Il raffinato elogio alla solitudine dell’ingegnere della moda: Giuseppe Buccinnà

Riempire gli spazi con forme tridimensionali, poco conta se con una laurea in ingegneria o quella in modellistica, rispettivamente conseguite presso il Politecnico e l’Istituto Secoli. La parola va all’ingegnere della moda Giuseppe Buccinnà durante il debutto alla Milan Fashion Week.

Nel suo studio forme e numeri si incontrano in un processo creativo che mira dritto ad una dimensione estetica di natura razionale. La strada del decostruttivismo netto e conciso valorizza il corpo femminile privandolo di ogni costrizione e concedendogli un’aura atemporale.

Alone. L’incipit della tua collezione si apre con l’ elogio alla solitudine del persiano Abbas Kiarostami. Siamo fisicamente soli ma digitalmente connessi. Quanto la dimensione individuale ha infliuito nella sua progettazione?

Ho provato a rappresentare la dimensione che ognuno ha costruito intorno alla propria esistenza nell’ultimo anno. Un evolversi di situazione atipiche che ha influenzato il rapporto che si ha con sé stessi. La società si muoveva a ritmi forsennati oscurando il confronto diretto che si può avere con la propria intimità. E’ il motivo per il quale ho voluto indagare sull’intimità femminile ispirandomi alle poesie di Kiarostami che definisco un autore visivo. Le sue parole donano immagini che accarezzano il dolore che abbiamo vissuto e che non mi sento di dimenticare.



Identità e innovazione per un sistema e un iter produttivo focalizzati sulla sostenibilità. I materiali di natura certificata sono individuati nella loro autenticità, come i Tecnocotton, pronti per essere predisposti alle elaborazioni manuali in grado di creare strutture consistenti. Come hai definito i punti fermi che contraddistinguono il tuo attuale processo creativo?

Mai come adesso la mia attitudine è quella di proiettarmi verso la ricerca di materiali, di strutture e di geometrie. Nel dramma del momento abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dove la filiera della moda è molto forte e radicata. Anche nei periodi di lockdown sono riuscito a mantenere i contatti con i fornitori cercando di produrre in un raggio chilometrico concentrato.

Tessuti tecnici e fieramente urban riletti in chiave romantica grazie all’incontro con il tulle stretch e la maglieria timeless. La tua mente ingegneristica riesce a fludiificare le forme ispirandosi all’arte contemporanea. Quali sono stati i baluardi che ti hanno guidato nel crescendo della Fall Winter 2021/2022?

Questa collezione è il prosieguo dei precedenti studi. I miei riferimenti albergano sicuramente al di fuori della moda in quanto non voglio stratificare il suo concetto.

Ho preso spunto dall’attualità che ci ha costretti a stretchare il tempo non avendo un domani decifrabile. La mancanza di una bussola invita a rafforzare la propria identità e la mia ha spinto a livelli estremi l’estetica e le forme.



In ascesa ma anche in questo caso con struttura. Giuseppe Buccinnà può vantare già lunghe collaborazioni per la parte pelletteria (MICHVASCA) e per l’eyewear (FABBRICA TORINO). Come individui le sinergie di cui ti circondi?

Il percorso con Mich e con Alessandro è nato da una comunione d’intenti. Testare il mercato con l’accessorio è fondamentale per aprire il dialogo con un’ipotetica platea di buyer e consumatori. Le collaborazioni consentono di vedere il riflesso delle proprie creazioni nettamente amplificato.

Con la proiezione che mira a virare l’Alone in Together dove ti piacerebbe proiettare le dimensioni della tua donna per la prossima stagione?

Di sicuro il phygital resterà ancorato al modus operandi del sistema. Mi piacerebbe dar voce alla collezione facendola viaggiare e visionare tramite trunk show di matrice local.

Fotografo Leonardo Bornati @FishEyeAgency.

La moda maschile che verrà nelle collezioni della Paris Digital Fashion Week A/I 2021

Cover: © credits Pascal Le Segretain

Con gli effetti nefasti del Covid-19 che continuano a farsi sentire un po’ dappertutto, anche la Paris Fashion Week dedicata al menswear dell’Autunno/Inverno 2021-22 è dovuta ricorrere a un format completamente digitale, spalmando su sei giorni, a partire dal 19 gennaio, la messe di sfilate e presentazioni.
Com’era già accaduto nell’edizione della P/E 2021, le griffe in calendario si sono divise tra chi ha semplicemente trasferito online le uscite della passerella o lookbook di turno e chi, invece, ha optato per soluzioni quali fashion film, videoclip, teaser e quant’altro.



Per quanto riguarda le proposte in sé, emerge uno scenario piuttosto composito: se diversi designer hanno abbracciato il cosiddetto comfortwear a base di capi décontracté, forme ampie, materiali cozy eccetera (indotto dal confinamento generalizzato ma destinato a rimanere ben saldo nello scenario presente e futuro), altri hanno dato libero sfogo al proprio estro, immaginando un guardaroba assai meno condizionato dall’intimità domestica, all’insegna quindi di look elaborati, colori brillanti e dettagli inediti.



Ecco allora una rassegna delle collezioni che, a nostro avviso, hanno colto nel segno, proiettando la creatività dei vari brand nella stagione fredda che verrà.

