Reda Active LIFEPROOF, la nuova frontiera dell’actiwear

Da sempre attenti alla qualità e all’ambiente grazie all’impiego di energia solare, filtraggio delle acque e gestione e controllo diretto di tutta la filiera produttiva, Reda, la storica azienda Biellese leader nel settore tessuti di lusso, lancia Reda Active LIFEPROOF,  una nuova membrana composta da polimeri resistenti ma biodegradabili nel tempo. La membrana si adatta bene allo sviluppo di prodotti moda sportswear e actiwear dove, oltre al design, è importante la funzionalità e performance dei capi che spaziano dai kway e scarponi di Rossignol, giubbotti antivento, t-shirt fino ai caschi e scarpe firmate Barracuda. La nuova creazione dell’azienda biellese è stata presentata al pubblico in anteprima assoluta durante Pitti Immagine Uomo 94 nella cornice di  I GO OUT, spazio dedicato al mondo dell’outdoor, e successivamente a Milano Unica, il Salone Italiano dei tessuti e degli accessori di alta gamma.

“Siamo molto contenti di prendere parte a questo nuovo e originale progetto lanciato da Pitti Immagine per presentare la nostra nuova membrana Reda Active LIFEPROOF, – ha affermato Ercole Botto Poala, Amministratore Delegato di REDA. “La nostra azienda è da sempre molto attenta alla sostenibilità e crediamo sia fondamentale preservare l’ambiente riducendo al minimo gli sprechi e progettando capi sempre più eco-friendly”.
Reda, da sempre impegnata nel menswear lancia una sfida eco innovativa, dimostrando ancora una volta che innovazione tecnologica e sostenibilità possono andare a pari passo e lo fa indirizzandosi verso il mondo activewear e athleisure.

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Sotto una serie di prodotti sportswear con vari tessuti Reda Active.

STYLE SUGGESTIONS: POLO CLASSICA O A FANTASIA?

I capi che meritano il titolo di fashion classic sono pochi, ma la polo fa sicuramente parte di questi. Meglio conservarne l’allure iconico con la versione classica o aggiornarla con le fantasie più trendy del momento?

Breve storia della polo

L’esatta origine storica di questo capo non è certa, è indubbiamente nata in parallelo con il gioco del polo, in particolar modo quando, alla fine del XIX secolo, questo sport divenne molto comune in Inghilterra e i giocatori iniziano a indossare un vero e proprio completo da gioco. L’abbigliamento da polo era costituito da magliette in cotone e a maniche lunghe alle quali fu presto aggiunto un colletto simile a quello delle camicie, ma fermato da dei bottoni, per far in modo che questo non svolazzi fastidiosamente durante il galoppo sul campo. Non molto più tardi, John E. Brooks, nipote del fondatore del brand americano Brooks Brothers, durante un viaggio di lavoro in Inghilterra, vedendo una partita di polo notò il particolare dei collari dei giocatori; colpito dalla novità e tornato in patria, decise di applicarla alle sue camicie, che presero il nome di button-down. Nel 1896 il modello venne lanciato sul mercato e Brooks Brothers chiama questa camicia: l’originale polo shirt. Secondo altri invece l’ideazione della polo spetta al campione francese di tennis René Lacoste, che inventò una camicia a maniche corte e funzionale, una “maglia da tennis” destinata a diventare vero cult.

Quando parliamo di classicità in questo ambito è impossibile non pensare per l’appunto alla leggenda del tennis francese René Lacoste, al quale molti danno il merito di aver inventato la polo moderna. Un po’ come nel gioco del polo, anche nel tennis l’abbigliamento era poco pratico e confortevole. Le maglie avevano maniche lunghe che venivano rimboccate e colletti button-up, ma il gioco necessitava di funzionalità, così Lacoste progettò un’alternativa adatta alle sue esigenze: una t-shirt a maniche corte e soprattutto in piqué di cotone che donava traspirabilità. La indossò per la prima volta nel 1926 (in occasione del campionato US Open, che vinse) e vi applicò un piccolo disegno di un coccodrillo quando i giornali iniziarono a soprannominarlo “l’alligatore”, forse per il suo naso pronunciato o forse per la sua passione per i borsoni in coccodrillo. Si dice che questa polo fu il primo capo d’abbigliamento sportivo ad avere un brand visibile, così dal 1933 la polo Lacoste inizia ad essere venduta regolarmente. Da quel momento in poi la polo sostituì il classico abbigliamento precedentemente utilizzato per il tennis e poco dopo anche nel gioco del polo, dove si scelse di adottare camicie in piqué di cotone, tessuto che permetteva di tenere alzato il colletto evitando scottature sul collo.

Pochi anni dopo Lacoste si ritirò dal tennis professionistico e nacque La Société Chemise Lacoste, fusione delle idee del tennista francese con il produttore di maglieria Andrè Giller, la quale produceva questo nuovo classico sportivo in differenti colori che venne presto venduta nei grandi magazzini di fascia alta ed indossato anche fuori dai campi da gioco. Negli anni ’50 un’altra leggenda del tennis, Fred Perry, creò una sua versione di polo sfidando l’originale Lacoste e divenne il capo di punta tra i teenagers del momento, permettendo il salto da indumento da sport a capo alla moda. altro evento significativo è nel 1967 quando il newyorkese Ralph Lauren diede vita ad un nuovo brand di abbigliamento casual, uno stile classico e timeless. Capo chiave delle sue collezioni, strettamente legate allo sport del polo, era la polo shirt. Gli anni ’80 furuno l’epoca d’oro di questo indumento, con una sfida costante tra i brand, che vede in testa proprio Polo Ralph Lauren  grazie a un indiscussa qualità. Nel corso degli anni le polo sono state adottate come divisa anche nell’ambito del golf e ora la polo è un capo diffuso nel mondo occidentale diventando un classico americano, simbolo di uno status e di uno stile di vita.

La polo classica

Icona dell’abbigliamento casual e informale, la polo è un indumento versatile che non può mancare in nessun guardaroba. Luchino Visconti la indossava in una celebre foto del 1960, Gianni Agnelli la portava al mare in compagnia di Jackie Kennedy. Non c’è nessun dubbio che la polo sia da sempre sinonimo di un’eleganza casual e che sia diventata negli ultimi anni anche un caposaldo della tendenza athleisure. Perché, se le polo restano tuttora la divisa ufficiale per tennisti e giocatori di golf, è pur vero che i modelli più chic si ritrovano anche negli ambienti lavorativi più smart dove, soprattutto con la bella stagione, il caldo intenso spinge tutti a preferirle alle camicie. Le nuove polo sono realizzate in cotone garzato o punto riso, rasato finissimo o lavorato piquet e uniscono al piacere e al comfort della maglia, l’eleganza e la vestibilità del collo applicato dall’effetto camicia. Uno dei vantaggi delle maglie in piquet di cotone, inoltre, è la proverbiale traspirabilità, che le rende indispensabili in estate. Aristocratica rivale della T-shirt, oggi si impreziosisce e può essere indossata anche in ufficio con giacche monopetto, blazer destrutturati e pantaloni su misura in cotone. Ovviamente solo se l’etichetta aziendale lo permette. Altro brand iconico nato da subito come punto di riferimento nel mondo del Gioco dei Re è La Martina, azienda fondata da Lando Simonetti a Buenos Aires nel 1985. Partendo dalla classica polo il brand ha poi sviluppato un guardaroba total look in grado di riflettere un lifestyle legato alle club house e ai campi da polo.

