DALPAOS brand project: visioni stregate per l’emergente più cool del triveneto

Abbiamo sete di ottimismo e lo sguardo di DALPAOS è volto verso un mondo fatto di bellezza non convenzionale. 

Finalista di Who’s on Next 2020, Nicola D’Alpaos, bellunese con un background londinese, ha una particolare dedizione a tutta l’estetica green e a tutto ciò che si sviluppa nel segno della fluidità di genere. Nonostante il suo essere emerging ha all’attivo numerose collaborazioni con aziende del Made in Italy e Start Up, per lo più estere, seguendone idee, campionature e produzioni. 

The plant lover. Nella Fall/ Winter 21- 22 DALPAOS racconta una serie di piante velenose e droganti per svelarne le proprietà benefiche ed il loro aspetto artistico ed unico invece che quello distruttivo. 

In che modalità l’ispirazione è giunta dall’affascinante mondo dell’Enciclopedia Botanica? 

Ho sempre avuto una grande passione per la progettazione ed il design di giardini e parchi così come per tutte le tipologie di piante, soprattutto ornamentali.
Disegnando la collezione ed immaginandone una sua presentazione digitale, ho pensato fosse interessante rendere omaggio all’Alpago, mio luogo d’origine, in cui è stato ambientato il video di presentazione della collezione, inserendo un’inusuale selezione di piante e funghi stampati e ricamati. 

Lo studio attento dei pattern, tutti rigorosamente disegnati e dipinti a mano, prima di essere digitalizzati; nonché le stampe ad acqua, i ricami e l’uncinetto. Come è strutturato il processo artigianale dietro DALPAOS? 

La cosa affascinante di questo lavoro è la possibilità di spaziare con le tecniche di lavorazione: si può partire da una moderna stampa digitale e finire con un ricamo fatto all’uncinetto creato da persone che hanno appreso la tecnica che le è stata tramandata per generazioni.
Dopo aver sviluppato l’idea nascono collaborazioni con artisti, artigiani ed aziende che ci portano al risultato finale.
Credo sia interessante creare il giusto equilibrio all’interno di una collezione presentando capi industrializzabili affiancati a pezzi unici che possano essere prodotti in edizione limitata. 




I nostalgici degli anni Novanta hanno acclamato il movie presentato durante la MFW, DALPAOS WITCH PROJECT chiaramente ispirato a una delle pietre miliari dell’horror, “The Blair Witch Project”. Raccontaci come è avvenuto il colpo di genio. 

Immaginando la presentazione digitale della collezione “Optimist” con cui il brand avrebbe debuttato nel calendario della MFW, si sono aperte molte ipotesi. 
Ho voluto scartare a priori lo sviluppo di un video mood o di qualcosa di prettamente emozionale iniziando invece a ragionare ad un cortometraggio dalla trama più strutturata. 

Non è stato difficile trovare la storia su cui basarci: da appassionato del genere ho pensato che “The Blair Witch Project” fosse il perfetto esempio di narrazione che potesse funzionare con la collezione.
Una volta individuato il fil rougue nel cuore sagomato, diventato simbolo del brand, la trama si è presto sviluppata.
La foresta del Cansiglio, vicina al mio luogo d’origine, si adattava al contesto immaginato: con l’aiuto dei miei collaboratori è stato divertente immaginare il percorso da sviluppare basandoci in parte sul film originale ma stravolgendone canoni estetici e significato.
DALPAOS WITCH PROJECT ruota attorno al dna del brand che unisce la passione per l’arte nelle sue varie sfaccettature, per l’ambiente, il design la reinterpretazione. 

Interamente prodotto a livello local, e nei luoghi dell’infanzia , il corto narra i look della collezione intrisa di dettagli urban, materiali provenienti da deathstock o di reciclo, in contrasto con le locations naturali, imperve e desolate. Il casting, inoltre, raggruppa attori che lavorano in diverse zone d’ Italia e all’estero. Quanto è stato complicato produrlo durante le restrizioni pandemiche? 

La decisone di presentare un progetto di questo tipo è stata senz’altro dettata anche dalla fattibilità di produzione viste le numerose restrizioni.
Girando interamente all’aperto, gli attori hanno potuto mantenere ampie distanze sentendosi sicuri e a proprio agio; anche tutto lo staff dietro le quinte ha potuto lavorare in maniera più serena godendosi luogo e atmosfera. 

Molte scene sono state girate autonomamente dagli attori per ricreare quell’effetto amatoriale necessario perchè il corto funzionasse.
Gli attori non sapevano cosa sarebbe successo di preciso durante le riprese rimanendo all’oscuro di cosa avrebbero trovato e dove sarebbero arrivati. Nel briefing iniziale, così come nel copione da seguire, abbiamo spiegato loro il ruolo da interpretare e alcuni punti focali senza che avessero però alcuna idea di cosa sarebbe capitato in realtà. 

Così come The Blair Witch Project ha visto un sequel, sicuramente meno fortunato nel primo, la prossima collezione si muoverà sullo stesso filone oppure sonderà sentieri finora inesplorati?

Ogni nuova stagione è una grande opportunità per esplorare e sperimentare, questo settore si nutre di creatività che ci permette di ideare e sviluppare sempre cose nuove. Con la fine di una collezione sento la necessità di cambiare ed immergermi in qualcosa di differente mantenendo però saldo il dna del brand. 

Special content direction & interview Alessia Caliendo

Photographer Lorenzo Acqua 

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