Niccolò Ferrero e Nina Pons, insieme per ‘E buonanotte’ (e Manintown)

Niccolò Ferrero e Nina Pons, insieme sul set di E buonanotte di Massimo Cappelli, sono di nuovo insieme davanti all’obiettivo di Davide Musto e per Manintown.
Niccolò e Nina sono due giovani attori. Una cosa che si chiede sempre a un attore è: “Volevi fare l’attore?”, domanda che non si fa mai a un idraulico o a un ingegnere (ma poi, quanti ragazzini si pongono davvero domande esistenziali del tipo “cosa farò da grande?”).

Niccolò: total look Sandro; Nina: total look Gucci

Niccolò Ferrero: L’altra domanda è “se non avessi fatto l’attore, che cosa avresti fatto?”. Forse perché fare l’attore non è considerato un lavoro. Negli Stati Uniti, ad esempio, viene considerato tale, e non posso farlo senza studiare. C’è pure chi viene preso perché ha accompagnato un amico a un casting. E magari ottieni anche un buon risultato, ma per quel ruolo specifico.
Nel lungo periodo, credo nell’istruzione. Chiunque abbia raggiunto traguardi nella recitazione, li ha ottenuti studiando, perché nel tempo la mancanza di competenze si riflette sulla qualità del lavoro.

Nina Pons: Ho sentito spesso colleghi che, quando dicono “faccio l’attore”, si sentono rispondere “sì, ma di lavoro cosa fai?”. Noi studiamo per fare questo mestiere. Ecco perché è una domanda che non concepisco. La trovo anche offensiva. Se dovessero farla a me, risponderei che di lavoro faccio l’attrice. Se per loro non è un lavoro, il problema è loro.
Come studi per fare l’avvocato o l’ingegnere, studi per fare l’attore. Non è che una mattina ti svegli, dici che vuoi recitare e sali sul palco. Studio perché voglio che questo sia il mio lavoro. Sono una persona molto concreta. Poi, un provino può non andare per mille motivi. In quel caso preferisco assumermi le mie responsabilità. Lamentarmi e dare la colpa agli altri mi leva energie.

Che formazione avete?

N.F: Mi sono diplomato al Centro sperimentale di cinematografia e ho anche un Diploma di “Acting for the camera” alla UCLA.

N.P: Ho frequentato il Centro Intensivo Allenamento Permanente Attori di Gisella Burinato e la Golden Star Academy. Ho studiato con la regista Loredana Scaramella e la coach inglese June Jasmine. Questo è un lavoro che richiede un allenamento costante.

Nina: total look N°21; Niccolò: total look Sandro, sneakers talent’s own

Poi un bel giorno due youtuber arrivano al cinema e conquistano il box office. Quindi il cinema lo può fare chiunque?

N.F: Secondo me funzionano sui cento metri. In una maratona no. Noi che abbiamo alle spalle anni di studio e corsi di formazione, e che continuiamo a studiare, corriamo per la maratona, per costruirci una carriera. Quindi lo studio è imprescindibile.

N.P: Non li ho mai visti. È un fenomeno che non ho capito.

Non è un segreto che, a parità di attori, le produzioni scelgono quelli con più visibilità sui social per dare una mano alla sponsorizzazione del film. Ho dato un’occhiata al vostro IG e non credo che vi abbiano scelto per il numero di follower

N.F: Massimo Cappelli ha avuto gran coraggio a prendere due attori poco conosciuti. Quando ci ha scritturati, dovevo ancora uscire dal Centro sperimentale ed ero senza seguito sui social. Ma lui ha deciso di prendermi per un prodotto che forse, con due ragazzi molto seguiti, avrebbe avuto delle chances in più. Ha fatto questa scelta coraggiosa e per questo gli sarò eternamente grato.
Non mi appartiene il fatto di condividere continuamente la propria vita. Non lo critico, ma è un altro lavoro. Per me sarebbe una forzatura. Vorrei che i social fossero solo un mezzo di comunicazione, non il soggetto di quello che faccio. E io faccio l’attore. Spesso vengo rimproverato perché li uso poco. Purtroppo è vero che le produzioni guardano anche questo: è il mercato di adesso. Spetta a noi attori, con le nostre competenze, far sì di essere presi al posto di un influencer.

