicina e per questo, a meno di un mese da Natale, spesso il regalo più apprezzato è proprio quello gastronomico, che viene quanto meno assaggiato da chi lo riceve e non rischia di essere accantonato in un angolo della cantina. Per Man in Town abbiamo selezionato i regali più golosi per veri food lovers.

“Disaronno Wears Trussardi”, è la limited edition di Natale che unisce in matrimonio due brand del Made in Italy: Disaronno e Trussardi con tradizione, innovazione ed eleganza italiana dove la texture tipica Trussardi si fonde con il monogramma del Levriero e l’inconfondibile forma della bottiglia, mentre pennellate fucsia, verdi, azzurre incorniciano l’ etichetta per un risultato moderno e contemporaneo. E’ questa la sesta Limited Edition del progetto Disaronno® Icon, che ogni anno vede la collaborazione del brand con le più grandi firme della moda italiana, da 25 euro.

Tante confezioni regalo limited edition per il Natale per Caven di Nera Vini con tante formule acquistabili da e-commerce (http://neravini.com/caven_catalogo_vini.php?brand=caven&settore=confezioni) e nel punto vendita aziendale a Chiuro in Valtellina. Tra le più vendute la cassetta da 3 bottiglie con Sforzato di Valtellina D.O.C.G. Messere, Valtellina Superiore D.O.C.G. Sassella La Priora e Valtellina Superiore D.O.C.G. Giupa a partire da 49 euro.

Pellegrino dedica agli appassionati di vino tanti wine box per Natale: tema dominante delle confezioni è lo stile new vintage, un omaggio agli anni ‘50 e ‘60 del boom economico italiano, un’epoca unica e spumeggiante che ha segnato la storia italiana. Decori vintage, metalli preziosi e legni invecchiati caratterizzano il packaging dei wine box, per un regalo nel regalo: fuori confezioni che diventano oggetti riutilizzabili e da collezionare, all’interno una scelta che varia da  bianchi ai rossi fino al passito di Pantelleria e i grandi marsala.

Confezioni da 18 a 27 euro.

Le limited edition dei liquori Giardini d’Amore sembrano delle vere bomboniere natalizie:  confezioni realizzate interamente a mano che ricordano nei gusti e nei profumi un viaggio in Sicilia. Novità dell’anno si potrà recapitare il regalo direttamente al destinatario con una  gift bag o un raffinato cofanetto che racchiuderanno il liquore insieme a un elegante biglietto di auguri realizzato con carta di riso. Ordinazioni al numero 347.3049160 o scrivendo a [email protected] . Prezzo 50€ (50cl), 30€ (20cl), spedizione compresa.

La cantina maremmana Rigoloccio regala un packaging tutto natalizio ai suoi vitigni internazionali dal DNA italiano. Da colline metallifere di Grosseto che regalano una tannicità particolare ai vini, la confezione regalo che comprende Elegantia (Maremma Toscana Doc ), Il Sorvegliante (Toscana Rosso Igt) e Fonte dell’Anguilllaia (Toscana Rosso Igt) a 125 euro su rigoloccio.it.

L’azienda vinicola Michele Chiarlo delle Langhe ha progettato per Natale una nuova cassetta da regalo: si chiama Prestige ed è perfetta per gli amanti dei vini di queste terre.  Barolo Tortoniano del 2014 e il Barbaresco Reyna 2015 hanno un prezzo di 75 euro acquistabile su michelechiarlo.it.

Un taccuino per appassionati gourmet: ecco Moskardin, che fa il verso al celebre marchio, ma che riporta in copertina il pesce veneto, il moscardino. L’idea è quella di Germana Cabrelle, giornalista padovana nato nel 2008 per la passione di chi ama scrivere e viaggiare. Per il Natale 2018 è uscita la versione Rosso Tramonto a 12 euro.

