Consigli di viaggio di un globetrotter

Il mio racconto inizia obbligatoriamente da Marrakech, la città che più di ogni altra rappresenta per me l’essenza stessa del viaggiare. Qui la vita viene fuori nella sua maniera più profonda: un momento ti seduce, quello dopo ti respinge, in un susseguirsi di sensazioni fortissime che ti attraggono e ti disorientano in continuazione.

La Famille è un ristorante vegetariano molto accogliente, che durante i miei giorni di permanenza è stato il mio vero punto di equilibrio: quando mi sentivo sovraccaricato di emozioni, profumi e colori, qui sapevo di poter trovare il mio momento di tranquillità. Ulivi, palme e fiori d’arancio, uno splendore abbagliante nascosto dietro porticine defilate e alte mure: questa è l’essenza di Marrakech. 

Gestito da Stéphanie Giribone, designer francese di gioielli, e dal suo team interamente femminile, La Famille racconta la città marocchina partendo dal palato: pizzette di hummus, formaggi di capra, arance e pere e ricche insalate di farro o quinoa con noci, feta e melograno. Da non perdere.

Un’altra capitale, un’altra città che fonda il suo fascino sui contrasti. Atene è tutto e il contrario di tutto, è storia e modernità, è marmo e asfalto, è bellezza che toglie il fiato e opprimente speculazione edilizia.

La metamorfosi eterna di un paese che si sta rialzando, che guarda al futuro ma che ovviamente non dimenticherà mai il suo passato grandioso: tra cemento e gelsomini, cinema all’aperto e bar dove giocare a scacchi, si cela un’Atene che trasuda storia e voglia di riscatto.

Il cambio della guardia davanti al Parlamento, in Piazza Syntagma, è fra le più curiose e suggestive cerimonie del mondo: l’uniforme e la marcia lasciano davvero a bocca aperta. Ma guai a scherzare con le guardie: questo non è Buckingham Palace!

La Colonna della Vittoria si trova al centro della Großer Stern nel parco del Tiergarten. Siamo nel cuore di Berlino e questo monumento, secondo me, rappresenta esattamente questo. L’anima della città. 

La capitale che più di ogni altra porta su di sé le cicatrici della storia degli ultimi 100 anni, è stata in grado di reinventarsi del tutto, di imparare dal passato per tornare a splendere. 
La Colonna nasce per celebrare la vittoria prussiana nel XIX secolo e oggi è uno dei simboli della città, che, dal 1989 in poi, finalmente libera e unita, ha saputo diventare un faro per tutta Europa. Non è un caso che la Colonna della Vittoria sia anche il punto d’arrivo dell’annuale Christopher Street Parade, manifestazione simbolo della comunità LGBTQIA+.

È la luce che rende magica Lisbona. I colori risplendono di più: il bianco delle case è acciecante, il blu degli azulejos è profondo come quello del mare, che ti abbaglia e ti sorprende alla fine di ogni strada. E poi a dare ancora più fascino c’è la malinconia struggente del fado, il canto antico tradizionale che risuona tra le strade e le vie di questa splendida capitale. 

La mia meta è il Mosteiro dos Jerónimos, vero capolavoro dell’arte manuelina, uno degli edifici storici più belli di tutto il Portogallo. Costruito nel 1500 per celebrare le imprese marinare portoghesi, tra cui quelle di Vasco de Gama verso le Indie, il monumento ci riporta all’epoca in cui il Portogallo era davvero in cima al mondo, una terra di ricchezza, splendore e magia.
Oggi il palazzo è dedicato a San Geronimo, protettore dei marinai.

Questo è, per me, il posto più magico e che più amo di Parigi. L’antica cappella gotica di Sainte-Chapelle, nata come reliquiario nel 1241 per ordine di Luigi IX, oggi nascosta dietro al Palazzo di Giustizia sull’Ile de la Cité. Qui, con un po’ di fortuna fuori dalle orde di turisti, riesco ancora a perdermi tra le vetrate e respirare, davvero, l’atmosfera misteriosa e romantica della città. 

Viste dall’esterno, queste finestre sacre sono tetre, pesanti, gotiche nel senso più drammatico del termine. Ma una volta all’interno della chiesa, dopo aver attraversato la cupa navata e superato la stretta scala a chiocciola, succede qualcosa di unico e inatteso: i colori prendono vita, le finestre riflettono la luce e rivelano uno splendore sorprendente e avvolgente. Un’emozione da provare.

Le meravigliose maioliche della Moschea blu, i mosaici di Aya Sofya e i tesori di Palazzo Topkapi rappresentano davvero la summa di architettura, arte e cultura ottomana: visitarli è praticamente obbligatorio. Ma c’è un posto che mi ha travolto per il suo fascino misterioso e magico: la Basilica Cisterna. Una volta dentro, la meraviglia è palpabile sul volto di chiunque. 

Tesoro di urbanistica e ingegneria bizantina, questa straordinaria cisterna sotterranea consta di 336 colonne in geometrica successione, realizzate per sostenere imponenti soffitti a volta in mattoni, mentre le basi sono immerse nell’acqua scura, increspata solamente dai guizzi di spettrali carpe.

Uno spazio immenso, dal fascino ancestrale e misterioso anche per la presenza di alcuni capitelli scolpiti a testa di medusa che, a cisterna piena, resterebbero sommersi d’acqua e quindi privi di scopo. Un arcano.

Il ritorno è parte integrante del viaggio. E con questa foto torno a casa, torno a Bologna, la dotta, la grassa, la rossa. Città di torri, piazze, chiese e del suo portico di 40 km. E, ovviamente, dei tortellini.

Piazza Maggiore ci apre le porte del centro: questo è il salotto di Bologna, luogo di ritrovo per eccellenza di tutti i bolognesi, della borghesia e dei rivoluzionari, degli anziani e dei giovani, delle famiglie e di chi è a passeggio senza meta. Qui si staglia la Fontana del Nettuno del Giambologna, che rapisce sempre lo sguardo e, a ragione, è oggi uno dei simboli della città. Insieme al complesso scultoreo, imperdibile anche la Basilica di San Petronio, chiesa più importante della città e una delle più grandi al mondo. 

Passando sotto Porta Govese si giunge alla celebre Finestrella delle Moline, che si affaccia su uno dei pochi tratti d’acqua non ricoperti: è “la piccola Venezia”, uno degli angoli più amati.

Instagram Mattia Cappi (@cappi_matti)

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