Homme Plissé Issey Miyake

Cambiare tutto restando al contempo fedeli al proprio heritage è l’obiettivo, tutt’altro che agevole, perseguito da Yusuke Kobayashi, direttore creativo della linea maschile di Issey Miyake. L’intento, riecheggiato anche nel titolo dello show ‘Never Change, Ever Change’, viene raggiunto sperimentando nuove declinazioni del plissésignature imprescindibile del marchio, che comprendono tinture in filo, motivi ispirati agli intrecci dei cesti africani e filati riciclati.
Pieghettature minuziose animano dunque blazer, spolverini, jumpsuit e gilet, ariosi ed essenziali, così come i pantaloni più strutturati, che si restringono sul fondo lasciando in evidenze le ginniche scure, frutto della collaborazione con Wakouwa, giunta al terzo capitolo.

Tra l’altro saranno disponibili nel giro di qualche giorno le sneakers high-top della serie precedente, che giocano con i cromatismi opposti di bianco e nero.



Louis Vuitton

Parafrasando Pirandello, li si potrebbe definire archetipi in cerca d’autore: sono i tipi umani del défilé di Louis Vuitton, nello specifico architetti, artisti, vagabondi e venditori. Virgil Abloh ne esamina le (presunte) rispettive tenute d’ordinanza, estendendo il discorso anche ai cliché sugli afroamericani e filtrando il tutto attraverso due possibili lenti, che lui attribuisce alle categorie contrapposte di turisti e puristi.
In definitiva, un’indagine sul potere semiotico della moda, con il creative director che si diverte a stravolgere dinamiche e nozioni vestimentarie spesso considerate automatiche, insistendo sull’effetto straniante di trompe-l’oeil e proporzioni fuori scala: i capispalla assumono così lunghezze spropositate, i bottoni vengono sostituiti da miniature di aerei, moto o martelli, il kilt si accompagna al completo, cappelli e cinturoni da cowboy alle mise più formali; per non dire dei panorami à porter, che consentono di mettersi letteralmente addosso lo skyline di New York, o del celeberrimo monogram della casa, che invade le superfici di abiti, coat e maglieria, come fanno i pattern rubati all’architettura, su tutti quello che riproduce le striature marmoree.
Abloh riserva inoltre grande attenzione agli accessori, destinati ad accendere i desideri dei fashionisti inveterati: basti vedere il borsone-aeroplano o i bicchieri da caffè, entrambi logati LV, of course. 



Yohji Yamamoto

Coerente con la visione decostruttivista che lo contraddistingue da sempre, Yohji Yamamoto traspone nella collezione A/I 2021 lo Zeitgeist di questi tempi opprimenti e tribolati, mescolando cappotti dalle dimensioni esagerate, mascherine ricamate, giacche spioventi, pantaloni dal taglio loose, frasi-manifesto minacciose quali ‘You have to take me to hell’o ‘Born to be terrorist’, grafismi sfumati a contrasto, superfici attraversate da sfilze di cinghie e lacci, un richiamo, quest’ultimo, alle costrizioni delle pratiche bondage.
Si alternano texture eteree e corpose, lisce e stropicciate ad arte, in una sequenza di uscite dominata dal total black di prammatica per il maestro giapponese, interrotta sporadicamente da sprazzi di colore rosso, rosa o arancione.




Dries Van Noten

Nel comunicato della griffe, Dries Van Noten spiega di essersi concentrato sui cardini del guardaroba, ma si parla pur sempre di un designer dalla cifra immaginifica, capace come nessun altro di amalgamare influenze e trovate stilistiche agli antipodi, con una disinvoltura difficile da rendere a parole, eppure inconfondibile. I must dell’abbigliamento maschile scelti per l’occasione (trench, camicie, suit, maglioni, ecc.) rifuggono quindi qualsiasi semplicismo: ammorbiditi nelle proporzioni per trasmettere un’impressione di scioltezza e comodità, si arricchiscono di increspature ad hoc e pattern geometrici mutuati dalla cravatteria, distorti quanto basta per assumere un aspetto vagamente psichedelico.
Le coulisse si insinuano su top e blouson, scombinandone le superfici, mentre i maxi anelli, ricorrenti, trattengono lembi di tessuto, sostituiscono la fibbia delle cinture o, ancora, diventano un decoro metallico da apporre su borse e collane.
Sotto i pantaloni, dalla vita alta eppure languidi, spuntano mocassini e boots dai profili arrotondati, a ribadire la sensazione di generale rilassatezza.



Dior Men

Il tailoring sublimato da tecniche e materiali tipici dell’haute couture, vero filo conduttore del lavoro di Kim Jones per l’uomo della maison, viene stavolta applicato alle uniformi d’epoca.
Stemperando il rigore appunto marziale che li caratterizza, il direttore creativo infonde a overcoat, soprabiti, caban, marsine e giacche da ufficiale un’attitudine dégagé e raffinata al tempo stesso, tra file di bottoni gioiello, passamanerie intricate, ricami geometrici, broche luminose appuntate sul taschino e pennellate astratte eseguite da Peter Doig, (ennesimo) nome di rilievo dell’arte contemporanea chiamato a collaborare con la griffe dopo – tra gli altri – KawsRaymond Pettibon e Kenny Scharf.
Tagli e volumi, studiati al millimetro, tratteggiano una silhouette asciutta ma priva di qualsiasi rigidità, mentre la tavolozza di stagione si mantiene in equilibrio tra toni neutri come blu navy e grigio (particolarmente cari a Monsieur Dior in persona) e flash cromatici di giallo, arancio e rosso.



