Ronco Calino Franciacorta, oasi per wine lover

Se la montagna non va da Maometto, è Maometto che va alla montagna. E’ così che ci si reinventa a causa del Covid che limita i contatti e gli spostamenti, ed è così che ha fatto Milano Wine Affair per presentare uno tra i suoi clienti, Ronco Calino Franciacorta. Terra dall’antica vocazione enologica situata tra Milano e Verona, adiacente al Lago d’Iseo, Ronco Calino Franciacorta è un’oasi di pace dove viene prodotto il vino con il metodo della seconda fermentazione in bottiglia.

La cantina Ronco Calino, circondata da dieci ettari di vigneto biologico, produce un’accurata selezione di Franciacorta: l’iconico Brut, il materico Satèn, il particolare Rosé Radijan, il classico Millesimato, il Nature. Tra le rarità, poderosi vini affinati oltre dieci anni sui lieviti tra cui Sinfonia n.13, Centoventi, Càlinos, bottiglie per festeggiare avvenimenti importanti, racchiuse in preziosi cofanetti. 

Milano Wine Affair, da remoto, ci guida alla scoperta dei segreti di Ronco Calino portandoci in cantina dove il vino viene barricato in botti di legno, quelle che regalano particolarità aggiuntive alle uve (Chardonnay e Pinot nero). 

E’ una visita a tutti gli effetti, immersi in un panorama collinare verdeggiante che ci auguriamo tutti di poter vedere di persona, mentre oggi l’experience ci trasporta divertendoci con un quiz a domande aperte e una degustazione live che si specifica sul Ronco Calino Franciacorta Satèn

Di un giallo paglierino dai riflessi verdognoli, del Ronco Calino Franciacorta Satèn notiamo subito la persistenza delle catenelle, un perlage fine ed elegante, orgoglio della casa. Al naso arrivano subito profumi floreali, di fiori bianchi, fiori d’arancio, di gelsomino; al primo assaggio i sentori sono quelli della frutta fresca e giovane, pera, mela, quasi indietro di maturazione; al secondo assaggio il retrogusto diventa cremoso di burro, brioche, crosta di pane, ma è una cremosità che non viene data dagli zuccheri, perchè il Ronco Calino Franciacorta non è un vino dolce, ma un Brut. La cremosità è invece il risultato di un perfetto equilibrio tra parti dure e parti morbide, è la proporzione tra acidità e sapidità e note zuccherine. 


Ronco Calino Franciacorta Satèn è la bollicina perfetta perchè si sposa su tutto, è facile da abbinare, piacevole per tutti i palati ma con quel tocco particolareggiato dato dall’affinamento in barrique di rovere francesi. E allora buona degustazione!

5 terroirs italiane tra vini, mari, laghi

Ci sono posti, le cui terre, ben delimitate dalle regole della natura, spinte dal proprio humus, danno vita a prodotti di cui il vino, oggi più che mai, ne è l’assoluto protagonista: il terroir. 

Tale termine, il cui significato si arricchisce sempre più, non tocca semplicemente le connotazioni climatiche che insistono su certe porzioni di territorio o la tipologia di terra su cui si poggia il vigneto, ma coinvolge l’aspetto umano inteso come storia, cultura e tradizione. 

Qui una interessante ed agile guida che tocca la nostra penisola in ogni suo punto cardinale, suggerita da Andrea Frizzarin noto Food e Beverage Manager esperto in territorio ed enogastronomia. 



LIGURIA

Questa meravigliosa striscia di terra racchiusa tra l’Appennino e il mare, costellata da monti e colline, offre una grande varietà di sapori conservando le tradizioni nel vino. Quando si parla di Liguria non ci si può esimere dal dare attenzione particolare al Rosato ‘Mea Rosa’ della cantina Lunae, un rosato appunto la cui originalità è data dal fatto che è ottenuto da Uve Vermentino Nero, vitigno ormai quasi dimenticato e che, vinificato in rosato, conferisce al vino una sorprendente freschezza. Il colore, peculiare quanto il sapore, è dato dalla macerazione a freddo sulle bucce per circa quattro ore. La città di Luni, ultimo lembo di terra prima della Toscana, è avvolta ancora oggi dalla sua storia, infatti in antichità è stato un importante scalo di diverse culture che trovano espressione, ai giorni nostri, attraverso la presenza di varietà autoctone tipicamente territoriali.

TRENTINO ALTO ADIGE – LAGO DI LEVICO

Il lago di Levico risuona spettacolari suggestioni per coloro che amano trascorrere del tempo in un’atmosfera dolce e misteriosa allo stesso tempo, una perla turchese situata in Trentino Alto Adige. Probabilmente è sufficiente udire il nome della regione per avere la garanzia dei prodotti dei quali ne è la madre; lo spumante TrentoDoc è il fiore all’occhiello di queste zone, prodotte con sole uve trentine coccolate attraverso una vendemmia che viene fatta a mano seguita dal processo di cantina, tramandato da generazione in generazione. Il vino degno di nota per il suo speciale affinamento è il Lagorai TrentoDoc Riserva della Cantina Romanese, infatti ogni singola bottiglia affina per quasi due anni nei fondali del Lago di Levico dove acquista un parlage unico e un’evoluzione aromatica molto particolare. 

UMBRIA – LAGO DI CORBARA 

Da un lago ad un altro, scendendo nel nostro stivale, incontriamo un posto che richiede la lentezza dell’attento osservatore per immergerci in un posto che sembra non avere tempo, come la meravigliosa Umbria, che negli ultimi decenni ha avuto un grande sviluppo che l’ha portata ad essere una vera oasi di interessi culturali e non solo. Protagonista di questa evoluzione è stato anche il Lago di Corbara all’interno del quale si gettano le acque del fiume Tevere, ammorbidito da una serie di trasformazioni ambientali divenendo cosi un bellissimo ecosistema, con incantate aree protette come il Parco Fluviale del Tevere. Figlia di questa terra è la cantina Barberani, e i suoi vitigni che dominano il Lago, qui la vendemmia ha un ritmo lento capace di ascoltare la terra e il suo inconfondibile clima. Si dice che qui il vino sia un’identità senza compromessi. Il vino simbolo, per il nome e per la storia che porta con sè, è l’Orvieto Classico Superiore Luigi e Giovanna 2012 che ha un colore dorato intenso, dai forti profumi fruttati che avvolge fin dal primo impatto con il calice. 



PUGLIA – TRA BARI E TARANTO 

Si puntasse il dito ad occhi chiusi sulla cartina di questa regione, e lo si facesse per più volte, si noterebbe con facilità che ogni posto indicato è un vero e proprio paradiso; la Puglia è sicuramente tra i posti più desiderati del nostro Bel Paese, e la Valle d’Itria, tra Bari, Brindisi e Taranto è un punto nevralgico che permette di vedere i vari abiti che questa regione sa indossare. Proprio qui gli amanti del vino incontrano La Verdeca, vitigno che deve il suo nome al colore verdolino delle bacche, i suoi vini offrono una gamma olfattiva che va dal campo di fiori, agli agrumi fino a frutti esotici come l’ananas. Tra i più noti vi è il Curtirussi Verdeca della cantina Mocavero, grandi esportatori di questo gioiello vinicolo dal sapore fresco e leggero ma dotato anche di una certa persistenza. 

