British Rock

No, non è morto. Soprattutto quello inglese che, di nuovo, si conferma una certezza. E’ come se nelle vene british scorresse un sangue diverso, più ruvido, dai toni più psichedelici che si equilibrano con lunghi giri di chitarra. Dunque, il rock non è morto. Per fortuna.
Abbiamo tutti nelle orecchie i suoni dei The Rolling Stones, dei The Beatles e anche dei The Clash e dei mitici The Who, ma oggi sono da tenere d’occhio i Slydigs: giovane band di amici – veri – che arriva da Warrington, cittadina nel mezzo della Gran Bretagna, tra Manchester e Liverpool, dove l’accento è più stretto e lo slang più acceso.

Nato sulle radici della disperazione industriale inglese, quella in cui solo l’amore per la musica può salvare quattro compagni di scuola, questo gruppo si è formato sulle note dei big del rock, del blues e del folk. Li abbiamo incontrati prima che aprissero il concerto dei The Who a Milano e prima che dimostrassero di sapere tenere benissimo un grande e palcoscenico e un pubblico esigente come quello per i The Who. Ecco come è andata.

Seduti su tre grandi divani di pelle un po’ sgualciti, l’intervista assomiglia di più a una chiacchierata in un pub della periferia inglese. Sono spontanei, allegri e hanno le idee molto chiare sia parlando di musica che di stile. Si sovrappongono, ridono e ognuno ha qualcosa da dire. Esattamente come degli amici davanti a una pinta di birra.

“La nostra ispirazione viene prima di tutto dai grandi nomi, dal rock degli anni ’60 e ’70 ed è da lì che partiamo” ci dice Dean (chitarrista e voce) dietro ai suoi RayBan scuri, “Sì, ma abbiamo anche dei punti di riferimento oltreoceano, come i Kings of Leon, soprattutto per i primi lavori, o Jack White, oppure per tornare in Europa seguiamo molto gli Artic Monkeys conclude Ben (bassista e seconda voce). Come nella storia del rock, anche i testi degli Slydigs raccontano storie, descrivono vite: sono Louis (chitarrista e voce) e Dean a scrivere le canzoni, ad avere le idee e a portarle nel gruppo finché, insieme, non viene trovata la versione migliore di ogni brano. Qualche accento di psichedelia, molto ritmo, toni blues e una leggera intonazione folk: questa la ricetta della band. “Se ascolti con attenzione, puoi sentire un po’ di folk, appena nascosto, è proprio il nostro carattere” conferma Louis infatti. Estremamente attenti al rapporto con il loro pubblico, sanno benissimo che oggi un artista deve essere presente online ed essere vero, per questo la loro pagina Facebook è sempre aggiornata e ci tengono personalmente a curarla: “Quando i nostri fan arrivano ai nostri concerti pensano di conoscerci già, vogliono vedere l’artista, quello con cui hanno parlato online. E’ importante esserci online, ci piace molto, non ci sentiamo obbligati anzi!”
Lo stile, nell’abbigliamento come negli accessori, per questi quattro ragazzi è molto british, ma c’è qualcosa anche di country, ad esempio in Peter (batterista). “L’immagine che dai all’esterno è molto importante. Non è solo musica, come artista devi dare alla gente qualcosa in cui credere. Ognuno di noi ha il suo stile, l’importante è che ognuno si senta comodo e a suo agio.” afferma Dean, ma poi è di nuovo Ben a sdrammatizzare l’affermazione del suo amico: “Non possiamo fare musica figa che va in radio, e poi la gente ci vede, viene ai concerti, e scopre che non abbiamo stile…faremmo ridere, no?!”
Per questo, e non solo, si sentono ancora più onorati e estasiati per essere stati scelti la seconda volta dai The Who come gruppo d’apertura: “E’ una delle band alle quali ci ispiriamo, sono stati, e sono, un simbolo e non solo per la musica che hanno scritto, ma proprio per il messaggio e l’immagine che hanno trasmesso alla folla” insiste allora Louis. Ma basta la frase di Ben che fa scoppiare tutti a ridere, noi compresi, a mostrare la spontaneità e la genuinità di questa band “Suonare prima di loro è semplicemente fucking monumental!”

www.slydigs.co.uk

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