Polo a fantasia

L’occasione perfetta per indossare polo colorate o con fantasia è invece il tempo libero. Oltre all’abbinamento con pantaloni chino e mocassini, un’altra ipotesi molto diffusa prevede i classici bermuda e le scarpe da barca. Ma non solo, la polo è particolarmente abbinabile anche a jeans e pantaloni in cotone o lino su misura. In tinta unita crea un raffinato effetto preppy, da sfoggiare eccentricamente a contrasto, o con il rigore del ton sur ton. La versione a righe, invece, regala un sofisticato gusto à la marinière da completare con pantaloni blu navy. Le polo da uomo si possono indossare anche la sera: il look total white è un irrinunciabile delle nottate in riva al mare, i toni denim si prestano per le occasioni in città e le proposte verdi a maniche lunghe si sposano bene con dei jeans scuri. Senza contare tutte le più recenti varianti con righe multicolor, zigzag, scacchi e rombi, che aggiungono un twist a questo capo intramontabile. Non abbiate paura del colore, le polo acquistano maggiore personalità con colori accesi, soprattutto quando splende il sole e siete in momenti di relax con un bel drink in mano. Infine, attenzione particolare meritano gli spacchetti laterali: nel primo caso può essere indossata sia dentro che fuori i pantaloni così come quando ha gli spacchetti simmetrici. In generale la preferiamo fuori dai pantaloni, perché il rimbocco va in antitesi con il dna casual e morbido di questo capo, anche quando la indossate con un blazer o un completo dalle linee sartoriali. Nel caso di spacchetti asimmetrici meglio indossare la polo dentro i pantaloni per evitare un effetto poco armonico. Per quanto riguarda la giusta misura invece teniamo presente che la mezza manica deve arrivare a metà bicipite; la cucitura della manica deve combaciare con l’attaccatura della spalla, mentre nella parte posteriore la polo deve arrivare esattamente sul fondoschiena.

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FASHION FROM GERMANY: ALEXANDER ROYS

Un nuovo brand uomo, una collezione contemporary disegnata dal tedesco ALEXANDER ROYS che ha presentato la sua seconda collezione al WHITE di Milano lo scorso giugno.

ALEXANDER ROYS prende ispirazione dal futuro e dalla connessione con la tecnologia, esplorando come l’umanità si pone nei confronti della rivoluzione tecnologica che ha preso piede recentemente e come questa influenza la vita di ogni giorno. Per la collezione SS2019, il designer si concentra, quindi, sullo spirito accellerato dell’era digitale, con richiami al futurismo ed al gruppo musicale tedesco elettronico Kraftwerk. Un momento storico in cui lo stile di vita che conduciamo, e l’uso massiccio dei social media, non rende più possibile la chiara distinzione tra il pubblico e il sociale, nascondendo la vera, privata identità di ogni fruitore. Non ogni aspetto della propria persona è reso chiaro e visibile, in un meccanismo psicologico interiore che ci spinge a nascondere parti del nostro essere che non riteniamo adeguati, o che sono causa di insicurezza.

 Una sorta di armatura che ci poniamo addosso e che viene egregiamente espressa visivamente in questa collezione.
ALEXANDER ROYS rende pienamente il contrasto tra il desiderio di esporsi e quello di nascondere parti del proprio essere: trasparenze e dettagli dal sapore militare si mixano in capi sapientemente realizzati in Italia, contrapponendo materiali tecnici, come il PVC trasparente, alle più fini lane che, a loro volta, sono abbinate a tessuti di nylon. Una contrapposizione resa ancora più evidente dal concept del lookbook, le cui foto sono state scattate da Michael Ullrich.
Ed ecco che ne nasce una collezione che unisce il tailoring più raffinato, con l’abbigliamento militare e lo sportswear, dando vita a uno stile dal sapore un po’ erotico e perverso.
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Photography: Michael Ullrich.

Endless Italian Summer Coast Society e Ramazzotti @ Full Milano

Gli spazi del nuovo Full Milano Concept Store hanno ospitato un evento con due protagonisti d’eccezione: Coast Society e Ramazzotti. Così ha commentato Davide Jais, founder di Coast Society, che presenta la nuova collezione Riviera: “Volevo un evento che potesse celebrare l’estate, Milano, il lifestyle Italiano e comunicare l’Italianità di Coast Society fondato proprio a Milano nel 2014.  La cornice del nuovo store Full Milano e i cocktail estivi di Ramazzotti sono stati il setting perfetto per celebrare la collezione Riviera e incontrare clienti e amici del marchio che hanno potuto vedere e toccare la collezione e apprezzare la grande ricerca dei materiali e i canoni estetici che contraddistinguono il nostro abbigliamento resort e che non sono percettibili online”.

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L’evento «Endless Italian Summer» in partnership con Ramazzotti ha voluto sottolineare l’Italianità del marchio e la sua passione per il Made in Italy. Due valori condivisi con Ramazzotti che, con i suoi 200 anni di storia rappresenta un’icona dell’Italian lifestyle e si propone oggi in chiave moderna con tre signature summer cocktails dal sapore unico conferitogli dall’amaro, equilibrata miscela di erbe, spezie, fiori e frutti.

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Numerosi gli ospiti intervenuti all’evento tra cui alcuni influencer come Fabio Attanasio (The Bespoke Dude), Fabrizio Oriani, tanto per citarne solo alcuni.

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ZAINO O BORSA? QUANDO L’ANTICO DILEMMA FEMMINILE DIVENTA PANE PER L’UOMO

Un tempo un uomo si definiva dalle scarpe o dalla cravatta. Oggi, invece, l’uomo non lo fa solo l’abito ma anche la borsa. L’accessorio tipicamente femminile, protagonista indiscusso del quotidiano e di mille film (basti pensare alla valigetta di James Bond o agli zaini dei ragazzi di Stranger Things) è diventato negli ultimi anni non solo sempre più utilizzato dagli uomini ma un vero e proprio feticcio. Si va dalla cartella da postino usata dagli hypster allo zainetto di nylon nero sdoganato dai creativi passando per la classica borsa 24 ore prediletta da manager e fanatici dell’ordine. Ad ognuno la sua, la borsa è ormai diventata un ottimo distintivo per distinguersi dalla massa.