Salumi stagionati, frutto di un saper fare artigianale, dalla Food Valley in tavola con l’elegante cofanetto “Giuseppe Verdi”, creato per il Natale 2018, con tre tipologie di Salami Allegro: al peperoncino, al Parmigiano Reggiano DOP e al tartufo nero. La scatola in latta, dal sapore vintage, è attraversata da una banda tricolore con una stampa del profilo del Maestro Giuseppe Verdi, nativo della Bassa Parmense e il Castello di Torrechiara, evocato dal logo Terre Ducali. Disponibile a 13,90 euro su terreducali.it

Il re del cioccolato Ernst Knam ha ideato per Natale un nuovo Christmas Tree (foto in cover) su indicazione e disegno della moglie, Frau Knam. All’expertise della lavorazione del cioccolato, approfondita ulteriormente nel corso del 2018 grazie al viaggio nelle piantagioni peruviane, hanno portato alla creazione del Bubble Tree, che con il suo profilo slanciato e accattivante si configura come centrotavola perfetto per le cene e i pranzi di Natale più glamour. In Via Anfossi 10 a 50 euro.

Il Parmigiano Reggiano dell’azienda agricola Bertinelli diventa una crema per i più golosi: dal millesimato 24 mesi realizzato con latte vaccino crudo proveniente da bovine che abbiano partorito da non più di 100 giorni. Rispetto a quello “normale”, questo latte – meglio. Un bel regalo che si sposa con primi piatti e risotti oltre che come appetizer, spalmato su crostini oppure come farcitura di barchette di pasta brisé, accompagnato a mousse di salmone o a frutta fresca, dall’uva ai frutti rossi. bertinelli.it

Una vera chicca natalizia quella di Ink Eat, il Winter Cuddle Kit: concedersi una tazza di cioccolata fumante con marshmallows personalizzati per una dolce pausa relax, già pronta, basta scaldare e lasciar sciogliere. 4 marshmallows con grafica natalizia disponibili in tre tipologie: dark – gocce di cioccolato fondente (70,5%); white – gocce di cioccolato bianco; pink – gocce di cioccolato ruby  a 7,70 euro disponibile su www.inkeat.com

Un flagship store innovativo che ha aperto di recente: Cerdini&Quernardel abbina lo storico champagne della maison con cioccolato e macaron per realizzare delle casse di Natale che fungono da elitario cesto natalizio. Dal semplice albero di Natale di cioccolato (a 24€) ai marron glacè (4 pezzi per 13€) fino a dei veri cadeau che contemplano champagne & cioccolato 800gr e 8 macaron a 161 euro.

Tante le confezioni regalo natalizie da Ikea in stile finlandese dai Vintersaga, i biscotti al pan di zenzero al paj rabarber, ovvero croumble ovvero tortini di pasta frolla da riscaldare al rambarbaro fino ai kafferep, i biscotti con ripieno di lampone. A partire da 1,50 euro su ikea.com

Imbandire la tavola per il Natale è un rito quasi sacro: per questo sull’e-commerce Euronova c’è una sezione dedicata solo a questo con prezzi che variano da 3,99 ad abbordabili 20 euro su euronova-italia.it/it/natale/decorazioni-natalizie/tovaglie-di-natale

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AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA

Dieci chef d’eccellenza hanno cucinato della ricette pensate per chi vive il sintomo della disfalgia lo scorso novembre, per i 10 anni del centro clinico NEMO dell’ ospedale Niguarda , specializzato nelle malattie neuromuscolari. “Aggiungi un posto a tavola è la terza serata di un progetto ambizioso, teso a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’importanza di prendersi cura anche degli aspetti nutrizionali delle persone con malattia neuromuscolare e sostenere così il team multidisciplinare di NEMO che lavora per migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie, in collaborazione con Identità Golose, il congresso internazionale della buona tavola di Milano. L’intero ricavato andrà al centro clinico Nemo: per accreditarsi tutte le info su www.iosononemo.it o scrivendo alla mail [email protected]

