Alla corte di Moschino è di scena la malia del Settecento

Peccaminosamente squisita, spudoratamente teatrale, l’ultima, strepitosa collezione femminile disegnata da quel ragazzaccio impertinente e geniale di Jeremy Scott per Moschino è un inno alla dissolutezza gastronomica e a un’opulenza aulica e decorativa che mette alla berlina l’insostenibile edonismo dell’era 4.0.

Un’abbuffata voluttuosa di macarons e torte a strati che si rifà al gusto lezioso e modernissimo dell’ancien régime, quello delle Liaisons dangereuses e dello scandalo della Collana, pochi anni prima della grande rivoluzione francese del 1789, è il pretesto per mettere in scena una sfilata dall’impatto scenico esilarante e insieme dirompente.

La boutade da iconoclasta stavolta è proiettare Marie Antoinette, la sua ammaliante panoplia di invenzioni da atelier e le sue gesta erotiche di regina prodiga, frivola e fedifraga che oggi sarebbe idolatrata sui social, (e anche molto rivalutata dagli storiografi anche perché apripista della haute couture in senso moderno complice i virtuosismi dell’avida sarta Rose Bertin), in un’atmosfera insouciante, variopinta e ludica che per Scott è legata a doppio filo ai divertissement dei disegnatori di Manga e ai Cosplay.

E da Versailles a Shibuya dunque il passo è più che breve. Le perverse femmes galante del circolo esclusivo della sventurata regina di Francia che giocavano a fare le pastorelle nello Hameau nel Petit Trianon, dalla virtuosa Principessa di Lamballe all’intrigante contessa di Polignac immortalate dalle tele di Vigée Le Brun, parlano un dovizioso linguaggio di efferata bellezza, di lusso sibaritico e inverecondo fatto di robes à panier e di sprezzanti cuissardes color geranio, di frac stile Conte d’Artois e di elaboratissime cappe bouquet, di colori stucchevoli ma gourmands come il giallo limone, il turchese brillante e il rosa candy, di fiocchi scenografici e di ricami esuberanti e golosi sempre in bilico fra chic e Kitsch, fra rivoluzione e controriforma, fra Fragonard e Lachapelle.

Sarà questa l’anticamera della restaurazione stilistica nell’aria? Per ora chez Moschino non è dato sapere. Quel che è certo è che qui la ricerca sul costume storico in chiave retrovisiva è meticolosa e sapiente: l’immaginario del dissacrante stilista americano guarda al biopic di Sofia Coppola e ai costumi del premio Oscar Milena Canonero che per realizzare gli abiti di scena ha attinto anche ai tessuti di Rubelli, mentre la pellicola si rivive in pedana sulle note della splendida colonna sonora.

E la moda? E’ servita con ironia al vetriolo nella pasticceria Made in Trianon by Moschino. Dal denim e la morbida pelle dei perfecto che sormontano le minigonne a panier si passa poi alle mise in velluto damascato e in broccato multicolore da cortigiano ciccisbeo senza parlare delle incantevoli fogge in Toile de Jouy e delle rigogliose fantasie floreali à la bergère, mentre i pantaloni al ginocchio come quelli à culotte del conte di Fersen e di Luigi XVI, si portano con esose e civettuole scarpine con tacco a rocchetto, realizzate internamente alla Aeffe da Pollini.

Dulcis in fundo (è il caso dirlo) i cake dress che ricordano le torte irresistibili ricche di glassa e di panna Chantilly che le dame dalle torreggianti parrucche acconciate da Leonard, usavano divorare nelle stanze private della regina a Versailles innaffiandole con prelibati Champagne mentre l’ultima sovrana di Francia era intenta a dilapidare vertiginose fortune al gioco e lanciando nuove mode ispirate all’anticomania, all’amica inglese, la bellissima Duchessa di Devonshire e ai philosophes come Jean Jacques Rousseau.

Ammiccano ai fotografi come starlette social le grandi insta models di oggi, dalle sorelle Gigi e Bella Hadid a Kaia Gerber e Vittoria Ceretti, che davanti alla sala delle danze di Versailles si fanno un selfie e ancheggiano prima della tempesta destinata a cambiare tutto. Che sia una profezia?

