Cinecult: Ghost in the shell di Rupert Sanders

Vertiginoso e ipervisivo l’attesissimo ‘Ghost in the shell’ diretto da Rupert Sanders e distribuito da Universal Pictures International Italia non è solo un film sci-fi in 3D ben costruito, carico di tensione e di romanticismo, ma è anche uno spietato atto d’accusa contro i rischi della tecnocrazia e della robotica che sempre più prospettano ipotesi realistiche e inquietanti di convivenza fra uomini e macchine. In un futuro non troppo lontano, il Maggiore Mira (Scarlett Johansson) è il primo essere del suo genere: un’umana salvata da un terribile incidente e modificata ciberneticamente con il contributo di una dottoressa piena di dubbi (Juliette Binoche) allo scopo di ottenere il soldato perfetto, il cui compito è quello di fermare i criminali più pericolosi del mondo. Il suo corpo è integralmente rifatto in laboratorio ma il suo cervello e la sua anima sono vivi e veri. Quado il terrorismo cyber raggiunge un nuovo livello che prevede la capacità di penetrare nelle menti delle persone e controllarle ad opera del temibile Kuze, il Maggiore diventa l’essere più qualificato per contrastarlo. Mentre si prepara ad affrontare un nuovo nemico, il Maggiore scopre però che le hanno mentito: la sua vita non è stata salvata, le è stata rubata così come i suoi ricordi. Fuggita da casa per inseguire i suoi ideali è rimasta vittima degli esperimenti di una grossa azienda che macina fatturati sulla cibernetica e sullo sfruttamento delle opportunità derivanti dalle nuove frontiere fra uomo e macchina. Dopo la sua scoperta Mira non si fermerà davanti a nulla pur di recuperare il proprio passato, scoprire chi le ha fatto ciò e riuscire a bloccarlo prima che possa fare la stessa cosa ad altri. Tratto dal famoso manga della Kodansha Comics scritto e illustrato da Shirow Masamune, il film basato sull’algida carnalità e la corporeità diafana e cristallina della Johansson affiancata nel cast da Michael Pitt e Takeshi Kitano oltre che dalla già citata Juliette Binoche, la dottoressa ‘pentita’ di ciò che ha fatto a Mira, è per citare la produzione, una ‘parabola sui pericoli della tecnologia che solleva questioni filosofiche interessanti legate ad un ambiente futuristico, ma altrettanto rilevanti per il mondo contemporaneo. Esplora ciò che ci definisce come individui – la nostra storia messa a confronto con le nostre azioni. E riesce a fare tutto questo, nell’ambito di un grande film d’azione molto travolgente’. In realtà il film, caratterizzato da immagini epiche, potenti e d’impatto secondo lo stile narrativo tipico dei manga, è molto trasversale e attraversa vari generi: dal thriller alla fantascienza, dal drammatico al poliziesco. Girato fra la Nuova Zelanda e Hong Kong il film sembra ambientato in una Tokyo del futuro. In attesa di vedere il nuovo film su Lara Croft con Alicia Vikander la Johansson recita con grande disinvoltura nel suo ruolo di guerriera sexy cyber un po’ androgina, con la benedizione di Steven Spielberg che ha scoperto la storia grazie alla figlia nel 2008, lo stesso anno in cui ha acquisito i diritti cinematografici insieme alla Dreamworks per realizzare un adattamento live action del manga di Masamune Shirow.
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