Alberto Fontana, presidente del Centro Clinico NeMO sottolinea: “Il nostro team di operatori da dieci anni lavora per preservare e salvaguardare la possibilità di continuare a far sperimentare ai pazienti il piacere del gusto e della condivisione, creando le condizioni ottimali per rispondere ad ogni più piccolo bisogno e garantire così la migliore qualità di vita anche dal punto di vista della nutrizione

Ad ispirare il progetto è stato il libro Nutrirsi con gusto, un libro di ricette “particolari”, nato dal coinvolgimento di due professionisti della cucina, Mauro Uliassi e Paolo Piaggesi, con i medici del Centro Clinico NeMO. Alla serata hanno partecipato Andrea Ribaldone – Osteria Arborina, La Morra (CN); Christian Milone – Trattoria Zappatori, Pinerolo (TO); Diego Rossi – Trattoria Trippa, Milano; Eugenio Boer – Bu:r, Milano; Eugenio Roncoroni – Ristorante Al Mercato, Milano; Franco Aliberti – Tre Cristi, Milano; Matteo Monti; Misha Sukyas; Paco Magri – Ristorante Dordoni, Cremona e Paolo Lopriore – Ristorante Il Portico, Appiano Gentile (CO).

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A 150 anni dalla morte del maestro, la musica e le ricette di Gioachino Rossini raggiungono i 2.173 m di SkyWay Monte Bianco.

Appuntamento nel teatro in quota per sabato 3 novembre: cantanti, musicisti, chef ed eccellenze italiane daranno spettacolo tra ghiacciai e pareti di roccia. Il prossimo sabato 3 novembre si celebrano i 150 anni dalla morte di Gioachino Rossini sulla vetta più alta d’Italia: la location è suggestiva, lo Skyway Monte Bianco, l’avveniristica funivia che collega Courmayeur ai 3.466 metri di Punta Helbronner. A salire in alta quota saranno non solamente le celebri arie del grande compositore, ma anche le sue ricette. Trio di star per i piatti degli chef Bobo Cerea di Da Vittorio che presenterà i Maccheroni alla Rossini di Pastificio Mancini, Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore con le sue Capesante con carciofi e foie gras e Robert Vifian chef-sommelier del parigino Tan Dinh, che delizierà con la faraona alla Rossini. Tre chef iper stellati che insieme a Agostino Buillas, del Café Quinson, che darà il benvenuto con una specialità valdostana, costituiscono un quartetto d’eccellenza ad alta quota. Creatività, gusto e passione da assaporare in una location “di frontiera”, sospesa tra Italia e Francia, nel panorama di vette della stazione intermedia di Skyway, il Pavillon du Mont Fréty (2.173 m).

giorgia paci
“L’idea è quella di portare il celebre ‘Salon du samedi soir’ che Rossini teneva a Parigi, per una sera sul tetto d’Europa, un evento per il pubblico di oggi, ma che sarebbe stato gradito al maestro” spiega Daniele Vimini, Vice Sindaco del Comune di Pesaro e presidente del Rossini Opera Festival. “La sua musica e i migliori prodotti della tavola, oggi come nel XIX secolo, faranno da cornice al racconto degli eventi che lo celebreranno nel 150esimo della morte”.

Gli ospiti, accolti all’arrivo a Courmayeur con un “White Carpet” e con l’affascinante musica di Rossini, riceveranno un’accoglienza memorabile: tutte le cabine della funivia, che sono trasparenti e ruotano lentamente per offrire una vista a 360° sul paesaggio, ospiteranno a bordo un talentuoso musicista. Inoltre, nelle postazioni food & beverage, i cantanti d’opera saranno pronti ad intonare le celebri melodie del pesarese più famoso del mondo. Un innovatore straordinario che ha rivoluzionato i canoni del suo tempo, sia sul pentagramma che a tavola. Sarà l’occasione per raccontare i prossimi eventi in calendario: a partire dalla 40esima edizione del Rossini Opera Festival, che nell’anno delle celebrazioni rossiniane sarà ancora più speciale. Una serata che rende omaggio alla natura “doppia” del compositore: immenso musicista, Stendhal lo aveva ribattezzato “il Napoleone della musica”, ma anche raffinatissimo Gourmet. Un innovatore che ha rivoluzionato i canoni del suo tempo sia sul pentagramma che in cucina.

