Gli artisti under 35 da tenere d’occhio

La curiosità spinge l’essere umano a percorrere nuovi sentieri: ciò, ovviamente, è valido anche per gli artisti. Quando decidono di esprimersi esplorando diversi media, vivono davvero in modo creativo. Perché anche nella vita quotidiana quando decidiamo di sperimentare, ad esempio, nuovi comportamenti per migliorare la qualità della nostra esistenza o comunichiamo in modo efficiente, pensiamo davvero. Ecco, il pensiero è anche la matrice dell’arte. Dal logos interiore incessante di alcune brillanti menti, noi di Man in Town vi presentiamo la new generation di artisti italiani che dovete assolutamente conoscere.


The Cool Couple, artisti multimediali


La tua formazione? 

Ci siamo incontrati a Milano, al master in fotografia e visual design di NABA. Niccolò arrivava da una laurea in filosofia, mentre Simone aveva studiato arte contemporanea. Per qualche anno abbiamo lavorato come studio manager tra Parigi e Milano e dal 2012 lavoriamo insieme come The Cool Couple. 

Progetti in cantiere?

Stiamo scrivendo un video, intitolato The Cute and The Useful sui metodi di conservazione degli animali selvatici in Sudafrica. Negli ultimi anni ci preme riuscire a parlare della crisi ambientale aggirando la tipica retorica del disastro per metterne in luce le contraddizioni, gli stereotipi e le questioni che emergeranno nel prossimo futuro. Nel caso di TCATU ad esempio i cute e gli useful sono gli animali che sopravvivranno all’estinzione di massa in atto: quelli carini e quelli che possiamo sfruttare economicamente, in termini di materie prime o forza lavoro. 

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Uno di noi Hip Hop, l’altro Minimal Techno e Metal. 

Regista, attore e attrice preferiti?

Christopher Nolan, Jim Jarmusch, Bill Murray, Cameron Diaz, Jack Nicholson, Kate Blanchett

Pittore, scultore, architetto preferito?

Damien Hirst, Arcangelo Sassolino, Gio Ponti, Tadao Ando.

Descrivi i diversi media che esplori, la loro evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Siamo partiti dalla fotografia, ma negli anni ci siamo mossi in diverse direzioni, toccando scultura, performance, video, pittura, videogiochi… Ci interessa come le immagini si muovono, come interagiscono con noi, come ridisegnano la nostra percezione del mondo.  

Perché sei un artista?

Puoi fare arte perché ti fa stare bene. Fare l’artista è uno step ulteriore, dove decidi di entrare in un sistema, con determinate regole e potenzialità, ma soprattutto è il momento in cui fai entrare la condivisione del tuo pensiero nella tua vita. Per noi fare gli artisti è una condizione senza pari, hai una libertà espressiva quasi illimitata, ma anche una responsabilità nei confronti dei tuoi interlocutori. Cerchiamo sempre di costruire dei progetti in grado di comunicare con un pubblico ampio, ci piace creare interazione con i fruitori delle opere.


Ekate Pace, tatuatrice e performer



La tua formazione?

Ho frequentato il liceo artistico Felice Casorati di Novara e poi ho iniziato l’accademia Albertina di Torino, abbandonandola infervorata dagli orari ristretti e l’apatia generale che regnava.

Progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono: una performance con il tatuaggio e il corpo, la pubblicazione di una raccolta di poesie e pensieri su femminile, viaggio e sesso, e prendere una cascina da trasformare in un luogo di residenze artistiche, laboratori ma anche relazione con la natura, con il vuoto e con l’abbondanza.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono cresciuta con Renato Zero, Mina e i Queen, appassionata ai Led Zeppelin – Deep Purple e Doors fino agli Spiral Tribe, Sonic Youth e Joy Divison. Oggi ascolto Dadi Etro, Inca Misha, Khtek, A-wa, Acid Arab, Om, Devendra Banhart. Mi piace ascoltare tutto ciò che mi proietta in mondi magici e pazzi.

Regista, attore e attrice preferiti?

Amo i film di David Linch, David Cronenberg , John Carpenter, Alejandro Jodorowsky, Richard Linklater, Lana & Lilly Wachowski, Liliana Cavani, Paolo Virzì, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Pedro Almodovar, Quentin Tarantino, Studio Ghibli. Il mio attore preferito è Johnny Depp, mentre le attrici che preferisco sono Nicoletta Braschi e Penelope Cruz.

Pittore, scultore, architetto preferito?

Pittore preferito sicuramente Piero della Francesca e Salvador Dalì, ma anche Hans Hartung, Otto Dix, Frida Kahlo, Mauritania Cornelis Escher,  Paul Gauguin e molti altri. Scultori preferiti Antonio Canova e Henry Moore , ma anche Joan Miró nelle sue installazioni scultoree. Gli architeti che preferisco invece sono Friedensreich Hundertwasser e Antoni Gaudì.

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione stilistica e verso dove stai andando?

Mi piace provare tutto ciò che mi permette di giocare e sperimentare rimanendo fedele al rito creativo. Con la pittura amo osservare come i diversi materiali  (ink, acrilico, smalto, polveri, acqua, vinavil) interagiscono tra loro e comunicano. Adoro il collage per la sua fruibilità di messaggio,  ma anche la videocamera mi appaga per il suo ruolo comunicativo. Il tatuaggio mi stimola nella sua varietà di uso e stile, e la penna bic è la mia migliore amica nei viaggi e prima di addormentarmi. Ho appena comprato una tavoletta grafica per ricominciare la fase di apprendimento con un nuovo mezzo e ora sono come una bimba con il gioco nuovo! Con questo mezzo potrò unire gioco e amore, passato e presente abolendo i limiti di tempo e spazio. A livello performativo, sto affrontando il rito della cultura  ‘Zulu’  di Costellazione Familiare con Giuliana Strauss, con l’obbiettivo di sciogliere i miei nodi, ma anche di integrare nella ‘A cena con i casi umani’ .

Perché sei un artista?

Non potevo fare diversamente, percepisco l’invisibile e ascolto il tutto. Per questo l’arte è la mia malattia e la mia cura. Mi ha portato in molti luoghi e mi ha permesso di illuminare le oscurità del mio passato. Mi sento molto fortunata a vedere la vita con gli occhi dell’artista, anche se questo include farsi molte domande, pretendere da sé stessi sempre di più e non annichilire l’empatia .


Paride Cevolani, illustratore e tatuatore


La tua formazione?

Piuttosto travagliata, ho frequentato l’Istituto d’arte (indirizzo scultura), diplomandomi in seguito al Liceo Artistico Arcangeli di Bologna. Ho conseguito poi un secondo diploma alla scuola internazionale di fumetto ed illustrazione Comics di Reggio Emilia.

Progetti in cantiere?

Perfezionarmi nel tatuaggio, elaborando uno stile riconoscibile e dedicarmi in veste di illustratore ai progetti editoriali in corso d’opera.

Cosa ascoltavi da piccolo e crescendo?

Sono crescito ascoltando Mtv e VideoMusic alla televisone dove ho scoperto la passione per l’hard rock e il punk prima e il goth e la minimal wave poi. Ora i miei gusti sono più eterogenei rimanendo tuttavia sempre fedele alle “origini”.

Regista, attore e attrice preferiti?

Lars Von Trier, Bela Lugosi, Bette Davis

Descrivi i diversi media che esplori, la sua evoluzione artistica e verso dove stai andando?

Prediligo tecniche miste e collage, utilizzando carte vintage. Sto riscoprendo il pennino a china e il rapidograph, utili per illustrazioni più grafiche e i flashtattoo. Non so in che direzione sto andando, seguo il flusso in modo naturale.

Perchè sei un artista?

Perchè è cio che so fare meglio.

5 fotografi neo diplomati che dovresti assolutamente seguire

Parliamo dei talenti del Photography Master della Raffles Milano, una scuola che racchiude un metodo ed uno spirito nuovi trasmessi da i più grandi maestri del settore. Interpreti attivi, efficaci e consapevoli della contemporaneità in grado di rompere gli schemi grazie al percorso formativo di alto profilo guidato da Alessandra Mauro, direttore artistico della Fondazione Forma per la Fotografia di Milano e direttore editoriale della Casa editrice Contrasto di Roma, seguito con grande impegno e sacrificio durante i periodi di lockdown. Tutti concorrono per diventare lo studente dell’anno, prestigioso titolo conferito allo studente che, per carriera accademica e portfolio, si sia distinto nella valutazione sia di una commissione di docenti interni sia di quella di una commissione di professionisti esterni.

E voi quale preferite?

Luigi Zannato @luigi.zannato

Luigi Zannato, classe ‘99, nasce e cresce in un paese in Provincia di Avellino, Calitri. Il contatto costante con la natura e la sua curiosità lo spingono ad esplorare la fotografia che studia da autodidatta. Conclusi gli studi liceali decide di trasferirsi a Milano e frequentare il Master in Fotografia dove cresce costantemente e sviluppa un senso della composizione e della luce facendolo tendere verso il settore commerciale e still-life della fotografia, ma continua a portare avanti progetti spesso legati alla proprie radici come “Aratura”, “Diario di un fuorisede” ed un progetto in corso riguardo il terremoto del 1980 cha ha devastato l’Alta Irpinia.



Paulina Flores Toscano @toscanopau

Paulina F. Toscano (Guadalajara, Messico, 1988) è una scrittrice, concept development, fotografa ed esperta in arti visive. La sua produzione creativa è cominciata da scrittrice ed è presto diventata una forma di esplorazione della vita attraverso il linguaggio visivo. Paulina prende spunto da momenti di vita quotidiana che hanno in comune semplici elementi come geometrie e luci ed è ispirata da una ricerca antropologica e sociologica guidata dalla curiosità di comprendere la condizione umana e l’interazione con il mondo che ci circonda.



Mariam Merkviladze @maroarvar

Mariam Merkviladze (Maro), nata a Tblisi nel 1994, è una giovane artista-creatrice georgiana. Il suo particolare interesse per l’immagine e la semiotica incrocia la sua passione per le arti visive e le pratiche artistiche indipendenti, spingendola ad entrare nel mondo della fotografia. Le fotografie di Maro nascono sul confine tra il regno del sogno e della realtà. La sua ricerca giocosa esiste come un processo auto-esplorativo ed una riflessione sull’incontro del suo lato intimo con l’ambiente che la circonda.  



Paula Plodzien @paulaplodzien

Nata a Città del Messico nel 1993 in una famiglia di artisti; con un padre violinista e una madre pianista e pittrice. Durante la sua adolescenza, ha vissuto tra il Messico e la Polonia, paese di origine della madre, dove ha scoperto la sua passione per le arti visive, concentrandosi poi sulla fotografia. Ha fatto i suoi primi studi professionali a Barrie, in Canada, dove ha studiato fotografia al Georgian College. Dopo la laurea, ha lavorato nella post produzione di fotografie di moda e editoriali a Toronto. È tornata nel suo paese dopo tre anni dove ha continuato ad esplorare la fotografia come professione e come esplorazione artistica. Attualmente vive in Italia dove studia e lavora nella post produzione fotografica.


Kavya Aggarwal @_kavyaaa

Kavya Aggarwal, nata nel 1996 in India del Nord, è una fotografa e visual artist. Si laurea in Interior Design presso Lasalle College of the Arts di Singapore (Goldsmiths, University of London) studiando Interior e Spatial design come strumento per concettualizzare ed esprimere le sue idee creativamente. Si avvale del mezzo fotografico per capire ed esplorare sé stessa in relazione a ciò che la circonda. Il suo lavoro è ispirato dalle sue esperienze personali e dalle conoscenze acquisite durante il proprio percorso artistico.


CentroCentro e PhotoEspaña presentano per la prima volta a Madrid la collezione di Carla Sozzani

Si intitola Tra l’arte e la moda. Fotografie della collezione di Carla Sozzani l’esposizione organizzata da PhotoEspaña 2020, il Festival Internazionale di Fotografia di Madrid, e allestita fino al 10 gennaio 2021 nelle gallerie di CentroCentro, il centro culturale madrileno.

CentroCentro, Madrid

La mostra è composta da una selezione di 174 opere di oltre 90 fotografi internazionali esposte insieme ad altri documenti d’archivio, lettere e foto di inaugurazioni che raccontano la storia di Carla Sozzani, icona nel mondo della moda, dell’arte e del design in Italia e a livello internazionale. Carla Sozzani divenne famosa negli anni ’70, nominata direttrice degli speciali per Vogue Italia. Nel 1987, divenne direttrice dell’edizione italiana di Elle e successivamente aprì una galleria, una casa editrice ed un nuovo concept store, 10 Corso Como, da lei stessa concepito come una vera e propria “rivista vivente”.



La sua vasta collezione riunisce opere di numerosi artisti quali Berenice Abbott, Richard Avedon, Masahisa Fukase, David La Chapelle, Daido Moriyama, Helmut Newton, Paolo Roversi, Alfred Stieglitz, Francesca Woodman e moltissimi altri ancora, che spaziano dal XIX secolo fino ad oggi. Il criterio dell’allestimento non è né tematico né cronologico: si tratta di immagini in bianco e nero accostate secondo l’ordine alfabetico dei loro autori, che si susseguono senza un apparente nesso logico. Spetta al pubblico osservarne i dettagli e farsi guidare delle emozioni che possono nascere dall’accostamento fra immagini contemporanee e foto storiche.



