Niko Giovanni Coniglio racconta il suo rapporto con la fotografia, “bugiarda inconsapevole”

Toscano, classe ’87, musicista mancato, Niko Giovanni Coniglio è uno dei fotografi più promettenti e apprezzati del panorama contemporaneo. I suoi ritratti, dal forte impatto emotivo, raggiungono il climax nel progetto Daniela, portrait of my mother che vede protagonista la madre del fotografo stesso, una donna che ha vissuto una vita fatta di decisioni e scelte complesse, che si è vista costretta a dare Coniglio in affido da bambino, per poi ritrovarlo in età adulta. Anche attraverso la fotografia, madre e figlio hanno avuto modo di riprendere il proprio legame e approfondirlo.


Self-portrait, 2021


Come e quando la fotografia è entrata nella tua vita? 

Ho iniziato a fotografare nel 2009. Stavo frequentando il mio ultimo anno di Scienze della Comunicazione, alcuni amici del mio gruppo avevano una reflex digitale. Divenni curioso, iniziai a fare domande su come funzionasse, più acquisivo conoscenze sul mezzo fotografico e più desideravo averne uno mio per sperimentare. Così comprai la mia prima reflex digitale e iniziai a scattare.
Dopo la laurea avrei dovuto scegliere un corso di specializzazione. A quel tempo avrei voluto intraprendere la carriera di musicista e volevo spostarmi su Milano per frequentare una scuola. Così decisi di iscrivermi al corso di specializzazione in fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, in modo da poter concludere il mio percorso di studi universitario e contemporaneamente dedicarmi alla musica.


Immagine dalla serie Foto musicisti 2013>2019

Immagine dalla serie Foto musicisti 2013>2019


Il ritratto rappresenta gran parte della tua produzione fotografica. Come ti rapporti ai tuoi soggetti? Cosa ti colpisce maggiormente di un volto?

Premetto che quando scatto una foto ho bisogno di un’idea che mi guidi. Non mi sono mai dedicato troppo al reportage o alla street photography, preferisco un tipo di fotografia più riflessivo. Mi piace pensare l’immagine, trovare un modo visivamente efficace per trasmettere un concetto.
Quando ho un’idea ne parlo con la persona che fotograferò, cerco di farle capire cosa voglio ottenere in modo che una volta sul set sappia già cosa deve fare. Non amo parlare troppo mentre scatto foto, le mie indicazioni sono ridotte al minimo indispensabile. La maggior parte del lavoro deve essere fatta prima dello scatto e, se hai lavorato bene, il risultato lo conferma.
Non ci sono aspetti particolari che mi colpiscono in un volto. Per essere chiaro, non sono uno di quei fotografi convinti che la fotografia possa cogliere l’essenza di una persona né tantomeno mostrarne l’anima. È una visione romantica che non mi si addice.
La fotografia è un mezzo meccanico che di per sé è incapace di registrare qualsiasi tipo di informazione che non sia la luce. Siamo noi che dobbiamo riempirla di contenuto. È qui che entra in gioco la visione individuale del fotografo. Le persone possono essere rappresentate come buone o cattive, inquietanti, pericolose, gioiose o euforiche a prescindere dal loro reale carattere o dalla loro reale “essenza”.
La fotografia è una bugiarda inconsapevole. Dal momento che viene registrata un’immagine, quella è già finzione, è già un’interpretazione della realtà.
Quindi dal mio punto di vista risulta veramente impossibile rappresentare la vera essenza o cogliere l’anima di una persona. Sono concetti così mutevoli e sfuggenti che nemmeno la persona stessa riesce a conoscersi veramente e profondamente nell’arco di una vita.


This is not a parking

This is not a parking


Daniela, portrait of my mother è il progetto fotografico pluripremiato che ti ha reso famoso nel mondo. Come è nato e qual è il significato di questo lavoro?