Daniele Antonangeli
Daniele Antonangeli

 

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CR42 FALCO: il nuovo gin dedicato a Giandomenico Brunello e al suo biplano della Seconda Guerra Mondiale

Fratelli Brunello, distillatori veneti dal 1840 lanciano un nuovo gin amarcord dedicato a Giandomenico Brunello, pilota classe 1916 e terza generazione della famiglia , che con il suo biplano CR 42 FALCO solcava i cieli dall’Africa al NordEuropa durante la Seconda Guerra Mondiale,  insignito di Croce al Valor militare. Proprio grazie alla sua passione, nei suoi viaggi era sempre alla ricerca di  nuovi ingredienti e aromi con il pensiero un giorno di riproporli “Made in Veneto”. Si tratta di un gin a 45°, tra le botaniche, oltre alle classiche ginepro e limone, spiccano l’alloro e le foglie di mirto tipiche del Mediterraneo, e il dragoncello. L’infusione avviene in alcol agricolo prodotto da cereali italiani, al naso, oltre alle botaniche, si affiancano le note delicate di fieno, miele e camomilla, seguite da aromi mediterranei. La bottiglia da 700 ml si presta a un gioco vedo non vedo grazie alla parte inferiore in vetro satinato e alla superiore in vetro trasparente. L’ etichetta che fascia la bottiglia riporta la texture del cuoio, a ricordo del classico caschetto da pilota. Il coraggio di Giandomenico Brunello è leggendario: riconosciuto con la Croce al Valor militare, documentata così: “Al Sergente Pilota Brunello Giandomenico – da Montegalda (Vicenza) – Pilota d’assalto compiva rischiose azioni belliche emergendo per ardimento e noncuranza del pericolo” dal 27 maggio al 30 giugno 1942.
Al termine del conflitto Giandomenico non lasciò andare questa sua passione e, pur non trascurando le attività della Distilleria di Famiglia, tornava a solcare i cieli, atterrando in continente e presso le isole, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, come nuovi ingredienti e aromi con il pensiero un giorno di riproporli “Made in Veneto”. L’infusione delle botaniche avviene in alcol agricolo prodotto da cereali italiani, per tutto il tempo necessario affinché esprimano al meglio tutte le proprietà aromatiche e organolettiche. Al termine il gin riposa senza forzature per un’ottimale decantazione, lasciandolo il più naturale possibile.

Un gin originale il cui ingrediente speciale è il tempo, elemento che da 178 anni identifica e su cui fa leva la Distilleria Brunello, assieme al talento nella speciale dedizione alla ricerca delle botaniche più appropriate, ottenendo così un gin equilibrio ed unico.

 

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cr 42 falco biplano

Dall’ 11 gennaio 2018 riparte la terza edizione del Master in Filosofia del cibo e del vino, sinergie tra enogastronomia e comunicazione

Stretta la collaborazione tra l’Università Vita-Salute San Raffaele e la redazione Food del Corriere della Sera per il Master in Filosofia del cibo e del vino: iscrizioni aperte fino al 30 novembre 2018. Un master per insegnare ai giovani come raccontare il cibo: dal prossimo 11 gennaio riparte la terza edizione del Master in Filosofia del cibo e del vino, nato dalla stretta collaborazione della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, l’Italian Signature Wine Academy (Iswa) e il gruppo bancario Intesa Sanpaolo. Ma quest’anno il corso interdisciplinare, grazie all’apporto della redazione Food del Corriere della Sera, che ha lanciato da pochi giorni anche il suo inserto speciale Cook, sarà in grado di formare dei comunicatori a tutto tondo che sappiano muoversi nell’enogastronomia. L’obiettivo infatti è quello di formare figure professionali che possano inserirsi sia in realtà aziendali che in media specializzati del settore. Un percorso di studi trasversale, che spazia da filosofia, etica, antropologia, storia, geografia dei territori e letteratura, a marketing,foodwriting e nutrizione. Tra i docenti, lo storico della gastronomia Alberto Capatti, i filosofi Massimo Donà (direttore del master), Massimo Cacciari, Andrea Tagliapietra e Francesco Valagussa, lo scrittore vincitore del Premio Strega Tiziano Scarpa, la condirettrice del corso e responsabile editoriale della redazione Food del Corriere Angela Frenda, il caporedattore centrale del quotidiano di via Solferino e critico enologico Luciano Ferraro e altre firme del giornale. Il percorso sul tema della nutrizione è affidato ai responsabili del Progetto Eat (dedicato all’alimentazione sostenibile), portato avanti dal Gruppo Ospedaliero San Donato Foundation. Un corso post laurea per valorizzare l’unicità del Made In Italy nel settore agroalimentare e vitivinicolo e riposizionare i prodotti sui nuovi canali del mercato. Da qui partiranno le future leve del grande settore food italiano.