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E’ una casta diva forte e romantica la donna di Alberta Ferretti

Romantica e assertiva la donna di Alberta Ferretti non delude mai perché non offre fianco a critiche. La sua allure da casta diva la accompagna e la precede, il suo glamour è ipnotico, la sua bellezza evoca le sofisticate atmosfere di un mondo rarefatto popolato di cigni alteri e di belles dames sans merci che calcano le strade della metropoli senza paura.

E dato che come scriveva Dostojevsky, ‘La bellezza salverà il mondo’ è opportuno in questi tempi così difficili risollevare gli animi parlando di una delle regine della moda italiana che è anche una delle interpreti più raffinate dell’estetica femminile di questo millennio.

Nella collezione autunno-inverno 2020-21 di ready-to-wear che a Milano ha seguito la presentazione a Parigi in gennaio della memorabile, iconica Limited Edition (una demi couture estremamente sofisticata e scenografica, preziosa nei materiali, mikado e duchesse, che riecheggia la lezione volumetrica e architettonica di Balenciaga e di Capucci) prende forma il manifesto di una femminilità possente ma mai aggressiva, seducente ma sempre entro i binari del buon gusto, sensuale ma mai carnale.

I richiami alle proporzioni calibrate e alle silhouettes scultoree dei favolosi Eighties sono palesi eppure c’è una volontà sottesa di sottrazione. Questa traspare da molte e assortite soluzioni dedicate al daywear dove spicca la tuta più understated affiancata da certi eleganti e grintosi tailleur pantalone.

Qui la giacca boxy in cashmere o in pelle, definita da tagli e dettagli sartoriali ad alto quoziente artigianale, si combina con bluse in raso dai colli civettuoli e pantaloni morbidi e a vita alta, quasi drappeggiati, spesso portati con stivali imperiosi. La estrema eleganza del grigio antracite e asfalto che la sera e per le ore più eleganti e habillées vira al silver nei lunghi dress con frange ricamate, suggerisce un orizzonte di self confidence postmoderna e di eleganza sussurrata, senza sforzo, che non ha bisogno di urlare per essere percepita.

Spiega la bionda e mite stilista: “Ho iniziato a disegnare questa collezione pensando a una figura di donna lontana dalle definizioni prestabilite. Ho sempre lavorato sulla consapevolezza femminile ma questa volta sono andata oltre per assegnare agli abiti il ruolo di ambasciatori di un daywear sofisticato e sostenibile”. 

Lontana dal protagonismo di certi brand che fanno del sensazionalismo e della boutade da palcoscenico la loro cifra, Alberta Ferretti procede sicura per la sua strada dando ancora il massimo soprattutto nella parte eveningwear dove il nero assoluto e misterioso degli abiti di gala è illuminato dall’energia siderale dell’argento ed è allietato da vibranti tocchi di Blu Royal, ma anche di rosso carminio declinati in toilette sontuose e capricciose dominate da un’enfasi di rouches e volants plissettate e disposte a cespuglio o a raggiera sul corpo gentilmente svelato con una formidabile perizia di lavorazioni e ricami certosini che emulano la vera alta moda, nel segno di una preziosità neoclassica e di una gradevole insouciance.

Per una nuova, briosa regalità: ottima prova. Applaudono nel parterre Valeria Mazza con la figlia, Nati Abascal, Cristiana Capotondi, Greta Scarano, Greta Ferro e molte altre bellissime celebrities e attrici italiane e internazionali.

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Mt Everest Fashion Runway

Una sfilata ecologica, per combattere il cambiamento climatico globale e affermare la necessità sempre più urgente di una moda etica e sostenibile. Ve la raccontiamo nel dettaglio intervistando Manuel Scrima, fotografo e regista di Milano, che ha preso parte all’ organizzazione dell’evento.

Cos’è Mt Everest Fashion Runway 2020?