Indispensabili già nel Medioevo, le borse morbide, antenate delle nostre, venivano utilizzate principalmente per trasportare con sé denaro e oggetti di valore non essendovi altro modo se non quello di portarli a mano. Quando poi, sugli abiti, iniziarono ad essere cucite le tasche, le borse da uomo vennero abbandonate completamente e fu solo agli inizi del Novecento, mentre l’esperienza del viaggio si faceva comune e l’automobile diventava un mezzo di trasporto di massa, che si ebbe la vera e propria diversificazione tra baule e valigia 24 ore, quest’ultima destinata ai businessmen, ‘a coloro che viaggiano per meno di ventiquattr’ore o poco più’ e che Louis Vuitton lanciò il primo baule griffato.  Negli anni ’50 poi, un modello in legno di colore rosso divenne il simbolo dei lavoratori pubblici e degli imprenditori inglesi, essendo utilizzata dal governo per trasportare il budget annuale prima del discorso del cancelliere, mentre dobbiamo tornare alla fine degli anni ’60 per trovare il primo zaino in nylon. Lo zaino dei banchi di scuola è infatti relativamente recente perché i primi modelli con la zip erano esclusiva degli alpinisti e degli avventurieri. I modelli più ‘moderni’ e leggeri arrivano come risposta al bisogno degli studenti universitari di portare da un’aula all’altra del campus i propri libri, considerato che fino ad allora si utilizzavano alternativamente una valigetta 24 ore dotata di bretelle, detta satchel, e la ‘book strap’, il cinturone di cuoio che si legava attorno ai libri.

Oggigiorno entrambe non sono più solo un mezzo pratico e funzionale ma un vero e proprio strumento capace di caratterizzare e affermare l’identità di ciascuno. Dai cartoni animati alle stampe più disparate, in tinta unita o con applicazioni, le sfilate Uomo hanno visto tornare di moda lo zaino (se mai era passato), reinterpretato nelle versioni più varie: dal classico maxi zaino da campeggio a modelli sobri e urbani dalle linee essenziali, da usare come borsa per l’ufficio o per lo studio. Forme e usi che riflettono i tempi, modificandosi e adattandosi alla sempre più diffusa mobilità e portabilità del lavoro.

Se poi, inizialmente, la 24 ore era suddivisa internamente per comparti, utili a separare i diversi documenti, col tempo si è arricchita di scompartimenti e tasche per contenere oggetti tecnologici e relativi accessori, come carica batterie, cuffie, hard disk.

I modelli possono essere diversi, da quello elegante con manici corti ed in pelle, passando per quella sportiva, in tessuto a quella con annessa tracolla. E’ un accessorio insostituibile e ancora molto presente in passerella, uno statement che indica potere, educazione e opportunità.

Per gli indecisi, a metà strada, quasi un ibrido, troviamo la messenger bag, la famosa ‘borsa da postino’, nata a metà dell’Ottocento per essere posta in sella ai cavalli e contenere pacchetti, giornali, telegrammi e altre missive da consegnare con urgenza, e che, in caso di imprevisti, poteva essere portata tranquillamente sulle spalle. Ai cavalli si sostituì poi la bicicletta, fino a che nel 1980, John Peters fondò Manhattan Portage e la messenger bag divenne il trend urbano che non ha mai smesso d’essere, realizzata in canvas o in pelle, a fantasia o logata (o entrambe), per qualunque tasca e qualunque estetica.

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Caccia al costume

C’è chi dice che siano solo un accessorio utile, chi invece ne è proprio ossessionato, una cosa è certa, che sia mare o piscina, questa stagione la nostra attenzione si concentra inevitabilmente sui costumi da bagno, e come ogni anno, inizia la ricerca pazza di quello che diventerà il nostro miglior amico durante la stagione estiva. Ecco che, anche per il 2017 i brand si sono sbizzarriti, creando per voi costumi dai mille colori. Guardando in giro vi renderete subito conto che trend di stagione sono sicuramente due, il color-block e le micro-fantasie, tutto accomunato da un sapore rètro; basta solo scegliere quello che più vi si addice. Cos, Emporio Armani, Invicta, Plein été e Sergio Tacchini puntano sulle monocromie a contrasto per modelli classici, ma con un twist, mentre Coast Society, Pepe Jeans, Eden Park, Marina Yachting e Intimissimi dedicano le loro collezioni ai più spiritosi, proponendo motivi psichedelici, pattern e stampe floreali per chi in vacanza non ama prendersi troppo sul serio. E voi da che parte state?

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Dieci per Dieci

Dieci capi per dieci anni di qualità, funzionalità e modernità. Cos celebra il suo decennio di successi con una capsule collection dedicata alla donna, all’uomo e al bambino rimanendo fedele alla propria filosofia e i propri valori. Da sempre ispirate al mondo dell’arte, le collezioni firmate Cos hanno fatto del capo basico un vero e proprio oggetto del desiderio creando una reale connessione tra mondo della moda e quello del design, dove continuità, coerenza, progetti e collaborazioni hanno fatto si che il brand diventasse una vera e propria istituzione in continua crescita stilistica e concettuale. In occasione del suo decimo anniversario il brand ha creato dieci item, dall’evidente influenza giapponese, utilizzando l’intera larghezza del tessuto, e ricavando una forma dall’altra, come un puzzle, in modo da limitare ogni eccesso e spreco. Questo approccio ha dato vita ad una collezione pulita dai volumi ampi e silhouettes lineari caratterizzata da tessuti leggeri come il cotone e il poliestere tecnico nelle nuance dei sabbia e dei bianchi. La creazione della capsule è stata anche un’opportunità per il marchio a sperimentare nuovi e antichi processi tecnici di modello-taglio, da utilizzare anche in un futuro, su un uso efficiente e senza sprechi delle materie prime. È possibile scoprire la collezione presso le boutique COS di Milano, Verona, Firenze, Roma o online sul sito cosstores.com.

