FILMMASTER: DAGLI SPOT BARILLA AI GIOCHI OLIMPICI DI RIO, 40 ANNI DI SUCCESSI

Filmmaster compie 40 anni e lo fa senza aver mai smesso di guardare al futuro. Quattro decadi scandite dalla capacità di anticipare i tempi per la nota azienda italiana, leader nel settore dell’advertising, che nasce nel 1977 dall’intuizione di Sergio Castellani, Stefano Coffa e Giorgio Marino, a pieno titolo entrati nella storia della pubblicità. Col tempo l’azienda ha ampliato i propri orizzonti, diversificando il business nel mondo degli eventi con la creazione di Filmmaster Events, affiancata alla già presente Filmmaster Productions, casa di produzione tra le più importanti d’Europa e oggi sotto l’egida di Lorenzo Cefis. Gli spot indimenticabili della Barilla – Quando c’è Barilla c’è casa – e di Mulino Bianco, oltre allo storico paradiso della Lavazza o allo spot di Flora by Gucci con cui ha vinto uno degli otto Leoni d’Oro che vanta, sono solo alcuni degli esempi della creatività espressa dalla Filmmaster Productions. Anche Filmmaster Events si è da subito distinta a livello internazionale. Nel 2016 si è occupata della realizzazione di ben nove cerimonie, tra cui UEFA, UCL, Euro 2016 e Giochi Olimpici di Rio e già l’anno prima aveva gestito tutti gli eventi legati a Expo 2015, con l’apertura e 3 padiglioni corporate, oltre all’opening berlinese della Champions League. Filmmaster Events è diretta dal Ceo Andrea Varnier, che, nell’occasione del quarantesimo anniversario della casa madre, ci racconta la forza e la metodologia della divisione da lui guidata, attraverso quello che è stato uno degli avvenimenti più amati a livello globale: i Giochi Olimpici di Rio 2016.

Quali punti di forza hanno permesso a Filmmaster Events di diventare uno dei più grandi player nel settore eventi?

Sin dall’ideazione, Filmmaster ha gestito l’intero processo di realizzazione eventi, dalla presentazione e dall’idea creativa alla messa in scena, occupandosi, cosa nient’affatto comune, dell’intera filiera. Proprio questo è uno dei suoi punti di forza. A questo si aggiunge la consapevolezza che, come recita uno dei detti più antichi del mondo, l’unione fa la forza. Tutti i progetti sono corali, realizzati con conoscenze ed esperienze condivise e alle persone che, dal creativo al volontario, rendono la pluralità una chiave di volta.

Come siete arrivati ad organizzare i Giochi Olimpici?

Ai Giochi Olimpici e Paralimpici, Filmmaster si era avvicinata nel 2006, con l’edizione di Torino, che vedeva un lavoro molto complesso e un grande spettacolo, concretizzato confrontandosi egregiamente con un mondo sconosciuto e con le specificità del settore olimpico, grazie anche alla fortuna di lavorare in casa. Dieci anni dopo, nel 2016, ecco arrivare l’edizione di Rio, da affrontare con l’esperienza acquisita nel mentre.

Quali sono i passaggi essenziali per far sì che le cerimonie dei Giochi Olimpici siano un evento di successo? Quali le differenze tra l’una e l’altra edizione?

La differenza sta in un progetto completamente diverso, ideato a distanza di 10 anni dal primo, durato cinque anni e gestito affiancando il Comitato Organizzatore, da cui è scaturita la realizzazione delle quattro cerimonie – due di apertura e due di chiusura – a cui si aggiungono quella di benvenuto agli atleti e l’accensione delle due torce, quella olimpica e quella paralimpica. Le Olimpiadi sono uno show di circa tre ore e mezza, dal vivo, che non prevede alcuna replica. Il problema principale è costituito dal contesto, in quanto sono gestite dai Comitati Organizzatori. Queste associazioni sono composte di stakeholders importanti come la città e il governo, che fissano budget mai negoziabili e aprono un bando per trovare aziende che si occupino dell’aspetto creativo, di quello tecnico o del management. O di tutto il processo, come Filmmaster. Il progetto inizia con due anni e mezzo d’anticipo, dopo l’approvazione del Comitato Olimpico Nazionale con un concept già ben sviluppato, che vede l’affinazione dei costi operativi. Si definiscono, poi, i dettagli e si ricercano le migliaia di volontari necessari, con i casting e la delineazione dei gruppi. Sei mesi prima della cerimonia, inizia finalmente la vera produzione, lavorando sui costumi, sulle scenografie e sugli altri elementi scenici che portano al disegno del palco. Considerato che, la cerimonia di chiusura avviene di domenica, diciassette giorni dopo quella di apertura, non la si può provare in loco, se non in un’area appositamente ricostruita e riproducente lo stadio in scala, visto che quello reale è occupato dalle gare in corso. La chiave del successo è stata l’appoggiarsi a un partner brasiliano, con cui si è condiviso il know-how olimpico e quello di events management, attingendo in cambio a quello basato sulla cultura locale.

Quanto è influenzato un evento, sia nel processo di ideazione che di realizzazione, dalla cultura di un Paese?

Moltissimo. La partnership ha permesso la realizzazione di un evento enorme, reso ostico dalle condizioni logistiche, economiche e sociali non molto facili del Paese. Se nel 2012, infatti, il Brasile attraversava un periodo di floridezza, nel 2016 non era che un’altra nazione in crisi, aspetto che si è riflesso sul lavoro di Filmmaster, costretta a lavorare con un budget inferiore a quanto stabilito. Un Paese può agevolare o meno la produzione, a seconda della velocità della burocrazia. In questo caso la cultura brasiliana è stata d’aiuto per la sua musica, la voglia di ballare e di divertirsi, che ha reso tutto più facile. 12mila atleti, circa 50 capi di governo e decine di migliaia di spettatori. Il pubblico dal vivo, che è minoritario rispetto a quello televisivo, ha comunque un enorme impatto sulla riuscita dello show e a quello brasiliano sembrava fosse stata consegnata la sceneggiatura: l’applauso scoppiava sempre nel momento esatto in cui si sperava scattasse.

In una società sempre più portata a perdere la capacità di meravigliarsi e in cui si rischia di risultare spesso noiosi o poco innovativi, come affronta Filmmaster questa sfida?

È un’analisi realistica, che però non si adatta ai Giochi Olimpici, perché sono un evento storico, atteso sempre con molta emozione. Per gli altri è, invece, essenziale sapersi adattare alla realtà. E in ognuna di esse saper emozionare perché, per quanto la tecnologia avanzi e cambi il nostro mondo, non potrà mai sostituire le componenti più importanti: quella emotiva e quella umana.

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