Le collezioni co-ed della Milano Fashion Week FW 2022 (ri)scoprono l’edonismo

Doveva essere la fashion week dell’anelatissimo restart e così è stato, al netto delle notizie funeste che purtroppo arrivavano – e continuano ad arrivare – dall’Est. La seconda industria del Belpaese (sempre bene ricordarlo, specie a chi la tacciava di insensibilità per la concomitanza delle sfilate con la guerra ucraina) era impaziente di ritornare al fermento degli eventi dal vivo, davanti a un parterre di giornalisti, buyer e volti noti; anche quest’obiettivo, stando alle megastar nelle prime file (la golden couple Rihanna-A$ap Rocky, Sharon Stone, Julianne Moore, Kim Kardashian…), risulta centrato, col presidente di CNMI Carlo Capasa soddisfatto di «una normalità vicina ai livelli pre pandemia».

Com’era prevedibile (e legittimo), il progressivo superamento dell’emergenza covidica porta con sé un desiderio irrefrenabile di scatenarsi, in tutti i luoghi e tutti i laghi, presentandosi habillé, inappuntabilmente vestiti insomma, all’appuntamento con la ritrovata socialità; o almeno, è quanto comunicato da parecchie delle collezioni co-ed di Milano Moda Donna Autunno/Inverno 2022, incluse le cinque qui sotto.

Diesel

L’eccitazione è palpabile nel défilé Diesel, dove si fa riferimento alla sfacciataggine, ad alto gradiente erotico, delle campagne dei bei tempi andati, restituita plasticamente dai pupazzoni stesi in pose languide che troneggiano nella sala.
In quello che è il vero debutto del direttore creativo – dal 2020 – Glenn Martens, tutto sembra evocare lo spirito epicureo, chiassoso, vicino al kitsch del fashion world a cavallo del millennio: i marsupi a tracolla, l’ovale d’archivio con la D curvata e il motto For Successful Living schiaffati ovunque, la pelle abbondantemente scoperta da spacchi da capogiro, crop top, fasce di jeans trasformate in minigonne inguinali…
Poiché il marchio è un’autorità indiscussa del denim, il focus non poteva non essere sulla tela di Genova, manipolata in tutti i modi possibili e immaginabili: opacizzata, abrasa fino a rivelarne gli strati sottostanti, dilavata, tinta in nuance sabbiate o pop, accumulata per ricavarne capispalla titanici o ensemble sconquassati, con lacerti penzolanti di stoffa e screpolature a mo’ di manifesto divelto.
Martens non si risparmia alcune delle (ponderatissime) “stranezze” che da Y/Project gli sono valse la fama di sperimentatore ineffabile, centellinando asimmetrie, incastri di forme e dettagli trompe-l’oeil, miscelando con fare da alchimista ingredienti a dir poco eterogenei.  


Ph. courtesy Diesel, ph. 5 by Nicky Zeng


MM6 Maison Margiela

Sfila in un capannone industriale, tra scaffali stipati di merce, la linea contemporary di Maison Margiela, che ritrova il piacere dell‘abbigliarsi come si conviene, prediligendo capi ben fatti, rispettosi dei formalismi sartoriali, senza rinunciare però a un quid ironico, ubi consistam della griffe.
Le mise strutturate, con cappottoni doppiopetto rigorosi, giacche in cuoio dal flavour vissuto e completi dalle spalle segnate, che si restringono sul punto vita e prevedono l’abbinamento con pantaloni cascanti o, viceversa, a sigaretta, trovano infatti un contraltare nelle minuscole borchie e pietruzze sparse sulle texture, nei cinque tasche squamati, nei foulard animalier sbucanti dai colli delle camicie, nelle braccia strizzate in guanti da opera, anch’essi pitonati, nella lucentezza di pellami spazzolati e pants che paiono avvolti nello scotch; a mitigare una certa severità di fondo è la tavolozza cromatica, la leziosità dei rosa cipriati e pesca che interrompe una sinfonia di nero, marrone, panna e verde bottiglia, contribuendo ad equilibrare il lato tailoring e quello più edgy della collezione


