Cinecult: Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson

Immaginate un pianeta abitato da creature aliene immerse nell’acqua e nelle perle che vivono di pesca, un universo popolato da 30 milioni di persone che parlano 5.000 lingue come una Babele avveniristica, una performer poetica e trasformista circondata da un luna park infinito e una coppia romantica e scanzonata alla ricerca del vero amore. Mescolate il tutto e avrete l’ultimo, ironico, surreale capolavoro di Luc Besson, l’attesissimo ‘Valerian e la città dei mille pianeti’ distribuito da 01 Distribution Rai Cinema tratto dal romanzo a fumetti ‘Valerian e Laureline’ di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières. Il film girato interamente alla Cité du Cinéma di Besson alla periferia di Parigi in poco più di un anno, è una favola pop sci-fi dominata dall’idealismo e dal principio che il futuro del nostro pianeta è affidato all’acqua. La trama si svolge nel 2740 e il maggiore Valerian (Dane DeHaan già ammirato in The Amazing Spiderman 2-il potere di Elettro) accompagnato dalla tosta e romantica sergente Laureline (una sorprendente Cara Delevingne vista in Suicide Squad, che crede nell’amore e punta a trovare l’uomo giusto e metter su famiglia) sono due agenti speciali incaricati di mantenere l’ordine nell’universo, rappresentato da Alpha, dove convivono specie diversissime come mostriciattoli buffi dallo strano becco e meduse soffici come sete e in cui coabitano gli esseri umani. Mandati in missione speciale per recuperare l’ultimo esemplare di una specie apparentemente estinta, si trovano a dover fronteggiare mille avventure, imbattendosi in un esilarante e spettacolare spazio cosmico popolato di divertenti creature . Come Bubble, marziana dell’intrattenimento interpretata da Rihanna intrappolata in un bizzarro e coloratissimo luna park gremito di surreali creature e gestito da un improbabile Ethan Hawke. Bubble cita a memoria i più grandi poeti e sa trasformarsi in qualunque essere lei voglia, una prova superata a pieni voti da un’artista già di per sé camaleontica che è convinta che ‘La vita è uno strazio quando non hai una vera identità” evocando la diversità dei trans gender e con la fede romantica che ‘L’amore che si può quantificare è da elemosinanti”. Nel film Besson ha voluto ricostruire una ONU del futuro affidando il ruolo malefico e arrogante di despota totalitario al comandante interpretato da Clive Owen e rappresentativo degli intrighi dei governi e dei militari al servizio dell’ingordigia del genere umano. Film positivo con una sua sana morale e un impianto scenico di effetti visivi davvero stupefacente specialmente quando evoca la purezza dell’amore e il mito del Buon Selvaggio fra Africa e Nuova Atlantide. Da vedere.

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