Emporio Armani, i quarant’anni dell’aquilotto che parla alle nuove generazioni

Emporio Armani compie quarant’anni: un traguardo raggiunto osservando una generazione in continuo cambiamento. L’aquilotto sfila in Armani Teatro con un power dressing che promette una primavera/estate 2022 al passo con una leggerezza che continua a essere simbolo di uno stile di vita piuttosto che una tendenza. Un esercizio che nell’immediatezza espone, in vetrina, una cura nei dettagli maniacale; un potente messaggio che pone una questione primaria: nelle collezioni del Re della moda italiana, il buon gusto non va mai in vacanza. Secondo Oscar Wilde, che per anni diresse la rivista di moda femminile The Woman’s World, “O si è un’opera d’arte o la si indossa”, un mantra per l’algido stilista piacentino che ha fatto del rigore estetico, la sua firma.

Lo show, che si apre con una serie di highlight della collezione, presenta una co-ed ben equilibrata. Donna e uomo sfilano insieme proponendo una spring/summer 2022 all’insegna di capi iconici come la giacca destrutturata, i pantaloni con pinces e ancora casacche e parka dal taglio esotico. Nonostante le differenze tra il guardaroba maschile e quello femminile, il costante dialogo tra due universi differenti si fa sempre più serrato. Nel deserto immaginario di Emporio Armani, le contaminazioni esotiche compiono un lungo percorso nella contemporaneità.

“I primi 40 anni di Emporio Armani” vengono celebrati da un prodotto editoriale – niente di più prezioso – un numero speciale di Emporio Armani Magazine, diretto come i precedenti numeri da Rosanna Armani. Accompagnato da un doppio CD contenente brani musicali dalle sonorità
lounge e clubbing selezionati con la collaborazione di DJ Ravin
. La relativa versione in vinile, con nove tracce e prodotta in edizione limitata, riporta sulla superficie l’immagine della copertina del magazine ed è in vendita da settembre nei punti vendita Emporio Armani delle principali città d’Europa e a seguire nel resto del mondo.

Gorgeous George – così fu definito sulle pagine della rivista americana Time – ebbe il merito di introdurre elementi maschili, nel guardaroba femminile. Negli anni Ottanta, dopo aver detto addio agli studi in medicina e in seguito una lunga gavetta come vetrinista a La Rinascente iniziata negli anni Sessanta, a quarant’anni debutta nel prêt-à-porter con il suo eponimo marchio. Armani è simbolo di una rivoluzione estetica che libera l’uomo dalla corazza del completo borghese e, in un certo senso, capta l’idea geniale del collega francese Yves Saint Laurent, ridisegnando l’archetipo femminile. E se per Yves, sono Betty Catroux e Ines de la Fressage, le sue muse, il re del Made in Italy si ispira alle borghesi e alle imprenditrici milanesi.

Le sue doti, indiscutibili, furono notate da Nino Cerruti nel ’65, che lo assume come stilista per la sua ditta di confezioni, Hitman. Perfezionista qual era, inizia a lavorare sui potenziali del tessuto riuscendo a realizzare modelli che permettessero di rispiarmare tessuto. Riduce ilo quantitativo di bottoni sulla giacca e destruttura il suo interno. Ideologicamente, l’evoluzione della giacca si propone nel blazer di velluto nero, nel caban andino e nella giacca a spalla tonda. Sette anni dopo, e grazie all’incontro di Sergio Galeotti (un aspirante architetto viareggino e compratore di modelli), Armani apre il suo ufficio di consulenza in Corso Venezia, a Milano. Ci vorranno due anni, nel ’73, prima che lo stilista piacentino possa cedere alle lusinghe di Galeotti. Quest’ultimo organizza la struttura societaria, Armani produrrà solo idea: con l’accordo con Gft, il ready-to wear entra nella fabbrica sotto la cura dello stilista.

Nell’81, Giorgio lancia la linea Emporio Armani. L’aquilotto spicca il volo quattro decenni fa, quando Giorgio Armani intuisce che i giovanni dell’epoca nutrono la necessità di crearsi un’immagine solida, attraverto un abbigliamento curato e lontano dall’estetica hipphy che aveva predominato l’ultimo ventennio del Novecento. Si va, dunque, a delinearsi il profilo del boomers e dello yuppy (young urban professional) che indossa la giacca e la cravatta con disinvoltura. Promotore del power-look è Armani, sostenuto dai colleghi Hugo Boss e Ralph Lauren. Lo stile dello stilista italiano, un mix tra Miami Vice e American Gigolò, conquista le strade e il pragmatismo dei ricchi che indossavano le sue creazioni affermando, di fatto, il potere del denaro e contribuendo a far crescere la fama di The King in tutto il mondo. Da lì a poco, avrebbe affermato: Quello che propongo in passerella è esattamente il prodotto che i miei clienti trovano nei negozi. La moda è sostanza, non serve esagerare. Ho sempre rifiutato l’omologazione alle cosiddette tendenze e sono rimasto me stesso, anche se ogni stagione procedo per piccoli aggiornamenti di stile.

