Il “Lato Emotivo” di Matteo Paolillo – un guaglione tutto cinema, musica e poesia

Foto Davide Musto @davide_musto
Fashion Director Rosamaria Coniglio @rosamaria_coniglio
Assistenti fotografo  Dario Tucci @dariotucciph – Edoardo Russi @edoardorussiph
Grooming Maria Esposito per Simone Belli @maria.esposito.makeup @simonebellimakeup
Location NH Collection Palazzo Cinquecento

Vero talento del nuovo panorama cinematografico italiano, l’abbiamo scoperto grazie alla prima stagione della serie partenopea Mare Fuori in onda su RAI Play, in cui convivono le diverse realtà sociali di un’Italia di nuova generazione, dietro le sbarre di un carcere minorile in cui si finisce per una cattiva condotta, di cui non sempre si è colpevoli. All’interno delle mura di quell’istituto penitenziario, situato sull’isola di Nisida, quel panorama mozzafiato fa da sfondo a un tema sensibile che si dipana tra giochi di ruolo e di potere, specchio freddo e calibrato degli stessi che ritroviamo nel mondo, al di fuori di quella struttura, che per molti diventa un luogo di protezione da una società che ha già scelto per loro un destino infame.
Accompagnata da una colonna sonora che scandisce il tempo e le emozioni dei protagonisti, ‘O mar for, interpretata dallo stesso Paolillo, in arte Icaro, e da Raiz, il frontman della storica band trip-hop napoletana Almamegretta, questa serie – che vedrà la sua seconda stagione il prossimo autunno – racconta le vicende di un gruppo di giovani che si ritrova in un ambiente apparentemente ostile, realizzando che la via d’uscita agli ostacoli di quel luogo, si può trovare solo attingendo a una sensibilità che ognuno di noi ha il dovere di tirare fuori. L’amore, in tutte le sue forme, che riesce a trovar posto anche in seno alle personalità più oscure e diventando anch’esso, a tratti, strumento di potere.

Qualcuno combatte per sfuggire a un destino che lo tiene in ostaggio dalla nascita, qualcun altro ci riesce con le proprie gambe o gettando il cuore oltre la siepe, attraverso le note di un piano o i versi di una poesia. Come Edoardo, il personaggio interpretato da Matteo Paolillo, un attore camaleontico dalla personalità equilibrata ed estremamente riflessiva, che sul tema della violenza e della rivalsa ha scritto a lungo, per musica e anche un’opera teatrale.

Cosa ti ha spinto a diventare un attore?
La mia famiglia ha un negozio di fiori, e mio padre, da sempre, è stato un grande appassionato di cinema, questo mi ha portato a respirare l’amore per le grandi pellicole fin da bambino. Finché, a 13 anni, nel mio quartiere, Brignano, un amico di mio padre decide di organizzare uno spettacolo. Sono stato attratto dall’idea di mettermi alla prova e da allora è stato amore. Ho iniziato con il mio primo laboratorio teatrale, 3 anni a Baronissi poi altri 3 a Salerno, con un’altra compagnia fino ad arrivare alla fine degli anni del liceo, quando devi decidere cosa vuoi essere nella vita. E il teatro doveva essere decisamente la mia strada.
A 18 anni mi sono trasferito a Roma e ho continuato a studiare all’Accademia.

Quindi tu hai una lunga formazione teatrale.
Si. Tra l’altro, Io per anni mi sono dedicato al teatro didattico, sulla base del concetto sviluppato da Enrico Gattinara nel suo libro “Come Dante può salvarti la vita” – Conoscere fa sempre la differenza.
Il valore della cultura nella vita di ognuno di noi può fare davvero la differenza tra vivere o morire, tra fortuna e miseria, tra resistenza e disperazione.
È un percorso che mi rende felice perché può veramente migliorare la vita delle persone, “l’arte, in tutte le sue forme”.
L’educazione è una cosa molto importante, un tema su cui ho riflettuto molto e di cui ho parlato anche al Giffoni Film Festival, che per me significa anche l’educazione all’utilizzo della tecnologia che va assolutamente gestita.