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I viaggiatori senza tempo di Craig Green

Dall’identità singola ma tutti collegati tra loro sono i viaggiatori di cui parla Craig Green nella sua ultima sfilata dedicata all’autunno/inverno 2017. Craig questa volta ha voluto esplorare il mondo di chi ha sempre uno zaino in spalla e gira il mondo, immaginandosi un uomo immerso nella cultura e nelle usanze di una popolazione straniera che viene contaminato nei modi e nei costumi. Ecco quindi che elementi utili durante un viaggio si fondono con il look fino a diventare elementi decorativi mentre gli accessori, come borse e zaini, sono visti assolutamente come parte integrante del corpo. Una collezione varia, formata da outfit singoli che dialogano in armonia tra loro.

craig-green.com

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A PITTI TOMMY HILFIGER PRESENTA LA COLLABORAZIONE CON ROSSIGNOL PER LA LINEA SCI

In occasione di Pitti Immagine Uomo sono stati presentati i quattro look della capsule TommyXRossignol che comprende abbigliamento e attrezzature invernali da uomo per lo sport, tra cui giacche imbottite da sci, pantaloni da sci, scarponi, bastoncini e un casco. I loghi di entrambi i marchi e la gamma di colori rosso, bianco e blu sono valorizzati in ogni modello, in modo da creare un look ideale per lo sci e l’après-ski e adatto sia per la montagna che per la città.

tommy.com

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K-WAY: capi-spalla per tutti i gusti

La collezione Q3Q4 2016 di K-Way® rappresenta un ulteriore progresso del brand verso una proposta sempre più varia, per un mercato in continua evoluzione, senza mai tradire i valori che hanno decretato il successo del marchio. Una collezione completa, in grado di soddisfare ogni esigenza di stile, protezione e funzionalità.
La proposta K-Way® per l’inverno 2017 si arricchisce di tre famiglie di prodotti: i capi Wool Padded, realizzati in lana 2 strati con l’aggiunta di una calda imbottitura interna, la famiglia Wool 3Layers, caratterizzata dall’utilizzo di un tessuto brevettato in lana 3 strati, e la famiglia Bonded. con tessuto interno in pile ed esterno impermeabile, traspirante e antivento.
K-Way® propone anche i modelli Gastone, Jonas e Hugo che coniugano efficacemente il look cittadino con la tecnicità di capi sportivi, grazie alla funzionalità del Micro Twill, del Thermo Super, Thermo Heavy, e al design urban.
Completano la collezione i capi della linea R&D Direct, haute couture del marchio: pezzi da collezione tra cui giacche ispirate alle divise di Buckingham Palace, capi dagli inserti supertecnologici in Nylon laserato, lane sfrangiate a mano.

www.k-way.com

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Stella Mc Cartney lancia il menswear: tra funzionalità e sostenibilità

Per la sua prima collezione di menswear, Stella McCartney si è ispirata all’arte iconica e alle sub culture di periodi diversi: i modelli classici di abito mantengono le cromie tradizionali dell’abbigliamento maschile, ma sono anche rivisitati in chiave vintage con particolari e materiali moderni, dando vita a capi comodi dalle proporzioni inattese. La nuova linea declina la quintessenza dello stile British a cui unisce funzionalità e twist estetico, sia per i look formali sia per i capi sportivi. Il trait d’union che accomuna tutte le proposte risiede nell’uso di materiali ecosostenibili, secondo una precisa scelta etica dell’azienda: dalle sneakers in cotone organico e nylon riciclato alle borse da viaggio in eco nylon, persino l’evento è stato organizzato sotto il segno della sostenibilità.

www.stellamccartney.com

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Fradi: Il casualwear maschile nella collezione F/W 2016-17

La collezione FW16/17 del brand di casualwear maschile Fradi rappresenta il perfetto connubio tra eleganza e comfort: tagli sartoriali dalle linee essenziali e rigorose vengono rivisitati e proposti in chiave contemporanea.
L’interpretazione dello stile Fradi si traduce in un total look completo e versatile, dal capospalla al pantalone passando per gilet, maglie e camicie che sapientemente mixati tra loro ben si adattano alle esigenze del pubblico maschile moderno accompagnandolo nelle attività della vita quotidiana da mattina a sera.

www.fradi.it

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IL VIRTUAL STORE DI MASSIMO DUTTI PER LA COLLEZIONE “SOFT”

Sarà disponibile solo nello store virtuale la nuova collezione maschile “Soft” di Massimo Dutti. C’è di più. In questo nuovo spazio digitale, si potrà anche comprare vivendo l’esperienza virtuale grazie all’utilizzo degli occhiali VR. È una sintesi ben bilanciata tra comfort e eleganza innovativa. È un equilibrio perfetto tra linee pure e classiche e materiali tecnologici di ultima generazione. È il nuovo incontro tra modelli ampi e altri avvitati al corpo. “Soft” è l’ultima nata in casa Dutti, il brand che dagli inizi degli anni ’90 fa capo al gruppo Inditex, una collezione che affronta il rigore invernale con un appeal confortevole e di tendenza. Uno dei must di stagione sarà la camicia di cotone custom made con gli skyline delle più importanti metropoli internazionali. Da New York a Los Angeles, passando per Parigi, Londra e Barcellona, queste camicie accompagneranno l’uomo “Soft” in un virtuale giro del mondo. Si definisce, così, un nuovo concetto di lifestyle metropolitano più rilassato e minimal negli accenti estetici, che non tralascia l’aplomb sofisticato.

www.massimodutti.com

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Aeronautica Militare presenta la collezione F/W 16-17

La collezione AERONAUTICA MILITARE Uomo FW 16/17 ha carattere da vendere e coniuga sportswear e design contemporaneo. E’ una collezione dove tradizione e innovazione si fondono mantenendo sempre le giuste proporzioni, in grado di trasmette energia ed entusiasmo a chi la indossa.
Il look book FW è stato realizzato all’Aeroporto Militare di Istrana (Treviso), base dell’Aeronautica Militare Italiana dove ha sede il 51° stormo.
La collezione FW è in vendita nell’unico e-commerce ufficiale di AERONAUTICA MILITARE: www.aeronauticamilitareofficialstore.it
www.aeronauticamilitare-collezioneprivata.it

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CHI E’ CHI AWARDS 2016: BLACK TIE EDITION

CHI E’ CHI AWARDS, giunti ormai alla loro XVI edizione, sanciscono l’inizio della settimana della moda milanese premiando i personaggi del mondo dello spettacolo, dello sport, del giornalismo e della moda che si distinguono per la loro eleganza e per il savoir vivre. Il 20 settembre, nella prestigiosa cornice della sala Alessi di Palazzo Marino, a Milano, una speciale giuria ha riconosciuto e premiato per la loro eleganza alcuni tra i più noti personaggi italiani, tra cui l’ex calciatore juventino Alessandro Del Piero, noto anche per il suo savoir-faire dentro e fuori dal campo da gioco e ora creatore di una linea di scarpe da golf, a cui è andato il premio come “Sportivo più elegante”, Pierfrancesco Favino, riconosciuto come il “Miglior Attore e interprete dello stile Italiano” e il giornalista Ferruccio de Bortoli, presidente dell’Associazione Vidas di Milano, già direttore del Corriere della Sera, insignito del premio speciale intitolato a Elio Fiorucci.
Inoltre sono stati premiati anche Andrea Incontri, come Miglior Stilista, Davide Marello quale Miglior Stilista Emergente e il brand italiano Pal Zileri, come Miglior Marchio Moda Uomo.
Fra le varie tipologie di eleganza maschile prescelte dalla giuria ha brillato anche quella ironica e disincantata di Guido Taroni, giovane e già celebre fotografo, nipote del famoso Giovanni Gastel e pronipote di Luchino Visconti.