GmbH

Serhat Isik e Benjamin Huseby – il tandem alla guida della label GmbH – propendono per un abbigliamento energico e sfrontato, imperniato su capi fortemente materici, lontano insomma dall’idea di comfort che, in tempi di pandemia e clausure più o meno forzate, va per la maggiore.
Il riferimento, dichiarato, è alla realtà simulata al computer del film ‘Welt am Draht’, ma sembra suggerire soprattutto il desiderio di ritrovarsi in un mondo altro, popolato da uomini assertivi, disinibiti, che sfoggiano abiti scultorei quasi esclusivamente neri, con qualche accenno di rosso, lime o marrone.
I tagli, precisi come rasoiate, sottolineano le forme di una fisicità volitiva e sensuale, come del resto fanno le giacche fittate, le maglie fascianti e i pantaloni smilzi, spesso infilati negli stivali al ginocchio; per non parlare degli spacchi che scoprono strategicamente spalle, torace o braccia, delle zip diagonali disseminate sulla maggior parte dei capi o delle linee che, spesso e volentieri, finiscono con l’incrociarsi sul petto.

A conferire ulteriore plasticità alle uscite provvedono poi i materiali, in primis la pelle, declinata in suit, giacconi, trench e pantaloni.


Wales Bonner

L’ultima collezione di Grace Wales Bonner rappresenta un ideale trait d’union tra Giamaica e Regno Unito, i paesi cui è maggiormente legata la stilista, londinese di origini caraibiche. Nello specifico, sostiene di aver immaginato il guardaroba di «outsider intellettuali» degli anni ‘80, vale a dire studenti neri di Oxford o Cambridge che, frequentando i prestigiosi atenei, si trovano ad assorbirne i codici identitari, stile incluso.
Ecco allora che la sartorialità severa dell’abbigliamento preppy, qui compendiata in blazer sciancrati, golf a rombi, pantaloni con le pinces e capispalla clean, viene smussata dalla presenza di pattern a righe sovrapposti, inserti floreali, patch in nappa, orli che sbucano dal maglione allungandosi ben oltre la vita e altri particolari inusuali. 

Dulcis in fundo, si rinnova il sodalizio con Adidas, per sneakers dall’appeal vintage e tracksuit percorse dalle tre strisce del marchio.



Casablanca

L’esuberanza nel look di un manipolo di jet-setter degli anni Sessanta, intenti a festeggiare in un sontuoso palazzo sulla Côte d’Azur: parte da questa suggestione Charaf Tajer, designer di Casablanca, per costruire il guardaroba A/I 2021 del brand.
Il racconto degli outfit, compresi quelli della neonata divisione womenswear, è affidato a un video rilasciato sui canali social della griffe, che si snoda tra stampe lussureggianti, pullover lavorati a intarsio oppure incrostati di broderie, colli voluminosi, tessuti soffici che sfiorano il corpo.

A livello di forme, è evidente il contrasto tra giubbotti e giacche, boxy e corte sulla vita, e i pantaloni svasati e fluttuanti che caratterizzano la parte inferiore delle mise.
Per quanto riguarda le calzature, spicca l’ultima iterazione della partnership con New Balance, ossia una scarpa da running candida, illuminata da tocchi di arancione e verde. 

La palette si adegua al mood squisitamente retrò che pervade l’intero show, alternando cromie delicate – dal lilla al crema – e nuance vibranti di giallo, rosso e blu.



Highlights dalla phygital fashion week: FROY

Durante la prima Milano Fashion Week phygital, FROY ha presentato la sua nuova collezione SS 21, proponendo a tutti gli spettatori una sfilata digital, trasmessa in streaming sul sito FROY.CLUB e sulla pagina Instagram @FROY_CLUB.

Il brand si ispira a diverse culture che pulsano insieme in un’estetica poliedrica e nelle quali è possibile immergersi alla ricerca di radici comuni. L’approccio del designer Arman Avetikyan consiste nel trovare soluzioni originali, mixando materiali di alta qualità, in un’ottica eco-sostenibile, conciliando tradizioni e tecniche innovative, per creare superfici ibride, versatili e parlanti.

Lʼimmaginario Froy è caratterizzato da 9 personaggi, ciascuno dei quali rappresenta uno stereotipo in cui ognuno può riconoscersi; essi vengono utilizzati dal brand per raccontare, ogni stagione, storie diverse.

Nella nuova collezione SS 21, si incontrano due mondi: il vecchio si fonde con il nuovo, il passato con il futuro. Un punto di contatto di tempi, spazi e culture, che dà vita ad una realtà fatta di elementi discordanti, ma capaci di convivere. È il racconto di un mondo ordinario, ma straordinario allo stesso tempo, proprio come quello in cui viviamo.

Il mondo Froy si proietta sul tessuto attraverso il prisma di una città cosmopolita, popolata da individui ed emozioni diverse. Non si limita allʼutilizzo di lane o cotone, ma sperimenta materiali diversi che, insieme, regalano un effetto unico sulla pelle. I colori, invece, si ispirano alla cultura armena, Paese natale del fondatore del progetto, ed italiana: i toni neutri si sono uniti ai rossi del nostro Paese.

Ecco alcuni look della sfilata:

Milan Fashion Week Day 2: What’s going on?

Testo Francesco Vavallo – @francesco_vavallo
Grafica Asia Reparato – @asiareparato 
Foto Courtesy of brand. 

Anche il secondo giorno di fashion week à giunto al termine, tra donne Rinascimentali, il dialogo creativo tra Miuccia Prada e Raf Simons, la riscoperta del genere di Emporio Armani e il mondo virtuale di GCDS.

MAX MARA 

Ispirandosi a Corin Sworn, vincitore dell’edizione 2013-15 del Max Mara Art Prize for Women, Ian Griffith direttore creativo di Max Mara delinea una donna rinascimentale ed eroina del nuovo millennio. 
La palette richiama i colori della terra con sfumature e tocchi più tenui dati dai colori pastello. Una collezione primavera/estate 2021 dedicata ad uno dei periodi storici italiani più vivi e splendidi, il Rinascimento. 