N.P: Questo è un motivo per cui sono grata ai produttori della Lime Film. Per questo ruolo ho sostenuto cinque provini. Il regista ha deciso di puntare su due persone nelle quali credeva. È stato bellissimo perché non tutti ragionano così, soprattutto ora. Sul mio IG non c’è neanche scritto attrice, perché per me il lavoro è una cosa e i social un’altra. Sono due lavori completamente diversi e non ho intenzione di cadere in questa trappola. Per me il social è uno svago. Sono un’attrice, non un’influencer. A voi spettatori cosa cambia se ho un milione o dieci follower? Vi interessa vedere qualcosa che vi fa emozionare. Ecco perché non capisco questo concetto e non ho intenzione di farmi fagocitare dal sistema.

Niccolò e Nina: total look Fendi

Il tormentone del momento è “i giovani non hanno voglia di lavorare vs/le nuove generazioni si ribellano al lavoro in condizioni di schiavitù”. Se c’è una categoria di sottopagati è la vostra, soprattutto in teatro. Perché gli attori continuano a lavorare anche gratis e l’elettricista no?

N.F: Cinema e televisione pagano il giusto. Il problema è se lavori dieci giorni l’anno. Allora quello che guadagni è insufficiente. Spesso però l’attore ha un fuoco dentro, qualcosa che ti fa battere il cuore talmente tanto, che lo faresti anche gratis. Per me era iniziato come un divertimento ma, quando ho provato a fare altro, ho capito che non potevo non recitare. Il problema è che se uno continua ad accettare lavori gratis, non è in grado di sostenersi col proprio lavoro.

N.P: Quando ti arriva un bel copione, e magari sei a casa e non stai lavorando, è un lavoro che ti fa stare attivo. E noi attori abbiamo bisogno di recitare. Se però tutti smettessimo di accettare, le produzioni che non pagano o pagano poco smetterebbero di proporre. Fortunatamente  c’è il ruolo dell’agente che è lì per tutelare l’attore. Secondo me è sbagliato accettare un lavoro non retribuito, a meno che non sia un progetto low budget nel quale credi. A me è successo, ma è un’eccezione. Recitare è un lavoro e il lavoro si paga. Dietro uno spettacolo teatrale, dietro un film, c’è un lavoro enorme. Non è che memorizzi una frase e vai sul palco a dirla. C’è un lavoro sulla costruzione del personaggio, su noi stessi. È un lavoro profondo e quindi non può essere sminuito. I corsi costano tantissimo. Se hai un provino difficile, chiami il coach e lo paghi. Perché quindi le produzioni non dovrebbero pagare gli attori?

E buonanotte è la storia di un ragazzo che non vuole dormire per non sprecare tempo. Per i giovani c’è sempre tempo, è sempre “scialla”. Ma una mattina ti guardi allo specchio, hai le rughe e percepisci di averne sempre meno. In realtà ogni attimo potrebbe essere l’ultimo. Avete mai pensato come sarebbe sostituire “scialla” con “vivi ogni istante come  fosse l’ultimo”?

N.F: Può accadere anche a 25 anni. C’è un momento in cui realizzi che gli anni che hai davanti non sono infiniti; accade qualcosa e da quel momento scegli come usare il tuo tempo. Luca, il protagonista del film, lo fa scegliendo di dedicare del tempo agli altri. Nina Pons, Roberta, lo porterà in una comunità di recupero e lui deciderà di dedicare tempo a chi ne ha più bisogno. Niccolò Ferrero lo sta facendo dedicandosi a ciò che ama: il cinema.

N.P: Il tempo è prezioso. Stare nel mood “scialla” è un riparo dal mondo esterno. Non ascolti con la pancia. Per me vivere vuol dire stare. Non fare tante cose, correre da una parte all’altra. Per me il sinonimo di vivere è stare nelle cose, moment by moment. Ascoltare, essere in connessione con gli stimoli esterni, con le persone che hai davanti. Per me, vivere ogni istante come fosse l’ultimo è vivere stando in quello che fai, sentire quello che fai. Quando vivi freneticamente fai fatica a goderti il singolo momento.