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Nasce “Mr Sarenza”, il nuovo marchio di scarpe maschili dell’e-tailer di calzature Sarenza

Forte di un’expertise di oltre 10 anni, e dopo il crescente successo delle collezioni donna “Made By Sarenza”, ha deciso di realizzare “Mr Sarenza” una nuova linea maschile dell’e-tailer di calzature Sarenza.

La prima collezione “Mr Sarenza” è composta da 29 differenti modelli ideati a Parigi e prodotti in Europa e celebrata dal fotografo Virgile Guiard. Scarpe facili da vivere ed indossare, per un’eleganza casual ed estrosa. Questa nuova linea di calzature maschili rappresenta l’incontro tra comfort e eleganza sottolineata dall’utilizzo di materiali raffinati e linee contemporanee.

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I Gilet di TGSU in anteprima da Bjork a Firenze

The Great Sartorial Uprising – TGSU è un marchio Italiano specializzato in gilet da uomo. 
Il prodotto viene concepito e realizzato interamente in Italia: la ricerca stilistica che sta alla base del progetto, volutamente focalizzato su un unico capo simbolo, permette di poter raccontare una storia articolata e complessa che “parla”, come ricorda Stefano Aschieri (proprietario e co-fondatore del brand) “di  tessuti pregiati, manifattura di  qualità e vestibilità contemporanee”.
La collezione Spring Summer 2017 di TGSU si ispira alle identità creative musicali che animavano le province americane negli anni 50 del 900, incarnando una rivolta che  investiva la musica come la moda, creando vestibilità ibride tra il classico e il tradizionale.
I trend nati dalle contaminazioni tra moda e musica nera degli anni ’50, caratterizzati da individualità e ricerca di nuove forme, si uniscono al Workwear e all’Heritage, dove il denim dona un nuovo significato ed un nuovo uso al gilet.
L’unione di questi spunti ha permesso a TGSU di identificare 4 modelli chiave: classico con 5 bottoni e tasche a filetto, uno interamente abbottonato con il collo a camicia, uno con il collo a scialle e tastoni militari, e uno outdoor trapuntano con collo alla coreana.
La collezione SS2017, appena rilasciata, sarà distribuita negli Stati Uniti, in Giappone – paese nel quale il brand ha un fortissimo appeal – ed anche in Italia, in una selezionata lista di shops fra cui il fiorentino Bjork, un independent store nel cuore della culla del rinascimento, aperto da Aprile 2013 che non è solo un negozio di abbigliamento ma un concept store a 360° che propone idee regalo, oggetti di design ed una nutrita selezione di magazine internazionali fashion & art focused.
Bjork è una vera e propria “oasi di pace” per la creatività: non solo moda, ma anche fotografia, showcase e installazioni; una piattaforma interessantissima per designers emergenti, un luogo incoraggiante, minimale e dai colori nitidi, dove passare anche solo per conoscere persone interessanti e prendere spunti.
Uno store che incoraggia la curiosità: niente di più necessario, oggi. 

tgsu.it

www.bjorkflorence.com

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Uomini di stile: da ieri a oggi, cosa è cambiato?

Oggi, così come allora, la parola d’ordine per un vero gentleman è “semplicità”. Semplicità che è una vera e propria attitudine più che un codice modaiolo.
L’eleganza è determinata da classe e naturalezza. Ce l’ha insegnato Humphrey Bogart, icona del cinema hollywoodiano negli anni ’40, che ricordiamo per la sua interpretazione nel film “Casablanca”, portando il trench, il cappello fedora e il completo gessato a doppiopetto a outfit cult. Non molto lontano da questo concetto troviamo un uomo dal fascino senza tempo: Paul Newman, vincitore dell’ Oscar nel 1987, per “Il colore dei soldi ”, la sua nonchalance dentro e fuori il palcoscenico continua ad essere considerata un modello da seguire: preppy-chic, stile tipico del bravo ragazzo: colori tenui, golf sulle spalle, pantalone dritto e mocassino. Ancora oggi ci si veste così, no? Da annoverare tra gli immortali, per la sua naturale eleganza e il suo sottile senso dell’ironia, è Cary Grant, il quale ha creduto fermamente nel “ready-made” Americano, sostenendo che la misura è l’essenza del buon gusto, un abito deve essere appropriato: i pantaloni non troppo stretti, né troppo larghi, il cappotto non troppo lungo né troppo corto, l’abito è blu scuro, ed è adatto sia al giorno che alla sera, anche in sostituzione dello smoking. Anche il “cattivo ragazzo del cinema”, soprannominato “The King of Cool”, Steve Mcqueen entra nella classifica degli uomini il cui look è immortale: mood trasandato (forse creato a tavolino), una passione per il denim, i golf a “v” e i giubbotti di pelle. Lo ricordiamo nel film “La grande fuga”, per il carisma, lo charme e allo stesso tempo la sregolatezza e l’ anticonformismo che lo hanno fatto diventare “l’anti-divo” più famoso di Hollywood.
Ma oggi cosa succede? Ha imparato bene a seguire le orme dei grandi l’attore britannico Tom Hiddleston, noto per aver interpretato il “cattivo” del film “Thor”. Negli ultimi tempi si trova sempre nella top 10 degli uomini meglio vestiti al mondo: eleganza dal look casual al completo scuro, al tight. Anche se predilige le grandi firme come Armani, mantiene uno stile personale mixando capi casual ad altri più ricercati, creando outfit freschi e moderni. Brad Pitt e George Clooney, accomunati dalla sagra “Ocean’s”, rimangono nell’olimpo della raffinatezza contemporanea: sempre con look versatili, capaci di passare da completi a spezzati in totale armonia. Brad da sempre è un po’ bohemienne nella vita privata, ama le fantasie, le giacche sahariane, non sopporta le cravatte e va bene così. Inutile a tutti costi indossarle, si può essere eleganti anche senza.
Anche se non si direbbe ama i tagli tradizionali da scozzese d.o.c, Ewan McGregor, che si è fatto conoscere nel film “Trainspotting”, il quale non rinuncia a un pizzico di follia sfuggendo a tutti i costi l’ovvio ed il banale, lasciando spazio all’originalità. Via dunque a spezzati con pantaloni eleganti e biker jacket, giubbino in pelle per andare in moto, da sfoggiare anche sul red carpet. È d’accordo Eddie Redmayne, che nel 2014 si è aggiudicato l’Oscar per il miglior attore protagonista in “La teoria del tutto”, che sceglie lo stampo dandy, con completi testa di moro, tre pezzi su gessati, cravattine sottili e una predilezione per le camicie rosa tenue. A sperimentare è invece Joseph Gordon-Levitt, coprotagonista con Leonardo Di Caprio nel film “Inception”, il quale punta sulle stampe; a dare un tocco di modernità non sono i colori, ma le fantasie: sulla camicia e sulla cravatta. Per evitare l’effetto clown sono da bilanciare sempre almeno a un capo e accessori monocromatici.
Benedict Cumberbatch, british fino al midollo, sceglie giacche dal fit slim e cravatte di seta.“L’eleganza per me? Essere in armonia e in ordine, anche se non sei andato dal barbiere per un po’. Prediligo vestiti di grisaglia o giacche di tweed”. Matt Bomer, personaggio reso noto dalla fiction televisiva “White Collar”, sceglie un look informale che fa girare la testa a uomini e  donne sia sul set che fuori: camicia a righine, cravatta, giacca sportiva ed è fatta. Un dettaglio vezzoso è il cappello Borsalino, anche strategico per chi non è proprio altissimo.
Ryan Gosling ne prende nota: look senza fronzoli da vero ragazzone americano, il cui accessorio immancabile in questo caso sono gli occhiali da sole, in particolare i Wayfarer di Ray Ban, modello cult degli anni’70.
Tutto questo forse ci fa capire quanto ancora l’uomo contemporaneo guardi al passato, senza però parlare di malinconia, anzi al contrario, di evoluzione. Un’evoluzione che ha bisogno di guardare indietro ai grandi classici e prendere spunto, per non lasciare per strada quei tocchi che trasformano da sempre “l’uomo” in “gentleman”. Il segreto è personalizzare, la chiave di stile è essere se stessi.

