MEET MR. GLENN MARTENS

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Un approccio sistematico senza sistema è quello che sembra essere il successo di Y/Project. Parte di ciò che può essere chiamato il Rinascimento parigino, dove brillano nomi come Vetements e Jaquemus, questo brand belga sta scuotendo veramente il modo in cui ci approcciamo allo streetwear e al tempo stesso alla couture: una mescolanza post-moderna di età romantiche, forme oversize, elementi chiave dell’iconico streetwear degli anni ’90. Glenn Martens, la mente del brand, nonché nominato per l’LVMH Prize, ha assunto il ruolo di Creative Cirector di Y / Project nel 2013, dopo che il suo cofondatore, Yohan Serfaty, è scomparso. Da allora il marchio è cresciuto anno dopo anno, grazie al suo design all’avanguardia cocepito  per chi non teme di esprimersi. Questa stagione autunnale la collezione pompava i volumi con un approccio più maximal alla silhouette, mettendo insieme un gioco magistrale sulla dualità, riferimenti storici che si specchiavano con il look delle icone di hip hop di oggi. Senza dimenticare un vivido immaginario artistico che Glenn ritiene essenziale per la sua creatività e il suo modo di rivoluzionare la moda contemporanea.

Chi è l’uomo per il quale disengi? 

Sicuramente per un uomo eclettico e senza età. Nella nostra linea di abbigliamento ci sono vibrazioni streetwear ma anche elementi classici, strutture e forme concettuali e anche una sorta di trasformabilità. Puoi invertire le giacche, chiudere o aprire i pantaloni in modi diversi, questo ti permette di cambiare il modo in cui ti vesti secondo il tuo stato d’animo. Siamo tutti fatti di personalità diverse in uno stesso tempo, con i nostri vestiti ti puoi divertire e dichiarare la tua individualità.


Come descriveresti il ​​tuo approccio alla moda?  Non esiste alcuna regola specifica, può accadere osservando le persone nelle strade che ci circondano, prendo spundo da qualsiasi riferimento indipendentemente dall’era o dalla sottocultura. Questo divertente mix è l’unico fil rouge, con il mio team facciamo quello che vogliamo, in maniera libera, cercando di trovare un equilibrio e un risultato convincente. Confesso inoltre che mi piace guardare come i vestiti influenzano il nostro atteggiamento quando li indossi, questo rivela molto delle persone.

Se dovessi scegliere i tuoi trademark quali sarebbero? 

Mi piace guardare le cose in diverse prospettive, mi piace avere un approccio minimal ma con un tocco sartoriale.  Da Y/Project si flirta con proporzioni, atmosfera urbana, riferimenti storici e si gioca con forme allungate.

Cosa rende Y/Project un marchio di successo? 

Penso di lavorare in maniera onesta, proponendo una collezione molto genuina e per questo straordinaria. Non guardo mai quello che fanno le altre maison. La bellezza delle cose nella moda può succedere senza una vera e propria ragione, non seguo percorsi specifici a parte trasformare quello che “annuso” in qualcosa che amo, mi piace anche essere connesso al nostro pubblico e capire quello che pensa.

Il tuo denim davvero si distingue, lo consideri un elemento fondamentale della collezione?  Certamente cerchiamo di utilizzarlo sempre ed è uno degli elementi che più arricchisce la collezione, che aggiunge valore e suggerisce un diverso uso di proporzioni, può anche essere considerato couture, secondo me. Ad ogni modo non mi piace concentrarmi su un solo segmento della collezione, c’è sempre un approccio sperimentale su tutto, con altri grandi protagonisti come la seta e la maglia.

Come traduci le tue passioni nel tuo design?Prima di studiare presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa ho conseguito la laurea in design d’interni ed è per questo che l’architettura è parte mio background e una delle mie passioni. Sono inoltre nato a Bruges, una città nota per lo stile gotico dei suoi edifici e sono proprio i ricordi d’infanzia ad aver i in qualche modo formato la mia estetica, fatta di austerità, eleganza, costruzione ed opulenza. Oltre alla mia città natale, penso a Venezia, la città più bella del mondo, un epicentro nevralgico per le arti. Sono stato all’apertura della Biennale a giugno, è un appuntamento che non perdo mai per sviluppare idee, essendo l’arte un’altra delle mie passioni. Detto questo le idee possono anche venire dal clubbing a Berlino o facendo trekking nella natura. Recentemente ho anche apprezzato molto un viaggio in Scozia perché credo che il contatto diretto con la natura sia essenziale per me, mi tiene con i piedi per terra e mi libera la mente. Qual è stato il concept  dell’ultima collezione? 

Tutto è sofisticato, versatile, con una buona dose di anni 90 e un’atmosfera nostalgica. Quegli anni giovanili sono il periodo migliore da ricordare e da dove attingere per creare. La ricetta della collezione comprende anche un riferimento alla California, alla royalty europea del passato, tutti personaggi enigmatici e intriganti che incontrano con fantasia i re del rap di quegli anni d’oro, con pellicce finte, bomber, pantaloni e shorts in jersey. Ci sono maglioni con larghe spalle ed allungate, jeans ricamati con catene d’oro. Oppure un trench chiuso da una costellazione di fibbie, pantaloni con fili di ferro che si modellano sulla silhouette. Maglie da calcio, t-shirt e sciarpe da tifosi con l’immagine di Henry VIII e Anna Bolena, Napoleone e Giuseppina, Luigi XVI e Marie Antoinietta, multi-cinture e un charm-scultura a forma di una mano utilizzata come ornamento. Un omaggio ad Anversa, la mia alma-mater.

 Quale ruolo giocano i social in questo settore?  Oggi è più che mai una realtà e dobbiamo abbracciarla completamente. Le strategie social possono fare la fortuna di un brand in termini di comunicazione e vendite. Mi piace anche l’idea di poter usare Instagram come strumento di ricerca creativa e che seguendo persone che non conosco, ma che hanno qualcosa di interessante da dire, posso venire a conoscenza di culture a me non note e posso essere seguito a mia volta, creando una rete di networking che non ha confini fisici. Y / Project ha un seguito da record. Puoi spiegarci perché?  Posso dire che mi sento molto fortunato del fatto che molte persone ci stanno seguendo. Siamo un piccolo nuovo marchio, ho creato il brand nel 2013 e da allora siamo cresciuti, ma non troppo. Cerco di rimanere concentrato, intuitivo e di non fare per il momento una collezione più ampia cercando di alimentare il mio seguito con un approccio emotivo. È una collezione gender fluid, anche se come brand abbiamo iniziato a fare la donna tre anni fa, le ragazze amano ancora indossare con ironia le collezioni uomo. Il brand è spesso descritto come: concettuale, couture, sexy e cool. Se potessi scegliere una definizione per Y/Project, quale sarebbe? Unisce universi differenti, sfidando e celebrando la diversità, è un melting pot di elementi contrastanti che in qualche modo creano armonia. Ed proprio questo ciò che mi piace.

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