EMPORIO ARMANI 

La storia di Emporio Armani per la collezione S/S21 è un primo approccio – quasi dialogo – tra la moda e l’identità di genere. Dal titolo “Building Dialogues”, Giorgio Armani racconta con personaggi del mondo del cinema, musica e moda come la moda non si divida per genere, nell’estetica e nel concetto. 
Le silhouette sono leggere ed allungate con tagli moderni e tecnici ma soprattutto sono interscambiabili. 

VIEN 

Con una collezione figlia del lockdown, Vincenzo Palazzo, direttore creativo di Vìen presenta il suo show primavera/estate 2021 con dei look post-modern e upcycling dai volumi esagerati creati da piccoli ritagli di stoffa. Viene svelata anche a collaborazione con Marsell, brand di calzature, ispirati ad uno stile street. 

PRADA 

La prima collezione firmata come co-direttori da Prada & Simons per la maison milanese ha creato un dialogo, ambiguo ed affascinante, tra due creativi. Una ventata di aria fresca e modernità in una fashion week diversa dal solito. “Volevamo rappresentare la tecnologia non come una presenza esterna, ma come un’estensione della persona, un’amica – come un’altra forma di umanità. In un momento di estrema complessità: che cosa è importante? Che cosa è significativo? Queste sono le domande che ci siamo posti. Volevamo creare qualcosa che avesse senso per le persone, qualcosa di utile. Tutto ciò che facciamo dovrebbe permettere alle persone di vivere meglio” afferma Miuccia Prada nel talk successivo alla sfilata. 

ETRO 

Una collezione primavera/estate 2021 che non potrebbe essere più estiva e colorata quella di Veronica Etro, direttrice creativa del brand che porta il suo cognome. 
Barche, righe e conchiglie con colori accesi fanno da padrone ad uno show che sembra rievocare gli affreschi di molti palazzi italiani. 
Uno stile che unisce gli anni ‘90 novanta con la modernità dei nostri giorni in una perfetta fusione di forme retrò e motivi stampati. 

GCDS

Il primo show virtuale di Giuliano Calza, direttore creativo di GCDS, ci porta in un’altra dimensione in cui anche le star del front-row diventando personaggi 3D. 
Nel mondo “Out of this world” creato dagli ingegneri americani del gruppo Emblematic, prende vita – se così si può definire – lo show in cui modelli virtuali indossano capi che urlano GCDS. 
Dagli anni ’60 agli anni ’80 con  strass arcobaleno e pantaloni a vita bassa, Giuliano Calza ci porta nel suo mondo immaginario svelando anche la collaborazione con i personaggi della serie animata statunitense Rick and Morty. Non ci resta che aspettare il prossimo show di GCDS sulla Luna. 

Dietro le quinte della prima settimana della moda phygital : Redemption

Gli stakeholder del Made in Italy raccontano i propri eventi nella prima settimana della moda metà fisica e metà virtuale nel pieno del cambiamento epocale Covid19

Production & interview Alessia Caliendo

Ph Matteo Galvanone

Manintown incontra a Palazzo Bovara Bebe Moratti, anima di Redemption, il brand responsabile del Made in Italy amato dalle star internazionali.

Sua l’idea di lanciare, la scorsa estate, uno dei primi Festival musicali digitali connessi al fashion, per dar voce ai musicisti di tutto il mondo. Il DNA del marchio, infatti, è puramente legato al rock ‘n roll – tanto nell’iconografia di stile quanto nella ricerca di un cambiamento positivo.



Parlaci dell’evento svoltosi durante la prima settimana della moda phygital e quali sono le misure adottate per garantire uno svolgimento che mantenesse lo stesso appeal dell’era pre Covid

Premetto che prima del lockdown le sfilate non mi facevano particolarmente impazzire perché erano eventi davvero poco inclusivi. La scelta di raccontare in maniera organica la storia di una collezione, grazie ad un video, è la soluzione più responsabile. 

Qualche mese fa si commentava della fine degli eventi fisici a favore di una rivoluzione digitale sempre più avanguardista. Essere qui, oggi, smentisce tali affermazioni a favore di una nuova forma di eventi sempre più selettivi e di pari passo con la velocità dei social. Secondo te quali di questi cambiamenti segneranno esponenzialmente il modo di presentare una collezione al pubblico?

Viviamo un momento storico particolare, ma è anche vero che eravamo ad un punto il cui il sistema non stava funzionando. Alcune dinamiche stavano invecchiando mentre ora abbiamo la possibilità di rivoluzionarlo. Bisogna puntare sulla creatività, sull’artigianalità e sul puro Made in Italy focalizzandosi sulla giusta mole di collezioni.

La realtà aziendale è cambiata post lockdown? E il suo mindset creativo e progettuale?

La realtà aziendale non è cambiata di molto. Il mindset creativo invece si. Prima eravamo al servizio di un sistema ultra rapido con un’ingente richiesta. Adesso sono al servizio di me stesso e di ciò che mi piace fare con gli artigiani con cui amo collaborare.

Gli stakeholder della moda hanno provato ad immaginare, e di conseguenza a proporre, una donna segnata da una pandemia globale. Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la tua?

La mia donna è una rockstar, come lo è sempre stata, ma sempre più attenta alla sostenibilità. Comunichiamo ad un vastissimo numero di persone ed abbiamo una responsabilità sociale. Grazie alla ricerca e allo sviluppo, manteniamo un animo glam ma rispettiamo l’ambiente.

Stiamo vivendo una fashion week decurtata delle presenze internazionali. Se dovessi fare proiezioni per i prossimi mesi, quale sarebbe lo scenario in termini di comunicazione e vendita del prodotto?