CALABRIA – COSTA IONICA 

“L’amuri è come l’acqua: in calata va in chianata no”, l’amore è come l’acqua: va in discesa ma non in salita. Spesso ci si appella ai proverbiali detti per dare l’idea della cultura popolare di una terra e, assieme a molti altri, questo spiega la specialità di un popolo ricco di umanità e tradizioni storiche che sono il quid in più di uno dei posti più belli al mondo. Calabria e vino sono un binomio assicurato soprattutto se si considera l’eccellenza di uno dei vitigni più importanti della regione: il Gaglioppo, un vitigno a bacca nera autoctono diffusosi prevalentemente nelle zone costiere, esso è la varietà più diffusa in Calabria che troviamo in tutti i vini rossi il più significativo dei quali è il Cirò rosso. Il clima calabrese caldo e secco, la particolarità del terreno arido rappresentano le condizioni necessarie per la produzione di questo vino che ha una maturazione precoce e di elevata resistenza. L’amore per questa terra ha fatto germogliare la Cantina Ceraudo, che accoglie coloro i quali valicano la soglia di Contrada Dattilo con la scritta ‘Felice è colui che fa felici gli altri’, frase che va oltre la passione per il vino e che stringe tutti a una riflessione comune su un qualcosa che non solo si beve ma che semplicemente si vive. 



AGUA SANCTA: a talk with Fabio Morelli

Fabio Morelli, cagliaritano classe 1993, è il mastermind dietro al successo del locale milanese Agua Sancta. Dopo il diploma scientifico segue la sua vocazione, addentrandosi nel settore food & beverage. Gli anni di formazione in Sardegna, a Berlino all’interno del contesto internazionale Soho House ispirato a Londra e infine a Milano presso Russian Standar. Per diversi anni Fabio ha cercato di apprendere quanto più possibile dall’ambiente circostante, occupandosi prima di eventi privati in Sardegna, poi regalandosi un anno a Berlino dove ha potuto affinare la tecnica all’interno del contesto internazionale Soho House, gruppo di stampo londinese. Ultima tappa della sua formazione Milano, dove ha potuto collaborare con il primo e unico flagship store di Russian Standar, comprendendo al meglio l’anima milanese e la tecnica della miscelazione molecolare. 
Completato il suo processo creativo Fabio Morelli apre Agua Sancta, un progetto avviato insieme a un amico messicano. Juan è originario di Queretaro, cittadina messicana, ma nasce a Brescia. Ibiza è la città dove si sono incontrati e il progetto ha visto la sua fase progettuale.
Agua Sancta si trova C.so Garibaldi, storico corso meneghino conosciuto per i suoi locali cool e giovanili, si presenta come un locale piccolo ma ricco di elementi che lo rendono unico. 
“L’approccio diretto con il cliente è per me fondamentale – dichiara a Man in Town Fabio Morelli – per questo tendo a delegare, dando così l’opportunità ai miei collaboratori di essere in prima linea ottenendo una formazione completa, anche se nel nostro settore è un sistema ancora poco concepito. Io supervisiono, mi siedo con i clienti creando un rapporto diretto e ascoltando i loro pareri sui piatti e i drink che gli vengono serviti, così che possano sentirsi sempre a casa”. 
Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con questo imprenditore emergente di cui sentiremo parlare.

Quale storia c’è dietro la nascita del brand?

Prima di Agua Sancta i nostri universi erano paralleli, io provengo da eventi privati e discoteche sparse per la Sardegna con un excursus di un anno all’estero a Berlino, dove ho affinato tecnica e pratica nel campo beverage, in un contesto internazionale come solo il gruppo Soho House di stampo londinese poteva darmi.In seguito il trasferimento a Milano nel primo e unico flagship store di Russian Standar, dove ho potuto sperimentare e addentrarmi nella movida milanese e nella miscelazione molecolare.
Juan arriva dall’altra parte nel vero senso della parola. Queretaro, il paesino in Messico di cui è originaria la madre, lui nato a Brescia, rappresenta il vero e proprio crocevia di culture. Ha sempre fatto avanti e indietro per la famiglia, dove ha scoperto nel ristorante delle zie la passione per la cucina.
Ci siamo conosciuti a Ibiza durante una vacanza, per amicizie in comune. Da lì, dopo svariate serate e chiacchiere sul settore, è nato il desiderio di unire i nostri due back ground F & B per dare vita a un locale dove entrambi i campi dessero il meglio di sè.
Mancavano i fondi, ma per fortuna abbiamo incontrato i nostri attuali finanziatori che ci han permesso di rendere possibile la nostra realtà

Quale tipo di lifestyle promuovete?

Noi ci siamo conosciuti in viaggio, pertanto direi che è anche nel nostro dna scovare nuove idee e far viaggiare la nostra fantasia, oltre a tenerci costantemente aggiornati.In particolare poi il mio stile di vita esige una fuga settimanale per ricaricare le pile e dare il massimo sul lavoro. Non è raro che a termine delle 12/14 h lavorative del sabato, parta all’alba a fine servizio per recarmi da qualche parte. E’ un’abitudine presa appena arrivato a Milano, e vorrei non perderla!

Quale è il design del locale?

Siamo stati aiutati dallo studio SGSM, coppia di architetti estrosi che han firmato alcuni dei locali piu prestigiosi nella nostra città, tra cui IYO, il primo ristorante etnico stellato d’Italia.
L’idea nasce dall’esigenza di avere un locale piccolo ma ricco di elementi che ci caratterizzassero e che ci rendessero assai riconoscibili. Dato lo spazio ridotto gli architetti si son divertiti a immaginare e creare il nostro soffitto.realizzato in betulla multistrato e lamelle d’acciaio smaltate retroilluminate. Riprende l’idea di sobborgo latino ma in chiave chic e contemporanea, così da valorizzare la zona che è richiamo di turisti e apassionati di architettura e design, oltre che del buon bere e mangiare.

Quale è la la vostra offerta food and beverage?

La drink list ormai si è consolidata su due versioni estate/inverno. Sono sempre presenti una carta di otto margarita, una di  9 signature e twist on classics che riprendono i cocktail internazionali, e una di hot drinks (inverno) e una di detox (estivi). La nostra proposta risponde così alla maggior parte delle esigenze dei clienti, spaziando tra ingredienti messicani a prodotti più italiani.
Stessa filosofia viene applicata al menu, appetizer pensati per essere condivisi durante la giornata, all’aperitivo o nel dopo cena, i tacos che danno sostanza e riprendono in toto la filosofia messicana delle street food e i ceviche, che in messico si chiamano aguachile. Pesce marinato nel lime, jalapeno, sale e zucchero con della frutta tropicale, mango, ananas, passion fruit. 
Data la particolarità e l’orientamento fortemente caratteristico, abbiamo deciso di unire i prodotti italiani per avvicinare i palati più diffidenti, così che per ogni proposta “autentica messicana” abbiamo una proposta più mediterranea.
Pomodori secchi, feta, stracchino, alioli alle acciughe, olive taggiasche vanno a stemperare il calor delle spezie
Tendenzialmente lasciamo liberi i clienti di scegliere cosa a pelle recepiscono come piu appetitoso, consigliamo comunque sempre di iniziare con un guacamole servito con nachos, due tacos diversi da condividere e un’aguachile in chiusura magari accompagnato dal mezcal.

Lascereste ai nostri lettori una vostra esclusiva ricetta?

Assolutamente, per noi è iconico il taco al pastor, tant’è che dalla nostra app è anche possibile ordinare un kit con tortilla e spezie per cucinare a casa la maggior parte delle ricette messicane, nostre e non.
Per il tacos al pastor è necessario:
icetta pastor 4 persone
salsasucco di un arancia1/4 pasta achiote2 peperoncini chipotle1 pomodoro3 peperoncino guajilio100 ml succo ananas100 ml aceto
frullare e versare sulla carne 
300 g coppa di maiale / lonza tagliata a listarelle
far riposare circa 4 ore
cuocere in padella con un filo di olio e far stringere la salsa 
pepare trito di cipolla rossa, ananas, coriandolo
servire su torilla scaldate prima in padella.

Il segreto del vostro successo?