Che lavoro hai fatto per riuscire a interpretare così bene una testa calda come Edoardo?
Per la prima stagione il percorso che ho fatto è il lavoro sull’animale, mi sono ispirato alla tigre che nella serie è l’indole nascosta di Edoardo che poi prende il sopravvento.
Se non avessi conosciuto l’arte e la bellezza cosa sarei stato?” Sono partito da questo, prendendo ispirazione dalle persone conosciute per strada ma anche da quelle sconosciute, che hanno attirato la mia attenzione. E poi il lavoro sulla lingua, fondamentale: Antonio Orefice in questo mi ha aiutato moltissimo.

Cosa hanno in comune Edoardo e Matteo?
Sicuramente l’approccio con la poesia, la sensibilità di sapere scrivere delle rime. Tutto il resto è stato faticoso, specialmente sulla seconda stagione, è stata dura rimanere dentro il personaggio 10 ore al giorno, ma ancora più difficile uscirne. Infatti, una cosa importante nella formazione di un attore è il fatto di riuscire a liberarsi del proprio personaggio, al di là del riuscire ad entrarci.

Vuoi raccontarci una vicenda, o curiosità che può essere divertente per i nostri lettori, che si è verificata durante le riprese di Mare Fuori?
Una scena del 7° episodio in cui ero dentro una stanza insieme agli altri ragazzi della gang. Entra il comandante, facciamo questa scena con Ivan in piano sequenza di circa 2-3 minuti. Tra me e il comandante c’è Antonio Orefice, la faina, che alla fine della scena fa una battuta: “C’amma fa …
Che al di là dell’espressione in sé, è stato il modo in cui l’ha detto che ci ha fatto morir da ridere.
È stato un gioco di sguardi continui tra me e il comandante in cui alla fine non siamo più riusciti a trattenerci. Abbiamo dovuto fare 14 take, pensavamo che non ne saremmo più usciti.
Alla fine, è stato preso l’ultimo take in cui si vede che guardo per terra per non scoppiare a ridere.
È stato divertente ma molto complicato.


È stato fondamentale anche il lavoro che ha fatto Carmine Elia che ci ha aiutato a tirare fuori il massimo e trovarci liberi di esprimersi.
Abbiamo letto insieme i dialoghi e, soprattutto nella seconda serie, abbiamo collaborato per la stesura della sceneggiatura, legando tanto con tutto il cast.
Uno dei primi giorni di set, per esempio, mentre giravo una scena con Ludovica, dopo 3-4 take mi ha detto “non ci stai su questa scena, cambia qualcosa”. Da quel momento in poi ho capito che potevo fidarmi molto di lui, perché rappresentava una vera guida per migliorare la qualità della nostra performance. Questo tipo di rapporto di fiducia ti permette di osare, di andare oltre, con la consapevolezza che la sua guida può consigliarti come fare, se dovessi esagerare o sbagliare strada.
È stato strano ma molto bello ricevere tanta fiducia, nonostante fossimo tutti così giovani.
Anche Milena Cocozza che è una donna piena di energia, molto punk e “veramente tosta”. Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui ha gestito il set.  La sua energia e la sua passione mi hanno coinvolto moltissimo, riuscendo anche a superare le tensioni e far andare il set come deve andare.

Ivan Silvestrini, il maestro dei piani sequenza, ha accettato molte delle nostre proposte e coreografato le scene. Due registi molto diversi con i quali si è creato un legame forte che andato al di là del lavoro, con tutti noi.