Bisogna puntare sul contenuto e i mezzi che abbiamo a disposizione ci consentono di realizzarlo. Ringrazio costantemente coloro che sviluppano app e che lavorano per i social media, consentendo una comunicazione ottimale del prodotto. Oramai siamo padroni di mezzi infiniti.

La Paris Fashion Week P/E 2021 alla prova del digitale, tra lookbook, video e short movie

La prima edizione digitale della fashion week maschile di Parigi, svoltasi fino allo scorso lunedì e dedicata alla primavera/estate 2021, ha visto la gran parte dei nomi in calendario cimentarsi col format video, che si trattasse di un’appendice dinamica alla staticità dei lookbook, di rappresentazione altra dei mood e riferimenti di turno o, ancora, di mise en scène con tutti i crismi del cinema. 

Phlegethon, per cominciare, è il titolo dell’ultima collezione firmata Rick Owens, svelata attraverso un filmato in cui le immagini scorrono sulla schermata divisa a metà, come fossero riprese da una telecamera di sicurezza, alternando B/N e colore. Lo stilista vi condensa la sua estetica abrasiva, interpretata non casualmente dal modello-feticcio Tyrone Dylan Susman, chiamato a indossare capi scultorei dall’alto grado di teatralità, ulteriormente accentuata dalle spalle spigolose. Le proporzioni rivelano uno stridore – apparente – tra giacche fittate e pantaloni aderenti dal cavallo basso, o tra le forme smilze del sopra e quelle fluide del sotto. I contrasti permeano del resto gran parte delle mise, una rassegna di top dai lievi drappeggi, canotte sbrindellate, maglie stretch e blazer dilungati, abbinati a bermuda con elastico, cargo pants o modelli più affusolati. Owens, inoltre, insiste nel sovvertire i cliché del menswear proponendo, ad esempio, stivali dal platform imponente (anche nella variante “estrema” del cuissard), sneakers in rosa bubblegum e scollature profonde.

Isabel Marant si attiene a quello stile boho chic con cui è diventata uno dei brand di maggior successo del ready-to-wear femminile, traslato con i dovuti accorgimenti nel guardaroba pour homme: ecco allora spolverini, windbreaker, tute morbide su pantaloni risvoltati a gamba dritta. A movimentare le superfici di magliette, camicie e pull provvedono righe, quadretti e colorazioni dégradé, oppure vivaci motivi ikat. La palette alterna i toni polverosi del celeste, ecru e kaki alle nuance vibranti di magenta, bluette e verde menta, sprazzi di colore per aggiungere un twist alla generale rilassatezza degli outfit, evidenziata da accessori quali bucket hat, cinture in corda e sandali con listini.

Suggerisce un’ideale fuga dalle restrizioni di questo periodo la proposta di Davi Paris, cui fanno da sfondo scogliere ventose e prati in fiore, dove ritirarsi magari negli ultimi, malinconici giorni d’estate. I fiori, d’altro canto, hanno grande importanza anche per i look in sé, perché irrompono sulle texture sotto forma di ricami, disegni acquerellati o motivi tapestry a tutta grandezza, arricchendo blouson, golf e camicie generosamente sbottonate, come pure pantaloni svasati high-waisted e shorts con la piega. Anche gli accessori – cappelli da pescatore o in paglia, foulard vezzosi, calzature aperte, trainers – favoriscono l’impressione della gita in un paesaggio idilliaco, di cui godere in abiti che accarezzano il corpo, senza trascurare eleganza e armonia dell’insieme. 

Louis Vuitton inaugura invece un itinerario, sia fisico sia digitale, diviso in più tappe, la prima delle quali – Message in a bottle – è stata rivelata nei giorni scorsi: un ibrido di film e cartoon, in cui tra scorci di Parigi e coloratissimi personaggi immaginari, spuntano ovunque gli emblemi della maison, dal Monogram al Damier black&white. Per gli oufit veri e propri, bisognerà aspettare i prossimi due step, previsti a Shanghai e Tokyo nei mesi a venire.

Yosuke Aizawa, direttore creativo di White Mountaineering, racchiude in un video le suggestioni tech per le quali il brand è conosciuto (e apprezzato). Gli abiti prendono letteralmente vita dai cartamodelli, sollevandosi dalle sagome disegnate sul foglio e andando a comporre gli ensemble degli indossatori; si susseguono capi multi-tasche con zip più o meno decorative, trapuntature ed elastici, a rimarcare l’indole utilitarian della linea, sottolineato anche dal ricorso al layering per cui overshirt, gilet, felpe e giubbotti in diverse lunghezze e consistenze possono essere sovrapposti. Membrane Gore-Tex, pannelli a contrasto e sneakers traforate aggiungono un’ulteriore nota di funzionalità.

Il designer Bruno Sialelli rende in poco più di un minuto lo spirito escapista, quasi onirico, sotteso alle sue creazioni per Lanvin, aiutato anche dalla spettacolarità dell’ambientazione, il Palais Idéal du facteur Cheval, “castello” naïf nel sud della Francia. Dagli scatti dei look, passati in rassegna solo parzialmente nel video, si coglie un flair anni ’70, tra ponchos, inserti animalier, bluse variopinte, polo in maglia, soprabiti doppiopetto e pantaloni fluidi a vita alta, in una tavolozza tenue ravvivata da flash di cobalto, ocra, rosso e blu navy.