Secondo l’autrice, la mostra è una sorta di diario personale, un invito alla conoscenza della sua esperienza di vita, dei suoi rapporti con i grandi fotografi internazionali, della sua carriera e della sua visione del mondo, della femminilità e della bellezza.

www.phe.es

www.centrocentro.org

#MITPARADE Le fashion #collab celebrano le icone dell’arte e della musica pop

Continua il nostro viaggio tra i fashion brand che si raccontano attraverso i valori della musica e dell’arte. Due forme di espressione che non conoscono confini e nazionalità, ma sono fatte di colori e di frequenze, scandiscono il tempo e influenzano stati d’animo. Ci tengono uniti grazie a un ritmo che batte all’unisono o un’immagine che va dritta a cuore ed è proprio questo il motivo che li rende indispensabili: perché ci fa sentire vivi. Oggi più che mai il loro ruolo ci ricorda da dove veniamo e quanto questo può essere d’impulso per non mollare. Allora vestiamoci di questi valori: di bellezza, di musica, di arte.

Un messaggio positivo condiviso dalla nuova campagna Kappa che ha come protagonista HELL RATON, che porta avanti il valore di squadra e dell’antica saggezza popolare che l’unione che fa la forza. Una dedica allo spirito di squadra, a chi vince spalla a spalla, come insegna il logo del brand.
Essere una squadra significa giocare la stessa partita, allenarsi correndo verso la stessa porta, dividere il merito con qualcuno che s’impegna per il tuo stesso obiettivo. Il nuovo giudice di X Factor racconta la sua idea di squadra, con il suo progetto, Machete Gaming, legato agli Esports. Dopo appena un anno ha già un enorme successo sui social e nella piattaforma Twitch, dove i gamer si sfidano.

Sostenendo la capacità di unire i ragazzi, anche nel corso degli allenamenti -“Gli Esports sono esattamente come un vero sport” – Manuelito ci svela la sua passione per il mondo del videogioco oltre a quello per la musica che già conosciamo, e il successo raggiunto della sua label, grazie al suo carisma innato che rende cool qualsiasi cosa in cui si lanci. Il sesto senso vincente di due generazioni positive, Z e Millennials, un omaggio a chi trova nelle passioni comuni, un modo di sentirsi parte dello stesso team.



Moleskine, nel rispetto del suo DNA, dichiara la sua attrazione per il mondo dell’arte, con una nuova limited edition che celebra una degli esponenti femminili di maggior impatto del 900, Frida Kahlo. La sua sua lotta e il suo amore per la vita sono stati la sua più grande fonte d’ispirazione, che riscontriamo nelle sue potenti opere d’arte, oggetto di grande interesse per tutte le generazioni.
Nelle sue parole tutta la sua resilienza, l’affermazione dell’Io e il suo attaccamento alla vita, a dispetto della Pelona (la morte) che ha danzato attorno al suo letto nel corso della  sua quasi intera esistenza. Non è un caso se a questo spirito ribelle, Moleskine dedica la sua attenzione. Nelle due edizioni limitate e un cofanetto speciale, le parole potenti di una donna che aveva dentro tutto il fuoco del Messico e pensieri, come un fiume in piena, di uno spirito ribelle. Questa edizione è un inno alla libertà.

Vans, marchio simbolo degli sport d’azione, sigla per la seconda volta la sua collaborazione con il Museum of Modern Art (MoMA). T-shirt, giacche, sneakers e accessori diventano tele d’artista per catturare tutta la forza dell’espressionismo astratto delle opere selezionate per questo straordinario progetto, disponibile in tutto il mondo a partire dall’11 novembre.

Dal cubismo al costruttivismo di Lybov Popova, all’urlo straziante di Edvard Munch (1895), che a distanza di più di un secolo, lancia un messaggio di grande attualità. Dal rivoluzionario dripping di Jackson Pollock, pioniere dell’action painting, che conquistò l’interesse di Peggy Guggenheim, alle esplosive trapunte che urlano per la difesa dei diritti civili di Faith Ringgold. “Faith Ringgold ha lavorato a stretto contatto con il team di designer Vans e con la squadra del MoMA per raccontare una storia attraverso i dettagli, introducendo i bordi trapuntati per contestualizzare il suo lavoro in Vans.” Ha dichiarato Angie Dita, responsabile Global Footwear Design for Lifestyle Footwear di Vans.

Questa Classic Slip-On, prende ispirazione dalla prima serie di dipinti astratti di Ringgold, “The Windows of the Wedding”, realizzata negli anni ’70. Sul fianco è incisa una citazione di Ringgold, stampata con la sua calligrafia: “My mother said I’d have to work twice as hard to go half as far” (Mia madre mi disse che avrei dovuto lavorare il doppio per raggiungere anche solo la metà dei miei obiettivi).

Una capsule collection firmata Ciesse, ha un sapore street e si abbandona in un’esplosione di graffiti. La collezione, che prevede l’uscita di altri due pezzi, esprime la perfetta sintesi tra l’appartenenza di J-Ax al sogno americano delle due ruote, il suo spirito ribelle e desideroso di libertà e l’alto standard qualitativo di Ciesse Piumini, senza spostare l’attenzione dal tema del dinamismo urbano in armonia con le esigenze di sicurezza, comfort e stile.

La capsul è stata attivata sulla pagina IG del cantante martedì 27 ottobre, con uno SWIPE UP collegato direttamente al sito di Ciesse Piumini, per preordinare la street jacket in edizione limitata. Solo un’anticipazione in vista della messa in vendita degli altri due modelli, a partire da novembre solo in alcuni store selezionati.

Talent to watch: i gioielli della Capitale di Flavio Bellantuono

Una libera rappresentazione di mondi fantastici, pensieri che prendono il volo, amabili ossessioni. Sono sculture da indossare i gioielli di Flavio Bellantuono. Quelli che lui definisce “istantanee dell’immaginazione umana”, forgiati per farli vivere dentro la materia, come se custodissero in sè un soffio vitale.

Romano di nascita, appartiene a una terza generazione di orafi. Il nonno lasciò negli anni 50 la Puglia per trasferirsi a Ostia e aprire una delle prime gioiellerie del quartiere. Un diploma all’Istituto Europeo di Design, seguito da un corso di alta formazione in design del gioiello al Politecnico di Milano che gli hanno fatto ottenere le prime esperienze presso aziende di settore all’estero e una specializzazione nella progettazione 3D. Evoluzione necessaria nel design e strumento di precisione, assume un ruolo di grande importanza nella sua carriera, perchè diventa la materia della sua cattedra nel 2018 alla Made in Italy school, prima di intraprendere un nuovo percorso formativo presso la scuola di Arti Ornamentali San Giacomo e diventare orafo.

Una vera luxury experience quella del 2019 alla Damiani Academy nei laboratori di Valenza, che ha segnato la fine di un lungo capitolo della sua vita e l’inizio di un sogno: il brand Bellantuono Gioielli e un riconoscimento che ha consolidato la sua figura nel panorama degli argentieri e gioiellieri dell’Alma città di Roma con il premio “Armando de Simoni”.

Da dove nasce la passione per la gioielleria. Quanto e come l’esperienza di tuo padre ti ha formato?

Mi sono mosso all’interno del mondo della gioielleria come fosse il mio habitat naturale, fin dalla nascita, anche se da adolescente non avevo ancora maturato la scelta d’intraprendere questa strada. Durante il liceo ho sviluppato una passione per la storia e la letteratura, elemento ancora visibile nelle mie creazioni. Io e mio padre abbiamo sempre avuto idee e visioni molto diverse sul lavoro. Lui m’immaginava all’interno dell’azienda, come designer, cosa che per un periodo ho fatto. Oggi so che la mia strada è sicuramente un’altra; voglio che i pensieri a cui riesco a dare forma portino il mio nome.

Tra le tue diverse esperienze professionali, quali senti ha più influenzato il tuo lavoro di oggi?

Ogni esperienza lavorativa e ogni corso di formazione hanno dato il loro contributo per comprendere le strade da intraprendere e le scelte giuste da fare, nell’ottica di aprire un mio marchio. Con la mia esperienza aziendale, durante la quale ho disegnato e progettato gioielli per il mercato americano, ho imparato ad allontanarmi dal concetto di gioiello classico e dalle forme commerciali italiane, per sperimentare strutture uniche.

Quali sono i jewel designer per te di riferimento e ispirazione? 

In realtà guardo poco ai miei colleghi, le mie fonti di ispirazione sono le storie e la Storia. Dovessi dirti, però, un brand che ammiro, ti citerei Pomellato.

Quale il plus di lavorare con la tecnica 3D? E come riesci a combinarla con tecniche più tradizionali?

Scultura in cera del busto dell’Imperatore Adriano, realizzato a mano

Trovo che nella lavorazione tradizionale, che sia a banchetto direttamente in metallo, o scultura in cera, si possa trovare più facilmente l’anima del gioiello. Come nel disegno, l’opera avrà sempre l’impronta dell’artigiano che l’ha creato. Ma ad oggi è fondamentale saper usare entrambe le tecniche. La progettazione 3D permette di creare forme con una precisione che sarebbe molto difficile, se non impossibile, con le tecniche tradizionali.

Raccontami i tuoi pezzi “signature” che rappresentano momenti importanti nella tua carriera

Il mio primo anello, realizzato durante il mio primo corso come designer allo IED di Roma. È nato con lo scopo di realizzare un nuovo tipo di anello di fidanzamento. Sono ancora molto legato a questa idea, perchè il primo amore non si scorda mai!

Il secondo anello è il simbolo della voglia di mettermi alla prova e ricominciare con un progetto tutto personale, dopo l’uscita dall’azienda per cui ho lavorato. La collezione Urania rappresenta il punto di partenza per la creazione di un mio brand.

Il pendente meridiana è il mio primo gioiello amuleto, e fa parte della collezione “Radici”, gioielli che sono ispirati alla cultura classica. Al contrario dell’antico strumento per misurare il tempo, questo gioiello cristallizza un attimo per farlo diventare eterno, come la pietra centrale incastonata al centro che sostituisce lo gnomone.

Quando hai deciso di lanciare il tuo marchio e come lo stai sviluppando?

Quale momento migliore se non durante una pandemia? (L’umorismo è la via più rapida per ridere di una cosa, per poi cambiarla, diceva il life coach statunitense Richard Bandler).
Scherzi a parte, l’idea era quella di cominciare a sviluppare alcuni modelli, per poi partire appena sarei stato pronto. Dopo l’esperienza del 2019 alla Damiani Academy, la mia vita si trovava ad un bivio: rientrare all’intero di un’azienda o perseguire il mio sogno. Se adesso ci stiamo facendo questa chiacchierata è perché ho deciso di combattere perché la mia visione prendesse forma. La pandemia che stiamo vivendo, purtroppo, sta rallentando programmi e aspettative di tutti, ma ho già cominciato a farmi conoscere e far conoscere le mie opere tramite i social e le fiere artigianali a cui ho avuto l’occasione di partecipare.

Tre parole per definire il tuo stile?

Descrittivo: studio approfonditamente la fonte a cui s’ispira la mia idea, e mi piace trasferire i dettagli di ogni forma a cui mi sono ispirato; lavoro accuratamente per portare più elementi possibili del mondo che voglio raccontare sul mio monile, proprio come una scultura.
Evocativo: il gioiello ha una responsabilità, quello di custodire una storia, la storia della persona che li indossa.
Originale: le mie forme sono inedite e rivoluzionarie rispetto all’idea di gioiello classico a cui siamo abituati.

Quali sono i personaggi che vorresti portassero tuoi gioielli?

Se parliamo di target, vorrei che i miei gioielli fossero indossati da chiunque cercasse un nuovo linguaggio per raccontarsi. Non sono semplici accessori, ma simboli portatori di un significato. Se invece parliamo di personaggi del mondo dello spettacolo, penso a personaggi che attraverso la loro arte amano “narrare”. Nel mondo della musica, un esempio calzante potrebbe essere sicuramente Levante, se andiamo con lo sguardo all’estero Eddie Redmayne.

Quali sono i tuoi prossimi passi e progetti?

Mi sono da poco iscritto ad un corso di incastonatura per perfezionarmi nel mio lavoro e poter essere sempre più indipendente nelle mie creazioni. Se penso al periodo post covid, vorrei concentrami sulla comunicazione per la mia attività, a cominciare dalle fiere che si svolgono in tutta Italia e danno prestigio alle aziende del Made in Italy in tutto il mercato mondiale.

Manintown presenta Pietro Lucerni + Janis Broliss

Per i mesi di Ottobre-NovembreDicembre Progetto Nomade + Manintown Gallery presenta la mostra personale del fotografo Pietro Lucerni, che ha lavorato insieme all’artista Janis Broliss per dare vita a opere in cui la fotografia si unisce alla Neon Art.

Come racconta lo stesso Lucerni: ”Insieme abbiamo pensato di lavorare su qualcosa che desse tridimensionalità  e ‘luce’ alla fotografia con un elemento che fosse capace di esaltarne profondità e significato. Il neon, oggi più che mai, ha un valore iconico e artistico oltre che artigianale, continua a far parte di suggestioni e atmosfere, diventando una presenza scenica rilevante capace di trasformare anonime ambientazioni in luoghi iconici e suggestivi”. Soggetto delle opere è Virna Toppi, prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano, che è ritratta in posizioni dinamiche ed estremamente plastiche, enfatizzate dalle luci dei neon.

3QUARTERS nasce nel 2015 ad Atene ed è un marchio innovativo di moda sostenibile. Il brand è specializzato nella produzione di accessori, utilizzando materiali riciclati. Ispirandosi ai principi del design sostenibile, si focalizza intenzionalmente su una produzione su piccola scala, ponendosi come obiettivo l’incremento della consapevolezza riguardo la moda sostenibile e rispettosa nei confronti dell’ambiente. La nuova collezione di compone di 10 diversi accessori: da zaini e borse eleganti, ma al contempo comodi e capienti, adatti ad un uso quotidiano, a pochette di varie dimensioni, adatte per ogni occasione e necessità.

