Cinecult: Jackie di Pablo Larrain

Racconto struggente di una moglie, una madre amorevole e di una donna dal tormentato destino, Jackie Kennedy, il film biografico ‘Jackie’ diretto da Pablo Larrain distribuito da Lucky Red è uno spettacolo di rara umanità e autenticità pur sotto la superficie sofisticata, suggestiva e sfarzosa. Il regista di ‘Neruda’ ‘No-i giorni dell’arcobaleno’ e ‘Il club’ ha firmato un nuovo capolavoro vincitore all’ultimo festival del Cinema di Venezia del premio per la migliore sceneggiatura e candidato a 3 premi Oscar dei quali uno per la miglior attrice protagonista Natalie Portman, uno per la migliore colonna sonora di Mica Levi, uno per i migliori costumi di Madeline Fontaine, premiata per questo film ai British Academy Film Awards e ai Critic’s Choice Movie Awards. Il film racconta le ore e i giorni della vita di Jackie Kennedy immediatamente seguenti l’assassinio a Dallas del presidente peraltro ricostruito con grande meticolosità e sublime senso del dramma. Jacqueline Bouvier fu una delle first lady più giovani di tutta la storia americana: aveva solo 34 anni quando suo marito John Kennedy venne eletto Presidente. Dotata di stile e senso per il bello e per le arti che proteggeva da umile garbata e munifica mecenate qual era, e giornalista mancata, lasciò un segno indelebile nella storia americana anche per le scelte coraggiose che dovette intraprendere subito dopo la drammatica perdita del marito che riuscì a trasformare in una leggenda. Con un taglio intimistico e intensi primi piani la macchina da presa segue Natalie Portman-Jackie attraverso le stanze di quella che la signora considerava più che la Casa Bianca la ‘Casa del popolo’ e che aveva rinnovato con pochi, piccoli tocchi e un gusto squisito per conferire calore a una dimora ufficiale abitata da tanti capi di stato. Il film mostra una Jackie Kennedy privata molto determinata, mossa sempre dalla ricerca della verità soprattutto quando esprime la sua visione della storia e della moralità pubblica e privata al giornalista (Billy Crudup) che la intervista appena dopo la morte del marito. “Dò molto valore alla mia privacy, l’ho sempre fatto” dice durante il film. La donna si dibatte nelle traversie sulla scelta del miglior funerale per il marito morto e nella gestione dei rapporti con i figli di cui deve assicurare la sicurezza a volte discutendo animatamente con Bob Kennedy (Peter Sarsgaard) personaggio problematico che nel film afferma: “La storia è crudele, non ci dà tempo; siamo solo della belle gente, cosa abbiamo concluso? John Kennedy avrebbe potuto fare così tanto!”. Lei è sempre al centro di tutto e ammette la sua vanità e i suoi limiti pur combattendo contro i formalismi dell’establishment che la circonda e un po’ la soffoca: anche quando trattiene la rabbia e la disperazione per quanto è accaduto, Jackie mantiene sempre un contegno estremamente dignitoso e gentile come una vera first lady deve essere. Interessante il confronto dell’ex first lady con l’attore John Hurt un titano del cinema che nel film è Padre McSorley, confessore di Jackie. L’attore si è spento per un cancro al pancreas un mese dopo l’uscita del film. Bella l’immagine di Camelot metafora di una bella favola storicamente condivisa dalla famiglia Kennedy.

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