 

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Cinque indirizzi lacustri da non tralasciare. Assolutamente

Vecchia Malcesine
  • Capriccio: a Manerba del Garda, un luogo dove cenare a pelo d’acqua, da un ampio salotto che domina tutto il lago. La chef patron Giuliana Germiniasi ha continuato la tradizione di famiglia, portando nuovi spunti a piatti tradizionali, supportata dalla attenta maitre (e figlia) Francesca Tassi. Una cucina tutta al femminile.

  • Il ristorante Regio Patio, all’interno dell’hotel Regina Adelaide: un gioiello di ospitalità seguito dalla famiglia Tedeschi che, da Garda, porta alto il nome della cucina dello chef Andrea Costantini, non solo nella parte veronese del lago di Garda. Signature dish dello chef da non perdere il ramen all’italiana, con pesce di lago.

  • Vecchia Malcesine: una terrazza che guarda a strabiombo su Malcesine, dal suo castello scaligero fino ai surfisti, che godono delle sue onde. Lo chef Leandro Luppi guarda sempre avanti: l’innovazione è dietro l’angolo, come per il piatto Perla nera, divertente antipasto dove la capasanta ha la consistenza di quella cruda, ma la si scopre cotta.
  • Pesce d’oro: ristorante storico, fronte lago nel comune di Chiusi, borgo bandiera arancione del Touring Club, al Pesce d’oro si gusta una prelibatezza dimenticata, tipica dalla cucina etrusca: il brustico, ovvero il persico di lago abbrustolito secondo le ricette tramandate nei secoli e cotto con le sottili canne del lago di Chiusi.

  • La Trota: a Rivodutri la scommessa dei fratelli Serva, Sandro e Maurizio, è stata immane, ovvero conquistare il palato degli avventori con un ingrediente tra i più poveri, il pesce di acqua dolce, e creare su questo tema piatti raffinati, eleganti e gustosi. I colori della Riserva Naturale dei Laghi si specchiano nei piatti: dalla Zuppa di tinca alla Carpa in crosta di semi di papavero, dalle Zite arrostite con coregone affumicato e carciofi chips al Luccio perca cotto sulla pelle.

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In riva al lago: i cinque ristoranti da non perdere

Il Fagiano del Grand Hotel Fasano

Il fascino di una passeggiata sul lago, un piacere da vivere in ogni stagione, anche d’inverno. Tappa doverosa di un Grand Tour, quella verso il lago è un’attrazione atavica. Perfetto per un gita fuoriporta o per un weekend di relax. Abbiamo selezionato 5 indirizzi da non perdere, affacciati sui maggiori laghi italiani.

Piccolo lago: sul lago di Mergozzo, un ristorante 2 stelle Michelin, che è una bomboniera di romanticismo. Tavolini che si affacciano sullo specchio che riflette chi desina qui. Lo chef Marco Sacco, nell’ultimo anno, ha portato avanti il progetto Gente di Lago, per la valorizzazione dei pesci di acqua dolce. Lo spunto in più? Allo chef table’s non c’è preparazione culinaria per i 23 assaggi di Sacco, sempre sublimi.

