Giampiero Ingrassia e ‘La piccola bottega degli orrori’

Da 22 al 27 febbraio torna al Teatro Brancaccio di Roma (per poi proseguire la tournée in giro per l’Italia) La piccola bottega degli orrori, dall’omonimo musical di Alan Menken e Howard Ashman, da cui è stato tratto anche un film nel 1986.
Dopo l’interruzione causa pandemia del 2020, rivedremo sul palco Giampiero Ingrassia al fianco di Fabio Canino, per la regia del grande Piero Di Blasio.



Com’è stata questa ripartenza?

Da un lato sicuramente positiva, perché si torna a lavorare, dall’altro c’è l’incertezza della gente, che magari ha paura e non sempre riesce a riempire i teatri per colpa del virus, anche solo il fatto del dover tenere la mascherina è ancora un ostacolo per andare in sala. Insomma, ci sono tuttora un sacco di fattori che impediscono la piena riuscita dello spettacolo.
L’unica sicurezza è che il pubblico ha voglia di divertirsi e che lo show piace molto.

Ci sono delle differenze rispetto all’ultima versione?

Diciamo che ci sono tre personaggi dell’ensemble che sono cambiati, poi fondamentalmente le scenografie sono più grandi perché calchiamo teatri più grandi, quindi sono state aggiunte delle fasce laterali.
Possiamo dire anche che è una versione decisamente più glam rispetto ad anni fa, soprattutto con l’avvento della drag queen. Tre anni fa io mi confrontavo con un pupazzo enorme con un tecnico all’interno, ora la pianta è un essere umano, quindi è tutto più dinamico.



Che cosa ti diverte di più nel fare La piccola bottega degli orrori?

Innanzitutto, devo dire che mi piace molto come spettacolo, e poi ci sono affezionato perché è stato il mio primo musical, l’ho interpretato trentatré anni fa con la regia di Saverio Marconi, ovviamente era un altro allestimento.
E poi mi diverte fare il ruolo di questo nerd, che trent’anni fa era ovviamente più giovane e ora è un po’ più grande, vedere attempato quest’uomo che non ha concluso nulla nella vita e rimane sempre un garzone ti intenerisce ancor di più.

La battuta più divertente invece?

Sicuramente quella dove una ragazza dice «ma perché ti fai trattare così male dal proprietario del negozio?», e lui risponde: «ma in fondo io gli devo tutto, mi ha tirato fuori dall’orfanotrofio quando ancora ero un giovane di trentotto anni», questo fa capire il suo piccolo mondo antico.

Quanto cambia per un attore sul palco vedere il pubblico con la mascherina?

Cambia, cambia, anche se oramai devo ammettere che ci siamo abituati, all’inizio temevo che le risate non si sentissero dal palcoscenico, invece anche se sono leggermente ovattate si sentono ugualmente.
Per fortuna il pubblico ha superato il fastidio di dover stare con la mascherina, accettandolo come tante altre regole pur di poter tornare al rito collettivo del teatro.

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