È il mese del Pride – Come la moda è influenzata (e
influenza) questo evento

Giugno è il cosiddetto Pride Month, un mese intero dedicato all’orgoglio delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender e che non si riconoscono in una specifica etichetta di genere o orientamento sessuale.

Cosa si celebra esattamente in queste giornate? Sicuramente l’elogio alla diversità, al rispetto e all’uguaglianza, valori sostenuti non solo dalla comunità LGBTQIA+, ma anche dalle persone eterosessuali e binarie che scendono in strada partecipando a parate, manifestazioni ed eventi in moltissime città, tra cui Milano.

In tutto ciò troviamo in prima linea la moda, un mezzo tramite il quale esprimere la propria personalità e veicolare messaggi di inclusività e lotta agli stereotipi, anche se non si fa parte di questa comunità.

L’influenza del Pride sulla moda

Il Pride ha avuto un impatto significativo sull’evoluzione della moda negli ultimi decenni. Dagli abiti audaci e provocatori delle prime manifestazioni negli anni ’70 alle collezioni genderless e gender-fluid di oggi, il mondo del fashion ha sempre più abbracciato la diversità e l’inclusività.
Moltissimi brand anno dopo anno festeggiano il Pride lanciando collezioni dedicate e sfilate a tema, presentando capi e accessori che riflettono i valori di libertà di espressione e bellezza universale, e proponendo abbigliamento inclusivo per tutte le taglie.

moda pride

In questo contesto, i simboli del Pride come la rainbow flag sono diventati elementi di moda mainstream, indossati da persone di ogni orientamento sessuale e identità di genere. Specie in questo periodo, infatti, troviamo linee d’abbigliamento specifiche diventate rappresentative, quelle che veicolano forte e chiaro messaggi positivi.

In cima alla lista ci sono le t-shirt e le canotte pride, caratterizzate da loghi lettering rainbow dei brand più famosi o stampe a tema. Non mancano poi anche le sneakers di alcuni marchi popolari, che assumono i colori dell’arcobaleno, o ancora le felpe e gli accessori, dalle borse ai braccialetti colorati, passando anche per i prodotti make-up.

Rainbow flag, simbolo iconico della lotta per l’uguaglianza

Inclusività, uguaglianza e parità di diritti: l’arcobaleno è diventato simbolo universale di tutto questo.

Le sue origini sono da ricercare nel 1978, quando l’artista Gilbert Baker creò la bandiera del Pride, un simbolo destinato a unire e rappresentare la nascente comunità LGBTQIA+ di San Francisco. La bandiera originale era composta da otto bande colorate, ognuna con un significato specifico:

  • rosa (sessualità);
  • rosso (vita);
  • arancione (salute);
  • giallo (sole);
  • verde (natura);
  • blu (arte);
  • indaco (armonia);
  • viola (spirito).

La rainbow flag da allora divenne rapidamente un simbolo riconoscibile del movimento LGBTQIA+, diffondendosi in tutto il mondo come emblema di orgoglio e lotta per l’uguaglianza.

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L’arcobaleno oltre la bandiera

L’arcobaleno nel tempo ha abbracciato un significato che va ben oltre quello di simbolo distintivo del movimento. È diventato infatti un segno di speranza per un futuro più giusto e inclusivo, dove tutte le persone possano vivere libere da discriminazione di qualsiasi tipologia. È un invito al rispetto per le differenze di orientamento sessuale, abilità, aspetto, identità di genere, etnia, cultura e religione che tutti, ma proprio tutti, dovremmo imparare ad accogliere, per rendere il mondo un posto più vivibile per chiunque. Oggi e nel futuro.

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