Cinecult: Il disagio femminile trionfa sul red carpet del cinema di Venezia N° 73

Si è aperto con le scene danzanti di un musical rutilante, ‘La La Land’ con Ryan Gosling ed Emma Stone e si è chiuso con la cavalcata trionfante dell’epico kolossal western fuori concorso ‘I magnifici sette’ remake dell’originale con Denzel Washington e attualmente distribuito da Warner Bros questo 73° Festival del Cinema di Venezia. Il Leone d’Oro non è andato a un film tricolore né tantomeno all’osannato Sorrentino che ha presentato in pompa magna il suo ‘The Young pope’, miniserie televisiva scritta e diretta dall’amato regista ed esponente in parte del filone ieratico del festival, né ad altri autori italiani che secondo alcuni critici poco benevoli hanno bruciato un’occasione in più.
La femminilità prostrata della protagonista dell’interminabile film del filippino Lav Diaz ‘The woman who left’ ha trionfato con il suo bianco e nero sul corpo parlante e ubertoso di una matura e bellissima Monica Bellucci, immortalata senza veli da Paris Match che ha recitato nell’ultimo film di Emir Kusturica nella pellicola ‘On the milky road’. Chi si aspettava scandali, oscenità, drammi ad animare la kermesse della Serenissima è rimasto cocentemente deluso: la Biennale celebrata in laguna sotto lo sguardo di una giuria di prestigio capitanata da Sam Mendes, cineasta raffinato, e composta fra gli altri da Giancarlo De Cataldo, Chiara Mastroianni, Lorenzo Vigas e Laurie Anderson ha premiato alcuni buoni titoli che presto vedremo sui nostri grandi schermi. A cominciare da ‘Animali Notturni’ gran premio della giuria di questa edizione del festival, un film scritto e diretto da Tom Ford, stilista e regista di talento che torna dietro la macchina da presa dopo ‘A single man’ con una storia convincente che concilia il thriller e la suspence con la sua mania estetizzante che lo ha reso giustamente famoso. Nel film giganteggia ancora una figura femminile bella e ricca interpretata da Amy Adams che deve fare i conti con un amore del passato torrido, affascinante e squattrinato come Jake Gyllenhaal fra eros e vendetta.
Le altre dame del Festival hanno suscitato l’ammirazione del pubblico e dei fan ma senza troppo glitter e glamour, usando semplicemente l’arma della seduzione verbale: si va da Emma Stone, la musa di Woody Allen che ha sfilato nel suo scintillante modello di Atelier Versace (marchio apprezzato anche da Rania di Giordania), conquistandosi l’ambita Coppa Volpi per ‘La La Land’ fino a Natalie Portman, anch’essa favorita per la prestigiosa Coppa per il film ‘Jackie’. Il biopic di Pablo Larrain sull’icona americana andata sposa in seconde nozze a Onassis e interpretato con grazia e intensità dalla Portman ha comunque portato a casa un premio alla sceneggiatura per Noah Oppenheim.
Ha fatto un po’ discutere critici e pubblico del festival il Leone d’Argento ex aequo andato a due film radicalmente diversi: il poetico Paradise del formidabile russo Andrei Konchalovsky che ha affrontato il tema dell’Olocausto, e ‘La Region Salvaje’ del messicano Amat Escalante un po’ surreale e poco comprensibile in verità. Fra gli altri riconoscimenti spicca il premio di migliore attore a Oscar Martinez, interprete di ‘El ciudadano illustre’ diretto da Cohn e Duprat, un bel film di sceneggiatura come l’ha definito Emiliano Morreale su ‘La Repubblica’ e quello a Paula Beer per il film ‘Frantz’ di François Ozon che affronta il nazismo da un punto di vista teutonico. Truculento ma lussuoso e sicuramente da vedere il film ‘The bad batch’ un ‘western psichedelico’ firmato dalla regista Ana Lily Amirpour che intreccia tensione drammaturgica e cannibalismo premiato con il premio speciale della giuria. Ha sedotto un’ampia fetta di critici Stehane Brizé con il suo ‘Une vie’ che si rifà all’Ottocento nostalgico e languido di Maupassant. Interessante il gradevole ‘Tommaso’ con Kim Rossi Stuart che con grazia e senza banalità porta sul grande schermo la crisi d’identità del maschio moderno. Ha diviso la platea e il pubblico in sala il film ‘Piuma’ della pisana Roan Johnson distribuito da Lucky Red uno dei film italiani più sorprendenti ma trascurati dalla giuria non giustamente: esorcizza la paura diffusa di fare un figlio con spirito, ottimismo e ironia. Fra gli altri ci sono anche ‘Spira Mirabilis’ e ‘Questi giorni’ di Giuseppe Piccioni con un cammeo di Margherita Buy. Premio di consolazione al documentario sugli esorcismi ‘Liberami’ di Federica Di Giacomo vincitore della sezione Orizzonti.. E sono proprio i documentari quelli che ricorderemo forse di più di quest’ultima edizione n°73 del Festival: da quello, distribuito da BIM sulla vita di Rocco Tano, alias Rocco Siffredi realizzato da Thierry Demaizière e Alban Teurlai e presentato alle Giornate degli Autori fino a due docufilm sulla moda. Il primo diretto da Dario Carrarini, ‘L’eleganza del cibo’ che è l’evoluzione cinematografica di una mostra approdata perfino a New York con i suoi addentellati fra food e fashion mentre il secondo, dedicato alla direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani, ‘Franca, Chaos and creation’ girato dal figlio fotografo Francesco Carrozzini penetra nell’intimo di una delle donne più potenti e temute del fashion system scavandone l’anima.

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