I luoghi della moda: quando una sfilata diventa spettacolo

Il 12 febbraio del 1951 il Made in Italy sfila per la prima volta dinanzi a un pubblico, nella meravigliosa Villa Torrigiani di Firenze: una fortezza immersa in un giardino inglese, con una torre che mira alla perfezione. A organizzare l’evento è l’imprenditore italiano Giovanni Battista Giorgini, un visionario che rivoluziona totalmente il rapporto tra stilista, stampa e cliente.

Nel corso degli anni, il fashion biz nutre l’esigenza di spettacolarizzare gli eventi, attraverso un effetto speciale d’eccezione: la location da sogno, in un mix di arte e cinema, che trasporta il fruitore in giro per il mondo, invadendo spazi storici o contemporanei, in Italia e all’estero.



Nel 2007, per celebrare il 45° anno di attività che segna anche l’addio alle scene, Valentino Garavani sfila nel complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, dopo aver inaugurato una retrospettiva all’Ara Pacis. Admirari che con la sua certa nobiltà visiva, saluta l’ultimo imperatore della moda italiana.

La Maison Chanel, che con Kaiser Karl Lagerfeld ha messo in scena il meglio delle rappresentazioni legate al fashion show, è la capostipite di una tendenza sempre più in ascesa. Dalla consueta sfilata al Grand Palais, dove un transatlantico arenato diventa lo sfondo per la collezione cruise 2019 della griffe, allo show nei luoghi del cinema italiano, Cinecittà; non manca, inoltre, l’approdo all’Havana il 3 maggio del 2016 con la cruise 2017, con il primo show concesso, dai tempi della rivoluzione del 1959 al Paseo del Prado.



A Parigi il legame con la cultura è indissolubile, a testimonianza che la moda non è snobbata ma, anzi, ne è patrimonio nazionale, Louis Vuitton porta lo spettattore nei maggiori luoghi di culto dell’arte contemporanea, i musei, con i suoi eventi itineranti. Il 28 maggio del 2016 presenta la sua collezione futuristica, firmata da Nicolas Ghesquière, sullo scivolo rosso del Museo d’Arte Contemporanea Niterói di Rio de Janiero; ultima, in ordine di tempo, è la sfilata al Passage Richelieu del Louvre.

Christian Dior, sotto la direzione artistica dell’italiana Maria Grazia Chiuri, ha viaggiato in lungo e largo per il globo. Dopo l’evento tenutosi a Marrakech, nel palazzo cinquecentesco di El Badi e in un deserto illuminato da torce, la griffe fa scalo a Lecce con una Cruise 2021, presentata nella storica cornice di piazza Duomo, tra luminarie e Tarantismo.
Il legame indissolubile con il deserto, ancora, porta Yves Saint Laurent a presentare la sua collezione primavera/estate 2021 tra le dune del Marocco: Antony Vaccarello sfrutta il divieto di sfilare in presenza a causa delle misure di sicurezza adottate per contrastare la pandemia, per realizzare uno short movie destinato a rimanere nel ricordo di tutti.

La moda, così, cerca di disfarsi dall’involucro sacro degli spazi ordinari, interfacciandosi con i luoghi d’interesse pubblico. In Italia, però, diversamente che in Francia, c’è una sorta di resilienza nel valicare i confini della comfort zone aziendale, che porta i protagonisti della moda Made In Italy a scegliere, spesso, head quarter e luoghi della tradizione come cornice per i loro show, fatta eccezione per la maestosa e indimenticabile sfilata del 2019 che Dolce & Gabbana hanno orchestrato nell’incantevole cornice della Valle dei Templi ad Agrigento: un omaggio alla Sicilia della Magna Grecia, i cui abiti come sculture riprendevano i fregi e dell’architettura classica tra tulle impalpabile e foglia d’oro sapientemente elaborati in chiave couture, interpretati da 150 top model regine di ogni generazione, da Marpessa Hennink a Bianca Balti incoronate da copricapi fedelmente riprodotti con i dettagli cari ai fasti dell’antica Grecia.

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