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VARG IL RAGAZZO CON I TATUAGGI

Incontro con Varg Emil Kristoffer Holmqvist il volto del momento.

Varg Emil Kristoffer Holmqvist, un nome difficile, una personalità dalle mille sfaccettature, una carriera di modello in fase di definizione. Sotto una cornice dura, fatta di una corazza di tatuaggi e piercing, si nasconde un ragazzo con la passione per la musica e i tatuaggi; con una voglia prorompente di esprimere se stesso in maniera pura e incisiva. Lo abbiamo incontrato a Roma per questo photoshooting esclusivo per farci raccontare cosa vuole fare da grande.

Chi è Varg Emil Kristoffer Holmqvist e quali sono i sui hobby e le sue passioni?
Vengo dalla Svezia, non sono solo un modello ma anche un operaio che lavora duramente in un magazzino. Trascorro il mio tempo libero come batterista in una band hardcore punk chiamata Another Day Gone, andando in skateboard, disegnando, facendo festa, shopping e uscendo con gli amici. La mia prima grande passione nella vita è la musica: attraverso la musica mi sento di poter ottenere tutto e nulla mi può fermare; significa il mondo per me. La mia seconda grande passione nella vita è la moda. Nella mia vita, ho sempre avuto il mio stile, sia come skate boarder a 12 anni, con i dread e pantaloni larghi, o come punk rocker a 17 anni, con piercing e patch band. Esprimere me stesso come un adulto creativo utilizzando disegni e tendenze che sono là fuori, mescolandoli con la mia storia stile personale, questo è quello che trovo molto divertente e non riesco a immaginare la mia vita senza questo.

Hai moltissimi tatuaggi, quando hai fatto il primo? cosa rappresentano per te?
Avevo 18 anni quando ho ottenuto il mio primo tatuaggio. Era piccolo e piuttosto semplice: “Skate and Destroy” sul mio avambraccio, dopo di che non riuscivo a smettere haha. Alcuni di loro sono ricordi di momenti difficili nella mia vita, momenti che mi hanno veramente reso la persona forte che penso di essere oggi. E, naturalmente, alcuni di loro sono solo cose divertenti e casuali. Come il tatuaggio “Your Name” sul sedere, mia mamma me l’ha regalato per il giorno del mio 19 ° compleanno!

Per lavoro giri moltissime città, in quale ti piacerebbe fermarti e perché?
Ci sono molte città che mi piacerebbe chiamare casa, ma quella principale sarebbe Los Angeles. Mi piace la sensazione di essere in una città enorme. Il modo in cui la maggior parte degli americani vivono la loro vita a L.A. e nei suoi dintorni sembra così cool, e le opportunità per fare cose grandi casualmente sembra senza fine in quella parte degli Stati Uniti.

Com’è iniziata la tua carriera?
Tutto è iniziato lo scorso ottobre, quando sono cresciuto affezionato al taglio di capelli portato dal cantante in uno dei miei gruppi preferiti, i NAILS. In quel periodo avevo i capelli neri lunghi e mi è venuto un impulso improvviso di avere i capelli tagliati come il cantante. Un mio amico che viveva con me mi parlò di questo barbiere old school chiamato The Barber. Ha detto che erano veramente bravi in quello che fanno e che avrei dovuto provarli. Sono andato a The Barber, anche se ero un po’ in ansia di tagliare tutti quei capelli. Ho mostrato loro una foto del taglio di che avrei voluto e ho chiesto loro se potevano farlo. Ali, il barbiere che mi hanno dato, ha detto di sì, naturalmente, ma poi ha chiesto, ti dispiacerebbe se lo facciamo in scena, invece, ad un grande evento di moda capelli tra un mese? Sorpreso e lusingato, ho detto di sì e così mi hanno tagliato i capelli sul palco dello show di capelli. Dopo di che, essendo completamente nuovo al gioco, non ho avuto un indizio su quello che stava succedendo. Il mio amico Oscar, che è anche un modello, mi ha detto che se volevo continuare ad essere un modello dovevo contattare la signora che aveva organizzato l’evento Barber, Jenny Katura. Ho inviato alcuni scatti fatti dal mio amico Derek e le mie misure a lei li ha poi trasmessi a Sweden Models. Kamilla e Therese da Sweden Models mi hanno poi contattato nei giorni successivi ed è così che tutto è cominciato.

Il tuo nickname è “no_hero_just_wolf” cosa vuol dire?
Senza andare troppo nel profondo, vuol dire semplicemente che non sono un eroe ma semplicemente me stesso, un Lupo.

