Diversità inclusiva: Alan Crocetti

Indossati da Dua Lipa, Miley Cyrus, Lady Gaga, Christina Aguilera e in ultimo da Hell Raton, i gioielli del designer Alan Crocetti, di origini e studi brasiliani, fanno capire il valore intrinseco della bellezza e della complessità nel processo di creazione di un gioiello, elevandolo non solo come mero accessorio ma portandolo al centro della scena artistica e sensuale.

Alan trova energia e passione nell’avvicinarsi al mondo del gioiello durante la sua formazione alla Central Saint Matins di Londra, che abbandona all’ultimo anno, e crea una nuova visione ad un progetto che porta il suo nome, catturando un pubblico attento e ricettivo al suo messaggio.



Alan Crocetti affronta il tema della diversità come valore assoluto di espressione individuale, contro ogni tipo di normativa prestabilita. Nelle sue collezioni, mondi diversi si mescolano fra loro, o addirittura si scontrano, dando ispirazione ad un disequilibrio delle cose, mostrando così la varietà degli esseri umani, che insieme possono decostruire ciò che era considerato normale, e creare un mondo più inclusivo e diverso.


Cattura fin dagli esordi l’attenzione dei buyer internazionali di Dover Street Market, Londra, New York e Tokyo e collabora con designer come GmbH, Helmut Lang sotto la direzione creativa di Mark Thomas and Thomas Cawson. Ha la possibilità di lavorare con fotografi internazionali come Luke Gilford, Pierre Debusschere e Ferry van Der Nat, intrecciandosi con il talento artistico di Isamaya French, dando vita alle campagne pubblicitarie delle sue collezioni ANARCHY, EROTICA, CORPORATION e DISOBEDIENCE, dall’impatto sempre artistico ed introspettivo.



Grazie al suo design elegante, minimalista e massimalista, che ha cercato di ridefinire il ruolo dei gioielli nella moda contemporanea, Alan è presente nello spazio Big House di La Cienega per la prima mostra di Dries Van Noten a Los Angeles, un progetto che mette in sinergia artisti locali e internazionali e dove la potente combinazione di gioielli creata dal designer londinese è montata sull’incredibile lavoro ligneo dell’artista ceco Richard Stipl.

In questi giorni Alan presenterà un nuovo progetto “The Merch Line”, dove il suo logo, uno scorpione con una rosa, rappresenterà una sensibilità che farà da tessitrice di quell’incarnazione del messaggio dell’amore e di accettazione per sè stessi, vulnerabilità e forza che Alan sempre rappresenta nelle sue collezioni di gioielli.

Stefano Cavada: la tradizione in cucina vince su tutto

Dopo gli studi in Italia e all’estero Stefano Cavada è oggi uno youtuber, food influencer e anche cuoco televisivo. Abbiamo incontrato il giovane chef altoatesino che ci racconta la sua idea di cucina, caratterizzata dall’uso di prodotti tipici regionali inseriti nei piatti più moderni e ovviamente anche in quelli della tradizione.


Ti chiederanno in molti come hai cominciato e cosa ti ha spinto a diventare / creare la figura di FoodBlogger che ti caratterizza, ma nella vita normale chi è Stefano?

Nella vita, lontano dai social, sono esattamente la stessa persona che faccio vedere tutti i giorni. Ho una grande passione per la cucina che porto avanti anche lontano dai social. Sono circondato da tre gattini a casa che per me sono come dei figli e che mi fanno tantissima compagnia. Inoltre mi piace dilettarmi con vari sport. Nuoto, canottaggio, crossfit e yoga sono fra i miei preferiti.

Abbiamo potuto visitare ESSEN , la tua cucina / studio fotografico, ci vuoi raccontare il suo carattere?