 Le donne non hanno più bisogno di armature per vincere le loro battaglie nelle stanze dei bottoni e per questo ho alleggerito la giacca per conferirle una nuova dolcezza”. Armonia ed equilibrio che trasferirà dalla prima collezione alla giovane Emporio Armani, che con un’astuta azione di marketing riesce a conquistare un target ben lontano dal suo principale mercato, i vent’enni. Nello stesso anno, dopo le critiche ricevute per la collezione ispirata da antichi costumi giapponesi visti nel film Kurosawa, Armani decide di non sfilare per una stagione. Una ribellione che gli permetterà di posare sulla copertina del Time. Una mossa intelligente e ben pensata poiché il fatturato, nell’82, triplica.

Nell’83, il pret a porter Giorgio Armani sarà ribattezzato Borgonuovo 21, la strada nel quale è ubicato il palazzo acquistato dagli eredi di Franco Marinotti. Alla morte di Galeotti, avvenuta nell’85, Armani rimane solo ma ricostruisce l’immagine della sua donna intruducendo, un anno più tardi, gli abiti da sera. Inizia a collezionare diversi riconoscimenti come i tre premi Occhio d’Oro, per la migliore collezione della stagione.

Gli anni Novanta incedono nel nome del blazer che, man mano, diventa sempre più slim. Si riduce la silhouette e si avvia un processo di contaminazione come nel ’94, quando Giorgio mixa tessuti pregiati allo stile casual. La sua palette, generalmente dati toni freddi, diventra vibrante ispirandosi alla tavolozza colori di Matisse. Nel ’97, il sophisticated grege, conosciuto come Greige, diventa la tonalità eletta del designer: il grigio si mischia al beige per un risultato, appunto, sofisticato.

Negli anni 2000, l’autorevolezza del designer piacentino non conosce mutazioni. L’immagine del suo marchio, glamour e forte, continua a conquistare i mercati americani e asiatici. La donna Armani entra nel terzo millennio con garbo, forza e fascino e si addolcisce con elementi iper femminili con il tulle che diventa eletto per l’ispirazione autunno/inverno 2001-02 che disegna un defilé per un “balletto che è l’apoteosi dell’eleganza”.

Negli anni, Giorgio Armani ha prodotto diverse collezioni: Armani Privé, Giorgio Armani, Emporio Armani, Armani Collezioni, AJ, Armani Jeans, A/X Armani Exchange, Armani Junior, Armani Teen, Armani Baby e Armani Casa, con un aggiornamento odierno alle 3 linee vincenti Emporio Armani, Giorgio Armani e AX Armani Exchange.
Visonario com’è, The King crede fortemente nell’influenza che l’arte ha nella moda. Condizionato da tale pensiero, nell’aprile 2015, in via Bergognone a Milano, inaugura il suo Armani/Silos: uno spazio espositivo dove alle esposizioni, si alternano gli show delle sue sfilate. All’interno del suo museo, il 26 settembre 2020, lo stilista fa entrare le telecamere della TV per registare il docu-film che sarà trasmesso su LA7. Il documentario racconta la storia dello stilista con la voce narrante delle persone che gli sono stati accanto lungo la sua fortunata carriera: da Pierfrancesco Favino, a Cate Blanchette e Juliette Binoche, sue muse non solo per l’Alta Moda ma anche per la linea beauty del marchio.  

Ed è proprio nell’headquarter dello stilista, in via Bergognone, che sarà possibile, fino al 6 febbraio 2022, vedere la mostra THE WAY WE ARE, curata personalmente da Giorgio Armani, che ripercorre senza nostalgie, quattro decenni di un brand all’avanguardia e trasversale.
Un vero e proprio manifesto da vivere e da percorrere. Un manifesto senza tempo, che scavalca e unisce le decadi. Accade ora, e prende vita attraverso l’esperienza sempre unica di chi visita la mostra.
Ho immaginato Emporio Armani come una linea con cui sperimentare, catturando le nuove tendenze e proponendo una moda democratica – ha dichiarato il designer – un contenitore nel quale ciascuno può trovare qualcosa e farlo proprio, interpretandolo in modo personale. Oggi rappresenta la declinazione trasversale e dinamica del mio concetto di stile e non ha perso lo spirito iniziale di individualità e aggregazione, di ricerca e libertà come quei “valori ai quali ho voluto dare risalto con questa mostra, perché da sempre Emporio è un marchio fortemente ancorato alla contemporaneità, che riflette l’energia e la vitalità delle metropoli, cogliendone il ritmo e proponendo un’esperienza fatta di abiti, accessori e idee”.

Golosa curiositàIl 40° anniversario dal debutto sul mercato di Emporio Armani è stato celebrato anche da Gusto 17 con un’iconica Limited Edition di Stecchi Gelato: un concept di gelati artigianali gourmet, realizzati con ingredienti naturali. Pragonista assoluto della limited edition è il Greige, un colore di sfondo, discreto e sofisticato, che Giorgio ha ottenuto dalla combinazione tra il grigio e il beige. La linea di stecchi artigianali è caratterizzata da un ripieno di gelato al Pistacchio salato di Sicilia ricoperto da una cover di pregiato cioccolato bianco lavorato con polvere di carbone vegetale derivato dal cocco: il risultato è un’elegante copertura bi-color realizzata artigianalmente e solo con ingredienti naturali, disponibile in tre diversi accoppiamenti di nuances greige. Puro, delicato, armoniosamente avvolgente, la cover al cioccolato punta sulle note di miele e di vaniglia e annunciano il sapore vellutato del latte fresco e del pistacchio leggermente salato che seduce occhi e palato.

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