Opening event: 24 ottobre 2020, orario 18.30-21.30 

Aperto fino al 20 dicembre, dal lunedì al venerdì dalle 14.00 alle 18.00

Mattino e nei weekend su appuntamento: [email protected]

Mostre da scoprire: “Ingressi Contingentati – a selection of”

In occasione dell’inaugurazione del nuovo studio di GruppoTre, l’architetto Filippo Chiesa Ricotti ospita, dal 27 al 29 ottobre nella sede di Via Ruggero Boscovich a Milano, “Ingressi Contingentati – a selection of”, una parte della mostra “Ingressi Contingentati” dell’artista Giorgio di Palma. La mostra sarà visitabile gratuitamente dalle ore 10:00 alle ore 18:00 solo su appuntamento.

Trait d’union fra la mostra e l’inaugurazione del nuovo studio è il lockdown.  “Ingressi Contingentati” è infatti un progetto realizzato durante la quarantena, che si compone di una serie di oggetti, altorilievi e sculture dall’aspetto “fumettistico”. È un viaggio in una dimensione temporale atipica, dove molte delle ceramiche si fondo tra passato, presente e futuro.  

Presso GruppoTre saranno esposti gran parte degli oggetti che compongono il progetto (da qui il titolo “Ingressi Contingentati – a selection of”), ai quali è affidato il compito di raccontare quanto successo durante il lockdown. Si tratta di oggetti che sono entrati a far parte della nostra vita e che oggi contraddistinguono il nostro quotidiano.

Anche l’inaugurazione del nuovo studio ha subito un grave ritardo a causa del lockdown; infatti, l’apertura, prevista per la scorsa primavera, è stata rimandata a maggio. È proprio da questa drammatica esperienza che è nata una visione più intima del vivere i propri spazi domestici. Da qui l’interpretazione di nuove esigenze in una riscoperta della casa, che coniuga smart living e smart working, senza però prescindere dall’utilizzo di materiali sostenibili.

Berluti Home & Office Objects: un homeware dal fascino senza tempo

Il celebre brand menswear Berluti lancia sotto il proprio direttore creativo Kris Van Assche la nuova collezione Berluti Home & Office Objects, in seguito ad una collaborazione con alcuni dei big europei del settore Home & Design.

Impregnata di una lunga tradizione tecnica e artistica vestita da sontuosa e irresistibile modernità, la collezione presenta oggetti dal design risalente ai vari decenni tra gli anni ’50 e il 2000, risultato di più di 400 anni di know-how. I nomi che figurano nella collaborazione sono di per sé sinonimo di eccellenza: tra questi troviamo Simon Hasan, Bottega Ghianda, Werkstätte Carl Auböck e San Lorenzo Silversmiths.

L’homeware di Berluti si compone di oggetti dai toni brillanti e dal fascino senza tempo: dalle cornici per foto ai contenitori di Bottega Ghianda fino ai particolarissimi vasi di Simon Hasan, ogni elemento di questa collezione invita l’occhio a perdersi nelle forme e delle sfumature che giochi di colore e materiali, maneggiati da mani dall’esperienza secolare, sono stati in grado di creare. La Berluti Home & Office Objects Collection include un portariviste e un tagliacarte di ottone del 1950 rifiniti a mano nella tipica pelle Venezia di vitello, un set di scatole disegnate da Carl Auböck II e Carl Auböck III nel 1951 dalla forma rettangolare ricurva, interamente foderate e cucite a mano con coperchio in pelle Venezia di vitello, un portamatite, un portapenne, un sottomano da scrivania, un cestino di pelle Venezia di vitello e un orologio da scrivania in bronzo dalle attente rifiniture in pelle Venezia di vitello e ottone, il tutto degli anni ’60. Da Afra & Tobia Scarpa un set di Boxes rettangolari squadrate del 1972 e una serie di tre Cartoccio Bowls del 1996, risultato di un processo creativo che ha trovato libero sfogo in un design dell’aspetto spontaneo, in grado di mostrare le proprietà dell’argento puro e il pregio del rivestimento esterno in morbida pelle Venezia di vitello.

Uno dei pezzi più emblematici è sicuramente il set di 5 vasi di Simon Hasan, realizzati attraverso una specifica tecnica artigianale con la quale Hasan lavora ormai da più di 10 anni. La lavorazione prevede il riscaldamento in acqua della pelle conciata su stampi di legno. La cucitura è poi fissata con hardware di acciaio inossidabile e le forme sigillate dall’interno grazie all’azione della resina, prima di essere rifinite con l’emblematica patina Berluti applicata esclusivamente a mano. La collezione assume una connotazione tridimensionale: lo stesso direttore creativo ha dichiarato che l’innovazione di Simon Hasan, la tradizione di Carl Auböck e Bottega Ghianda insieme al lusso dell’argento di San Lorenzo rappresentano l’asset che “dovrebbe fungere da base per ciascun progetto di Berluti”. Kris Van Assche ha dichiarato in un intervista con il Financial Times che “la collezione sembra una sfilata di moda, in cui alcuni pezzi riflettono la storia del brand mentre altri il suo futuro” e ancora – “Ho lavorato con due obiettivi fin dal mio primo giorno a Berluti 2 anni fa: da un lato spingere il brand verso una direzione più fashion-forward, dall’altro coltivare la sua artigianalità e il suo DNA”.

Milano Design City: Spinzi Design

Durante la Milano Design City, che si sta svolgendo proprio in questi giorni fino al 10 Ottobre, Spinzi Design presenta le nuove collezioni Lamé, Meccano e Planar presso il suo Spazio, in via Regaldi 6, Milano, e presso lo Spazio Siam, in via Santa Marta 18, Milano.

Il percorso continua anche nella nuova galleria Manintown + Progetto nomade in via Felice Casati, 21, un nuovo spazio in cui convivono amore per la cultura, commercio e condivisione anche social. Il progetto è nato grazie all’unione di due realtà: da un lato MANINTOWN magazine, che esplora le passioni maschili fondato nel 2014 da Federico Poletti, dall’altro PROGETTO NOMADE, un nuovo contenitore itinerante che si ispira alla passione per l’arte, il design e la collezione di pezzi anni 50  di Christian Pizzinini e Antonio Lodovico Scolari.

L’obiettivo per Tommaso è quello di suscitare un senso di bellezza ed originalità nei luoghi nei quali siamo soliti vivere, ogni giorno. I suoi lavori del resto, sono sculturali e creano un collegamento tra automotive interior e moda. Scopriamoli nelle gallery.

Lamé (Divano modulare)

Una collezione di sedute dall’aspetto tecnico, nelle quali si vuole unire il mondo “metallico” dei motori a quello “caldo” del design e della moda. La struttura, al tatto solida, ricorda i motori usurati dal tempo ed è completamente in contrasto con l’imbottito soffice ed accogliente. Insieme evocano l’idea di solidità eterea.

Planar (Tavolo) 

Una collezione che unisce la leggerezza delle superfici piane dei velivoli alla natura morbida delle finiture. Questi tavolini sono vere e proprie opere d’arte che combinano la purezza dei materiali invecchiati dal tempo a dettagli molti raffinati, che regalano luminosità ai colori più scuri.

Meccano (Lounge Set)

Una collezione unica, ricca di pezzi spigolosi ma allo stesso tempo eleganti, classici ma al contempo innovativi. Si ispira al mondo delle costruzioni, evoca l’universo automobilistico e rappresenta perfettamente l’approccio intimo di Spinzi al Design.

Photo Credits Pietra Studio

Nei Albertí: Directed Tensions

Nell’ambito di Art Journey, un percorso che si sviluppa nell’organizzazione di mostre, eventi e iniziative culturali che esplorano connessioni inedite tra il mondo dell’arte contemporanea e l’impresa, Copernico e EFG Art Ltd. London, l’agenzia a supporto di artisti internazionali emergenti, presentano dal 9 settembre al 20 novembre 2020, Directed Tensions.

Si tratta di un progetto site specific di Nei Albertí per gli spazi di Copernico Centrale Milano, che sarà possibile visitare tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 18.00. Noto per le grandi installazioni – nate da una riflessione sulla scultura contemporanea e sulle capacità comunicative della materia – l’artista catalano realizzerà un intervento in situ, basato sull’antinomia tra equilibrio e casualità, reinterpretando le linee di forza e aprendo ad una nuova percezione la struttura degli spazi.


Partendo dal concetto di tensione, Nei Albertí lavora sulle infinite possibilità di cambiamento che attraversano la genesi di un’opera, sospesa tra la paura e la gioia della creazione, come lui stesso dice : “Il caso diretto, l’inconscio misurato, la sorpresa e l’intuizione, l’immediatezza con la calma: questi concetti quasi antagonisti sono le basi fondamentali del mio ultimo lavoro”. Per gli spazi di Copernico proporrà un’installazione con cubi in vetro, metacrilato e lycra, ridisegnando i volumi del basement attraverso le luci, gli intrecci, i nodi, le diagonali e le torsioni dei fili e del tessuto.



Questa fluidità imprevedibile è alla base della riflessione dell’artista, che parla del presente come di un agglutinante dell’esperienza, in cui ogni passaggio modifica il precedente e configura il successivo: il dubbio alimenta un processo creativo, che altro non è che una messa a fuoco delle continue trasformazioni dell’energia, di una serie di improvvisi cambiamenti che passano anche attraverso la negazione.

Esattamente come sosteneva Adorno: “Non c’è arte che non contenga in sé, negato, come suo momento, ciò da cui si separa”.

Tattoo Art: se la pelle non è abbastanza

I tatuaggi sono sempre esistiti e la pratica di caratterizzazione indelebile del corpo umano con processi affini a tecniche artistiche grafiche come l’incisione affonda letteralmente le sue radici, o i suoi aghi, nella storia dell’uomo. Ogni civiltà, area geografica ed epoca vanta la creazione di tecniche e tecnologie diverse che, giusto per darci un’idea, spaziano cronologicamente dall’antico Egitto a oggi, passando addirittura dal più insospettabile Medioevo, quando i pellegrini cristiani si tatuavano sulle braccia i simboli religiosi dei santuari visitati.

Al giorno d’oggi e soprattutto nell’ultimo decennio, l’arte del tatuaggio si è gradualmente manifestata come mezzo espressivo preferito di molti artisti contemporanei, fino ad apparire in musei, gallerie e tra i top-lot delle case d’asta internazionali. 

Ma attenzione, per le sperimentazioni di questi artisti pare che la pelle umana sia diventata un limite e le loro creazioni abbiano iniziato ad invadere, ornare e animare oggetti e materiali di ogni genere. 

I marmi tatuati di Fabio Viale

Uno degli artisti più noti della scena nazionale e internazionale è sicuramente Fabio Viale, scultore classe 1975, che fino al 4 ottobre 2020 è il protagonista della mostra “Truly” curata da Enrico Mattei e realizzata con il sostegno della Galleria Poggiali nella città di Pietrasanta. In questa occasione la piazza del Duomo si è trasformata in un ideale scenario metafisico per i marmi tatuati dell’artista cuneese, legato alle cave della Versilia sin dagli esordi della carriera.

I suoi segni realizzati sulle sculture-icona della classicità sono riletture personali delle più attuali tendenze del tatuaggio, da quelli del mondo criminale e giapponese, ai nuovi orientamenti sudamericani e dei Trapper. 

Il David di Michelangelo, il Torso Belvedere, la Venere di Milo e il Laocoonte si vestono di una nuova lingua di segni Old Style che rende Fabio Viale un attento interprete della sensibilità dei nostri giorni. Questo dialogo tra antico e contemporaneo trova infine la sua massima espressione nell’opera inedita ispirata al Torso Gaddi, sulla cui superficie marmorea sono tatuati i noti motivi dello stilista Marcelo Burlon.

Le ceramiche di Luca Mamone 

Diversa invece l’esperienza di Luca Mamone, tattoo artist romano classe 1975 che dopo una lunga gavetta negli anni Novanta, nel 2000 apre lo studio Santa Sangre Tattoo nel quartiere San Lorenzo. Girato il mondo tra studi e convention internazionali, avvia l’attività della Santa Sangre Supply, una società di produzione di macchine artigianali per tatuaggio e nel 2012, con il socio Nello Rossini, fonda lo studio Grim Reaper Tattoo nel quartiere di Porta Portese a Roma.

Sebbene Mamone nasca come tatuatore, a quanto pare la pelle non è abbastanza per lui e il 28 febbraio 2020, appena prima del lockdown dovuto al diffondersi del Covid-19, inaugura presso lo spazio Contemporary Cluster di Roma “1000°”, la mostra di ceramiche tatuate curata da Giacomo Guidi e realizzata con la collaborazione di DRAGO. 

I venti pezzi in esposizione parlano un linguaggio ibrido che mixa l’iconografia e le tecniche di cottura della tradizione giapponese con forme classiche mediterranee, fino a dar vita ad un immaginario bestiario proveniente della cultura tatuatoria.

Roma, capitale dei tattoo artist

Se al tempo dei romani era nota come caput mundi, al giorno d’oggi Roma pare essere diventata la capitale dei tattoo artist. Ce lo conferma il ricco calendario di Contemporary Cluster, uno spazio dedicato alla fusione tra le varie espressioni creative della contemporaneità in cui spesso vengono esposte le opere di tatuatori che amano sperimentare la propria arte anche oltre il corpo umano. Prima di Luca Mamone infatti vi ha debuttato la collezione di ceramiche “Cilla Marea” create da Pietro Sedda per il noto marchio Rosenthal, mentre nel 2021 sono già in programma una mostra di design di Lupo Horiokami e una con le pitture di Michael Rasetti.

