5 brand emergenti da seguire dalle sfilate S/S 2022

La situazione attuale del settore della moda, con tempi e dinamiche frammentarie come non mai e i catwalk costretti, nella quasi totalità dei casi, a migrare sul web, sotto certi aspetti favorisce i designer emergenti, che se prima del Covid erano relegati ai margini dallo strapotere di maison ben più affermate, ora sono posti sullo stesso piano di queste ultime – almeno in teoria – dalla digitalizzazione forzata delle fashion week. Lo hanno certificato i calendari delle sfilate uomo Spring/Summer 2022 di Londra, Milano e Parigi (il Cfda di New York ha preferito accorpare le passerelle maschili e femminili nell’edizione di settembre), infoltiti da un cospicuo numero di brand emergenti.
Vediamo allora cinque tra i nomi più interessanti, distintisi nelle scorse settimane con le rispettive collezioni per la Primavera/Estate del prossimo anno.

Federico Cina

Vincitore nel 2019 del concorso Who is on next? (promosso da Vogue Italia e AltaRoma) e arrivato quest’anno tra i semifinalisti del Lvmh Prize, Federico Cina si prefigge l’obiettivo, ambizioso per un sistema della moda milanocentrico come il nostro, di consolidare l’etichetta omonima mantenendola saldamente radicata nella sua Romagna. Lo stilista, infatti, fa del territorio il centro di gravità del proprio universo creativo, intriso di romanticismo, eleganza rarefatta, tradizioni artigianali (inclusa quella alla base del motivo più rappresentativo del marchio, un intrico di foglie e grappoli d’uva ripetuto sui tessuti, ottenuto pressando la stoffa con stampi di legno intagliati) e rielaborazioni in forma d’abito dell’opera di esimi artisti locali, dall’onirismo di Fellini ai panorami di Ghirri.
E appunto da un topos squisitamente romagnolo origina lo show S/S 2022 Infanzia a mare, con cui Cina trasla i ricordi delle estati trascorse sul lungomare della Riviera (nuance sbiadite dal sole, righe marinare, reti da pesca ecc.) in outfit ariosi e charmant, contrassegnati da volumi fluidi, pull, canotte e shorts all’uncinetto, top annodati in vita, bisacce crochet adatte a portare con sé tutto il necessario per una giornata in spiaggia.




Reese Cooper

Definire Reese Cooper un talento in rampa di lancio è eufemistico; a parlare, per il designer (che si considera un narratore, incline a raccontarsi attraverso gli abiti), sono i fatti, da snocciolare in ordine cronologico: due anni fa, Anna Wintour in persona ha speso per lui parole lusinghiere durante il gala del Cfda/Vogue Fashion Fund (Cooper tra l’altro ha sfiorato la vittoria, guadagnandosi i 150.000$ in palio per la seconda posizione); l’anno seguente, Forbes l’ha inserito nella classifica 30 Under 30 per la categoria Art & Style; sempre nel 2020, StockX gli ha riservato un documentario dal titolo (ironico) We’re Not Particularly Talented, We Just Try Hard. Dal suo headquarter di Los Angeles, questo 23enne dall’aria sorniona firma collezioni in cui campiona gli emblemi dell’American Style (workwear, preppy, abbigliamento sportivo & Co.) infondendogli una vibe rétro, apprezzate da clienti del rango di Travis Scott, Idris Elba e Bella Hadid.
A fornirgli l’ispirazione per la S/S 2022 è stata la location prescelta, un ponte nelle San Gabriel Mountains californiane, passerella ideale per accogliere uscite variamente ispirate all’hiking, dalla vestibilità soft; utility pants, giubbotti, overshirt e maglie tecniche sono i capi preponderanti, da cui occhieggiano fibbie di metallo per agganciare la borraccia termica, accessoriati da borse capienti e robuste scarpe da trekking. I colori sono quelli dell’area circostante, tra sfumature da sottobosco e lampi di rosso e bluette.



