‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ di Leonardo Iuffrida

Cosa ha a che fare la moda con il nudo maschile? E perché proprio oggi dopo anni di tabù e di mortificazione, il corpo virile viene esibito in tutto il suo inverecondo splendore ovunque, a cominciare dalle riviste di moda più patinate e dalle passerelle dei grandi stilisti fino al cinema e alla televisione? Se lo è chiesto lo scrittore Leonardo Iuffrida, giovane saggista ed esperto di moda e fotografia, nel suo libo ‘Il nudo maschile nella fotografia e nella moda’ edito da Odoya.

Nato in Calabria ma ormai bolognese di adozione, l’autore indaga sulle vicissitudini e le imprevedibili evoluzioni dell’identità virile dall’ottocento a oggi, attraverso le immagini di nudo maschile realizzate dai grandi fotografi di moda: da Georg Hoyingen Huene a Horst, da Mapplethorpe a Herb Ritts, da Platt Lynes a Bruce Weber fino a Oliviero Toscani, Terry Richardson, Mariano Vivanco e Mario Testino.

La disamina di Iuffrida procede con acume e spirito critico anche attraverso la lettura delle opere di Wilhelm von Gloeden, autore di immagini di nudi maschili omoerotici un po’ paganeggianti e un po’ wilde, di Herbert List, di Bob Mizer fondatore della rivista physique Pictorial e dell’agenzia ‘athletic model guild’ che lanciò i primi nudi maschili integrali, e di Tom of Finland, artefice delle illustrazioni gay più belle, hot e provocanti della storia del pensiero queer (e non solo).

L’idea dell’autore, che passa in rassegna le grandi stagioni del cambiamento della soggettività del cosiddetto ‘sesso forte’, è che oggi siamo nell’epoca del new man e del post-umano che subentra al postmodernismo, peraltro ancora in voga, e inoltre il nudo maschile avrebbe successo anche grazie all’erotizzazione del corpo maschile dettata dal mondo gay e dalle fantasie più sfrenate delle donne che, una volta emancipate, trattano l’altro sesso alla stregua degli uomini più maschilisti.

Secondo Iuffrida la nudità maschile è temuta dagli uomini perché per loro è sinonimo di vulnerabilità e perché inficierebbe le basi del sistema patriarcale sul quale l’uomo per secoli ha fondato la sua supremazia sulla donna, rinunciando a vestire con gusto decorativo almeno fino alla metà degli anni sessanta del novecento allo scopo di assecondare l’etica plutocratica e capitalistica dell’ottocento, culla del pensiero dominante legato al cosiddetto ‘uomo invisible’ che per sottolineare la sua autorevolezza si copre sempre di più.

Proprio con le teorie estetiche di Winckelmann che propugnavano il bello apollineo ideale e che avrebbero favorito l’ascesa dei regimi totalitari nella prima metà del secolo scorso, secondo Iuffrida avrebbe avuto inizio il filone di pensiero che individuava nel nudo maschile un ideale di armonia e compostezza sublimata da coniugare con il protagonismo dei grandi dittatori del novecento (vedi le foto della Riefenstahl e le statue di epoca littoria che decorano lo stadio dei marmi a Roma).

Oggi grazie ai progressi della cultura e grazie anche all’evoluzione dei costumi, con l’avvento dell’estetica metrosexual (avete presente David Beckham?) il macho duro e puro che ha dominato anche la scena gay underground negli anni settanta e ottanta con l’estremizzazione del clone, cede il passo a una figura maschile più soft che, corteggiata ed educata alla cura di sé dalla moda, dalla cultura fisica e dalla chirurgia estetica, sa accettare fragilità e insicurezze per un uomo pronto ad abbandonare la corazza del puritanesimo e ad affrontare finalmente con serenità il dialogo con l’altro sesso.

Complice l’estetica avanguardista di Giorgio Armani e di Gianni Versace, ma anche lo sviluppo del genderless e della fluidificazione delle barriere fra i sessi che si riallaccia alla visione della moda di Tom Ford e Alessandro Michele per Gucci, in nome di una ritrovata libertà che porta gli uomini a essere sé stessi, affrancandoli dalla sovranità di stereotipi borghesi e atavici tabù. Un libro illuminante e abbastanza esaustivo, corredato da una vasta e ricca bibliografia e frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, documentato sempre con rigore da fonti autorevoli. Ringraziamo l’autore per aver realizzato un libro che mancava assolutamente.

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