Thom Browne, da ultimo, si ispira alle Olimpiadi nel filmare l’esecuzione, da parte del cantautore Moses Sumney, di una rivisitazione dell’inno originale dei Giochi, ponendo l’accento sulla fisicità, monumentale appunto, del protagonista, un adone contemporaneo issato, non solo idealmente, sul podio. Per quanto riguarda capi o accessori, nei frame compaiono unicamente delle cuffie, frutto di una collaborazione con Beats by Dr. Dre, e una lunga gonna di sequin attraversata dalla caratteristica banda tricolore di Browne, a certificare la propensione al gender fluid iscritta nel dna della griffe; una scelta che testimonia di come, a differenza delle sfilate più o meno virtuali, l’espressione dei valori fondanti di un marchio non conosca ostacoli né pause, specialmente in tempi come questi. 

Buyer focus: il retail secondo Duomo Novara

In un periodo non semplice per il retail, abbiamo intervistato Paolo Bassani, giovane fashion buyer della boutique Il Duomo Novara, una delle vetrine più belle d’Italia e indirizzo di culto per tutti gli amanti del fashion, che, ora più che mai non potrà mancare nella nostra shopping map.

Come avete reagito a questo lungo lockdown?

Non abbiamo voluto permettere alla paura di prendere il sopravvento e annebbiare la ragione. In un primo momento abbiamo rallentato la macchina, anzi l’abbiamo proprio spenta. Dapprima il negozio fisico e in seguito anche i magazzini e gli uffici. Le sirene delle ambulanze scandivano le ore della giornata e interrompere tutte le attività è sembrata l’unica cosa da fare. Una pausa, il silenzio. Limitare la diffusione del virus era l’unico obiettivo, a maggior ragione in queste aree duramente colpite. Lavorare non era possibile e non era giusto.

Non appena la fase critica è stata superata abbiamo riaperto il canale e-commerce le cui vendite hanno permesso un parziale recupero, seppur con tempi e ritmi lenti e progressivi.

Come vi siete attrezzati sul digitale e come sarà il vostro e-commerce?

L’e-commerce Duomo esiste da poco più di un anno perciò è in continua sperimentazione. Vogliamo che sia fluido e modulabile, che diventi uno spazio dove sì fare shopping, ma anche una pagina dove lasciarsi ispirare dalle novità, da dei mondi, da persone e da idee veicolate attraverso la lente de Il Duomo pur rispettando l’immagine dei singoli brand.

Ci sono molti siti e-commerce e spesso hanno la tendenza a essere simili tra di loro: la standardizzazione è un effetto che vogliamo assolutamente evitare.

Nel concreto abbiamo un team che si occupa dello shooting, dei contenuti e dell’aspetto “estetico”. Sia chiaro, è ancora un progetto appena nato e spesso è tutto mosso da una certa artigianalità delle idee ma non vogliamo forzare i tempi. 

Come gestirete le vendite alla riapertura?

Il pericolo di svendere un’intera stagione è in agguato e ogni brand del lusso sta reagendo in modo più o meno impattante. Non abbiamo mai creduto nel potere salvifico di una scontistica aggressiva perché è all’origine della svalutazione di un qualsiasi oggetto di lusso, non limitatamente alla moda ma anche in relazione a un’automobile, a un gioiello, a un orologio.

L’acquisto di un nuovo abito o di un paio di scarpe non è solo una risposta a un bisogno reale ma soprattutto la realizzazione di un desiderio ed è inevitabile che sia perciò proprio il desiderio il motore fondamentale che muove tutto. E gli sconti svalutano il desiderio. Lo neutralizzano.

Oggi lo scenario è però piuttosto “impazzito” e bisognerà trovare un equilibrio per rimanere competitivi senza svalutare. Parallelamente i brand hanno chiuso la produzione per un lungo periodo e molte consegne sono state annullate o posticipate.

Come pensi evolverà in generale il retail post covid?

Il retail stava attraversando un periodo di difficoltà già prima dell’avvento del virus che ne ha decretato definitivamente l’esigenza di rinnovamento. Noi consideriamo l’e-commerce elemento imprescindibile del business ma non ci vogliamo arrendere all’importanza del negozio come luogo della bellezza, crocevia di immagini e suggestioni. Un luogo altro rispetto al classico negozio di abbigliamento, un luogo dove si respira lusso informale e distinto – come sono i tratti delle clienti e dei clienti novaresi – ma orientato alla modernità. Focale è quindi l’esperienza che ne deriva: all’asettico pacco consegnato dal corriere fa da contrappunto un mondo di relazioni e attenzioni che rendono l’esperienza dello shopping indimenticabile. I clienti italiani hanno bisogni diversi dai clienti americani o asiatici e quindi ci saranno conseguenze diverse da paese a paese. Sicuramente soffrirà molto chi negli ultimi anni non si è dotato di un massiccio supporto on-line o chi non ha instaurato con la propria clientela un rapporto forte e sincero. Probabilmente soffriranno molti department store.

L’auspicio è però che venga elaborata una sintesi tra il Mondo Vecchio pre-virus e un Mondo Nuovo moderno, realmente sostenibile, non solo attraverso vaghe iniziative strumentali. Così come è necessario che le aziende trovino una sintesi tra il rispetto dei conti economici di fine anno e il ritorno a un’umanità vera.

Best of Milano Moda Donna

Un percorso tra le novità abbigliamento e accessori per l’autunno-inverno 2020. Milano Moda Donna è anche l’occasione per vedere le novità dell’uomo che in alcuni casi viene presentato insieme alla donna. Abbiamo una serie di marchi per capire le prossime tendenze per l’autunno/inverno 2020.

MONCLER

Il piumino secondo Moncler può diventare protagonista di tante storie differenti. Lavorando soltanto con il rip-stop di nylon, un tessuto leggerissimo ma estremamente resistente, Craig Green si è focalizzato sui concetti di trasparenza, sicurezza e protezione, realizzando forme insolite e funzionali.

