ARTE IN TESSUTO: IL PROGETTO DI FORTE_FORTE ED ELISE PEROI

Quella che stiamo per raccontarvi è una storia di passione, condivisione e autenticità. Una narrazione tutta made in Italy (veneta per l’esattezza), che dal 2002 a oggi continua a crescere all’insegna della creatività. forte_forte è una realtà che sa di famiglia, un progetto volto a celebrare il valore inestimabile dell’artigianalità. Al cuore di tutto ciò i fratelli Giada e Paolo Forte, nati e cresciuti all’interno dei laboratori di maglieria dei genitori. Affascinati fin dall’infanzia ammirando i prodotti tessili prendere forma, i due intraprendono inizialmente strade distinte, in apparenza lontane tra loro ma, come dimostrato da quanto accaduto in seguito, perfettamente allineate.

Lei studia knitwear design, lui economia. Dopo essersi specializzati ciascuno nel proprio settore, i fratelli si ritrovano, mossi dal desiderio di costruire un qualcosa di veramente loro, un progetto che rispecchiasse i valori profondi in cui credono. E da qui nasce forte_forte, un marchio che pone al centro la forza narrativa degli abiti e la connessione instaurata tra gli stessi e chi li indossa. «Nulla è più inaspettato di un progetto che riesce a compiersi nascendo da una pura intuizione. Un cammino appassionato attraverso la scoperta e la ricerca di ispirazione emotiva e di sincera bellezza». Così recita il manifesto alla base del brand, parole concise ma assai significative che sintetizzano perfettamente la visione condivisa dei due fratelli.

Tessitura
forte_forte

forte_forte, dove il sentimento diventa realtà

Anno dopo anno, forte_forte prosegue nel suo lento ma inesorabile cammino verso il successo. Dal 2018 il marchio ha visto inaugurate svariate boutique in giro per il globo, da Milano a Parigi, da Londra a Tokyo, da Madrid a Los Angeles. In ciascun punto vendita, la vera protagonista è sempre una e una sola: la materia, lasciata libera di esprimere il proprio carattere. A questa si affiancano poi il colore e le forme pure, che abbracciano dolcemente il corpo non costringendolo.

L’intero immaginario firmato forte_forte si colloca in una cornice assolutamente peculiare, costruita su legami sentimentali. Quali? Quelli familiari in primis, vero motore del marchio, forza insostituibile che permette alle idee di germogliare. In secondo luogo, il legame con la propria terra d’origine – il Veneto – e l’amore per il fatto a mano. Indossando un capo artigianale, infatti, si va instaurando un vincolo speciale, una sensazione difficilmente descrivibile a parole ma estremamente potente.

Tra astratto e concreto, il progetto di Giada Forte ed Elise Peroi

Ora, a più di un ventennio dalla sua nascita, forte_forte dà il via a un’ambiziosa collaborazione, accendendo i riflettori su preziosi tessuti d’archivio. Fautrici del progetto sono Giada Forte, co-fondatrice del brand, ed Elise Peroi, artista francese da sempre focalizzata sul mondo della tessitura. La partnership restituisce allo spettatore un’installazione unica nel suo genere, realizzata con tessuti forte_forte, intitolata language des oiseaux (il linguaggio degli uccelli). Con quest’opera, infatti, Elise Peroi esamina il concetto di immediatezza pre-linguistica, rappresentata dal canto dei volatili; la sola forma di comunicazione che l’uomo conobbe prima di inventare la tecnologia. Ma non solo. Altro aspetto focale nell’installazione è la tecnica, suggellata dal nodo, primo gesto tecnico nella storia dell’umanità. Trattati entrambi come finzioni euristiche (astrazioni, in altri termini), i due elementi alla base dell’opera si ricollegano poi ad un ulteriore pezzo in esposizione.

language des oiseaux, infatti, trova il suo pieno svolgimento concettuale affiancata a una mantella, a cura di Giada Forte, simbolo dell’attuale zenit della pratica di tessitura. Il capo è un’autentica opera d’arte, dove un elegante plissé di chiffon di seta incontra lunghe frange macramé, perline in vetro e piume di crochet fatte a mano. Il tutto in un equilibrato gioco di tessuto, con trasparenze e verticalità che donano alla mantella una certa solennità.

Osservando tutto l’insieme, lo spettatore non può fare a meno di notare un dettaglio: uno spazio vuoto, una frattura tra la mantella di Giada e le astrazioni di Elise Peroi. La prima è in scena concretamente e temporalmente, la seconda, invece, non è altro che, come suggerito dal semiologo Roland Barthes, “un vuoto […] costruito come un significato”.

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