Il metissage culturale è stato il punto di partenza, garantire qualità delle materie prime e autenticità dei sapori al fine di distinguerci di netto da tutte le catene franchise tex mex presenti sul territorio.E’ molto difficile spesso far capire al cliente che il cheddar, la panna acida, i tacos a conchiglia croccanti e tanto altro non fanno parte della cucina messicana. Molti apprezzano e scoprono un nuovo mondo, altri preferiscono il format classico da supermercato e famiglia. Fa parte del gioco!!
Onestamente credo ci siamo mossi bene perché abbiamo sviluppato e lanciato la nostra app di delivery, e appoggiati alla nostra super pr per raggiungere i maggiori influencer in città, così da farci pubblicità in un momento in cui il settore beverage era particolarmente fermo. Oggi arrivano clienti che grazie alle attività di marketing e comunicazione svolta stanno conoscendo e frequentando il nostro locale. Per il resto navighiamo a vista, e pianifichiamo il 2021 con una probabile nuova apertura.

Gabriele Stillitani: un bartender globetrotter

Italiano d’origine ma con una storia da globetrotter. Ha vissuto tra Miami, Formentera e Lugano e grazie al suo profilo Instagram @Mint_Drink, è sempre in contatto con migliaia di persone, che ogni giorno lo seguono da tutto il mondo. Il suo locale a Lugano, punta ad entrare nel World’s 50 Best Bar. Gabriele Stillitani, in questa intervista ci racconta dei suoi viaggi, di dove ha bevuto meglio e di dove peggio.

Un elogio alle materie prime, alle tendenze asiatiche, ma soprattutto all’empatia di chi sa stare dietro al bancone.



Come hai iniziato a fare il bartender?

Per caso. Frequentavo l’Università ma ero alla ricerca di indipendenza. Grazie a un amico ho iniziato con una stagione. Il mio primo lavoro è stato a San Teodoro in Sardegna, all’Ambra Day che è un locale immenso con diversi punti bar, tutto all’aperto, e 60 dipendenti. Sono sempre stato un tipo curioso e ho iniziato a preparare lì i miei primi cocktail.



In quale bar hai lavorato?

La Sardegna è una delle esperienze professionali che ricordo con più piacere. Dall’Ambra Day sono passato al Country Club di Porto Rotondo, di cui sono diventato il bar manager. Nel 2012 mi sono trasferito negli States e, al contempo, seguivo la gestione di tre locali romani con la supervisione del Country Club. Un periodo di interminabili call e viaggi in aereo. Di ritorno dagli Usa, ho aperto a Formentera nel 2013, “That’s Amore” insieme a quattro amici. Un locale dal sapore nuovo. Facevamo “Colazioni & drink” e avevamo file interminabili a ogni ora del giorno e della notte. Nel 2014 ho lasciato Formentera e sono diventato bar manager del Tom (The Ordinary Market) di Milano. Per andare a lavorare a Lugano alla fine del 2015. Nel 2017 ho aperto La Dispensa con il mio socio con cui adesso sto puntando a entrare nella classifica dei prossimi World’s 50 Best Bar. 



Quali sono le caratteristiche di un buon bartender?

Un grande professionista deve avere l’ospitalità nel sangue. Tra i suoi punti di forza non deve mancare il saper sempre soddisfare il cliente, creando un ambiente piacevole in cui traspare divertimento e passione, anche quando la pressione al banco aumenta tra tante richieste e alte aspettative. Il cliente è una risorsa importante e, allo stesso tempo, un investimento che richiede da parte di tutto lo staff del locale un impegno costante. Ai miei ragazzi domando sempre quale sia il segreto per far sì che un cliente preferisca ad altri locali il nostro. Ecco, la risposta è una soltanto: saper padroneggiare l’arte dell’accoglienza. 



Invece, quali sono gli errori più comuni che noti in chi fa il tuo stesso lavoro?

Temo che l’errore più comune sia la noia e l’arroganza che, a volte, sostituiscono una genuina ospitalità. Alcuni bartender non mancano di esperienza ma di empatia. Per fare bene questo mestiere bisogna aver fame di gente ed essere innamorati degli altri, anche se hanno dei grandi difetti.



Come descriveresti la scena europea della mixology?

L’Europa arranca un po’ a star dietro alla mixology asiatica che, in questo momento, si attesta tra le migliori. Il livello è altissimo e alle competition più importanti l’Asia batte tutti perché investe sui prodotti, sulle idee e sui macchinari. Inoltre, gli asiatici sono facilitati a sperimentare perché hanno una clientela esigente e competente. Non a caso quest’anno 8 su 10 finalisti delle gare più importanti provenivano tra Singapore e Hong Kong. Nonostante tutto però noi barteder italiani non sfiguriamo, anzi, ci facciamo notare a livello internazionale.



Si parla di slow drinking, ma cosa ordina la gente quando esce? 

Slow Drinking vuol dire “bere particolare”, di qualità, ricercato, prestando attenzione alla giusta temperatura di servizio, al bicchiere utilizzato, e mantenendo la base alcolica corretta. Slow Drinking significa anche saper scegliere un locale di livello dall’ambiente e dalle giuste vibrazioni che emana. Quindi, la scelta cade sui cocktail che seguono queste regole, che non stordiscono di alcol e che non miscelano prodotti di linea. Per me un Margherita è buono se si è scelto un tequila top. Un Americano è perfetto se si miscela un vermouth ricercato.



Io ad esempio ordino il Negroni cocktail, sono da considerare démodé?

La tendenza di un cocktail è dettata dal suo gusto. I grandi classici restano intramontabili proprio perché hanno fatto la storia della mixology. E il futuro guarda al passato per prenderne ispirazione. Se si parla di mode, penso che i drink troppo zuccherini siano oggi fuori tendenza. Ma il Negroni è il re dei cocktail e non sarà mai démodé. Non a caso molti bartender sono diventati famosi anche per i loro twist on classic sul Negroni. A La Dispensa ne servo uno particolarissimo che ha come base un porto invecchiato sei mesi in botti di rovere in cui faccio anche macerare delle botaniche stagionali per rendere l’esperienza Negroni sempre nuova e tailor made.



Tu cosa bevi?

In questo momento bevo liscio perché in purezza si scelgono meglio i distillati che si andranno poi a miscelare. I single malt al momento sono tra i miei preferiti. Se devo invece scegliere un drink, mi piacciono quelli a base bourbon e tequila. Un Old Fashioned e un Tommy’s Margarita fatti bene non si rifiutano mai.



Tra le tue passioni, c’è anche quella per i viaggi, qual è l’ultimo posto in cui sei stato?

Vorrei tornare alle Maldive, una vacanza in totale relax fisico e mentale. Non c’è niente di meglio della tranquillità assoluta per resettare e ripartire con nuove ispirazioni.



C’è un drink che ti ricorda un viaggio in particolare? 

Del periodo di Miami ho un ricordo negativo. Tra i tanti locali, su Ocean Road ce n’erano alcuni che proponevano ai turisti un Margherita frozen da un litro. Servito in una coppa a forma di sombrero, a cui era stata aggiunta a una bottiglia di birra capovolta, il drink veniva bevuto con la cannuccia al costo di 100 dollari. Una porcheria. Parlando invece di drink seri e memorabili, non scorderò mai A Moveable Feast #1964 di Augung Prabowo, un Bloody Mary chiarificato a dir poco stupefacente, che avrebbe convinto anche Ernest Hemingway. Infatti, The Old Man a Hong Kong, oltre a essere tra i primi 10 nella classifica dei World’s 50 Best Bar, è un locale interamente dedicato al grande scrittore americano.



Se ti dicessi che domani potremmo tornare a viaggiare senza confini dove vorresti andare?

Andrei volentieri in Danimarca. Vorrei provare i piatti del Noma e bere un drink al Rømer. Considerato a Copenaghen, il miglior cocktail bar sul canale.



Che cosa metteresti in valigia?

La mia valigia è composta soltanto da infradito e costume. Ovviamente se vado al mare. In viaggio di solito porto l’essenziale adattandolo all’itinerario.



Cosa porteresti al tuo ritorno?

Adoro portarmi a casa piccole memorie di viaggio, dalle foto ai sottobicchieri. Tanti ricordi che possono farmi ritornare in quel luogo al solo sguardo.