Con chi, invece, si è creato un rapporto particolare tra i protagonisti della serie?
Durante la prima stagione ho legato con alcuni ragazzi, invece quest’anno ho approfondito molto di più con Antonio Rescio, il ragazzo che fa Totò. Si è creato un legame molto profondo di cui vado molto fiero perché lui è capace di farti sorridere anche mentre stai piangendo.
Lui non vuole far ridere – lui è così – lui s’incazza per certe cose e magari poi ti chiede ma perché ridi?
Siamo stati in un posto in cui abbiamo scoperto (in seguito) essere stati anche Massimo Troisi e Pino Daniele, davanti al mare. Lì abbiamo scrittouna poesia e parlato dell’arte e della vita.
Poi abbiamo trovarto una loro immagine che mostrava che si trovavano nello stesso posto e ci siamo chiesti: “chissà che cosa si saranno detti“.
Alcuni lo paragonano a Massimo Troisi perché ha quella spostaneità genuina e pura, che fa sorridere anche delle cose tristi, sono grato al cielo per averci fatti incotare perché m’ispira tanto, vorrei creare ancora qualcosa con lui, al di là di Mare Fuori. Ormai anche nella vita facciamo una scena dopo l’altra.

Quali sono i tuoi modelli nel cinema italiano e straniero?
Tendenzialmente vado a periodi. Su mare fuori 2 mi sono ispirato molto Cyllian Murphy che ho rivisto più e più volte. Pablo Escobar di Narcos e poi Luca Marinelli è proprio numero 1.
Adesso sto seguendo due ragazzi: Carpenzano che è avanguardia pura per il suo modo di recitare e il Divin Codino di Andrea Arcangeli, un vero neoclassico.

Sei molto giovane ma hai le idee chiare e un talento molto spiccato anche per la musica, oltre che per la recitazione. Hai in programma di lavorare contemporaneamente su entrambe le strade?
Io sostengo che l’arte ha una sola fonte, poi può avere tante forme.
In questo periodo ho scritto uno spettacolo in 5 atti che mi piacerebbe portare in teatro.
Ho scritto una nuova canzone per Mare Fuori, che non sarà la sigla e sto anche preparando il videoclip e uscirà in concomitanza con la serie.

Se non avessi fatto l’attore cosa saresti stato?
Non lo so, il fatto è che non riesco a pensare a un’altra vita

Che rapporto hai con i social?
Uso IG principalmene per portare il mio messaggio.
Certo adesso mi rendo conto che l’immagine è importante per veicolare il mio pensiero o per la promozione del mio lavoro. Ma dobbiamo molto riflettere sulle modalità in cui vengono utilizzati, non dobbiamo essere schiavi della tecnologia, perché ci ha fatto perdere il lato emotivo.

Carolina Crescentini, la Direttrice del carcere dice: “L’amore è visto come una forma di riscatto, può avere molte forme ma mai quello della violenza”.
Qual è la forma d’amore che hai sentito di più a questo punto della tua vita?
Io ho scritto una canzone sulla violenza sulle donne che uscirà a breve. Sto riflettendo molto su queste tematiche. La cosa più importante su cui bisogna puntare è l’educazione all’amore.
Lo vediamo come qualcosa di complicato, di dannoso, non riusciamo spesso ad accettare i sentimenti.
Io penso che i social e la tecnologia ci stanno conducendo sempre di più verso una direzione di chiusura.
Secondo me le persone violente sono così perchè non riescono ad accettare o addirittura a conoscere l’amore, bisogna educare all’amore.

In una sua canzone ‘O Mar Fa Paura canta: “Ho paura della morte, Dell’amore nient’affatto”
Inutile conoscere la storia se poi non sei educato all’amore. L’arte e la cultura in generale devono guidarci a una migliore percezione dei sentimenti e ad accettarli prima di tutto. Perché nella nostra società c’è la convinzione che i nostri sentimenti influiscano molto sulla nostra produttività, che possano rappresentare una debolezza. Questo spesso ci rende individualisti e a tratti aggressivi e finiamo per perdere la capacità di gestire la rabbia. Ma l’essere umano da solo muore, l’indipendenza alla lunga uccide.

Hai un personaggio ideale che ti piacerebbe interpretare?
Un pilota
Un pugile e qualcosa in costume
Un pazzo
Un ragazzo disabile, infatti feci pure un provino per un ragazzo in sedia rotelle

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