VERSACE

I primi look sulla passerella di Versace sono lineari, total black per lui e per lei, di insolito rigore. Dopo le prime uscite, la passerella si accende con il rosso pied-de-poule di blazer e giacconi. Il denim si sovrappone per esempio al tessuto tecnico trapuntato. L’ispirazione è sportiva, o meglio street style. Il finale è ancora tutto per il nero, intervallato dal denim.

PHILIPP PLEIN

La collezione autunno inverno 2020 di Philipp Plein include capi ricoperti di cristalli luccicanti, borchie punk, stampe leopardate, simboli del dollaro, borse multitasche con tracolla che duante lo show contenevano la nuova fragranza “No Limits” in una boccetta a forma di carta di credito.

BOTTEGA VENETA

I colori che caratterizzano principalmente la collezione sono il nero e il verde lime che spicca sugli accessori. Sfilano inoltre cartelle da uomo in nappa intrecciata, maxi tote rettangolari indossate a tracolla, pochette esagonali e una nuova versione di Hobo bag.

BENETTON

La storica expertise tecnica del brand di Treviso gioca ovviamente in prima linea: dalla maglieria – con inserimenti di lurex e jacquard ricamati – ai tessuti – con neoprene double-face, impermeabili stampati, morbida ecopelle – agli accessori, realizzati con estrema cura. Perché la Fall Winter 2020 di Benetton è davvero Fashion for Everybody: uno stile nomadico, libero, pieno di ibridazioni, da vivere e condividere. Per i cittadini e le cittadine di un mondo senza muri.

BALLY

Purezza della forma è il mantra per Bally che gioca su linee pulite, materiali naturali e toni neutri che riflettono l’impegno del brand a favore dell’ambiente. Non manca la passione per le innovazioni tecniche, in un continuo intreccio fra tradizione svizzera e visione moderna. Le linee morbide e le silhouette scolpite esprimono l’integrità e l’eterogeneità delle forme.  L’uomo Bally è consapevole dei propri obiettivi e ama esplorare. Il suo stile contemporaneo lo rende a proprio agio sia in città che in natura.

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ROBERTO CAVALLI

L’heritage è ancora l’ispirazione per il brand che ha fatto del pattern animalier il suo cavallo di battaglia che veste in modo seducente e sempre intrigante anche nel daywear. La collezione uomo, estremamente focalizzata e concisa, dà seguito alla riflessione sul concetto di uniforme con una forte identità personale. Per la stagione Autunno/Inverno, il mondo del classico sartoriale viene rivisitato attraverso uno spirito anticonformista e ironico.

ALEF

Alef, il marchio di borse fondato da Tiziano Colasante e Alessia Auriemma  ha scelto la settimana della moda milanese per inaugurare il suo primo monomarca, uno spazio di 70 mq su due livelli nel Quadrilatero, in via Borgospesso angolo via della Spiga, che diventa anche showroom direzionale. La collezione maschile invece realizza modelli in nappa, pelle martellata e introduce per la prima volta il nylon per soddisfare differenti occasioni d’uso e personalità.

CASHMERE FLAKES

Cashmere Flakes ha presenziato a Milano e in seguito a Parigi con capi specialissimi: giacche, cappotti, gonne e pantaloni in nylon imbottiti di “fiocco di cashmere” sono i protagonisti di alcune delle uscite di collezione più importante mentre cappotti e maglie in puro cashmere di Mongolia rappresentano una parte significativa delle collezioni.

HOGAN

Denominatore comune della collezione autunno-inverno di Hogan e’ un look essenziale e sartoriale abbinato ad accessori di grande classe e personalità.  Per l’uomo scopriamo  Hogan “interaction”, tratti leggeri e volumi ultra-light, neoprene termoformato. La sua eleganza contemporanea e’ un mix di heritage ed innovazione, un perfetto connubio tra gli iconici codici estetici del brand e quell’eleganza informale del vivere urbano.

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Best of Milano moda uomo 2020/21

Milano torna protagonista con le passerelle maschili dell’autunno inverno 2020/21. In calendario abbiamo visto un centinaio di eventi tra sfilate, presentazioni e appuntamenti mondani. Ecco alcune delle nostre preferite.

ERMENEGILDO ZEGNA

ICEBERG

MARCO DE VINCENZO

MSGM

SUNNEI

SPYDER

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Highlights Milano moda uomo

Non solo sfilate in questa Milano Moda Uomo autunno inverno 2020 2021, ma anche presentazioni sparse nelle location più cool della città. Nell’attesa della primavera siamo andati a scoprire in anteprima quali saranno i pezzi chiave per il prossimo anno.

ZEGNA

In una geometrica foresta di fili, si materializza la collezione Ermenegildo Zegna XXX Inverno 2020. Una ridefinizione del tailoring delinea lo spirito della stagione, mentre il know-how sartoriale viene esplorato in nuove direzioni ibride. La silhouette è pulita e stratificata; il layering dei capi è accentuato; dettagli ergonomici come le tasche applicate aggiungono una nota funzionale. Gli abiti a tre bottoni con giacche a un petto e mezzo leggermente squadrate e pantaloni stretti sul fondo sono indossati con blouson voluminosi; le overshirt con zip e scollo profondo sostituiscono le camicie tradizionali. Il gilet sartoriale fa il suo ritorno come passe-partout, con o senza l’abito. Il processo di evoluzione costante definisce le nuove forme che abbiamo visto in passerella.