Sinestesia tra i sensi: slow drinking, food pairing e fragrance bar

La sinestesia è un fenomeno che prevede la contaminazione dei sensi e le esperienze sinestetiche dimostrano tre caratteristiche principali: sono provocate da uno stimolo, sono percezioni coscienti e sono automatiche. Abbiamo chiesto a tre esperti del settore beverage, food e fragrance di raccontarci i loro esperimenti e di come la stimolazione di un senso innesca una risposta predicibile e riproducibile in un altro senso.

Radici ben salde nella tradizione, da cui partono per innovare, ma con uno sguardo rivolto alla sostenibilità e alle tendenze del momento, che talvolta possono rivelarsi nuove vie su cui soffermarsi e fare ricerca.

La nostra intervista a BE Barman Eventi, Mimosa Milano e Campomarzio70

@be.barman.eventi

@mimosa_milano

@campomarzio70

Che cosa fa un bartender oggi e come nasce la tua passione per la mixology? 

Alessandro – BE Barman Eventi: Quella che fino allora avevo creduto fosse semplice curiosità, si è palesata quale passione che non avrei più abbandonato, in occasione del primo corso di mixology che mi regalarono al termine del mio percorso di Laurea in Economia e Commercio. Il mio fu un vero riconoscimento.

Fare della mia passione la mia professione, è senz’altro un privilegio. E ancor più aver potuto interpretare e vivere in “prima linea” l’ultimo decennio, in cui è avvenuta la divulgazione della mixology in Italia, e la ricerca è divenuta trainante. Oggi il bartender ruba letteralmente dalla cucina dei grandi chef tecniche d’avanguardia, ricette, ingredienti e attrezzature e riedita i grandi classici nella versione “twist on classic”, ricercando, scoprendo e interpretando ingredienti particolari e un po’ sorprendenti, per elaborare sciroppi, acque aromatizzate, estratti, infusi, olii essenziali e shrub.

Un abbinamento nuovo può esaltare e svelare caratteristiche e potenzialità nascoste di un ingrediente, fino allora destinato a un uso ormai consolidato e che invece è ancora tutto da scoprire e da esaltare, e da cui veder nascere nuovi sapori in cocktail innovativi, sorprendenti e di qualità. 

Parlateci di trend e di stile. Negli ultimi anni il mondo del beverage sta cambiando, in che direzione stiamo andando? 

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: Il mondo dei cocktail è variegato e complesso e nel corso del tempo ha assistito a un cambio di gusti, di materie prime e di tecniche utilizzate. In continua evoluzione, proprio per la contaminazione con altre arti ma anche per fenomeni che ne hanno accelerato la divulgazione. 

Da una parte il boom che ha visto come protagonista il Gin, la cui versatilità gustativa dovuta alle diverse combinazioni di botaniche al suo interno, ha consacrato il Gin&Tonic tra i drink più popolari, aumentando la consapevolezza del consumatore. Dall’altra, l’utilizzo e la sperimentazione legata a ingredienti inediti quali ad esempio il Sakè, i Mezcal o provenienti dal foraging, e non ultimi i fermentati, o ancora il thè e il caffè, con cui mi piace creare sciroppi, infusi alcolici e analcolici, polveri da utilizzare per decorare.

Oltre al tema imprescindibile legato alla sostenibilità, la grande tendenza è volta all’esperienza creativa, emotiva e sensoriale, che si esprime nella qualità attraverso la selezione della materia prima.

La Mixology oggi è tesa a mettere al centro e amplificare l’esperienza sensoriale, e lo fa mettendo il focus sul drink pairing, il cui protagonista indiscusso è l’abbinamento fra food e drink, lo scambio reciproco di sapori che esalta il viaggio gustativo, con lo scopo di riuscire a creare delle emozioni, delle alchimie in bocca e sul palato; e lo slow drinking, inteso come lo stile di vita volto a trasformare una semplice consumazione in arte della degustazione. 

Quali messaggi si possono trasmettere attraverso il beverage? 

Giovanna – BE Barman Eventi: penso che la convivialità sia uno dei messaggi più forti che si possa trasmettere. L’atmosfera e l’intimità che si creano nella degustazione vissuta come esperienza condivisa, sono uniche e sempre diverse. Accomunano e creano vicinanza.

Movimenti eleganti, misurazione attenta degli ingredienti e una spiegazione raffinata, affascinante ed esaustiva di quello che si sta andando a degustare rimarrebbero fini a e stessi se non si facessero tramite di qualità e bellezza. Il mantra oggi è scoprire per conoscersi meglio, per evolversi e migliorarsi. 

Le nostre drink list sono sempre pensate ad hoc, proprio perché con la personalizzazione delle ricette, dell’estetica e dei sapori, e attraverso la degustazione anche visiva, vogliamo andare incontro alle aspettative del cliente, rendendo fruibili i messaggi da veicolare.

Cultura, passione, bellezza nel senso più ampio del termine e pertanto fare e stare bene, ogni volta un po’ di più.

Come nasce il tuo concetto di catering Mimosa Milano e secondo te esiste una sinestesia tra cocktail e food? 

Mimosa – Mimosa Milano: nasce nel gennaio 2018, quando dopo aver lavorato in svariate realtà stellate e avendo osservato con attenzione l’ambiente che mi circondava, decisi di concentrare tutte le mie forze e la mia passione in un progetto che mi rispecchiasse appieno, così ho aperto. Il concetto alla base del mio lavoro è di offrire un servizio quanto più attento ai dettagli, alla qualità dei prodotti e alla bellezza in senso ampio. Il rispetto delle materie prime è alla base di tutto. Anche per questo mi sono trovata subito in sinergia con il lavoro di Giovanna e Alessandro, abbiamo una visione molto simile e questo ci fa avere tanta affinità professionale.

Più che una sinestesia, che li pone quasi su piani differenti, penso che tra cocktail e food ci sia un forte legame di sensi, si può giocare con la vista, l’olfatto e il gusto per creare un pairing che susciti emozioni e sensazioni differenti.

Nei nostri esercizi di stile, Alessandro ed io ci divertiamo a decidere cosa far assaggiare prima e cosa dopo e come determinare un prolungamento del sapore quanto un rimando olfattivo. 

Quali sono gli abbinamenti meglio riusciti e come nascono?

Mimosa – Mimosa Milano: quando si abbina il food al beverage esistono delle combinazioni “storiche”, date anche dalla conoscenza degli abbinamenti vino-pietanze, che ci suggeriscono i sapori e gli odori che si sposano meglio tra loro. Sto pensando per esempio a un sapore tendente all’affumicato, al morbido, o strutturato come può essere una carne, che ben si abbina a un alcolico con sentori di legno come un Wiskey, caldo, accogliente, aromatico; o ancora un cibo dal sapore leggero, acido, allegro, come un pesce crudo o una verdura fresca marinata, che immaginerei accompagnati a un drink altrettanto acido, fresco e perché no, con una punta di bollicine. 

Penso che la buona riuscita di un pairing avvenga quando si crea equilibrio, il beverage non deve sovrastare il sapore del cibo e viceversa, ma trovare forza e identità l’uno nell’altro.

Ancora più divertente è quando si riesce a combinare sapori che si completano e si prolungano durante la degustazione alternata. Con Alessandro abbiamo lavorato molto bene a un pairing per un evento autunnale che prevedeva due proposte, la prima un bignè craquelin allo zafferano ripieno di spuma di cicerchie e liquirizia in abbinamento a un drink composto da gin aromatizzato al mandarino, sciroppo di camomilla, infuso di zenzero e liquirizia, una punta di sale al mandarino, in questa proposta avevamo scelto di dare risalto all’aroma balsamico della liquirizia proponendolo come richiamo, lo zafferano ne allungava il sapore, mentre il mandarino, lo zenzero e la camomilla alleggerivano il tutto e coloravano di freschezza e allegria l’esperienza. Per la seconda proposta abbiamo scelto di abbinare un uovo di quaglia leggermente affumicato, marinato nella soia con l’aggiunta di miele di castagno, zenzero, te nero a un drink a base di Mezcal, infuso al tè nero al gelsomino, frutti rossi, marmellata di pere e miele di castagno, devo dire che qui la sensazione era totalmente diversa: l’affumicato dell’uovo e il Mezcal, il salato della soia e la marmellata di pere, creavano un sorprendente equilibrio di contrasti, dando la sensazione che food e beverage fossero un tutt’uno, concepiti come un unico sapore. Davvero sorprendente.

