Intervista a La Persia: “anche un uomo può essere paragonato ad un fiore”

Quante volte ci è capitato di camminare per la strada e con la coda dell’occhio rimanere ipnotizzati da un uomo vestito in maniera eccentrica, non convenzionale, chiedendoci quale sia la sua storia, la sua vita, il suo carattere e dandoci anche delle risposte eppure un famoso detto popolare dice “l’abito non fa il monaco”. 

Gianluca ha 23 anni è nato e cresciuto nella provincia di Trieste e da 4 anni risiede a Milano, sta per conseguire gli studi in fashion design ed il suo primo amore è stato il Plastic Club luogo in cui ogni sabato sera da vita ad una sua performance e luogo che sin dagli anni ’80 ha riunito i ghettizzati con lo scopo di crearne un vero e proprio culto. 

In una società che tende ad etichettare tutto ciò che ci circonda, Gianluca ha deciso di vivere la sua vita senza alcun tipo di barriera esprimendo la propria identità e fluidità di genere come pretesto politico e sensibilizzazione per i diritti di ogni comunità. 


Quale è stata la tua prima sensazione entrando al Plastic Club? 

Faccio parte di una generazione social e di conseguenza da adolescente guardavo le foto di quel locale online anche se non c’ero mai stato.

Il primo sabato al Plastic me lo ricordo perfettamente, forse è stata una delle poche volte in cui mi sono sentito nel posto giusto al momento giusto, si prova una sensazione di accettazione ed è come se fosse tramandato un senso di appartenenza, di non sentirsi sbagliati.

Probabilmente credo siano state queste sensazioni che mi hanno affascinato e ad oggi sono contento di farne parte. 

Siamo abituati, erroneamente, ad etichettare le persone, ad oggi quale sarebbe la tua etichetta? 

Non amo le etichette e non penso di utilizzarle anche in questo momento, credo che siano solo un mezzo utilizzato dalla società per definire qualcosa che crea un disagio, che non sappiamo spiegare o che siamo abituati a vedere in un modo ben definito e di conseguenza l’essere umano circoscrive quella persona in un determinato ambiente ed idea condivisibile dalla maggioranza. 

Questa è la difficoltà che provo io tutti i giorni quando cammino per la strada, la gente mi guarda e non mi capisce. 

Quando hai capito ed accettato ciò che eri?

Io dico sempre che per me tutto è partito dalla strada, non mi sono mai dichiarato ma ho vissuto questa mia fluidità con un senso di non appartenenza.

Abitavo in periferia e la sera uscivo con una gonna sopra i jeans, la mia famiglia non ha mai supportato le mie scelte ma arrivato a Milano ho preso coscienza di ciò che ero senza alcun tipo di timore.

Come mai hai scelto di chiamarti “La Persia” e cosa rappresenta per te? 

Cercavo un nome che mi rappresentasse, poi ho pensato che tutti mi hanno sempre chiamato con il mio cognome ovvero “Persia” ed ho deciso di aggiungere un articolo femminile per giocare sulla mia fluidità e dare, se vogliamo dire così, un tono alla figura del mio personaggio. 

Faccio molta difficoltà a scindere Gianluca da “La Persia” in quanto siamo molto simili, credo però che La Persia sia una versione extra di me, è il personaggio notturno che mi permette di fare le cose che di giorno non immaginerei mai di fare, parlandosi chiaro, nonostante io ami i miei look del sabato sera non mi sognerei mai di andare a prendere un caffè con gli amici in corsetto e tacco a spillo o forse sì ma farei solo scandalo, invece io vivo la mia femminilità in altri modi, penso sia più rivoluzionario un uomo con giacca, cravatta ed una gonna che si sente sicuro di se.

La Persia non è uno stereotipo, mi da la possibilità di abbattere dei preconcetti che esistono nella mia mente ed è in grado di dar vita ad un effetto domino sulla gente rendendola libera. 

A chi sono dedicate le tue performance del sabato sera? 

Credo per lo più che siano dedicate a qualunque categoria di persona che si senta ancora oggi ingabbiata in una definizione.

Io cerco di fare il possibile, nel mio piccolo, per liberarsi dei preconcetti, che sia una ragazza che non ha alcun timore a mostrare la sua peluria ascellare o un ragazzo che abita in periferia che vorrebbe poter indossare la gonna e mettersi l’ombretto.

Io per lo più non sono una drag-queen e vorrei che la gente capisca che un uomo in gonna non è obbligatoriamente omosessuale o voglia diventare una donna, magari ha solo il coraggio di abbracciare la sua parte femminile e che male c’è?

Il gender-less è entrato negli ultimi anni nelle maggiori case di moda, a cosa credi sia dovuto questo cambiamento e presa di posizione?

Il gender-less nella moda è sempre esistito, partendo dagli anni ’70 con l’introduzione dell’unisex come rivendicazione dei diritti femminili ed anche negli anni ’80 furono lanciate sul mercato le prime gonne da uomo ma non furono capite, non eravamo ancora pronti e non lo siamo tuttora. 

Vivienne Westwood ha sempre combattuto per sdoganare questi preconcetti ma probabilmente solo con il manifesto creato da Alessandro Michele con Gucci si è riuscito a smuovere qualcosa nel settore fashion e all’interno della società.

Non capisco perché un uomo non possa essere paragonato ad un fiore come una donna, perché l’uomo deve essere rude e potente mentre la donna deve essere leggera e soave, chi ha deciso che un uomo non possa essere potente indossando del pizzo? 

Molto di quello che vediamo oggi sfilare in passerella è frutto di proposte creative passate ritenute avanguardiste, non credo che la società sia ancora pronta ed aperta ma almeno ci stiamo provando. 

Quale sarà la prima cosa che farà Gianluca e di conseguenza anche La Persia al termine della self-isolation?

Gianluca sicuramente vorrà tornare nel suo studio creativo a fare ciò che ama, passeggiare con amici e tornare a socializzare responsabilmente. 

Per La Persia la situazione è più complessa essendo probabilmente i locali notturni le ultime attrazioni a poter riaprire, speriamo comunque nel poter ricalcare quel piccolo palcoscenico e sfoggiare tutti i look che ho cucito durante questi giorni chiuso in casa.

Ho voglia di intrattenere le persone e quindi stiamo pensando di creare un nuovo progetto ma non posso ancora rivelare nulla. 

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