Il Mt Everest Fashion Runway è la sfilata all’altezza più elevata della storia, 5643 metri, organizzata a Kala Patthar di fianco all’Everest Base Camp.
Si tratta di una sfilata ecologica, per combattere il cambiamento climatico globale e affermare la necessità sempre più urgente di una moda etica e sostenibile. Inoltre, è un Guinness dei Primati realizzato il 26 Gennaio 2020.

Chi ha organizzato l’iniziativa Mt Everest Fashion Runway 2020?

L’idea è stata di un brand di moda nepalese che si chiama Kasa. Questo marchio ha poi coinvolto sponsors e partecipanti internazionali. 
Io mi sono occupato della ricerca sponsor in Italia (mi sono rivolto a Nikon Italia e Milesi Vernici per legno) e dei modelli provenienti dall’Europa. Nikon ha fornito l’attrezzatura (fotocamere e videocamere), Milesi ha fornito la vernice per proteggere la rampa in legno della sfilata. 

Quali sono i criteri del Guinness dei primati?

Da quello che ho sentito stanno ancora formalizzando il Guinness dei primati. Occorreva superare i 4000 metri di altitudine, avere almeno 12 modelli professionisti e fare un fashion show più lungo di 30 minuti. I criteri sono stati rispettati: a brevissimo verrà formalizzato e ufficializzato il Guinness.

Raccontaci del trekking sull’Everest

Siamo partita da Luckla, celebre località nepalese a 2800 metri di altitudine che ospita l’aeroporto più pericoloso al mondo con una pista lunga appena 527 metri e larga 20. Solo per trovare il clima adatto per poter decollare e atterrare in aereo a Luckla abbiamo atteso tre giorni, sia all’andata che al ritorno. Da qui abbiamo proseguito per 6 tappe a piedi (Phakding, Namche Bazar, Tengboche, Dingboche, Lobuche, Gorak Shep) fino ad arrivare a Kala Patthar, a 5643 metri. A Namche Bazar, Dingboche e Gorak Shep ci siamo fermati due notti: a queste altezze è fondamentale dare tempo al corpo di acclimatarsi e abituarsi alle condizioni estreme. La mancanza di ossigeno è la difficoltà maggiore di questo trekking. Il gruppo era composto da una cinquantina di persone: 18 modelli, operatori televisivi, fotografi, truccatori, la stilista della sfilata, ricercatori universitari ed esperti di sostenibilità.

Che reazione hai avuto quando ti hanno parlato di questa idea?

Gli organizzatori mi hanno parlato di questa avventura quando ero a Katmandu ad agosto 2019 e mi è subito sembrata una follia. Pensavo di partecipare eventualmente andando in elicottero, ma mai affrontando un trekking così estremo. Poi il loro entusiasmo mi ha convinto a partecipare alla scalata.

Perché hai partecipato e sei stato selezionato?

Inizialmente mi sono occupato dell’organizzazione in Europa e Italia, selezionando dei modelli partecipanti e cercando sponsor. Mi dovevo occupare poi della regia di un documentario dell’evento, con una folta troupe proveniente da Bollywood. Col tempo sono arrivate altre opportunità e ho deciso di partecipare al reality show realizzato per MTV USA e di affrontare l’avventura davanti all’obiettivo e non dietro come faccio sempre. È stata una sfida ancora più difficile. Inizialmente ho fatto molta fatica ad ambientarmi, poi è andato tutto bene.

Qual è stata la reazione delle persone quando hanno saputo che avresti partecipato?

Molti mi hanno preso per pazzo, altri erano entusiasti. Io per lungo tempo non ero convinto di partecipare perché non sopporto il freddo. In effetti, è stato difficilissimo sopportare queste temperature rigide, non poter stare al caldo per due settimane, non potersi lavare, fare una doccia…

Quali sono stati i momenti più critici e le difficoltà che avete dovuto affrontare?