Born Romantic: “SAVE we believe in the power of change”

Camminando per le vie di Milano se si alza lo sguardo al di sopra del proprio Iphone potrete notare alcuni fiori appassiti catturati con una bomboletta spray sui muri della metropoli, accompagnati da un manifesto che urla “BORN ROMANTIC”. 


Collettivo di giovani artisti ribelli sotto la direzione artistica di Alessio Pomioli, i Born Romantic sono i punk della generazione Z e proprio come la natura il mondo punk nasce ovunque anche se cerchi di estirparlo, è un fiore spinoso, è cyber, è metallico, è sporco di trucco, è un fiore di città che molto spesso rimane nascosto ma che mai arrugginisce sotto i temporali, è protesta, è valore, è caos focalizzato. Born Romantic indossa le vesti del proprio io devenendo Punk Romantic. 


“Save we believe in the power of change” è il manifesto della nuova – e super green – capsule collection Punk Romantic che prova, attraverso un’identità ribelle, portando alla luce problematiche e soluzioni del nuovo millennio.
I materiali sono biologici e riciclati, dando la possibilità di scegliere in maniera green anche inconsapevolmente, sensibilizzando tutti coloro che dell’eco-sostenibilità ne fanno il proprio manifesto con una leggera vena di romanticismo e malinconia. 


“Chiedere al romantico di non essere romantico è come chiedere alla rosa di non profumare più.
Essere romantici in un mondo digitale significa essere organici in un mondo sintetico, sentirsi come un pezzo di carne nel cellophane dell’esselunga”.

Opera Illustration

Opera è un’agenzia che rappresenta solo ed esclusivamente illustratori, pittori e artisti multimediali. 

Una realtà italiana ma con un roster che include anche artisti internazionali con un portfolio clienti worldwide.

Nata verso la fine del 2019 e operativa da gennaio 2020, Opera nasce dall’esigenza di aprire un’agenzia al servizio unicamente d’illustratori per colmare la mancanza di realtà in grado di fornire agenti per questo tipo di talents.

In Italia, infatti, sono ancora molto poche le agenzie che si occupano totalmente d’illustratori.

Abbiamo intervistato Erika Grupillo e Federica Ciuci Priori – che dopo il successo di SoapOpera Fanzine – hanno fondato Opera Illustration.

www.operaillustration.com

@opera_illustration

Copertina by: Andrea Mongia @operaillustration


Credits: Evgeniya Manko @operaillustration

Erika e Federica, che ruolo avete all’interno della vostra agenzia? 

Siamo entrambe co-fondatrici ed agenti e ci occupiamo di ogni cosa in egual modo!

Veniamo entrambe da una formazione nel campo editoriale e abbiamo sviluppato successivamente le nostre carriere in ambiti differenti ma paralleli.

Erika è una producer e agente di fotografi e videomaker, Federica è una casting director.

Nonostante i nostri lavori full-time, abbiamo fondato SoapOpera Fanzine nel 2014 (magazine di arte e fotografia) e abbiamo quindi avuto modo negli ultimi 6 anni di scoprire e conoscere tantissimi talenti che, molto spesso, non avevano la possibilità di essere rappresentati da un agente.

Il numero di agenzie che rappresentano fotografi, stylist e altri professionisti del settore è, infatti, impressionante ma sono davvero poche quelle nate solo per illustratori.

Ed è così che abbiamo deciso di lanciarci in questa nuova avventura spinte dalla grandissima passione per l’arte e dalla voglia di mettere le nostre competenze al servizio di tanti artisti che avevano collaborato con noi in passato. 

Credits: Marialaura Fedi @operaillustration

Con quale criterio selezionate i vostri artisti? C’è qualcosa che accomuna e rende unica la vostra selezione?

Il nostro roster è formato da artisti con competenze, tecniche e tratti differenti tra di loro.

Dal digitale alla pittura, dall’animazione 4d al gouache, l’obiettivo è di avere una squadra di talenti che possano coprire richieste di mercato differenti e che possano essere adatti per tante tipologie di lavori e clienti diversi.

Il fil rouge che li accomuna tutti è ovviamente il nostro gusto personale ma anche il loro avere una marcia in più: freschezza, positività, delicatezza ma anche sperimentazione e soprattutto una fortissima creatività. 

Siamo delle estete e le illustrazioni devono portare anche tanta bellezza.

Le illustrazioni devono essere un mezzo valido al pari della fotografia, una finestra per raccontare… i nostri talents devono essere degli entusiasti narratori.

Oltre a questo seguiamo e analizziamo anche le varie tendenze e richieste del momento.

Ad esempio se un settore richiede particolarmente l’animazione, ci muoviamo con lo scouting in quella direzione e così via.

Credits: Shut Up Claudia @operaillustration

Illustrazione e moda spesso camminano in parallelo. In che direzione stiamo andando? 

Con la diffusione del Covid non possiamo negare che l’illustrazione abbia avuto una piccola impennata nel settore moda. Non essendoci la possibilità di scattare con la stessa frequenza di prima, piuttosto che per mancanza di grossi budget in grado di mettere in piedi produzioni di un certo livello, tante aziende hanno preferito la realizzazione di contenuti illustrati piuttosto che di scatti fotografici.

Per non parlare del bisogno di ricollocare tanti eventi fisici in forma telematica – almeno per i prossimi mesi – di conseguenza rappresentazioni grafiche alternative piuttosto che umanoidi in 4d fanno gola a tanti brands, ma in linea di massima c’è una riscoperta dell’illustrazione da parte della moda già da qualche tempo, basti pensare al recente numero di Vogue Italia dedicato all’arte come forma di comunicazione moda…d’altra parte l’illustrazione è l’anima e la storia dell’editoria di moda!

Credits: Yuliya Yg @operaillustration

C’è un lavoro che vi ha reso particolarmente orgogliose tra quelli che avete elaborato?

La collaborazione più stimolante e recente è stata sicuramente quella di Sasha Katz x Burberry che consisteva nello sviluppo di immagini in 4d per il brand. Il lavoro ruotava intorno al tema dello stare insieme usando come leitmotiv il foulard storico della maison.

Un’altra bellissima collaborazione di cui andiamo fiere – e che si sta rivelando continuativa – è quella di Andrea Mongia per Architectural Digest.

La più poetica? Spoiler Alert: sul numero di Marieclaire di giugno troverete una bellissima storia illustrata da Yuliya G. 

Credits: Sasha Katz @operaillustration

Che cosa state imparando da questa esperienza?

Arrivando da un campo più circonciso come quello della moda, stiamo imparando che il mondo dell’illustrazioni non ha confini ne in termini di tipologia di clientela ne in termini di creatività. Un Illustratore può realizzare una tavola per ogni campo, dall’enogastronomia all’interior, dal settore automobilistico a quello dell’editoria. È un percorso stimolante che sta allargando i nostri orizzonti e ci permette di circondarci non solo di deadlines ma anche di progetti bellissimi.

Credits: Benedikte Klüver @operaillustration

In che modo guidate i vostri artisti durante il percorso creativo?

La nostra figura affianca i talents dalla A alla Z. 

Prendiamo contatti con i clienti che pensiamo possano essere giusti per il loro profilo, ragioniamo con il cliente riguardo a tempistiche, budget, fattibilità, aiutiamo l’illustratore nella comunicazione con gli art directors, li consigliamo se necessario in fase di stesura creativa e li accompagniamo verso le deadline fino ovviamente ad arrivare alla gestione di tutta la parte burocratica che li riguarda.

Credits: Chronopoulos @operaillustration

Per gli artisti che non hanno seriamente preso in considerazione la ricerca di un agente o di un’agenzia che li rappresenti, che consiglio gli dareste?

Crediamo davvero che trovarsi in sintonia con il proprio agente sia il modo migliore per iniziare una collaborazione di questo tipo. L’agenzia dovrebbe funzionare come una famiglia e si dovrebbe avere la sensazione di trovarsi a proprio agio nel roster di appartenenza sia a livello creativo che personale. È un rapporto basato sulla fiducia. Essere rappresentati da un’agenzia è un plus non indifferente. Si ha l’opportunità di entrare a far parte di una rete ampia, di moltiplicare le possibilità lavorative, di potenziare il proprio profilo e lanciarsi anche, perché no, in sfide nuove e stimolanti sapendo di poter essere aiutati da qualcuno. Un qualcuno che possa ricoprire competenze che l’artista non è tenuto ad avere. Per questo è molto importante scegliere l’agenzia giusta.

Prima di salutarvi, vorremmo sapere quali sono le new entry nel vostro network? 

Sasha Katz, un’artista che realizza opere in 4d, davvero molto interessante, e Didier Falzone, un illustratore specializzato nel menswear capace di spaziare tra tecniche differenti, dal collage all’animazione. Davvero poliedrico!

Credits: Didier Falzone @operaillustration

Karman Verdi: “There are so many ghosts at my spot”

La solitudine dell’uomo nell’era digitale raccontata da Karman Verdi.


Aperitivi virtuali, video-call lavorative e Facetime con amici fino a tarda notte, in questi mesi abbiamo appreso come la tecnologia abbia un ruolo così importante nelle nostre vite da esserne quasi dipendenti. 
Ma quando le luci dello schermo si spengono rimaniamo con noi stessi all’interno di una casa senza sbarre ma che sembra una prigione a chi ci si rivolge? Abbiamo solo i nostri fantasmi a farci compagnia? 


Karman Verdi è un giovane fotografo e compositore di Mosca, oltre ad aver fotografato personaggi come Quentin Tarantino ed aver avuto la possibilità di mostrare la sua “lente” con esposizioni, durante il lockdown si è approcciato ad un nuovo modo di rappresentare la solitudine, il sentirsi distanti anche guardandosi attraverso uno schermo, proprio come due fantasmi. 


“Non ero solo quella sera. L’aria è diventata un po’ più aspra e più aromatizzata. La gente andò in letargo in quarantena e le rare macchine che circolavano emettevano un suono simile alle onde dell’oceano lontane. Un vicino stava suonando una lenta melodia alla chitarra, mentre il mio appartamento era pieno di fantasmi.”


Prova a immaginare un progetto in cui puoi “teletrasportare” qualcosa di animato proprio nella tua stanza. Prova a immaginare come in pochi minuti uno spazio vuoto e freddo si trasformi favolosamente in qualcosa di quasi tattile.


No, non si tratta solo di fare proiezioni. Comunicare, interagire e raccontare una storia completa nei suoi veri colori: ecco di cosa sto parlando.

Le tecnologie a cui siamo abituati possono sempre essere reinventate. Le chiamate tramite FaceTime e Skype erano possibili circa 5 anni fa, ma solo ora non sembra così assurdo.


Un photoset remoto provoca una sensazione di irreale imbarazzo, come se fossimo tutti tornati agli anni ’00 e avessimo imparato a fare selfie con uno sguardo di condanna per gli spettatori. “THERE ARE SO MANY GHOSTS AT MY SPOT” è una storia su qualcosa di genuino, reale. Questo progetto riguarda l’auto-isolamento e il bisogno umano nell’intimità quotidiana. Questa è una storia di persone provenienti da tutto il mondo che hanno ancora bisogno di più comunicazione e contatto umano nonostante la quarantena e le nuove realtà.”

Foto Karman Verdi

5 fotografi da seguire su Instagram

La fine del lockdown ha suscitato una grande voglia di novità e cambiamento. Come per un “nuovo inizio”, vogliamo circondarci di visioni, racconti e immagini che grazie all’abilità dei loro autori riescono a catturare in attimo qualcosa da incidere nello spirito.

Questi sono i 5 fotografi provenienti da tutto il mondo, selezionati durante il mese di Maggio e che vi consigliamo di seguire subito su Instagram.

Tom Johnson 

@tomjohnsonstudio

Fotografo londinese che unisce moda, documentario e ritrattistica creando immagini sorprendenti in ambientazioni autentiche. 

Oltra a una versione diversa e personale della Scozia, le sue storie raccontano di donne bodybuilder, nasi rotti, circensi e monaci tibetani che giocano a basket ai piedi dell’Himalaya.

© 2020 all rights reserved by Tom Johnson

Cedric Roux

@cedricroux

Nato a Parigi, ha scoperto di amare la fotografia a New York, città che gli ha suggerito lo stile e il gusto che vediamo oggi nelle sue foto.

Colore, sensazioni e momenti della vita di tutti i giorni, Cedric Roux mescola sociale ed estetica.

I dettagli delle sue foto riescono a rivelare l’improbabile e il paradossale delle situazioni che viviamo tutti i giorni.

© 2020 all rights reserved by Cedric Roux

Stefanie Moshammer

@stefanie_moshammer

Stefanie Moshammer è un’artista austriaca, nata a Vienna nel 1988 e che ha vinto il C / O Berlin Talent Award nel 2017.

Lo stile fotografico di Stefanie si colloca tra documentario e fotografia concettuale con un approccio spettacolare e visionario che le permette di raccontare la bellezza e la crudeltà, la verità e la menzogna, il bene e il male, in completa libertà.

© 2020 all rights reserved by Stefanie Moshammer

Myles Loftin

@mylesloftin

A soli 22 anni Myles Loftin riconosce il potere delle immagini e cerca di utilizzare quel potere per creare un cambiamento positivo.

Con una pratica che fonde ritrattistica, arte e fotografia di moda, le sue foto trasudano un senso di vitalità, libertà e giovinezza, keywords simbolo della New York in cui vive.

Loftin affronta temi di oscurità, identità, ritraendo individui emarginati, spesso membri della comunità LGBTQ.

© 2020 all rights reserved by Myles Loftin

Elias Boetticher

@eliasboetticher

Fotografo e cineasta con sede a Berlino e Basilea.

Nelle sue foto appaiono ombre solitarie, paesaggi metropolitani e architetture provenienti da tutto il mondo.

