“Le mani della madre”, il libro di Massimo Recalcati

Freud ci dice che la madre è il primo soccorritore, colei che risponde dopo il “trauma della venuta al mondo”, colei che dona la vita, il primo volto con cui si entra in colloquio e che permette di rifletterci come in uno specchio.
Una grande responsabilità quella della madre che comunica attraverso i suoi stati d’animo, i suoi sentimenti, la gioia o il dolore, la felicità o la tristezza agli occhi del bambino, lo stesso che si veste dello sguardo dell’altro e che assorbirà quelle emozioni come indicazione del significato della vita

Il tema del materno è ampio e complesso ma ciascuno di noi, figlio anzitutto, può rivedersi in questo libro di Massimo Recalcati che ha racchiuso venticinque anni di racconti di madri in psicanalisi. Un volume che fa un viaggio nella memoria limbica di tutte le madri del mondo, da Maria alle madri bibliche del “dilemma di Re Salomone”; una finestra sui desideri, sui fantasmi e sull’ eredità del materno

Le mani della madre”, ci accompagna alla scoperta dei due tipi di madri, quella “coccodrillo”, che fagocita la donna per dar spazio alla madre, quindi la “madre del sacrificio”, e quella “egoica” che sente il figlio come un ostacolo alla femminilità, all’espressione di se’ come donna. 

Ci riassume Recalcati che per una madre il compito più difficile è quello di continuare ad esistere come donna; colei che sceglie di far morire la donna entra in una relazione incestuosa col bambino, feticistica, dove uno si assorbe nell’altro, uno divora l’altro, in una sorta di cannibalismo reciproco, di diade mortifera. 

Alla nascita del figlio la libido della donna si sposta sul bambino, i due si godono a vicenda, ma il tempo della libido è destinato a finire e quando questo non succede subentra il disequilibrio del rapporto, compreso quello coniugale che entra in crisi.
Una buona madre, osserva Recalcati, non è mai solo madre, l’idillio materno si placa e cede spazio alla donna che comunica al figlio “C’è altro desiderio oltre te”; è in questo caso che la donna diviene salvezza della madre. 

La buona madre, come ci spiega Recalcati in queste pagine, accoglie senza diritto di proprietà, non si immola ai propri figli ma accetta di perderli, di staccarli dal cordone ombelicale, accetta di separarsene, di lasciarli andare, accetta che siano altro all’infuori di lei.
Quando questa separazione non avviene, entriamo in un caso di onnipotenza materna, quella che viene ben descritta nelle pagine bibliche “Primo libro dei Re” al “Dilemma di Re Salomone”. Il Re si trova di fronte a due madri che rivendicano la proprietà del figlio, sono due prostitute che vivono nella stessa casa, non hanno marito e hanno partorito entrambe. Uno di questi neonati muore soffocato dal peso della madre che dormiva, e che scambia il suo morto con quello vivo dell’altra. Nella contesa del figlio vivo, Re Salomone chiede una spada e decide di tagliarlo a metà cedendone a ciascuna una parte; a quel punto la vera madre ferma il Re e accetta di consegnarlo alla menzognera purchè rimanga in vita.
Il significato di questo importante passaggio ci dice che queste due donne non sono due differenti madri, ma una sola, e che in ogni madre vivono entrambe. La prima, spinta all’appropriazione, soffoca il figlio, e dove c’è soffocamento c’è maternità patologica; la seconda dona la libertà, fa esperienza del decentramento di sé e la saggezza biblica ci dice che per rendere vivo il figlio, bisogna perderlo

Un altro grande esempio del materno lo abbiamo attraverso Maria ed Eva; la prima una madre pura, vergine incorrotta dalla sessualità, la seconda una donna strega che rifiuta la sudditanza e la sottomissione.

Maria fa esperienza in carne e ossa della gravidanza, ma in Maria il figlio non è suo in modo radicale perchè è il figlio di Dio. E’ quindi un’ esperienza della maternità come immanenza assoluta della vita nella vita, un’estasi della gravidanza, una trascendenza assoluta. Maria non è proprietaria del figlio e ci insegna la lezione della buona madre, e cioè che ogni madre porta con sé il figlio di Dio, che radicalmente non è suo e che in definitiva è obbligata a lasciar andare.

Massimo Recalcati, autore de “Le mani della madre”

Nel volto delle nostre madri abbiamo letto il volto del mondo, sia esso amore o odio, sentimenti che ci hanno reso amabili o indegni, fieri o sottomessi; siamo diventati preziosi attraverso lo sguardo di chi ci ama, o insicuri attraverso l’assenza di abbraccio e desiderio, come succede nei rapporti di coppia, una reiterazione dell’affermazione di sé, cerchiamo nell’altro la ragione del mondo. 

Impariamo che sufficientemente sereno sarà il volto della madre, maggiore sarà l’apertura al mondo, perchè la figura della madre non si risolve nella genitrice, ma in colei che dona la vita e al contempo la propria assenza, il dono più grande della maternità. 



Le mani della madre
Desiderio, fantasmi ed eredità del materno
di Massimo Recalcati
Edito di Feltrinelli

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