Lo stile di Varg Emil Kristoffer Holmqvist
Il nero è il principale “colore” con cui mi vesto, e insieme a quello cerco di sperimentare tutte le tipologie di vestiti. Magliette, camicie, jeans rovinati e lunghi cappotti. Mi piace riaggiustare i miei vestiti, come cucire toppe e fare delle modifiche personalizzate, li sento come se fossero parte di me, della mia persona.

Cosa non può mancare nella valigia di Varg Emil Kristoffer Holmqvist?
Le mie cuffie e una batteria supplementare per il mio telefono – dopo un po’mi manderebbe fuori di testa non avere la mia musica nelle orecchie.

Chi è la tua icona di stile?
La mia icona di stile potrebbe essere una persona di strada: vedere l’individualità che assume la moda nelle persone è di grande ispirazione per me. Senza parlare di cliché, vedo la strada come una passerella con gruppi di stili mischiati in modo creativo. Prendo spunti nei diversi tipi di abbigliamento delle persone che vedo e incontro quotidianamente, e cerco di mescolarli nel modo in cui mi sento comodo e vero.

Il tuo sogno nel cassetto
Trovare la mia strada nel mondo, vedere posti nuovi, incontrare nuove persone e, se ne avrò i mezzi, aiutare le persone che sono meno fortunate. E anche: fare festa con Seth Rogen.

Progetti per il futuro?
Pubblicare un album con la mia band, provare a vivere facendo il modello e viaggiando per il mondo.

www.instagram.com/no_hero_just_wolf/

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Photographer | Tania Alinieri
Stylist | Stefania Sciortino
Grooming | Beatrice Contino
Model | Varg Emil Kristoffer Holmqvist @wonderwall

Nuovi talenti italiani al Men’s Hub: Matteo Lamandini

Modenese, classe 1989, studi all’Istituto Marangoni di Milano e già molte esperienze alle spalle, come la vittoria nel 2014 del contest Designer for Tomorrow, che gli ha permesso di fondare il proprio brand e gli ha dato l’opportunità di disegnare una capsule per Tommy Hilfiger. Abbiamo ritrovato Matteo Lamandini prima all’ultima edizione di Pitti a Firenze e poi come uno dei nomi che ha preso parte al Men’s Hub, il progetto di CNMI, in collaborazione con Vogue Talents, che ha avuto luogo per la prima volta durante le giornate dedicate alle sfilate uomo lo scorso giugno. Abbiamo in quella occasione chiacchierato con Matteo per farci meglio raccontare il suo percorso e le sue proposte.

Quando hai capito che volevi lavorare nella moda e perché una linea tua?
Ho capito che volevo lavorare nel mondo della moda quando, una volta intrapresi gli studi di ragioneria alle scuole superiori, scelsi quel ramo in quanto mi piaceva la divisa dei banchieri, quindi di come mi sarei potuto vestire per andare a lavoro. La decisione di iniziare con una mia linea è dovuta alla vittoria del contest “Designer for Tomorrow” che mi ha permesso di collaborare con Tommy Hilfiger e successivamente di intraprendere un mio percorso personale.

Hai alle spalle collaborazioni con altri marchi, prima della nascita del tuo brand, quali insegnamenti hai ricevuto da queste esperienze?
Ogni casa di moda in cui ho lavorato mi ha lasciato grandi nozioni, ma tutte diverse una dall’altra; ad esempio l’esperienza da Tommy Hilfiger mi ha trasmesso grandi nozioni a livello culturale, metodi di lavoro nuovi e completamente diversi da quelli italiani e, cosa fondamentale, lavorare per lo “sportwear” cosa a me quasi sconosciuta o meglio, che non avevo ancora inserito nel mio recipiente. Marni invece mi ha introdotto nozioni sulla maglieria che non conoscevo e MSGM mi ha insegnato come si lavora, dato che era la mia prima esperienza, e sopratutto le basi per fare una buona ricerca.

Ci racconti la collezione che hai portato al Men’s Hub e quali le caratteristiche principali del tuo stile?
La collezione S/S17 é improntata sull’ambiente berlinese, che personalmento ho avuto modo di scoprire vivendoci; come in ogni collezione sono partito da un aspetto formale per poi andarlo a contaminare con elementi che appartengono ad un mondo opposto, ovvero quello underground; quindi ho inserito il Denim anche nella parte più formale, come ad esempio nei blazer, e tessuti come il gessato in capi che nascono prettamente dal mondo di strada, per ironizzare e rendere più fresco e giovanile qualsiasi elemento presente in collezione.

Da dove arrivano le ispirazioni
Le ispirazioni provengono quasi sempre dal mondo cittadino, unite a concetti artistici come possono essere quadri oppure installazioni.  Viaggiando spesso entro in contatto con cose che inizialmente posso non trovare interessanti ed é proprio da quest’ultime che può nascere sempre qualcosa da cui parto per disegnare.

Tue icone di riferimento? A chi pensi quando crei? Chi pensi possa indossare i tuoi capi?La mia icona di stile é senza ombra di dubbio Thom Browne in persona, mi stupisce sempre! In realtà non penso a niente, libero la mente e parto facendo a volte anche tanti disegni che poi cestino. L’unica cosa che penso, quando creo, è che il capo dovrà poi essere indossato da un pubblico prettamente giovane tra i 25 e 35/40 anni, legato al mondo cittadino quindi cerco sempre di rimanere in ambiti che possano essere adatti a questo tipo di pubblico.

Quanto é importante una esperienza come il Men’s Hub?
È un’esperienza molto importante per un giovane designer, perché ti permette di entrare in contatto con la press e ti può dare visibilità, cosa che all’inizio é essenziale.

C’è tutta una nuova generazione di designer made in Italy, un ricambio generazionale che era tanto atteso, chi ti piace fra questi nomi nuovi, chi senti affine?
Per quanto riguarda l’uomo mi piace molto il gusto di Andrea Pompilio, che proprio un esordiente non è, ci sono alcune caratteristiche del suo lavoro che rivedo nel mio. Invece parlando di cambi di direzione artistica, mi piace molto Alessandro Michele, da poche stagioni alla guida di Gucci.

Progetti e sogni per il futuro?
Il progetto per il futuro é quello di fare crescere il mio brand, quindi di riuscire ad entrare in nuovi mercati.