Ernest W. Baker

Ernest W. Baker, o come rendere nuovamente desiderabili i canoni sartoriali di un tempo: è questa, in buona sostanza, la stella polare del marchio portoghese attivo dal 2017, così chiamato in onore del nonno di Reid Baker (direttore artistico insieme a Inês Amorim), che ha avuto un grande ascendente sul nipote in termini di stile. D’altra parte i due designer, conosciutisi durante il master alla Domus Academy di Milano, sono sempre stati affascinati dai completi inappuntabili dei gentlemen incrociati nelle vie della città, ed è quindi logico che sia il tailoring l’oggetto privilegiato della loro pratica creativa.
Non fa eccezione la sfilata S/S 2022, un susseguirsi di suit doppiopetto dalle spalle pronunciate, pantaloni svasati con piega al centro, gilet sovrapposti all’accoppiata camicia e cravatta; mise rispettose dei dettami della sartoria d’antan, in cui viene però instillata una vena ora punk, ora fanciullesca, tra pins in ceramica smaltata fissate al bavero, tenute sporty dalla mano serica e roselline apposte su maglieria e denim.



Phipps

Nativo di San Francisco, hippie quanto basta, studi alla Parson School of Design di New York cui sono seguiti incarichi da Marc Jacobs e Dries Van Noten, Spencer Phipps è l’all american boy alle redini della griffe che porta il suo cognome; nata nel 2018 a Parigi, incrocia radici e interessi del fondatore (rintracciabili nell’insistenza su survivalismo, outdoor e un certo pragmatismo a livello di costruzioni e linee), un quid ironico e il tema della nostra epoca, la sostenibilità, che, lungi dall’essere mero espediente narrativo, si configura come un pilastro insostituibile nelle attività della label, dalle certificazioni che ne attestano l’aderenza ad elevati standard ambientali (Gots, Oeko-Tex e Rws) al supporto a organizzazioni come Oceanic Global o Usda Forest Service.
La formula di Phipps mira a scardinare gli archetipi della mascolinità, ed è centrale anche nell’ultima collezione S/S 2022, un’indagine a tutto campo sui codici del menswear più audace e performante: sulla pedana si danno il cambio avventurieri new age (muniti di pants con tasche applicate, zaini, maglioni in pile, anfibi al ginocchio e simili), raver in giacche denim grondanti ricami, toppe e spille, atleti i cui look fanno il verso alle divise di campioni come Dennis Rodman, John Cena o Éric Cantona (ad esempio magliette del Manchester United spruzzate di borchie oppure pantaloni “fiammati”), in un mashup di reference e ornamenti all’insegna dell’upcycling, tra cinture ricavate dagli pneumatici, collane objet trouvé e pantaloni patchwork assemblati da ritagli di pelle.

Phipps Men’s Spring 2022
Phipps Men’s Spring 2022
Phipps Men’s Spring 2022

Youths In Balaclava

Un gruppo di studenti singaporiani, determinati a sfidare consuetudini e convenzioni (anche) vestimentarie della florida città-stato asiatica, dà avvio a una produzione do it yourself di t-shirt, hoodie, jeans e altri basics dello streetwear, partita in sordina nel 2015 e notata due anni dopo da un’eminenza grigia della moda: si può riassumere così la storia di Youths In Balaclava, un collettivo con base a Singapore oggi sotto l’egida di Adrian Joffe (presidente di Comme des Garçons International e marito di Rei Kawakubo, vestale del concettualismo fashion più radicale).
La verve dissacrante è evidente fin dal nome, con il passamontagna assurto a simbolo di una visione ribellistica scevra da vincoli di sorta, ammiccando all’operato di Martin Margiela, che fece dell’anonimato un sinonimo di coolness.
Il défilé più recente del marchio, Ace of Spades (presentato con un filmato dal tono lo-fi), mette in fila pezzi immediati e grafici, dalle felpe lacere alle leather jacket borchiate passando per camicie western, pantaloni cargo multizip e magliette stampate come se piovesse, riproponendo quei capisaldi dello stile urban che gli hanno già permesso di trasformarsi da esperimento creativo a brand strutturato, venduto nei negozi Dover Street Market del citato Joffe.



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