Battipalo: sul lago Maggiore a Lesa. A pochi chilometri da Stresa e Isola Bella un romantico ristorante che ha visto il recupero di una stazione di attracco dei traghetti. Qui la chef Simona Benetti tratta magistralmente il pesce di lago, per una cucina sincera e delicata, piena di amore per la stagionalità e con un tocco di erbe dell’orto. Gabriele, in sala, si occupa dell’abbinamento dei piatti con champagne di nicchia, che ricerca personalmente.

Berton al lago: recente stella Michelin allocata dentro l’hotel Il Sereno a Torno, sul lago di Como, con la consulenza dello chef Andrea Berton. La proprietà di Luis Contreras vuole replicare Il Sereno Hotel, già presente a Saint Barth, nelle Antille francesi. La cucina è nelle mani di Raffaele Lenzi, napoletano doc, appena uscito dall’hotel Bulgari, di Milano. Il piatto da non perdere? Merluzzo marinato alla soia, chips di riso, verza arrostita e umeboshi, piatto accompagnato da una tazzina da caffè con, all’interno, brodo di baccalà.

Lido 84: una stella Michelin per Riccardo Camamini, ma si vocifera possa raggiungere la seconda. Una cucina fatta da tanta ricerca e cura maniacale a un prezzo, contenuto, per l’esperienza fatta. Qui, dove tra canfori e ulivi, oleandri e buganvillee, comincia la meravigliosa “Riviera dei Limoni” e i sapori si concentrano decisi in perfetto equilibrio.

Il Fagiano del Grand Hotel Fasano: una proposta che richiama la Belle Époque, la simpatia dello chef Matteo Felter e una linea di piatti classici dallo stile moderno, con tante specialità lacustri. Una sala in legno, che richiama il calore di un’altra epoca e una gin lounge, pieds dans l’eau, che ci riporta nel presente.

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Un viaggio in Toscana tra i Borghi Bandiera Arancione