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Dal Men’s Hub l’esordio di Omar

Modenese di nascita, studi d’arte a Bologna e in fashion design alla Royal Academy of Fine Arts di Anversa alle spalle, Omar inizia la sua carriera nella moda realizzando cartamodelli e lavorando freelance, poi nel 2015 decide di creare un proprio marchio. Fonda una società, lavora sulla brand identity e disegna la sua prima collezione, che ha presentato a giugno 2016 a Milano durante la Fashion Week Uomo, all’interno di Men’s Hub, progetto della Camera Nazionale della Moda Italiana, in collaborazione con Vogue Talents, a sostegno di brand emergenti. E proprio in occasione del Men’s Hub lo abbiamo raggiunto per farci raccontare meglio il suo percorso e la sua visione estetica, che non si focalizza solo sulla moda maschile.

Quando hai capito che volevi lavorare nella moda?
Diciamo che l’ho sempre saputo, ma l’ho realizzato all’ultimo anno di pittura dell’Accademia di Belle Arti. Sono cresciuto nel mondo della moda perché mia madre ha sempre fatto la responsabile dei modelli per Gianfranco Ferrè, sin da bambino disegnavo solo donnine coi vestiti. Poi però ho iniziato il corso di pittura all’Accademia perché pensavo che dipingere fosse la mia strada, alla fine, dopo aver sperimentato varie espressioni artistiche, ho capito che la mia dimensione era la moda. La moda racchiude in sé architettura e scultura, ha un suo senso pittorico e potrebbe essere considerata un’installazione spaziale in movimento. Inoltre credo che sia tra tutte le arti quella più al passo coi tempi e quella che venga più vissuta, nel vero senso del termine.

Hai alle spalle collaborazioni con altri marchi, prima della nascita del tuo brand, giusto? Prima di creare il mio brand ho avuto diversi tipi di esperienze. Mi piace conoscere tutto quello che la mia mente riesce ad assorbire. Sono cresciuto nei circuiti underground, più che fashion, poi ho iniziato il mio percorso nella moda come modellista soprattutto per corsetteria e abiti da sera. Ho lavorato in un atelier specializzato in Haute Couture e abiti per sfilate dove ho potuto collaborare con diversi brand tipo Giambattista Valli, Armani Privé, Blumarine e Dolce&Gabbana. Poi ho lavorato da Missoni come modellista per la prima linea donna e freelance per alcuni uffici stilistici e aziende.

Quali insegnamenti hai ricevuto da queste esperienze?
Sono state molto utili perché mi hanno dato le basi di tutto quello che sono oggi: innanzitutto avendo iniziato come modellista, quando disegno, so esattamente quello che voglio e soprattutto so come farlo e di conseguenza spiegarlo. Riservo molta importanza alla struttura e al cartamodello, tanto che mentre disegno m’immagino la sua costruzione nella mente. Inoltre, lavorare nella corsetteria e nella couture, ma anche nella maglieria, mi ha dato la possibilità d conoscere vari tipi di lavorazioni e finiture che cerco di riproporre con un senso più “street“.

Ci racconti la collezione che hai portato al Men’s Hub e quali le caratteristiche principali del tuo stile?
Quella che ho presentato al Men’s Hub è la prima vera collezione col mio brand , nel senso che è stata la prima ufficiale. Innanzitutto in questa occasione ho voluto unire una collezione maschile con un’anteprima della femminile. Ho sempre pensato che non avesse molto senso dividere l’uomo dalla donna perché mettendoli insieme riesci a dare una maggiore completezza alla linea. Poi, quando inizio a progettare, seguo la mente e la mia mente non divide lui da lei. In questa collezione ho cercato di unire il lato commerciale con quello più concettuale e creativo. Ho riprodotto e interpretato in una veste più “couture” gli abiti tipici da lavoro tipo il grembiule, mantenendone la linearità, la semplicità e la comodità. Ho voluto a tutti i costi i veri tessuti da lavoro, non qualcosa di simile. A livello concettuale invece, sono partito da una foto di un muro di cemento che ho scattato personalmente in una vecchia polveriera in provincia di Modena.

Sicuramente inconsueto, mi spieghi meglio?
Ho un’adorazione per il cemento, mi piace la sua freddezza e la sua austerità, mi piacciono le rovine industriali, tanto quanto le antiche e soprattutto mi piace il muro come concetto, perché racchiude in sé la prigione e la liberta, all’interno sei in gabbia, ma oltre il muro c’è l’infinito che non vedi e quindi l’immaginazione. A tutto questo ho voluto aggiungere un sapore un po’ ghetto chic. Diciamo che quando creo una collezione cerco sempre di mescolare varie componenti anche molto contrastanti tra loro, non seguo in modo lineare il concetto di partenza, ma lo lascio evolvere in modo del tutto casuale, seguendo il flusso naturale della mia mente.

Quale l’importanza di una manifestazione come il Men’s Hub?
È un’esperienza molto importante perché ti dà l’opportunità di essere nel calendario ufficiale della settimana della moda con tutti i benefici che ne derivano, stampa, buyer e vari tipi di contatti. Poi ti può dare l’opportunità di entrare nel fashion system molto più velocemente rispetto al fare una presentazione da solo.

Progetti e sogni per il futuro?
Innanzitutto sono già alla prese con la nuova collezione donna S/S 2017 che ho in testa da parecchio tempo e non vedo l’ora d’iniziarla. Il mio sogno è arrivare alle sfilate, so che al giorno d’oggi la sfilata è un concetto un po’ arcaico, ma credo anche che in realtà sia l’ambizione di ogni stilista.

www.milanomodauomo.it/it/mens-hub

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LA NUOVA COLLEZIONE PRIMAVERA – ESTATE 2017 FIRMATA BERLUTI

Andare sullo skateboard in giardino indossando una polo, giocare in costume da bagno con
il frisbee in pelle Venezia, allenarsi con ai piedi le sneaker Fast Track. Ecco lo spirito della collezione Primavera-Estate 2017 firmata Berluti che è stata presentata il 24 Giugno con un cocktail a bordo piscina all’insegna di un mood è easy e in sintonia con l’estate appena iniziata. La palette della collezione riprende i colori del cielo in tutte le sue sfumature: bianco ottico, giallo sole, turchese, blu navy, rosso ruggine e marrone intenso e gli abiti, day-to-evening, sono pensati per l’uomo di oggi, sempre in movimento; da abbinare ai capi, troviamo oggetti divertenti ed unici nel loro genere, come la corda per saltare, i pesi, le beach racket o il set di pétanque in pelle. Infine, come sempre, sono le scarpe a completare il look, e questa collezione Berluti propone la sneaker Fast Track, che unisce sapientemente la costruzione delle scarpe da running con l’inconfondibile stile classico della calzatura artigianale, la sneaker Playtime è caratterizzata dalle sfumature del blu, mentre il modello Matteo è perfetta per lo skateboard style.
All’insegna dello stile e della libertà di movimento la collezione Primavera-Estate 2017
firmata Berluti viaggerà a Miami, Porto Ercole e Los Angeles.

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