In questo progetto confluiscono tutte le mie esperienze di vita, il mio passato, quello della mia famiglia, ma anche storie di fantasia. Ho cercato di tradurre in immagine il mondo che avevo in testa.
Ho iniziato a fotografare mia madre per imparare ad usare la macchina fotografica. Ho continuato a fotografarla per passare del tempo con lei. Sto continuando a fotografarla per poter testimoniare e raccontare la nostra storia. Il nostro rapporto passa attraverso la fotografia e in un certo senso mi aiuta a conoscerla.
Non intendo dire che la fotografia riesca a colmare le lacune comunicative che ci sono fra noi. Passando più tempo con mia madre, mi rendo conto che il nostro rapporto si sta caricando delle difficoltà e delle contraddizioni della vita. Intendo dire che la fotografia è uno dei pochi punti di contatto e discussione fra me e lei, che negli ultimi anni è diventato il principale.
Il progetto si chiama Daniela, portrait of my mother, ma non è solo il ritratto di mia madre. In questo lavoro parlo di eventi o fatti che riguardano la sua storia, ma anche me e le esperienze legate alla mia famiglia. Altre volte cerco semplicemente di mettere in scena situazioni che, nel momento in cui le fotografo, diventano reali, diventano un ricordo e un’esperienza esse stesse. Per questo dico che è un progetto fluido, perché in esso confluiscono vari aspetti.
“Certo, si sono create discrepanze dolorose anche nella mia anima e sono vissuta fuori dalla realtà per chissà quanto tempo”: questa è una delle frasi che mia madre ha scritto nel suo diario, che offre un importante punto di riferimento per questo lavoro.


Daniela, portrait of my mother

Daniela, portrait of my mother


La fotografia secondo te è più una questione di tecnica o di sentimento?

Se devo essere sincero, nessuna delle due. Direi che si tratta più di una questione di pensiero. Ovviamente la tecnica è fondamentale. E ovviamente lo è anche il sentimento, la passione, l’impegno e l’amore che uno mette nel fare ciò che ama fare.
Ma direi che la fotografia, la buona fotografia, sia più una questione di pensiero, di avere una visione propria e ben delineata, di avere un’opinione.


Daniela, portrait of my mother

Daniela, portrait of my mother

Hai fotografato moltissimi artisti del panorama musicale e uno dei tuoi sogni era proprio quello di diventare un musicista… Che rapporto hai oggi con la musica?

So cosa significa studiare uno strumento, so cosa significa provare insieme ad altri musicisti, so cosa significa fare il musicista come professione. Quindi quando mi trovo a fotografare artisti che hanno a che fare con la musica, posso capire meglio come muovermi.
Per quanto riguarda il mio rapporto con la musica, è di odio e amore, come tutte le cose a cui dedichi gran parte del tuo tempo e delle tue energie credo.
Ascolto di tutto, dal jazz alla trap. Dipende come mi sento. Ascolto musica tutti i giorni. Ma se si tratta di suonare lo strumento, le cose cambiano. Non riesco più a godermi appieno il fatto di suonare.


Daniela, portrait of my mother

Untitled

Cosa significa essere un fotografo in Italia nel 2022? Il tuo è un settore in cui è possibile fare carriera?

È possibile fare carriera in qualsiasi settore se per fare carriera si intende vivere dignitosamente con ciò che uno ama fare. Se una persona è motivata e ha la giusta preparazione può avere grandi soddisfazioni a prescindere dal settore specifico.
Direi che ora come ora, un giovane che si affaccia al mondo del lavoro non si trova in una situazione semplice a prescindere da cosa decida di fare.
Vedo contratti di apprendistato senza prospettiva di assunzione, tirocini non pagati, contratti a tempo determinato dalla durata imbarazzante. “Aiutiamo i giovani” è lo slogan preferito dai politici a quanto pare, ma è semplicemente uno slogan.
Basterebbe una sola cosa per risolvere i problemi nel mondo: il rispetto, il rispetto in tutte le sue forme. Il rispetto per il lavoro, per l’ambiente, per la persona, per le diversità, il rispetto per la vita umana.


Untitled

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Per tutte le foto, credits Niko Giovanni Coniglio

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