Cinecult: Martin Eden di Pietro Marcello

Segni particolari bellissimo: ci riferiamo al film ‘Martin Eden’ diretto da Pietro Marcello distribuito da 01 Distribution Rai Cinema e interpretato da Luca Marinelli, vincitore, e a ragionissima, della coppa Volpi di Venezia 76 come migliore attore protagonista.

Il film che racconta la emancipazione grazie alla cultura di un uomo povero e umile ma molto fiero, è uno dei più belli che chi scrive abbia mai visto.

Quanto all’ottimo Marinelli, lui è uno che spacca l’obbiettivo e conquista lo schermo. Carismatico ambasciatore dell’eccellenza italiana nell’acting nel mondo, è sicuramente uno che ha la stoffa e non solo per i suoi film precedenti (non ha perso mai un colpo da ‘Tutti i santi giorni’ a ‘il padre d’Italia’ fino a ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’) ma anche per la formidabile capacità di sviluppare un personaggio, e quello del protagonista dell’omonimo romanzo di Jack London era assolutamente stimolante e in parte anche complesso e tormentato.

Dice il regista Pietro Marcello: “Martin Eden racconta la nostra storia, la storia di chi si è formato con la cultura incontrata non in famiglia, o a scuola, ma lungo la strada; è il romanzo degli autodidatti e di chi dalla cultura in parte è rimasto deluso.

Oltre una prima lettura, però, Martin Eden non racconta solo la storia di un giovane proletario che, per amore di una ragazza altolocata, ambisce a diventare scrittore: è anche il ritratto di un artista di successo –un autoritratto a tinte fosche dello stesso Jack London – che smarrisce fatalmente il senso della propria arte”.

Il personaggio si dibatte in un dilemma pirandelliano fra forma e vita, fra il successo e la sua crisi d’identità, fra ambizioni e rimpianti, si direbbe un ‘soggetto sbarrato’ come l’uomo tratteggiato dal filosofo Jacques Lacan.

Interessante l’ambientazione: una Napoli degradata, umiliata e offesa ma orgogliosa e dignitosa alla quale è bello tornare dopo vicissitudini in mare.

Ci sono tanti buoni motivi per andare a vedere questo film: per chi ha letto il romanzo di Jack London del 1908, per chi ama i film dai grandi ideali come ‘Novecento’ (e questo film é carico di vibranti ideali), per chi ama i film storici, per chi si vuole emozionare per una storia che racconta come eravamo e come siamo tuttora, per chi ama coniugare romanticismo e lotta di classe.

Un film ambientato nel passato ma rivolto al futuro: il fulcro é un umanesimo vitalistico. L’impianto drammaturgico é molto pregevole, la fotografia curatissima, il cast del tutto interessante (ci sono Chiara Francini e Giordano Bruno Guerri accanto a Carlo Cecchi che nel film è Russ Brissenden, colui che nel film inizia Martin Eden al socialismo dal quale però il giovane scrittore prende presto le distanze) e si percepisce un certo gusto neorealista che riecheggia il Pasolini migliore (Teorema ad esempio), con uno spleen di fondo che avvolge uomini e luoghi.

La fotografia esprime un’idea di vintage, di già vissuto ma mai trito, anzi. Le immagini sembrano parzialmente sgranate come alla luce di un color seppia, ma molto attenuato. Tanti i bellissimi primi piani, il regista è un virtuoso della macchina da presa.

E dulcis in fundo, Giorgio Armani non poteva resistere a vestire questo incredibile attore, dato che a cominciare da Richard Gere ha segnato l’ascesa professionale dei più grandi attori di Hollywood. Onore al merito anche a lui per l’outfit blu e nero che Marinelli sfoggiava alla cerimonia di premiazione di Venezia 76 quando ha oltretutto dedicato il film a tutti i migranti. Anche per questo davvero un bellissimo film. Non perdetelo.

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