San Casciano dei Bagni

L’incrocio tra Val di Chiana e Val d’Orcia è un riempirsi gli occhi di castelli, torrette, colline e boschi; l’olfatto del delizioso tartufo e la forchetta di una buona chianina. Grandi spazi verdeggianti al sole, che parlano di nobiltà, di guerre antiche e di cultura. Un itinerario di un weekend, per tre borghi Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, tra i più interessanti della Toscana, da Chiusi a San Casciano dei Bagni, fino a Sarteano. Piccole frazioni nell’entroterra, immerse nella natura, entro i diecimila abitanti e con una pregnante attività culturale. D’altronde, il 2017 è stato dichiarato anche “l’anno dei borghi”, dal Ministero del Turismo e si sta sempre più sviluppando una tendenza a preferire piccole perle di storia, da Bergolo in Piemonte, – il più piccolo borgo Bandiere Arancioni con 71 abitanti – a San Vito al Tagliamento, in Friuli, con quasi 15mila. La ricerca delle tombe etrusche ci porta a Chiusi, patria di Re Porsenna: leggenda narra che per un periodo dominò Roma e proprio sei mesi fa è stata scoperta una nuova sfarzosa tomba nella necropoli di Poggio Renzo, che sembrerebbe essere regale. Una Toscana di confine che regala emozioni, come quelle che si provano di fronte all’abbraccio del Museo Etrusco, un coperchio funerario che simboleggia un amore straziante, come quello dell’ultimo addio tra innamorati. Tra canopi, vasi antropomorfi e tombe funerarie anche le opere di Bizhan Bassiri, artista iraniano trasferitosi a Chiusi, che ha recentemente esposto le sue opere alla Biennale di Venezia, creano un suggestivo contrasto. Poco distante il museo della cattedrale, con una tra le più importanti collezioni di codici miniati e il labirinto di Porsenna, una rete cunicolare che attraversa i sotterranei del paese, dove vengono organizzati divertenti caccie al tesoro etrusco. Qui è terra del brustico: il particolare persico di lago abbrustolito secondo le ricette etrusche, con le sottili canne del lago di Chiusi, che si possono degustare al ristorante Pesce d’Oro, in abbinamento al suggestivo Kernos, il vino che matura in un cunicolo dell’azienda Poggio ai Chiari. Altro ristorantino da frequentare, proprio in centro paese è La Solita Zuppa: tra l’aglio del bacio (ovvero l’aglione della Val di Chiana, non contente allina, quindi ovvia alla consueta cattiva digeribilità), ragù toscano e le ricette medicee è un indirizzo da provare. Il giorno successivo approcciate il borgo medioevale di San Casciano, qui un’ampia terrazza che si affaccia sulla valle è spesso teatro d’incontri con vip e personaggi dello spettacolo, che vengono in vacanza in questo borgo. Senza dimenticare essere il paese con il più alto numero di chianine in provincia di Siena, come ricorda Serena Mori, presidentessa del Consorzio Terre e Terme. Poco distante si trovano le Cantine Ravazzi, “azienda toscana in cantine umbre”, dove degustare una microproduzione di sole 2mila bottiglie di Vinsanto Occhio di Pernice, 98 punti per la guida vini di Luca Maroni, il migliore nella sua categoria. Da qui ci si sposta alla frazione di Palazzone, dove assaporare la produzione di vino e olio biologico di Cantina Mori, alla quarta generazione, dove ammirare anche il frantoio settecentesco, con la macina a pietra. Sempre poco distante, se avete la fortuna di strapparlo ai suoi boschi, è interessante scambiare quattro chiacchiere con un tartufaio doc, Gianni Barzi di Podere Bulgherino, 100 ettari incontaminati dove, con i suoi lagotti romagnoli e spinoni, ricerca i pregiati tuberi. Perla gastronomica locale e non solo, a Castello di Fighine, altra frazione di San Casciano, lo chef Heinz Beck – 3 stelle Michelin de La Pergola a Roma – ha formato il giovane e promettente chef Gianluca Renzi, già stellato a soli 28 anni. Al Castello è affascinante pranzare sulla terrazza coperta di glicine bianco, rimbalzando tra la tecnica della scuola di Heinz e ottimi prodotti del territorio, senza perdere la visita, a pochi metri, della bucolica Pieve di San Michele Arcangelo. Altra meta per gli amanti dei sapori autentici è l’agriturismo Il Poggio, piccolo resort con ristorante e 100 ettari di coltivazione bio, con oltre 2400 olivi, il vigneto che produce Orcia Doc, lino bio, allevamenti di cinta senese, polli bio di razza rustica e un maneggio con quindici cavalli tra arabi e maremmani, un vero gioiello nella campagna più autentica, un’azienda agricola alla 14esima generazione. Prima di ripartire è d’obbligo una sosta ristoratrice alla stazione termale di Fonteverde: un maestoso palazzo rinascimentale che domina la fonte, voluto dal Granduca Ferdinando I de Medici, fra dolci colline, boschetti di cipressi e piccole chiese. Ci si può riposare guardando l’orizzonte dalle piscine panoramiche, lasciandosi cullare da una temperatura costante a 42 gradi. Il tour si conclude a Sarteano, con il racconto della giostra del Saracino, sentito quanto il Palio di Siena. Lo scopo è quello di infilare l’anello tenuto dal moro nella lancia, senza essere disarcionato. Un borgo che è la fedele riproposizione dell’Italia medioevale e che ha dato i natali a Papa Francesco Tedeschini dei Piccolomini, al secolo Pio III. Proprio qui si trova uno degli affreschi meglio conservati dell’epoca etrusca: la tomba della quadriga infernale, proveniente dalla necropoli di Pianacce. La tappa a Sarteano merita anche solo per ammirare la magnificenza del serpente a tre teste, più grande nella storia antica e il colorato ippocampo, in una città che, tra i tanti archi murati, vuole mantenere netta la separazione tra mondo dei vivi e dei morti.

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