Quali sono le nuove tendenze in ambito food

Mimosa – Mimosa Milano: Come per il beverage anche l’ambito food è in continua evoluzione. Purtroppo le mode che negli anni si sono avvicendate, parlo di mode di prodotti, non hanno tenuto conto di tanti aspetti che oggi sono imprescindibili. La cucina negli ultimi anni si sta facendo portavoce di quelle che devono essere scelte etiche e di sostenibilità in materia di prodotti e di stili di cucina, inutile dire che un avocado che viene dal Brasile o un salmone allevato a mangimi e antibiotici non hanno un valore qualitativo né etico, se paragonati alla quantità di prodotti unici ed eccezionali che può vantare la nostra penisola. A tal proposito sono davvero felice che il mondo del food stia tornando a una cucina più semplice, meno fronzoli e più sostanza, che avvicina le persone, una cucina comprensibile che stupisce per la genuinità delle materie prime e per la conoscenza dei cuochi che le trasformano. La nuova “moda” sono le storie che ci sono dietro, trovo di una ricchezza assoluta poter assaporare un pomodorino del piennolo e conoscere la storia dell’agricoltore che l’ha coltivato, riuscire a percepire l’acidità e la dolcezza che solo la terra, il sole e il vento gli hanno dato. Sostenibilità è di tendenza, ed era ora! Ormai non può esistere una cucina che non faccia attenzione a proporre piatti sostenibili e in linea con le problematiche attuali, chi ancora non l’ha capito è vecchio, resta indietro, ecco, in questo caso la parola “moda” abbinata al cibo mi piace! Per terminare cucina italiana e prodotti italiani, questa è la tendenza.

Continuando con le sinestesie, se volessimo coinvolgere altri sensi? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo anche l’olfatto è protagonista di quest’esperienza, inscindibile dal gusto.  

È in conformità a quest’intuizione che abbiamo sviluppato e consolidato la nostra collaborazione con BE Barman Eventi sul Fragrance Bar e il pairing olfattivo. 

Campomarzio70 coltiva da quattro generazioni la cultura olfattiva, prima ancora di occuparsi di distribuzione e vendita di fragranze di ricerca. Durante il lockdown abbiamo organizzato numerose dirette Instagram con i nostri nasi (i creatori di fragranze, ndr), postando al termine di ciascuna la ricetta di un cocktail ispirato al profumo best-seller proprio di quel naso, ideata da BE Barman Eventi. Soprattutto in questo contesto, in cui si sta riscoprendo il valore della lentezza, concedersi il tempo per immergersi, a più livelli, in un momento in grado di coinvolgere più sensi, riconoscendo l’effetto su ciascuno e l’armonia dell’insieme, crediamo possa regalare un approccio nuovo alla fruizione di una fragranza, così come di un piatto o di un cocktail. 

Quando la percezione di una fragranza diventa immediata e ti emoziona? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: è una reazione istantanea quando nel profumo che stiamo annusando, riconosciamo un elemento familiare che la nostra memoria olfattiva ha incamerato, ad esempio. È un processo fortemente inconscio. Nel tempo abbiamo osservato nei nostri clienti le reazioni più diverse, dal sorriso alla sorpresa o ancora alla commozione. Il potere evocativo dell’olfatto è straordinario e al tempo stesso siamo forse poco abituati a riconoscerne l’impatto. 

C’è un criterio per scegliere il profumo perfetto o ci s’innamora e basta di quell’odore? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: un profumo è perfetto nella misura in cui emana quello che noi vogliamo comunicare di noi stessi, che tra l’altro può cambiare da un giorno all’altro. Possiamo aver voglia di sentirci più autorevoli, oppure cerchiamo una carica di energia, oppure qualcosa di più intimo e personale. L’abilità sta nel saper leggere, da parte di chi propone una fragranza, questi desideri. E interpretarli, poi, nella maniera più corretta.

Quali sono i sapori, gusti e profumi che preferite? 

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: di certo quelli che invitano a un’interpretazione creativa. Trasferire su cibo e bevande le note gourmand di una fragranza è più scontato. Farlo, come nel caso di Citizen X di Ex Nihilo, che al pepe bianco combina note di legni di mastice e iris, oltre a un’innata brillantezza, è di certo una sfida molto più intrigante.

Avete pensato a una sinestesia da dedicare a ManInTown?

Pariamo di un uomo cittadino del mondo, che ama viaggiare ed esplorare ma non rinuncia allo stile.

Valentino Di Liello – CAMPOMARZIO70: Citizen X, in questo senso, è molto calzante. Anche Wake Me Up di Familia Familia, con la sua freschezza agrumata, o Cedarise, legnoso aromatico della nuova linea di profumi molecolari Hermetica, completamente priva di alcol e molto persistente, darebbe il giusto allure a questo “man in town”.

Illustrazione di Irene Ghillani

Alessandro – BE Barman Eventi & Mimosa – Mimosa Milano: Partendo dalla piramide olfattiva di Citizen X, abbiamo estrapolato le note della fragranza per creare un pairing tra drink e food. Alessandro – BE Barman Eventi: Il cocktail che abbiamo pensato è a base di Gin aromatizzato all’olio essenziale di iris, uno sciroppo al pepe bianco che rimanda alla nota pungente tipica della fragranza e infine abbiamo bilanciato l’acidità con del succo di bergamotto. In degustazione la prima sensazione è di spiccata freschezza alla quale seguono note floreali e pungenti di iris e pepe bianco, lasciando 

sul finale le note balsamiche e amaricanti del bergamotto. Il drink è presentato in un bicchiere le cui forme prendono ispirazione dal flacone di Citizen X, linee nette, maschili che rimandano anche alla forma del cubo singolo di ghiaccio presente nel bicchiere.

Una foglia d’argento completa il drink con un ulteriore rimando al design del profumo.

Mimosa – Mimosa Milano: Il finger proposto è un cubo di melone bianco non ancora maturo, messo in osmosi in un estratto di sedano, timo limone, finocchietto selvatico, sale e aceto, in questo modo le sensazioni verdi del sedano e aromatiche delle erbe penetrano all’interno del melone coprendone il sapore ma conservandone la consistenza cruda/croccante. Una goccia di emulsione alle mandorle e pepe bianco completa il finger. Alla degustazione si avvertono subito sensazioni fresche e acide, accompagnate da note balsamiche e infine la nota di pepe bianco avvolge la bocca. Come per il drink anche il finger riprende il design del flacone, è presentato su un disco metallico che rimanda al tappo della fragranza.

Per la degustazione vi consigliamo di iniziare con un assaggio di drink per preparare la bocca al finger.

Come vi siete reinventati in questo periodo e quali sono i vostri prossimi progetti?

Alessandro e Giovanna – BE Barman Eventi: il lockdown ha imposto a noi tutti dei rallentamenti, se non addirittura uno stop, che però ha permesso di risintonizzarci con quel concetto slow di cui parlavamo in apertura, con il concedersi del tempo per apprezzare fino in fondo il sapore del momento, il poter fare un’esperienza multisensoriale e, in definitiva, il vivere meglio. Abbiamo così colto l’opportunità data dal periodo per coniugare tutto ciò con la ritrovata esigenza di rimanere un po’ più a casa, scegliendo di trascorrere il proprio tempo con le persone a noi più vicine, e in primo luogo con noi stessi. Naturalmente portando a casa un’esperienza! Sono nate così le nostre Drink Experience Box, collegate ai corsi digitali one-to-one con Alessandro e contenenti tutto il necessario, dalle attrezzature alle materie prime, per cimentarsi (o regalare) un’esperienza immersiva nel mondo della Mixology, a propria scelta. 