Il trekking di per sé è impegnativo, ma è fattibile quasi per chiunque sia un po’ allenato. La difficoltà è affrontarlo a gennaio. È un tipico viaggio che si intraprende in primavera con temperature miti. Nel nostro caso con temperature fino a -35 gradi, con tempeste di neve e vento. Oltre al trekking, 9 di noi sono stati protagonisti di un reality show e dunque hanno dovuto seguire i tempi tecnici per registrare ogni giorno interviste e video di tutto ciò che accadeva. Questo ha aggiunto molte difficoltà all’impresa, ci ha costretto a percorsi più lunghi, a viaggiare di notte e a riposare molto meno del necessario.

Le cose più estreme che hai fatto?

Credo dormire a -35 gradi a Dingboche e Gorak Shep in una camera senza riscaldamento. Le strutture di accoglienza qui sono concepite per la primavera, dunque sono fatte di legno sottile come il cartone e non hanno nessun riscaldamento. I bagni erano totalmente congelati così come tutto quello che possedevamo: dalle scarpe bagnate, al liquido per le lenti a contatto, al cibo.

È stato difficile? Quanti c’è l’ hanno fatta?

È stato molto difficile. Già dalle prime tappe 3 modelle hanno dovuto abbandonare perché infortunate. Siamo arrivati tutti stremati alla sfilata e molti di noi sono dovuti tornare facendo un pezzo di tragitto in elicottero. Solo due modelle sono riuscite a tornare a piedi per tutto il tragitto anche grazie all’aiuto di esperti Sherpa.

Quali sono stati i sintomi di chi è stato male?

La mancanza di ossigeno ad alta quota porta all’impossibilità di dormire di notte, porta nausea e mal di testa. Abbiamo sofferto tutti. Altri invece si sono infortunati durante il trekking: il terreno era molto scivoloso e spesso le salite erano molto ripide.

Che clima si è formato nel gruppo di partecipanti?

Si è formato un clima famigliare, specialmente tra i ragazzi che hanno realizzato il reality show e i membri della crew televisiva. Per capire meglio cosa abbiamo fatto bisogna guardare il programma TV. Il reality show dovrebbe essere trasmesso a Maggio negli Stati Uniti, Canada e Caraibi. Per l’Italia non si sa ancora una data.

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En plein di IED Roma con grande show alle Terme di Diocleziano

I 34 nuovi talenti della moda di IED Roma debuttano in passerella in una cornice aulica della capitale fra passato e futuro, in una dimensione transepocale e tecnoromantica.

Afteromance è quel momento magico, sospeso tra la fine di una festa e il ritorno alla realtà. Questo il tema a cui si ispira e da cui trae il nome la sfilata di debutto dei talenti 2017/2018 dei Corsi di Fashion Design e Design del Gioiello dell’Istituto Europeo di Design di Roma (IED Roma), ambientata nella splendida cornice delle Terme di Diocleziano (aula x – Via delle Terme di Diocleziano). In un’atmosfera dove simbolicamente la coscienza allenta il controllo, la mente si abbandona e i contorni delle immagini si confondono, prendono corpo, come delle apparizioni, le creazioni dei 34 giovani designer e neo diplomati IED Roma. In passerella sfilano progetti che ravvivano la cura e l’attenzione della sartorialità italiana con l’innovazione della ricerca compositiva, tessile e tecnologica sotto la guida dei docenti dell’Istituto. Il gioco di parole del titolo aggiunge all’energia trasgressiva sprigionata, l’eleganza sofisticata della romance, in una visione del futuro che affonda le sue radici in un passato glorioso e importante. “In questa collezione – dichiara Paola Pattacini, Coordinatrice della Scuola di Moda IED Roma e Product manager con esperienze al fianco di Max Mara, Gianfranco Ferrè e Dior – gli studenti portano in passerella le capacità acquisite negli anni di studio, ognuno seguendo il proprio talento e le proprie inclinazioni: l’impulso creativo, l’attenzione per la modellistica, la sperimentazione sulla materia, la cura per il dettaglio, la passione per le lavorazioni e i ricami svolte da alcuni in prima persona. Abilità che li orienteranno nel loro prossimo percorso lavorativo.” Simboli, metafore, archetipi popolano il set delle Terme di Diocleziano dove i giovani designer, attraverso il linguaggio della moda, indagano temi universali quali ad esempio l’identità per Lorenzo Di Giambattista la cui ispirazione nasce dalla favola del Brutto anatroccolo o la potenza dei significati nelle maschere di Lian Ting o ancora la riscoperta della carica eversiva di alcune figure femminili come Jane Austen per Margherita Longoni e di Zelda Fitzgerald per Arianna Pacchiarotti. La forza e la vitalità “sfrontata” dei look street si alterna alla grazia disinvolta di abiti da sera indossati a piedi nudi, alla sensualità e all’impalpabilità dell’intimo in un caleidoscopio di suggestioni. Le musiche che accompagnavano la sfilata sono state studiate e composte dagli studenti del Corso di Sound Design IED Roma.

