Cinecult: Paterson di Jim Jarmusch

Per Paterson, ‘il cellulare è un guinzaglio’, il tempo è ‘la quarta dimensione’ e ‘E’ sempre un altro giorno. Il sole sorge ogni mattina e tramonta tutte le sere’. Queste poche citazioni tratte dal film ‘Paterson’ scritto e diretto magistralmente da Jim Jarmusch e distribuito da Cinema di Valerio De Paolis racchiudono già da sole l’essenza di una pellicola d’autore acclamata come ‘film della critica’ dal Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici Italiani con questa motivazione: “commedia anti modernista e caustica che conferma e rinnova una volta di più la poetica del regista, in grado di fondere con estrema naturalezza lirismo e abituale quotidianità”. Paterson (Adam Driver), che si chiama come la città dove vive e lavora nel New Jersey, Stati Uniti, è un uomo fortunato: conduce una vita tranquilla appagato nel lavoro e negli affetti. Il suo lavoro di conducente di autobus, apparentemente abitudinario, gli consente di guardare il mondo e la società da vari punti di vista e con la percezione di un vero poeta dato che nelle pause fra una corsa e l’altra il protagonista scrive versi molto intensi. Inoltre convive, innamorato e riamato, con l’eclettica creativa Laura (Golshifteh Farahani) che si veste in bianco e nero, sogna di diventare una cantante country imparando a suonare una chitarra anch’essa bianca e nera ed è abilissima nel preparare deliziosi cupcake, sempre in tema con la sua ossessione per il black and white. La poesia di Paterson è nelle piccole cose, apparentemente ordinarie, è nel mondo della cultura black e del club dove si reca ogni sera a bere birra e a osservare la ‘commedia umana’ che gli scorre davanti agli occhi, è nella visione della vita che, secondo il protagonista, è strutturata come una scatola da scarpe, ama le poesie di Emily Dickinson, i versi di William Carlos Williams e le opere di Dante e Petrarca: Jarmusch è un grande fan della letteratura e della storia del nostro paese, passione forse trasmessagli da Benigni all’epoca di ‘Daunbailò’. Spassoso e davvero esilarante Marvin, il bulldog-personaggio di Laura e Paterson che dispettosamente fa in mille pezzi il taccuino dove il protagonista geniale ha messo nero su bianco le sue poesie. Il film fa riflettere sulle vite favolose e creative, cariche di talento e di passione vissute da persone che svolgono lavori ordinari e trasmette sensazioni positive nella reiterazione dei gesti quotidiani che lo sottraggono alla banalità e lo elevano all’eccezionalità dei sentimenti più autentici e di un’introspezione mai stucchevole. Da non perdere.

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