L’attore Niccolò Ferrero si racconta tra passioni, esperienze e traguardi

PH: Davide Musto

Niccolò Ferrero è un attore torinese 24enne, trapiantato a Roma per lavoro. Ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia per poi prendere parte a serie, cortometraggi e un film di prossima uscita, E buonanotte, che segnerà il suo debutto da protagonista sul grande schermo.



Puoi raccontarci il tuo percorso? Chi è e cosa fa Niccolò…
«L’amore per i film nasce da due genitori appassionati che mi hanno sempre portato al cinema, così che una volta a casa mi trovavo a rivivere quanto avevo visto, diventando un cowboy, uno 007 ecc. Essendo figlio unico giocavo perlopiù da solo, mettendo su dei veri e propri set con ciò che capitava, penne, bottiglie e così via, idem a scuola quando mi annoiavo, una cosa che in realtà faccio tuttora».



Qual è stato il tuo percorso verso la recitazione?

«Mi ci sono avvicinato a 17 anni, nei tre mesi trascorsi alla Ucla, e tornato in Italia ho realizzato di voler fare questo nella vita, ripromettendomi di entrare al Centro Sperimentale, che consideravo il tempio della recitazione, un obiettivo effettivamente centrato. Avevo però un grande handicap per un attore, la erre moscia, così per tutto il primo anno mi sono dedicato agli esercizi per correggerla, riuscendoci; quello ha rappresentato un cambio importante a livello di consapevolezza».



Hai recitato in tv, corti, film, c’è un genere che preferisci?
«Il mio regista preferito è Salvatores, che in questo senso spazia moltissimo, mi piacerebbe fare altrettanto e mettermi alla prova con tutto. A livello di singolo progetto, invece, sceglierei certamente E buonanotte, che uscirà a breve: è quello cui sono più affezionato, il mio primo film da protagonista».



Ho notato parecchio teatro nel tuo curriculum…

«Ho fatto molto teatro a Torino, fino ai 18 anni, un modo di esprimermi significativo, ho cominciato però soprattutto per seguire i miei compagni di scuola, ritrovandomi sul palco. Tutti gli spettacoli sono stati realizzati da un gruppo torinese guidato da Enzo Pesante, in cui i ragazzi scrivono i testi da mettere in scena. Non ho avuto quindi una formazione teatrale classica, come quella che in seguito mi avrebbe fornito il Centro (dove si passava dagli autori russi dell’800 alle pièce moderne), era un’attività sperimentale, un gioco se vogliamo, ma stimolante».

Sogni di lavorare con qualche regista in particolare? Ci sono generi o ruoli specifici cui vorresti dedicarti?

«Per quanto riguarda i registi Salvatores, sicuramente. In camera ho tre poster: Goodfellas (dunque se vogliamo sognare in grande, un bel gangster movie con Al Pacino), L’odio e, di nuovo, Salvatores con Mediterraneo. Scherzi a parte, sono esempi di generi con cui sarebbe bello confrontarsi, inoltre mi piacerebbe interpretare un road movie».



Vuoi parlarci del tuo primo film?

«E buonanotte è la storia del mio personaggio Luca, un 20enne che ha perso la mamma da piccolo, una perdita che gli ha causato una grande mancanza; lui la associa e traduce in una cronica mancanza di tempo, sostiene di non averne mai abbastanza, di non poter fare nulla, e sogna di eliminare il sonno per non sprecarlo… E ci riesce, arriva addirittura a non essere mai stanco, nonostante tutto continua però a fare esattamente le stesse cose di prima (uscire, giocare alla PlayStation…), finché l’incontro con una ragazza lo porterà a usare il tempo in modo diverso, a donarlo agli altri; vivrà quindi una trasformazione che mi è piaciuto molto rendere, anche in termini di abiti, modo di parlare e via dicendo».



Come valuti il binomio costume e personaggio? Che rapporto hai personalmente con la moda?
«Credo sia fondamentale il rapporto tra abito e personaggio, l’ho capito al Centro quando ho recitato testi di autori ottocenteschi ed erano diversi i capi come il modo di portarli; lo stesso vale per i progetti ambientati negli anni ‘60, vestendo una giacca di quel periodo ho sentito una pesantezza inedita, e questo cambiava anche il modo di camminare, di relazionarsi all’abito. Io poi cerco sempre di assumere la condizione fisica del personaggio, per riuscirci devo passare da ciò che indossa e perciò provo a sperimentare, a confrontarmi in merito con truccatori e costumisti. Sul set di E buonanotte, ad esempio, neppure provavo senza determinati accessori che mi facessero calare nel ruolo (orologio, scarpe bianche ecc). In sostanza, quando studio e poi divento un personaggio mi ci dedico a 360 gradi, abiti compresi.

Il mio stile personale è a metà tra casual e streetwear, di solito indosso jeans skinny e d’estate oso capi più particolari, camicie di lino con collo alla coreana oppure blazer leggeri. Mi piace inoltre scovare delle chicche nei negozi vintage, senza badare troppo al marchio».



Progetti e desideri per il futuro?

«Spero innanzitutto che esca quanto prima E buonanotte, in autunno invece sarò su Rai1 con il serial Blanca. Tra qualche settimana, poi, arriverà su Canale 5 Buongiorno, mamma! in cui interpreto Piggi, personaggio della linea comica; il regista è Giulio Manfredonia, è stato davvero interessante lavorare a un ruolo comico con lui che ha vinto il David con la commedia Si può fare. Per il futuro, spero di continuare così».

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