Dallo stile puro e minimalista, Elias preferisce inserire pochi elementi nei suoi scatti, tutto è studiato alla perfezione per catturare l’essenza e la complessità di un momento, uno stato d’animo o un luogo.

© 2020 all rights reserved by Elias Bötticher

Interior & Furniture design: le contaminazioni estetiche di Tommaso Spinzi

Di origini comasche, Tommaso Spinzi si definisce un Interior & Furniture designer. Dopo aver  trascorso molti anni tra la Svizzera e gli Stati Uniti, facendo base per poco meno di un decennio a Melbourne decide di tornare in Italia stabilendosi a Milano, che sempre di più, a livello internazionale è la capitale del design. Proprio per questo, Spinzi Design, la sua nuova “casa” è uno spazio aperto alla città, un laboratorio in divenire, ma anche un racconto visuale e materico delle esperienze del giovane designer, affascinato da sempre dai motori e amante dell’arte. 

“Cerco di contaminare il mondo Interior e Furniture con quello del Lifestyle maschile , come potete notare su entrambi i miei account instagram @tommasospinzi @spinzidesign”. “Il primo, racconta il mio tempo libero e tutto l’universo che mi circonda e incuriosisce , il secondo e’ piu orientato all’interior design e ai servizi che offriamo con Spinzi Design.”

Tra Milano e Como, Tommaso possiede due spazi galleria, contenitori delle sue passioni e luoghi in cui nascono progetti e collaborazioni con brand automotive , furniture e fashion. L’importante è che abbiano sempre un filone artistico che li accumuna con una visione. Una sorta di fusion che il lifestyle contemporaneo e il nostro mondo ci porta a creare.

La contaminazione tra design e auto deriva poi da una sfrenata passione per il settore automotive, e in generale per i mezzi di trasporto. “Mi piace creare un link e un’influenza per questa passione quando disegno pezzi d’arredo , anche perchè sono parte integrante del mio stile di vita”.

“Vedo certe auto come sculture che tagliano l’aria , forme con un fascino ineguagliabile”. Proprio per questo il designer non disdegna l’auto anche in un contesto living , così come un componente meccanico di stile ed eleganza maschile, basti pensare alla Porsche 911 presente nel suo loft. Questo tratto sembra distinguere il suo studio nell’approccio all’interior design, aprendo questo concetto anche al mondo degli appassionati di auto.

Tra i progetti più recenti c’era in previsione una presentazione di pezzi e collaborazioni per il Salone del mobile che ora si e’ spostato sul Fuorisalone virtuale che si terrà dal 15 al 21 giugno. 

Gli aggiornamenti verranno poi comunicati sui canali social e qualora sia consentito si potrà visitare Spinzi Design proprio durante in giorni dell’evento.

www.spinzi.com

Credit photo SajinPark

Food for thought & fun. Il nuovo progetto social di Michele Chiocciolini

Il nuovo progetto social @micolovescooking di Michele Chiocciolini.

Un creativo poliedrico che ha saputo caratterizzare il suo brand grazie all’amore per l’architettura, il colore e la qualità tutta artigianale, ma sempre nel segno della contemporaneità.

Sono le creazioni di Michele Chiocciolini, che insieme alla sorella Francesca ha lanciato nel 2012 un brand di borse e di recente anche il primo flagship store nel cuore di Milano in via Stoppani 12.

La formazione di Michele parte dalla laurea in architettura cui si aggiungono la passione per la pittura e grafica con una visione della moda ispirata dalla cultura Pop & Graffiti e alle atmosfere anni Ottanta della New York di Keith Haring, Basquiat e Madonna. Una visione che ha saputo trasferire nelle sue collezioni e nei disegni che rappresentano sempre con ironia il suo immaginario.

Tra le altre passioni è da sempre la cucina, che ci racconta lo stesso designer: “Ho sempre amato cucinare, l’ho sempre fatto per gli amici; ho rubato l’arte con gli occhi dalla mia mamma e dalle nonne e ciò che mi ha sempre divertito di più era la creazione di piatti con quello che trovavo in frigorifero”.

Da questo amore per la convivialità e dal periodo di forzata quarantena Michele inizia a intrattenere i suoi amici cucinando in diretta dal suo account Instagram personale. Decide, quindi, di declinare questa sua filosofia anche nel food e nasce il progetto instagram @micolovescooking che diventa una nuova espressione di creatività che inizierà a condividere con tanti ospiti selezionati in diversi ambiti professionali.

E precisa Michele in merito alla nascita di questo progetto: “Questo momento storico ha reso ancora più forte il concetto di uguaglianza tra le persone, qualunque rilievo e ruolo ricoprano nella nostra società, tutti siamo vulnerabili allo stesso modo. Sulla base di questo principio, che mi è sempre appartenuto, ho scelto di chiacchierare con tante persone, ognuna con delle specialità che appartengono ad ambiti professionali diametralmente diversi”.

Anche noi di MANINTOWN abbiamo chiacchierato con Michele, che non solo ci ha raccontato di questa nuova passione, ma anche dedicato uno speciale burger di Quinoa. Godetevi quindi la lettura e provate la ricetta di MicoLovesCooking. 

Come vive un creativo il lockdown? Raccontaci la tua giornata in questi mesi

La mia quarantena è all’insegna della riscoperta. Da poco sono a Milano in pianta stabile e non ho ancora effettuato un trasloco definitivo delle mie cose dalla casa di Firenze. Certo è che ho portato con me i miei piccoli tesori, le scatole con foto, biglietti, appunti e disegni di questi ultimi anni.

Tanti progetti e idee realizzate e adesso stipate in scatole di latta. Ripercorrere a ritroso questi anni di intenso lavoro  è stato un passatempo divertente. Dopo aver dedicato tempo alla lettura e ai film che mi ero perso, ho curato le piante del ballatoio e cominciato un po’ ad allenarmi. Ma la cosa che più mi ha coinvolto in questo periodo è stato il mio amore per la cucina creativa.

Come è nato il progetto che unisce food e social?

Cucinavo dal mio instagram personale e molti apprezzando mi chiedevano ricette e consigli! Ho deciso così di aprire un nuovo profilo @micolovescooking dove incontrare e intervistare in modo molto democratico persone che destavano in me curiosità e interesse e che sono diventate amiche anche dopo l’intervista.

Inoltre la diretta Instagram fatta nei due appuntamenti quotidiani 12:30 e 19.00 non solo regalava loro un piatto, ma inspirava in me un disegno. Una ricetta disegnata in chiave pop secondo il mio gusto grafico da regalare all’ospite stesso.

Come scegli i personaggi e le ricette?

Il taglio che segna la scelta degli ospiti di “cucinando e conversando” è molto trasversale e democratico. Sono persone che provengono da ambienti lavorativi diversi, spesso da spettacolo, moda, cinema, food, ma non è detto.

Una nota che deve contraddistinguerli è la creatività e il mio spiccato interesse. Dopo una diretta Instagram dove  gli ospiti  parlano e io cucino, dedicherò loro una ricetta e un disegno speciale.

Quali le ricette cui sono legati particolari ricordi?

La ricetta  del mio cuore è il tortello di Castagno d’Andrea fatto da mia nonna Jole con le patate di mio nonno Stefano. Indubbiamente la cosa più buona del mondo!

La ricetta che hai pensato per i lettori di MANINTOWN?

Vi dedico un panino molto speciale! Con un burger di Quinoa, green salad, french fries & tomato ketchup, sweet and sour cucumbers, mustard e cheese. E come caratteristica fondamentale del mio Mico’s burger per MANINTOWN un panino al sesamo a forma di cuore … come il cuore Chiocciolini.

Come evolverà il tuo brand post Covid -19? 

Io e mia sorella Francesca, socia del mio brand, avevamo già prima della pandemia iniziato a riflettere su un concetto di moda più sostenibile. Lo avevamo fatto in modo spontaneo e naturale. Parlo di un’etica nella  produzione.

Abbiamo cercato di fare collezioni mirate, destinate a rimanere nel tempo come continuative, allontanandoci dall’idea di moda veloce e temporanea che si possa bruciare sui social nel giro di pochi post per poi fare cose nuove. Post Covid continueremo a disegnare e creare meno cose, purché ben fatte e rigorosamente Made in Italy.  

Accanto a ciò espanderemo il nostro progetto ad un mondo più completo fatto di altre sfaccettature della mia vena creativa, come la grafica e anche la cucina! Stay tuned…

Cosa ci siamo persi del Salone del Mobile 2020: Foro Studio

Nessuna novità, nessuna nuova lampada, nessuna nuova sedia, tutte le presentazioni sono state rimandate di un anno.

Il Salone del Mobile 2020 è stato una mateora di cui si è parlato tanto prima di depennarlo delle nostre agende, ma nessuno ha detto cosa ci siamo persi.

Abbiamo incontrato i ragazzi di Foro Studio, che ci hanno raccontato il loro punto di vista, in un momento in cui bisogna raccogliere le idee per abbracciare il cambiamento e ripensare il futuro in modo creativo.

https://www.forostudio.com
https://www.instagram.com/foro.studio

Raccontateci un po’ la vostra realtà, come nasce Foro Studio?

Prima di essere degli associati siamo stati e siamo amici, per cui tutto è nato sei anni fa, in modo praticamente spontaneo. Quattro professionisti milanesi che – lavorando in diversi ambiti creativi – hanno deciso di unire le peculiari competenze di ognuno per realizzare progetti che poco dopo hanno portato alla nascita di FORO Studio. Siamo Giuseppe Ponzo, pilastro fondatore e responsabile della pianificazione strategica; Fabio Romenici, interior designer intuitivo e sperimentale; Salvatore Ponzo, architetto poliedrico e visionario; Alessandro Pennesi, designer del prodotto e ricercatore teorico.

Oggi FORO si occupa di architettura, interior design e brand identity; ma anche di product design e grafica. 

Quale è il vostro segno distintivo nel panorama architettura e design?

In maniera del tutto naturale siamo sempre molto attratti dalla sperimentazione con materiali e colori. Nonostante gli ambiti in cui operiamo siano completamente diversi, tutti i nostri progetti sono accomunati dalla volontà di creare il più possibile un’esperienza sensoriale completa e pervasiva, che vada incontro alle aspettative dei fruitori e, in un certo senso, ne ispiri i comportamenti.

Tra tutti, il progetto per le boutique Parah – per i quali abbiamo ricevuto diversi premi internazionali – si è distinto per l’attenzione all’interazione tra materiali, spazio e fruitore.

Quello dei materiali è un campo di ricerca che ci ha sempre affascinato. Abbiamo una materioteca in costante aggiornamento che ci permette di scegliere i materiali con un pizzico di audacia, spesso andando a cercare dei produttori che non hanno mai impiegato un determinato materiale in uno specifico campo di applicazione. C’è da aggiungere inoltre che parte della ricerca la svolgiamo in ambito accademico, al Master in Interior Design alla Naba di Milano, dove siamo docenti di Tecnologia dei Materiali.

Come avete reagito alla cancellazione del Salone del Mobile 2020, cosa stavate preparando?

Abbiamo sperato fino all’ultimo che non accadesse. Come gran parte dei nostri colleghi milanesi eravamo al giro di boa dei preparativi per l’evento per noi più importante in assoluto. Quest’anno sarebbe stato ancora più importante, perché avremmo esordito alla guida di Alpha District, il nuovo e più grande distretto della design week. È un progetto di marketing territoriale per il quale ci siamo preparati per quasi un anno, e che ha già raccolto molti consensi. Primo tra tutti è arrivato il Comune di Milano che – attraverso il patrocinio – ci ha accolto ufficialmente nel circuito della Design Week.

Alpha District copre una parte molto vasta della città, partendo dal Portello – area su cui un tempo sorgevano gli stabilimenti dell’Alfa Romeo – si estende concentricamente comprendendo i quartieri Cagnola e QT8.

L’area ci ha attratto perché è stata fortemente riqualificata negli ultimi anni. Ricca di interventi architettonici d’autore è ancora poco conosciuta e integrata con il tessuto cittadino, e per questo vogliamo portarla alla ribalta attraverso i circuiti della Design Week. 

Il cuore di Alpha District sarà Piazza Gino Valle, la più grande di Milano. È qui  che prenderà posto il progetto delle Cattedrali: una  serie di templi del design che si susseguiranno lungo le direttrici pedonali del distretto e metteranno in mostra una serie di oggetti e progetti che saranno fruibili dal pubblico h24.

Senza perderci d’animo – come è successo per il Salone in fiera – abbiamo posticipato al 2021 tutte le mostre, performance e installazioni che stavamo preparando e siamo molto contenti del sostegno che molti dei nostri partner ci dimostrano malgrado gli stravolgimenti. Insieme stiamo lavorando per trasformare le imposizioni dell’emergenza in opportunità, e siamo convinti che il Salone 2021 sarà tanto diverso quanto straordinario. 

Quali novità ci siamo persi? 

Ci piace pensare che non sia una perdita, quanto una pausa di riflessione. Le novità alla Design Week sono certamente un modo per prendere le misure con il resto del mondo del design, ma anche questa pausa forzata può servire da incubatore per delle nuove idee, tarate su un mondo che – dopo l’emergenza – sarà sicuramente cambiato. In questo senso non abbiamo perso delle novità ma guadagnato delle opportunità.

Sappiamo però gli allestimenti che non ci saremmo assolutamente persi: le tappe obbligate di ogni nostra Design Week sono Hermès, che riesce sempre a sorprenderci con la sua sofisticata semplicità e Nendo, che è sempre un passo avanti.

Nel circuito di Alpha District invece eravamo impazienti di inaugurare Hysteria, una mostra per la quale abbiamo invitato diversi designer italiani a confrontarsi con uno storytelling capace di evidenziare ed esaltare i cambiamenti, l’evoluzione e le storie legate al tema della sessualità femminile e non nel campo del design.