ESSEN nasce proprio come spazio per la creazione creativa, come punto di riferimento per chi mi segue. È uno studio con il bancone da lavoro e il piano ad induzione, ma ha la stessa familiarità e calore di una cucina di casa (e per me è una seconda casa). Grazie a questo spazio sono riuscito a dare un’identità maggiore al mio lavoro e soprattutto ad ottimizzare la creazione dei contenuti.

La passione per la fotografia è nata insieme a quella per la cucina o si è sviluppata nel tempo?

La passione per la fotografia si è sviluppata in un secondo momento. Avevo avuto da sempre interesse per l’editing video. Quando infatti andavo a scuola montavo i filmati con le fotografie scattate durante le gite scolastiche. Poi quando avevo avviato il mio canale YouTube e avendo fra le mani una macchina fotografica professionale, ho iniziato a dedicarmi alla food photography ed è diventata una mia altra grande passione.



Hai scelto di portare la tua passione, non solo sui social e nel mondo mediatico, ma anche nel mondo dell’editoria con il tuo primo libro “La mia cucina Altoatesina”, ci vuoi parlare di come è nato il progetto?..ora stai lavorando ad un secondo libro… spoileriamo un po’?

Ho sempre avuto il grande desiderio di pubblicare un libro di cucina, un valido strumento offline che possa sempre essere a portata di mano. Io stesso faccio grande uso dei libri di cucina, perché mi piace sfogliarli, lasciarmi ispirare e seguire le ricette così come sono scritte. Così con un’idea ben chiara di come volevo che fosse il mio primo libro, sono andato da Athesia, la mia casa editrice, e da subito si sono innamorati del progetto e abbiamo iniziato a lavorarci dal primo giorno che ci siamo visti. È stata un’avventura nuova per me, sicuramente ho imparato tanto e ci sarà ancora tanto da imparare. Ma sono felicissimo e fiero del mio primo libro.

In porto c’è già il secondo e posso solamente dire che profuma di spezie e ti fa immaginare che fuori casa stia scendendo la neve. Uscirà l’anno prossimo, dopo la primavera.

Ispirazione, Concentrazione, Passione, Racconto, ti ritrovi?

Certamente sì, sono proprio i miei capisaldi nella mia vita privata così come sul lavoro.

Ora più che mai il nostro stile di vita sta cambiando, come scegli cosa mantenere e cosa cambiare per il futuro?

Mi lascio sempre guidare dal mio istinto, cercando di innovare quello che penso non vada più bene per la mia visione o per i miei gusti, lavorativamente parlando. Viviamo in tempi che cambiano molto velocemente, mode che vanno e mode che vengono in ogni campo. Per quanto riguarda la cucina però, la tradizione vince sempre su tutto e quella raramente può essere cambiata.


Ci lasci una ricetta per i lifestyler di Manintown?

Vi lascio la ricetta dello Spiegeleier, un piatto altoatesino di Speck e patate molto amato.

Per 4 persone:

800g patate sode

40g e un cucchiaio di burro chiarificato

8 uova

12 fette di Speck Alto Adige IGP

Prezzemolo tritato (o erba cipollina)

Sale

Pepe nero macinato

Inserire le patate ben lavate e con la buccia in una pentola di acqua fredda. Aggiungere del sale grosso, portare a bollore e lasciare cuocere per 35-40 minuti, finché le patate saranno morbide se punzecchiate con una forchetta. Scolare le patate, lasciarle intiepidire e successivamente tagliare a fette spesse circa 1cm. Scaldare una padella antiaderente con i 40g di burro chiarificato ed aggiungere le patate a fette. Lasciare rosolare per alcuni minuti, girando le patate delicatamente di tanto in tanto, fino a quando inizieranno a formare una crosticina. In un’altra padella antiaderente scaldare un cucchiaio di burro chiarificato e rosolare le fette di speck. Aggiungere anche le uova intere e cuocerle all’occhio di bue, insieme alle fette di speck. Servire le uova e lo speck su un letto di patate saltate con una spolverata di prezzemolo tritato.

Stefano Cavada@stefanocavada