Mattia Ferrari, il giovane eclettico art director

Amante della moda a 360 gradi, Mattia Ferrari è un Art director di fama internazionale, spesso immortalato con celebrità e star conosciute in tutto il mondo. Milanese di adozione, è determinato sin da subito a ritagliarsi un suo spazio nella giungla della moda ha fondato, all’età di 25 anni, una sua agenzia, Arnold Creative Communication, specializzata nei servizi di advertising, media communication e social media, riuscendo in diverse collaborazioni con importanti brand di lusso, quali Dior, Versace, Casadei e Bulgari. Lo abbiamo incontrato per scoprire tutti i retroscena.



Com’è nata la tua passione per la moda e che cosa significa “moda” per te oggi?

Più che passione, è un istinto che nasce dentro di me da quando ho iniziato a camminare! In realtà poi, con il passare degli anni, ho capito che non è “la moda” quello che mi appassiona, ma “il bello”: già in tenera età avevo una forte propensione per l’estetica; a cinque anni facevo i look a mia madre abbinando i capi e colori secondo quelli che erano i miei parametri di equilibrio estetico. Oggi la moda è uno strumento attraverso il quale esprimo la mia creatività. La moda vera è un po’ incomprensibile per me, di conseguenza la decodifico come meglio mi piace a seconda delle esigenze del brand.



Com’è stata segnata la moda dalla pandemia?

In questo periodo così negativo mi piace vedere il lato positivo e quindi un beneficio, seppur nella tragedia, dal quale questa industria ha potuto goderne: in realtà la pandemia ha aiutato a portare alla luce molti sprechi di questo settore, come brand che facevano 8 sfilate l’anno e negozi che mandavano in trasferta 10 buyer alla volta!

Hai fondato una tua agenzia creativa di comunicazione. Com’è nato il progetto? Ci dici qualcosa in particolare che la caratterizza?

L’agenzia nasce nel 2016. Arrivando da un’esperienza estera negli Stati Uniti, avevo il fuoco nel sangue: volevo fare mille cose, ma tutte nella sfera della moda! Ho iniziato, in maniera autodidatta a fare delle presentazioni a modo mio (oggi le guardo e rido)! Le mandai alle varie figure manageriali conosciute in giro per il mondo, fino quando Bulgari ha creduto in me affidandomi un grosso progetto orizzontale, che includeva le varie categorie merceologiche della maison.



Ricordo come fosse ieri il mio primo shooting: call time alle 7.30, il set si riempie di professionisti, io decisamente spaesato. Ad un certo punto arriva la modella, con il suo agente che esclama “chi è l’art director ?” Io continuo a fare il mio senza dare ascolto, mentre la make up artist viene da me e mi sussurra “chiedono di te”.  Da quel momento ho capito che titolo aveva il mio ruolo in quello shooting: ruolo che oggi è diventato la mia professione!

Oggi, cosa significa essere un Art Director? Che requisiti servono per farlo?

Oggi fare l’art director ti permette di essere molto eclettico, non è richiesta una preparazione verticale su un settore a scelta. L’art director io lo vedo come il responsabile dell’estetica di qualsiasi situazione: si deve assicurare che tutto sia visibilmente soddisfacente!



Dove ti vedi tra 10 anni?

Se me l’avessi chiesto 10 anni fa, forse, avrei disegnato più o meno il quadro che sto dipingendo oggi: quindi tra 10 anni mi vedo con alcune delle idee che ho ora, semplicemente realizzate! Mi piace visualizzare il futuro e poi renderlo realtà!

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