Ci sono modi alternativi al Salone del Mobile per potersi informare sui nuovi prodotti e sulle tendenze?

Certamente, il trucco è non smettere mai di esplorare. In studio dedichiamo molte energie alla ricerca, e cerchiamo di spaziare in ambiti diversi dal nostro. Ad esempio guardiamo sempre con grande interesse al mondo della moda e delle nuove tecnologie. 

Il modo che preferiamo per aggiornarci è viaggiare, ricercare direttamente sul campo, verso città che spesso ospitano anche fiere di settore. Il nostro ultimo viaggio di ricerca lo abbiamo fatto a Tokyo, un luogo straordinariamente avanti per quanto riguarda lo stile e la tecnologia.

Quando invece non abbiamo modo di viaggiare lo facciamo digitalmente. Abbiamo molti canali di riferimento on-line tramite i quali restiamo costantemente up to date.

Come cambierà il vostro modo di pensare e progettare dopo questa epidemia?

Questo periodo ci ha dato modo di fermarci e riflettere, molti cambiamenti sono già in atto e molto altro ancora cambierà negli anni a venire. Ultimamente si parla molto di resilienza, ma siamo più dell’idea che la parola giusta sia antifragilità, ovvero l’attitudine a migliorare quando le cose peggiorano, a cambiare a fronte di fattori di stress esterni al fine di adattarsi, non di proteggersi. Ecco, noi vogliamo avere un pensiero progettuale antifragile e stiamo facendo il possibile per adattarci al mondo nuovo che troveremo tra poco fuori dalla porta.

Attualmente stiamo gestendo il progetto di un displayer da posizionare all’interno di una lounge del Burj Khalifa a Dubai. La produzione in questo momento è ovviamente sospesa, ed essendo un oggetto che fa dell’interazione con il pubblico l’elemento cardine, stiamo lavorando al cambiamento di diversi dettagli per permettere la vendita in maniera sicura e allo stesso tempo efficiente. 

Si parla tanto di esperienze digitali e di come la tecnologia possa evitare le aggregazioni, voi cosa ne pensate?

Pensiamo che il digitale in questo momento abbia subito un’accelerazione di quello che comunque sarebbe stato il suo naturale percorso evolutivo. Sicuramente sarà ancora importante mantenere le distanze e vedremo perciò un balzo in avanti per quello che riguarda le interazioni digitali. Aumenteranno le proprietà dei dispositivi, tendendo ad una fusione totale tra i sistemi virtuali e gli oggetti fisici che farà si che il gap tra virtuale e reale sarà sempre più limitato; trasformando l’user experience di oggi, che interessa solo vista e tatto, in un’esperienza totale che coinvolga una molteplicità di sfumature sensoriali.

In questo senso, sempre parlando della nostra esperienza, stiamo lavorando per convertire i servizi fisici di Flamingo – un food-truck che abbiamo ideato qualche tempo fa – in servizi digitali engaging che vadano a supporto del servizio di delivery.  

Se doveste dedicare un manifesto alla città di Milano che si risveglia, cosa scrivereste o disegnereste? 

Per rimanere in tema con l’esperienza digitale preferiamo dedicare alla città un hashtag, più che un manifesto. 

In un mondo dove la vicinanza sociale è momentaneamente bandita, riunirsi al grido di un cancelletto è qualcosa di inaspettato. A nessuno piace essere etichettato ma in questa nuova condizione siamo tutti riuniti sotto la minaccia di un virus che non fa distinzioni tra gender, sessualità, colore ed età. Ci siamo resi conto che #iorestoacasa e #milanononsiferma sono messaggi virtuali che vanno bene per tutti. 

Questo periodo ci deve insegnare a non dimenticare e su questa idea si fonda il nostro hashtag per la città di Milano: tra le più colpite, le più reattive, la più motivate, la città che ci ha dato l’opportunità di esprimere noi stessi dandoci un’identità e una professione. Ricorderemo che #milanononsièarresa.

Rinascere dai fiori, la parola ai Flower designer

A prescindere da quale sia la stagione, l’amore per fiori e piante è universale. In un momento come questo, dove non possiamo gioire dei parchi o dei giardini in fiore, proprio adesso che siamo balzati avanti di un’ora e le temperature sono salite, sentiamo ancora di più l’amore per la natura.

Per portare un po’ di primavera nel nostro quotidiano, abbiamo intervistato tre eccellenze milanesi che hanno fatto della loro passione per le piante e per i fiori un modello di business. Personalità e stili a confronto, tra racconti d’esperienza e nuovi progetti, ci regalano una visione positiva che celebra la rinascita della città.

Del resto, la primavera è una questione di nuovi inizi e non vediamo l’ora di goderne a pieno.

FIORI & POTAFIORI

Rosalba Piccinni – Fondatrice di Fiori e Potafiori
@potafiori

Raccontaci la tua realtà, cosa fai e come nasce la passione per il tuo lavoro?

La mia è una vocazione che nasce dallo stimolo di voler fare qualcosa di bello e di essere felice.

Fin da piccola mi sono dedicata alla musica e ai fiori, studiandoli e amandoli follemente.

Ho iniziato a lavorare come apprendista in un negozio di fiori a Bergamo, la mia città natale, lo stesso negozio che ho rilevato ventiquattro anni fa, li è nato Fiori.

Nel 2009 ho aperto il primo negozio a Milano, in via Broggi, un vero e proprio atelier floreale, dove creo composizioni uniche che parlano di contaminazioni, di arte, architettura e di umanità.

L’ultima mia creazione è Potafiori, lì vive il meglio di me, lo definisco “il bistrot dei fiori”, nel quale fiori, cibo e musica uniscono e intrattengono il mio pubblico, tanto da diventare un posto di riferimento per importanti brand di moda, dell’editoria e la mondanità milanese.

Come descriveresti il tuo stile?

Uno stile essenziale, vero, onesto e attento ai dettagli.

Riutilizziamo le foglie, i tessuti, le corde, gli arbusti, tutto quello che m’ispira, amo comporre utilizzando il materiale che ho attorno.

Quando lavoro, mi piace pensare che stia componendo un’opera d’arte unica e non ce ne saranno altre uguali.

Un elemento che considero magico è la trasformazione spontanea delle cose, come la natura muta, il tempo che passa lasciando il segno, come quando appassiscono le foglie.

Avete mai visto le foglie d’agave appassite? Sono delle piccole sculture con cui di solito riempio enormi vasi di vetro, sono bellissime.

Per me la bellezza è quando associ forme e materiali differenti tra loro e crei armonia.

Come vi state muovendo in questa situazione atipica, dettata dalle restrizioni del COVID-19?

I primi giorni sono andata in crisi ed è proprio nel momento del disagio che viene fuori il talento, e da li ho iniziato a inventarmi di tutto, qualsiasi cosa potesse far stare bene la gente: piante, cibo e musica.

La prima invenzione è stata il “pota-ranges”, che in bergamasco significa “arrangiati”, è un kit in cui trovi tutto l’occorrente per realizzare il tuo centrotavola, poi “l’aperipronto” in cui spedisco un aperitivo sotto vuoto con una buona bottiglia di vino, l’ultima trovata è “la serenata” in cui tramite un QR code la mia voce apparirà a casa vostra per farvi compagnia cantando.

Ci diamo da fare, non siamo solo un negozio di fiori, Potafiori è un modo di vivere.

Se dovessi dedicare una composizione alla città di Milano che si risveglia dal lockdown come sarebbe? Ce la descrivi?

Andrei a recidere io stessa le materie prime e ruberei quello che c’è.

Arbusti di ogni tipo e fiori come le liliaceae, bulbose, narcisetti, il tutto assemblato in un contenitore dal design intrigante, ora che ci penso, potrebbe essere un tubo idraulico, di quelli arancioni per intenderci.

Un inno alle unioni che vanno oltre le religioni e i colori, alla spontaneità, come quella dei fiori che crescono dove capita e si fanno amare così come sono.

OFFFI

Mario Nobile – fondatore di Offfi
@offfimilano

Raccontaci la tua realtà, cosa fai e come nasce la passione per il tuo lavoro?

Tutto quello che si può fare con le mani mi ha sempre dato soddisfazione, dal cambiare una presa elettrica al restaurare mobili.

Ho studiato chimica farmaceutica, ho lavorato in una multinazionale per dodici anni, poi ho mollato tutto, non ne potevo più delle inutili riunioni e conference, dove tutti dicono le stesse cose, ma poi effettivamente nessuno dice niente, è cosi che la gente diventa stronza.

Un giorno, vedendo un negozio di fiori e una persona che li stava confezionando, mi sono reso conto che quel lavoro manuale, da mani nella terra, poteva fare al caso mio.

Così nel 2014 ho deciso di aprire Offfi in via Carmagnola, Isola è il quartiere dove vivo dal 2006 e che all’epoca doveva ancora diventare quello che è oggi.

Nel mio spazio oltre alla vendita al dettaglio di piante e fiori, si progettano allestimenti di tutti i tipi, dai giardini privati agli eventi dedicati alla moda.

Come descriveresti il tuo stile?

Il mio è uno stile naturale, istintivo e molto wild.

Mi piace pensare che i miei mazzi di fiori abbiano quella spontaneità che avrebbe se fossero raccolti un po’ in campagna e un po’ in un bel giardino all’inglese. 

Non amo le composizioni pettinate, quelle non mi rispecchiano proprio, la natura è selvaggia, è leggerezza e armonia.

Come vi state muovendo in questa situazione atipica dettata dalle restrizioni del COVID-19?

Non abbiamo mai chiuso, abbiamo continuato a lavorare.


La consegna a domicilio è sempre andata avanti, tanti mazzi di fiori consegnati a casa.


Le persone vogliono attorniarsi di cose belle, i fiori e le piante non possono che portare un po’ di gioia in questo momento.

Se dovessi dedicare una composizione alla città di Milano che si risveglia dal lockdown come sarebbe? Ce la descrivi?

Me la immagino composta da fiori spontanei, come i papaveri, fiordalisi, tulipani, saponaria, del solidago, tutti fiori di campo che nascono spontaneamente e annunciano la primavera.

Un inno alla rinascita della natura dopo il letargo invernale, freschezza e risveglio.

Forse aggiungerei qualche rosa antica, quelle che fioriscono nei giardini curati da mani esperte, con il loro intenso profumo di limone che ti riporta indietro nel tempo. 

Anche per dispetto a tutti quelli che senza cultura del prodotto e di tutte le verità che esistono, dicono di non amare le rose, per me è solo un preconcetto su un prodotto che è stato banalizzato, ma in realtà non lo conoscono.

D’altronde, non bisogna mica piacere a tutti?

MANIFESTO FLOWERS

Bruno Bugiani – co-founder di Manifesto Flowers 
@manifesto_flowers_milano

Raccontaci la tua realtà, cosa fai e come nasce la passione per il tuo lavoro?

Il sogno di Manifesto Flowers nasce alla fine dello scorso millennio, quando ho incontrato Ken Pope a New York, nel 1999. In quel periodo stavo terminando la mia carriera nella moda, nel corso della quale, dopo un periodo al Teatro alla Scala, avevo lavorato 16 anni per Versace, prima come assistente di Gianni e poi di Donatella, mentre Ken lavorava a New York come graphic designer/art director per varie riviste

Dopo aver lavorato per dieci anni come manager di Eros Ramazzotti, nel 2012 io e Ken fondiamo Manifesto Flowers, che ha unito le nostre passioni, cultura, design, piante e fiori. 

Siamo specializzati in allestimenti di alta gamma, dal wedding ai fashion show, una grossa fetta della nostra clientela arriva dalla moda, probabilmente perché con il nostro passato riusciamo a parlare la stessa lingua.

Io sono il motore creativo, seguo la parte di progettazione e l’immagine, mentre lui si concentra sulla grafica, la cura del cliente e l’organizzazione.

Come descriveresti il vostro stile?

Mi piace pensare a una frase di una giornalista che in un suo articolo ci definiva così: “Manifesto Flowers è l’avanguardia Italiana più provocatoria”. Ecco, così! Sicuramente la provocazione è uno dei nostri punti di forza, oltre al gusto raffinato nelle forme e nei colori.

Studiamo ogni lavoro singolarmente, realizzandolo ad personam, sulle linee guida dettate dal cliente.

Come vi state muovendo in questa situazione atipica, dettata dalle restrizioni del COVID 19?

La situazione odierna ha costretto tutti a ripensare le proprie attività, in attesa che tutto migliori e che il mercato del fiore torni a essere fondamentale insieme all’industria degli eventi e del wedding.

Abbiamo inventato la “Bouquet Couture”, nuova linea di omaggi acquistabili su richiesta, proprio per distinguerci dai tanti prodotti in serie ordinabili da internet. Decidiamo insieme ai clienti i colori e i fiori che lo comporranno, bouquet perfetti come un abito su misura.

Il mercato on line è molto importante, specie oggigiorno, e trovo giusto che Manifesto Flowers cavalchi quest’onda a suo modo, mantenendo la nostra creatività e qualità

Se dovessi dedicare una composizione alla città di Milano che si risveglia dal lockdown come sarebbe? Ce la descrivi?

Più che una composizione, lancio un’idea, sarebbe bello che produttori, grossisti e floral designer si unissero per donare alla gente nei vari punti della città fiori e piantine, per far accendere il desiderio di una città più green, ridando un senso di normalità e speranza alle persone. 

Speriamo che il mondo impari qualcosa da questa pandemia.
Non vorrei che tutto torni com’era, perché com’era prima, era sbagliato.