Ph. by Filippo Fior


ATXV

È l’erotismo, suadente, mai sfrontato, l’asse portante di un guardaroba nel quale i confini tra maschile e femminile sono assai labili, cosicché uomini e donne possano scambiarsene i componenti in totale libertà. Con la prova A/I 2022 Antonio Tarantini di ATXV seguita a cesellare il suo linguaggio estetico genderless, seducente ma senza eccessi, che l’anno scorso gli è valso la vittoria di Who is on Netx?.
Stavolta conduce gli invitati nella stazione della metro Repubblica, dove le pareti color gesso danno ulteriore risalto ad outfit lascivi e insieme fragili. Il lavoro sulla figura è scrupoloso, tra drappeggi, tagli sbiecati, contorsioni della materia, sovrapposizioni, lunghezze differenti in dialogo tra esse; i tessuti (aerei, come duchesse e jersey ultralight) si inerpicano sul corpo, incrociati su collo o spalle, pieghettati sulle braccia, avviluppati al torace, rimboccati sopra l’addome, nudo oppure cinto da boxer che sporgono dai pantaloni a vita bassa, dalla vestibilità decontratta.
I dress svelti contrastano le tuniche oblunghe, i cut-out le superfici compatte, i tocchi di rosa, azzurro e rosso i bianchi e neri prevalenti, le bluse drapée i top fluidi. A sottolineare la naturale connessione tra gli esseri viventi sono poi i gioielli, attraverso pietre evocative delle energie primordiali, sigillo finale su capi che incoraggiano chiunque a sentirsi meravigliosamente libero.


Ph. courtesy ATXV


Palm Angels

Nelle note della collezione Palm Angels, Francesco Ragazzi afferma di voler promuovere «l’unità nella frammentazione, l’identità nella molteplicità», coerentemente alla sua concezione della label come «un punto di vista, una prospettiva sull’atto del vestirsi»; parole che aiutano a inquadrare la caterva di mise grafiche, esagerate, discordanti spedite in pedana.
L’input glielo fornisce Los Angeles, precisamente la cool attitude dei giovani della City of Angels, impegnati magari in acrobazie sullo skate, a oziare sulla spiaggia di Venice Beach, ad assistere a un concerto indie o chissà cos’altro; vaste programme, verrebbe da commentare, pensando alle innumerevoli sfaccettature della contea americana più popolosa, e infatti nelle 55 uscite dello show troviamo tutto e il suo contrario.
Ci sono gli archetipi del grunge (maculato, pullover malmessi, beanie in lana, occhiali dalla grossa montatura bianca, status symbol eternato da Kurt Cobain) e i lucori di strass, paillettes e lamé, gli accostamenti sperticati (il montone sui bermuda, il peacoat a quadri sulla tuta viola) e stemmi e iniziali prese in prestito dal preppy, il tweed e le scritte aerografate, con i registri stilistici che si fondono – e confondono.
Al netto dello styling (fin troppo) audace, chi apprezzi lo stile urban può scovare facilmente articoli di proprio gradimento, comprese le calzature co-firmate da Vans e Moon Boot.



Bottega Veneta

Per la maison vicentina edonismo significa lusso duro e puro, correlato alla magnificenza dei pellami “coccolati” nei propri laboratori. Un lusso, quindi, da toccare e sentire prima ancora che vedere nel mare magnum dei social o addosso alla celebrità X, esperendolo in maniera intima e, proprio per questo, autentica.
Ad avvalorare quanto detto è la prima collezione di Matthieu Blazy, chiamato a raccogliere il testimone di Daniel Lee, fautore della portentosa rinascita di Bottega Veneta, da gigante dormiente del luxury ad aspirazione suprema di ogni fashion victim che si rispetti in appena un triennio.
Compito niente affatto facile, dunque, che lo stilista comincia ad assolvere equilibrando il passato col presente, un retaggio sublimemente artigianale con i graffi del predecessore, «lo stile sulla moda, nella sua atemporalità» (sono parole sue) con l’estrosità. L’operazione riesce, il virtuosismo della manifattura, tale da “illudere” lo spettatore circa la natura dei materiali (come le tele della consistenza del cotone che, in realtà, sono in nappa o suède), nobilita la semplicità solo apparente delle costruzioni, le linee sono qua secche e nervose, là carezzevoli, lusinghiere per la silhouette, le arcuature sul retro di alcuni abiti (omaggio ai profili aerodinamici della scultura Forme uniche della continuità nello spazio, di Boccioni) non escludono la sveltezza di indispensabili del menswear (e womenswear) quali t-shirt, camicie, maglioni, paletot.
A fronte di cotanto lavorio sul prêt-à-porter, bisogna concedere qualcosa ai cacciatori del Santo Graal modaiolo, sempre all’opera e disposti, nel caso, ad estenuanti liste d’attesa pur di assicurarselo; li accontenterà la valanga di nuove, accattivanti interpretazioni dell’intrecciato BV, dai secchielli ai cuissardes (unisex), dalle shopper alle borse a mano in fettucce quadrate, che compongono trame di pieni e vuoti. I fan degli accessori catchy di Lee possono dormire sonni tranquilli.


Ph. Imaxtree


In apertura, ph. courtesy Palm Angels

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