Nina: total look N°21; Niccolò: total look Sandro

Dopo la sala E buonanotte è disponibile su Amazon Prime e Chili. Le piattaforme sono considerate l’Hannibal Lecter o il Robert Bloch del cinema. Ha senso demonizzarle o sono un’opportunità?

N.F: So che vado controcorrente, ma credo ci siano dei film che puoi vedere sia al cinema che a casa. Altri hanno una resa diversa sul grande schermo. Trovo però che le piattaforme siano una grande opportunità. Lo strumento narrativo si è sempre evoluto: dal teatro al cinema, dal cinema alla TV, al computer e ai telefonini. Non ho questa sacralità del cinema come luogo unico deputato alla visione del film. L’importante è che ci siano prodotti di qualità. Dove il pubblico li fruisce è un discorso personale. Una cosa è certa: con le piattaforme arrivi a un pubblico vastissimo, anche a livello mondiale.

N.P: In lockdown le piattaforme ci hanno salvato. Per me, vedere un film a casa o al cinema fa la differenza. Sono molto felice che E buonanotte sia stato al cinema, perché vedermi sul grande schermo è stato fantastico. La sala, poi, è un posto che crea connessione tra tante persone diverse che in quel momento stanno facendo tutte la stessa cosa. Nell’era in cui i social ci separano, portano ad estraniarsi, la sala può essere un momento di condivisione. Anche fare un film è un atto di condivisione, perché tante persone sono insieme sul set per far sì che il film venga nel migliore dei modi. Il bello di questo mestiere è proprio vedere come si crea una squadra: tutti insieme per un obiettivo comune. E per tutto il tempo in cui giri, il set diventa la tua famiglia. Come in teatro: quando sei in tournée si crea una sinergia inspiegabile.
E la capacità di condividere è anche una delle cose che viene fuori da E buonanotte. Luca e Roberta entrano in sintonia imparando a vedersi l’un l’altro.

Cosa porterete con voi di questo film?

N.P: È stato il mio primo film da protagonista e ci sono tantissime cose che mi porterò dietro. Sicuramente Niccolò, col quale si è creata una grandissima complicità, e tutte le persone che hanno lavorato con noi. Massimo Cappelli, il regista, che si è fidato di me e mi ha dato questa possibilità. Ha dedicato molta attenzione ad aiutarci nel creare i personaggi. È un film che mi ha lasciato tanto come persona. Tocca tematiche forti. Interpreto una ragazza che lavora in una libreria, studiosa, che fa volontariato in un centro per persone con disagi, disposta sempre ad aiutare l’altro. Solo che non mi lascio mai andare perché, se pensi sempre ad aiutare il prossimo, a te chi pensa?
Il personaggio di Niccolò, Luca, è quello che mi insegna a essere leggera, a far uscire la mia femminilità, a vivere la mia età. Io, a mia volta, lo aiuto ad inquadrarsi. Niccolò interpreta un ragazzo che vuole solo divertirsi: ama andare alle feste, giocare con la PlayStation, non vuole studiare. Il messaggio è che si può cambiare mettendosi in relazione con l’altro.
La capacità di trasformarsi è uno dei messaggi più belli del film.

N.F: Lo ricorderò sempre come il mio primo film da protagonista. Ero preoccupato perché volevo dare il meglio di me. Mi sono preparato con un insegnante del Centro sperimentale e un’altra coach. Ero tesissimo, ma le persone sul set, da Massimo a Nina, mi hanno davvero supportato. Si respirava un’aria leggera, ci siamo divertiti, abbiamo riso tantissimo e la tensione si è allentata. Il clima amichevole mi ha aiutato.

Sei torinese, ti hanno affiancato una romana… non poteva andare diversamente.

N.F: Esatto!

Niccolò: total look Sandro, shoes Premiata; Nina: shirt and denim pants Zimmermann, shoes Jimmy Choo

Credits

Talent Niccolò Ferrero, Nina Pons

Editor in Chief Federico Poletti

Text Alessia de Antoniis

Photographer Davide Musto

Styling Andreas Mercante (Niccolò Ferrero), Other Agency (Nina Pons)

Ph. assistants Valentina Ciampaglia

Hair & make-up Eleonora Mantovani @simonebelliagency (Niccolò Ferrrero), Alessandro Joubert @simonebelliagency (Nina Pons)

© Riproduzione riservata

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