KITON

La collezione Kiton Uomo Autunno/Inverno 2020/21 esalta l’abito quale icona di eleganza e sobrietà, offrendone una nuova interpretazione stilistica. Decostruito e modellato per essere indossato dall’uomo in diverse occasioni, l’abito è abbinato ad un dolcevita formale o ad una camicia di jeans, spezzato insieme ad un jeans dal fit perfetto, divenuto capo iconico delle ultime collezioni, un pantalone in cotone e sneakers. L’eleganza è rilassata, anche grazie alle nuove texture e alle fibre innovative che Kiton sviluppa sapientemente nel suo lanificio di Biella. 

DONDUP

Maschile e femminile. Tradizione e innovazione. Sono questi i cardini su cui lo studio creativo Dondup ha lavorato per disegnare le nuove collezioni invernali. Un’analisi che trova nella relazione, tra uomo e donna, tra artigianalità e ricerca, il suo codice distintivo. Il territorio di incontro è il mondo sartoriale: le suggestioni alla Savile Row, con i tessuti della tradizione, sposano la maestria della produzione “Made in Italy”.

BRETT JOHNSON

Brett Johnson con la nuova collezione ha voluto creare un guardaroba pensato per ogni moderno viaggiatore cosmopolitano. Una celebrazione dell’eleganza maschile attraverso codici estetici contemporanei concepiti per transitare, con medesimo aplomb chic, per New York come Milano o Monte Carlo. L’artigianalità è elemento imprescindibile per l’intera collezione, così come l’eccellenza della materia. I capi sono realizzati utilizzando materiali quali vicuña (sia lavorato a maglia che a trama), cashmere 14 micron, un tessuto dall’effetto tecnico realizzato in pura seta, cotone Sea Island, cashmere suede e coccodrillo.

GIUSEPPE ZANOTTI

Per la stagione Autunno/Inverno 2020 Giuseppe Zanotti evolve  e rinnova il concetto stesso di eleganza. La sua proposta è versatile, dinamica,  con un ampio respiro e forti contenuti stilistici. La linea formale giorno si fa strada tra materiali ricchi di texture e dettagli iconici. Il classicismo inglese sposa la dimensione grafica, dando vita ad un’espressione giovane e creativa. Chelsea boots e mocassini vestono il nuovo grazie all’incontro con tacchi plexi, futuristici e inusuali, o all’aggiunta di eleganti fibbie country. La scelta cromatica è solida e materica: croste ingrassate, morbide pelli e stampe si colorano di rosso, prugna, nero, verde bottiglia, testa di moro.

Marcelo Burlon

Distorsione è la parola d’ordine per l’autunno inverno 20/21. Fiori deformati – creati da Mirko Borsche – motivi folk, motivi pied-de-poule allover liquefatti creano effetti psichedelici su bomber, maglioni jacquard, cami- cie, anorak imbottiti, felpe e short. Anche il modo in cui tasche e i dettagli vengono applicati sui pezzi è distorto, mentre cuciture a contrasto creano un altro livello di distorsione. I piumini riflettenti, le giacche monopetto e i bomber ricoperti di cristalli Swarovski sono pensati per sfolgorare e abbagliare. La palette dei colori è una fusione di pietra, marrone, muschio, sesamo, nero illuminati da un blu abbagliante e stampe colorate.

MSGM E CULT

Una partnership davvero cool quella tra CULT, brand glam dall’anima rock nato nel 1987, e MSGM, primo designer brand Made in Italy, disegnato da Massimo Giorgetti. La speciale collaborazione è stata presentata durante la sfilata MSGM al Calabiana Hub. Due brand che sposano gli stessi valori: libertà di espressione, indipendenza, irriverenza. Il BOLT, iconico anfibio con la punta di acciaio di CULT che ha fatto la storia delle calzature per rocker e non solo, è stato rivisitato da MSGM in chiave anticonvenzionale.

ICEBERG

La location scelta dal Direttore Creativo di ICEBERG James Long per la sfilata della collezione uomo Autunno-Inverno 2020 non potrebbe rappresentare meglio questa festa visionaria: “l’Alcatraz”, club storico milanese che porta il nome della prigione più famosa al mondo. La stessa pattuglia multilogo di ICEBERG rompe le regole e si unisce al party. I “sorveglianti” con le loro divise riflettenti perdono la loro austerità e si uniscono ai ravers.

SPYDER

Spyder invita ad affrontare le sfide della vita quotidiana con uno spirito audace e sfrontato. In palestra, sul campo o nelle strade cittadine si schiera al fianco di tutti quelli che hanno un cuore coraggioso, una mente lucida e una tenacia senza limiti. Un vibe dinamico ed energetico caratterizza la collezione Performance per la prossima stagione fredda. L’iconografia audace della street art influenza l’appeal grafico della collezione, che garantisce al contempo performance d’eccellenza e la giusta dose di stile urbano.

KB HONG

40 look, uno per ogni anno dalla fondazione del brand ad oggi, celebrano il lancio di KB HONG. La collezione di debutto di KB HONG è ispirata al retro-futurismo, la corrente artistica contemporanea che trae ispirazione dal modo in cui il futuro è stato immaginato negli anni Cinquanta e Sessanta. La sua traduzione in ambito fashion si traspone in un design caratterizzato dalla combinazione di elementi retrò e futuristici.

LE TASCA

Le Tasca con la collezione FW 20-21 prosegue la sua esplorazione nel mondo dell’abbigliamento, raccontandosi attraverso l’attitudine “utlitaristica” delle sue proposte. Un linguaggio formale e funzionale che traduce il respiro di chi viaggia ed esplora la città con “le mani libere”. Un total look che prende il posto dell’accessorio: le tasche piccole, grandi o grandissime possono contenere i nostri oggetti e Le Tasca diventa divisa del vestire contemporaneo.

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