40ine collage: l’arte di Caterina Adele Michi ai tempi della quarantena

Caterina Adele Michi è nata in Toscana nel 1995. Viene da una famiglia dove la ricerca del bello è sempre stata oggetto di interesse: i suoi genitori, primi sostenitori del suo talento, la incoraggiano nel frequentare l’Istituto Marangoni di Milano dove si laurea come creative director e fashion stylist nel 2018.

In questo periodo di stallo imposto dal covid-19 la creativa ha dato vita a 40ine collage, un progetto visivo in cui realizza collage appunto per musicisti, brand e influencer tra cui Tommy Kuti, Helen Nonini e Fabri Fibra.

Michi vanta collaborazioni presso testate prestigiosi e collaborazioni con brand di moda (emergenti e non) per la creazione di contenuti.

Dal 2019 lei e la sua metà creativa (il consulente d’immagine Davide Turcati) fanno team e hanno lavorato come stylist per artisti del calibro di Luchè, Mondo Marcio, Doll Kill e molti altri.

I lavori pensati per il neonato progetto colpiscono per l’impatto visivo sospeso tra l’iconografia punk inglese e la wave californiana, uniti a quel pizzico di creatività italiana, ossia l’heritage culturale di Caterina.

Earth Day 2020, 6 artisti raccontano la bellezza della Terra

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Mother Earth Day

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22 | aprile | 1970

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FOTO

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La “Giornata della Terra” compie oggi 50 anni, mezzo secolo di amore e di unione con lo scopo comune di salvarla.

Il “Mother Earth Day” nasce il 22 aprile del 1970 a seguito di un enorme disastro ambientale che provocò la morte di 10.000 animali: nel ’69 una piattaforma di trivellazione nel canale di Santa Barbara aveva provocato una fuoriuscita di petrolio, quasi 100.000 barili di greggio riversati nelle acque californiane. Si sentì così il dovere comune di chiamare a raccolta il mondo intero per risvegliare le coscienze e chiedere con urgenza riforme in ambito ambientale.

Tutti scesero in piazza a manifestare e le voci arrivarono all’attivista per la pace John McConnell, al senatore del Winsconsin Gaylord Nelson e allo studente universitario Denis Hayes, il trio che semino’ il terreno dell’Earth Day. In quel lontano 22 aprile 1970, ben 20 milioni di cittadini americani risposero all’appello del senatore democratico Nelson e si mobilitarono in una manifestazione a favore del pianeta; marce dal motto “green”, conferenze dedicate ai temi ambientali, messaggi educativi e formativi di responsabilizzazione; da allora fino ad oggi, il popolo sta dimostrandosi sensibile alla causa.
Ma non basta, ed ora più che mai, chiusi nelle nostre case per aver sfruttato l’ambiente e la natura a nostro unico ed egoista vantaggio (non è forse un monito questa pandemia?), dobbiamo dare dimostrazione di un serio cambiamento comportamentale, e festeggiare la Giornata della Terra in formato digitale.

Altri 192 Paesi nel mondo si coordineranno per l’evento, gli scienziati stanno dandoci degli ultimatum con l’avvertimento che avremo poco più di 10 anni per dimezzare le emissioni ed evitare gli effetti devastanti del cambiamento climatico.

Il nostro paese ha creato un palinsesto eccezionale per la giornata, da Earth Day Italia che andrà in onda su Ray Play dalle 8.00 alle 20.00 del 22 aprile 2020: 12 ore consecutive in cui scienziati, giornalisti, artisti, rappresentanti istituzionali e chiunque vorrà partecipare, si scambieranno consigli e messaggi di speranza e approfondimento in una diretta streaming.

Tutti gli spettatori potranno interagire tramite i social e la piattaforma web (https://onepeopleoneplanet.it) utilizzando gli hashtag della giornata #OnePeopleOnePlanet, #CosaHoImparato, #EarthDay2020, #iocitengo, #VillaggioperlaTerra, #focolaremedia.

In occasione di una così importante manifestazione, noi di Manintown, vicini e attenti al tema di sostenibilità, salvaguardia ambientale e amore per la Terra, abbiamo raccolto una serie di immagini scattate da fotografi e artisti di fama internazionale che hanno raccontato, ciascuno con il proprio stile unico e riconoscibile, il concetto di bellezza e di rapporto uomo/natura. Il progetto fotografico vuole essere uno spazio, una voce, un aiuto, in linea con l’evento mondiale, volto alla sensibilizzazione umana verso la Madre Terra, grembo da cui nasciamo e braccia dentro cui nuotiamo la nostra vita, dono unico, immenso, e prezioso.

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Pietro Lucerni

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“Io credo che dalle sofferenze e dalle tragedie umane e personali che il Coronavirus ha provocato, dovremmo trarre insegnamento. Dovremmo (ri)imparare ad ascoltare i segnali che la natura ci manda. Dovremmo prendere coscienza del fatto che siamo ospiti su questo pianeta e che non ne siamo i padroni e che, come dice Papa Bergoglio, “non possiamo stare bene su un pianeta che sta male.” Se coglieremo questa opportunità, allora avremo buone possibilità di ripartire verso un futuro migliore per noi e per il nostro pianeta.

I paesaggi innevati e ghiacciati di Pietro Lucerni sono distese silenziose in cui la natura agisce indisturbata, sono panorami desolati e freddi in attesa che arrivi luce a scaldarli.

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Mariavittoria Backhaus

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“La bellezza avrebbe dovuto salvare il mondo e invece il mondo si è fermato. Ma la natura no. Noi siamo immobili e lei va velocissima su una Terra che fiorisce e cresce senza sosta”.
Maria Vittoria Backhaus fa parlare le piante della terra, still life di gambi, boccioli e foglie in bianco e nero, un negativo bellissimo che attende di essere colorato dall’uomo e da esso, salvato.

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Maurizio Galimberti

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Fotografo noto per le sue scomposizioni paesaggistiche e di ritratto fatte di Polaroid, Maurizio Galimberti ci porta in città deserte, composte da silenzi e uomini senza testa, dove solo le lenzuola danzano libere. Sembrano i luoghi del Covid-19, desolati ambienti nostalgici frutto della nostra immaginazione, luoghi di ricordi resi ancora più malinconici dall’effetto vintage della fotografia; auto in fiamme che ci allertano del disastro ambientale, immagini sfocate come se stessero per svanire da un momento all’altro.

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Emilio Tini

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“La vita e la bellezza non potranno mai prescindere da un reale ascolto sensibile e profondo del mondo che ci circonda”
così descrive le sue immagini Emilio Tini, fotografo di moda che con la figura umana ci lavora quotidianamente.
In questa serie mette in rapporto l’uomo e la natura, in una convivenza armonica e complementare, la natura si mescola al corpo e diventa un prolungamento di un braccio, di una mano. E’ sul volto di una donna che sbocciano i fiori, in un rapporto complesso, naturale e imprescindibile.

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Piero Gemelli

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Una linea continua che forma due mondi, quello dell’uomo e della donna, che si uniscono in un infinito bacio. E’ questo il mondo che vorrebbe Piero Gemelli; mondi conosciuti e sconosciuti che abbiano l’intento comune di amarsi e rispettarsi. Nell’immagine forte di un nudo di donna, il cuore di Piero Gemelli è fatto di terra, colei da cui proveniamo.

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Giovanni Gastel

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Sono ninfe nate da Madre Natura, sono donne che si vestono di fiori, di foglie, per metà umane e per metà eteree essenze impalpabili portatrici di nobili messaggi. Per Giovanni Gastel, poeta nell’uso dell’immagine, la bellezza è la fusione armonica tra uomo e natura, un sodalizio indissolubile portatore di armonia, forza, e grazia.

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A cura di Federico Poletti

ART & CO.: Il lockdown trasforma lo spazio espositivo in stanza virtuale

​Lo scorso 9 marzo presso gli uffici Crescenzi & Co. si sarebbe dovuta tenere la personale del famoso fotografo e art director, ​Pablo Arroyo​. Le cose purtroppo sono andate diversamente a causa dell’emergenza ​COVID-19​.

Dopo un rinvio lungo più di un mese, grazie alle competenze nell’organizzazione eventi e le moderne tecnologie disponibili, la mostra si sposta in rete per creare uno spazio ​Art & Co. virtuale, tridimensionale, nel quale poter entrare fisicamente per ammirare le foto di ​Pablo Arroyo​.

Questo è un esempio di come un’agenzia di ​Live Communication stia cercando di reagire alla ​crisi del settore degli eventi, tra i più colpiti e penalizzati dall’emergenza Coronavirus e dalle conseguenti misure di sicurezza, come il ‘social distancing’, che caratterizzeranno le nostre abitudini per molto tempo.

Dalle 18.30 alle 19.30 di venerdì 10 aprile sarà possibile accedere al vernissage attraverso qualsiasi dispositivo (connesso ad una rete internet) utilizzando il link che sarà pubblicato lo stesso giorno ​sui social di Crescenzi & Co​. Una volta entrati nella pagina sarà sufficiente inserire il proprio nome e scegliere il proprio avatar per ​muoversi in 3D all’interno della stanza, comunicare con gli altri ospiti, farsi un selfie e ovviamente ​ammirare le opere dell’artista. La capienza massima sarà di 50 invitati​.

Art & Co. ​è un progetto Crescenzi & Co.,​ agenzia innovativa fondata nel 2014 da Luca Crescenzi e Michele Modica che offre soluzioni per gli eventi e la comunicazione. ​Art & Co. ​è naturale espressione della visione artistica dell’agenzia. ​Luca Crescenzi e ​Michele Modica hanno così creato uno spazio espositivo all’interno dell’ufficio col triplice obiettivo di ​animarne gli spazi, sostenere progetti artistici e stimolare creatività​. In questa occasione, e probabilmente per altre occasioni future, ​Art & Co. ​si svilupperà anche virtualmente.

Le opere di ​Pablo Arroyo saranno comunque esposte all’interno degli uffici ​Crescenzi & Co. fino a lunedì 6 luglio 2020​. Nella sezione ​Art & Co. del nostro sito ​www.crescenziandco.com è possibile vedere una breve selezione delle fotografie, fissare un appuntamento per una visita dal vivo (quando sarà permesso) e richiedere informazioni per l’acquisto.

La sua personale, intitolata ‘​10.04.20​’, racconta la fascinazione per la fotografia in bianco e nero, dalla grana aggressiva, a volte sporca, dall’assenza di ritocco, dal mood dark, notturno, e per i visi particolari. Fotografare soggetti maschili è sicuramente più facile, più immediato, ma non è una sua priorità, solo un caso.

“I social media e le nuove tecnologie, hanno reso la fotografia estremamente popolare e accessibile. Patinata, perfetta, super ritoccata – racconta ​Pablo Arroyo – Da fotografo professionista ho deciso di allontanarmi da quel tipo di immagine per lavorare su uno stile e una tecnica più articolata, che appartiene più al passato. Ne pulito, ne perfetto”.

Pablo Arroyo ama realizzare fotografie di moda, ma non necessariamente legate a questa perché spesso vincolate alla necessità di mostrare i capi d’abbigliamento in funzione della vendita, in una perfezione quasi artificiale.

®Riproduzione riservata

Coronavirus, 10 musei dal divano di casa

Coronavirus, 10 musei dal divano di casa

Se la cultura è un bene di tutti, ora più che mai i paesi si uniscono per dire che è anche accessibile a tutti. 

Causa emergenza COVID-19, anche i Musei e i luoghi di culto hanno chiuso le porte ma non l’accesso virtuale; la cosa bella è che comodamente sdraiati sul divano di casa, possiamo prendere un aereo immaginario e volare fino a New York o a San Pietroburgo per visitare il MOMA e l’Hermitage. Niente code, nessuna folla davanti ai quadri, niente commenti sciocchi alle vostre spalle: “Oh bello, Oh meraviglioso, Oh cos’è sta roba?!”… Potrete goderveli e studiarveli dimenticandovi del tempo, soffermarvi sui dettagli quanto vorrete, esplorare le opere d’arte ad alta definizione, camminare verso le stanze vuote. 

Qui alcuni tra i musei nazionali e internazionali che offrono il servizio online e altri su cui potrete finalmente dedicare il vostro tempo ad imparare l’arte, e a metterla da parte. 

1. MUSEO DEL PRADO 


Una delle opere più significative dell’arte figurativa europea è il “Saturno che divora i figli” di Francisco Goya (1821-23), conservato al Museo del Prado di Madrid
Secondo la mitologia greca Crono, il più giovane dei Titani, il protagonista del dipinto, sapeva che sarebbe stato privato del potere da uno dei suoi figli, cosicche’, preso dalla rabbia, iniziò a divorarli tutti uno ad uno. La foga, la pazzia, il cannibalismo di Crono è in netto contrasto con la debolezza del piccolo corpo deturpato e sanguinolento; il piccolo non può nulla contro l’esplosione cieca della violenza. E’ un’opera cruda di una ferocia che si legge sulle mani dure e nervose di Saturno che non allenta la preda di quel corpicino innocente. Immerso nel buio più nero, la scena potrebbe significare il conflitto tra vecchiaia e gioventù, oppure il ritorno di un assolutismo in Spagna che limitava ogni forma di libertà intellettuale. 

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“Saturno che divora i figli”-Francisco Goya

2. PINACOTECA DI BRERA – MILANO

Mai quadro fu così adatto a dare speranza agli italiani come il famoso Bacio di Francesco Hayez. Un inno alla gioia, un simbolo di speranza e di patriottismo, il quadro icona della Pinacoteca di Brera
Il capolavoro più copiato e ristampato nella storia, è stato realizzato nel 1859 e ripercorre i fatti nel periodo in cui l’Italia venne suddivisa in tanti piccoli stati sotto il dominio degli Asburgo d’Austria. Periodo nel quale gli italiani, uniti nonostante la divisione, crearono dei gruppi, delle piccole società segrete che avevano lo scopo di restituire dignità al paese. Mi sembra ci sia una forte attinenza col periodo che stiamo vivendo. Un popolo che canta l’inno di Mameli in questi giorni di reclusione forzata, un popolo che si abbraccia da lontano, che col canto e con la musica regala speranza e la voglia di farcela, nonostante tutto. 

