Cinecult: E poi c’è Katherine di Nisha Ganatra

Le donne hanno assolutamente una marcia in più, soprattutto al cinema. Lo conferma il bel film di Nisha Ganatra ‘E poi c’è Katherine’ distribuito da Adler Entertainment e appena arrivato sui nostri schermi. Una storia agrodolce dagli interessanti risvolti sociali e ricca di spunti di riflessione sulla condizione dei sessi e anche sui sentimenti, in cui il punto di vista femminile é inequivocabilmente preponderante.

In sostanza un’analisi di spessore sull’empowerment femminile nell’epoca 4.0 dominata dai social. Se avete amato ‘Il diavolo veste Prada’, ‘Broadcast news’ e ‘Quinto potere’ questo è il vostro film e sicuramente per ritmo, sense of humour e capacità di introspezione, non rischia di annoiarvi. Katherine Newbury -interpretata da una sfolgorante Emma Thompson sul cui talento leggendario pare che il personaggio sia stato perfettamente costruito- è la conduttrice di un talk show comico e brillante di grande successo che l’ha portata sulla cresta dell’onda per 10 anni.

Ma ora l’inappuntabile donna in carriera dello showbiz che ha sempre puntato sull’eccellenza senza compromessi soprattutto nel lavoro, con un marito invalido malato di Parkinson, Walter Lowell appassionato di musica e intellettuale di statura (un bravissimo John Lithgow), in sostanza un manager in pensione di comici di categoria che l’ha sempre affiancata devotamente, all’età di 56 anni suonati si deve rimettere in gioco.

Il suo show registra un drastico calo di ascolti, e Katherine rischia di perdere il trono di regina del cabaret di tarda serata. Siccome si è fatta la fama di una perfida misogina, per manifestare uno spirito di maggiore apertura e solidarietà femminile, decide di assumere una stagista donna e per di più indiana, Molly Patel (che nel film è interpretata da Mindy Kaling, co- sceneggiatrice del film). Sognatrice e idealista Molly è la prima che, in una redazione di soli uomini e per di più maschilista, ha il coraggio di criticare l’algida Katherine e di confutare le sue idee.

Interessante la svolta social di Katherine che per far impennare gli ascolti del suo programma si cimenta nello storytelling attraverso video gag spassose, ricevendo in trasmissione youtuber vagamente trash.

Il film è un’analisi abbastanza stimolante delle trappole della celebrità e del costo del successo. In un mondo dominato dagli uomini le donne devono giocoforza rinnegare la loro femminilità. Ma Katherine non ci sta, e tantomeno Molly, che è il grillo parlante e la coscienza critica della lady di ferro. Magistrali i dialoghi dal ritmo incalzante ed euforico, notevoli e assai azzeccati i costumi curati nei minimi dettagli da Mitchell Travers che definisce bene l’evoluzione del personaggio Katherine lungo l’arco del film, dal mood mannish alla progressiva femminilizzazione atraverso tagli e volumi più morbidi.

Luci e ombre sullo stardom e su un mondo che sa riscoprire l’eticità e il valore del multiculturalismo, delle relazioni umane e dell’integrazione multi-etnica. Un bello schiaffo a Trump e alla sua politica sciovinista. Il film propone anche una revisione della questione del Me-too dal punto di vista maschile ribaltando i cliché e le opinioni consolidate attraverso delle trovate che animano una sceneggiatura molto smart e fresca che non conosce zone d’ombra.

Nel cast funzionano molto bene sia Hugh Dancy, nella parte di un cabarettista un po’ Casanova, sia l’autore dei monologhi del programma TV Tom Campbell, ruolo affidato al talentuoso Reid Scott. E non è escluso a parere di chi scrive che questa ottima prova di recitazione possa valere alla Thompson, due volte premio Oscar sia come sceneggiatrice (Ragione e sentimento) che come attrice (Casa Howard), una terza meritata statuetta. Ci rivedremo ai Golden Globe, noi intanto tifiamo per lei.

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