“Negli ultimi due anni stiamo rafforzando la collaborazione tra le diverse scuole IED, con incentivi anche alle tesi interdisciplinari che coinvolgono corsi concernenti ambiti accademici e tematici diversi come nel caso di fashion e sound design” prosegue Nerina Di Nunzio, Direttore IED Roma “La forza di IED è proprio quella di essere un network guidato sempre da una comune cultura del progetto che sta alla base del metodo formativo IED. Una visione che da più di 50 anni caratterizza la progettualità dell’Istituto Europeo di Design”. Infine Arianna Pacchiarotti per Intimo e Mare, Margherita Longoni nell’abbigliamento e Francesca Di Pietro per la pellicceria sono stati selezionati da CNA Federmoda per partecipare a un workshop che si concluderà con la presentazione della collezione durante la prossima fashion week di Altaroma.

 

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A GAME NIGHT FOR TITLE OF WORK

A New York, in occasione della Men’s Fashion Week, il Council of Fashion Design of America (CDFA), ha organizzato, nel cuore di Tribeca, un evento unico e spettacolare in collaborazione con Cadillac House e Assouline per celebrare l’apertura della settimana della moda maschile e il lancio della nuova collezione di Jonathan Meizler.
Ispirato al libro di Assouline “Poker, The Ultimate Guide”, Jonathan Meizler, designer e fondatore del brand newyorchese, Title of Work, ha lanciato la sua nuova collezione, un po’ sfacciata e allo stesso tempo accattivante, “Dirty Words”. Il designer ha voluto reinventare una notte da casinò e un ambiente pieno di divertimento e sfida con tavoli da poker e black jack, luci e video-installazioni con spavalde Regine di cuori e accattivanti Re di quadri.
All’arrivo gli ospiti sono stati accolti con cocktail e fiches per giocare ai tavoli di poker, con black jack personalizzati, dal set up del tavolo alle carte personalizzate.
Un’esperienza full immersion nella campagna “osare grandemente (dare greatly)” di Cadillac; una collaborazione a tutto tondo con innovatori di tendenza e ispiratori.

www.titleofwork.com

www.cdfa.com

www.cadillac.com

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RAF SIMONS PRESENTA LA SUA SS18 PER CALVIN KLEIN 205W39NYC

La collezione CALVIN KLEIN 205W39NYC, realizzata da Raf Simons, per la primavera 2018 si ispira al cinema, alla fabbrica da sogno di Hollywood e alle sue rappresentazioni dell’ incubo americano e del sogno americano potente.
I codici estetici dei protagonisti cinematografici sono remixati, vengono date nuove interpretazioni e celebrazioni.

All’allestimento della sfilata ha dato il proprio contributo l’artista Sterling Ruby, con l’installazione site specific Sophomore, fatta di grandi pon pon colorati e altri elementi, volti a ricreare il mondo di «un teenager americano idealizzato».

Esplorando l’America, Raf Simons ha trovato Andy Warhol – un artista il cui lavoro ha contribuito a definire sia l’identità contemporanea della cultura americana, sia le percezioni del mondo. In collaborazione con The Andy Warhol Foundation for The Visual Arts, personalizza alcuni modelli con i ritratti di personaggi immortalati da Warhol.

 

Photo Credit @Giovanni Giannoni

www.calvinklein.com

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