A breve vedrà inoltre la luce, un progetto in gestazione da più di un anno, cui teniamo molto: “Eleven”, la gamma di cocktail ready-to-serve da noi ideata sia nelle ricette uniche che nel packaging completamente sostenibile, unitamente al nostro Gin, Vermouth e Bitter.

Mimosa – Mimosa Milano: Devo dire che questi mesi sebbene difficili per tanti motivi, sono stati per altrettanti, un rinnovarsi. In questa chiusura ho potuto riflettere davvero su quelle che sono le tematiche importanti, la natura, i rapporti tra le persone, il tempo a disposizione e ho voluto tradurre questi pensieri nella mia attività. È nato da marzo un bellissimo progetto di beneficenza che si chiama SOSTENIAMOCI, per cui ho voluto sostenere sia i piccoli produttori che lavoravano abitualmente con me proponendo i loro prodotti sotto forma di ricette della tradizione italiana in bag acquistabili dal mio sito, sia le persone a casa regalando loro un momento speciale e di condivisione, il tutto in un’ottica più grande, perché l’intero ricavato del progetto, sotto forma di generi alimentari freschi, è devoluto settimanalmente alla onlus CAF che si prende cura di minori allontanati da famiglie difficili.

Di certo non possiamo ancora pensare agli eventi con l’idea che avevamo prima, ma ho pensato a tanti nuovi modi per poter far vivere l’esperienza Mimosa Milano, come con le box aperitivo che sto sviluppando con BE Barman Eventi, prossimamente acquistabili online, o con gli eventi digitalbrand experience per cui oltre al food & beverage offro un servizio di event planning o ancora con le lezioni di cucina online. Sto sviluppando un servizio di chef a domicilio, avvalendomi anche del mio team di collaboratori specializzati, considerando che la propria casa sarà ancora per un po’ il luogo dove ci sentiremo più a nostro agio.

Entrambi siamo d’accordo nel dire che questo periodo ci ha portato a riflettere sulla bellezza dell’essere slow, sull’importanza di concedersi del tempo per apprezzare quello che ci circonda, ha rafforzato le nostre idee sull’agire nella semplicità, puntando all’essenza del prodotto, ha infine avvalorato l’idea della condivisione, e della ricchezza che ne deriva.

Osteria Candalla, il paradiso in Versilia

Per chi ama, conosce e frequenta la Versilia, sa benissimo che la bellezza di questo luogo non è circoscritta solo al lungomare, infatti basta alzare gli occhi e vedere la maestosità delle Alpi Apuane.



Infatti, proprio a Camaiore nella località Lombrici appena sulla collina sorgono le cascate naturali di Candalla che danno nome alla oramai rinomata Osteria.

Ai piedi del monte Prana appoggiata magicamente sul letto del fiume troviamo un ex mulino che trasformato dal genio e follia dei proprietari Alessandro, Daniela, Giulio e Massimo nel giro di pochissimo tempo è diventato “The place to be” per tutto il jet-set Versiliese.



La prima volta che si arriva si ha l’impressione di aver preso la strada sbagliata, in quanto la strada sale fino ad arrivare a destinazione.

L’effetto scenico della natura è davvero unico. La serata parte con l’aperitivo al “Bananas Bar” dove soprattutto quest’anno è diventata obbligatoria la prenotazione anche per questo rito di degustazione di vini e di cocktails, nel pieno rispetto delle misure di sicurezza.



Anche se diciamocelo, la vastità di spazio all’aperto che ha a disposizione questo ristorante è davvero invidiabile.

La maggior parte dei tavoli esterni sono disposti con un sistema a terrazze tanto amato dai vip, proprio per il senso di estrema privacy offerto ai clienti come Michelle Hunziker, Jodie Foster, Giorgio Panariello, Giobbe Covatta, Alessandro Sallusti e Patrizia D’Asburgo Lorena per citarne alcuni tra i più affezionati.



La carta vincente del menù è sicuramente un abbinamento di piatti tipici della Lucchesia come i famosi “tordelli” fatti a mano ed un’attenzione ricercata anche per clienti vegetariani, insomma praticamente impossibile non uscirne felici e con la voglia di ritornarci.

Il Mediterraneo al MAXXI inizia l’estate

Lunedì 1° giugno vi è stata l’inaugurazione del ristorante Mediterraneo all’interno del cortile del MAXXI a Roma, il bellissimo museo di arte contemporanea disegnato da Zaha Hadid, archistar di fama internazionale.



La cornice più unica che rara è davvero incantevole quello che ha voluto presentare l’imprenditore romano Alessandro Cantagallo è un contesto raffinato, elegante e visti gli ampi spazi che possa dare la completa sicurezza richiesta da questo momento storico.



La scelta dell’allestimento con “Homy”, ovvero degli igloo sparsi per il giardino costituiti da canne di bamboo e luci luminose i quali creano un’atmosfera accogliente e raccolta, come ricorda il proprietario è assolutamente necessaria la prenotazione, visto il numero ridotto degli ospiti rispetto ad anni passati, diventa fondamentale la telefonata per assicurarsi il proprio posto.



Questo è stato il primo vero evento post quarantena, un’immagine nuova con le persone distanziate e con mascherina obbligatoria, a tal punto da stentare a riconoscere i tanti ospiti vip intervenuti come: Bebe Vio, Isabella Rauti, Manfredi Alemanno (direttore artistico di Mediterraneo), Tess Masazza, Fasma, Antonio Aiello, Leonardo Bocci, Matteo Martinez, Beatrice Grannò.



Il progetto MEDÏTERRANEO estivo è in collaborazione con Spirito, Helbiz (con le sue soluzione di micro-mobilità green come i monopattini) e Verde Pistacchio. 

Disponibile il servizio di consegna a domicilio sulle piattaforme online Deliveroo, Just Eat, Glovo e Uber Eats. 

Sarà inoltre possibile ordinare da asporto tutti i prodotti del ristorante. La location resterà aperta tutti i giorni a pranzo (escluso il lunedì), all’ora dell’aperitivo, a cena e per il dopocena.


Delivery d’autore, a Milano il Food & Beverage si reinventa

Anche se la fase due ha dato un sospiro di sollievo, ancora non possiamo godere a pieno della socialità a cui siamo abituati, e si sa, Milano vive di aperitivi e cene fuori. Ci sono delle realtà, diverse tra di loro per stile, gusto e proposta, ma che in comune hanno la voglia di raccontare nuove storie e tracciare nuovi orizzonti. Sono degli storyteller, imprenditori appassionati, ricercatori sopraffini, ma anche delle brillanti brigate.

Raccontano storie fatte di cibo buono e sostenibile, influenze messicane che stanno dettando le nuove tendenze in ambito F&B, di street food e cocktail d’autore.

Un occhio di riguardo al take away e al delivery, rigorosamente creativo e sostenibile, capace di portare nelle nostre case una ventata di energia positiva. Di seguito i posti più cool che abbiamo intervistato e vogliamo raccontarvi:

Soulgreen 
Piazzale Principessa Clotilde – Milano
@soulgreenitalia

Stefano Percassi – Founder

Come nasce Soulgreen?

