Addio a Sergio Rossi, il maestro delle calzature Made in Italy

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Morto all’età di 84 anni Sergio Rossi, fondatore del brand omonimo, aveva contratto il coronavirus. Un grande imprenditore del distretto romagnolo calzaturiero che ha dato il nome a uno dei marchi più noti del made in Italy.

La sua storia non può prescindere da quella di San Mauro Pascoli, paesino dell’Emilia Romagna noto per la nascita di Giovanni Pascoli, poeta cantore della natura e del quotidiano. Gli anni del secondo dopoguerra vedono la trasformazione del territorio con la sua vocazione calzaturiera.

Il successo dei ciabattini, che giravano per i paesi e le fattorie, determina il cambiamento e il progressivo abbandono delle più tradizionali attività di agricoltura e allevamento. Grazie a lui il paese si trasforma in grande bottega artigianale specializzata nella produzione dei sandali, poi venduti nei piccoli negozi sulla riviera.

Da questa prima attività artigianale nasce e si sviluppa un’industria fiorente, che si specializza sulla calzatura femminile di alta moda. Insieme ai calzaturifici, nello stesso distretto di San Mauro Pascoli nascono e prosperano piccole aziende specializzate nella fabbricazione di semilavorati – suole, tacchi e fondi – e laboratori per il taglio delle tomaie a mano e a macchina.

Un vero artigianato industriale che ha saputo imporsi sul mercato globale, puntando tutto sulla qualità di materiali e manifattura oltre che sull’originalità del design. Così nel 1958 a San Mauro Pascoli viene costruita la Mir Mar, il primo calzaturificio di dimensioni industriali, mentre sono in pieno fermento le vicine città balneari come Rimini, poi celebrata da Federico Fellini nel suo Amarcord.Proprio da questa vicinanza culturale con il grande regista è nata una curiosa leggenda: nel capolavoro “La Dolce Vita” (1960) le décolleté indossate da Anita Ekberg sembrano essere quelle di Sergio Rossi, che proprio in quegli anni costruisce la sua fortuna puntando sulle calzature femminili.

Questo è il contesto da cui inizia l’avventura di Sergio Rossi, che segue le orme del padre, sapiente calzolaio, da cui riprende l’attività nel 1956, realizzando i primi sandali a mano. Proprio da questa storia di autenticità prende ispirazione Riccardo Sciutto, Amministratore Delegato del Gruppo Sergio Rossi, nominatoda Andrea Bonomi, fondatore e presidente di Investindustrial, gruppo finanziario indipendente che acquisisce il 100% dell’azienda dal Gruppo Kering.

Sergio Rossi torna in mani italiane e grazie alla visione di Sciutto inizia il percorso per il rilancio del brand. Il 2016 con la collezione sr1, ispirata a modellia punta squadrata dei primi anni Novanta rappresenta il nuovo inizio, nel segno dell’estetica più genuina del marchio.

Un percorso in cui è centrale la rilettura in modo contemporaneo della propria eredità. Aveva dichiarato nel 1988 Sergio Rossi: Sin dagli inizi della nostra attività industriale abbiamo concentrato tutti gli sforzi nellaricerca della forma, elemento che nella scarpaè di primaria importanza… Dopo la forma, l’attenzione si concentra sugli altri due elementi che completano la struttura di una scarpa di successo: lo stile e la qualità. 

Una volta calibrati alla perfezione i tre ingredienti, il successo diventa semplicemente una logica conseguenza”. Oggi grazie al museo aziendale “Living Heritage” è possibile rivivere tutte le tappe salientidi Sergio Rossi attraverso una selezione di oltre 300 forme in legno tra le più rappresentative e innovative del brand.

Dalla forma del primissimo sandalo “Opanca” del 1966 alle forme a pianta larga e tacco basso degli anni Settanta, alle forme affusolate dei décolleté, fino all’intramontabile pump “Godiva”: una rappresentazione significativa della storia di questo straordinario artista-artigiano della forma. Ancora prima delle importanti campagne fotografiche, Sergio Rossi affida la sua immagine ad artisti e illustratori che hanno creato per lui illustrazioni e disegni riconoscibili e dal tratto ironico.

Tra i primi non poteva mancare l’illustratore e stilista eclettico Alberto Lattuada, che con le sue creazioni e battute ha animato il mondo della moda italiana per oltre cinquant’anni. Poi è la volta di Miguel Cruz, che oltre a creare alcune illustrazioni per pubblicizzare Sergio Rossi nei primi anni’70, è anche stilistache si avvale della collaborazione di Sergio Rossi per la creazione delle calzature da abbinare ai look e abiti delle sue collezioni.

Sempre disegni di grande forza e incisività sono quelli realizzati dallo svedese Mats Gustafson, nome diventato celebre per le importanti collaborazioni con Hermès, Dior e Yohji Yamamoto, oltre che con magazine del calibro di Vogue e Harper’s Bazaar. Quando il marchio arriva al successo scatta il momento di realizzare vere e proprie campagne pubblicitarie che definiscono l’immaginario e la donna Sergio Rossi.

A immortalare le sue scarpe per renderle icone di stile sono chiamati fotografi italiani e internazionali che hanno fatto la storia della fotografia. Si passa da immagini still life dove è protagonista il prodotto, a quelle ambientate e più seducenti grazie anche alla presenza ditop model.

Dai grandi maestri italiani come,per citarne solo alcuni, Piero Gemelli, Oliviero Toscani, Fabrizio Ferri, Giampaolo Barbieri, Marco Glaviano, fino ai più celebrati talenti stranieri, come Albert Watson, Miles Aldridge, Patrick Demarchelier, Steven Meisel, Michel Comte e Peter Lindbergh. Il gotha della fotografia con Helmut Newton in prima fila rende immortale lo stile modernista di Sergio Rossi.

Con lui scompare un pezzo di storia del made in Italy e una figura carismatica della calzatura italiana.

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