Il cuore di Marco Ferri è in Africa

Marco Ferri, classe ‘88, ex concorrente dell’edizione 2018 “Isola dei Famosi” e figlio dello storico difensore dell’Inter Riccardo Ferri, è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Lingue e Comunicazione IULM (Milano) ed ha ottenuto un Master in International Marketing presso la European School of Economics (Londra). Inizia la carriera di modello all’età di 18 anni, per poi atterrare nelle tv cilene e spagnole nel 2014 con la partecipazione a reality shows. Oggi lega il ruolo di influencer marketing al volontariato, un progetto che gli sta molto a cuore. La sua più grande passione? I viaggi.


Mi dà appuntamento a casa sua e io penso che lo faccia per proteggersi, per giocare in un campo familiare, per “stare al sicuro”. Entro quindi in punta di piedi, perché intervistare è un po’ scoprire, e come lo psicologo “rovista, indaga” con una domanda, così l’intervistatore “scava” per far emergere la persona e lasciar riposare il personaggio.    Mi accoglie con un gran sorriso nella sala con il tavolo del poker, quello dedicato alle serate con gli amici, mi rivelerà più tardi. Una sottile consolle ospita due bicchieri da whisky, un Bombay, un Ramazzotti e altri liquori; alle pareti sono incorniciate copertine vintage di Vogue: raccontano la sua passione per la moda. Sul tavolo davanti al divano ecco “Valentino, at the Emperor’s Table”, il libro firmato dallo stesso couturier, conosciuto al suo compleanno nel 2018.   Iniziamo la nostra chiacchierata per ripercorrere la storia e le passioni di Marco Ferri, figlio del calciatore Riccardo Ferri da cui ha ereditato la passione per lo sport; un volto che si è fatto conoscere al grande pubblico grazie alla partecipazione all’Isola dei famosi 2018. Dopo i successi e i gossip televisivi Marco è oggi impegnato nella sua carriera e crescita nel mondo dei social media come influencer e digital marketing specialist.

La casa di questo moderno arbitro d’eleganza, ricca di dettagli che svelano il piacere delle comodità e guizzi da don Giovanni, mi fa tornare in mente un passaggio che Proust, nella «Recherche», regala al personaggio di Swann: “Diverse volte basta rovesciare le reputazioni create dalla gente per avere il giudizio esatto su una persona”.      Chi è il vero Marco Ferri, dietro l’immagine nota? Sulle pareti grigio scuro che portano alle camere ecco un prima e un dopo: Marco a un anno con pantaloncini a righe bianco e neri e una t-shirt rossa in tono con le sdraio fronte mare, in un sorriso spensierato di quell’età che non conosce ancora dolori, e Marco a 25, cui le righe fanno da sfondo a un corpo tonico e a uno sguardo che le esperienze hanno reso più sicuro. Nella camera da letto, nel loro fiero isolamento su una piccola mensola laccata di nero, una glacette e due boule da vino rosso, intonse e linde, pronte per essere servite davanti al camino che arde a comando. Saranno oggetti d’uso o simulacri rituali?


Viaggi moltissimo. Quale meta ti ha cambiato la vita? Quando si parla di mal d’Africa si parla seriamente, è qualcosa di profondo che si radica in noi e magari rimane lì per poi tornare a galla, com’è successo a me, che ho avuto la fortuna di visitarla già da bambino. Andai in Kenya con i miei genitori, era una vacanza tra Malindi, Watamu e i villaggi locali per esplorare la realtà kenyota, e quando sei giovane sì ti colpisce, ma non hai ancora i mezzi per “muoverti” e fare qualcosa. Quest’anno quella lampadina si è riaccesa, quella voce rimasta dentro di me mi ha sussurrato cosa fare e finalmente il progetto ha preso vita: ho unito il mio lavoro di influencer marketing al volontariato.

Qual è il progetto? Dedicare i miei viaggi di lavoro a realtà difficoltose come quelle africane e dare una mano concreta, acquistando mezzi di prima necessità: alimenti, pannolini per i bambini, indumenti, set per l’igiene personale… La più grande gioia è quella che ti porti a casa, quella che ti regala la luce negli occhi dei bambini che ti ringraziano per una caramella, quei sorrisi che vorresti donar loro tutti i giorni per i giorni a venire; la gratitudine delle madri (gli uomini di giorno sono fuori al lavoro, in genere svolgono lavori artigianali i più fortunati, mentre altri stanno in città a girovagare sui motorini) che si rallegrano per la visita e i piccoli doni. Ricordo i bambini che si divertivano ad acchiappare un drone, e com’erano educati in attesa del loro turno per ricevere qualcosa dalla grande spesa fatta insieme alla mia troupe. Se tutti facessimo quel poco, forse la situazione cambierebbe, questo è il messaggio che sto trasmettendo anche sui social: sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.

La tua paura più grande? Ho paura di non innamorarmi più.

Sento una nota di distacco: una delusione? La società si evolve e oggi le relazioni sono diventate più effimere e superficiali: mi portano a sentirmi un poco vittima del sistema. Chi non ti conosce crede di avere in pugno la verità, solo perché legge i contenuti dei tuoi account social, che per me sono lavoro e traducono una piccolissima parte dei miei pensieri e della mia vita intima.    Ho paura che i pregiudizi, che hanno spesso le persone che incontro, possano limitare gli aspetti più romantici della conoscenza. Prima dei social c’era più naturalezza e ci si dava il tempo di scoprirsi.

Esiste una canzone che racconta il tuo viaggio? Possiedo una playlist in ordine cronologico a cui aggiungo canzoni da cinque anni, dovessimo pescarne una a caso, tra queste, saprei raccontarti la città in cui mi trovavo in quell’istante, cosa vivevo e la sensazione che mi provoca, è come sfogliare un album di ricordi.    Per esempio mi viene in mente ‘Electricity’ di Dua Lipa che mi ha accompagnato in viaggio verso Dubai. E ancora un’altra canzone ha accompagnato nel 2014 il mio percorso in Cile da Nord a Sud, dopo aver partecipato a tre programmi molto forti: Morandè con Compañia, Gran Hermano VIP 5  e la Divina Comida, un programma di cucina per il quale fui premiato.

Quali i profumi che ti caratterizzano? Ne alterno quattro in base agli stati d’animo: Eau de Rhubarbe Ecarlate di Hermes (“lo uso in estate”); Rive Gauche di YSL, daylight; Spicebomb di Viktor&Rolf, legnoso e speziato, il cui package è una bomba a mano; Wood & Spice di Montale, legnoso, ha molto successo con le donne.

E quali sono i profumi che ami sentire su una donna? Non sono un fan dei profumi forti su creature tanto delicate, sarebbe come profanarle. Coltivo la semplicità, gli odori naturali dei capelli appena lavati e quelli della crema spalmata sul viso prima di andare a letto.

Se ti dicessero “hai 30 secondi prima di partire per un lungo viaggio”, cosa porteresti con te? La mia GoPro,  un drone e il filo interdentale.

Foto: Marco Onofri
Stylist: Miriam De Nicolò
Location: Vistaterra, Via Carandini 40 Parella (TO)

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