Soulgreen nasce da un’idea, o forse meglio dire da un sogno, di Stefano Percassi. L’intento era ed è quello di soddisfare precise esigenze in un mondo in continua trasformazione. Lo stile di vita odierno è faticoso e stressante, vogliamo offrire un servizio teso a rispondere a un modo di nutrirsi sano. La nostra cucina può aiutare non solo noi stessi ma anche la natura. Crediamo che ogni singola decisione possa avere un impatto positivo sul nostro pianeta. Per questa ragione scegliamo fornitori e produttori che condividono i nostri valori. Uno dei più importanti per noi è la sostenibilità. Il nostro approccio è Plastic-Free, scegliamo di utilizzare packaging compostabili e biodegradabili. Scegliamo di offrire acqua gratuitamente, perché l’acqua è un bene di tutti.  Vogliamo restituire concretamente un po’ della nostra fortuna, “Proud To Give Back” è il nostro programma di charity, che garantisce acqua e cibo ai bambini in difficoltà nel mondo.

Cosa si ordina da voi?

La nostra cucina è plant-based, quindi principalmente composta da prodotti di origine vegetali, e i nostri piatti sono studiati per essere bilanciati a livello nutrizionale. Quasi tutto il menu è gluten free. Abbiamo un menù volutamente variegato con influenze provenienti da tutto il mondo, i nostri piatti spaziano dalle bowl, ai ramen, passando ai burger e wrap, ai bites e appetizers e infine i dessert. Ovviamente non possono mancare le eccellenze del nostro paese – come i nostri noodles o gli spaghetti con sugo alla norma.

Tutto è rivisitato in chiave Soulgreen.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Siamo rimasti chiusi per pochi giorni dopo che è stato dichiarato il lockdown in Italia. Non riuscivamo a stare con le mani in mano! Ci siamo presi qualche giorno per capire come far lavorare i nostri dipendenti in sicurezza, ma non solo, abbiamo “riammesso” a lavoro solo coloro che non dovevano utilizzare i mezzi di trasporto pubblici per non metterli ulteriormente a rischio. I ragazzi del nostro staff erano impazienti di avere novità sulla riapertura e avevano voglia di tornare a lavorare. Oltre a Deliveroo con cui lavoriamo da tanto, la novità di questi giorni è la consegna a domicilio che facciamo direttamente noi, ci siamo quindi organizzati per consegnare e garantire il nostro standard di servizio per “tutta la filiera” anche per il take away. 

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Fortunatamente il nostro format e il nostro menu hanno sempre avuto un’ottima resa anche per il Take Away. Come offerta in menu abbiamo semplicemente ridotto la scelta, che solitamente è composta da più di 100 piatti, per ridurre al minimo gli sprechi alimentari – cosa a cui teniamo molto. Abbiamo dato più spazio ai nostri best seller e agli ingredienti stagionali. In parallelo stiamo lavorando a diversi progetti, come dei kit per preparare le nostre ricette a casa, dei box con tutto il necessario per un aperitivo con cocktail o vini biodinamici, cesti di frutta e verdura di primissima scelta, la stessa che utilizziamo nel nostro ristorante

Qual è il vostro best seller?

Le nostre BOWL, Italian Bowl, Lebanese Bowl, Thai Bowl e Asian Bowl.

Chihuahua Tacos
Piazza Ventiquattro Maggio – Milano 
@chihuahuatacos_

Alessandro Longhin – Founder

Come nasce Chihuahua Tacos?

Sono Trevigiano di origine e terzo figlio di una famiglia di globe trotter, dopo qualche anno vissuto tra Messico e Africa Orientale mi sono traferito a Milano per laurearmi in Comunicazione e pubblicità. Sono stato co-founder di The Botanical Club e di Champagne Socialist. A Marzo del 2019 ho deciso di uscire – in parte – dal gruppo da me co-fondato per dedicarmi all’apertura di “Chihuahua Tacos”, un tacos/mexican bar focalizzato sul far divertire e intrattenere i propri clienti con una proposta autentica di street food messicano e di cocktail a base di mezcal e tequila. 

Il nostro motto è “ridiamo un sacco ma non scherziamo per niente”.

Cosa si ordina da voi?

Da Chihuahua Tacos i protagonisti sono senza dubbio loro, i tacos, fatti rigorosamente con tortillas artigianali di mais italiano – come vuole la tradizione  e proposti in tante irresistibili varianti tutte gluten free e con salse e topping artigianali: dalla carnita mexicana al pastor come ad Oaxaca, dalla variante più californiana con il pescado a quella leggera e fresca vegetariana. Tostadas, quesadillas ed elotes completano il menu assieme ad una selezione di cocktail in puro stile messicano a base tequila e mezcal, come il Paloma o il Margarita, e vini naturali freschi e divertenti: tutto il necessario per farsi trascinare dal ritmo tropicale e sfuggire alla frenesia della città.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Siamo ripartiti con più energie di prima e con nuovi progetti nella nostra route map. Innanzitutto il delivery ci sta dando grandi soddisfazioni e stiamo ricevendo moltissimi feedback positivi. Abbiamo studiato il nostro packagin perché fosse il più funzionale possibile per mantenere i nostri tacos caldi e belli – e stilisticamente riprendessero lo stile mexican cool di Chihuahua Tacos. Ovviamente tutti i nostri packaging sono plastic free ed ecologici. Abbiamo inserito nuove proposte come la Fiesta Mexicana per riportare a casa l’esperienza di una festa messicana con tortillas, toppings, salse e condimenti tutti preparati da noi. Diamo così la possibilità ai nostri clienti di organizzare cene e aperitivi a casa con gli amici divertendosi a costruire con pochi semplici passi i propri tacos a piacimento.

Stiamo studiando nuovi piatti e nuove proposte ideate ad hoc per il delivery e per il take away, ad esempio pensiamo ad un set mexican per i pic nic con tacos, le nostre cervezas artigianali Chihuahua, la shopping bag in canvas e tutto il necessario per un mexican pic nic all’aria aperta.

Quale è il vostro best seller?

Sicuramente i tacos, il più amato da grandi e bambini è il Suadero Brisket morbidissimo e succoso di manzo cotto a lungo e a bassa temperatura con gli aromi messicani e poi servito in tortillas con una salsa nera affumicata e un crumble di patate fritte. 

Attenzione, provoca dipendenza!

Il Nemico 
Via Piacenza, 20 – Milano 
@il_nemico_milano

Andrea MarroniMaddalena MontiRobi Tardelli – Co-founders

Come nasce il Nemico?

C’era un bar di fronte al Dabass, il nostro primo locale, che puntavamo da qualche tempo, appena si è liberato ne abbiamo approfittato e ci siamo fiondati in questa nuova avventura. L’idea era di avere più spazio dedicato a chi volesse fare un aperitivo e stuzzicare qualcosa senza bisogno di prenotazione, al Dabass quando cala il sole, iniziano le cene e gli aperitivi cedono il posto a chi ha prenotato per magiare. Volevamo creare uno spazio ancora più informale, che rispecchiasse il nostro animo rilassato ma sempre vigile, con qualche serata di spettacolo dal vivo e cibo semplice che facesse d’accompagnamento ai nostri cocktail.

Cosa si ordina da voi?

Da noi puoi ordinare da bere: drink, vino e birra.

Dalle vetrine, come in un vero bacaro veneziano, puoi scovare e ordinare tramezzini e paninetti, mentre dalla cucina serviamo piccoli piatti caldi: come il baccalà mantecato, il vitello tonnato e le braciole alla messinese.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

Durissima! Abbiamo riaperto con il delivery che possiamo dire: è un altro mestiere e stiamo imparando a farlo ora. Il nostro forte è sempre stato il rapporto diretto con il cliente, l’atmosfera che si riesce a creare. Ci siamo sempre divertiti ad accontentare le richieste del cliente, a riconoscere e a soddisfare i suoi desideri sul momento. Vogliamo ripartire, riaprire le nostre porte, incontrare i nostri clienti e amici e farli accomodare nei nostri salottini anni 70.

