Sacrificium: la mostra fotografica sul vulcano dell’isola di Stromboli

Un’eruzione vulcanica. Incontenibile, come l’ispirazione artistica. Il vulcano è quello dell’isola di Stromboli, quindi è circondato dall’acqua, l’elemento naturale che determina la vita. Una fertilità che è rappresentata dai fiori, al tempo stesso offerta propiziatoria e speranza di rigenerazione. Sono questi i simboli che ricorrono nella mostra fotografica SACRIFICIUM, progetto a quattro mani dell’artista interdisciplinare Giuseppe La Spada e della floral artist Svetlana Shikhova. Visitabile previo appuntamento al numero 02.82870740 allo Spaziobigsantamarta, in via Santa Marta 10 a Milano, fino al 31 gennaio 2021.



Corolle e lapilli. Un sordo boato e il dolce sciabordio delle onde. Colpisce lo stridente contrasto fra la serena armonia floreale dei soggetti ritratti e la precarietà, il senso di urgente pericolo evocato dal vulcano in attività che si staglia sullo sfondo. Una concezione quasi immanente del divino, che pervade una natura pronta a prendere il sopravvento. Straordinariamente attuale, in un periodo segnato da una pandemia globale che con prepotenza ci costringe a interrogarci riguardo al nostro rapporto con l’ambiente. Ecco allora che le foto nate dal sodalizio La Spada/Shikhova mettono in scena una mitologia contemporanea, assurgendo ad exemplum dei rischi connessi ai cambiamenti climatici e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.



Il tema della sostenibilità è da quindici anni al centro della produzione artistica di Giuseppe La Spada. Membro dell’International Academy of Digital Arts and Sciences di New York, La Spada ha al suo attivo oltre 40 mostre nazionali e internazionali, oltre a opere pioneristiche e collaborazioni di prestigio (Sakamoto e Battiato, fra gli altri). Nel 2018 a Treviso ha esposto nella collettiva Re-Use insieme a nomi del calibro di Man Ray, Duchamp, Christo e Damien Hirst, mentre è del 2019 la sua personale Traiettorie Liquide a Monaco, dove nel 2017 aveva presentato la sua installazione interattiva Shizen no Koe alla presenza di Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto II. È stato interessante fargli qualche domanda.



Con le tue opere hai attirato l’attenzione collettiva sulla necessità di salvaguardare l’ecosistema marino, ancor prima che diventasse un argomento d’attualità. Pensi che finalmente se ne comprenda l’importanza?

Credo che lo sviluppo dei social network abbia amplificato l’accesso all’informazione ambientale e scientifica. Vedo nei giovani molta più consapevolezza, unita al timore per il loro futuro, ma ho paura che non si stia affrontando davvero il problema. In questo momento, in cui per ovvi motivi la questione passa in secondo piano, stiamo perdendo anni importanti per agire, quindi paradossalmente il problema sta aumentando.



Quale significato ha l’arte nella tua vita? E quale ruolo dovrebbe avere oggi a tuo avviso?

L’arte per me è la ricerca più profonda, è il confrontarsi con i temi della vita, è il tentativo di rendere visibile l’invisibile, il sentire con la esse maiuscola. Per me, l’arte oggi più che mai dovrebbe essere funzionale e svilupparsi in una “architettura sociale”. È un atteggiamento che tutti dovremmo avere, quello di fare le cose accedendo al cuore, alla parte più pura, rinunciando a un po’ di ego, in modo da contribuire davvero all’evoluzione collettiva. Per questo trovo molta soddisfazione in progetti partecipativi rivolti alle giovani generazioni, volti a favorire una nuova consapevolezza ecologica. Per me il vero inquinamento è culturale.  



Quali progetti hai per il nuovo anno?

Molte idee sono focalizzate sul digitale. Del resto, la natura stessa insegna che bisogna adattarsi velocemente ai cambiamenti. Spero si possa riparlare presto di progetti così come li consideravamo in precedenza. Sto lavorando a una grande mostra sulla Natura, alla nostra relazione con essa, non solo come artista ma anche come curatore, una mostra che possa coinvolgere più persone possibili. Mi piacerebbe anche realizzare un libro catalogo che raccolga tutti i miei lavori degli ultimi anni, insieme a delle riflessioni. Mentre La Spada parla, il pensiero torna ai suoi scatti, in cui la fotocamera va al di sotto della superficie – non solo quella del mare, ma fuor di metafora anche l’apparenza delle cose – e ci invita a fonderci con la natura per riscoprire la nostra identità più autentica.

Profumi per dandy: L’Officine Universelle Buly 1803

Entrarvi è un’iniziazione. Che sia la boutique a Saint-Germain-Des-Près o il sito web. Varcata la soglia de L’Officine Universelle Buly, il tempo si dilata fino al 1803, anno di nascita della Maison, che acquisì notorietà in tutta Europa per le sue lozioni aromatiche, i cosiddetti vinaigres de toilette. Il fondatore ispirò addirittura a Balzac un personaggio de La Comédie Humaine.

In tempi recenti, questo marchio prestigioso è stato riportato in vita da Ramdane Touhami e Victoire de Taillac con grande rispetto della tradizione, ma anche di valori contemporanei quali sostenibilità e approvvigionamento etico delle materie prime. A Parigi sono sorti tre punti vendita dall’atmosfera retro-futurista, seguiti da altri a Londra, Hong Kong, Tokyo, Osaka, Kyoto, Séoul, Taipei, New York e San Francisco. Per la gioia dei dandy e delle muse di oggi.

La cura del corpo per il benessere dello spirito. La raffinatezza estrema come presa di posizione individuale contro la pseudocultura di massa e l’omologazione. Il rituale di bellezza come sublimazione della routine quotidiana. Questa è la filosofia de L’Officine Universelle Buly.

Una filosofia da cui derivano 87 (esatto, ben 87) oli naturali di bellezza per lo skincare più sofisticato. Pettini in materiali rigorosamente vegetali. Saponette personalizzabili con le proprie iniziali. Una collezione di profumi ispirati ai capolavori artistici del Louvre, creati dai più celebri nez per trasformare la materia plasmata dall’atto creativo in qualcosa d’immateriale ed evanescente quanto un’essenza. Una sfida impossibile, quasi esoterica. 

Le texture sono tanto sensoriali quanto evocatori sono i nomi dei prodotti: dal Sang de Dragon all’Encens du Mont Athos Byzantine. I dettagli delle confezioni richiamano alla mente i versi di Charles Beaudelaire: “Là, tout n’est qu’ordre et beauté, luxe, calme et volupté.”

Eppure, il vero tratto distintivo della Maison è la spasmodica ricerca dei segreti di bellezza ai quattro angoli del mondo. Un afflato cosmopolita che emerge in particolare nelle sue bizzarreries. Vezzi suggestivi, ma efficaci: dal magnesio transcutaneo che induce un sonno riparatore dopo il più intenso dei workout alla gomma di Chio, autentico chewing-gum dell’antica Grecia per rinfrescare la bocca. Per non parlare delle pietre semipreziose remineralizzanti, che distendono i tratti del volto o infondono lucentezza ai capelli. 

E se ancora non bastasse, quando visiterete il sito per fare o farvi un regalo, ricorrete al servizio esclusivo del telegramma calligrafato. Per inviare una missiva che non si può dimenticare.

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