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“Il Bacio” – Francesco Hayez

3. BRITISH MUSEUM – LONDRA

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4. MUSEO ARCHEOLOGICO – ATENE

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5. MUSEE D’ORSAY – PARIGI

Lo stagno delle ninfee” di Claude Monet riprende una serie di ponti che l’artista si accingeva a dipingere in diverse ore del giorno. La luce, questa era la migliore amica di un grande pittore, per conoscerla, per riconoscerla, bisognava studiarla notte e dì, quando era calda di Sole o fredda di Luna. Il ponte da lui stesso costruito nei giardini della sua abitazione, taglia a metà la ricca vegetazione che da un lato si erge verso il cielo e dall’altro si specchia nelle acque. Quei dolci e sussurranti fiorellini che sono ninfee dai toni pastello, ricordano tanto i giardini giapponesi e le sue rappresentazioni. In un morbido letto di verde, spuntano come piccole vite capaci di donare gioia e speranza. 

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“Lo stagno delle ninfee” – Claude Monet

6. LOUVRE – PARIGI

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7. LE GALLERIE DEGLI UFFIZI – GIARDINO DEI BOBOLI – FIRENZE

Chi ha avuto la fortuna di vagare attraverso il Giardino dei Boboli sa che un tour viruale non potrà regalare la stessa sensazione di immersione totale in un mondo astratto e ovattato.

Lo visitai per la prima volta dodici anni fa, di fronte a Palazzo Pitti esisteva ancora un Internet Point, dove mi recai per aggiornare il mio stato Facebook e raccontare del mio viaggio in solitaria a Firenze. Uno dei ragazzi del negozio mi si avvicinò e mi dette un consiglio molto prezioso, e cioè quello di non attraversare il percorso visibile dei Giardini, quello a linea retta tagliato al centro dai gradoni, ma di prendere le vie laterali e immergermi totalmente nel verde. Lo ascoltai e se potessi rintracciarlo lo ringrazierei perchè quella passeggiata nell’arte mi ha regalato non poche emozioni.

Il Viale dei Cipressi è un tunnel di arbusti fitto fitto che parte da terra e si riunisce sopra la tua testa; in piena estate creava un nido buio e silenzioso che mi proteggeva dal brusìo e dal cicaleccio dei turisti; ed erano tanti. D’improvviso, nel fruscìo delicato dalle foglie mosse da qualche animaletto indiscreto, vidi comparire dietro di me un gatto, nero, che mi fissava immobile. Non appena riprendevo a camminare, lui da dietro mi seguiva, in modo felpato, per poi rifermarsi quando dalle spalle gli mostravo il volto. Non ho mai capito cosa significasse quella strana presenza, in certi casi le domande non servono e le risposte non le vogliamo, ma so una cosa: so che quell’esperienza diede vita ad una lunga serie di viaggi in solitudine di cui rimangono un bellissimo diario, e una foto di me in lacrime con quel misterioso gatto dagli occhi gialli e il pelo nero.

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“Giardino dei Boboli”- Firenze

8. NATIONAL GALLERY OF ART – WASHINGTON

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9. NATIONAL GALLERY – LONDRA

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10. MUSEO REALE DELLE BELLE ARTI DEL BELGIO

Su Google Arts & Culture esiste uno strambo video che rappresenta il quadro di Pieter Bruegell il Vecchio datato 1562, la “Caduta degli angeli ribelli”, una realtà aumentata che ci porta faccia a faccia con i mostri più mostri della storia della pittura. 
Il quadro racconta un episodio biblico, la caduta degli angeli che si sono ribellati a Dio per sete di potere, uno scivolone lento e indimenticabile in cui dall’alto vediamo gli angeli che suonano il trionfo, biondi come fanciulli, degli uccelli del Paradiso, dei putti vestiti e senza vizio. 
Al centro l’Arcangelo Michele che combatte il drago dell’Apocalisse a sette teste; e verso il basso delle diapositive precise e dettagliate dei mostri di fattura Boschiana. Sono metà pesci e metà volatili; hanno il ventre squarciato a mostrare uova già marce; sono giganteschi e sproporzionati insetti; gli orifizi in mostra e le bocce avide e dai denti appuntiti e radi. E’ una scena spaventosa che rappresenta la fede da una parte e l’avidità dall’altra.

Il quadro è custodito presso il Museo Reale delle Belle Arti del Belgio

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Caduta degli angeli ribelli”-Pieter Bruegell il Vecchio

®Riproduzione riservata

Suprema e Arturo delle Donne a Taomoda 2019

Il mare protagonista della storia dell’uomo: da Ulisse alle più moderne migrazioni le onde segnano da sempre il destino di chi decide di affrontarle. Così Arturo delle Donne con la sua mostra fotografica “Il mare non ha paese”, dal 12 al 21 luglio a Palazzo Ciampoli di Taormina, guarda al mare come spazio di un racconto senza limiti che inizia con Ulisse che scappa da Polifemo e finisce nello stesso mare al largo delle coste catanesi, trascorsi oltre 2000 anni, con l’attracco della Motonave della Marina Militare Diciotti carica di migranti, uomini che come Ulisse vagano tra alte e basse maree in attesa di un approdo sicuro.

Due i progetti che si intrecciano nel percorso espositivo: Racconti di mare che raccoglie pagine di romanzi marinareschi (Il vecchio e il mare, Moby Dick, La rivolta dell’Elsinore, L’isola del tesoro), piccoli diorama che lo stesso Delle Donne costruisce per poi fotografare; l’altro The same sea è il grande dittico fotografico sulle migrazioni contemporanee, le grandi navi affollate, Il viaggio di speranza dove anche la documentazione delle migrazioni contemporanee, le coperte termiche che sembrano accendersi sui ponti delle navi come segnali luminosi, oltrepassano la cronaca.

È un lavoro artistico dove moda e arte si intersecano e dialogano in un mondo immaginario dove il sogno l’immaginazione diventano realtà virtuale a 180^, con le riprese del produttore e regista Alessandro Parrello per la sua casa di produzione West 46th films (docufilm Matera 2019, Nikola Tesla The man of the future), che con i nuovi sistemi di ripresa e l’ausilio della computer grafica consente un volo immaginario all’interno del modellino, potendo così vedere, scegliere, commentare i capi di Suprema.

®Riproduzione riservata

IL MEGLIO DEL FUORISALONE 2019

E’ l’evento più atteso dagli amanti del design, dagli addetti al settore, dai curiosi, da chi vuole prendere spunti e catturare idee per la propria casa, la MILANO DESIGN WEEK attira da sempre migliaia di visitatori da tutto il mondo.
Evento nato nei primi anni ’80 dalla mente di aziende operanti nel settore del design e dell’arredamento, negli ultimi anni la Milano Design Week si arricchisce di eventi collaterali che includono anche altri rami, tra cui l’automotive, l’arte, la moda, la gastronomia, la tecnologia.
L’edizione del 2019 ha stupito con le sue infinite proposte, qui il nostro BEST OF:

LIFE IN VOGUE 2019- THE INTERIOR’S CUT

Gli uffici della redazione di Vogue Italia smantellati per la design week per ospitare 8 creativi di fama internazionale che hanno reinterpretato le stanze di lavoro con oggetti e arredo di design.  David/nicolas, Massimiliano Locatelli, Pierre Marie, Ana Kraš, Rafael de Cárdenas / Architecture at large, Jonathan Anderson, storagemilano e Studio Proba hanno accettato la sfida lanciata dal direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti, lavorando ad un progetto davvero speciale, in cui ogni ambiente assorbe energia e personalità proprie. Dalla parete minimal del direttore creativo somigliante ad un quadro di Miro‘, realizzata da Ana Kraš, fino alla più elegante dai toni dorati, la “newsroom office” ideata da Storagemilano, che nasconde un’angolo segreto dedicato al relax, in cui potersi sdraiare, come in mezzo ad una giungla, e godersi i suoni della natura, il canto degli uccelli, il profumo delle piante.

quando: Dal 9 al 12 aprile – dalle 10 alle 20 (il 9 aprile dalle 12 alle 20)

dove:  in Piazzale Cadorna 5/7

CANADA GOOSE – evento

Canada Goose si avvale della collaborazione di due importanti artisti, il sound designer Kouichi Okamoto e l’esperta calligrafa Aoi Yamaguchi per raccontare la Nomad Capsule Collection. Una limited edition di giacche da pioggia che protegge l’esploratore più impavido dalle imprevedibili sorprese atmosferiche; quattro capi uomo e donna studiati in collaborazione con GORE-TEX, i modelli Nomad Jacket – Rain Shell e la Nomad HyBridge Lite Jacket combinano la profonda esperienza di Canada Goose con i materiali innovativi di GORE. La capsule è stata lanciata inizialmente in Giappone, dove la pioggia è elemento guida e grande fonte di ispirazione, come rappresenta lo speciale wall in cui, durante l’evento, era possibile gettare dell’acqua per veder nascere delle scritte japan, in cui lo sfondo musicale a tema raccontava i suoni della pioggia e degli elementi naturali nella loro forma più pura. La collezione Canada Goose è disponibile in limited edition ed esclusiva italiana a partire dall’8 aprile a Milano presso Antonioli e a livello internazionale nei flagship store di Canada Goose, online e presso i partner selezionati del brand.

LUISA BECCARIA

Nella meravigliosa boutique di Via Formentini 1 in zona Brera, Luisa Beccaria aggiunge un posto alla sua tavola imbandita, ricca di fiori, di bicchieri di cristallo, di tovaglie in lino colorate, immersa tra le piante come in una casa di campagna, l’atmosfera che si respira in questo luogo è davvero magica. Non solo abiti ma oggetti per la casa, accessori, sandali, fermagli, cerchietti, se entrerete farete fatica ad andarvene.

quando: 8-14 aprile dalle 10.00 alle 19.00
dove: Via Formentini 1 – Brera

GABRIELLA CRESPI DA DIMOREGALLERY

Forse l’ambiente più suggestivo della design week 2019, con una serie di stanze tra le più instagrammabili e perfette per un set di moda in stile boudoir. Montagne di sabbia in luogo di tappeti, tavoli/scultura che riflettono la luce, lampade dorate come grandi funghi tropicali, camere da letto in stile savana, con pareti animalier e letti in bamboo e candelabri i cui bracci si allargano in grandi e preziose conchiglie di mare.

dove: Dimoregallery, via Solferino 11
quando: da martedì 9 a domenica 14 dalle 11.00 alle 20.00

ELLE DECOR AT WORK

Una successione di ambienti pensati per il worker, animati da installazioni digitali interattive che coinvolgono il visitatore in una realtà immaginifica orientata al luogo di lavoro del futuro. Molto interessante l’area “The exchange” in cui indossando un visore VR, ci si può immergere in uno spazio di lavoro virtuale, come in una skype call, con il collega posto dall’altra parte del mondo. Indossando i visori si entra in una realtà condivisa, con schermi di appunti e scambiandosi documenti e file. Il vostro collega è un avatar blu che vi sorride, direi meglio della realtà!

dove: Palazzo Bovara Corso Venezia 51
quando: dall’8 al 18 aprile ingresso gratuito

LOUIS VUITTON – OBJECTS NOMADES
Nella splendida cornice di Palazzo Serbelloni, l’esposizione Objects Nomades di Louis Vuitton si apre con una tendenza modaiola, il fluo negli arredi per foglie tropicali e divani dalle forme di un fiore. Suggestiva la visione di centinaia di lampade di carta ispirate alle lanterne Bell Lamp di Edward Barber & Jay Osgerby, quasi fossero delle piccole e bianche lanterne di carta cinesi che, allontanandosi verso l’alto, portano via un desiderio per riportarlo, esaudito, sulla terraferma.

dove: Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16, Milano
quando: dal 9 al 14 Aprile

LEONARDO HORSE PROJECT

13 cavalli di design intorno alla maestosa statua equestre disegnata da Leonardo, che per la serata è diventato schermo su cui proiettare un video-mapping sulla storia della scultura, dai disegni del grande artista fino appunto al Leonardo Horse Project. Uno spettacolo straordinario che ha permesso agli ospiti di interagire coi cavalli e vivere in un’esperienza immersiva la storia del Cavallo di Leonardo. Da maggio i cavalli di design lasceranno l’Ippodromo e prenderanno casa in 13 angoli della città di Milano, dove rimarranno fino ad ottobre. Il lighting dell’evento e il cavallo di Marcel Wanders è stato sponsorizzato da Grandi Architetture & Partners

dove: Ippodromo Snai San Siro
quando: fino a fine aprile

LIVING OBJECTS DI ARTEMEST E TED

Per fortuna c’è ancora chi vive casa come uno spazio in cui sognare e dedica la zona notte ad un film cult della storia del cinema: “Ieri, oggi, domani” del maestro Vittorio De Sica. La romantica stanza rosa in cui Sofia Loren si sfilava le calze in un sensualissimo spogliarello rimasto nell’immaginario collettivo, ispira il progetto di cooperazione tra Artemest e Ted interior. Una splendida villa anni ’30 che si fa teatro di vita e leggenda, in cui performer hanno animato lo spazio con giochi e balletti; il contesto domestico da sogno, decoro e illuminazione di designer provenienti da tutta Italia, un’immagine di vita contemporanea ma assai legata alla tradizione, il gusto retrò e il design più contemporaneo.

dove: via Giovanni Randaccio 5, Milano
quando: dal 9 al 14 aprile, dalle ore 11.00 alle 20.00

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