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Non siamo tipi da concept, né da format. Quindi proponiamo quello che sappiamo fare, facendo sentire la nostra vicinanza al cliente, mettendo nel sacchetto un pensiero in più, un messaggio – qualcosa che possa accompagnare i nostri piatti e i nostri drink, regalando un momento di piacere a chi ci manca e a cui manchiamo noi. Vogliamo, per quanto possibile, continuare a curare i rapporti con i nostri clienti, anche semplicemente rispondendogli al telefono per salutarli ed esaudire le loro richieste. Proprio per questo, al momento non usiamo piattaforme dedicate al delivery, ma comunichiamo con i nostri canali diretti.

Quale è il vostro best seller?

Il Tardelli: un sour con estratto di zenzero fresco – questo è il drink che in questi anni abbiamo venduto di più, sia al Dabass che al Nemico. Tra i panini? quello con il pastrami home-made è davvero buonissimo.

Il piatto caldo? Direi le braciole alla messinese…a prova di siciliano.

Agua Sancta
Corso Garibaldi, 110 – Milano 
@aguasancta

Fabio Morelli – Co-Founder

Come nasce Agua Sancta?

Agua Sancta nasce dall’amicizia tra Fabio Morelli e il cuoco messicano Juan Alessi.

Grazie all’aiuto dei due fratelli imprenditori HU proprietari del locale Chinesebox e all’inserimento nella squadra del bartender Christian Gazzoni, abbiamo voluto creare un luogo che punta sulla proposta drink& food latina.

Cosa si ordina da voi?

Noi siamo un cocktail bar con una selezione di taco e platillos messicani dall’influenza mediterranea. 
Il nostro locale è situato in Corso Garibaldi, crocevia di turisti e di abituè della movida milanese, che da noi possono rilassarsi bevendo un buon cocktail e gustare ricette autentiche messicane, proposte in sinergie a ingredienti nostrani che vanno a rendere internazionale un’esperienza locale.

Avete riaperto dopo un periodo di blocco, com’è stato tornare a lavoro?

La pausa imposta si è fatta sentire e anche se fisicamente siamo stati fermi per un mese, mentalmente ci siamo messi subito all’opera. Abbiamo sviluppato un app per il delivery, studiato e messo in atto una campagna di comunicazione e marketing puntando sui passaparola dei social, che ha fatto incrementare la nostra popolarità, in un momento in cui tutto il nostro settore, specialmente quello dei cocktail bar si stava fermando.
Abbiamo pianificato e realizzato un nuovo layout per il dehor esterno in modo da massimizzare i coperti per quando potremo riaprire. Stiamo rivedendo i turni dei dipendenti, in modo da garantire la loro sicurezza per lavorare insieme, allegramente, come piace a noi.

Appena potremo aprire, saremo operativi dalle 8:00 del mattino alle 5 del mattino dopo, dalla colazione fino all’alba.

Delivery, avete studiato un concept ad hoc? 

Per il delivery abbiamo da subito puntato sul concetto di aperitivo messicano e ora che è già passato più di un mese dall’inizio, proporremo una formula accattivante che comprende una porzione di guacamole e nachos accompagnati da 4 margarita al prezzo davvero conveniente. Inoltre con la pianificazione di un delivery notturno, stiamo preparando delle soluzioni che copriranno tutte le fasce orarie, anche quelle più impegnative.

 Quale è il vostro best seller?

Abbiamo ideato Aqua Sancta: un signature drink servito in un bicchiere a forma di teschio che prende il nome del locale, consiste in un margarita a base di tequila infusa agli agrumi, lime, triple sec e sciroppo d’agave, da accompagnare ai nostri tacos, in particolare il più venduto è il taco di tinga de pollo, che dopo l’assenza nel menu di quest’inverno ritornerà in quello estivo. 

Hennessy lancia la sua nuova piattaforma digitale

Luoghi, persone, Savoir faire attraverso una serie di contenuti che uniscono arte, intrattenimento, web series live e TUTORIAL, questa l’essenza del nuovo sito di Hennessy, maison tra leader nella produzione di cognac. Nasce hennessy.com. 

Un hub digitale globale per rimanere in contatto con i propri seguaci, è questo il motivo che ha spinto la maison Hennessy a creare un sito web che conta già tante visualizzazioni.  “Il nuovissimo Hennessy.com – spiega Laurent Boillot, Presidente e managing director della maison- rafforzerà le capacità di interazione e scambio con la nostra community: dall’illustrare come nasce un cognac allo svelare collaborazioni entusiasmanti con personalità artistiche importanti, provenienti da ogni campo creativo”.

Tra le collaborazioni con diversi artisti si possono ammirare: il pezzo monumentale creato dall’artista Zhang Huan per il Capodanno cinese, le limited Edition di street artists come Felipe Pantone e Vhils, il regista Ridley Scott solo per citarne alcuni. 

Insomma una novità per tutti gli appassionati che sicuramente vi terrà incollati al vostro schermo grazie alle tante news che Hennessy veicolerà attraverso la sua nuova piattaforma con contenuti che sveleranno i segreti e il know how dietro l’arte della creazione del cognac.

Ma non solo, la maison vi porterà anche attraverso l’originale mondo dei cocktail, con tutorial e masterclass che sveleranno particolari dell’arte della miscelazione e nello specifico su come creare cocktail storici anche a casa. 

Armagnac vs Cognac: quali sono le differenze

Armagnac e Cognac sono i brandy più famosi al mondo prodotti in Francia a base di uva di bacca bianca, nonostante la base sia la stessa e siano ovviamente alcolici sono differenti per vari motivi.

Vediamo quali sono queste differenze che rendono Armagnac e Cognac due brandy tanto amati, anche se Armagnac ha un consumo 20 volte inferiore al Cognac per via della ridotta esportazione.

Armagnac vs Cognac differenze

Differenza nella distillazione

La stragrande maggioranza dell’Armagnac si ottiene con distillazione in alambicchi in rami a ripiani. Il brevetto per queste macchine è stato depositato nel 1818 e, nel corso della sua storia, è stato migliorato dai distillatori. Armagnac deve essere lasciato invecchiare in botti di quercia nera per almeno tre anni a temperatura costante di 15°. L’alcool ottenuto dopo la distillazione, che è di tipo continuo, ha un grado alcolico dal 52% al 72%.

Il Cognac a differenza dell’Armagnac viene distillato in due fasi in alambicchi chiamati “charentais”. Nella prima fase viene fatto bollire per circa 8 ore per ricavare il “brullis” con un percentuale di alcool pari al 20/30%, quanto ottenuto viene poi fatto bollire di nuovo per bene 12 ore e raggiunge il 70/71% di gradazione alcolica. Infine viene fatto invecchiare in botti di rovere per almeno 30 mesi e può essere lasciato anche per 30 anni.

Il tipo di distillazione influisce sul risultato finale dei brandy ottenuti.

La differenza del legno delle botti in cui vengono fatti invecchiare Cognac e Armagnac ne influenza il colore finale.

L’unico procedimento identico che hanno Armagnac e Cognac è la fase prima dell’imbottigliamento, dove i maestri di cantina mescolano a quanto ottenuto durante al distillazione acquaviti di vigneti e annate diverse. Questo ultimo procedimento permette di ottenere un risultato ottimale.

Uve utilizzate per la distillazione di Armagnac e Cognac

Un’altra differenza fra Armagnac e Cognac è l’uva utilizzata, per il primo entrano 4 vitigni differenti che sono Folle blanche, Colombard, Baco Blanc e Ugni Blanc, invece per il Cognac si utilizza di solito solo la Ugni Blanc.

Regione da cui arrivano Armagnac e Cognac

Il Cognac è prodotto solamente nella regione omonomi sita nella parte settentrionale della Francia, mentre Armagnac viene prodotto con uve che provengono dalla Guascogna.

Curiosità su Armagnac e Cognac

Il 1 gennaio del 1950 Italia e Francia hanno stipulato un trattato dove viene stabilito che le uniche acquaviti che potevano prendere il nome di Cognac erano quelle prodotte nell’omonima regione, oltre all’Armagnac che il liquore più antico di Francia. Tutte le altre acquaviti possono chiamarsi solo Brandy